L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Fede

“Maglia dopo maglia tesse il mio Telaio; la tela per il mio onore e tele per onorare”.

 

PISTIS SOPHIA

 


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 8

Anche se il Malleus è considerato un testo molto debole, sia sul piano ermeneutico che teoretico, il suo successo non può essere discusso: 34 edizioni, più di 30.000 copie stampate, alcune centinaia di opere minori costruite nel suo solco e nella sua tradizione, nessun testo che sostenga tesi contrarie pubblicato per oltre un secolo.

Il principio che è alla base della terribile operazione di sterminio delle streghe sollecitata dal Malleus è molto semplice: il diavolo, previo naturalmente il permesso di Dio, può dare alle maliarde un potere capace di indurre modificazioni sostanziali nella natura. E poiché le Scritture affermano che il diavolo opera nel mondo e la filosofia ci insegna che un puro spirito deve ricorrere a un opportuno intermediario per poter agire sulla materia, ne consegue che chi non crede in questo intermediario non crede neppure nel diavolo, e chi non crede nel diavolo inevitabilmente deve rifiutare di credere in una parte delle scritture ; è dunque evidente che costui, non accettando uno degli argomenti della fede, è un infedele. Su questo punto il testo si dilunga, sempre utilizzando argomenti così grossolani e bizzarri e ricorrendo a equilibrismi retorici tanto rozzi, da rendere invero incomprensibile il suo straordinario successo. In realtà, le critiche al Malleus sono iniziate almeno un secolo dopo la sua pubblicazione; neppure gli umanisti intervennero, almeno per un lungo periodo di tempo, per criticare il ricorso dei due domenicani a una etimologia un po’ troppo allegra, che interpreta “malefici” come la traduzione latina del volgare “stregoni” e “maleficiendo” come “male de fide sentiendo”, ovvero avere cattive opinioni in materia di fede; nella stessa linea troviamo il diavolo (dia-bolus, colui che fa due bocconi di anima e corpo) e la femmina, fè-minus, colei che ha minor fede, serva abituale del diavolo perché più portata all’eresia.

Il Malleus Maleficarum è una guida per gli inquisitori che contiene un dettagliato elenco dei malefici che possono essere commessi dalle streghe e dei quali parlerò in seguito: per ora mi limito a sottolineare lo stupore che desta, nella lettura di questo libro, il continuo e quasi esasperato riferimento alla sessualità.

 I rapporti, con il diavolo o con gli uomini, naturali e contro-natura, sono al centro dell’attenzione, come se gli inquisitori fossero ossessionati dall’idea di conoscere ogni dettaglio, anche il più insignificante, di questi eventi. Sembra così (o almeno questa è una delle ipotesi) che la maggior parte delle persone accusate di stregoneria fosse costretta a confessare, non tanto le cose che aveva fatto, ma quello che la fantasia degli accusatori immaginava che avesse fatto. Un capitolo, dunque, di patologia psichiatrica che ovviamente in molti casi è riferibile agli imputati, ma che ancora più spesso riguarda gli accusatori.