L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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L’Utopia di Wilhelm Reich

“Ogni specie di moralismo è negazione della vita e il compito più importante di una società libera è quello di dare a tutti i suoi membri la possibilità di soddisfare i bisogni naturali.”

Wilhelm Reich (Dobrzcynica 1897 – Lewisburg 1957)
Psichiatra e psicoanalista austriaco,La rivoluzione sessuale,Die Sexualitaet im Kulturkampf, 1936

 

 

L’indagine sull’Eros fonda i suoi rizomi in remoti saperi d’Oriente. Certo filo dia-logico è sopravvissuto, qui in Occidente, a margine di pensieri che peregrinano l’Umanesimo e il Rinascimento (alchimia e magia), nella pratica di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Campanella, fin ad approdare a Marx.

La profetica, ma sfocata, visione bruniana, obliqua alle passioni di Spinoza e all’Olografica in nuge di Leibniz, si focalizza nel nuovo ordine formulato da Freud (inconscio e libido); e le sorgive, antropologiche, riflessioni Junghiane.

Ora, dunque, un ribelle, un pioniere: Wilhelm Reich. Reich curiosità arguta e fine, Reich, genio. Caposcuola di Alexander Lowen, studia per anni l’amplesso “psiche-soma”. Mostra l’esistenza di un’energia che pulsa in ciascun organismo, e senza sosta cerca la decifrazione della vita viva. Egli valica barriere concettuali, disvela la calle che conduce a Kundalini; vilipesa dalla concezione meccanicistica, figlia del dualismo cartesiano.

In armonia col maestro Freud, identifica nella realtà sessuale del paziente, l’origine capitale del disagio, e cioè: una cospicua porzione della vita psichica è accudita da processi inconsci; i bambini accrescono un vivace erotismo la cui energia è il motore; la sessualità infantile rimossa reca dolorosi strascichi alla prosperità interiore; la formale morale coercitiva, ben lungi dall’essere trascendente, è somma di misure oppressive abili a reprimere la sessualità nell’infanzia, nella pubertà e nell’età adulta.

La monacale attenzione al corpo e alla sua funzionalità scorta Reich a sensazionali scoperte e i suoi scritti rendono chiave di lettura e risoluzione alle questioni moderne. Desueto: non è lemma che si confà a questo talento, né alla sua opera. Gli studi in ambito fisico, biologico e psicoanalitico, accendono nuovi scenari e fresche metodologie, che allorché applicate assicurerebbero più stima per la vita, e maggiore presa d’atto.

Merleau Ponty asserisce: “Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo; è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all’oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all’opera d’arte.

Esser creatura denota legarsi a un luogo definito; la nostra, per di più, non è in origine nello spazio, bensì vi s’inserisce. La sua spazialità è nella misura in cui essa si compie. Un corpo che muove nello spazio, che «acciuffa» e «comprende» tale oscillazione, non con la sola vista o il sol tatto, ma con compiutezza di esser carne. Le parti del corpus non sono dispiegate l’una accanto all’altra, ma implicate l’una nell’altra: in un’esperienza integrale, grazie alla quale i “contenuti visivi e tattili” vivono a solo titolo d’istanti inseparabili.

È qui partecipe un connubio indissolubile tra sessualità, conoscenza, e volontà in potenza. Freud stesso definisce erotismo “la capacità generale di un soggetto di adeguarsi ad ambienti diversi, di crescere attraverso differenti esperienze e di acquisire nuove strutture di condotta”. Il vissuto orgastico fornisce il passpartout dell’esistenza, poiché vi si proietta la misura d’essere. La sessualità, ergo, non identifica l’esistenza, ma si elegge ad accessorio capitale come la vista o l’udito.

I prodromi fisici a sè legati costituiscono le molte manifestazioni di malessere, giacchè quintessenza dell’individuo rispetto all’esistenza.

Merleau-Ponty richiama l’essenziale differenziazione husserliana di Körper: macchina anatomica cartesiana oggetto di scienza, e di Leib «Io posso» (Ich gehe) unità originaria e vissuta della coscienza. A partire dalla descrizione fenomenologica di attuale differenza, il pensatore d’Oltralpe si candida a reinventare una genealogia della coscienza per sottrarsi con giustizia all’impasse del dualismo cartesiano. Egli stesso attesta:

Con il mio corpo (Leib) io mi impegno fra le cose, esse coesistono con me in quanto soggetto incarnato, e questa vita nelle cose non ha nulla in comune con la costruzione degli oggetti scientifici, […] io comprendo l’altro tramite il mio corpo, come tramite questo corpo percepisco delle “cose”.

Ebbene, Il filosofo esige allora sottolineare, l’incipit in base al quale a partire da carnalità agita, da relatività connaturata, là è plausibile frequentare tanto la vita quanto verità intersoggettive. È in tal “singolare sapere” che rintracciamo il mondo e l’umanità, «solo perché siamo un corpo», e persino la scienza e la filosofia stessa si scoprono barbicate, ancor prima di qualsivoglia conoscenza etica, dianoetica e puramente intellettuale.

Amerò appaiare siffatta profonda folgorazione alle teorie di Reich, dacché ne riflette veridicità e forza. Incontrare l’ambiente preannuncia l’innescare di una chimica che accorda il corpo e si trasmuta in azione. L’incanto fisiologico di cui siamo struttura, contiene e opera come un congegno di precisione, con discordi frequenze da soggetto a soggetto, ciò ci rende unici, come esclusive e impareggiabili sono le espressioni sagge e raffinate. Nella società astratta che egli figura, l’individuo non riceverebbe obbligo di precetti morali a garanzia del mutuo rispetto, giacché ognuno scorgerebbe davvero in sé, nell’etica “naturale”, il valore di un’armoniosa coesistenza.

Per lo scienziato austriaco, qualora la società suggerisse regole a maggior misura tolleranti e non soffocanti la potenza orgastica, non si renderebbe tassativa la sottomissione a una probità coatta, in tal criterio si eclisserebbero perversioni, sadismo e atto masochistico. Finanche il complesso d’Edipo non giungerebbe a insorgere, impugnando così la stimata unicità di tal freudiano complesso. Tanto è vero; in una società ideale atta a non boicottare l’erotismo infantile, gli infanti potrebbero serenamente consacrarsi a trastulli genitali senza sovraccaricare l’impulso di rinuncia al corpo materno. Seppur il bambino vi abdicasse, avulso da rischi e incagli, nutrirebbe le intime pulsioni distante da illogiche colpevolizzazioni.

Persino la nozione d’istinto di morte elaborata da Freud viene posta in controversia. Reich ritira qualsiasi tesi di distruttività costituzionale e consacra la natura accessoria di ogni comportamento antisociale che abbia radice in strutture difensive sviluppate dall’Io all’ombra di un’educazione punitiva e assolutista. Le forze distruttive figliano pertanto da una passione mal appagata in virtù di modelli sociali indirizzati ai richiami delle classi di potere. Egli rimarca come la società odierna sia latrice di una moltitudine di norme volte a reprimere, puntellando che grazie al metodico avvilimento di una sessualità naturale, l’economia capitalistica persegua i propri fini di manipolazione e asservimento dei ceti più deboli: di fatto un deperimento dell’autostima e della forza d’intraprendenza e rivolta.

Reich disapprova in egual misura la tesi freudiana in cui civiltà ed evoluzione formativa scaturiscano da un’esaltazione di parte della libido; eco di rinuncia alla gratificazione. Infatti, laddove Freud avvalora come l’affettivo ammontare delle pulsioni non agite sia gregario della sublimazione per il perseguire di fini socialmente utili, Reich elabora: l’energia repressa non dà genesi ad azioni creative o costruttive tout court; di contro la frustrazione convoglia a una reale atrofia dello spirito d’intraprendenza. La rinuncia libidica pertanto, è humus di tutte le psicopatologie e numerose affezioni somatiche quali i tumori.

L’energia sessuale è biologica, e ogni suo altro impiego, spetta essere una digressione dal suo corso spontaneo.La natura innanzi positiva dell’uomo la si ritrova in sparuti individui che, godono ancora una sessualità genuina, e cioè di un carattere genitale. Artisti, poeti e filosofi hanno matrice maieutica: la sagacia di progettare inconsciamente la realtà in cui interagiscono; essi profetizzano orizzonti per il volgo non proprio agibili.

