L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Nascita della Stregoneria e della strega

L’Antica Religione pagana nasce attorno al IX millennio a.C., quando gli uomini e le donne che popolavano il nostro pianeta cominciarono ad attribuire un’importanza sovrannaturale alle manifestazioni incomprensibili alle quali erano sottoposti quotidianamente. Ecco che allora le stelle, i pianeti, gli animali, le piante, ma in particolar modo il Sole e la Luna, ebbero il privilegio di essere riconosciuti dalla specie umana come divinità a cui rivolgere le proprie suppliche e i primi veri e propri rituali.
Compare dunque la prima autentica immagine del Dio Cornuto, signore delle selve e delle foreste, generoso dispensatore di selvaggina, venerato dall’uomo-cacciatore con rispetto, tanto da erigere in suo onore rudimentali ma sinceri altari di cui ancora oggi abbiamo testimonianza. Nel frattempo la donna presiedeva al focolare, si occupava dell’allevamento della prole ed era un’attenta conoscitrice della medicina delle erbe. In entrambi nasceva man mano l’esigenza di credere in qualcosa oltre la morte, misterioso ed incomprensibile evento che dagli albori del mondo suscita paura ed attrazione e con essa il timore di rinascere lontano dal proprio clan di appartenenza e dal proprio luogo di origine. Nasce insomma l’esigenza di credere ed ancor di più sperare nella Reincarnazione.
stregaAd ogni persona del clan vengono impartiti i compiti in base alle proprie attitudini ed è proprio qui che spicca all’interno del gruppo l’immagine della donna saggia, sapiente nella medicina e nel trattare le erbe, votata ai piccoli Dei, vicina alle esigenze di una popolazione che ripone nel suo operato una fiducia estrema, alle volte persino esagerata. Il termine “strega” ha un’etimologia piuttosto complessa e sicuramente discutibile. Per certo sappiamo che il nome specifico attribuito a queste fenomenali persone è “lamia”, in relazione all’amante di Giove, che aveva la mitologica capacità di trasformarsi in animale (questo sarà poi un argomento sul quale tutta l’Inquisizione medioevale insisterà nel corso dei suoi scellerati processi).
Per quanto concerne il termine vero e proprio, molte sono le fonti che asseriscono la derivazione di “strega” da “strix”, o “strige” – l’uccello notturno – mentre il sostantivo “masca”, utilizzato prevalentemente nell’Italia settentrionale, ha un’origine longobardo-germanica e significherebbe “Spirito ignobile”, comunque sicuramente associabile a “maschera” ed a “Carnevale”, una delle più antiche delle festività pagane. Solo attorno al primo millennio si hanno effettive testimonianze sull’attività di “congrega” di più persone (in prevalenza donne), alcune delle quali costituirono i due gruppi magici europei dai quali trascendono tutte le attuali forme di aggregazione stregona presenti nel nostro continente: la Società di Diana e la Signora del Gioco.

Inizio della persecuzione

Si cominciano ad avere notizie ufficiali sull’attività giuridica contro le cosiddette “malefiche” sin dal II secolo d.C. con l’introduzione di alcuni concili ed editti. Si rilevano giudizi contrastanti riguardo l’atteggiamento da tenere verso chi opera “magicamente”. Mentre il Concilio di Ancyra (314 d.C) e il Concilio di Alvira (340 d.C.) scatenano la prima vera persecuzione contro chi si avvale del maleficio e della magia nera, paradossalmente L’Editto di Rotari (640 circa d.C.) tende a condannare sì le pratiche magiche, ma a ragion veduta anche chi procurasse danni alle presunte streghe.
Anche se con l’Editto di Liutprando (720 circa d.C.), con il famoso Canon Episcopi (1000 circa d.C.) e con i Decretum di Graziano (1130 circa d.C.) la Chiesa inveì giuridicamente contro l’atteggiamento pagano ed eretico in generale, fino all’ XI secolo le cosiddette “streghe” furono in linea di massima ignorate, poiché dapprima la persecuzione venne rivolta contro i Manichei e i Catari. Questi ultimi possedevano all’interno dei loro gruppi vescovi e diaconi iniziati che erano considerati “divini” e predicavano l’assoluta libertà verso ogni tipo di piacere terreno, ammettendo nel loro credo l’esistenza della Reincarnazione e soprattutto spingendo il popolo a non contribuire con offerte agli introiti della Chiesa.
La persecuzione si estese fino a toccare i Valdesi e gli Albigesi, con l’accusa primaria di utilizzare la magia durante le loro assemblee religiose, fino ad arrivare alla gente delle campagne, i cosiddetti pagani, colpevoli di idolatria e di pratica della Vecchia Religione.

