L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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I ruoli nel BSDM

Sopra, sotto o tutte due? – Nel BDSM abbiamo due ruoli complementari e contrapposti, Dominante e sottomesso. Tramite i ruoli si vivono le situazioni, i giochi, le proprio fantasie. Ovviamente i ruoli non devono essere necessariamente ‘fissi’. C’è chi si trova più a suo agio nel ruolo sottomesso e chi in quello Dominante, e anche chi prova eguale interesse in entrambi. Essendo i ruoli Dominante/sottomesso speculari ma contrapposti, per giungere ad un buon livello di soddisfazione occorre un certo approfondimento e quindi un adeguato periodo di tempo ed esperienze che consentano di conoscere ed apprezzare i livelli di piacere che esso comporta.

Per sperimentare un ruolo e farlo ‘proprio’ occorre tempo e dedizione, e soprattutto tanta voglia.

Lo scambio dei ruoli in un rapporto S/m, sia con partner diversi sia nell’ambito della stessa coppia può essere una variante piacevole e fruttuosa ed un completamento delle proprie capacità di soddisfare e soddisfarsi.

Tutto ciò fermo restando che per raggiungere livelli soddisfacenti nel calarsi in un ruolo occorre un certo tempo minimo per approfondirlo e farlo proprio.

Dominante

Chi impugna le redini – Il ruolo Dominante è prima di tutto Il Ruolo con le maiuscole. E’ il Dominante, uomo, donna o gruppo che sia, l’unico soggetto attivo nel rapporto. Da lui deriva ogni atto, per la sua soddisfazione è realizzata ogni situazione, dalla sua volontà si concretizza ogni momento del rapporto.

Assumere il ruolo di Dominante è sicuramente più complicato del suo speculare dominato. Il ruolo di Dominante difatti è quello direttivo, da cui dipende tutto ciò che nel rapporto si realizza. Dovrà accollarsi ogni iniziativa e responsabilità, dando ordini, decidendo meccanismi e cerimoniali, dettando condizioni e impartendo punizioni e umiliazioni.

Starà alla Sua sensibilità saper spingere la parte dominata il più vicino possibile ai limiti che si è posta, e talvolta a superarli, a seconda del grado di eccitazione, coinvolgimento e sottomissione che avrà saputo instaurare.

La crudeltà, il trarre piacere dalla sofferenza altrui e persino l’esperienza non saranno che elementi di base per un Dominante, rispetto alla sensibilità e alla sicurezza del proprio ruolo, veri elementi fondamentali per la riuscita di una sessione BDSM soddisfacente. Una certa dose di cultura, una buona intuitività ed uno spiccato atteggiamento autoritario completeranno il quadro del ruolo Dominante, cui tutto è dovuto, nulla richiesto e cui la controparte è semplice strumento e proprietà. Il Dominante può assumere diverse definizioni in Rete, può essere Top, Mistress/Master, Padrone/a, in ogni caso e’ fondamentale notare come l’iniziale del nome sara’ sempre maiuscolo.E questa regola varrà anche per la scelta dello pseudonimo (nick) da usare in Rete. Esistono naturalmente altrettanti differenti metodi di interpretare il ruolo Dominante quante definizioni ci sono e ci sono stati nella storia del mondo, essendo poi la definizione del ruolo strettamente collegata alle caratteristiche, volontà e desideri dei singoli individui. Esistono Padrone/i dolci e crudeli, raffinati e volgari, imprevedibili e metodici, indulgenti e inflessibili. Condurre il gioco in un rapporto BDSM: questo Li unisce tutti.

Una attenzione particolare dovrà avere la parte Dominante nella gestione degli incontri, nella scelta di accessori, vestiti e cerimoniali, essendo il feticismo una componente strettamente correlata al BDSM. Tale bisogna sarà naturalmente condotta nei gusti e secondo le preferenze proprie, che decideranno dell’abbigliamento e degli accessori necessari per la realizzazione delle proprie fantasie nel modo più completo e gradevole. Un ultimo cenno vorremmo portare sul discorso del metodo. Alcuni Dominati sono soliti utilizzare la brutalità e la violenza come metodi correttivi o per il loro divertimento. Personalmente lo ritengo inutile e pericoloso in termini concreti. Chi usa la violenza mostra semplicemente di non essere capace di raggiungere lo stesso risultato (punire, umiliare o sottomettere) con la forza di volontà. Sono pertanto sintomi di debolezza che mal si confanno ad un ruolo di supremazia quale quello di Dominatrice/ore in un rapporto BDSM, oltre che avvicinarsi pericolosamente a sintomi di squilibrio e patologia comportamentale. Ovviamente qui mi sto riferendo ad atti di brutalità e violenza di una certa entità e metodicità e non certo a singole manifestazioni anche piuttosto forti o a piccoli gesti di basso profilo anche se frequenti nel corso di un rapporto articolato, atti che possono inserirsi appieno in un rapporto BDSM degno di tale nome. Esistono peraltro alcune tecniche, come lo spanking o la fustigazione, nelle quali eventuali desideri di violenza o di colpire anche in modo molto pesante la parte dominata trovano piena soddisfazione senza peraltro provocare danni fisici o lesioni gravi che con la soddisfazione sessuale, anche nel corso di un rapporto BDSM, credo nulla possano avere a che fare.

