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Tutto brucia: la figura di Jocker. La psicologia e la filosofia del burlone

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(immagine: Anthony Nowicke / foto sorgente: Warner Bros.)

Di tutti i cattivi nella storia della cultura pop, il Joker è senza dubbio uno dei più duraturi e iconici, condividendo ranghi con personaggi del calibro di immortali demoni come Darth Vader e Hannibal Lecter. E sebbene sia sempre stato popolare, è l’ interpretazione ipnotizzante di Christopher Nolan e Heath Ledger in The Dark Knight del 2008 che ha indelebilmente impresso il personaggio sulla nostra coscienza per sempre.

Ma perché, nonostante sia un assassino psicopatico e nichilista, il personaggio è così popolare – persino così amato? Perché vediamo quella strana cicatrice rossa di un sorriso su così tante magliette, poster e meme fino ad oggi, anni dopo il film? Perché la gente dice che The Dark Knight è uno dei pochi film che fa il tifo per il cattivo?

Per comprendere appieno i motivi, dobbiamo approfondire quanto hanno fatto Nolan, Ledger e lo scrittore David S. Goyer mentre ripensano il personaggio. Dobbiamo trovare e riconoscere quella parte oscura e nascosta della nostra psiche che suscitano le parole e le azioni del Joker, una parte così profondamente radicata che ci è voluto un rinomato psicologo per scoprire. Dobbiamo studiare la psicologia e la filosofia del Joker.

AGENTE DEL CAOS

“Quando le patatine sono in calo, queste persone civili … si mangiano a vicenda.”

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(Warner Bros. / DC Entertainment)

Le persone pensano troppo a se stesse a volte. Hai notato? Non sto dicendo che sia cattivo o sbagliato. Non sto nemmeno chiamando le persone stupide. È molto comprensibile

Ci piace pensare a noi stessi come nobili, onesti e buoni, soprattutto rispetto ad altre persone. Ci piace credere che non avremmo mai fatto del male a qualcuno o causato danni di qualsiasi tipo. Gli psicologi ci raccontano di ciò che viene chiamato “superiorità illusoria”, il pregiudizio cognitivo in noi tutto ciò che induce una persona a pensare in modo troppo alto delle sue qualità positive e troppo poco di quelle negative. Nella loro testa, sono persone di gran lunga migliori di quanto effettivamente  siano onesti in realtà.

Ancora una volta, questo non ci rende cattivi o sbagliati. È solo qualcosa che le nostre menti devono fare per superare la giornata.

Durante la guerra civile inglese del 1600, un ragazzo di nome Thomas Hobbes era un po ‘avanti rispetto alla prospettiva in termini di questa “illusoria superiorità”, anche se non l’aveva mai riconosciuto esattamente come tale. Non era d’accordo con l’idea della maggior parte delle persone che fossero intrinsecamente morali e giusti. Invece, ha teorizzato che senza regole applicate, l’umanità sarebbe tornata a un incubo brutale e immorale di una società – una caotica, infernale e ardente. Uno in cui faresti saltare in aria un traghetto pieno di innocenti per rimanere in vita.

Oggi, Hobbes è riconosciuto principalmente per le sue teorie sulla filosofia politica, le cui idee hanno posto praticamente l’intero fondamento della civiltà occidentale. La sua opera più famosa era un tomo orribilmente denso chiamato Leviatano . Contiene forse la sua citazione più famosa di tutte, ciò che equivale alla sua giustificazione per l’esistenza del governo:

“… nessuna società; e che è la cosa peggiore di tutte, il continuo funzionamento e il pericolo di morte violenta; E la vita dell’uomo, solitaria, povera, cattiva, brutale e breve. “

Hobbes afferma che senza il controllo strutturato del governo (ciò che il Joker chiama “gli schemi”), le persone diventano animali. Assassini. Ladri. Nel 17 ° secolo, questo fu particolarmente influente, e fu la ragione principale per cui Hobbes e ragazzi come lui presero piede: governo, legge e ordine erano assolutamente necessari.

Fondamentalmente, gran parte della tua vita è quella che è ora perché Thomas Hobbes ha scritto alcune cose. Non è un’esagerazione.

Ora, se questo fosse etico, Hobbes e il Joker sarebbero seduti uno di fianco all’altro, passandosi appunti e ridacchiando. Sono d’accordo l’uno con l’altro su una cosa: quando le patatine sono basse, le persone “civili” si mangiano a vicenda.

Riguardo la scienza politica, tuttavia, Joker e Hobbes sarebbero stati i ragazzi che avrebbero  litigavato sempre l’uno con l’altro. Se Hobbes potesse in qualche modo possedere la tecnologia di Bruce Wayne, TDK sarebbe più o meno lo stesso film, tranne per il fatto che avremmo un Batman dalla barba bianca.