Relazione tra papato ed Inquisizione – Il Malleus Maleficarum

Come abbiamo potuto constatare la Chiesa si abbatté con il suo sacro maglio su particolari forme di eresia, prevalentemente su quella Catara, per poi toccare solo successivamente i casi di magia e stregoneria. Comunque fino al 1200, prima dell’avvento al pontificato di Federico II, chiunque fosse accusato di pratiche occulte era passibile di scomunica, mentre successivamente cominciarono ad accendersi i primi roghi e ad innalzarsi i primi patiboli.
Il tribunale dell’Inquisizione si aggiudicò il potere decisionale assoluto grazie alla bolla “Ad Extirpanda”, promulgata da Innocenzo IV, che introdusse legalmente per la prima volta nella storia della Chiesa l’utilizzo della tortura come complemento giuridico per lo svolgimento dei processi. Grandi figure inquisitorie divengono i crudeli miti della caccia alle streghe e spiccano altisonanti i nomi degli spietati Nicholas Eymerich, Pierre de Lancre e Torquemada, terrorizzando i tribunali di tutta Europa.
Dal 1300 in poi la Chiesa definisce eretici coloro che attraverso rapporti diabolici entrano in possesso di conoscenze magiche e vengono altresì considerate pratiche eretiche l’invocazione di potenze infernali, la lettura di formule magiche ed addirittura il mettersi in cerchio a danzare o a suonare. Dal 1320 al 1420 solo in Europa vengono pubblicati tredici trattati giuridici sulla stregoneria, all’interno dei quali vengono toccati temi quali la metamorfosi, il volo ed il Sabba, termini che da questo momento in poi entreranno a far parte del vocabolario accusatorio di ogni tribunale ecclesiastico.
L’apertura ufficiale della caccia alle streghe è datata 5 dicembre 1484, quando Giovan Battista Cybo (Innocenzo VIII) promulga la bolla papale “Summis Desiderantes Affectibus”, con la quale lancia l’offensiva giuridica contro le “malefiche” e dà incarico all’ordine dei Domenicani di occuparsi dello svolgimento delle indagini, nonché dell’effettiva conclusione dei processi. In particolare invita gli alsaziani Heinrich Kramer (Institoris) e Jacob Sprenger a stilare un sorta di “manuale del perfetto inquisitore”. Il Malleus Maleficarum diviene dunque il trattato legale contro la stregoneria, il “vangelo processuale” da cui attingere tutte le informazioni giuridiche per poter agire contro chiunque si opponesse alle regole morali della Chiesa e del pontificato.

erba delle streghe

Le prime copie del Malleus vennero stampate a Strasburgo nel 1487 da Gutenberg, a cui seguirono fino al 1669 trentaquattro edizioni per un totale di 35.000 copie. Oltre il volo notturno e la metamorfosi, all’interno del manuale troviamo temi ricorrenti quali: la capacità delle streghe di leggere nel pensiero, di predire il futuro, la conoscenza di lingue arcaiche mai imparate, l’aumento della forza fisica, la presenza del “signum diabolicum”, l’incontro e l’accoppiamento con Satana durante la Tregenda, il bacio osceno. Oltrepiù Institor e Sprenger mettevano in guardia chiunque si accingesse a svolgere il processo che con “sconci atti venerei” i diavoli sarebbero stati in grado di procreare attraverso la strega imputata.
Si calcola che dai primi concili (dal 300 circa d.C.) fino alla fine del XVII secolo, nel nome di un Dio ignaro della crudeltà del suo esercito, vennero giustiziate circa nove milioni di persone, tra presunte streghe, eretici, omosessuali, Ebrei, Catari, Albigesi e Valdesi.

