L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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The Cranberries – Animal Instinct

Un dipinto musicale che riguarda l’istinto materno, intriso di chiaroscuro come solo Dolores O’Riordan riusciva abilmente a colorare oltre le superflue sbavature con la sua unica voce e maestria architettonica musicale. Nel mondo animale oltre qualsiasi difficoltà presunta o fattiva le madri compiono il miracolo della difesa dei loro cuccioli, a volte eroicamente nel bene e nel male.

Dolores coronata di fiori ci indica di vivere appieno l’ora, adesso o mai più, filosoficamente il “carpe diem”… una lezione che tutti indistintamente abbiamo da apprendere in questi tempi liquidi vuotati di senso.

“Animal Instinct”, estratto come secondo singolo il 5 luglio 1999. Il brano è basato su un riff di chitarra acustica, una struttura classica, e un ritornello diretto. Quella che sembra un’atmosfera serena, diventa nel corso dell’esecuzione sempre più cupa, attraverso la voce di Dolores O’Riordan, candida e decisa, capace come poche altre di portare un brano attraverso mood contrastanti. Il testo è in realtà molto forte, molto più della musica, parla della maternità e delle sue difficoltà nel modo più freddo e disilluso, ed è sottolineato da un videoclip di grande impatto emotivo.



Il modello del conflitto. La passione nella antropologia di Kant.

     Kant condanna – alla maniera degli Stoici – la passione, intendendola come un «cancro per la ragion pura pratica». Egli, infatti, assume senz’altro “passione” nel senso di “vizio”.

     Più precisamente, nella sua Antropologia pragmatica (1798), Kant distingue tra “emozione” (der Affect) e “passione” (die Leidenschaft). “Emozione” sarebbe una semplice e inevitabile reazione, cioè un sentimento improvvisamente destato da un evento puntuale. Di fronte a certi accadimenti improvvisi, insomma, non possiamo non provare – almeno sull’istante – vergogna, imbarazzo, ira oppure meraviglia, e così via. Le emozioni, comunque, non vanno coltivate, ma il più possibile represse: «il principio della apatia, che cioè il saggio non deve mai subire l’emozione, neppure quella della compassione per i mali del suo migliore amico, è un principio morale giusto e sublime della scuola stoica, perché l’emozione rende (più o meno) ciechi». La “passione”, invece, sarebbe «l’inclinazione (Neigung), in quanto impedisce alla ragione di paragonarla, per rispetto a una certa scelta, con la somma di tutte le inclinazioni». Ora – annota Kant -, «se l’emozione è un’ebbrezza, la passione è una malattia»: un turbamento permanente nell’ordine della vita. Con quest’ultima, dunque, non è lecito venire a patti: si cercherà o di estirparla o di isolarla.


Passione ed emozione.

È opportuno anche distinguere tra “passione” ed “emozione”, se con quest’ultimo termine indichiamo ciò che della passione è avvertibile, ciò che la passione ci fa provare. Nonostante i due termini vengano spesso sovrapposti, si potrebbe paragonare l’emozione alla punta emergente di quell’iceberg che è la passione, la cui vita e le cui dinamiche per lo più sfuggono alla vita cosciente. Ciò comporta che, per intervenire sulle passioni, non ci si possa limitare ad intervenire sulle emozioni cui esse danno luogo, ma si debba piuttosto intervenire più al fondo, addestrando le energie con l’esercizio e la costanza.