L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Storia del gioiello. Il Novecento: dall’Art Nouveau all’Art decò

La prima metà del XX secolo caratterizzata da diversi stili nella produzione dei gioielli: le corti europee e l’alta aristocrazia continua ad utilizzare gioielli preziosi composti da diamanti e perle, contemporaneamente si diffonde lo stile liberty che ha i suoi acquirenti presso la nuova classe borghese e, quindi, uno stile più libero e naturale; infine in Inghilterra il movimento dell’arts and crafts, in reazione all’industrializzazione, produce oggetti di fattura marcatamente artigianale.
Le linee delicate e sinuose dell’art nouveau conferirono ai gioielli classe, raffinatezza ed eleganza. La produzione trasse ispirazione dalla natura e dal simbolismo.
L’Esposizione Universale del 1900 fu il momento culminante di tali fermenti innovativi.
Il gran prix dell’Esposizione Universale del 1900 fu dato a Renè Lalique il miglior esponente della capacità di ritrarre il mondo naturale, straordinario gioielliere la cui produzione di gioielli s’interruppe in modo definitivo nel 1910, quando si dedicò completamente alla lavorazione del vetro.
In Inghilterra la rivalutazione del lavoro artigiano fu portata avanti dall’Arts and Crafts Exibition Society che vendevano le opere realizzate sia da dilettanti che da orafi esperti.
Altro centro di interessante produzione si trovava a Vienna nei laboratori della Wiener Werkstàtte dai laboratori fondati da Josef Hoffmann e Koloman Moser con il desiderio di migliorare la produzione industriale. Lo stile liberty era coniugato e modificato dall’influsso della Secessione austriaca realizzando gioielli dalle linee stilizzate e geometriche d’indirizzo quasi minimalista.
Tra la prima e la seconda guerra mondiale emerse lo stile art decò – nome coniato dopo l’esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne tenuta a Parigi nel 1925 -definito da motivi stilizzati e geometriche sintesi di varie influenze stilistiche tra cui lo stile cubista, la Secessione Viennese, i “ballets russes” di S. Djaghilev, l’influsso della tecnologia ecc.
In Germania la scuola del Bauhaus, fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919 ebbe come orafa Naum Slutzky che lavorò principalmente con ottone cromato e argento per realizzare gioielli dalle forme geometriche.
Durante la seconda guerra mondiale l’arte orafa ebbe ovviamente un arresto nella produzione e nella creatività.

L’orafo gioielliere e artista
Il novecento è il secolo in cui si affermano i grandi gioielli i cui nomi ancora oggi sono garanzia di qualità e originalità di produzione. Accanto a loro s’inizia ad avvertire l’esigenza di una produzione di gioielli in linea con i gusti del nuovo pubblico borghese e finalizzato a diffondere il bello in ogni classe sociale.
Questo obiettivo era portato avanti dai vari artisti dell’Arts and Crafts in Inghilterra, e della Wiener Werkstatte in Austria.

Gioielli, prodotti
Le tiare venivano realizzate in modo da poter essere indossate sia come spille che come collane. In Inghilterra la regina Alessandra, per nascondere una piccola cicatrice sul collo, utilizzava i girocolli che, per questo motivo, diventano tra i gioielli più diffusi nel paese.
Verso gli anni venti la moda dei capelli corti decretò il successo dell’uso degli orecchini lunghi e, nell’abbigliamento, la moda degli abiti senza maniche e l’eliminazione dei guanti da sera permise di indossare con maggiore frequenza i bracciali. Le spille era piccole e indossate sulla spalla, sulla cinta o sul cappello. Per le fedi nuziali si afferma il platino e nel 1925 Cartier crea Trinity: tre anelli intrecciati in oro bianco, giallo e rosso.
Lalique produsse splendidi gioielli in vetro. La novità più grande nella produzione dei gioielli riguardò però gli accessori. Essi, infatti, divennero elemento essenziale per le donne dell’epoca che desideravano borsette, portacipria e portasigarette eleganti e originali. Lo stile geometrico dell’art decò si adattò bene alla loro funzionalità e vennero realizzati veri gioielli. Le versioni più economiche utilizzavano materiali meno costosi come la pelle zigrinata (pelle di razza o squalo lucidata e colorata) e coquille d’oeuf ( mosaico di gusci d’uovo schiacciati).
A volte i gioielli trasmettevano linguaggi in modo più esplicito rispetto al passato: Cartier durante la guerra realizzò spille raffiguranti un uccellino in gabbia a simboleggiare l’oppressione nazista; a fine conflitto, nel 1944, l’uccellino delle spille era rappresentato mentre cantava e con la gabbia aperta.
Un’originale innovazione in campo orafo fu portata da Fulco di Verdura, palermitano, eccentrico disegnatore che, dopo aver collaborato con Coco Chanel e Flato, aprì a New York un proprio atelier nel 1939. Egli utilizzava vere conchiglie di mare che impreziosiva con oro e gemme.