Sottomesso

Chi sta a 4 zampe – Il ruolo sottomesso è certamente più semplice, anche se per definizione più scomodo. Chi per inclinazione o desiderio scelga di calarsi a vivere il ruolo di sottomesso in un rapporto BDSM dovrebbe sempre rifletterci sopra con attenzione prima di mettere in pratica queste fantasie con altre persone.

Innanzitutto il ruolo sottomesso è sostanzialmente passivo. Anche quando agisce, difatti, il sottomesso ubbidisce ad ordini o direttive, e non certo di sua iniziativa. Ferma restando la assoluta licenza di ognuno di vivere le esperienze che preferisce nel modo che preferisce, un rapporto BDSM necessita di due parti in gioco, di cui una comanda e l’altra subisce. Ove sia la parte dominata a dettare condizioni, metodi, tempi e luoghi, sia pure nella forma di suppliche o al di fuori del rapporto in sé, possiamo tuttalpiù avere una sorta di recita priva di quella tensione che è la caratteristica base del rapporto S/m.

Se lo scopo della parte Dominante è il raggiungimento della massima soddisfazione possibile, quello della parte sottomessa è la più totale obbedienza ed il provocare il maggior grado di piacere possibile alla controparte.

Sebbene possa sembrare un paradosso al sottomesso sarà vietata anche ogni iniziativa che gli procuri maggior dolore o umiliazione. È difatti chiave fondamentale in un rapporto BDSM che la decisione di infliggere dolore o umiliazioni alla parte sottomessa sia materia di scelta e priorità della parte Dominante, che lo farà solo ed esclusivamente per il Suo divertimento o perché ne prova piacere. È facoltà dello slave disobbedire, attirando su di sé le punizioni che la parte Dominante deciderà più consone, così come potrà lamentarsi delle proprie condizioni.

Come per il Dominante, anche per il sottomesso ci sono varie definizioni: bottom, slave, schiavo/a. L’importante e’ che’ l’iniziale sia sempre minuscola, anche per lo pseudonimo. In aggiunta lo pseudonimo potra’ essere compreso tra parentesi, ad indicare che oltre al ruolo sottomesso, si appartiene anche ad un Dominante.

Benché sia cosa piuttosto imbarazzante, può capitare soprattutto ai neofiti di rendersi improvvisamente conto di non trovare per nulla divertente la situazione in cui ci si viene a trovare nel ruolo sottomesso. É naturalmente possibile decidere di smettere i panni e interrompere il rapporto, semplicemente ammettendo di avere sbagliato i propri conti. Anche per evitare simili frangenti consiglio a chi si appresta a praticare di riflettere con grande profondità sui risvolti della sua scelta.

Una volta scesi nel ruolo di sottomesso è il minimo saper reggere tutto ciò che ne seguirà fino alla fine della sessione. Accettarne regole e situazioni in modo totalmente passivo, sforzandosi ogni momento di sentire il piacere della parte Dominante come unica vera cosa importante.

Primi e fondamentali requisiti dell’aspirante sottomesso saranno quindi la dedizione e la coerenza, capacità di portare a termine il compito iniziato, per quanto sgradevole possa essere o diventare. La sopportazione del dolore fisico o il saper apprezzare e godere delle proprie sofferenze sono sicuramente ottimi elementi ma possono essere acquisiti anche con l’esperienza.

La profonda convinzione e la capacità di mantenere saldamente il proprio ruolo sono invece fattori indispensabili fin dai primi passi concreti nel mondo S/m.

Uno schiavo/a che decida di mettersi nelle mani di una Padrona/e dovrà innanzitutto chiarire con sé stesso e quindi con la controparte fino a che punto è disposto ad essere spinto, quali limiti intende fissare e che ottica ha del rapporto, oltre che notificare, se crede, le proprie preferenze e le pratiche che trova invece sgradevoli. È nella natura stessa delle cose che tali limiti saranno poi in realtà solo indicativi e certo non tassativi, in quanto nel corso della seduta sarà la parte Dominante a decidere quale limite avvicinare, quale ignorare e quale oltrepassare. A questo proposito sarà fondamentale per chi si appresta a diventare parte dominata capire che tipo di persona si ha di fronte e se possibile conoscerla almeno un poco, onde poter decidere con coscienza se compiere o meno quel passo. Così come va da sé che ogni indicazione data dalla parte sottomessa alla parte Dominante è e resterà ad unico uso di essa, che deciderà se servirsene e in che modo. La parte sottomessa dovrà quindi porre ogni sforzo nel capire al più presto le esigenze della parte Dominante ed assumere un comportamento adeguato ad esse. Nel modificarsi, accettare desideri e metodi della propria Padrona/e sta il vero lavoro della parte sottomessa. Ed è naturalmente una ricerca senza fine; e la parte Dominante dal canto suo non farà che rendere più difficoltoso ed umiliante l’ubbidire ai propri ordini, già di per sé punitivi. E nell’incapacità di giungere al proprio annullamento la parte sottomessa troverà il proprio piacere, percependo il piacere che la sua passione procura alla parte Dominante.

