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Nascita della sociolinguistica

Abbiamo visto finora come lo studio del comportamento verbale sia stato precisato ed arricchito di elementi da queste scienze vicine alla linguistica, le quali situano un’ emissione verbale all’ interno di un complesso sistema di rapporti.

Ma recentemente, soprattutto nel corso dell’ ultimo decennio, anche la linguistica vera e propria si è enormemente modificata, utilizzando le generali categorie semiotiche di emittente , destinatario , canale , messaggio e codice . E, dovendo considerare tali fattori che entrano nella produzione del messaggio linguistico, occorre tener conto del contesto , comprendente le presupposizioni, le conoscenze, le intenzioni e i ruoli dei locatori, nonché molti altri fattori, tutti di tipo sociale .

Precedentemente si è visto come la linguistica strutturale e quella generativo-trasformazionale si sono proposte di studiare la lingua indipendentemente da ogni fatto sociale, da ogni rapporto con i parlanti e con l’ ambiente in cui essi agiscono.

Considerare ed analizzare il sistema astratto della lingua ( la “langue” di Saussure, la “competenza linguistica” di Chomsky ) è servito moltissimo a fare della linguistica una scienza estremamente avanzata e rigorosa nei propri metodi di studio, ma ha anche sviluppato un completo isolamento dalla sociologia e dalle altre discipline sociali.

Ha scritto Joshua Fishman : “ La linguistica si è tradizionalmente interessata al comportamento del tutto regolare e pienamente prevedibile : p di pin è sempre pronunciata aspirata dal parlante nativo inglese, mentre la p di spin non lo è mai : è questo il genere di relazioni completamente determinate che la linguistica ha tradizionalmente cercato e trovato … E’ chiaro che cosa implichi questo modo di vedere : la linguistica non si interessa a “cose che ora ci sono e ora non ci sono” ; essa descrive fenomeni che ricorrono, oppure non ricorrono, in modo del tutto determinabile. Quando venivano registrate altre situazioni di minore determinabilit{, ad esempio nell’ uso, queste venivano definite ‘extralinguistiche’ o ‘variazioni libere’, al di fuori del regno o del terreno centrale della linguistica propriamente detta . Da parte loro, le scienze sociali erano ( e rimangono ) sorprendentemente estranee al comportamento apparentemente invariabile. ”

La Sociolinguistica ( cioè lo studio della lingua considerata nella realtà sociale concreta ) è nata realmente come scienza negli Stati Uniti d’ America, alla fine degli anni ’50. Ciò non vuol dire che nel passato non si fosse mai considerato l’ aspetto sociale del linguaggio ; basta considerare le notevoli intuizioni dei francesi Antoine Meillet e Marcel Cohen, gli studi ( risalenti al 1935) di J. R. Firth su quella che egli chiamava “linguistica sociologica” , e tutta la feconda corrente europea della dialettologia e della geografia linguistica. Ma soltanto tra il 1955 e il 1960 si inizia realmente a parlare di sociolinguistica, per merito soprattutto degli studi antropologici americani e delle loro ricerche “sul campo” riguardo alle interazioni verbali ( essenziali per comprendere le strutture sociali e culturali di una comunità ). A poco a poco, come scrive P. P. Giglioli : “ Lo studio dei fenomeni linguistici si sta costituendo in maniera irresistibile, seppure ancora lenta, come uno tra i settori più affascinanti dell’ analisi sociologica ”.

Molti sociologi si sono avvicinati al linguaggio, tanto che si distingue a volte tra “sociolinguistica” e “sociologia del linguaggio”, quest’ ultima considerata affine ad altre specializzazioni sociologiche, come ad es. la sociologia dell’ arte. Le opinioni e le proposte sulla esatta definizione di questa scienza sono molto varie ; ad es. William Labov ha scritto : “ Mi sono opposto per molti anni al termine sociolinguistica , dato che esso implica che ci possa essere una teoria o una pratica linguistica efficace, pur senza essere sociale ”.

W. Labov, insieme a Dell Hymes e a J. Fishman, è tra i sociolinguisti statunitensi più rappresentativi e noti in Italia ; egli si è occupato soprattutto del mutamento linguistico e della comparazione tra stratificazioni linguistiche e posizioni sociali dei parlanti. Hymes è il maggiore esponente della cosiddetta “etnografia della comunicazione”, che studia gli eventi comunicativi nei suoi aspetti più ampi, mentre Fishman ha esperienza notevole di pianificazione linguistica e di politica linguistica in generale. Anche l’ Europa ha dato esponenti notevolissimi alla sociolinguistica ( basta ricordare nomi come Basil Bernstein, con i suoi studi sulla “deprivazione verbale” e Marcel Cohen ) ; in Italia poi, dalla celebre Storia linguistica dell’ Italia unita di Tullio De Mauro, l’ interesse sociolinguistico è aumentato in misura sempre maggiore.