Fine della persecuzione

Tra il 1650 e la fine del 1700 ebbe lentamente luogo il declino dell’accanimento giuridico contro l’eresia. Importanti personaggi come Heinrich Cornelius Agrippa e Giovanni Pico della Mirandola suggerirono una visione sottile ed innovativa del patrimonio delle conoscenze magiche dell’epoca, stabilendo nuove visioni del limite fra reale ed irreale.
Uomini di scienza come Copernico, Keplero, Newton e Galileo dimostrarono come l’universo fosse retto da precise leggi fisiche e non magiche, basando la conoscenza della natura sul metodo scientifico sperimentale (usando la terminologia di Galileo Galilei: “su sensate esperienze e necessarie dimostrazioni”).
Si delineò in questo modo una nuova concezione tendente a distinguere religione e scienza, definendo quindi ambiti autonomi di sapere e nuovi assetti di potere intellettuale.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 6

A partire dal 1100 si verificò un graduale cambiamento di attitudine, contrastato all’inizio e poi in seguito accolto con un favore sempre più generalizzato. Ora i cattolici più colti cominciavano a ritenere che la stregoneria del tardo medioevo rappresentasse un fenomeno nuovo, ignoto nei secoli precedenti, dovuto alla comparsa di una nuova setta che mescolava forti tendenze eretiche all’esercizio di arti magiche e che prendeva sempre maggior forza dal patto siglato con Satana. Questi concetti furono oggetto di una specifica trattazione da parte di Nicolas Jacquier (Jaquerius), un inquisitore, che completò il suo Flagellum Hereticorum Fascinariorum nel 1458: il libro fu dato alle stampe solo nel 1481 ma il suo contenuto, e soprattutto la richiesta di Jaquerius di non applicare il Canon Episcopi nei processi alle streghe, erano ben noti agli inquisitori. I primi riferimenti ai malefici e alle pratiche delle streghe si trovano nei penitenziali, elenchi di peccati e di penitenze. Nel penitenziale del vescovo di Worms, Burcardo, che risale al 1011, è scritto:

Hai prestato fede o partecipato … alle riprovevoli pratiche di quei maghi che affermano di avere il potere magico di suscitare o placare tempeste … alle pratiche superstiziose di quelle donne che si vantano di avere poteri magici, tali da modificare lo stato d’animo della gente … a quella pratica superstiziosa in forza della quale alcune donne sciagurate e indemoniate sono convinte di cavalcare insieme a Diana? Il demonio è certamente capace di assumere aspetti e sembianze umane, tanto da far balenare alla mente di un suo prigioniero felicità e sciagure…

Come vedete c’è già, all’inizio del millennio, un riferimento all’esistenza delle streghe.

