L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Svelando… Il Cantico dei Cantici

Oggi vi propongo una riflessione sull’enigmatico  Cantico dei Cantici, frutto di meditazioni e lettura profonda,   eventualmente illuminante e decisamente alternativa.

Nel Cantico la dottrina esoterica  individua simbolicamente due piani : il primo cosmico, che descrive la processione in fieri dalla Divinità nascosta che è designata come non-essere e il ritorno alla stessa Divinità; la seconda riguarda  la prospettiva antropologica, in relazione all’origine   dell’uomo, la caduta, la rivelazione, l’esilio, la redenzione, le cose ultime (escatologia).

La Teosofia del Vajda afferma  che lo scoppio della processione dell’essere o della sua “emanazione” viene rappresentata come un atto volontario del Dio ignoto … in tal caso si parla  non tanto di creazione come produzione istantanea di cose attualmente esistenti, quanto di progressiva manifestazione di ciò che è sempre esistito, da qui la formula l’entità è stato l’emanazione di essere recentemente prodotto .  Il passaggio dall’in-conoscibile per il manifesto passa per creazione ex nihilo trans-mutandosi  in simboli nel dispiegarsi della creazione mediante le prime due Sephirot: Keter (Corona) e Hokmah (Sapienza) .

Le Sephiroth sono state   commentate da vari autori in Provenza nel XII secolo, e raccolte in un testo , il Bahir. Ma la prima trattazione delle Sephirot è contenuta nel Sefer Yetzirà ( il libro della form-azione o della Creazione) del V-VI secolo.  Esprimere in simboli il dispiegarsi della creazione, il primo evento di scissione dall’indifferenziato alla  molteplicità  dell’Essente necessitava di un  corredo di immagini potenti in logos, metafore e  figure di sostegno   teologico-filosofico e teosofico.

Il divenire dell’essere, in origine nascosta nel divino non -Essere è spargimento e diffusione delle conoscenze; e le cose ritornano  alla loro originaria ascendendo coronando unione, alla luce suprema.

In principio, le cose sono latenti all’interno della visione del  Pensiero, stadio della  prima Sephira (Kether), cui  si riferisce al primo verso : “Mi baci con i baci della sua bocca” (I-2): questo verso significa che la parola pronunciata  che aspira ardentemente ad elevarsi fino  alla combinazione ove sarà illuminato dall’incomparabile ed esaltato somma luce entro la Mente … il ” bacio “simboleggia la delizia, le cui cause sono la congiunzione dell’anima con la fonte della vita e con il germoglio Vitale.

Poi arriva a “tracciare” senza rendersi conto ancora, i contorni di quello che sarà, è la seconda modalità della saggezza primordiale, secondo Sephira (Hochma). Gli enti nell’essere sono contrassegnati in modo positivo e tutto è pronto per la loro manifestazione come entità separate. Il primo livello di essere corrispondente è la terza Sephira (Bina). Infine ques’ultima sarà  tagliata –  momento che segna  la fine del Libro della Creazione – (Sefer Yetzira) successivamente in sette Sephiroth inferiori. Ultima Sephirot è la Presenza (Shekinah chiamato Malkut o regalità o diadema). Tra lei e Tif’eret simbolica si stabiliscono relazioni coniugali e un legame indissolubile di solidarietà

Il Cantico è la dimostrazione, mediante la vibrazione d’amore, la canzone in forma poetica, aspetto della conoscenza che rivela la verità nascosta.

La donna nel Cantico è la presenza – l’entità femminile della Divinità, Shekinah presente tra gli uomini,  simboleggiato da un giardino. L’ uomo del giardino porta l’acqua per irrigare  e produce vari tipi di erbe e piante; le piante rappresentano le nazioni, gli alberi  i re e tutto il giardino riceve il suo sostentamento dalla sorgente che sgorga dall’ Eden, la Sapienza, dove le anime volano nella gioia; il fiume  riversa  le sue acque di giorno e di notte, grazie ad esso  il mondo vive.

Lo Sposo del Cantico ha in sè vari aspetti della Divinità,  il primo non-essere, e la saggezza, il Tetragramma, il nome da non pronunciare che porta all’esistenza, colui che dona vita, perché non c’è mai nome prima della creazione dell’uomo, immagine di Dio . il nome è il sigillo ricevuto a suo completamento, e tutto si chiama in base  all’uomo, perché egli è coronato, decorato e ornato  dalle dieci Sephiroth, questo è quello che i medici hanno insegnato circa il primo uomo: “nel sesto giorno, ha imposto i nomi”.

” Il mio Amato è andato giù al suo giardino, alle aiuole profumate, 
per trasportare pascolare nei giardini e per raccogliere gigli “.
Ci fermiamo qui al momento con  questi commenti sul Cantico dei Cantici, ma c’è molto altro da dire.