Hobbes ha sostenuto il governo per paura del caos immorale. Il Joker, d’altra parte, perché è un vero e proprio psicopatico anarchico (o anarchico psicopatico), non amerebbe altro che veder porre in essere lo sfascio.

È per questo che mette bombe sui traghetti. È per questo che uccide i funzionari del governo. È per questo che cerca di corrompere l’unica persona che è un simbolo del fatto che non dobbiamo avere paura di persone come lui (anche se lo facciamo davvero). Il Joker vuole spingere un’intera città nella malvagia gravità della follia e dell’anarchia.

Ma non commettere errori: c’è un metodo dietro la sua follia. Mi dà fastidio che il Joker ottenga il merito solo di essere “un agente del caos” o di uno psicotico delirante che infligge crudeltà casuale. Corrompere la città (quel grande simbolo della civiltà) portandola in uno stato primordiale, privo di qualsiasi significato o regola, è ciò che il Joker sta cercando. Ma il suo “non piano” è opera di una mente. È tutt’altro che caotico o insignificante. È logico, chiaro e ha uno scopo preciso (non importa cosa possa dire Alfred). Accade così che impieghi un elemento di casualità. Il risultato finale è che il Joker diventa la personificazione di un argomento filosofico portato all’estremo, supportando la sua tesi nichilista con il caos che risulta dalle sue azioni.

Sebbene alla fine sia stato sconfitto da Batman, sembra che il Joker dimostri davvero il suo punto. Harvey Dent era il cavaliere bianco di Gotham City, l’epitome ambulante di giustizia, ordine e nobiltà. Ma il Joker lo trasforma in Two Face che poi uccide cinque persone, due dei quali poliziotti, usando un metodo caotico e assurdamente insignificante per lanciare una moneta per determinare il loro destino. Questo da solo simboleggia la filosofia e la missione del Joker di sconvolgere il senso di “illusoria superiorità” della società civile e di umiliarlo riportandolo alle sue radici selvagge.

HO AVUTO UNA VISIONE

“Sembro davvero un ragazzo con un piano?”

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Ora andiamo ancora più in profondità. Per capire davvero la versione del Joker di The Dark Knight è necessario esaminare uno dei suoi creatori, Christopher Nolan.

Christopher Nolan ha diretto il seguito . E ricordo . C’era anche quel film di Inception . Ha iniziato indie e suoi film esplorazioni ben ponderate dell’esistenzialismo, riferimenti palesi a  Nietzsche, Sartre e Camus.

L’esistenzialismo, come spiegherò di più tra un minuto, afferma la totale assenza di regole, morale e codici – tranne quelli che inventiamo nella nostra testa per sentirci meglio su un’esistenza senza alcuno scopo, punto. Un’idea terrificante.

Di questi tempi potrebbe essere più hollywoodiano, ma continua a scivolare nella roba pesante qua e là – lo fa sicuramente con il Joker, la sua creazione più famosa di sempre. Ha visto nel personaggio un’opportunità di giocare con materiale esistenziale significativo, un’angolazione rischiosa su un cattivo classico che ha dato i suoi frutti.

Per lo meno, dimostra come le filosofie fondamentali di una società riescano a farsi strada in tutte le sue varie forme di cultura pop. La filosofia descrive i modi di guardare il mondo. Apparentemente, Nolan ha scavato esistenzialismo , e ha senso che le sue convinzioni e i suoi valori informerebbero le scelte che ha operato come regista, anche se inconsciamente.

UN MONDO DIVERTENTE IN CUI VIVIAMO

“Credo che qualunque cosa non ti uccida semplicemente ti rende … estraneo.”

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(Warner Bros. / DC Entertainment)

C’è di più in questa roba dell’esistenzialismo nella misura in cui riguarda il Joker.

Non sorprende che la citazione sopra sia davvero la prima cosa sostanziale che senti dire il Joker in TDK . Si potrebbe dire che è la sua tesi e che il resto del film diventa il suo modo di sostenerlo. Con alcune prove piuttosto estreme.

In effetti, proprio quello che fa il Joker credere? La cosa interessante è da dove proviene la citazione. È una svolta di una lettera su una frase che hai sicuramente sentito prima. Non ho nemmeno bisogno di ripeterlo. Il responsabile di quella versione originale si chiamava Friedrich Nietzsche .

Nietzsche e i suoi ragazzi, come Albert Camus , Jean-Paul Sartre e il romanziere Fyodor Dostoevskij , alla fine del secolo scorso hanno presentato molte idee bizzarre. Quelle idee si opposero dannatamente a tutto ciò che li precedeva e spaventarono alcune persone a metà.