Freud assicura che urgano uomini audaci di fantasticare prima di comprovare. Il modernismo viennese di cui Freud e Reich sono fulgidi talenti, tentò di arricchire e fondere il sapere orientato ai fondamenti di Darwin. Debuttarono, così, vergini prospettive nella medicina, nelle arti, nella filosofia, e nell’economia; un dialogo che permane ancora. Ciò che siamo non sta più nei geni altresì nella cultura. L’attività sinestetica indotta dall’uso di essenze vegetali psicoattive, nel moto dei millenni, inalvea un cosmo interiore lungi dalla coscienza ordinaria. Sia il sistema immunitario, sia la coscienza, apprendono, discernono, rammentano. La coscienza ordinaria merce finale di un processo di filtrazione, e dell’esperienza psichedelica quale antitesi di questa edificazione, è stata proposta da Aldous Huxley. L’esercizio dell’innominabile astrae e ricava lo spettacolo della vita tramite atti d’immaginazione. Gli allucinogeni possono esporre l’individuo alla ruggente forza del Tao. L’impatto di questa chimica nella dieta è stato più che psicologico: tale uso è garante d’indivise funzioni psichiche che leghiamo all’immagine di umanità. La società, oggigiorno, riterrà arduo gradire giacché ha reso tabù l’estasi indotta da mezzi farmacologici. Come la sessualità, e gli stati alterati di coscienza, sono illeciti perché consciamente e/o inconsciamente connessi al mistero delle origini. Tali pratiche dilatano i confini e minacciano il dominio di un ego non riflessivo.

Terence McKenna dichiara che comprendere l’essere umano palesi interpretare la sua unicità. La ferrea lottizzazione tra umanità, e resto della natura, è così appariscente che, per i pensatori prescientifici fondava prova sufficiente che fossimo divinamente i pupilli del creato –diversi-, e più conformi a dio. Caratteristiche e conquiste che ci contrassegnano possono ascriversi alla categoria delle attività cognitive: danza, filosofia, pittura, poesia, sport, meditazione, fantasie erotiche, politica, autointossicazione estatica. Siamo davvero Homo sapiens, l’animale pensante; creiamo inusuali opere e propugniamo profondi modelli teorici e matematici dei fenomeni. E gli umani si distinguono anche, per il numero delle diverse sostanze delle quali fanno uso, e alle quali divengono assuefatti; i nostri atti sono tutti frutto di quella dimensione.

Materialismo, estraniamento dalla natura, mancanza di soddisfazioni professionali in un mondo del lavoro meccanizzato e senza vita, noia e mancanza di scopi in una società ricca e iper-satura, la perdita di un fondamento filosofico della vita dotato di senso. Una “nuova consapevolezza della realtà” che potrebbe diventare la base di una spiritualità non fondata sui dogmi delle religioni esistenti ma nella visione interiore di un senso più alto e più profondo dell’esistenza” “Quando certe visioni saranno interiorizzate nella nostra coscienza collettiva, potrà essere questo il punto di partenza da cui la ricerca scientifica e coloro che finora hanno distrutto il pianeta – la tecnologia e l’industria – serviranno lo scopo di riportare il nostro mondo a ciò che era all’inizio: il giardino terrestre dell’Eden. Questi concetti sono stati espressi dal genio della chimica che si trasforma così in un profondo filosofo della natura ed un critico visionario della cultura contemporanea.

La distanza critica dall’euforia della generazione hippie – flower power sull’LSD non ha fatto mollare Albert Hofmann, pur ammettendo di essere il padre di un “bambino difficile”, come sottolinea in uno dei suoi lavori più conosciuti, ha sempre evidenziato i rischi derivanti da un uso incontrollato della sostanza. Esperienze psichedeliche in un setting sicuro possono aiutare la nostra coscienza ad aprirsi a questa sensazione di connettersi ed essere un tutt’uno con la natura.

L’LSD ed altre sostanze correlate non sono droghe secondo il senso comune, ma fanno parte delle sostanze sacre, utilizzate per migliaia di anni in settings rituali. Gli psichedelici classici come LSD, Psilocybina e Mescalina sono tutte caratterizzate dal fatto di non essere nè tossiche nè di indurre dipendenza. Mi preme a questo punto delineare le forme della Grandezza Umana sono il Santo, il Saggio e il Genio.

I cammini che gli uomini scelgono per conseguire la più ampia e profonda coscienza della realtà sono diversi. La religione, l’arte e la scienza, cercano con mezzi propri la via che possa condurre alla conoscenza unificata dell’uomo e dell’universo.

Il Santo cerca l’unione e la fusione per la contemplazione o per l’amore.

Il Saggio arriva ad essere umile seguace del comportamento della natura. Per poter conoscerla deve rispettare il suo corso, descrivere la sua morfologia e udire i suoi segreti palpiti.

L’Artista dalla sua parte, tenta di rivelare realtà interne che sono, nel fondo, realtà cosmiche. Si rimanda così a uno strumento lucido delle forze di organizzazione e creazione che si fanno presente in lui, in maniera imperativa. L’Artista si sperimenta a sé stesso, compartecipando nella creazione universale.

In ogni essere umano alitano le forme di grandezza umana. In ogni essere umano dorme un titano, un genio, un amoroso.

Gli effetti che hanno le droghe, che espandono la coscienza nell’uomo comune, gettano molta luce sulla comunicazione della grandezza interiore, addormentata o latente; si collocano nell’esperienza della totalità.

Il sentimento di intimo vincolo con se stessi, con la natura e con il prossimo, è una esperienza

suprema che si ha rare volte nella vita. Sperimentarla una sola volta, permette di iniziare un cambio di comportamento verso sé stessi e verso gli altri.

Il sapere con “certezza” che non siamo esseri isolati, ma bensì che partecipiamo nel movimento unificatore del cosmo, basta per spostare la nostra scala di valori. Ma questo sapere con certezza non è un sapere intellettuale, è un sapere più commovente e trascendente.

Gli egiziani nel Libro dei Morti fanno riferimento al potente sentimento di unità ontocosmologica: “ Sono una parte delle parti, della Grande Anima Incandescente”.

Per gli uomini di questa civiltà, minacciati, depressi, tirannizzati dalla meccanizzazione e dalle ideologie, la possibilità di raggiungere uno stato di coscienza amplificata è quasi impossibile.

I nostri abiti mentali ci hanno svincolato dalla totalità.Questo ci fa pensare che la riscoperta degli effetti delle droghe “enteogene” espansore della coscienza e il conseguimento della sintesi chimica del LSD-25, la mescalina e la psilocibina, rappresentano per l’umanità una grande speranza. Questa speranza non è esenta di pericoli, giacchè non tutte le persone che ingeriscono queste droghe raggiungono la esperienza suprema. La integrazione psicologica previa alla esperienza lisergica è molto importante, così come la

presenza di una guida che conosca la fenomenologia degli effetti e senta una calda affinità per la persona iniziata. L’esperienza lisergica permette la percezione di se stessi e l’apertura amorosa, la quale, in grande scala, può correggere il destino di estinzione verso cui si orienta l’umanità attuale.

Affermava Max Planck:: “è di fondamentale importanza che il mondo esterno sia qualcosa di indipendente dall’uomo, la ricerca delle leggi che si applicano a questo assoluto mi parve lo scopo scientifico più alto della vita.” E nella ricerca dell’assoluto Reich concorse attraverso la sua penetrazione scientifica nel micro e macro cosmo, tracciando valori morali, oggi carenti, quali rivelazioni di leggi spontanee assolute che vanno ben oltre la stessa psiche: “ L’amore, il lavoro e la conoscenza sono alle origini della nostra vita, dovrebbero anche governarla.” Il dramma sta pertanto nel diniego della sessualità naturale con logico accrescimento della perversione, per limitare la quale, l’umano, in patetico circolo vizioso, scagiona il blocco della prima.

L’opera di Reich e del suo allievo Lowen, sorregge a divenire singoli solidi, sicuri, orgogliosi e colmi di dignità nel portamento come nella relazione, con peculiare sensibilità alla semplicità. Un intimo accordo con la natura riscatta da quei vincoli che ad essa indispongono.