Note:
1 – Chouraqui  : L’Universo della Bibbia 10 volumi – Ed Lidis.
2 – Paul Villiaud  : Il Cantico dei Cantici da Editions tradizione ebraica di oggi
3 – Georges Vajda  : I commenti dei Ezra di Gerona sul Cantico dei Cantici  Col. Pardes, Ed. Aubier Montaigne
4 – Opere mistiche di San Bernardo Ed du Seuil ..


Cantico dei Cantici – audiolibro

Per l’ascolto cliccate direttamente sull’icona, Buon ascolto

 

Un concentrato di erotismo e sensualità, a voi tutti affezionati lettori  di questo anfratto telematico esclusivo  l’enigmatica spezia traboccante della Tōrāh (תּוֹרָה) in tutta  la sua poesia e preziosità lessicale.

Il Cantico dei Cantici canta l’Eros, nella sua integralità, nella sua pienezza, nella sua completezza: fisicità, sensualità (tutti i sensi interagiscono nel rapporto amoroso) empatia, attrazione, simbiosi, “chimica”, nonché tutto il mondo delle emozioni e del sentimento. L’energia che trascende la dualità Eros e Thanatos, riluce e illumina in tutta la sua peculiare e spettacolare sintesi.


Letteratura e… eros: La tradizione orientale

Nei testi più antichi, la tradizione orientale è una delle più importanti ed interessanti da questo punto di vista, sia per la quantità di opere che per lo stile.

Uno dei capolavori più antichi e famosi è l’insieme di novelle raccolte in Le Mille e una notte (in arabo: Alf Layla wa Layla), che narrano come una fanciulla riesce a salvare la propria pelle (e la propria verginità) raccontando ogni notte, per mille notti, una storia favolosa al sultano di cui è prigioniera. Quest’opera precedente il X secolo, anonima, fu conosciuta in Occidente solo molto tardi, attraverso la traduzione di Gallant (1646-1715). Altro grande capolavoro orientale, stavolta direttamente legato all’erotismo, è il Kamasutra indiano (Kama Sutra, “aforismi sul desiderio”), opera della fine del IV secolo attribuita a Vatsyayana.

La tradizione orientale giunge solo molto tardi in occidente (come si è detto sopra, Le Mille e una notte sono tradotte soltanto nel XVIII secolo). Ma vi è un testo entrato a far parte della cultura occidentale, che, anzi, ne è un pilastro, in cui si trova una ricca fonte di tradizioni orientali: la Sacra Bibbia, e in particolare l’Antico Testamento. Un’intera sezione di questo libro è dedicata all’amore, il celebre Cantico dei Cantici, dove gli accenti e le metafore spesso ardite rappresentano costanti allusioni alla sessualità dei giovani amanti (1,8):

 

…Belle sono le tue guance fra i pendenti,

il tuo collo fra i vezzi di perle.

Faremo per te pendenti d’oro,

con grani d’argento.

Mentre il Re è nel suo recinto,

il mio nardo spande il suo profumo.

Il mio diletto è per me un grappolo di cipro

nelle vigne di Engaddi.

Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!

Anche il nostro letto è verdeggiante.

Le travi della nostra casa sono i cedri,

nostro soffitto sono i cipressi.

 

Caratteristico della letteratura orientale è l’uso di iperboli e di metafore molto elaborate, proprio dello stile barocco. Lo stesso esempio riportato sopra del Cantico dei cantici mostra bene questo stile. L’uso delle metafore non si trova soltanto nelle singole espressioni ma può investire l’intero poema: in questo caso il racconto diventa allegoria. È in questo senso che il Cantico dei Cantici, rifiutato in un primo momento dal canone ebraico per il suo carattere profano, è potuto entrare finalmente nel testo biblico come l’allegoria del rapporto tra il popolo ebraico e Dio.

Come una donna vestita a più veli che lascia indovinare le forme del proprio corpo, questo stile particolare permette alle opere erotiche di “avvolgere” i propri contenuti in strati di significato, da scoprire uno dopo l’altro. Queste opere non sono pornografiche perché non rappresentano crudamente la sessualità; perché, anche laddove l’erotismo è il fine, lasciano che esso sia accompagnato da mille altri piaceri, da mille altri dettagli. È anche per questo che, ad esempio, nelle illustrazioni del Kamasutra troviamo personaggi addobbati da ricche stoffe e gioielli, appoggiati su cuscini di seta, circondati da ambienti sontuosi e curati. Nell’arte dell’allusione, sia essa pittorica, poetica o altro, il dettaglio assume un valore particolare e simbolico.