Ciò che li aveva spaventati così tanto era l’apparente disperazione dell’esistenzialismo. Mentre “senza speranza” può essere una parola troppo forte per questo, sembra deprimente. (Non programmare una data dopo la lezione di Esistenzialismo; non ti divertiresti affatto.)

Ed ecco il vero kicker di tutto ciò su cui ho vagato: l’ esistenzialismo ha preso piede . Lo noti ultimamente, indirettamente, in tendenze come laicità, scetticismo e alfabetizzazione scientifica. Quei blog sono ovunque. Abbracciano l’idea di un universo senza alcun valore preordinato (come assegnato da un dio, diciamo); abbracciano l’opportunità di inseguire i propri valori di scienza ed esplorazione. Non mettere in dubbio che la maggior parte delle persone scelga ciò che chiamiamo valori “buoni”, ma molti lo fanno con la consapevolezza di aver scelto questo o quello per se stessi, non perché qualcuno o qualcosa gli abbia detto di farlo.

Le persone di questi tempi, che lo sappiano o no, basano molte delle loro opinioni e credenze su idee esistenziali – o almeno in risposta ad esse. Questo è ciò con cui sono cresciute le loro menti inconsce, che se ne siano rese conto o meno. Quasi non riescono a evitarlo, poiché molti dei film che vengono visti guardare in questi giorni si basano anche sull’esistenzialismo. (Se non mi credete, guardare Fight Club , The Matrix , Monty Python ,Il senso della vita , Taxi Driver , Qualcuno volò sul nido del cuculo , Groundhog Day , Apocalypse Now , e anche Toy Story .)

Senti un sacco di persone in questi giorni in discussione “regole”. Ribellione e scetticismo alla moda per alcuni, ironicamente. Altezzosi critici in 2043 scriveranno della prevalenza di temi esistenziali in tutte le pellicole della fine del 20 ° e l’inizio degli 21° secolo.

Il Joker è così popolare oggi perché esprime valori esistenziali e ideali in un modo così divertente. E esistenziale  sembra essere proprio in questo momento, quindi non sorprende che abbia capito come ha fatto. Ecco come funziona la cultura pop – molte persone, in fondo, credono in ciò che dice – almeno in parte. Una parte di loro vorrebbe poter essere d’accordo con lui fino al punto di fare il tifo per lui, a colpi di fucile in faccia e tutto il resto.

PERCHÉ COSÌ SERIO?

“L’unico modo sensato per vivere in questo mondo è senza regole.”

Nietzsche
Nietzsche

Ora che abbiamo esaminato cos’è l’Esistenzialismo, qui ci sono solo un paio di esempi specifici di principi esistenziali e come TDK li dimostra, in particolare attraverso il Joker:

La volontà di potenza:

L’uomo di grossi baffi , Nietzsche ha scritto molto sui concetti chiamati ” ubermensch ” e “volontà di potenza”. Nell’esistenzialismo non ci sono regole. Quindi, come può vivere una persona? Se l’Assurdo è vero (ci arriveremo), allora è dannatamente spaventoso. Potremmo non sapere più cosa fare della nostra vita, eh, pipistrelli?

L’ Ubermensch è un individuo che supera quella paura, quel terrore ed è in grado di definire i propri valori, significato e scopo. Decide il corso della propria vita, in alcun modo influenzato da qualcosa al di fuori di se stesso.

Batman, ovviamente, è anche il potere disposto e preordinato intessuto di creatività , ma mentre a volte lotta con questo, il Joker si è tuffato dentro. Ha abbracciato la sua volontà di potere nel mondo (cosa fa un Ubermensch ) e ha cercato di affermare il potere e cambiare in il mondo che lo circonda.

Il Joker affronta Batman in sfide che lo costringono a mettere in discussione ciò in cui crede, a barcollare sulla violazione dell””unica regola” a cui si aggrappa, ed è uno dei motivi per cui le persone guardano ripetutamente così tanto questo film. Siamo sospesi su quale decisione prenderà Bruce Wayne: uccidere e abbandonare le regole che tengono insieme la sua anima … o no?

Batman, infatti, ottiene lo status di Ubermensch quando si rivela davvero incorruttibile. Resta fedele ai valori e ai codici che onora in se stesso come cavaliere.

Questo è il motivo per cui, in qualche modo, questo film è rimasto (e vi rimarrà) popolare per così tanto tempo. Attenersi ai nostri valori, indipendentemente da cosa, è qualcosa in cui ci piacerebbe credere. Che si tratti dell’idealismo di Batman o del nichilismo di Joker, TDK ci fa sperimentare entrambe le parti in modo vicario.