Switch

Chi si diverte sempre – È esperienza molto comune che chi trova eccitanti situazioni di questo tipo, pur riconoscendosi con maggior naturalezza in uno dei due ruoli spesso trovi interessante e piacevole calarsi anche nell’altro.

Essendo i ruoli solo uno strumento per realizzare le fantasie e le volontà sarebbe assurdo che la scelta di uno di essi impedisse la realizzazione e quindi l’esperienza dei piaceri propri dell’altro. Coloro che vivono tanto l’uno quanto l’altro ruolo con piacere vengono definiti switch, che in inglese significa interruttore. C’è chi riesce a “switchare” anche nella stessa sessione e chi vive un ruolo diverso a seconda della persona, dell’ambiente o del suo stato d’animo. C’è chi ritiene gli switch opportunisti che non vivono in realtà nessuno dei due ruoli, e chi li considera più completi perché in grado di capire al meglio le sensazioni del partner che vive il ruolo opposto. Come sempre, non c’è una risposta definitiva. Ad ognuno la sua esperienza e le sue opinioni. L’importante, alla fine, è solo essere soddisfatti. Per quanto riguarda le definizioni, per gli switch non esistono, se non la convenzione che lo pseudonimo sia una alternanza di maiuscole e minuscole.


Definizioni: Sadomaso o BDSM?

Sadomaso o BDSM?- Allora, a questo punto dovrebbe essere chiaro che il Sadomaso, come inteso dalla maggioranza, non ha nulla a che vedere con il BDSM. Per la Rete il Sadomaso diventa S/m ma resta comunque qualcosa di differente dalla idea (e dalle fantasie) della maggior parte delle persone

BDSM e’ un acrononimo che raccoglie al suo interno diverse categorie:Bondage & Discipline, Domination & submission, Sadomasochism, a loro volta abbreviati in B/d, D/s e SM.

Ogni “categoria” rappresenta aspetti e approcci differenti al gioco del piacere e del dolore. Vediamo nello specifico che cosa questi termini significano

B&D

L’arte del legare -, BD sta per Bondage & Discipline e riguarda metodi di immobilizzazione, sospensione e legamenti vari, che spaziano dalle corde, alle catene, ai foulard,  all’uso del cellophane (il Domopak, per capirci),  e chi più ne ha più ne metta. L’unico limite e’ la fantasia di chi vuole giocare. In un film con l’attore Eddie Murphy l’eroina di turno viene legata con la carta igienica!

C’è chi legge una netta distinzione tra giochi S/m come ‘dinamici’ e giochi BD come ‘statici’. Certamente il BD ha un alto contenuto estetico, e per questo a situazioni di Bondage sono spesso dedicate gallery fotografiche o illustrazioni. I giapponesi sono arrivati ad innalzare questa attivita’ ad arte, dandogli un nome “Shibari”.

Aldilà del fascino e della poca “violenza” che il bondage esprime di norma, va ricordato che una volta immobilizzata una persona è a tutti gli effetti in balia del partner. Qui come ovunque nel BDSM, è assai importante conoscere i propri compagni di gioco per evitare sgradevoli sorprese.

D/S

L’emozione di piegarsi – DS sta per Domination/submission e raggruppa quei rapporti in cui è centrale la sottomissione tramite umiliazioni (fisiche o verbali).

Si tratta di giochi molto cerebrali, dove trovano meno spazio pratiche cosiddette ‘violente’ tipo la fustigazione. In questo approccio trovano ampio spazio giochi di ruolo, realizzazione di fantasie, aspetti verbali e scenografici.

Ma la mancanza di violenza non deve ingannare, ance in questo caso occorre grande sensibilità e profonda fiducia per vivere questi giochi con serenità.

S/M

Il regno della frusta – sta per Sadomasochism ovvero Sadomasochismo, e caratterizza un tipo di rapporto caratterizzato da ampio uso di punizioni fisiche di varia natura e intensità. Nell’S/m talvolta perfino il rapporto di dominazione-sottomissione resta in secondo piano, lasciando spazio ad gioco di pura stimolazione fisica reciproca. Dove il gioco S/m si fa “pesante” i rischi di farsi del male davvero diventano elevati. Da evitare senza una reale fiducia reciproca.


Sadomasochismo O BDSM?

Cosa e’?

Quello che gli italiani chiamano Sadomaso è invece conosciuto in Rete con l’acronimo di BDSM, anche se in realta’ fra quello che la maggioranza delle persone pensa sia il Sadomaso e la realta’ del BDSM c’e un abisso.

Normalmente al Sadomaso viene associata la violenza, il dolore, la sopraffazione.

I media, quando pure ne parlano, non vanno oltre scenette stereotipate, quando non si limitano a richiami alla morale. Oppure la pubblicita’ se ne appropria, utilizzandola per i propri scopi.