 

 


Eros e Logos: energia vitale e pianificazione

Si deve al filosofo greco Platone lo sviluppo del concetto idealistico di Eros che influenza ancora il pensiero della società attuale.  Platone non considera l’attrazione fisica una componente fondamentale dell’amore e con questa accezione l’amore platonico è rimasto ancora nel linguaggio attuale ad indicare una relazione molto intensa tra due persone che trascende dall’attrazione sessuale. Ma il concetto è in realtà più complesso.
Nel famoso dialogo scritto da Platone, il “ Simposio”, ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fiore degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria sull’Eros. In questo dialogo Platone considera che inizialmente nei confronti di una persona si può provare amore o Eros, nella sua componente di attrazione fisica, ma la contemplazione può portare questo sentimento a divenire un apprezzamento della bellezza spirituale, o della bellezza in senso ideale. L’Eros può aiutare l’anima a “ricordare” la Bellezza nella sua forma pura. Ne segue che l’Eros può contribuire alla comprensione della Verità.
Da ricordare che per Platone gli oggetti fisici sono rappresentazioni impermanenti di idee immutabili e che solo la conoscenza delle Idee conduce alla Verità. Il mondo delle Idee infatti è perfetto. Le idee non sono però semplici rappresentazioni mentali frutto del nostro intelletto, non fanno parte del mondo fenomenico e si possono vedere solo con l’occhio della mente. Stanno in un altro mondo, l’iperuranio, e sono il vero essere.

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Un altro concetto cardine è la metempsicosi o trasmigrazione delle anime, secondo la quale l’anima, prima di trasmigrare, ha contemplato gli esemplari perfetti delle cose, per cui la conoscenza, per Platone, è reminiscenza o anamnesi, non deriva dall’esperienza, ma è innata.
In definitiva Platone considera l’Eros desiderio di completezza e unione, espressione di un bisogno di saggezza e verità. In questo senso diventa sinonimo della filosofia, che per definizione significa amore per la saggezza. E dal momento che la saggezza è la più grande delle virtù ne consegue che l’Eros esprime il desiderio per il bene più grande. Il bene di cui si parla è assoluto, cioè unico, perfetto, eterno e immutabile.
Platone considera dunque la passione erotica come un desiderio che guida l’essere umano in tutte le aspirazioni della vita. A causa della nostra finitezza, non ci è possibile raggiungere la perfezione e mantenerla in modo duraturo. Ma la perfezione dell’uomo non consiste tanto negli obiettivi che si propone di raggiungere, ma nella direzione seguita. Le idee perfette, infatti, fungono da riferimento nelle nostre azioni e ci portano a migliorare, a maturare e ad avvicinarci alla perfezione attraverso un processo evolutivo.
Il fondamento dell’impulso erotico è il poter procreare, rinnegando la morte. Creare, non solo in senso fisico, ma anche opere del pensiero che ci garantiscono l’immortalità. In definitiva, l’eros, ovvero la passione amorosa intesa in senso lato, è l’espressione del nostro desiderio di trascendenza e di immortalità. Il punto di riferimento è l’idea assoluta di bellezza (che è tutt’uno con il bene). L’amore, nella sua soggettività, ha un altissimo valore, espressione dell’aspirazione verso la bellezza ed elevazione progressiva dell’anima al mondo dell’essere, al quale la bellezza appartiene, per cui avvicinarsi all’idea di Bellezza significa avvicinarsi all’Essere e alla Verità.
Nella psicologia freudiana l’Eros, chiamato anche libido, è l’istinto alla vita innato in tutti gli esseri umani. Non è solo sessualità, è il desiderio di creare, produrre e costruire. E’ teso all’ auto-soddisfazione e alla conservazione della specie. Nella sua teoria psicoanalitica Freud oppose all’Eros l’istinto distruttivo di morte detto Thanatos. Questa pulsione porta negli uomini aggressività, sadismo, distruzione, violenza e morte. Le due pulsioni opposte, Eros e Thanatos, convivono in uno stesso individuo e nell’umanità e sono in conflitto.
Freud introduce anche il concetto di sublimazione della libido: tramite questo meccanismo le pulsioni sessuali o aggressive vengono “spostate” verso mete non sessuali o aggressive nell’ambito della ricerca, delle professioni o dell’attività artistica. In questo modo, «la pulsione sessuale mette enormi quantità di forze a disposizione del lavoro di incivilimento e ciò a causa della sua particolare qualità assai spiccata di spostare la sua meta senza nessuna essenziale diminuzione dell’intensità. Chiamiamo facoltà di sublimazione questa proprietà di scambiare la meta originaria sessuale con un’altra, non più sessuale ma psichicamente affine alla prima».
Nel 1925, per difendersi da alcune accuse che la sua teoria aveva suscitato, Freud spiegò che il suo concetto di energia sessuale è più in linea con la visione platonica dell’Eros così come espressa nel Simposio che con l’uso comune della parola sessualità.

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Nella psicologia analitica di Carl Jung Il Logos, termine greco che indica razionalità, viene indicato come l’opposto dell’Eros. Jung considera il Logos come un principio maschile mentre l’Eros è un principio femminile.
Secondo Jung nell’inconscio sono presenti due archetipi antropomorfici, chiamati anima e animus, elementi dell’inconscio collettivo. Nell’inconscio maschile è presente un principio femminile, l’anima, che è caratterizzato dall’Eros. Nell’inconscio femminile è presente il principio maschile , l’animus, che è caratterizzato dal Logos.
Attraverso il processo di “individuazione” un uomo diviene cosciente della sua parte femminile, l’ anima, e dell’Eros. Una donna, invece, diviene più cosciente della sua parte maschile, l’Animus, e del Logos.
La combinazione dell’anima e dell’animus è nota come la coppia divina che rappresenta completezza, unificazione e totalità.
Nella sua essenza, il concetto junghiano di Eros non è dissimile da quello platonico. L’Eros è desiderio di completezza, sebbene possa prendere inizialmente la forma di amore passionale. In realtà è più un bisogno di intimità psichica, desiderio di interconnessione e interazione con altri esseri viventi.
Secondo Roberto Assagioli, a livello mentale l’energia viene messa in moto dal pensiero attualizzato in maniera differente a seconda della tipologia caratteriale di ognuno. Il processo individuale nel quale la mente separa, analizza ed ordina è detto Logos.
L’essere umano può essere definito come un modello di trasformazione energetica, ispirata a modelli etici o a valori quali la ricerca di Dio, del bello, del giusto, forze propulsive tese verso un fine; l’energia del Logos è sincronica, unificante. L’energia dell’Eros è soggetta alla legge di attrazione e di causa-effetto. E’ una forza bipolare, una tensione verso gli istinti di conservazione, aggregazione e riproduzione; questi impulsi si differenziano in impulsi e desideri, si affinano nei sentimenti e si sublimano nelle aspirazioni più raffinate.
Dall’integrazione della forza vitale dell’Eros e del principio direttivo del Logos nasce la vita.
Assagioli identifica 6 funzioni psicologiche che l’Io coordina tramite la volontà:
• a livello fisico considera le sensazioni e gli impulsi o istinti
• a livello emotivo considera i sentimenti e le emozioni
• a livello mentale considera il pensiero, l’immaginazione e l’intuizione.
Queste sono schematizzate nella STELLA DELLE FUNZIONI
stella delle funzioni di Assagioli
1. Sensazioni: osservazione esteriore ed interiore
2. Emozioni, sentimenti
3. Impulsi, desideri, istinti
4. Immaginazione
5. Pensiero
6. Intuizione
7. Volontà
8. Io o Sé personale

L’Eros attiene alle funzioni inferiori della stella numerate 1,2 e 3. Il Logos alle funzioni superiori, 4,5 e 6.
Per uno sviluppo completo della personalità è necessario che tramite un atto di volontà si dia per così dire una forma alla materia, ovvero che le funzioni dell’Eros, come impulsi e sentimenti, siano canalizzati verso un obiettivo comune attraverso le funzioni del Logos, attuando un processo di integrazione di Logos e Eros. In altre parole l’energia, o forza vitale, o Eros si esprime proprio attraverso l’immaginazione, il pensiero, l’intuizione, e viene canalizzata verso un obiettivo tramite un programma complesso, frutto di un atto di volontà dell’Io. Nell’ Atto di Volontà Assagioli parla di pianificazione e programmazione della personalità.