L’assurdo:

Il Joker è tutto sull’Assurdo. Non sorprende per un clown, quando ci si pensa. L’assurdo rifiuta l’idea che esista un valore, un significato o uno scopo nell’universo. Il Joker ovviamente è d’accordo con questo, e lo dice chiaramente più volte. È spaventoso pensare, no? Che non c’è letteralmente uno scopo per noi essere qui? La maggior parte degli esistenzialisti in realtà gode di questo in una certa misura. Per loro, è la possibilità di definire i nostri valori per noi stessi e possiamo scegliere di essere qualsiasi tipo di umano che intendiamo essere.

Ciò che fa paura del Joker, e ciò che lo rende un criminale così orribile ed efficace, è che non solo abbraccia pienamente Assurdità, ma gli piace anche il caos e la violenza . È un ragazzo di gusto semplice, che gode di dinamite, polvere da sparo e benzina. Queste sono le cose che apprezza. Queste sono le cose che vuole.

UN RAGAZZO COME ME

“Vedi, non sono un mostro. Sono solo davanti alla  massa. “

Carl-Jung
“Affrontare una persona con la sua ombra è mostrargli la propria luce.” Jung

Abbiamo visto la matrice filosofico in cui il personaggio preesistente del Joker è stato rifuso da Nolan e collaboratori. Successivamente, spiegherò precisamente perché siamo così affascinati da lui e perché, inoltre, è salutare per noi (in una certa misura).

Carl Jung era uno psicologo e psicoterapeuta degli inizi del XX secolo, fortemente influenzato da Sigmund Freud . Mentre la controversia circonda le sue teorie oggi , un’idea di lui è rimasta bloccata da ciò che la maggior parte delle persone considera vera: ogni tanto ci rompiamo male.

Jung ha spiegato questo fenomeno con un concetto chiamato “Ombra”. L’Ombra è la parte oscura della psiche di una persona che rifiutano di riconoscere. È la parte di te che vorrebbe poter picchiare il tuo capo e poi rubare il suo portafoglio. È la parte di te che vorrebbe poter rapinare una banca con una maschera da clown o scagliare una strada pubblica in un semi-lancio di lanciarazzi.

È la parte di te che vuole abbandonare le regole, come ha fatto Joker.

Secondo Jung, una persona deve riconoscere quegli impulsi negativi per mantenere la salute mentale. Dobbiamo riconoscere l’oscurità dentro di noi ma non identificarci con essa. Quando non riconosci l’Ombra, ciò che accade è che si libera, prende una vita e vince per terrorizzarti e distruggere la tua “illusoria superiorità”.

Jung the Shadow
(Artista: Ron Pyatt)

Un modo in cui lo facciamo è attraverso film, fumetti e giochi. Famosi e amati criminali si mescolano con le nostre Ombre, i nostri stati primordiali e lo fanno in un modo divertente che non ha conseguenze indesiderabili nella vita reale (purché lo si mantenga nel regno della finzione). Ammettilo: hai ucciso la prostituta e poi hai rubato i tuoi soldi in Grand Theft Auto . Abbiamo ucciso tutti un pollo a Hyrule.

Il Joker è semplicemente uno sbocco per l’Ombra, e così avvincente che milioni di persone sono state catturate da lui e hanno vissuto per vicenda le depravazioni dell’Ombra della loro psiche. È proprio perché il Joker bombarda e uccide e corrompe che così tanti spettatori si divertono a guardarlo. Agisce in modi che a volte vorremmo poter fare, in profondità, e ci precipitiamo fuori dal vederlo indulgere in un simile comportamento, senza che nessuno si faccia davvero male.

ORA STIAMO PARLANDO

“Non si tratta di soldi. Si tratta di inviare un messaggio. “

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(Warner Bros. / DC Entertainment)

Così il gioco è fatto. Ti ho fatto un breve tour delle idee e delle influenze filosofiche che sono state introdotte nella creazione del Joker, idee in cui il Joker stesso crede in tutto il cuore e metodicamente cerca di portare alla realtà.

Abbiamo anche visto il motivo psicologico per cui un personaggio come questo può suscitare un fascino così diffuso e perché, nonostante la sua natura malvagia, c’è una parte di noi che è irrimediabilmente innamorata di lui.

La versione del Joker che appare in The Dark Knight è diventata un’icona della cultura pop, in parte perché rappresenta una domanda filosofica che taglia al cuore stesso di chi e cosa siamo. Siamo animali morali? O solo animali? L’idealista in noi vuole schierarsi con Batman e credere che l’umanità, quando messa alla prova, passerà a pieni voti. Il cinico in noi vuole dire “fottute persone” e schierarsi con il Joker mentre si scatena l’inferno.

