L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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L’ultimo Inquisitore. La storia di Ines, la musa di Goya

Goditi “L’ultimo Inquisitore” Parte 1

Goditi “L’ultimo Inquisitore” Parte 2

 

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Spagna, anno 1792 (anno in cui la Rivoluzione francese comincia ad avere ripercussioni al di fuori dei confini dellaFrancia). Francisco Goya è ormai diventato, non solo un importante pittore, ma il pittore ufficiale di corte e pertanto sta dipingendo i ritratti della Regina Maria Luisa di Borbone-Parma. Oltre che dalla famiglia reale, accetta commissioni per ritrarre nel suo studio, tra gli altri, anche l’inquisitore Lorenzo Casamares e Inés Bilbatúa, giovane e bella figlia del ricco mercante Tomás Bilbatúa, che per l’artista rappresenta una sorta di musa ispiratrice. È proprio nella casa del pittore che Lorenzo, mentre posa, vede Inés per la prima volta e chiede notizie di lei.

Nonostante questa sua grande celebrità però, i vertici della Chiesa di Spagna cominciano a preoccuparsi e a vedere con forte sospetto ciò che Goya raffigura nelle sue famose incisioni che si stanno diffondendo da Roma fino al Messico, ritenendole opere malvagie. Padre Lorenzo, di rimando, le difende, sostenendo che si limitano a mostrare il male che c’è nel mondo. Siamo però nei secoli in cui l’Inquisizione spagnola reprime e perseguita con durezza qualsiasi idea e comportamento che ritiene pericolosi per il popolo, per l’ordine costituito e per la Chiesa stessa. Lo stesso frate Lorenzo raccomanda con fervore ai suoi superiori di intensificare l’opera di repressione contro ognuna di tali minacce ed è da essi incaricato di occuparsene con i suoi sottoposti.

Avviene così che Inés, venendo vista da un inquisitore rifiutare di mangiare della carne di maiale in una taverna, è portata al cospetto dell’Inquisizione spagnola e proditoriamente accusata di praticare segretamente il giudaismo: inizialmente la giovane nega, ma poi, inflittale più volte l’atroce tortura detta della corda (detta in gergo anche la strappata o strappado[2]), ammette ciò di cui viene incolpata, nonostante l’evidente falsità dell’accusa, nella speranza di potersi discolpare al processo. Il padre, non vedendola tornare a casa, con l’intercessione di Goya, cerca di conoscerne le sorti tramite fratello Lorenzo, che le reca visita in carcere e, con la scusa di confortarla e darle aiuto, approfitta di lei mentre è legata in catene. Una sera il frate si reca a cena con Goya presso la famiglia Bilbatúa per assicurarli che ha visto Inés la quale ha detto di amarli tutti. Durante la loro conversazione a tavola, il genitore cerca di capire meglio ciò che è toccato alla figlia e venendo a sapere che è stata imprigionata, dopo aver confessato sotto tortura di essere una cripto-giudea (effettivamente esistevano lontani avi di origine ebraiche convertiti, i cosiddetti conversos o marrani, ma solo il padre e nessun altro era a conoscenza di questo in famiglia), con l’aiuto di Goya cerca di far comprendere a Lorenzo come, sotto tortura, sia possibile carpire la confessione di qualsiasi colpa e assurdità. Il prelato però difende l’assoluta veridicità di tali metodi, sostenendo che se gli accusati fossero veramente innocenti e credenti, Dio darebbe loro la forza di resistere ad ogni dolore e di negare ogni falsa accusa, quindi chi cede e confessa deve essere colpevole. Di fronte a tali affermazioni, il mercante spazientito, scrive una lettera in cui si dichiara di non essere un uomo bensì il figlio bastardo di uno scimpanzé e un orangutan e la sottopone da sottoscrivere a Lorenzo. Finché non l’avrà firmata gli sarà impedito di lasciare quella casa. All’ennesimo rifiuto, con l’aiuto dei figli e della servitù, nonostante gli inutili inviti di Goya alla calma, Tomás Bilbatúa decide di costringere il religioso a sottoporsi alla corda, la stessa dolorosissima tortura praticata sulla figlia, appendendolo al lampadario: Lorenzo, piegato dal dolore, accetta di firmare quell’assurdità come sua confessione e, sotto la minaccia di vedere reso pubblico il documento che ha appena sottoscritto, accetta il perentorio ordine del genitore (che gli consegna anche un grosso quantitativo d’oro per perorare con più forza la causa) affinché faccia di tutto per liberare Inés. Nonostante vari tentativi presso i suoi superiori, anche tramite le generose donazioni, il religioso non riesce però a convincere i cardinali dell’Inquisizione spagnola, certi della verità di ciò che la ragazza aveva confessato. Il documento compromettente viene, come era stato minacciato, consegnato a re Carlo IV e frate Lorenzo, macchiatosi di infamia, viene espulso mentre il suo ritratto viene confiscato e bruciato sulla pubblica piazza. Lorenzo quindi scappa facendo perdere ogni traccia di sé.