Dovendo affidarsi solo a queste informazioni, il BDSM perde ogni significato, non ha una sua coerenza ed e’ quindi incomprensibile.

Con questo articolo, vuole semplicemente servire come un punto di inizio per coloro che non conoscendo questo universo, volessero informarsi e capire, senza preconcetti o moralismi.

Un gioco

Esatto, il BDSM è soltanto un gioco. Un gioco per adulti, responsabili e consapevoli, che decidono di sperimentare delle emozioni intense. In esso si scopre il piacere di abbandonarsi al proprio partner, o di dominarlo. Un tipo di esperienza che richiede profonda fiducia reciproca, molto equilibrio e un po’ di coraggio. E come tutti i giochi, anche il BDSM ha delle regole.

Le Regole

SSC – Come tutti sanno, ogni gioco ha le sue regole, e anche il BDSM ne ha alcune. La prima e più importante è una triade di aggettivi: SANO, SICURO e CONSENSUALE. Una triade che ogni BDSMer non dimentica mai. Questi sono i ‘limiti’ che definiscono il mondo BDSM, le barriere che lo separano da violenza, sopruso o malattia mentale. Barriere più che mai importanti oggi che il BDSM diventa ‘moda’, portando centinaia di persone disinformate e spesso poco ‘consapevoli ed equilibrate’ ad affacciarsi in comunità, clubs e ambienti BDSM. Vediamo che cosa significano ‘in concreto’.

Sano

L’importanza dell’equilibrio – Sano, ovvero non determinato dalla volontà di sfogare rancori o in stati mentali di poca consapevolezza. E’ assai importante nel BDSM che il gioco sia scevro da rabbia o sfogo di frustrazioni. Il ‘gioco del potere’ che chi si lascia sottomettere delega a chi Domina deve restare una ricerca ludica, cioè di piacere, e non trasformarsi in una patologica ricerca di potere che ‘compensi’ incapacità di dialogo o di relazione. Inoltre, L’aggettivo ‘Sano’ e quello seguente, ‘Sicuro’ esprimono insieme il limite del rischio per la salute fisica di chi ‘gioca’. Molti giochi presentano componenti di rischio anche non indifferenti, per cui la cautela non è mai troppa.

Sicuro

Giocare, non farsi danni – Sicuro, ovvero realizzato in modo da garantire la salute fisica dei partecipanti ed evitare conseguenze spiacevoli nella vita sociale. Il gioco deve quindi sia essere realizzato con attenzione ai rischi fisici e ‘sociali’ che per ogni persona possono avere limiti differenti. Ben diverso è lo sforzo nel fare da cavalcatura per un giovane in piena salute o per un individuo di mezza età, così come diverso è il rischio ‘sociale’ nel veder pubblicate proprie foto BDSM in internet per un pittore piuttosto che per un politico.

Consensuale

Adulti e complici – Consensuale, ovvero realizzato in piena consensualità dei partecipanti. Consensualità che ovviamente è valida solo dove adulta, consapevole e liberamente espressa. Aldilà di problematiche di tipo ‘legale’, nel BDSM è fondamentale che il consenso non sia ‘forzato’ da condizioni estranee alla pura volontà dei partecipanti. Rapporti di lavoro gerarchici, dipendenze economiche e persino affettive possono essere un vero ostacolo ad una scelta libera e consapevole nel realizzare un gioco BDSM.

Definizioni

Sadomaso o BDSM?- Allora, a questo punto dovrebbe essere chiaro che il Sadomaso, come inteso dalla maggioranza, non ha nulla a che vedere con il BDSM. Per la Rete il Sadomaso diventa S/m ma resta comunque qualcosa di differente dalla idea (e dalle fantasie) della maggior parte delle persone

BDSM e’ un acrononimo che raccoglie al suo interno diverse categorie:Bondage & Discipline, Domination & submission, Sadomasochism, a loro volta abbreviati in B/d, D/s e SM.

Ogni “categoria” rappresenta aspetti e approcci differenti al gioco del piacere e del dolore. Vediamo nello specifico che cosa questi termini significano


Una riflessione su De Sade

“E l’uomo e la donna sanno fin dalla nascita che nel male si trova ogni voluttà.”

Charles Baudelaire

Nell’approcciare un testo di De Sade  la paura di rispecchiarsi nei suoi personaggi, di vedere la nostra umanità stessa ridotta a brandelli dalla sua estetica del male può prendere terreno. La domanda che il lettore si pone sui scritti ancora oggi è: quali sono le mie vere finzioni? Sade è uno scrittore pericoloso, f uno dei pochissimi, veri, sovversivi delle lettere, una sorta di brigante in una terra abitata da onesti contadini.

Sade, ossessionato dal tema del vizio trionfante e della virtù vilipesa, aveva dedicato diverse riscritture a questa storia, ossessivamente reiterando la sua sfrenata passione nera fino al delirio. Delirio che prese le forme ambigue di quello straordinario romanzo che è La nuova Justine. Romanzo nero e terribile, spaventoso in ogni sua fibra, nonostante questo, anzi a causa di ciò, terribilmente comico.