Ecco perché il Joker è essenziale per il mito di Batman come lo stesso Batman. I due sono chiusi in un abbraccio perpetuo di yin e yang che rappresentano numerose dicotomie umane : ordine e caos, significato e assurdità, luce e ombra. E proprio come Jung dichiarò che riconoscere l’Ombra era essenziale per una psiche veramente equilibrata, amiamo il Joker per ricordarci delle nostre nature più basse, per umiliare le nostre fantasie più alte con una dose di brutale realtà e per perforare il nostro senso di “illusoria superiorità “Quando sfugge di mano.

Davanti alla massa davvero.


La donna assente

Fino adesso lo sguardo si è concentrato in prevalenza su culture più o meno distanti da noi , nei Paesi in via di sviluppo. Ma cosa è successo nella nostra progredita Italia, ed in genere nel cuore della società occidentale ?

In precedenza ho parlato dell’ esistenza di una cultura profonda, ancestrale, viscerale, la quale ogni tanto, soprattutto nei momenti di difficoltà sociale ed economica, risale su come un magma, e di come la cultura si coagula, si stratifica nella lingua, attraverso le parole che, consapevolmente o meno, usiamo.

Parlavo della marcatura del genere ( il maschile che vale per la specie, mentre il femminile specifica il sesso), la voluta ambiguità del termine “uomo”, che dovrebbe valere per tutti gli esseri umani ma che spesso indica soltanto l’ uomo maschio, la donna vista come “alieno” da una cultura che non la esprime e non la riconosce, in quanto l’ ha resa “natura”, e come “natura” al di fuori dell’ umanità.

In definitiva, la donna “assente” dalla produzione della cultura. Se valutiamo adesso le osservazioni più recenti al riguardo, e le situazioni che le autrici sopra nominate denunciano , la conclusione è sconfortante. Anzi, per certi versi, la situazione è ancora più cupa. Allora si avvertiva la necessità di svecchiare, urgeva l’ ansia di cambiamento, le donne si sentivano strette e limitate nel ruolo che la tradizione assegnava loro.

Attualmente il clima in cui la società sembra sprofondata, opportunamente definito da Beppe Grillo “da coma farmacologico, cioè indotto”, indica rassegnazione, accettazione senza speranza di quella che è ormai la linea di tendenza della cultura ( si fa per dire) dei nostri tempi. E, come dice Elena Gianini Belotti, l’ indagine mostra « la persistenza e addirittura il rafforzamento dei condizionamenti culturali al ruolo di genere delle bambine » .

Loredana Lipperini conclude con amarezza: « Una stagione di riflessioni, di battaglie, di entusiasmi, sarebbe rifluita via come l’ acqua ». Già nel 1987, osserva lei, debuttavano in televisione le ragazze Coccodé di Renzo Arbore ( e impazzavano già le “maggiorate” di Drive in , aggiungo io…), iniziò a risalire dopo anni di crisi “il numero delle partecipanti ai concorsi di bellezza ”, mentre parallelamente si impennò il numero degli stupri. Inoltre in quello stesso anno Laura Lilli annota con stupore come in televisione siano tornate : « le battutacce da caserma che nessun comico avrebbe osato pronunciare perché non erano più popolari e la gente aveva smesso si ridere sulle donne ». Il commento di L. Lipperini è amaro : « Il vento è girato; ed è pieno di suggestioni restauratrici ».

Come conseguenza precipua di tale situazione sta il fatto che la donna è, oggi più che mai, “assente” : perché assente dai centri decisionali e relegata in un angolo, perché si tende, oggi come nel passato, a negarle la vita sociale e il ruolo che le spetta nella politica e nella legislazione.

Non sono purtroppo invecchiate negli anni le acute osservazioni che John Stuart Mill faceva nel suo libro L’ asservimento delle donne, datato 1869.

Egli scrisse : « Credo che l’ interdizione delle donne sia volta semplicemente a mantenere la loro subordinazione nella vita domestica ; infatti, il sesso maschile in generale non può ancora tollerare l’ idea di vivere con qualcuno che gli è eguale.

Se non fosse per questo, credo che quasi tutti, nell’ attuale stato delle opinioni in ambito politico e di economia politica, ammetterebbero che è un’ ingiustizia escludere met{ della razza umana dal maggior numero delle professioni lucrative e da quasi tutte le funzioni sociali elevate ; e riterrebbero un’ ingiustizia stabilire che per nascita le donne non sono adatte, né possono in alcun modo diventarlo, agli incarichi che sono aperti al più stupido e rozzo membro dell’ altro sesso, oppure, che per quanto adeguate siano, quegli incarichi dovrebbero essere loro preclusi per mantenerli a esclusivo beneficio dei maschi. » La discriminazione sessista, pur negata a parole, è ancora evidente, e si è manifestata nelle campagne elettorali in Francia e negli Stati Uniti, che coinvolgevano rispettivamente Ségolene Royal e Hillary Clinton. In entrambi i casi, verso le candidate donne si sono sprecati pregiudizi, insinuazioni e accuse.