Passano quindici anni, Goya, che nel frattempo ha perso l’udito, prosegue il suo lavoro di pittore e ritrattista alla corte del re spagnolo, mentre Inés viene lasciata rinchiusa a deperire nelle segrete di un convento, senza aver mai subito quel processo che le era stato promesso.

È il 1808, Napoleone Bonaparte invade la Spagna, dichiara abolito il processo inquisitorio e pone in libertà tutte le persone imprigionate per volere della Chiesa. Inés è finalmente scarcerata, ma il suo fisico è profondamente provato e sfigurato dai lunghi anni di prigionia e la sua mente è sconvolta ai limiti della pazzia. Tra la confusione, le razzie e le violenze portate dal passaggio delle soldataglie napoleoniche, Inés raggiunge, lacera e sporca, la casa paterna e scopre che tutti i membri della sua famiglia sono stati uccisi durante il saccheggio della città. L’unica persona che può aiutarla ora è Goya. Riconosciuta a fatica ed ospitata nella sua casa, Inés confessa al pittore di aver partorito una bambina, poi subito sottrattale, durante la sua lunga e terribile prigionia ed afferma che il padre della bimba è frate Lorenzo che aveva approfittato di lei, ma di cui ella appare anche molto innamorata. Nel frattempo, al seguito dell’esercito napoleonico, ricompare proprio Lorenzo, completamente cambiato. Ha vissuto in Francia durante l’esilio, ha sposato una donna francese, ha avuto da lei tre figli e, dopo aver letto i libri di quei pensatori Illuministi che avversava quando era un inquisitore, ha deciso di sposarne e diffonderne gli ideali, diventando così il procuratore capo del governo francese in terra spagnola e nemico acerrimo della stessa Chiesa di cui lui aveva fatto parte ma che ora considera un’istituzione conservatrice e retrograda (nonostante Lorenzo sia un personaggio di fantasia, la sua biografia richiama per alcuni versi la figura storica di Juan Antonio Llorente). È così che, con la stessa intransigenza e inflessibilità di quando apparteneva all’Inquisizione, processa e fa condannare a morte il cardinale a capo del Sant’Uffizio in Spagna.

