L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 16

La persecuzione della stregoneria significò persecuzione delle donne, condannate al rogo in una proporzione con gli uomini con gli uomini  che in alcuni periodi è arrivata a 50 a 1. La scelta aveva una sua logica: non si condannavano solo le streghe – coloro cioè che avevano commercio con il demonio – ma anche le persone che si occupavano delle gravidanze e che erano esperte di contraccezione. Insomma, le donne.

Per capire come apparissero le donne e le ostetriche in particolare  agli occhi degli inquisitori ritorno a citare il Malleus Maleficarum:

esse hanno una sorta di perfidia che non si trova negli uomini; sono inclini alla superstizione, al commercio con il demonio; scelgono di divenire levatrici, una attività che supera tutte le altre per malvagità. Ed ecco le sette cose che le streghe possono fare: fornicare e commettere adulterio; ostacolare l’atto generativo; castrare e sterilizzare; agire bestialmente e intrattenersi in relazioni omosessuali; distruggere la fertilità delle donne; procurare aborti; offrire bambini al diavolo”.

La gente credeva che esistessero veramente le streghe e che fossero capaci di queste azioni, e questo convincimento non riguardava solo il popolo. Un grande giurista francese, Jean Bodin, che era nato ad Angers nel 1529 e che è autore di due opere fondamentali, il Methodus ad facilem historiarum cognitionem e Le six livres de la République (considerati tra i grandi classici del Rinascimento), scrisse anche una Demonomanie des Sorciers che tratta a lungo di streghe e di incantesimi. Bodin credeva ai patti di sangue con il diavolo, alla possibilità di evocare i defunti e ai rapporti carnali con i demoni e si esprimeva in favore della tortura e dell’eliminazione in massa degli stregoni. Molto altri intellettuali e studiosi, spesso noti per la loro razionalità, condividevano questo punto di vista, al quale spesso fornivano sostegno pseudoscientifico. Del resto, molti dei comportamenti che oggi attribuiamo all’isteria, sono stati in passato giudicati come prova di stregoneria, ed è più facile per le menti semplici credere all’esistenza del demonio che perdersi nella complessità dei problemi psicologici.

Erano tempi in cui la politica era inestricabilmente mescolata con la stregoneria e molte grandi famiglie europee venivano coinvolte in scandali che avevano a che fare con qualche genere di maleficio. In Inghilterra, nel 1232 un noto magistrato, Hubert de Burgh, conte di Kent, fu accusato dal Vescovo di Winchester di essersi guadagnato i favori del re Enrico III utilizzando “charms and incantations”. Nel 1324 scoppiò un terribile scandalo a Coventry dove venne quasi casualmente alla luce un complotto che vedeva coinvolti alcuni dei cittadini più ricchi e influenti: costoro avevano pagato forti somme di denaro a tale mastro John, notissimo negromante, perché, utilizzando i suoi magici poteri,  causasse la morte di Edoardo II e di molti nobili della sua corte. Non molti anni dopo, Alice Perres, l’amante di Edoardo III, dama di compagnia della regina Philippa,ebbe l’onore delle cronache quando il suo medico, considerato da tutti un potente mago, fu arrestato sotto l’accusa di aver prodotto e utilizzato filtri d’amore e talismani: naturalmente, almeno per l’opinione pubblica, divenne chiaro che la signora Perres si era conquistata i favori del vecchio re utilizzando questi sortilegi. Risale al 1590 il processo alle streghe di North Berwick, povere donne accusate di aver usato i loro poteri magici per affondare la nave che portava in Scozia Giacomo VI e la sua sposa, Anna di Danimarca. Le”streghe” furono condannate, cosa non difficile da capire se si pensa a quante persone fossero mandate a morte a quei tempi per aver scatenato tempeste e affondato navigli e a quante superstizioni affliggessero i marinai di quei tempi: cosa peculiare, il complotto delle streghe di North Berwick era finito con un clamoroso insuccesso, la nave di Giacomo VI era arrivata tranquillamente in porto, le maliarde – presumibilmente dilettanti e nuove del mestiere, in ogni caso pasticcione – ne avevano affondata un’altra. Il processo ebbe conseguenze rilevanti: Giacomo, oltre a scrivere un trattato di Demonologia, rese ancora più severe le pene previste per le streghe dal Witchcraft Act.