Perché Justine subisce di tutto: dallo stupro fino alla tortura, viene ingannata, circuita, perseguitata, fino ad assistere impotente ad omicidi, orge spaventose, descritte con minuzia, e il suo buon cuore, la sua virtù, la sua bontà, rimangono pateticamente inalterate, producendo una dissonanza che fa scattare il sorriso, la risata, fosse anche il riso sarcastico, biliare, che i francesi chiamano rire jaune. Più Justine invoca la bontà del creatore, più si abbattono su di lei sciagure di ogni sorta. Più invoca misericordia, più ottiene di essere trattata con ferocia. Gli eventi orribili non la cambiano, ella, rimanendo salda nei suoi principi, si offre al mondo come una vittima sacrificale. Personaggio impossibile, irrealistico, paradossale, Justine serve solo a dimostrare la tesi che stava tanto a cuore a Sade: la virtù porta disgrazia, in seno alla società umana solo il vizio può prosperare. Così Juliette, la sorella, abbandonando ogni remora morale, rubando, prostituendosi, uccidendo, ottiene i favori della sorte, viene premiata dalla fortuna.

La comicità è insita anche nella ripetizione dello stesso modello: i libertini feroci di Sade sono tutti uguali, e son filosofi, e filosofeggiano intorno alla necessità del male. La loro tesi è sempre la stessa: la natura vuole il male, lo predispone, e fare i voleri della Natura è cosa somma e giusta, e tanto peggio per le vittime della loro depravazione, chi è più forte è giusto che applichi la forza. La filosofia di Sade non regge assolutamente su nessun piano, chiamarla filosofia è già troppo, si tratta, e ciò è interessante, di una parodia. E anche questo produce effetti comici, perché questi personaggi sono assolutamente grotteschi, spaventosamente grotteschi, tanto più condiscono di affermazioni filosofiche o pseudo tali le loro porcherie. Sono perciò il rovescio insanguinato dell’illuminismo, il suo frutto avvelenato.

Quella di Sade è una terribile operazione di macelleria, con cattiveria chirurgica egli ci libera dalla ipocrisie del buon cuore, mostrando l’essere umano nella sua mostruosità e la natura, non più idealizzata, come luogo del sopruso. Solo che Sade non piange su questa constatazione, l’ingiustizia lo eccita, lo sprona a duellare con le forze naturali in una gara di mostruosità.

La radicalità di Sade è questa: in nome della libertà i suoi personaggi possono permettersi tutto. Nulla di più lontano però dalla famosa frase di Voltaire: “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Gli altri qui non contano nulla, sono solo strumenti atti a soddisfare una spaventosa, e spaventosamente irrealistica, libidine. Peggio dei personaggi del Satyricon, questi libertini conoscono desideri smodati, sono senza limiti, aldilà delle stesse possibilità naturali. In Sade c’è un ritratto impietoso dell’uomo stesso, cui si riconosce e di cui si incoraggia solo il formidabile egoismo. La furia iconoclasta di Sade non ha limiti e distrugge ogni valore della religione cattolica, da lui sommamente spregiata. La sua visione del mondo è perciò un’etica cristiana rovesciata, in cui fare il male è l’immensa voluttà, e fare il bene una condanna a diventare soltanto vittime dell’altrui malvagità . E’ dunque dal sacro che Sade prende la sua energia, la pornografia è innanzitutto profanazione, scempio, aggressione a dei valori. E’ proprio la Provvidenza dei cristiani a essere rovesciata: chi fa il male trionfa, chi fa il bene finisce nella disgrazia.

Quella di Sade è letteratura di perversione, perché alla base c’è un rovesciamento, Sade diventa pervertito in sfregio di tutti i valori consacrati, delirando nelle sue pagine come un ossesso, pagine in cui risuona quella che Blanchot ha chiamato “la solitudine dell’universo”, immagine e proiezione della stessa prigionia di Sade, che, com’è noto, passò quasi tutta la sua vita in carceri e manicomi. Gli vengono attribuiti un paio di atti di violenza su prostitute, nulla rispetto a ciò che fanno i suoi personaggi, la realtà è che la sua colpa principale agli occhi della società del suo tempo non è stata soltanto la sua vita dissoluta, ma soprattutto aver scritto nei suoi romanzi il più feroce inno al male. Sade è comunque uno scrittore colpevole, la sua immaginazione nera era senza veli, senza freni, colpevolmente assurda e mostruosa. Con Sade la letteratura con gesto irato si toglie la maschera che le ha affibbiato la scuola e si mostra criminale, scandalosa, folle, perversa. Come ha visto Foucault, da un lato Sade esalta la ragione, come gli Illuministi, dall’altro la mette letteralmente al servizio del caso, del caos, della più cieca e irrazionale violenza. Sade pare uno scrittore ludico, che scrive per il proprio piacere perverso, mettendosi dalla parte dei demoni che imperversano nell’essere umano, invece di condannarli, li esalta.

