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La libertà delle donne e il romanzo nell’Ottocento

Nell’Ottocento un genere letterario relativamente giovane, il romanzo, diventa il luogo in cui la nuova società borghese si rappresenta e si specchia (leggono e scrivono romanzi uomini e donne della borghesia), riflette su se stessa, porta alla luce le sue contraddizioni. Il romanzo è dunque depositario della storia contemporanea, soprattutto per quegli aspetti tradizionalmente trascurati dalla storiografia ufficiale: i costumi (modi di vita, abitudini, norme, mentalità, codici di comportamento), la vita quotidiana, le relazioni interpersonali. I rapporti fra le donne e il romanzo sono molteplici e, sotto tutti i punti di vista, molto stretti. Sono almeno tre gli aspetti in cui il legame tra le donne e il romanzo si manifesta in tutto il XIX secolo.

1. Le donne leggono i romanzi. Le donne, soprattutto quelle delle classi medio-alte, ma anche cameriere e piccolo-borghesi, diventano tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento una fetta sostanziale del pubblico a cui i romanzi si indirizzano. Questo fenomeno, presente soprattutto in paesi come l’Inghilterra, la Francia e gli Stati Uniti, e nelle aree urbane, è legato a diversi fattori come la crescita dell’alfabetizzazione maschile e femminile, l’avviarsi dei primi movimenti di emancipazione politica e culturale da parte delle donne, l’allontanamento dalle campagne e il progressivo tramonto di un’ economia familiare di sussistenza che si fondava sul lavoro delle donne: filare e tessere, fare il pane, la birra, il sapone, le candele. Le donne, insomma, riescono a sottrarre tempo da dedicare alla lettura e, al contempo, hanno la forza per affermare il loro diritto alla lettura. In un celebre romanzo inglese della metà del Settecento, Pamela di Samuel Richardson, storia di una giovane cameriera, la principale caratteristica del nuovo lavoro che la protagonista cerca dopo aver lasciato un precedente impiego è che le lasci “un certo tempo per la lettura”.

2. Le donne scrivono romanzi. L’Ottocento è anche il secolo in cui si afferma incontestabilmente la figura dell’autrice: George Sand, George Eliot, Jane Austen, Emily e Charlotte Bronte, Edith Wharton, Matilde Serao. Molti e complessi sono i motivi che conducono le donne al romanzo, forma espressiva e letteraria congeniale alle donne. Virgina Woolf afferma, in Una stanza tutta per sé, che alcune caratteristiche strutturali della scrittura, il basso costo della carta, la flessibilità (basta ritagliarsi un angolo per sé come faceva Jane Austen nel grande salotto di casa sua, dove, mentre si avvicendavano ospiti, domestici, familiari, lei compilava le sue opere impeccabili…) hanno reso praticabile alle donne l’arte del romanzo. Ma probabilmente altri motivi sono reperibili e si può ipotizzare che un nuovo genere, privo di tradizione, consentisse alle donne, ufficialmente escluse dai commerci culturali, dalle accademie, ecc. di sperimentare con più libertà nuove modalità espressive, di rompere le convenzioni che per secoli avevano presieduto alle rappresentazioni di uomini e donne nelle pagine della letteratura.

3. Le donne abitano i romanzi. Nel XIX secolo le donne fanno la loro entrata trionfale nelle pagine del romanzo, come dimostrano alcuni dei grandi titoli della letteratura ottocentesca, invariabilmente legati a un nome femminile: Emma di Jane Austen, Madame Bovary di Gustave Flaubert, Jane Eyre di Charlotte Bronte, Anna Karenina di Lev Tolstoj, Eva di Giovanni Verga, Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy, innumerevoli romanzi di Honoré de Balzac, come Béatrix, La Duchesse de Langeais, Eugénie Gaudet La muse du Département, La femme de trente ans, e il casa Casa di bambola di Henrik Ibsen, che se non portano un nome femminile, alludono però chiaramente a un personaggio femminile, il quale già dal titolo viene annunciato come centrale.