Nel frattempo rivede il vecchio amico Goya da cui apprende che Inés è ancora viva ed ha avuto una bambina da lui. Lorenzo promette a Goya che si prenderà cura della giovane donna, ma non accetta di ammettere la compromettente possibilità di avere una figlia illegittima, considerando tutto ciò come la pura invenzione di una mente devastata da anni di prigionia. In realtà la figlia esiste, Lorenzo stesso ne ha la conferma dopo aver interrogato il cardinale del Sant’Uffizio, trattenuto nelle prigioni in attesa dell’esecuzione della sua condanna. Si viene a sapere dalle suore dell’orfanotrofio in cui è stata allevata, che è stata chiamata Alicia, che ne è fuggita e una volta diventata adulta, per sopravvivere, ha iniziato a prostituirsi nei bordelli e nei parchi della città. Goya riesce a trovare Alicia (interpretata dalla stessa Natalie Portman, che nel film è anche Inés) in un parco e si accorge che il suo aspetto è incredibilmente identico a quello della madre da giovane. Pertanto parla a Lorenzo perché possa far sì che Inés riesca finalmente a ricongiungersi con lei. In realtà Lorenzo fa rinchiudere Inés in un manicomio e si reca ad incontrare Alicia sotto mentite spoglie per indurla a lasciare la Spagna per gli Stati Uniti; la ragazza fugge da lui ritenendolo un malintenzionato. Goya, deciso a far incontrare le due donne, riesce però a prelevare Inés dal manicomio e la porta in una taverna dove sa che lavora la figlia. Il pittore si presenta alla giovane mentre ella sta accudendo la neonata di un’altra prostituta, e cerca di invitarla a conoscere la madre, che sta aspettando fuori dalla taverna. Improvvisamente, però, viene interrotto da alcuni soldati francesi, mandati da Lorenzo, che irrompono nel locale e catturano tutte le prostitute, affinché possano essere portate in Portogallo per poi essere imbarcate alla volta dell’America. Poco prima di venire arrestata Alicia riesce però a mettere la neonata al sicuro, celandola sotto un tavolo e quando Inés entra nella taverna ormai svuotata, la trova; convinta, nel delirio della sua pazzia, che sia quella figlia che le era stata strappata in prigione e che doveva incontrare, la raccoglie e la porta con sé.

Nel frattempo l’esercito britannico è sbarcato in Portogallo e in Spagna è iniziata la controrivoluzione, avversa all’occupazione francese. Appresa la notizia dello sbarco inglese e conscio dell’approssimarsi sia della fine del governo napoleonico in terra spagnola che della restaurazione dell’Ancien Régime, Lorenzo decide di fuggire con la sua famiglia, ma viene catturato mentre percorre la via per raggiungere la Francia. Processato, viene condannato a morte dagli stessi inquisitori che aveva fatto arrestare. Lorenzo, in preda al tormento e al fallimento della propria vita, decide di non fare professione di pubblico pentimento, di non abiurare i suoi nuovi ideali per poter così tornare in seno alla Chiesa ed accetta, di conseguenza, di salire sul patibolo. Viene pubblicamente ucciso dal boia con la garrota sotto gli occhi di Inés, che, ormai in preda alla follia, grida tra la folla il suo nome e, negli istanti che precedono l’esecuzione, gli mostra la neonata che tiene in braccio issandola come se fosse loro figlia. Inaspettatamente, anche Alicia è presente, salvata dalla deportazione da un ufficiale britannico, a cui sembra essersi fidanzata, e assiste dall’alto di un balcone di un palazzo. Il cadavere dell’uomo viene portato via adagiato su un carretto, alcuni bambini saltano e cantano intorno al suo corpo esanime e con la testa penzolante, mentre Inés, con in braccio la bambina e sorridendo al suo amato, gli tiene e gli bacia la mano, seguita amorevolmente da Goya che, poco lontano, la chiama.

USCITA CINEMA: 13/04/2007
GENERE: Drammatico
REGIA: Milos Forman
SCENEGGIATURA: Milos Forman, Jean-Claude Carrière
ATTORI:
Javier Bardem, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Blanca Portillo, Michael Lonsdale, José Luis Gómez, Mabel Rivera, Cayetano Martínez De Irujo, Craig Stevenson, Aurélia Thiérrée, Fernando Tielve, Antonio Bellido, Unax Ugalde

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Javier Aguirresarobe
MONTAGGIO: Adam Boome
MUSICHE: José Nieto (II), Varhan Bauer
PRODUZIONE: Kanzaman, Saul Zaentz Company, Xuxa Producciones
DISTRIBUZIONE: Medusa Film
PAESE: Spagna 2006
DURATA: 117 Min
FORMATO: Colore


