L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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La donna: un modello di forza e determinazione

di Sara Vicidomini

La donna, argomento intenso e profondamente caro, in questo giorno nel quale si riflette sulle molteplici vie da seguire in questa compagine storica in vista di un’autentica emancipazione e parità sono lieta di ospitare l’elaborato di una giovanissima donna. Vi presento con onore e stima gli argomenti selezionati da Sara Vicidomini .

Mi ha colpito profondamente la cura e la determinazione nel trattare argomenti scottanti e delicati con inchiostro fresco  e vento giovane.

Buona lettura

La donna: un modello di forza e determinazione

Il percorso che ho scelto di presentare è un argomento che ritengo fortemente importante. Parlo del ruolo che ha assunto la donna nel contesto 
storico – sociale.

I motivi che mi hanno condotta alla scelta e all’analisi di tale tematica sono molteplici e diversi tra loro: innanzitutto l’argomento della donna e della sua condizione mi sembra un tema che è ancora oggi molto attuale, per questo ho scelto di evidenziare il processo discriminatorio a cui la donna è stata sottoposta nel corso dei secoli, e ritengo che oggi, anche se in misura inferiore, ne sia ancora soggetta.
La mia è una “critica”ad una società che ha considerato l’emisfero femminile inferiore, dimenticando il ruolo chiave che esse hanno assunto e che tutt’oggi assumono all’interno della società e dei suoi molteplici settori.
La parità dei diritti e l’accesso alle professioni, sono ormai conquiste delle donne, anche se segnate da numerosi pregiudizi. 

Futuro dell’umanità e liberazione della donna

Da migliaia di anni la storia dell’umanità è una storia di uomini nella quale le donne sono presenti solo di riflesso e sempre in ruoli secondari: Penelope, la sposa fedele; Cornelia, la madre dei Gracchi; Beatrice, l’amore impossibile sognato da Dante Alighieri, dove, con il dolce stil novo (il passaggio che trasforma il volgare in una lingua letteraria, l’aggettivo dolce definisce lo stile terso e musicale, mentre l’espressione novo sottolinea la consapevolezza dei poeti che lo hanno adoperato, tra cui Guido Cavalcante e Dante Alighieri, di aver inaugurato un nuovo modo di concepire il sentimento amoroso), gli stilnovisti celebrano la donna gentile,rappresentandola come una donna angelo, e così via.

Una donna soggetta alla proprietà paterna è, anche, Gertrude, ovvero la Monaca di Monza, la quale, è il personaggio protagonista dei capitoli IX e X del romanzo “I Promessi Sposi”, l’opera più importante di Alessandro Manzoni, a cui egli lavora dal 1821 al 1840. Essa rappresenta un’immagine opposta del mondo degli ordini religiosi rispetto a quella offerta da Padre Cristoforo, perché da ospite e aiutante di Lucia si trasforma in aiutante dei suoi rapitori. Appartenente alla più alta nobiltà, essa vive, fin dalla sua monacazione forzata, tutte le contraddizioni e i malefici effetti dell’intreccio tra sistema ecclesiastico e prepotenza sociale.

Oggi però la situazione va rovesciata, prima di tutto perché il progredire della democrazia è stato accompagnato dalle lotte delle donne per la conquista dei loro diritti, in secondo luogo perché i più ascoltati economisti contemporanei sostengono che rinunciare al contributo extra-familiare di metà dell’umanità porta a crisi economiche, guerre e rovine.

L’Occidente sta già procedendo sulla strada di questa radicale trasformazione; invece, in Africa come in Asia e in vaste zone dell’America centrale, le donne stanno cominciando solo ora a reagire ai soprusi. Il fenomeno delle “spose bambine” , è il primo ostacolo da abbattere a causa della catena di conseguenze che porta con sé. E’ un fenomeno che interessa nel mondo 60 milioni di minorenni.