Di battute sessiste si sono riempiti molti siti di Internet, in cui Hillary Clinton è stata definita “troia”. Ci sono state volgarità, frasi oscene, battute che sul fronte “black” non sarebbero state pensabili. Infatti nulla del genere si è verificato per il candidato di pelle nera, poiché lì vigeva la regola del “politicamente corretto”, che non è stato intaccato.

Intanto tra i gadget elettorali giravano magliette con scritte come : Gi{ la vita è stronza, non votarne un’ altra”; “Elections 2008 : 99 problems and the BITCH is one” oppure : Bros before hoes” ( “Prima gli amici, poi femmine per il sesso)” . Durante i comizi c’ era chi gridava ad Hillary : “Stirami la camicia” oppure “Va’ a farmi un panino”, e si è registrato il sito “Stop running for president and make me a sandwich”.

Elizabeth Ossoff, una valente docente universitaria, ha commentato : « Tutti sarebbero insorti se qualcuno avesse urlato a Obama ‘ Vieni a lustrarmi le scarpe, oppure se in un talk show fosse stato trattato da ‘negro di merda’. E’ la prova che il sessismo è ancora permesso, il razzismo no».

Recentemente in televisione la dottoressa Chiara Saraceno, docente di Sociologia della famiglia all’ Università di Torino, ha presentato amaramente dati di come in Italia sia scarsissima la partecipazione delle donne nei luoghi di presa delle decisioni : enti locali, Governo, Parlamento, Corte Costituzionale ed anche i vertici dell’ economia.

Una ricerca per il World Economic Forum, completata nel 2006, è così riportata da Loredana Lipperini : « Vi si sostiene che i Paesi in crescita, o destinati a crescere, siano quelli in cui la presenza delle donne nella politica, nel lavoro, nell’ economia è più avanzata. Ad ogni Stato viene assegnato un punteggio in quattro aree : partecipazione al lavoro e opportunità economica ( carriera e retribuzione) delle donne ; accesso all’ istruzione ; influenza politica ; differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita. Nella classifica finale, l’ Italia è al settantasettesimo posto su 115, ultimo dell’ Unione Europea a eccezione di Cipro ». Inoltre, aggiungeva : « Con l’ 8,1 % di senatori e l’ 11,5 % di deputate, l’ Italia è all’ 85° posto nelle classifiche dei Parlamenti per presenza femminile (…) ».

Questo fa capire come era composto il Parlamento che ha legiferato “sul corpo delle donne” senza che vi fosse una loro accettabile presenza numerica nel processo di decisione: vi erano in Parlamento 848 uomini e 96 donne , di cui 71 alla Camera e 25 al Senato . Esso infatti ha approvato la retrograda, ed alquanto sadica, a ben vedere, legge 40 sulla fecondazione assistita. Con le ultime elezioni il rapporto uomini-donne è leggermente migliorato, e la presenza femminile è salita al 20 per cento circa ; ma è ancora troppo bassa.

Non c’è da meravigliarsi se, secondo il “Global Gender Gap”, il divario della condizione femminile rispetto a quella maschile in Italia è il più sfavorevole rispetto agli altri Paesi con il medesimo livello di sviluppo .

Da alcuni anni, in alcuni Paesi europei e non solo, si è cercato di introdurre delle cosiddette “quote rosa” per favorire, ed a volte imporre, una minima percentuale di donne tra i rappresentanti politici. Ciò è avvenuto ad esempio in Germania, dove, al momento della riunificazione, nel Bundestag vi era una percentuale del 16 per cento di donne deputate ; adesso siamo al 35 per cento circa, ed addirittura in questo momento il cancelliere eletto è una donna, Angela Merkel, che ha nel governo 5 ministre su un totale di 14.

Casi limite, non replicati altrove, sono in senso positivo i Paesi nordici (Islanda, Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia ) dove, per scelta dei partiti, vi è una percentuale femminile altissima nel parlamento, variante dal 37 al 45 per cento.

Anche la Spagna , il Regno Unito e la Francia, in modi diversi, hanno agito in modo da avere una presenza molto più alta di donne nel Parlamento e nel Governo. In Italia, fino a questo momento, i tentativi di imporre una adeguata presenza femminile negli organismi politici sono stati oggetto di controversie e di boicottaggi.

Di recente, nel maggio 2009, la Regione Campania ha introdotto, nella legge elettorale regionale, l’ obbligo di indicare, nel caso di una doppia preferenza, un uomo e una donna della stessa lista. Ma il Consiglio dei Ministri ha immediatamente impugnato questa legge elettorale, giudicandola incostituzionale . Ed in questo senso si dovrà pronunciare la Suprema Corte.