Le tecniche e i materiali
Lo stile liberty creò una serie di gioielli dalle linee morbide e i toni delicati, per la realizzazione dei quali oltre, all’uso di materiali pregiati, era indispensabile l’abilità orafa del gioielliere.
La decorazione a smalto era tra le più utilizzate e, in particolare, una delle tecniche adoperate, era quella del plique-à-jour ossia un sistema di applicazione di smalti in cui gli alveoli ( i cloisons), in cui le paste vitree sono colate, sono privi di fondo, senza supporto in metallo, in modo da consentire alla luce di trapassarli creando l’effetto di vetrat tipico delle realizzazioni liberty.
Monili in vetro furono realizzati da R. Lalique. Un altro materiale simile al vetro era la pàte de verre ( pasta di vetro) che permetteva una varietà di lavorazione maggiore.
Un altro materiale adoperato era il corno che era sbiancato e con il quale si producevano pettini per capelli.
Verso la metà degli anni venti emerse la moda del bianco e nero e, quindi, all’uso frequente dell’onice nero e, nel metallo, del platino.
Un materiale inusuale è adoperato dall’orafa del Bauhaus Naum Slutzky la quale lavorò oltre all’argento anche l’ottone cromato. Nel settore delle incastonature nel 1935 fu introdotta una novità da Van Cleef & Arples che realizzarono incastonature invisibili per creare con le pietre un effetto mosaico. Le pietre dovevano essere tagliate a calibrè, cioè in base all’esatta posizione nel disegno, ed erano tenute insieme da sottili aste metalliche invisibili poste sotto la superficie.

Bigiotteria
Negli anni quaranta negli Stati Uniti erano prodotti splendidi falsi gioielli per il cinema.
Le protagoniste delle commedie americane, molto spesso, recitavano la parte di personaggi dell’alta società e per tale motivo dovevano portare i “simboli” d’appartenenza alla classe e indossavano splendidi gioielli falsi che imitavano perfettamente quelli autentici.
Per loro erano prodotti sfavillanti pezzi ancora oggi richiesti dal mercato.


Storia del gioiello. Il Medioevo

La produzione orafa medioevale riguarda tutto il periodo che va dall’alto medioevo –’800 al 1200 circa – fino allo stile rinascimentale – dal 1375 al 1490 circa.

In tale periodo lo stile artistico si evolve passando da una produzione tipica bizantina ricca di decorazioni e cromatismi, ad una che riprende lo stile gotico e quindi privilegia forme appuntite e uno stile semplice ed essenziale, per giungere, infine, al periodo rinascimentale durante il quale vi è una ripresa dello stile naturalistico.
Durante il primo periodo, sotto l’influsso dell’arte di Bisanzio, la produzione di gioielli è ricca di decorazioni e cromatismi grazie all’utilizzo di gemme incise, smalti cloisonné, filigrana e minuscoli grani d’oro sulla superficie dei gioielli.
Lo stile gotico, invece, impone ai monili la forma a punta caratteristica di tutti gli edifici religiosi del periodo. Le forme appuntite sostituiscono quelle arrotondate e la semplicità è preferita alla abbondante ornamentazione bizantina. Tecnicamente le pietre sono incastonate su superfici lisce.
Lo stile rinascimentale, infine, privilegerà i particolari naturalistici che verranno proposti nella produzione di gioielli.
Durante tutto il medioevo non vi era diversità tra i gioielli indossati dalle donne e quelli destinati agli uomini

L’orafo artigiano: la sua bottega.
Gli artigiani producevano gioielli, articoli per la casa e arredi sacri. Avevano disponibili vari oggetti di medio valore, per gioielli di particolare importanza, ricevevano anticipatamente commissioni.
L’oreficeria è definita “l’arte dei re” da Etienne Boileau nel testo Livre des métiers in quanto il valore economico dei suoi prodotti è subordinato alla simbologia che i gioielli sono in grado di evocare.
Laboratori di orefici sorgono presso i monasteri e le corti, i committenti dei principali prodotti.