Millenni – CSI

Brano tratto dall’album Linea Gotica

Millenni
Millenni di Patto millenni di Legge millenni d’Osservanza
Millenni di Croce per nuove Alleanze millenni nel Nome di Dio
Millenni di sangue versato a concime
Millenni di imperi e regimi millenni di regni di dio
Millenni di Parole Sante millenni nel Nome di Dio
Che non so dire
Generatore
Che pare amare ogni ingiustizia in faccia al sole
Troppi tiranni in terra, in cielo
Millenni di Patto millenni di Legge millenni d’Osservanza
Millenni di Croce per nuove Alleanze millenni nel Nome di Dio
Millenni di sangue versato a concime
Millenni di imperi e regimi millenni di regni di dio
Millenni di Parole Sante millenni nel Nome di Dio
Millenni di regni di dio
Millennio del signore, sesto
O secondo che finisce
O secondo che avanza
Urlo da lama
Santa Mattanza
Non sono scrupoloso al riguardo di dio
蠡 nostra immagine e somiglianza
Non sono scrupoloso al riguardo di dio
蠡 nostra immagine e somiglia a noi


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 8

Anche se il Malleus è considerato un testo molto debole, sia sul piano ermeneutico che teoretico, il suo successo non può essere discusso: 34 edizioni, più di 30.000 copie stampate, alcune centinaia di opere minori costruite nel suo solco e nella sua tradizione, nessun testo che sostenga tesi contrarie pubblicato per oltre un secolo.

Il principio che è alla base della terribile operazione di sterminio delle streghe sollecitata dal Malleus è molto semplice: il diavolo, previo naturalmente il permesso di Dio, può dare alle maliarde un potere capace di indurre modificazioni sostanziali nella natura. E poiché le Scritture affermano che il diavolo opera nel mondo e la filosofia ci insegna che un puro spirito deve ricorrere a un opportuno intermediario per poter agire sulla materia, ne consegue che chi non crede in questo intermediario non crede neppure nel diavolo, e chi non crede nel diavolo inevitabilmente deve rifiutare di credere in una parte delle scritture ; è dunque evidente che costui, non accettando uno degli argomenti della fede, è un infedele. Su questo punto il testo si dilunga, sempre utilizzando argomenti così grossolani e bizzarri e ricorrendo a equilibrismi retorici tanto rozzi, da rendere invero incomprensibile il suo straordinario successo. In realtà, le critiche al Malleus sono iniziate almeno un secolo dopo la sua pubblicazione; neppure gli umanisti intervennero, almeno per un lungo periodo di tempo, per criticare il ricorso dei due domenicani a una etimologia un po’ troppo allegra, che interpreta “malefici” come la traduzione latina del volgare “stregoni” e “maleficiendo” come “male de fide sentiendo”, ovvero avere cattive opinioni in materia di fede; nella stessa linea troviamo il diavolo (dia-bolus, colui che fa due bocconi di anima e corpo) e la femmina, fè-minus, colei che ha minor fede, serva abituale del diavolo perché più portata all’eresia.

Il Malleus Maleficarum è una guida per gli inquisitori che contiene un dettagliato elenco dei malefici che possono essere commessi dalle streghe e dei quali parlerò in seguito: per ora mi limito a sottolineare lo stupore che desta, nella lettura di questo libro, il continuo e quasi esasperato riferimento alla sessualità.

 I rapporti, con il diavolo o con gli uomini, naturali e contro-natura, sono al centro dell’attenzione, come se gli inquisitori fossero ossessionati dall’idea di conoscere ogni dettaglio, anche il più insignificante, di questi eventi. Sembra così (o almeno questa è una delle ipotesi) che la maggior parte delle persone accusate di stregoneria fosse costretta a confessare, non tanto le cose che aveva fatto, ma quello che la fantasia degli accusatori immaginava che avesse fatto. Un capitolo, dunque, di patologia psichiatrica che ovviamente in molti casi è riferibile agli imputati, ma che ancora più spesso riguarda gli accusatori.