E’ difficile definire il campo di questa scienza, dati i rapporti tanto diversi e complessi tra lingua e società. Fanno certamente parte del suo campo di indagine le varietà diacroniche e sincroniche della lingua, considerate in funzione della comunità linguistica e del sistema di valori che la sostiene ; i comportamenti linguistici e i fattori sociali che li determinano ; i componenti sociali di ogni atto verbale.

Recentemente, ( nel corso dell’ XI Congresso Internazionale dei linguisti tenutosi a Bologna e a Firenze ) il linguista Halliday ha indicato, tra i settori di ricerca della sociolinguistica, la demografia linguistica, lo studio della diglossia, del plurilinguismo e del pluridialettalismo, la pianificazione linguistica, la sociolinguistica dell’ educazione, il registro ( repertorio verbale e commutazione di codice ), i fattori sociali del mutamento fonologico e grammaticale, etc.

Comunque, secondo una famosa definizione “giornalistica” di Fishman, essa deve stabilire “ Chi parla quale varietà di quale lingua , quando , a proposito di che cosa e con quali interlocutori ”. Al che Gaetano Berruto aggiunge “ come , perché e dove ”.

Fishman ha anche mostrato quali differenze separino alla base la SL ( sociolinguistica) e la linguistica generativo- trasformazionale (LTG) :

“ Mentre la LTG si è interessata alla struttura sintattica priva di intenzioni comunicative, la SL si è concentrata sull’ appropriatezza comunicativa relativa a funzioni sociali diversificate. La LTG ha posto l’ accento su aspetti comuni innati, la SL lo ha posto su differenze socializzate (…….) Una ha cercato di raggiungere, al di sotto e al di là della lingua reale, la regolarità della struttura linguistica e di quella cognitiva dell’ uomo, che devono sottostare a tutte le irregolarità osservate dalla lingua quotidiana.

L’ altra si è concentrata, raccogliendoli sistematicamente, sui dati della lingua reale in quanto tale e ha dimostrato che la sua supposta “variazione libera” è profondamente strutturata, sia all’ interno (secondo cooccorrenze linguistiche che compongono la variet{) che all’ esterno ( secondo cooccorrenze situazionali funzionali e linguistiche ). ”

E’ impossibile dunque stabilire una lingua “omogenea”, che si rende accessibile mediante l’ esame della competenza di uno dei suoi parlanti nativi. La sociolinguistica non fa che sottolineare la varietà della lingua ; infatti essa cambia

  1.  attraverso il tempo,
  2.  attraverso lo spazio,
  3.  attraverso le classi e/o i gruppi sociali,
  4. attraverso le situazioni sociali.

Ad esempio, all’ interno di un codice “standard” come la lingua italiana, noi possiamo ritrovare un notevole numero di sottocodici specializzati e di “registri”, entrambi definiti come variet{ funzionali–contestuali del codice. Si chiama Sottocodice una varietà del codice lingua che possiede ( soprattutto a livello lessicale) una serie di corrispondenze, che si aggiungono a quelle generali del codice; inoltre è usata riguardo ad argomenti e sfere particolari.

Sono sottocodici le lingue tecniche e scientifiche, la lingua studentesca, la lingua politica, quella sportiva, le lingue di vari mestieri e professioni. Parte di queste varietà linguistiche hanno il nome di “linguaggi speciali” e, col termine più recente, “linguaggi settoriali”; su di essi sono state compiute un buon numero di indagini, perché la loro proliferazione continua è divenuta un fenomeno importante del linguaggio di oggi, dominato dai mass- media e dalla pubblicità.

Ognuno di noi è in pratica obbligato a possedere una certa “competenza” per un buon numero di questi linguaggi, che si ritrovano sulle pagine dei giornali, sui documenti burocratici, e nell’ attività lavorativa di ogni giorno, spesso con grave danno per la corretta comprensione dei messaggi.

Molte volte tali sottocodici ( come ad esempio i “gerghi”) sono considerati varietà sociali della lingua, in quanto sono impiegati da precisi gruppi sociali o classi socio-economiche della comunità, e vengono perciò sentiti come segno di coesione e di identità del gruppo corrispondente.

I registri si differenziano dai sottocodici per il fatto di utilizzare soltanto certi elementi del codice ; essi non sono dotati di un lessico specifico che li identifichi, presentando invece varianti soprattutto a livello fonologico e morfosintattico. Ad esempio nel registro “familiare” della lingua italiana si userà il “tu” invece che il “lei”, parole semplici e generiche ( “cosa”, “roba”, “affare” ) al posto del linguaggio specialistico, insomma un lessico di tipo “confidenziale” e “amichevole”.