Questo elenco di eventi storicamente rilevanti arriva fino al 1700, e una lista di episodi molto simili può essere stilata per altri Paesi, come la Francia e l’Italia.

Era dunque una società nella quale ogni classe sociale aveva le sue streghe, più raffinate e socialmente accettabili tra i nobili, più volgari e demoniache tra la gente più povera e incolta, ma sempre streghe.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 14

La persecuzione delle streghe divenne particolarmente diffusa alla fine del 1400, ristagnò a metà del 1500 per riprendere poi aïre. Si guadagnarono fama imperitura Torquemada e il giudice luterano Capzovius, del quale si racconta che avrebbe personalmente firmato più di 20.000 condanne a morte. E’ più che probabile che questi dati siano stati gonfiati a bella posta, così come sono certamente poco credibili le cifre riportate da John M. Riddle (500.000 streghe mandate al rogo dai Tribunale della Santa Inquisizione, un numero che o stesso buon senso chiede di ridimensionare) ed è persino possibile che Torquemada fosse, in realtà, una brava persona che faceva coscienziosamente il proprio dovere: tutto ciò conta poco, il giudizio morale non coinvolge direttamente gli Inquisitori, è rivolto, certamente in modo assai critico, alla Chiesa cattolica ( e poi alle Chiese protestanti) che, sulla base di un congenito anti-femminismo, si era inventata per il sesso femminile  un peccato (spesso punito con la morte) di pura fantasia, un’infamia inesistente. Perché questo è il vero problema: l’aver punito in modo atroce un delitto inesistente. Trovo anzi che fermarsi a discutere dei numeri, esercitarsi in puntigliose disquisizioni sul necessario ridimensionamento delle cifre significa semplicemente non voler ammettere una colpa e fa rimbalzare la critica sulla Chiesa di oggi. È come se, qualora fosse possibile dimostrare che gli ebrei mandati a morte nei campi di concentramento sono stati 600.000 e non 6.000.000, il nostro giudizio critico sugli autori di quell’odioso massacro dovesse ridimensionarsi in proporzione.

Nel 1600 la caccia alle streghe sembrò raggiungere dimensioni insuperate e colpì nei luoghi più impensati: nel monastero di Londun, ad esempio, dove le monache carmelitane vennero accusate di oscuri commerci con le forze del male. Le ultime vicende giudiziarie dovute ad accuse di stregoneria si verificarono in Provenza nel 1731, in Inghilterra nel 1722, in Germania nel 1775, in Spagna e in Svizzera nel 1782, in Polonia nel 1787.

Certamente la caccia alle streghe ha avuto motivi sociali e politici. Il fallimento delle eresie e delle speranze di rinnovamento religioso ha sollecitato il ricorso alle pratiche magiche, come elementare mezzo di protesta degli emarginati della cultura e della religione. L’insicurezza di una società negletta e miserabile sollecitava a cercare i responsabili delle calamità ricorrenti. Quello che è certo è che la caccia alle streghe rappresenta l’espressione dello spirito sessuofobico radicato nella cultura ecclesiastica: il sesso proviene dal diavolo e la donna è il suo ministro (e l’ostetrica è un ministro particolarmente esperto). Nessuna di queste interpretazioni, però, è capace di reggere da sola: è difficile ad esempio spiegare i motivi per cui in Italia i processi sono stati complessivamente pochi e in Spagna la repressione abbia riguardato soprattutto gli ebrei e i mori, e molto meno le donne. Conta forse di più il fatto che la cultura medioevale è fortemente permeata del senso del soprannaturale, che percepisce il diavolo come una presenza attiva. È del resto una cultura che non conosce le cause dei fenomeni naturali, compresa la fisiologia del corpo umano, e che non ha la minima cognizione delle malattie mentali, le cui manifestazioni finiscono con l’evocare le immagini del possesso diabolico. Ma che sia proprio una religione che dovrebbe essere basata sull’amore a recepire questi sentimenti di odio e a farne strumento di persecuzione e di violenza senza precedenti è molto più che peculiare, è insopportabile, e il suggerimento di guardare a questi fatti con la visione del mondo che avevano gli uomini di quei tempi mi sembra ingenuo e sciocco.