Nei suoi scritti ci ha dato la più nitida delle immagini del male, agendo così, involontariamente, da moralista. Perché, orribili e mostruosi i suoi personaggi definiscono in maniera negativa l’essere umano, gettano su di esso una luce sinistra.

Il mondo di Sade è rigorosamente diviso in vittime e carnefici, deboli e forti, e nessun precetto morale può impedire che la natura si realizzi spaventosamente crudele come Sade la rappresenta. Questa è la sua convinzione profonda: fare il male è necessario, Dio è una fola, la Natura ci vuole malvagi. Non c’è nessun equilibrio nei suoi romanzi, se non quello puramente formale, tutto è eccessivo, votato a disintegrare, più che infrangere, leggi, tabù, convenzioni; l’ universo stesso non basta a contenere la fame di distruzione dei suoi personaggi, che diventano emblematici. Come ha notato Bataille, Sade è quasi liturgico, nella sua ossessiva reiterazione dell’identico copione, è sicuramente ossessionato dalle sue stesse tesi, messe in bocca a personaggi che si somigliano tutti, nell’uguale depravazione.

Sebbene in possesso di uno humor crudele e funebre, nessuno scrittore è meno ironico di Sade, nei suoi romanzi la perversione si mostra in tutta la sua violenza come un regno senza gioia, e il piacere, tanto esaltato, è ombra fra le ombre, essendo insaziabile l’anelito di questi libertini. Sade ci fa capire che la smania di distruzione è senza fondo come la crudeltà umana, quando l’uomo raggiunge quella che Bataille chiamava, riferendosi proprio al Marchese de Sade, ” la vertigine del suo scatenamento” . Tutto è parodia in Sade intendendo la parodia come un controcanto avvelenato, una profanazione costante, i suoi personaggi sono mossi da desideri stratosferici, guidati non dall’istinto, ma da un’immaginazione senza freni.

Chiuso nella Bastiglia, mentre fuori infuria la rivoluzione francese, Sade scrive Le 120 Giornate di Sodoma, sorta di Decamerone perverso, romanzo horror pornografico, tremendo noir claustrofobico, manuale della depravazione. E la Storia là fuori? Non farà altro che smarrire il manoscritto che verrà pubblicato per la prima volta nel Novecento.

Sade è uno scrittore scandaloso ancora oggi e lo sarà sempre, perché il suo scandalo è stato attaccare furiosamente le fondamenta stesse del vivere civile. Si è messo dalla parte del Male, e lo ha descritto con tutta la violenza dell’immaginazione, è stato maniacalmente preciso nel descrivere i contorni dell’umana depravazione, così preciso da dare il nome una perversione, il sadismo appunto. E’ stato così follemente preciso da diventare l’ emblema stesso della crudeltà. E’ il cattivo maestro per eccellenza, il genio maligno che ci osserva dalle profondità della nostra ombra.


Master, Padrone, Partner… facciamo un po’ di ordine

Nella mia breve introduzione al bondage e alla stimolazione dei sensi ho volutamente evitato definizioni come Master e Padrone, preferendogli il più asettico e generico Partner. Da una parte perché una Mente Desiderosa potrebbe desiderare di sottomettersi ad una donna, ad una Padrona quindi o ad una Mistress, ma anche perché volevo riservarmi di spiegare meglio il significato di questi ruoli, che tanti espongono come un blasone senza conoscerne il significato né la differenza.

Il Master sulle navi mercantili è una sorta di capitano (tant’è che “Master and Commander”, con il premio Oscar Russell Crowe, non è un film sulla dominazione, ma una storia di mare). In ambito audiovideo invece, il Master è la Matrice originale da cui si realizzano le copie.

Master è quindi, non solo un leader, ma l’iniziatore di un processo. Nel nostro caso, chi è a conoscenza delle regole e ha l’autorità per condurre il gioco.

Il Padrone invece è tutt’altra cosa. L’attributo evoca il senso di appartenenza e di assoluto dominio sulla schiava. Un dominio che può esercitare solo chi è dotato di una sicurezza che trova profonde radici in una grande forza sia mentale che psicologica. In altre parole nella cultura. Un requisito che viene sempre ben specificato negli annunci BDSM.

In entrambi i casi, niente a che fare con l’imponenza o la forza fisica. Tant’è che spesso, soprattutto nella cinematografia tedesca BDSM, vediamo Master/Padroni alti poco più di un metro e sessanta dominare schiave dal fisico statuario.

Un preambolo necessario per mettervi in guardia da quei sedicenti Padroni o Master che confondono tranquillamente le definizioni rivelando che, alla fine dei conti, ciò che cercano è solo un fugace amplesso oppure una sospirata masturbazione davanti alla “vittima” (stavolta trovo più giusto chiamarla così), ignara perché bendata.

Non smetterò mai di raccomandare quindi, soprattutto alle neofite, di dialogare a lungo, di comunicare, di chiarire… prima di mettersi nelle mani di uno sconosciuto.

Non vi fidate neppure di chi espone foto di elaborati bondage rubati in Internet, rivendicandone la paternità, quasi che quelle foto possano rappresentare una garanzia di qualità. Basta poco a smascherarli: la mancanza di un elemento comune.