Pianificazione e programmazione
Se osserviamo la vita contemporanea, scrive Assagioli, ci viene presentata una curiosa contraddizione. Si parla spesso di pianificazione e programmazione in campo economico, sociale e tecnico. Dall’altro lato, gli individui spesso vivono senza un piano personale ben definito e senza avere un programma di vita chiaro e consapevole. Eppure una condizione fondamentale per un piano di successo di qualsiasi genere è la pianificazione e la programmazione della vita personale.
La regola più importante di un piano è formulare, in modo chiaro e preciso, la meta che si intende raggiungere e poi tenerla sempre in mente, durante tutti gli stadi dell’esecuzione, che spesso sono lunghi e complessi.
Questo non è affatto semplice, considerando che nell’uomo esiste una tendenza a prestare più attenzione ai mezzi da utilizzare per raggiungere lo scopo, che allo scopo stesso, fino al punto di perderlo di vista. I mezzi spesso lo rendono schiavo. Per esempio l’uomo ha creato e costruito le macchine per incrementare potere e capacità, ma l’uomo molto spesso sopravvaluta l’importanza delle macchine ed invece di possederle, finisce con l’esserne posseduto. L’esempio dell’automobile è molto chiaro: è stata inventata come mezzo di trasporto veloce e confortevole ma attualmente è diventata uno status-symbol, un mezzo di auto-asserzione, un mezzo per scaricare tendenze represse. Infatti piuttosto che esserci preoccupati di inventare modelli in grado di ridurre l’inquinamento sono stati costruite automobili sempre più inquinanti e che richiedono un consumo più alto di carburante. L’automobile è diventata in sé una fonte di problemi e di stress come il parcheggio ed il traffico. Assagioli si riferisce agli anni settanta ma il messaggio è ancora molto attuale. Il processo ha portato alla degenerazione che viviamo oggi.
L’errore non è certo nella tecnologia ma nel modo in cui la utilizziamo, quando cioè perdiamo di vista lo scopo originale.
Lo stesso ci accade ad esempio con il denaro, che facilmente diviene uno scopo in sé, dimenticandoci che è solo un mezzo. Una volontà vigile ed energetica è indispensabile per mantenere i “mezzi” al loro posto, per esserne sempre padrona.
Un’altra condizione fondamentale di un buon programma è che lo scopo sia realizzabile, e non richieda capacità, impegno e risorse che non possiamo avere a disposizione. Se il programma è troppo ambizioso, dice Assagioli, è bene cambiarlo, per evitare frustrazioni ed altri effetti dannosi dell’essere vittima della volontà Vittoriana. Bisogna essere sempre preparati ad aggiustare le proprie aspirazioni. Flessibilità, dunque.
Altra regola fondamentale, la cooperazione. Un motivo ricorrente nel fallimento di molti piani è il fatto che le persone vogliono portare avanti tutto da sole.
Il programma in sé è un processo passo-dopo-passo ma che richiede di mantenere una vision d’insieme. E’ richiesta una visione trifocale: tenere sempre in mente il traguardo e lo scopo da raggiungere, il quadro generale delle azioni necessarie a raggiungerlo, la coscienza del passo successivo. Aver chiaro il prossimo passo, ma sempre in vista del raggiungimento di uno scopo più grande. E’ necessario anche che ogni passo sia compiuto al momento giusto e abbia una durata definita. Ogni fase ha il suo momento favorevole per essere compiuta, ma bisogna tenere sempre a mente la flessibilità del piano, perché la vita può riservare molti imprevisti.
Si può dire che la psicosintesi personale consiste essenzialmente nell’attualizzazione del proprio modello ideale. Una attenta pianificazione ed una paziente esecuzione di un piano di vita sono necessari se si vuole raggiungere la pienezza della propria esistenza e diventare tutto quello che possiamo diventare. Attenzione a non rendere il nostro piano di vita rigido e severo. Diamo spazio al processo di elaborazione, gestazione, accettazione, ed inoltre non dimentichiamoci di coordinare i nostri piani a quelli delle persone che ci circondano e alle regole degli ambienti in cui viviamo.

Un piano di vita è fondamentale ma anche un atteggiamento positivo è necessario al raggiungimento di uno scopo. Una delle tecniche più seguite negli ultimi anni è prendere a modello e sviluppare le qualità di quelle persone che possono essere definite vincitori, persone che hanno raggiunto alti livelli nella loro vita. Le loro principali qualità sono:
Il coraggio. Non significa assenza di paura ma capacità di dominarla. In generale il vincitore nutre una fiducia profonda nelle proprie capacità, nella vita, nelle persone e in qualche principio superiore che lo aiuterà nel momento del bisogno.
Capacità di visualizzare il futuro in modo positivo. Hanno chiaro il loro modello ideale, cosa vogliono essere ed ottenere e riescono a visualizzarlo nei particolari e con la certezza che il futuro è già presente.
Hanno capacità di sognare, ma anche di essere razionali e logici.
Sanno che un progetto si realizza passo dopo passo. Un grande progetto deve essere “fatto a pezzi” se si vuole renderlo attualizzabile. Un progetto troppo ampio scoraggia e confonde anche il più volitivo degli esseri umani, ma un grande progetto diviso in piccoli passi è molto più realizzabile. Non si lasciano prendere dallo sconforto se un intoppo li fa inciampare. Sono flessibili.
Hanno sempre chiara la visione di ciò che è necessario compiere nell’immediato. Sognano,ma non si limitano a sognare:compiono quelle azioni necessarie per trasformare il sogno in realtà. Spesso è importante cominciare.

soleluna
Sono coscienti che realizzare i sogni comporta impegno, lavoro, responsabilità, momenti difficili, sforzo, intuizione ma soprattutto la maggiore qualità richiesta è l’auto- disciplina, la capacità di tenere ben saldo in mente l’obiettivo da raggiungere, il piano per arrivare alla meta ed evitare come diceva Assagioli di confondersi nel cammino e perseguire non lo scopo ma i mezzi. L’auto-disciplina permette anche di superare ostacoli e sopportare la privazione in vista del raggiungimento di una soddisfazione più grande. Comporta il dover rinunciare a piccole soddisfazioni immediate in vista di una soddisfazione non immediata ma più grande. E’ perseveranza, resistenza, impegno, fiducia, auto controllo e la capacità di evitare eccessi che possono portare a spiacevoli conseguenze.

Programmare la propria vita richiede un serio e lungo lavoro preparatorio:non possiamo essere ciò che non vogliamo essere nella nostra interezza. Ricordate l’Eros e il Logos? Un piano perfetto deve soddisfare ognuna delle nostre parti, essendo espressione di una psico-sintesi. A volte, molto spesso, l’auto-disciplina non è possibile senza una considerevole dose di autostima e soprattutto bisogna avere sempre la certezza che il nostro modello ideale sia realmente “nostro”, ciò che corrisponde realmente ai nostri più profondi desideri e alle nostre aspirazioni.
Ritornando a Platone…abbiamo parlato dell’Eros sublimato di Freud, l’Eros come principio femminile opposto al Logos che esprime il bisogno di completezza, l’Eros di Assagioli a cui il Logos da la forma, il modello ideale in cui l’eros si esprime insieme al logos per dare il meglio di un individuo e permettergli di vivere una vita piena che sviluppi tutte le sue potenzialità. Un individuo che esprime le sue potenzialità esprime anche la sua spiritualità, si avvicina alla verità, al divino, all’essenzialità.


La ricerca dell’uomo perfetto ovvero, il complesso di Elettra

Il mito di Edipo – Il nome del complesso deriva dalla tragedia greca di Sofocle, l’Edipo Re,  nella quale Edipo figlio di Laio, venne condannato all’ avverarsi di una terribile profezia : avrebbe sposato un giorno, senza saperlo, la madre Giocasta e ucciso suo padre, il Re Laio.

Il mito di Elettra – Elettra,  è figlia di Agamennone e Clitennestra, sin da bambina idolatra il padre del quale è privata a causa della guerra contro Troia. Tornato Agamennone a Micene, Elettra assiste alla sua uccisione, progettata dalla madre Clitennestra e dal suo amante, Egisto,  e così Elettra decide di liberare il fratello e con lui assassinare i due carnefici.

Il mito ci suggerisce che anche le figlie  attraversano una fase caratterizzata dall’avversione per il genitore dello stesso sesso e dall’amore per quello di sesso opposto che poi porterà le bambine a sviluppare una personalità eterosessuale

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L’uso nella psicoanalisi

Il complesso Edipico è stato coniato da Sigmund Freud e descritto per la prima volta nella stesura dell’opera, l’Interpretazione dei sogni. Per complesso di Edipo si intende quella fase dello sviluppo infantile in cui verso i 4-5 anni di età , il bimbo inizia a provare una forte attrazione verso sua madre (in genere la figura di attaccamento nelle primissime fasi della vita) che diviene quindi  il suo primo oggetto d’amore, e a considerare il padre come un fastidioso intruso perché può privarlo dell’ attenzione materna . Inizia così la primissima  fase di identificazione con il genitore dello stesso sesso. Il Complesso Edipico è un punto di fondamentale importanza per lo sviluppo della personalità del soggetto, al punto che ogni eventuale  ”fissazione” in questa delicata fase della crescita, può portare a future nevrosi. Se tutto procede normalmente, con l’ insorgere della pubertà, ha luogo il cosiddetto “tramonto del complesso Edipico”, fase durante la quale il bambino all’ età di circa 12-13 anni, accetta la superiorità della figura paterna nei suoi confronti e si identifica con esso. Non si sostituisce al padre ma diviene come il padre.