Su “Repubblica” del 21 giugno 2009, Natalia Aspesi ricorda, a proposito delle “quote rosa”, come fu esaminata una legge che rendesse più rappresentativa la presenza femminile in Parlamento :

« Nell’ ottobre del 2005 alla camera le Quote Rosa ebbero 140 voti favorevoli e 452 contrari. Trasversalmente, a destra, al centro e a sinistra. Con alcuni illuminanti commenti, tipo : “Queste non ci devono scassare la minchia” ; “ Avranno la quota quando smetteranno di ragionare con quella parte che non è il cervello ».

E via dicendo…..

L’ altro grave problema per le donne riguarda un adeguato accesso al settore produttivo ; e già nel 1949, nella Introduzione a : Il secondo sesso , Simone de Beauvoir rifletteva sulla scarsa presenza delle donne nel lavoro : « Economicamente, uomini e donne costituiscono quasi due caste ; a parità di condizioni i primi hanno situazioni più favorevoli, salari più alti, maggiori probabilità di riuscita di codeste competitrici troppo recenti ; gli uomini occupano nell’ industria, nella politica ecc. un numero assai più grande di posti e detengono le cariche più importanti. Le donne (…) si trovano davanti a un mondo che appartiene ancora agli uomini ; i quali non mettono in dubbio i propri diritti, mentre le donne incominciano appena a farlo ».

Infatti, lei ricorda la dichiarazione di uno studente : « ogni studentessa che diventa medico o avvocato ci ruba un posto» ed osserva : « costui non metteva certo in discussione i suoi diritti su questa terra » .

Ora, c’ è da osservare che queste riflessioni della Beauvoir sembrano sorpassate ed antiche, ed è vero in una parte del mondo, soprattutto quello occidentale e progredito ; eppure, forse in Italia tale quadro è ancora attuale.

Il perché lo traggo dalla ricerca di Loredana Lipperini : « L’ Italia ha il più basso livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro tra tutti i 25 Stati membri dell’ Unione europea, e figura al terzultimo posto tra i 30 paesi aderenti all’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ( Ocse). Dietro il nostro paese vengono Messico e Turchia. » .

Se esaminiamo che cosa c’ è dietro questa situazione, un fatto è certo : le donne che lavorano in Italia sono per lo più abbandonate a se stesse, senza servizi sociali che le offrano un supporto, né

( nella grande maggioranza dei casi ) un aiuto decisivo fornito dall’ uomo con cui vivono.

Nonostante la situazione del lavoro sia già tragica, gli ultimi anni, con la sempre maggiore parcellizzazione del mercato del lavoro, stanno dando il colpo decisivo. Ha affermato Chiara Saraceno :

« Le donne sono l’ anello debole della società perché sono l’ anello forte della famiglia. Mantengono insieme il tessuto delle cure reciproche, delle relazioni. Per questo sul mercato del lavoro trovano discriminazioni. Non sono lavoratrici su cui investire. E’ come se la società buttasse via una metà del suo capitale umano e sociale.

Una parte notevole del loro tempo è impegnato a formare il tessuto della vita quotidiana, curare le relazioni, e da queste vengono schiacciate : cura degli anziani, cura dei bambini, occuparsi della casa, fare le pulizie, tessere rapporti con il gruppo dei parenti, degli amici. Ci si aspetta che facciano tutto questo lavoro gratis, e poi vengono considerate per questo poco affidabili sul lavoro, delle lavative .

E’ problematica anche l’ assunzione, visto che le aziende domandano inevitabilmente alle donne : “ Lei è in età fertile ? ».

Rincara la dose Silvia Ballestra nel suo libro, osservando : « Le aziende milanesi considerano le donne soggetti “a rischio maternità” ».

Ed aggiunge : « Mi raccontano dei casi di mobbing al femminile che allignano ovunque – ragazze in posti strategici che, assentatesi per maternità, al ritorno non trovano più manco le scrivanie, presidiate da sostituti uomini ben decisi a non mollare l’ osso. »

Concita De Gregorio ha disegnato in un articolo questa assurda situazione : « Le donne che lavorano per 4 studiano, si laureano, prendono la patente, trovano lavoro .(…) Poi, al momento della verità, le ragazze escono di scena. Figli, casa, genitori malati, pasti da preparare : guadagnano meno degli uomini e non vale la pena. Così finalmente i conti tornano. Le donne a casa, massimo per un part time e pazienza per gli articoli pubblicati su Science. Subentrano i bamboccioni…».