 

Le cause del fenomeno delle “spose bambine”

Il fenomeno delle “spose bambine” ha diverse cause, alcune di carattere culturale, altre di carattere economico. Tra le prime vi è l’obbligo per le ragazze di essere vergini al momento del matrimonio o la convinzione che sposarsi presto metta al riparo le giovani dal rischio di subire violenze. Ma la causa principale è la povertà.

Per le famiglie che vivono in miseria, infatti, dare in sposa una figlia il più presto possibile significa non doverla più mantenere. Inoltre, in molti Paesi, più la ragazza è giovane più bassa è la dote, la spesa principale che la famiglia della sposa deve affrontare in vista del matrimonio. Quasi sempre i mariti sono uomini adulti. In una situazione simile, per molte famiglie povere non ha alcun senso investire tempo e denaro nell’istruzione delle figlie e così il fenomeno non fa che perpetuarsi, perché meno le donne studiano meno speranze hanno di procurarsi un lavoro e rendersi autonome.

 

Le conseguenze: analfabetismo e morte precoce

I matrimoni delle spose bambine comportano molte conseguenze. La prima è l’abbandono scolastico, che condanna la donna a rinunciare per sempre ai suoi diritti civili e politici.

La seconda è la morte per parto, in quanto il loro fisico spesso non è ancora pronto a sopportare la gravidanza. E infatti nel mondo gravidanza e parto sono la prima causa di morte per le donne fra i 15 e i 19 anni. Dati del 2010 affermano che nel mondo ogni minuto una donna muore di parto, altre venti donne ogni minuto restano vittime di infermità. Anche in questo caso le differenze tra le varie aree del pianeta sono abissali. In molti Paesi non si investe abbastanza in strutture ospedaliere e non si tutela la salute delle donne povere e poco istruite.

 

Un indicatore della disuguaglianza

In molte parti del mondo, milioni e milioni di donne muoiono per cause dovute esclusivamente al fatto stesso di appartenere al sesso femminile.

In Cina il rapporto è di 107 maschi ogni 100 femmine e in India 108 maschi ogni 100 femmine. Secondo l’indiano Amartya Sen, vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 1998, la spiegazione sta nel fatto che in questi Paesi le donne vivono in condizioni di enorme inferiorità e dunque muoiono prima, tanto che il rapporto tra la popolazione maschile e femminile rappresenta, secondo Sen, il miglior indicatore della disuguaglianza tra i sessi. Le bambine muoiono prima, perché non ricevono le stesse cure mediche dei maschi. Le donne sono vittime della discriminazione e della scarsa considerazione in cui la società tiene la loro vita e la loro salute.

Secondo i calcoli di Sen, al mondo mancano all’appello più di 100 milioni di donne.

Più di cento milioni di vittime del sessismo, la forma di discriminazione che, così come il razzismo prende di mira una razza, colpisce un sesso, quello femminile. Come tutti i razzismi, il sessismo non ha alcun fondamento reale e va combattuto con tutte le forze.

 

continua…..

 

 

 


La televendita del corpo: “Mi sento velina dentro”

Secondo la più classica delle dicotomie di cui sopra, quali madre e puttana, oltre alle aspiranti “casalinghe perfette”, l’ altra faccia della presenza femminile in video sta nei “sipari di carne femminile”, per citare una battuta di Paolo Bonolis, che forse intendeva essere ironica, o critica, ma che nei fatti trasuda disprezzo.

Ce le descrive con dovizia di particolari Silvia Ballestra : «…. Veline, graziose ragazzette pocciute e chiappute ( sempre riprese dal basso) … (…) sorridenti fino alla paresi pupazzesca degli zigomi nel mentre che sgambettano su tacchi vertiginosi, insaccate in tutine più o meno fascianti . (…) Quelle che girano le caselline dei telequiz, quelle che portano la busta, quelle che introducono gli ospiti ( tutte cose che si possono fare dignitosamente, anche senza essere agghindate come puttane dell’ angiporto) .»

Ed aggiunge ancora altri particolari orrorifici , citando a sua volta un articolo di Luisa Muraro su “Vanity fair” su ciò che tanti uomini prediligono vedere in TV e nella pubblicità : « Quelle donne patinate così funzionali al loro immaginario sono seduttrici simpatiche, belle, profumate, apparentemente pronte a togliersi le mutande a uno schiocco di dita, ironiche ma porche, forti ma deboli il giusto.