Quindi il bambino scopre il padre come uguale a se e la mamma come polarità opposta, per la bambina ovviamente il discorso è inverso.

Il complesso di Elettra è la controparte femminile del Complesso di Edipo (coniato da C.G. Jung), per definire l’amore che  la bambina prova verso suo padre accompagnato da sentimenti di gelosia e di rivalità verso la madre, cioè è la spiegazione di quanto avviene nelle bambine durante la fase fallica dello sviluppo. Quindi dietro a frasi del tipo: “il mio partner non mi capisce” …. “ogni volta che trovo un uomo adatto a me è certamente sposato o fidanzato”… “mi innamoro sempre dell’ uomo sbagliato”… si celerebbe una dinamica simile a quella dell’Edipo ma che per le donne si chiamerebbe Complesso di Elettra.

In quell’età non c’è nulla di male nell’attrazione che il bambino o la bambina provano per il genitore del sesso opposto, del resto, la famiglia è il luogo ove avvengono le prime esperienze di vita. Tutto ciò che gravita intorno ai fanciulli, è preso da loro come modello su cui fare esperimenti.

Diverso è stato e in alcuni casi sarebbe, prendendo a confronto altre culture, come ad esempio quelle di villaggi tribali. Li, il figlio maschio gioca con gli altri bambini fino ad una certa età e poi segue il padre e gli altri maschi in esperienze di caccia; lo stesso dicasi delle bambine che giocano fino ad una certa età (non stanno attaccati alle mamme anche se queste li seguono a distanza) e poi sta con la mamma e le altre donne adulte ad imparare i lavori femminili.

In questo modo le prime scoperte dei principi maschili e femminili non le fanno all’interno del nucleo familiare (come avviene nella nostra cultura) ma le hanno con i coetanei; crescendo poi hanno dei modelli con cui si identificano ma a quel punto l’attrazione affettiva (non filiale) e sessuale si direziona verso altri ragazzi e ragazze.

I complessi di cui sopra, quindi, sono sicuramente più accentuati nella nostra società e se opportunamente trattati, i fanciulli passano la fase senza problemi;  quindi, molto dipende  da come il genitore dello stesso sesso si pone, perché a volte sono questi che soffrono di una inconscia gelosia e questa determinerà i rapporti per tutta la vita che potrebbe richiedere un percorso di recupero.

In pratica, i due complessi sono figli della nostra società cosiddetta civile.

Ogni donna, quindi, tende a desiderare di incontrare l’uomo perfetto; la proiezione di quel padre attento e premuroso che si è preso cura di loro in tenera età. Mentre quel padre, forse esagerando un pò, assolveva il compito di curare, proteggere e far crescere la propria bambina, in quella bambina, inconsciamente si è formato quel complesso che la porterà, da adulta, alla ricerca di un uomo simile, cioè, un uomo speciale, ovvero sempre attento ai bisogni e alle difficoltà che si incontrano.; insomma un uomo che assuma il ruolo di salvatore.

Quante sono le donne che, seppur inconsciamente, provano il forte desiderio di essere “salvate”?  Del resto (per la verità oggi sempre di meno) alle bambine, non viene insegnato ad essere autonome, bensì a come ottenere aiuto. E un padre iperprotettivo non sa che proteggendo eccessivamente la figlia, le sta infondendo l’idea di essere dipendente da lui .

Da adulte, queste  bambine,  (che hanno avuto un padre iperprotettivo) non faranno altro che cercare un uomo su cui  trasferire questa dipendenza, pretendendo da questi, cure e attenzioni e quell’aiuto necessario per far fronte alle varie circostanze difficili che la vita presenta . Estremizzando, si può affermare che tale compito, essere all’altezza di quel padre, risulterà impossibile; e quindi, ecco che l’idea dell’uomo perfetto vacilla, in particolare  per quelle donne che da bambine hanno  ricevuto un’estrema protezione da parte del padre, e che da grande non faranno che accusare il partner di non essere capite, amate, apprezzate, desiderate, etc


La donna e il ‘900

Agli inizi del ‘900 Sigmund Freud scriveva:

“La vita sessuale degli uomini è divenuta accessibile alla ricerca. Quella delle donne è nascosta dietro un’impenetrabile oscurità” (1).

Più tardi, in uno scritto del 1929 Freud (2) affermava che: “la vita sessuale della donna è il continente oscuro della psicoanalisi”. Questa concezione tradizionale ed arcaica della donna e della sessualità femminile pervade tutta opera psicoanalitica di Freud. La psicoanalisi freudiana nasce su un modello maschile, su un aspetto fallico, sul complesso di Edipo e su quello di castrazione; ma nasce per curare e guarire l’isteria femminile. Per Freud la nevrosi è una malattia propria della donna.

Possiamo avanzare l’ipotesi che Freud avesse rimosso la figura del femminile, come peraltro avevano fatto prima di lui molti filosofi, psicologi, scienziati e tanti altri studiosi

Si può nutrire il ragionevole sospetto che la creazione della donna da una costola d’Adamo sia una favola, un’invenzione del tutto patriarcale, fatta dagli uomini a loro esclusivo vantaggio.

Una bambina, a scuola, scrisse:

“Dio creò Adamo. Poi, guardandolo, Dio disse: ‘Credo che se mi ci provassi, potrei fare di meglio‘. E quindi creò Eva”.

La bambina. inconsciamente, aveva avuto un’intuizione archetipica degli aspetti psicologici femminili.

Occorre arrivare a Jung per trovare nella storia del pensiero e nella storia della psicologia del profondo la rivalutazione dei valori matriarcali. o femminili ed una più corretta visione degli aspetti. patriarcali, o maschili. In verità il maschio nella storia degli ultimi tremila anni ha soverchiato, ha umiliato, ha mutilato, ha imprigionato, ha delimitato il “femminile” con evidenti ripercussioni sulla posizione sociale, politica, artistica e psicologica della donna.

Neumann afferma: “Solo l’impossibilità dell’esistenza maschile senza il femminile ha impedito l’estirpazione, altrimenti così accarezzata, del ‘cattivo’ gruppo umano (quello delle donne) costretto a portare su di sé la proiezione del pericoloso inconscio.” (3).

Jung non si lascia intimorire dalla filosofia imperante e da un’eredità culturale millenaria. Per Jung nell’uomo c’è una controparte sessuale femminile che costituisce la sua idea di donna. Anzi, la sua idea è identificabile con la sua stessa Anima. L’anima dell’ uomo è femminile, con i suoi attributi di madre, figlia, sposa, amante, figure che l’uomo si porta dietro inconsciamente e che entrano in funzione in ogni decisione che egli deve prendere nell’arco della sua vita. Quando perde questi aspetti, essi ricompaiono nei sogni e soltanto così l’uomo se ne riappropria.

Sono questi elementi inconsci della propria anima che provocano nell’uomo il bisogno del femminile. Inconsci e determinanti sono alcuni elementi che possiamo così riassumere: la necessita della protezione materna, il bisogno di affrancarsi dalla madre verso esperienze diverse come il processo dell’ innamoramento, il bisogno di stabilire con la donna rapporti stabili e duraturi e la costituzione del nucleo familiare, il generare figli e il prendersi cura della prole.

Nella donna la controparte sessuale è maschile, è l’Animus. Jung afferma che “L’ uomo fa fuoriuscire la sua opera dalla sua femminilità interiore, mentre gli aspetti interiori e maschili della donna, I ‘animus, producono germi creativi che possono fecondare la femminilità del maschio “(4).

 A prima vista sembra che anche con Jung la donna ritorni ad essere la musa ispiratrice dell’uomo. È pur vero che dietro ad ogni grande uomo e alla sua opera sia sul piano artistico, sia su quello sociale, politico, scientifico, dobbiamo andare a scoprire la presenza di una donna che ha sacrificato in gran parte se stessa e la su a possibilità di espressione e di personale realizzazione a vantaggio del suo uomo. Ma per Jung il discorso e più articolato e occorre rifarsi ad altre parti della sua opera per comprendere appieno il significato del suo pensiero. Secondo Jung l’uomo è sostanzialmente portatore di un valore che è espressione del “Logos”, la donna è portatrice di valori che sono espressioni dell’ “eros”.

Il Logos maschile le tende verso la scoperta del senso, la chiarezza del pensiero e del significato:

L’Eros femminile, che è un insieme di sentimento, di amore, di affetto e di creatività, tende verso l’intuizione delle situazioni, verso l’attribuzione di significato sensibile, verso la comprensione della totalità.