È comunque evidente il fatto che l’opera delle streghe riguarda soprattutto la salute e la procreazione e che spesso la figura della maliarda maschera quella della guaritrice, che pratica una medicina empirica a base di erbe (ma la medicina ufficiale è quasi altrettanto empirica) e che assiste – per antico privilegio femminile – agli eventi che hanno il maggiore valore simbolico, la nascita e la morte. In particolari circostanze, per ragioni non sempre comprensibili, la guaritrice diventa la nemica della comunità. Siamo in un’epoca in cui la sensibilità delle famiglie nei confronti di eventi drammatici, come l’elevata mortalità dei bambini, comincia a modificarsi, e le ostetriche sono spesso presenti quando i bambini muoiono.

Era infatti accaduto che, piano piano, la professione dell’ostetrica era diventata pericolosa. Rispettata e onorata ai tempi di Sorano, ora l’ostetrica era molto meno pagata e, anche per le sue sempre più frequenti incursioni in settori della medicina considerati magici o immorali, dovute alle necessità di guadagnare qualche soldo extra, era guardata con sospetto, spesso derisa, spesso diffamata. Se un bambino nasceva morto, la colpa era quasi inevitabilmente la sua e, a partire dal 16° secolo, le accuse non erano più quelle di incompetenza, bensì quelle – ben più gravi – di aver cercato deliberatamente di nuocere alla madre e al figlio.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 8

Anche se il Malleus è considerato un testo molto debole, sia sul piano ermeneutico che teoretico, il suo successo non può essere discusso: 34 edizioni, più di 30.000 copie stampate, alcune centinaia di opere minori costruite nel suo solco e nella sua tradizione, nessun testo che sostenga tesi contrarie pubblicato per oltre un secolo.

Il principio che è alla base della terribile operazione di sterminio delle streghe sollecitata dal Malleus è molto semplice: il diavolo, previo naturalmente il permesso di Dio, può dare alle maliarde un potere capace di indurre modificazioni sostanziali nella natura. E poiché le Scritture affermano che il diavolo opera nel mondo e la filosofia ci insegna che un puro spirito deve ricorrere a un opportuno intermediario per poter agire sulla materia, ne consegue che chi non crede in questo intermediario non crede neppure nel diavolo, e chi non crede nel diavolo inevitabilmente deve rifiutare di credere in una parte delle scritture ; è dunque evidente che costui, non accettando uno degli argomenti della fede, è un infedele. Su questo punto il testo si dilunga, sempre utilizzando argomenti così grossolani e bizzarri e ricorrendo a equilibrismi retorici tanto rozzi, da rendere invero incomprensibile il suo straordinario successo. In realtà, le critiche al Malleus sono iniziate almeno un secolo dopo la sua pubblicazione; neppure gli umanisti intervennero, almeno per un lungo periodo di tempo, per criticare il ricorso dei due domenicani a una etimologia un po’ troppo allegra, che interpreta “malefici” come la traduzione latina del volgare “stregoni” e “maleficiendo” come “male de fide sentiendo”, ovvero avere cattive opinioni in materia di fede; nella stessa linea troviamo il diavolo (dia-bolus, colui che fa due bocconi di anima e corpo) e la femmina, fè-minus, colei che ha minor fede, serva abituale del diavolo perché più portata all’eresia.