Lievamente accarezzano cofani di macchine lucenti, servono aperitivi con scollature ti-vedo-non-ti-vedo, ammiccano, fanno capire che ci starebbero al volo, sprizzano sesso e intimi umori, anche verniciando con l’ antiruggine un cancello, e intanto- bontà loro – non presentano la minima sfumatura psicologica, ombra di problematicità e nessuna ambizione che non sia quella (facile facile) di risvegliare a lui (proprio a lui !) qualche torpore nell’ uccello .»

Dall’ altro lato , sconfortata, Loredana Lipperini riporta i versi della canzone di Pink, Stupid girls, che recitano : « What happened to the dream of a girl president? / She’s dancing in the video next to 50 Cent .» e da questo punto in poi commenta le scene dei numerosissimi “videoclip con rapper machissimo e bionde” , nonché le movenze di una buona parte delle cantanti ballerine che scorrazzano su MTV, siano esse « lolite come Britney Spears, finte trasgressive come Avril Lavigne, o donne superfatali. (…) I loro video dicono una cosa sola : sesso . »

Se si prova ad azzerare l’ audio, e l’ ho fatto qualche tempo fa, ognuno di questi clip, al di là della musica, sembra una vera e propria pubblicità di bordelli, con pose lascive , strusciamenti di vario tipo, corpi seminudi.

Anche la voce è usata per alludere al sesso, e lo nota Silvia. Ballestra : « La voce femminile appena preorgasmica, densa di lascive promesse grondante umori sessuali che dice ora dalla TV : Auto emociòn , con l’ accento spagnolo che dovrebbe agire da ulteriore viagra .»

Di recente Gad Lerner osservava che, con tutta probabilità, il sorpasso in termini di ascolti del telegiornale di Canale 5 sull’ omologo della Rai è stato attivamente promosso , ed alla fine conseguito, tramite lo sfruttamento delle “curve” : infatti il programma che precedeva il Tg “indugiava ostentatamente sul posteriore di una ballerina”.

Mentre gli spettacoli in TV si spostavano sempre più avanti nell’ uso e nell’ abuso dei corpi femminili, naturalmente anche gli spot ed i cartelloni pubblicitari non avevano più remore di alcun genere ; tornavano così dei “tipi classici” di pubblicità che da decenni non si vedevano più in giro. Io ne descrivevo alcuni nella tesi del 1979 . Sono tornati in auge la “donna-natura” , quasi del tutto senza vestiti ma leopardata , con sottotitolo : “Una voglia naturale” ; lo sciupafemmine circondato da giovanissime adoranti ( “Nato con la camicissima”), e dovunque nudi di donna per attirare l’ attenzione. Negli ultimi tempi è apparso evidente che ogni limite di opportunità e di decenza veniva superato, e si è chiesta a gran voce la rimozione almeno della pubblicità alludente alla violenza: quella di Dolce e Gabbana, nella quale uomini circondavano una donna adagiata per terra richiamando la scena di uno stupro, l’ altra del marchio di moda Relish, dove poliziotti “perquisivano” due giovani donne stringendole con atteggiamenti violenti ed osceni. Anche il “trash” e la cafoneria non hanno limiti : a Napoli i cittadini hanno chiesto che venissero tolti cartelloni enormi e veramente disturbanti , come quello che presentava due enormi seni allo sguardo dei passanti o l’ altro che, per reclamizzare una società di navigazione, recitava: “Abbiamo le poppe più famose d’ Italia” ; non poppe di navi ma una schiera di giovani discinte .