La donna è portatrice di elementi psichici indispensabili per la nostra civiltà

La donna è un essere sensibile, sensoriale, ha luna visione globale del mondo e del reale, è recettiva come la terra, è soggetto fertile in ogni campo, nella maternità corre nell’arte, nella scienza come nella ricerca. Ella è soggetto che basa la sua attività intellettiva soprattutto nell’intuizione..

L’intuizione è un modo di conoscenza del tutto particolare: è illuminazione, è un modo di andare alla scoperta mediante ragionamento e sentimento fusi insieme saltando gli aspetti formali del pensiero deduttivo ed induttivo. Ella porta alla penetrazione della verità attraverso modi insospettati. La donna possiede questa particolare capacità di cogliere dentro se stessa e dentro le proprie forme inconsce elementi creativi ed innovativi di grande importanza sia sul piano individuale sia su quello collettivo.

La donna è soggetto che si basa sull’esperienza e che della vita coglie gli aspetti più segreti e reconditi. La donna sa pertanto rapportarsi concretamente alle cose ed alle situazioni.

Al contrario, nell’ uomo, sono maggiormente presenti aspetti come la capacità di argomentare (o” vizio” di argomentare), la sua tendenza all’intellettualismo, a scapito della sensibilità che viene spesso rimossa, soppressa o negata, e pertanto confinata in recessi angusti e molto nascosti della propria psiche.

Gli aspetti notturni della donna vanno colti ed interpretati nella loro positività: essi producono germi vitali non per l’uomo soltanto. ma anche e soprattutto per il femminile. Gli aspetti notturni o lunari della donna portano alla segretezza delle cose, all’inconscio, alle determinazioni meno appariscenti e più nascoste, ma più essenziali e più vitali per il genere umano.

Gli aspetti solari dell’uomo sarebbero poi del tutto privi di sensibilità se non accompagnati dagli elementi femminili appartenenti alla donna. Diventa allora decisamente indispensabile parlare dì complementarità tra maschile e femminile, alla interdipendenza dell’animus e dell’anima e alla loro fusione (5).

Da un punto di vista psicologico l’ Eros femminile risveglia la Psiche dell’uomo l’aspirazione, il desiderio, la tensione. Invece l’Eros pretende, esige, desidera.

L’ Eros è possessività, ma anche bisogno di dar piacere, di accontentare, di identificarsi (6). Nel fare e nell’agire sociale la donna porta tutti i suoi poteri coscienti ed inconsci. L’uomo, nel fare quotidiano, fa uso soprattutto delle sue doti coscienti. Se vi immette l’inconscio, addolcisce la sua azione. Deve tuttavia prestare attenzione che i poteri dell’inconscio non prevalgano, perché in tal caso il Suo pensiero verrebbe travolto.

Ma gli aspetti femminili vanno al di là di categorizzazioni, per quanto possibili e credibili esse siano. Questo è stato il secolo del risveglio della donna, il tempo in cui la donna ha conquistato il proprio posto nel mondo, nella cultura e nella società.

E’ stato il ‘900, il secolo che ha visto grandi donne affacciarsi al mondo della storia, della politica. della scienza, dell’arte. La donna, in questo secolo. ha determinato la crescita culturale dell’umanità in ogni campo e in ogni espressione della vita.

Non possiamo fare un elenco delle grandi donne che hanno avuto un ruolo preponderante nel nostro secolo. Possiamo  ricordarne alcune, con il rincrescimento di far torto a tante altre.

Ricordiamo che il secolo si apre con la comparsa nel mondo della scienza di Maria Montessori, la prima donna italiana laureata in medicina. Dalle sue ricerche, dalle sue intuizioni, dalle sue esperienze, ella ha tratto una grandiosa opera psicologica e pedagogica che ha permeato ed influenzato tutto il pensiero e l’azione pedagogica italiana del ‘900 e, valicando i nostri confini. ha ispirato l’opera di pedagogisti, psicologi, scienziati, sociologi e riformatori di ordinamenti scolastici di molte nazioni. La Montessori è stata considerata ovunque la prima e più importante artefice dei metodi per il recupero dei soggetti portatori dì handicap. Da questo metodo, o teoria generale, è scaturito poi un metodo specifico per l’educazione di tutti i bambini delle scuole materne e di quelle elementari. Sia il metodo studiato a favore dei soggetti portatori di handicap. sia quello applicato a soggetti normali, costituiscono con Lei e dopo di Lei, un eccezionale punto dì riferimento per le scuole italiane. di altre nazioni e di altre culture. Jerome Bruner, davanti alla crisi della scuola americana, dopo aver espresso ampie critiche a John Dewey che aveva impostato le scuole dell’ordinamento scolastico americano, contrappone al pensiero del grande filosofo le intuizioni, le teorie e le applicazioni di Maria Montessori (7).

 Il secolo si chiude con un’altra grande donna e scienziata: Rita Levi Montalcinì. le sue ricerche sono state di grandissimo rilievo e dì somma importanza nel campo della medicina e della biologia ed hanno avuto un grandissimo riconoscimento da tutto il mondo accademico e da quello che si dedica alla lotta contro i mali dell’ organismo umano.

Se la Montessori si è rivolta alla ricerca di terapie per combattere i mali psichici, la Montalcini ha dedicato la sua vita alla ricerca di terapie per sconfiggere i mali fisici. Sia nella Montessori che nella Levi Montalcini c’è qualcosa di grande: gli aspetti femminili si sono fatti strada con la forza dell’animus, in un mondo pensato, organizzato e costruito tutto al maschile. I loro elementi psichici femminili hanno influito notevolmente nel determinare importantissimi mutamenti nel campo della scienza, della ricerca e degli studi antropologici.

 Nel mezzo del secolo c’è una terza grande donna da ricordare: Madre Teresa dì Calcutta. In lei è preminente soprattutto il sentimento, espressione propria dell’archetipo della Grande Madre, della soccorritrice, della sorella, della femminilità che guarisce, che allevia ad un tempo i tormenti del corpo e dell’anima. Il suo impegno sul piano sociale è stato cosi pieno di valori spirituali ed umani, da costituire un punto di riferimento per governanti, per donne che si sono votate alla cura degli infermi e per tutta l’umanità. La sua opera ha suscitato, anche in personalità di grande rilievo e di massima importanza, profonde riflessioni che hanno ispirato programmi volti al ritrovamento della spiritualità nascosta, appannata o perduta da parte delle generazioni attuali.

Queste donne hanno raggiunto alte mete nello sviluppo della propria persona, cogliendo nella loro femminilità quegli elementi psicologici necessari per affinare l’intuizione e per sviluppare la creatività su cui si è fondata la loro opera, trovando ad un tempo nel loro animo le energie indispensabili per combattere ciclopiche battaglie centro i mali psichici, fisici e spirituali dell’umanità. Se per Jung l’ultima tappa dello sviluppo psicologico della persona è quello che porta verso il processo di “individuazione” queste tre donne hanno trovato la loro strada, l’ hanno percorsa sino in fondo sviluppando, ognuna a suo modo, il proprio spirituale cammino, per lasciare all’umanità un’eredità ricca e straordinaria che continuerà a vivere a lungo nel tempo e, probabilmente, non verrà mai dimenticata.

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1) S. Freud, Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), Boringhieri, vol. 5^. IV op. o. 1970

2)   S. Freud, La questione della situazione analitica, Boringhieri, brine, voi. X, 1970

3)   E. Neumann, Gli stadi psicologici dello sviluppo femminile,  Marsilio, 1974

4)   C. G. Jung., L’io e l’inconscio e Psicologia dell’inconscio, Boringh. cit.. Torino. ‘973

5)   C. G. Jung, L’io e l‘inconscio, cit.

6)   E. Neumann, Gli stadi psicologi­ci, cit.

7)   J. Bruner. Dopo Dewey e Verso una teoria dell’istruzione. Armando. Roma, 1967

 

Prendimi l’anima

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La vicenda di Sabina Spielrein è nota: nel 1977, a Ginevra, negli scantinati del Palais Wilson, vecchia sede dell’Istituto di Psicologia svizzero, venne casualmente trovata la corrispondenza originale tra Jung, Freud e Sabina Spielrein. Si scoprì che Sabina Spielrein, una ragazza ebrea di origine russa, era stata la prima paziente, affetta da una grave forma di isteria, curata e guarita con successo a Zurigo dal giovane Jung col metodo freudiano. Ma si scoprì anche che durante la terapia Sabina si era perdutamente innamorata del suo medico.