Recentemente, il 16 giugno, Chiara Saraceno ha scritto in un articolo : « Il problema non è l’ opportunità o meno di stabilire una quota femminile per le posizioni che comportano potere decisionale e prestigio – in economia come in politica, nelle istituzioni culturali come nella Corte Costituzionale. Il problema è come ridurre ed evitare che si riproduca una quota maschile che si avvicina al monopolio.(…) Nonostante la retorica della parità, nonostante una uguaglianza sostanziale nei percorsi formativi, nella partecipazione al mercato del lavoro e negli stessi luoghi di decisione politica, là dove il potere decisionale rimane nelle mani di un gruppo ristretto di uomini questi tendono a mantenerlo al proprio interno e a scegliere solo chi è più simile a loro : altri uomini innanzitutto, con le stesse caratteristiche culturali, di classe sociale, di etnia, e così via.

Ciò, per altro, non ha effetto solo nelle posizioni di vertice ma lungo tutta la filiera delle posizioni e dei comportamenti sia dei decisori che delle donne stesse in tutte le fasi cruciali in cui si decide un investimento in capitale umano e in una carriera. Se l’ accesso al vertice è bloccato, non si investirà in persone potenzialmente promettenti per le loro capacità ma, appunto , del “sesso sbagliato”. E molte giovani donne possono essere scoraggiate dall’ intraprendere strade che produrranno loro frustrazioni. Con una perdita complessiva per tutti. Ci si dovrebbe chiedere a chi giova (…) restringere la ricerca delle persone più adatte e competenti alla metà del capitale umano disponibile. Tanto più che non sempre la scelta è stata così saggia, la competenza così chiara, gli esiti così positivi. »

In Francia ultimamente il governo ha deciso di rendere pienamente efficace una legge sulle pari opportunità nel mondo del lavoro, la quale viene regolarmente disattesa dalle imprese ; esprimendo l’ intenzione di intervenire, con sanzioni amministrative e anche penali, verso le aziende che non relazionano sul divario ,salariale e professionale, tra lavoratori e lavoratrici al suo interno.

In Norvegia nel 2005 è stata promulgata una legge all’ avanguardia nel mondo che, tagliando la testa al toro, ha reso obbligatoria la presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione delle società quotate in Borsa. Questa vera e propria rivoluzione, pure all’ inizio molto osteggiata , pare non abbia avuto effetti men che positivi, anzi , abituatesi all’ idea, le aziende sono più che mai convinte che convenga investire sulle potenzialità femminili.

Nel mondo del lavoro si riflette anche sulla necessità di non addossare tutto il peso della maternità alle donne lavoratrici, imponendo tassativamente che i padri e le madri godano, alternativamente, dei periodi di congedo familiare per i figli.

E’ un fatto accertato che , come dice un articolo di Cinzia Sasso del 29 luglio 2008, « molti imprenditori scartano i curricula di ragazze in età da far figli. Sembravano notizie di un’ altra era. Invece, i datori di lavoro hanno paura delle donne e delle loro assenze per maternità. Perché se un uomo fa i figli, per le aziende non è mai un problema. »

La soluzione che si impone è questa, allora : « Bisogna allargare i diritti e prevedere che i padri abbiano lo stesso periodo di congedo previsto per le donne”. Il congedo per i padri alla nascita di un bambino deve diventare obbligatorio, in quanto “ se fare i figli è qualcosa che serve a tutti. dev’ essere la società nel suo insieme a farsene carico” ».

Del resto molti padri , soprattutto tra i giovani, sarebbero felicissimi di accudire più spesso i loro figli, di essere presenti nelle loro esperienze di vita , di vivere in modo più intenso la loro crescita . Anche il Presidente degli Stati Uniti Obama ha recentemente rimpianto di essere stato spesso un “padre imperfetto”, di non aver partecipato come avrebbe voluto alla vita delle sue bambine : « Non perdetevi – riassume così le sue parole Maria Novella De Luca nel suo articolo del 22 giugno 2009 – l’ incredibile bellezza di crescere il bambino che avete messo al mondo».

Infine, c’ è da sfatare una leggenda errata e pericolosa, secondo cui le donne che lavorano mettono al mondo meno figli indebolendo così le radici della società. Una recente inchiesta sulla natalità in Italia ci presenta un quadro opposto : le regioni del Sud Italia, quelle con il più basso indice di occupazione femminile , sono in coda per indice di natalità , sono quelle dove nascono meno bambini ; al contrario le donne del Nord Italia hanno ricominciato a fare figli .« Le donne con istruzione e reddito più bassi – spiega l’ economista Daniela Del Boca – sono quelle che oggi lavorano meno e hanno meno figli. Sviluppare una rete adeguata di nidi è lo strumento più efficace per sostenere l’ offerta di lavoro tanto che un incremento dei nidi del 10% potrebbe far aumentare dal 7 al 12% la probabilità di lavorare delle donne »