Nel 1231 venne costituito l’apparato giudiziario dell’Inquisizione che si occupava principalmente degli eretici – dei catari, dei valdesi, degli albigesi – con solo qualche sporadica attenzione a maghi, indovini e invocatori del demonio. Ma la stregoneria era un’ottima accusa da rivolgere agli eretici e, successivamente, ai nemici della Chiesa, nonché a coloro dei quali ci si voleva liberare. È in questo modo che si rese possibile lo sterminio di albigesi, catari, ebrei, e persino dei templari. La prima strega condannata al rogo da un inquisitore venne bruciata a Tolosa nel 1275, e Tolosa era una città influenzata dal catarismo: così eresia e stregoneria divennero  sinonimi. Nel 1326 Giovanni XXII emanò una bolla (Super illius specula) che prevedeva  le stesse pene per streghe e per eretici. Lo stesso pontefice aveva fatto condannare al rogo il vescovo di Cahors, Ugo Geraud, accusato di aver attentato alla sua persona eseguendo pratiche magiche su figure di cera; in realtà il tribunale condannò il vescovo per un tentativo di avvelenamento – oltretutto mai dimostrato – e l’aggancio con la stregoneria consisteva solo nel fatto che, secondo l’accusa, i presunti veleni erano stati preparati da alcune donne anziane. La teologia scolastica cominciò a elaborare la cosiddetta dottrina del “patto delle streghe col diavolo”.

Nel 1468 Paolo II dichiarò la stregoneria “Crimen Exceptum” e assegnò completa libertà ai Tribunali religiosi e secolari per quanto concerneva il modo di trattare le streghe. Ma se si può dare una data d’inizio alla persecuzione sistematica della stregoneria, la si deve indicare nel 1484, anno in cui  papa Innocenzo III rese pubblica la bolla Summis desiderantes effectibus, che invitava i vescovi tedeschi a combattere con maggiore energia le streghe e gli stregoni. Essi, diceva  la bolla,

hanno abusivi commerci con i demoni e con i loro incantesimi, vaticini, scongiuri e con altri nefandi sortilegi, superstizioni, eccessi, delitti… Recentemente è infatti arrivato alle nostre orecchie, non senza procurarci gran pena, che in certe regioni della Germania settentrionale , come pure nelle province, città e territori di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema, numerose persone dell’uno e dell’altro sesso, incuranti della loro salvezza e deviando dalla fede cattolica, si sono abbandonate a demoni, succubi e incubi e facendo ricorso a sortilegi, incantesimi, congiure, altre attività superstiziose e pratiche magiche hanno sgozzato bambini ancora nel grembo della madre, vitellini e bestiame, hanno fatto seccare i raccolti, reso uomini impotenti e donne sterili  di modo che i mariti non potessero andare con le mogli e le mogli non potessero ricevere i mariti. “.

E più avanti, nella stessa Bolla, il Papa faceva due nomi:

E anche se i nostri diletti figli, Heinrich Kramer e Johann Spranger… sono stati delegati come inquisitori con lettera apostolica … decretiamo che ai suddetti venga data potestà di giusta riprensione, incarcerazione e punizione di chiunque, senza permesso e senza limitazione.”

Sette anni dopo dall’Università di Colonia fu diramato un documento ( sulla cui spontaneità esiste, come vedremo, qualche dubbio ) che rendeva noto che qualsiasi affermazione contraria alla realtà della stregoneria sarebbe “incorsa nella colpa di ostacolare l’Inquisizione”. Queste affermazioni vennero  ribadite dal successivo pontefice Alessandro VI, e così si sviluppò una delle vicende più crudeli nella storia dell’intolleranza.

Nel 1487 i due domenicani tedeschi citati nella Bolla pontificia,  Heinrich Kremer e Jakob Sprenger (Insistor), pubblicarono il Malleus Maleficarum, (Il martello delle streghe), una guida per gli inquisitori. Il libro segue di pochi anni due importanti trattati sulla stregoneria, il Fortalicium Fidei del francescano Alfonso de Spina (1459) e il Flagellum Haereticorum Fascinariorum del domenicano Nicholas Jacquier (1458). In realtà esiste una straordinaria continuità tra tutti questi trattati, a partire dalla Practica Inquisitionis Haereticae Pravitatis (1320) fino al Repertorium Inquisitorum Pravitatis Hereticae, ma è certamente il Malleus che si propone di essere – e sarà – il vero manuale del perfetto inquisitore.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 4

