L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Divorzio all’Egiziana

Strano universo quello delle donne egiziane. Belle, spesso bellissime, come la regina Nefertari, una donna coraggiosa e determinata, ma inevitabilmente sovrastata dalla figura prepotente del marito, il faraone Ramses II. Come lei limitate in molti aspetti della loro vita da una legge, quella coranica, che tuttora rende loro difficile trovare un posto nella società. Le vedi per le strade: di alcune non riesci a scorgere neanche un centimetro di pelle tanto sono coperte. E le vedi sempre un passo dietro al marito. Le più giovani hanno un’aria più spensierata, alcune vestono in modo moderno e in nulla diverso dalle coetanee occidentali, se non per il fatto che hanno la testa coperta da un chador. Nero per le già maritate, colorato per tutte le altre.

Ma in questo paese, dove la vita sembra essersi fermata a decenni fa, dove vedi ancora le donne che lavano i panni nel Nilo, gli uomini muoversi per le strade del Cairo a “bordo” di un asino… beh, in questo mondo a volte incomprensibile per noi occidentali, qualcosa sta lentamente cambiando. Proprio per le donne. L’alta Corte egiziana ha finalmente sancito che anche loro hanno il diritto di ottenere un passaporto. Nessuno, e tanto meno il marito, potrà più impedire loro di viaggiare all’estero. Non che fino ad oggi esistesse un vero e proprio vincolo legale. Anzi: il diritto di ottenere un passaporto e, di conseguenza, di viaggiare all’estero, in quanto espressione della libertà personale, viene protetto anche dalla Costituzione. Ma, in questa società maschilista, e per la maggior parte islamica, il divieto era ormai una consuetudine molto semplice da applicare. Per il marito, infatti, era sufficiente recarsi al Ministero degli Interni e far inserire il nome della propria moglie in una sorta di lista nera, così da impedirle di ottenere il passaporto. Un bel risultato, quindi. Ma attenzione. Niente facili entusiasmi. Di fatto gli uomini potranno ancora impedire alle loro mogli di varcare i confini nazionali, anche se la prassi sarà un po’ più complicata: dovranno presentare un’apposita petizione alla Corte che valuterà caso per caso, e non più di ufficio, se la donna può viaggiare o meno. Cosa accadrà nella pratica, resta dunque da vedersi, ma certo la norma ha un grande valore simbolico.

Anche perché arriva solo alcuni mesi dopo un’altra importante e controversa decisione: quella di facilitare alle donne la richiesta di divorzio dai loro mariti. Mentre gli uomini possono divorziare all’istante e senza particolari giustificazioni, per una donna egiziana, lasciare il marito, era praticamente impossibile. Per farlo doveva dimostrare di essere stata maltrattata. Adesso, invece, potrà chiedere il divorzio anche per incompatibilità. Spetterà a due “arbitri” designati dalla Corte, di verificare se davvero la riconciliazione tra i due coniugi è impossibile. A questo punto il divorzio verrà concesso. Ma, anche in questo caso, attenzione: la donna otterrà sì il divorzio, ma dovràrinunciare a ogni pretesa finanziaria e, quindi a ogni forma di alimento e, in più, dovrà restituire al marito la dote ricevuta. Del resto, il profeta Maometto diceva che “una donna può lasciare il proprio marito anche se non ha ricevuto alcun male fisico ma, se lo fa, deve restituirgli il giardino che lui le ha dato”. Dunque, per le donne un altro successo a metà: di fatto le uniche che potranno usufruire di questo diritto saranno le donne benestanti e comunque coloro che hanno i mezzi per restituire la dote e per mantenersi senza usufruire degli alimenti del marito. Inoltre, hanno sottolineato in molti, sarà comunque difficile per una donna ottenere il divorzio, in un paese in cui non un solo giudice è di sesso femminile.