USCITA CINEMA: 17/01/2003

GENERE: Drammatico

REGIA: Roberto Faenza

SCENEGGIATURA: Roberto Faenza, Hugh Fleetwood, Gianni Arduini, Alessandro Defilippi, Elda Ferri, Giampiero Rigosi

ATTORI:

Iain Glen, Emilia Fox, Craig Ferguson, Caroline Ducey, Jane Alexander (II), Michele Melega, Daria Galluccio, Joanna David

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Maurizio Calvesi

MONTAGGIO: Massimo Fiocchi

MUSICHE: Andrea Guerra

PRODUZIONE: Jean Vigò Italia, Les Films Du Centaure

DISTRIBUZIONE: Medusa Film

PAESE: Italia 2002

DURATA: 90 Min

FORMATO: Colore

E’ la storia vera di un caso clinico quella raccontata nel nuovo film di Roberto Faenza dal titolo “Prendimi l’anima”, una storia che suscita da circa 35 anni un notevole interesse sia tra gli studiosi di psicoanalisi che tra i curiosi ammiratori di Freud e del suo più valido pupillo, Carl Gustav Jung. La rivendicazione della paternità del ritrovamento e della pubblicazione degli scritti che hanno dato vita a questo racconto e soprattutto della divulgazione a mezzo stampa sono state al centro di numerose polemiche ed aspri conflitti, non ultimo quello tra Faenza e Mario Carotenuto, il primo in Italia a pubblicare il carteggio sulla vicenda Spielrein, e che pretendeva una partecipazione attiva alla lavorazione del film.

Nel 1977, nella vecchia sede dell’Istituto di Psicologia svizzero di Ginevra, viene rinvenuto casualmente un carteggio, risalente all’inizio del secolo scorso, consistente in una fitta corrispondenza epistolare tra Jung, Freud e Sabina Spielrein, una ragazza ebrea di origine russa affetta da una grave forma di schizofrenìa. Inoltre, a svelare i particolari di tutta la storia, contribuì in larga misura una parte del diario segreto, ritrovato insieme al carteggio, che Sabina teneva sin da quando si era ammalata a causa dello shock causatole dalla morte della sorellina. Da questi scritti venne a galla la travolgente storia d’amore che Jung (Iain Glen) e Sabina (Emilia Fox) ebbero (e non fu l’unica scappatella di Jung a quanto pare) durante il periodo in cui lei era in cura da lui a Zurigo e che fu tenuta nascosta per evitare uno scandalo visto il matrimonio che legava Jung alla ricca ed affascinante Emma Rauschenbach (Jane Alexander).

Quello che in verità sconvolse l’opinione pubblica fu soprattutto la tacita approvazione di Freud alla tresca. Una grave macchia professionale per i due luminari rimasta segreta per diversi decenni ma che è venuta fuori nonostante le forti opposizioni che gli eredi dei due colossi della psicoterapia fecero prima della pubblicazione del tutto. Due gravi mancanze quelle di Jung e Freud che vennero fuori quando ormai si pensava che tutto fosse stato detto e scritto su di loro. Era la prima volta che Jung usava su un paziente le tecniche insegnategli dal maestro Freud, ma si sa, quando si deve far i conti con i sentimenti non sempre tutto fila liscio.

L’amore viscerale e devastante tra i due finisce così quasi con uno scambio di ruoli, lei si laurea e diviene una brillante psicologa-insegnante in una scuola materna, meritevole di aver portato all’epoca numerose innovazioni ed aperto nuovi orizzonti nella psicologia infantile. Una scelta quella di lasciar partire Sabina che si rivelò per Jung più dannosa che altro; solo, infelice e cosciente di aver perso il più grande amore della sua vita, lascia lo stesso andar via Sabina affidandole la sua anima, come del resto aveva fatto lei quando si erano conosciuti, sicuro che nessuno avrebbe potuto custodirla più gelosamente di lei.

L’intera storia è narrata dalla voce fuori campo di Mariè (Caroline Ducey), una studentessa di origini russe che porta lo stesso cognome di Sabina e che, anche per questo è decisa a scoprire ogni cosa sulla vita di una sua probabile antenata. Personaggio realmente esistito quello di Mariè e che, con l’aiuto di un professore universitario (Craig Ferguson), trova il diario ed inizia ad approfondire il tutto. Ottima interpretazione degli attori e discreta la regia di Faenza non senza vistosi buchi di sceneggiatura e disastrose lacune nei dialoghi. Troppo sbrigativa a mio avviso la parte finale della Spielrein insegnante e psicologa; ottimi i costumi anche se a volte le ricostruzioni scenografiche sono scadenti e poco credibili. Tutto sommato il film, visto il soggetto piuttosto interessante, risulta ugualmente godibile ed apprezzabile dal punto di vista storico, se non altro per gli oltre vent’anni che Faenza ha dedicato alle indagini su questa romantica ma triste storia.


L’androginia psichica

[tratto dal libro di Juliana De Angelis, Shakespeare, una mente androgina, Jubal 2005]

Il termine “androgino” racchiude la sua essenza già nel nome, composto di ανηρ ανδρός (uomo) e γυνη (donna). Il mondo occidentale ha conosciuto per la prima volta l’androgino grazie al mito che, nel Simposio, Platone fa narrare ad Aristofane come spiegazione del trasporto d’amore. Androgino sarebbe stato l’uomo primigenio, maschio e femmina a un tempo, che Zeus per punire della sua protervia avrebbe poi fatto dividere da Ermes in due metà, le quali affannosamente si desiderano e si ricercano.

Da allora la figura dell’androgino è ricomparsa, come un fiume carsico, in varie epoche ed in numerosi contesti culturali diversi. Le sue attualizzazioni nel mito e sul palco dei teatri dell’età di Shakespeare saranno oggetto dei paragrafi seguenti. Qui si vuole approfondire, invece, il concetto di “androginia psichica”, che è divenuto parte integrante del nostro patrimonio di idee a partire dalle teorie psicanalitiche junghiane. Dagli anni Settanta ad oggi, infatti, il termine “androginia” è penetrato nel linguaggio corrente, ma le incertezze relative ad una sua precisa connotazione sono frequenti. Ciò accade a maggior ragione in seguito alla “cooptazioone” del termine da parte dei movimenti femministi e, soprattutto, di quelli aderenti alla New Age.

Dal momento che regna ancora molta confusione terminologica, è qui opportuno fare una chiara distinzione tra concetti che vengono di sovente sovrapposti, e premettere cosa l’androginia psichica non è.

Essa non coincide con l’ermafroditismo, che indica una anomalia fisiologica, per la quale le caratteristiche fisiche dei due sessi sono compresenti in un unico individuo, in forma più o meno evidente, a seconda che l’alterazione riguardi le caratteristiche sessuali primarie o secondarie. Nel mito e nella letteratura antica, Ermafrodito è invece un figlio di Ermes ed Afrodite, creato dalla fantasia collettiva in un periodo di transizione tra un’era in cui gli uomini celebravano sacrifici in onore della Dea madre e di un panteon femminile ad un’epoca che si rivolgeva di preferenza a divinità maschili, in corrispondenza del passaggio da una società matriarcale ad una patriarcale.

Per quanto riguarda il termine bisessualità, esso si riferisce invece ad una condizione essenzialmente psicologica, dovuta alla mancanza di una chiara identificazione in un solo sesso, con la conseguente attrazione verso persone di entrambi i sessi. Per comprendere il preciso valore dell’idea di bisessualità e le sottili differenze con quella di androginia, occorre fare un passo indietro nel tempo ed approfondirne la genesi all’interno dei “sistemi” sviluppati agli inizi del ventesimo secolo.

In psicanalisi il tema mitologico della doppia natura sessuale dell’uomo è confluito nella teoria della bisessualità psichica. I diversi approcci psicanalitici sono concordi sul fatto che, al fine di comprendere il funzionamento dello sviluppo psicosessuale della persona, qualsiasi discorso sull’identità femminile e maschile non può prescindere dalla presenza latente dell’altro sesso. Nella mente dell’individuo si manifesterebbe contemporaneamente la presenza immediata del proprio sesso fisico e, mediata da immagini mentali, di quello opposto e desiderato. Il discorso della bisessualità nella psicanalisi ha portato ad una lenta eliminazione di una categorizzazione rigida nella cultura tra “maschile” e “femminile”, “normale” ed “anormale”. Secondo Francesca Molfino, però, la bisessualità va intesa come “immagine della presenza nella psiche delle due realtà sessuali ma non come progetto di integrazione dei due aspetti”. Come apprendiamo dalla psicanalista, infatti, una tale rassicurante fantasia potrebbe produrre un tentativo di chiudersi, di fuggire le proprie peculiarità, assieme alla separazione ed ai rischi che una piena espressione di sé comporta. La studiosa sostiene, inoltre, che il fatto che l’individuo abbia dentro di sé l’immagine del sesso opposto non dovrebbe sopprimere la differenza sessuale, bensì costituire la condizione primaria affinché il soggetto possa instaurare relazioni interpersonali e sessuali sane. La bisessualità esisterebbe anche perché il senso di incompletezza sessuale può essere avvertito come mancanza o “castrazione”. Al contrario, percepire il doppio senso della bisessualità come divisione e rapporto permetterebbe di articolare diversamente le due polarità, quella maschile e quella femminile, secondo un orientamento di pensiero condiviso, come si è visto, anche da Catherine Belsey.