A Roma la magia nera era considerata un reato soprattutto quando era responsabile della morte o della malattia di un cittadino, negli altri casi le pene erano molto probabilmente lievi. Il testo originale della legge delle XII Tavole non è giunto fino a noi poiché le Tavole andarono perdute nell’incendio di Roma che si verificò intorno al 390 a.C., quando i Galli occuparono la città. Molti frammenti sono però citati da fonti antiche, vuoi testualmente (ipsissima verba), vuoi come trascrizione, spiegazione o commento di una specifica norma. Sulla base di queste reminiscenze molti studiosi hanno cercato di ricostruire il testo (la palingenesia) ma ogni risultato deve comunque essere considerato dubbio e ogni interpretazione arbitraria. E’ comunque probabile che nella Tavola VIII, molto probabilmente dedicata agli illeciti, ci fosse un riferimento alla magia nera, del quale ci è giunta solo la parte che potrebbe costituirne l’esordio: qui malum carmen incantassit….(coloro che hanno cantato un maleficio). Le altre indicazioni della Tavola riguardano le punizioni per i danni alle persone o alle cose, i furti, le frodi e le mancate testimonianze. Le pene non sono particolarmente severe, il che fa pensare che la magia nera fosse punita solo con una multa. In seguito, almeno secondo quando riferisce Tito Livio, furono promulgate leggi più severe che peraltro riguardavano in modo specifico coloro che usando la negromanzia avvelenavano il bestiame o distruggevano le messi. È comunque bene ricordare che Roma traboccò per secoli di indovini, di maghi e di streghe e che molti di costoro godevano della protezione di personaggi di alto rango e potevano operare praticamente indisturbati. Imperatori come Augusto e Tiberio, del resto, mandavano in esilio i negromanti, ma ne tenevano sempre qualcuno con sé. Quando i primi cristiani acquisirono, come libro di culto, l’Antico Testamento, ereditarono anche la convinzione dell’esistenza di esseri misteriosi capaci di controllare forze  la cui comprensione era negata alla razionalità. I cenni all’esistenza di queste forze presenti nel vecchio Testamento sono ambigui e apparentemente insignificanti e spesso sono anche il risultato di banali errori nella traduzione dalla lingua originale. Sulla frase “ non lascerai vivere la strega” (Esodo, 22,18), ad esempio, in realtà esistono non poche perplessità e, come dirò più avanti, la cosa più probabile è che si tratti di una cattiva interpretazione, un fatto abbastanza frequente per quanto riguarda la Bibbia. Qualche accenno all’esistenza di poteri occulti si trova nel I libro di Samuele e viene  spesso citata, a questo proposito, una frase in realtà molto ambigua (“poiché la ribellione è come il peccato della divinazione e l’ostinazione è come l’adorazione degli idoli e degli dei domestici”: I libro di Samuele, 15,23). Più avanti (28,7-25) nello stesso libro, Saul dice ai suoi servi: “cercatemi una donna che sappia evocare gli spiriti e io andrò da lei a consultarla”. E i servi gli risposero: “ecco, a Endor c’è una donna che evoca gli spiriti”. Quella donna evocherà realmente lo spirito di Samuele, e nel testo non c’è alcun segno che quella evocazione sia considerata blasfema e illecita. Si può dunque capire come i primi cristiani avessero un’attitudine basata sulla tolleranza nei confronti delle persone accusate di stregoneria e si comportassero complessivamente in modo simile a quello tenuto dagli antichi romani, che si preoccupavano delle streghe solo quando era possibile provare che avevano commesso un delitto. Con l’eccezione di Agostino, dunque, il Magistero cattolico si limitava a condannare la convinzione che le streghe esistessero. In questo senso fu particolarmente importante il Concilio di Ancira (IX secolo) che aveva formalizzato questi convincimenti inserendoli nel cosiddetto Canon Episcopi, incorporato nel 1284 nei Decretales di Gregorio IX e perciò divenuto parte della legge canonica.