Gioielli prodotti
Coloro che utilizzavano i gioielli erano uomini, donne e bambini. Per questi ultimi erano prodotti monili utilizzando vetri colorati al posto delle gemme.
Gli uomini nobili utilizzavano foderi per spade, speroni, cinture e spille. Le donne spille, collane, orecchini e braccialetti.
Negli ultimi anni del trecento, contemporaneamente alla moda di accentuare le scollature degli abiti, si diffuse l’uso di indossare collane con ciondoli.
Il gioiello più diffuso in questo periodo è la spilla, costituita quasi sempre da un anello con l’ago centrale, aveva la funzione pratica di bloccare i mantelli. Alcune erano cucite direttamente sugli abiti. Altro prodotto orafo, molto utilizzato sia da donne che da uomini, erano le cinte che potevano essere decorate e avere fibbie e borchie d’argento. Le cinte erano utilizzate per portare chiavi, borsellini, paternoster, flaconi per profumi ecc.
Gli anelli erano indossati su tutte le dita della mano, pollice compreso.
Per il fidanzamento e il matrimonio si utilizzava un unico tipo d’anello che durante la cerimonia veniva infilato al terzo dito della mano destra della sposa.
Gli ornamenti per il capo erano molto richiesti: il diadema, le coroncine e le tiare. I diademi erano i gioielli più importanti posseduti dalle ragazze nobili, e l’usanza di indossarli durante la cerimonia matrimoniale era tanto diffusa che le chiese ne avevano sempre uno a disposizione per le spose.
Durante il medioevo grande diffusione ebbe i gioielli religiosi: i reliquari a forma di pendenti, il medaglione agnus dei realizzato in cera ( materiale all’epoca molto costoso) e sul quale era inciso il nome del Papa in carica e l’immagine dell’agnello di Dio, e, soprattutto, i paternoster archetipi degli attuali rosari. Questi ultimi potevano essere di vari materiali, e i più richiesti erano quelli in corallo, ambra, giaietto e cristallo di rocca. I paternoster, nonostante fossero oggetti religiosi, erano diventati veri e propri status-symbol tanto che ne fu regolato l’uso, vietando ai Domenicani e agli Agostiniani i modelli pregiati.
Nel 1380 Carlo V possedeva vari rosari tra cui uno con ciascun grano in smalto e la croce incastonata di pietre preziose e perle.

Significato simbolico del gioiello

Significato pagano: Alle pietre preziose erano attribuite proprietà terapeutiche e spirituali. Marbodio, vescovo di Rennes, scrisse il Liber Lapidum in cui descriveva le proprietà magiche di numerose pietre.
Ai materiali erano attribuiti poteri magici: il “corno dell’unicorno” (animale di fantasia, si trattava del corno del narvalo, una specie di delfino) si cerdeva che fosse capace di individuare i veleni e per la sua rarità era adornato di pietre preziose ed era custodito gelosamente in ogni Wunderkammer del periodo. La malinconia era, invece, curata con i denti di pesci fossilizzati.
I materiali “magici” erano montati in modo da facilitare il contatto con la pelle per meglio diffondere i propri poteri.
Significato religioso : Nei gioielli religiosi il potere di protezione era affidato al tipo di messaggio che portavano e non alla preziosità della pietra utilizzata. Il medaglione dell’Agnus Dei, ad esempio, aveva il potere di cancellare i peccati, proteggere dai pericoli, salvaguardare le donne durante il parto.
Significato sociale: I gioielli non possedevano, però, soltanto poteri magici o religiosi ma indicavano anche l’appartenenza ad una determinata classe sociale; per tale motivo furono emanate le leggi suntuarie che, al fine di non stravolgere la gerarchia sociale, ne regolavano l’uso.
Nel 1363 un decreto di Edoardo III d’Inghilterra vietava ai ceti più umili di indossare monili d’oro e d’argento.