Secondo le conclusioni alle quali è giunto Sigmund Freud, la complessità dello sviluppo psicosessuale nella donna e la sua maggiore influenzabilità da parte di modelli culturali esterni farebbe sì che in lei la bisessualità abbia uno spazio ed un’evoluzione diversa da quella, meno accentuata, degli uomini. Freud equiparava la bisessualità all’omosessualità dichiarata e includeva in questa categoria anche l’omosessualità latente degli eterosessuali. Se è vero che sarebbe riduttivo riassumere le teorie freudiane nella ormai lisa formula binomiale costituita dal “desiderio della madre” nell’uomo e dall’“invidia per il pene“ nella donna, va però constatato che, in ultima analisi, per Freud la mancanza di una differenziazione sessuale e la conseguente bisessualità sono alla base di tutte le patologie.

Ma, come giustamente sostenuto da June Singer,

 when we explore sexual material at the deeper levels of the psyche, we inevitably arrive at a state in which sexual feelings are far more loose and free-flowing than the individuals normally would be willing to admit.

 In tempi più recenti, l’assolutismo freudiano ha ceduto il posto alla più complessa e matura visione del suo ex-allievo Carl Gustav Jung, il cui ragionamento è impostato in maniera alquanto differente. Secondo lo psicanalista svizzero, la parte femminile presente nell’uomo, o anima, e la parte maschile della donna, o animus, corrispondono alle parti inconsce che nella psiche rappresentano il sesso opposto. Animus e anima sono considerati come elementi complementari, che ogni individuo deve necessariamente coniugare in sé se vuole arrivare a sviluppare una personalità integra. Jung auspica, infatti, la costituzione di una vera e propria “psiche androgina”, sostenendo:

 Come l’uomo fa fuoriuscire la sua opera, creatura completa, dalla sua femminilità interiore, così la mascolinità della donna produce germi creatori che possono fecondare la femminilità del maschio.

 Jung individua l’eidos platonico dell’androgino tra i contenuti dell’inconscio collettivo, di quella parte della psiche, cioè, che trattiene e trasmette l’eredità psicologica comune all’intero genere umano. La piena realizzazione di tale “archetipo” a livello spirituale viene vista come compimento dell’“individuazione”, concetto chiave nella teoria junghiana, che designa un processo di differenziazione ed integrazione al tempo stesso, al termine del quale la personalità diviene un tutt’uno armonico ed unitario.

Per “sé” o “personalità integrale” Jung intende il raggiungimento di un’unità organica di tutti gli elementi della psiche, che porta il singolo a diventare un’entità responsabile e creatrice. Individuandosi, l’uomo si limita semplicemente a conformarsi alle proprie peculiarità. Al contrario, uno dei rischi maggiori dell’individuo è di identificarsi a tal punto con la sua “persona” o maschera sociale da non essere più cosciente di se stesso e finire per naufragare nei valori collettivi della società. Sarebbe soltanto la completa dissoluzione della personalità umana mediante la presa di coscienza dei suoi valori a ricondurci a noi stessi. Ciò è possibile a patto che i contenuti inconsci che danno vita ai principi di anima ed animus siano trasferiti nella coscienza e cessino di essere elementi perturbatori della psiche umana. Per Jung, affrontare l’inconscio rappresenta un rischio per la struttura psichica ma soprattutto un’opportunità di arricchimento senza pari. Soltanto la scoperta e lo scontro col proprio inconscio, in particolar modo col proprio lato “ombra”, depositario di materiali rimossi e celati dietro la facciata della “persona”, può condurre alla terapeutica liberazione di un’energia altrimenti ostacolata nel suo naturale fluire. Ed in questo, la funzione di relazione con l’inconscio e mediazione con l’ignoto spetta all’anima.

Per tutto ciò che oltrepassa l’orizzonte conscio della comprensione umana, l’uomo è sempre ricorso al potere evocativo dei simboli. Così, Jung ha sostenuto che nell’inconscio dell’uomo c’è un’immagine ereditaria collettiva della donna e che sin dal Medioevo è diffusa una teoria secondo la quale “ogni uomo porta, nascosta nel suo corpo, sua moglie Eva”. Egualmente, per l’anima conscia della donna agisce da forza compensatoria l’animus maschile presente nel suo inconscio. Jung ricorda che anche in Goethe si ritrova un “culto dell’anima” simboleggiato dal culto della donna, simbolico dell’umana aspirazione alla completezza. Tale intima comunione di anima ed animus, che non coinciderebbe con la semplice fusione e conseguente incapacità di distinguerne le parti ma con uno stadio spirituale “superiore”, è stata spesso definita da Jung come “mysterium coniunctionis” o “unio mystica”. A tal proposito, Gabriele La Porta ricorda che la simbolica funzione di mettere in relazione tra loro le forze psichiche, riconducendo la molteplicità all’Uno, è da sempre stata attribuita all’amore, ad Eros. L’unione, il matrimonio a cui Jung fa riferimento simboleggia una sintesi intima ed il legame con la propria anima. Anche James Hillmann, deciso sostenitore di un senso archetipico del reale, di natura androgina, afferma che “per cambiare il modo di vedere le cose, bisogna innamorarsi”, alludendo ad una profonda integrazione psicologica, della quale l’amore esterno appare soltanto una sbiadita metafora.

L’avvenuta individuazione, di cui l’androginia psichica è una delle più dirette manifestazioni, corrisponde a quel “centro” immobile della personalità, vale a dire al conseguimento di quello stato indescrivibile prodotto dalla tensione tra energie opposte. L’accettazione dell’androginia psichica” è, quindi, alla base dell’accettazione del “divenire” della personalità ed, infine, di quel fluido processo che è la vita.

Il concetto di “androgina psichica” è rimasto sostanzialmente immutato fino al giorno d’oggi. Al fine di evitare gli ancora frequenti malintesi, June Singer puntualizza che, mentre un comportamento omosessuale o bisessuale è spesso determinato dall’ambiente, l’androginia è innata in ogni individuo. Nel suo testo cardine sull’androginia, ad oggi insuperato per accuratezza della documentazione e quantità di esempi, anche se appare datato per l’entusiasmo utopistico tipico della fine degli anni Settanta, la studiosa junghiana presenta l’ideale dell’“androgino moderno”. Si tratterebbe di uomini e donne capaci di vivere una sessualità non confusa, naturale e senza inibizioni, tuttavia senza dover ricorrere agli estremi rappresentati dal “machismo” da un lato e da un’insana dipendenza e ricerca di protezione dall’altra. L’androginia sarebbe da intendersi, in questo senso, come accettazione delle proprie peculiarità, coniugata ad un’apertura e disponibilità ad assecondare, piuttosto che forzare, i cambiamenti interni ed esterni. Per la Singer, l’androgino accetta consapevolmente il gioco e l’interazione tra elementi psichici maschili e femminili, tra impulso all’azione o alla contemplazione, tra lati estroversi ed introversi della propria natura. L’androginia andrebbe quindi di pari passo con la consapevolezza di essere sì uomini e donne, ma innanzitutto particelle di un meccanismo più ampio, ed il senso di appartenenza ad un ordine cosmico. L’amore androgino si attesta quindi su un livello transpersonale, senza necessariamente rivolgersi ad una persona o cosa in particolare, quale conseguenza della conoscenza intima, a livello cellulare così come mentale, di essere nutriti da una “fonte superiore”, che la Singer definisce “stream of androgyny”. Il principale compito dell’uomo consiste, allora, nel diventare consapevoli del fatto che la soluzione al dualismo psichico consiste nella resa alla naturale condizione umana, ovvero ad uno “state of androgyny”.

Tratto dal libro:

Juliana De Angelis, Shakespeare, una mente androgina, Jubal 2005