Il Malleus Maleficarum è una guida per gli inquisitori che contiene un dettagliato elenco dei malefici che possono essere commessi dalle streghe e dei quali parlerò in seguito: per ora mi limito a sottolineare lo stupore che desta, nella lettura di questo libro, il continuo e quasi esasperato riferimento alla sessualità.

 I rapporti, con il diavolo o con gli uomini, naturali e contro-natura, sono al centro dell’attenzione, come se gli inquisitori fossero ossessionati dall’idea di conoscere ogni dettaglio, anche il più insignificante, di questi eventi. Sembra così (o almeno questa è una delle ipotesi) che la maggior parte delle persone accusate di stregoneria fosse costretta a confessare, non tanto le cose che aveva fatto, ma quello che la fantasia degli accusatori immaginava che avesse fatto. Un capitolo, dunque, di patologia psichiatrica che ovviamente in molti casi è riferibile agli imputati, ma che ancora più spesso riguarda gli accusatori.


La madre nei sogni

La madre nei sogni appare a rappresentare la prima esperienza fondamentale, il legame per eccellenza. Che potrà essere di sostegno ed aiuto, ma pure di giudizio e riprovazione.

Il simbolo della madre nei sogni è una sfaccettatura dell‘archetipo del femminile che esprime amore e vita, grandiosità ed abbondanza, fecondità e ricettività e, per queste qualità, si lega ai simboli della terra e del mare, luoghi in cui la vita fiorisce e prospera.

Come ogni simbolo di natura archetipica presenta anche un aspetto di distruzione e morte: vita e morte sono correlate e vicine, come terra e mare, creazione e distruzione. Così la mamma amorevole e Grande Madre potrà, nel flusso degli opposti, divenire Madre terribile, così alle madri del mito: Gaia, Era, Demetra, Iside, Astarte, si opporrà Kalì e Medusa o la dea maya Ixchel dagli artigli di animale.

Con il Cristianesimo si assiste alla sublimazione perfetta di questa figura che diviene la Madre Divina. La Madonna, madre di Gesù e di tutti gli uomini, priva di consistenza e carnalità si colloca su un piano ideale al punto più estremo della polarità grande madre-madre terribile. Il concetto di bene e male si precisa, la divisione diviene più netta. All’opposto della Vergine Maria troveremo allora Lilith come sposa del Diavolo, o la madre strega che partorisce ed uccide.

La madre nei sogni rappresenta la prima esperienza fondamentale, il legame per eccellenza. Che potrà essere di sostegno ed aiuto, ma pure di giudizio e riprovazione.Sognare la propria madre molto probabilmente avrà il duplice ruolo di rappresentare la concezione idealizzata dell’amore materno per il sognatore, ma pure l’aspetto legato all’esperienza più o meno fusionale che ha vissuto con lei. Così questa figura potrà simboleggiare il bisogno di recuperare dentro di se’ qualità che vengono per antonomasia attribuite alla madre: amore e dedizione, senso di sacrificio e generosità, o potrà mostrare che queste qualità sono già presenti nella vita del sognatore e lo possono sostenere.

Potrà anche indicare un complesso materno, una fissazione sulla figura della madre che continua ad esercitare fascino ed attrazione, o una forma di dominio anche in età adulta. Molto facile che in questi casi la madre nei sogni appaia come un grosso orso,un ragno o un lupo a testimoniare la ferocia istintiva percepita, oppure l’ istinto alla dipendenza, alla ricerca di accettazione e di cura che il sognatore continua a proiettare sulla madre.


Il significato della madre nei sogni
 sarà quindi legato all’amore incondizionato, alla protettività e sicurezza, al senso di sacrificio e di responsabilità, alla generosità, ma pure ad aspetti di giudizio e invasività, di senso di colpa e dipendenza, di timore verso il nuovo e verso l’istinto.