Dice ancora L. Lipperini : « Nel febbraio 2007 il magazine americano “Newsweek” dedica l’ articolo di copertina, Girls Gone Bad , al dilagante entusiasmo delle bambine ( dai sei anni in su ) nei confronti di pop star seminude e svaporate come Paris Hilton, Britney Spears . (…) Cosa stiamo facendo, si chiedono le autrici (…) ? Stiamo forse allevando una generazione di baby- prostitute che vestono come lolite e vivono per le borse di Dolce e Gabbana ? ” I messaggi che arrivano sono questi : “Bisogna puntare sul corpo : questa è la carta vincente delle donne ” ed anche : “ Che l’ obiettivo sia il successo, che sia – come nei secoli passati – il matrimonio, il mezzo per riuscirvi è uno solo : l’ avvenenza fisica .»

Proprio questa situazione è la causa scatenante di un vera e proprio esplosione dei vari tipi di chirurgia estetica, che coinvolge ragazzine anche minorenni. Anzi : recentemente si è parlato di regolamentare con una serie di norme ed interdire alle minorenni gli interventi al seno ( mastoplastica additiva , seni nuovi e spesso grandissimi per rassomigliare alla diva del momento ), al viso, alle labbra, ai glutei, etc.

Il libro Appena ho 18 anni mi rifaccio. Storie di figli, genitori e plastiche , dal titolo eloquente, racconta l’ ossessione di ragazze ( e talora di qualche ragazzo) che in nome della visibilità, per acquisire doti utili a superare casting e provini televisivi, non esitano ad affrontare operazioni chirurgiche pericolose, e sovente dalla riuscita dubbia. L’ ultima edizione del famigerato “Grande Fratello” presentava lo spettacolo penoso di una giovane donna che si era procurata artificialmente mammelle mostruosamente enormi, e durante tutto il programma non aveva altro scopo che manipolarle ed esibirle eccitando il voyeurismo degli spettatori.

Questo per una supposta sete di “gloria”, per una fama che sarà sicuramente effimera.

Allo stesso modo sono penose, ed inquietanti, le risposte che , alla domanda : “Quali sono i tuoi sogni, l’ obiettivo da raggiungere nella vita ?” ci vengono dalla grande maggioranza delle ragazze : essere notate, approdare in TV, esibirsi come “veline” o ballerine o “ragazze immagine” ( in genere significa , con un sorriso idiota elargito alla platea, , camminare poco o niente vestite dondolandosi e sculettando) .

Una ragazza partecipante ad una selezione per un “casting” televisivo ha esclamato : « Mi sento velina dentro ».

Secondo il dottor Corrado Augias, che l’ ha commentata è una : «“espressione spaventosa”, portato di una corruzione ( intendo delle menti ) che va avanti da anni nel silenzio ».

Non possiamo neanche dare troppo torto a queste giovani, se confrontiamo la possibilità di avere in tal modo guadagni stratosferici con la realtà che le circonda, nel modo reale del lavoro, dove non trovano altro che call center da 300 o 400 euro al mese, ed in genere lavori umilianti e precari, precarissimi.

Enrica Morlicchio, che insegna Sociologia dello sviluppo alla Federico II di Napoli, chiede a tutti uno “sguardo di genere” sulle vicende di veline e ragazze che utilizzano il proprio corpo per emergere , visto che emergono nel quadro di rapporti che restano : « rigidamente patriarcali e maschilisti . (…) Dove altrimenti le donne potrebbero esercitare la loro intelligenza e competenza ? In un mercato del lavoro che offre scarsissime occasioni ? (…) Il tasso di occupazione femminile nelle province di Bari e di Napoli era rispettivamente pari al 33% e 24% a fronte del 66%, tanto per dire di Bologna, mentre il tasso di inattività femminile ( donne in età da lavoro non occupate ma neanche attivamente in cerca di lavoro per carichi familiari o perché scoraggiate ) era pari al 62% a Bari e al 70% a Napoli.

I tassi di disoccupazione delle giovani donne in entrambe le città raggiungono livelli di vera e propria esclusione sociale. Parlare di “tetto di cristallo” (…) suona quasi ridicolo : qui siamo al piano ammezzato. (…) Nel Mezzogiorno un mercato del lavoro sempre più asfittico allontana quote consistenti finanche dalla ricerca dell’ occupazione, bloccando i processi di emancipazione attraverso il lavoro…».