Un Maestro di Bondage finisce con l’affezionarsi a determinati materiali, ai nodi, alle posizioni, addirittura alle particolari caratteristiche fisiche delle sue bondager. E sebbene li abbia sperimentati tutti e ne vanti la conoscenza, finirà per rivelarsi ora attraverso il senso estetico, ora attraverso l’ordine delle legature, od ancora usando particolari tecniche di stimolazione. La sua firma è inconfondibile.

Dei sedicenti Master/Padroni il peggiore è sicuramente quello, tremante per l’eccitazione, che lega la partner senza neppure conoscerne il corpo, come fosse un insaccato. Una figura che spesso coincide con quella del fidanzato, inesperto e senza alcuna competenza, smanioso di soddisfare “le strane voglie” di una Mente Desiderosa.

Arriviamo così ad un altro punto nodale. E’ davvero la figura idealmente perfetta quella del Master che è anche partner della bondager nella vita di tutti i giorni?

Ni, più probabilmente no. Anche se la libertà di una coppia stabile non è sicuramente paragonabile a quella di una coppia clandestina. Anche se molte Menti Desiderose bramerebbero di vivere il loro stato di sottomissione 24 su 24 (la sottomissione crea dipendenza).

Il motivo è semplice. L’autorità esercitata da uno sconosciuto sarà sempre superiore a quella del proprio partner, con cui, volenti o nolenti, si finisce con l’avere un rapporto di confidenza (altra cosa è la fiducia).

Non va dimenticato poi che il Master ha una responsabilità, una responsabilità importante che, se presa sul serio, è quasi stressante prolungare oltre la sessione/incontro, anche qualora questo duri più giorni.

E’ infine proprio il distacco dalla Mente Desiderosa che la aiuta a maturare quel senso di appartenenza che valorizza l’attesa che la divide dal prossimo incontro.

Questo il motivo per cui spesso Partner che si improvvisano Master finiscono presto per dedicarsi allo scambio di coppia. Non per creare un harem di bondager, ma per noia. Una scelta che finisce per indebolire il rapporto con la propria bondager anziché rafforzarlo, e che non stimola la fantasia, ma spinge al contrario ad esibire il medesimo noioso repertorio con bondager diverse.


La privazione del tatto: l’anticamera del bondage

L’impossibilità di toccare è proprio uno dei piaceri alle radici della pratica del bondage. Scontato specificare che torneremo più e più volte sull’argomento, magari stimolati da qualche domanda specifica formulata proprio da voi, Menti Desiderose.

Limitare il tatto non significa indossare un paio di calze o di guanti pesanti, ma creare una situazione che vi stimoli a desiderare, ma al tempo stesso non vi permetta di interagire con esterno, col vostro corpo e quello del partner. Il classico gioco del “vorrei ma non posso”.

Un esercizio importante per elevare le vostre capacità amatorie e la sensibilità del corpo, nel dare e nel ricevere.

In effetti, nell’accettazione del bondage, il lasciarsi legare, c’è una valenza psicologica importante, un forte atto di fiducia, una prova d’amore che gratifica fortemente il partner. Vi state donando a lui. Non proprio come quando avete perso la verginità, ma quasi.

Avete presente quei test psicologici che si usano per verificare se c’è intesa all’interno della coppia, con lei che deve lasciarsi cadere a peso morto e lui che la deve sostenere prima che tocchi terra?

Ecco, lasciandovi legare, state facendo la stessa cosa. State rispondendo ad una domanda importante per voi e per il partner: quanto mi fido di lui? fino a che punto sono stanca dell’ “io sopra e tu sotto o io sotto e tu sopra”? fino a che punto sono disposta a mettere in discussione i limiti che mi sono stati inculcati?

Oltre alla valenza psicologica, ci sono poi l’aspetto fisico-erotico, e quello… atletico.

Con le mani legate dietro la schiena – la posizione più gettonata – gli state dando l’accesso incondizionato al seno, al pube, alle cosce, all’ano… Insomma, alle zone erogene più importanti. Una scorciatoia per mettere fine a tutte inibizioni. Ai “cosa penserà di me se io gli permettessi di…” “Chissà cosa sarebbe se…”

Pensate anche alla penetrazione. Spesso non è profonda come potrebbe. Con il bondage non avrete alcuna possibilità di… gestirla. Vi sentirete per la prima volta aperte come un girasole baciato dal sole a mezzogiorno!

Legate ad arte non potrete fare le riottose se il partner, preso dall’eccitazione, vi penetra con un dito il secondo canale, oppure vi strapazza un po’ più del solito i capezzoli. Se avete una bella ball-gag in bocca potrete al massimo mugugnare un po’. Tanto vale concedervi finalmente quei piaceri a cui, per stupide inibizioni e altrettanti stupidi tabù, vi siete finora negate.

Con le mani legate dietro la schiena infine, dovrete imparare a fare le cose diversamente.