La presenza delle donne nel romanzo è indubbiamente legata anche alla centralità che acquista, nelle let- teratura e nella società dell’Ottocento, l’istituzione del matrimonio; e gli innumerevoli personaggi femminili della letteratura ottocentesca sono lì a denunciare la violenza, la normatività e l’insufficienza del matrimonio borghese per i bisogni delle donne. Ma i personaggi femminili non sono solo mogli e madri: sono amanti, prostitute, istitutrici, zitelle, scrittrici, contadine…

Lettrici, scrittrici, personaggi, le donne trovano nel romanzo tipi femminili, comportamenti, destini possibili con cui di volta in volta confrontarsi, identificarsi, differenziarsi: quella delle donne dell’Ottocento è una lettura attiva e non passiva, partecipata, appassionata, a volte polemica, perché le donne chiedono di essere rappresentate con libertà, con fedeltà, con rispetto, e, in quanto lettrici, affermano il loro diritto di critica e di giudizio.


Jane Eire di Charlotte Bronte

Charlotte Bronte, nata nel 1816 a Thornton nello Yorkshire, maggiore tra le tre sorelle Bronte, pubblicò Jane Eyre nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell. Fu subito un successo rivelandosi come il capolavoro della scrittrice inglese. Il racconto è stato più volte portato sullo schermo. L’ultima trasposizione cinematografica è un film (1996) del regista Franco Zeffirelli molto ben riuscita anche grazie alla bravura dei protagonisti tra cui Charlotte Gainsbourg nel ruolo di Jane Eyre e William Hurt in quello di Mr Rochester. La vita di Jane può essere considerata attraverso tre periodi fondamentali: l’infanzia trascorsa a casa di parenti che la detestano e poi in un collegio femminile, gli anni in cui lavora come istitutrice a Thornfield Hall e infine il periodo dell’allontanamento da questa casa e il successivo ritorno. La Jane bambina orfana di genitori, accolta a casa della zia subisce continue angherie e vessazioni, sia da parte della zia che dovrebbe prendersi cura di lei, sia da parte dei cugini. Viene poi affidata ad una scuola nella quale la attendono ancora sacrifici, privazioni e pesanti lavori. Ma Jane è forte, orgogliosa, fiera. Le pessime condizioni dell’istituto e la mancanza di cure mediche portano alla morte diverse bambine, tra cui la sua migliore amica. Jane sopravvive solo grazie alla sua forza d’animo e alla sua determinazione. Riesce a concludere gli studi e rimane all’interno dell’istituto ad insegnare fino a quando trova occupazione come istitutrice della piccola Adele presso la ricca dimora di Thornfield Hall. Trascorre in maniera serena questo periodo fino a quando fa ritorno a casa l’arcigno Mr Rochester. I due si conoscono, pian piano si innamorano e decidono di sposarsi. Jane non è bella, non è ricca, ma è colta, intelligente e indipendente. E’ all’opposto delle donne che Rochester frequenta, tutte lustrini e frivolezze, ma forse proprio per questo ne è attratto in maniera irresistibile. Trovato perciò l’amore, sembra che finalmente le cose comincino ad andare per il verso giusto, sembra che finalmente la vita possa ricambiarla di tutte le privazioni, sembra che finalmente Jane possa essere felice. Ma presto tutto cambia: la dimora di Rochester cela infatti un segreto; cela sua moglie, Bertha Mason, affetta da disturbi di mente. Una moglie pazza, ma tuttavia legittima e ciò non consente alla “retta” Jane di scendere a patti. Rinuncia a Rochester che non può più sposare, si allontana dalla sua dimora e riprende con fatica e altrove la sua vita. Riceve una proposta di matrimonio da un altro uomo, ma quando è sul punto di accettarla qualcosa la induce a tornare sui propri passi. Sente infatti che qualcosa di terribile è accaduto. Al suo ritorno a Thornfield Hall troverà Rochester solo, abbandonato e cieco sulle rovine di quello che era stato il suo sfarzoso castello. La moglie lo ha infatti incendiato ed è rimasta uccisa nello stesso rogo. Jane e Rochester sono ormai sullo stesso piano economico e anche su quello sociale. E non è più sposato. Tutti lo hanno abbandonato: gli amici con i quali partecipava alle feste, i ricchi con i quali era solito trascorrere il suo tempo. Non ha più nulla. Ed ecco che Jane con la sua caparbietà, la sua forza e la sua dedizione si concede senza più riserve…
Jane Eyre è uno dei più bei personaggi femminili della letteratura dell’ottocento. Una eroina fuori dal comune che vive in un contesto vittoriano intriso di ipocrisie e falsità e che combatte con vigore contro di esse. Una donna che sceglie al di fuori di ciò che la società ritiene opportuno e che non si cura delle convenzioni sociali.
Una storia d’amore straordinaria che cattura ed emoziona.
Concludo con una frase di Jane Eyre a me molto cara:

“Le ombre non sono meno importanti della luce”