Prendiamo ad esempio il rapporto orale. Quanto vi aiutate di solito con le mani? Quanto vi viene naturale stimolare il pene fino a masturbarlo per aiutarlo ad eiaculare?

Ora immaginate di poter utilizzare solo la lingua e le labbra. E’ sicuramente un po’ più stancante, ma l’atto durerà molto più a lungo e sarà incredibilmente più appagante, per entrambi.

Non ci sarà rischio inoltre di eiaculazione precoce, se lui saprà allontanare la vostra bocca dal glande ogni qualvolta sente che sta per venire anzitempo.

Il bondage in definitiva, è anche un modo per fare meglio l’amore. Proprio quello che fate già – lo spero per voi – tutti i giorni.


Bondage


Desiderio di Bondage. L’erotismo delle corde

E’ forte l’erotismo che esercita l’arte del bondage sugli animi e soprattutto sui desideri femminili. Sempre più la fotografia, la moda e tutte le arti figurative strizzano l’occhio alle suggestioni legate a questo affascinante mondo e dal bondage trovano ispirazione. Ma intorno a questo universo fatto di corde, nastri, cuoio, latex e qualsiasi altra cosa che possa stringere, contenere, immobilizzare, legare, c’è ancora come un’ aurea di timore. Molte infatti, sono le donne desiderose di scoprire questo affascinante modo di amare, ma che, per paura di tutto quello che di negativo si associa spesso al mondo BDSM, abbandonano i  desideri e lasciano la voglia di legare o farsi legare ad alimentare solo le fantasie erotiche. Troppa confusione e troppa ignoranza, generata da una cattiva comunicazione, e soprattutto troppa inesperienza hanno fatto di questo mondo un universo da temere, da cui stare lontano se non si vuole finire in una pagina di cronaca.


Le quattro spine


Legata


La bestia legata


Bondage


Tensione


Il Bondage

C’è chi si eccita con lo spanking, cioè sculacciando più o meno dolcemente il compagno, e chi invece è appassionato di bondage, ovvero la pratica che consiste nel legare o farsi legare durante il rapporto sessuale.

Che cos’è il bondage?
Bondage significa letteralmente schiavitù, soggezione, e questa pratica consiste in un insieme di attività sessuali basate su costrizioni fisiche eseguite con legature, corsetti, cappucci, bavagli o più in generale sull’impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire.
Si tratta di una pratica sessuale nata e diffusa dalle geishe, che intrattenevano con canti, poesie, cerimonie del tè e qualche passaggio di bondage i clienti: oggi il bondage è uscito dalla clandestinità per diventare più popolare e alla portata di tutti.
Il bondage, come le altre pratiche sadomasochistiche, se si condivide e non si impone, cioè se il sesso è sano, sicuro e consensuale, non è una perversione. Si tratta di un sottile gioco di fiducia all’interno della coppia, perché chi ha fantasie di dominio sull’altro sa che è il partner a decidere fin dove arrivare. Chi invece ha fantasie di sottomissione prova piacere proprio per il fatto di affidarsi completamente all’altro.


Tipi di bondage
Bondage
Il light bondage, consiste nel legare solo mani e/o piedi mentre ci sono poi forme di annodamento più complete, nelle quali si impedisce ogni movimento alla persona sottomessa, talvolta impedendogli completamente ogni contatto col terreno.
Chi mette in atto questa fantasia deve avere una certa dimestichezza perché le corde possono impedire al sangue di scorrere correttamente e quindi bisogna fare molta attenzione.
Durante il bondage non è obbligatorio il rapporto sessuale, perché spesso il piacere che si trae non proviene dalla penetrazione, ma il costrittore è eccitato nel sentire l’altro a sua completa disposizione ed il piacere del “costretto” proviene dall’essere in balìa del suo “padrone”.


Tecniche e strumenti

  • Metal bondage: basato sull’uso di materiale metallico per i legamenti: catene, ferri e manette;
  • Karada: è l’antico metodo di legamento giapponese, considerato una vera e propria arte. Un’unica corda di seta (bianca o nera) viene disposta in modo da disegnare una ragnatela sul corpo del sottomesso
  • Shingiu: consiste nel legare con una corda bianca il seno della partner.
  • Shibari: fa parte della karada ed è l’avvolgimento del torace.
  • Surakambo: si tratta di legare le zone inguinali, e le corde assumono l’aspetto di uno slip.
  • Sospensioni: un metodo scenografico di bondage che richiede grande abilità ed esperienza perché la persona legata viene appunto sospeso in aria e, a volte, lasciato dondolare.

Tecniche bondage

I limiti

L’unico freno a questa pratica è il dolore; non bisognerebbe oltrepassare la soglia stabilita e quindi chiarire fin da subito che cosa piace e cosa no, altrimenti il rischio è che uno dei due partner soffra. Bisogna poi essere esperti e non improvvisarsi, per evitare di fare del male. Per questo motivo sono nati dei veri e propri corsi per imparare quest’arte, basta digitare su un motore di ricerca le parole “corsi bondage” e appariranno numerosi siti di club e negozi che organizzano proprio delle serate a tema!