Tutte dicono, e purtroppo risulta vero : « E’ molto più facile trovare lavoro con la bellezza che con la laurea ».

Tutto si lega : alla fin fine , si è montato lo spettacolo illusionista del teleschermo e nella realtà da tempo si sono alterate, e rese crudelmente attaccate ad un filo , le possibilità di guadagnarsi la vita per i nostri giovani.

Del resto, Silvio Berlusconi, è, lo fa notare in un articolo Denise Pardo : “ l’ editore delle ragazze Fast Food di “Drive in” e delle ragazze Cin Cin di “Colpo grosso”, prima avvisaglia dell’ universo femminile berlusconiano ”.

Questo uomo politico è definito il leader più maschilista d’ Europa ; il quotidiano spagnolo “El Pais” giudica il comportamento del nostro attuale premier « grave da un punto di vista morale, civico e culturale, e mina la dignità della donna».

Su tutti i giornali del mondo si commenta il fatto accertato che una “escort” ( prostituta di lusso) sia stata ingaggiata, pare con 2000 euro, da un imprenditore che ingrassa i suoi affari e la sua influenza pagando “squillo” e accompagnandole alle feste che avvenivano nelle varie case di esponenti politici. Il fatto gravissimo è che questa ragazza doveva poi, quale ricompensa, risultare candidata alle elezioni europee, e solo il timore dello scandalo ha fatto depennare il suo nome in extremis.

Un esempio pratico dell’ estremo disprezzo che queste persone hanno per l’ intelligenza e la creatività femminili ce lo dà la seguente notizia. Un recente provvedimento del ministro ai Beni culturali, Sandro Bondi, consente alla vincitrice del concorso “Miss Italia” di accedere direttamente, senza passare per il rigoroso concorso pubblico, alla scuola per attori nel Centro sperimentale di cinematografia, a Roma.

Le supposte doti fisiche che il titolo di “Miss Italia” attesta, dunque, possono fare a meno di qualunque talento per la recitazione, doti espressive, profondit{ nell’ interpretazione dei personaggi.

Se avessimo usato solo il criterio di una scontata “bella presenza” non avremmo mai avuto le interpretazioni strepitose di attrici come Anna Magnani o Meryl Streep, che non sono certo delle vistose bellezze. Ma è evidente che questo ministro non riconosce alle donne nulla di valido o di interessante che non sia la bellezza fisica.

Ormai il termine “velina” è diventato così imperante e diffusamente appiccicato alle donne, ed ha prodotto una tale svalutazione di chiunque sia nata femmina, che ormai qualunque donna può essere definita “velina”.

La formidabile atleta Federica Pellegrini, la nuotatrice più strepitosa che l’ Italia abbia mai avuto, si è ritenuta offesa dalla stampa ( vedi i quotidiani di luglio 2008 ) perché la dipingevano come una bambola sexy, interessata solo ad argomenti di amore o di eventuali figli. Anche la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, è rimasta allibita quando la si è citata definendola : “ Una velina ; in gran forma, elegante, tutta vaporosa”. La cosa grave è che si riteneva in tal modo di farle un complimento, mentre la dottoressa, giustamente irritata, ha puntualizzato con decisione e disappunto di rifiutare tale appellativo.

Pina Picierno, una giovane deputata del Pd, è stata attaccata dal suo ex compagno di partito, Ciriaco De Mita, con le parole : « Da chi sono stato sostituito ? Da una quasi velina» . E la deputata deve difendersi, e ricordare che ha cominciato a far politica da giovanissima, militante già a 16 anni. Alle donne ormai tocca sempre difendersi, solo del fatto di essere donna.

Del resto, è diventato ormai di pubblico dominio che, allo stesso identico modo in cui si preparava un casting effettuando selezioni per le reti televisive di stampo berlusconiano, si sceglievano le candidate alle elezioni , italiane e per l’ europarlamento.

Anche a questo si riferivano le esplicite parole di Veronica Lario, la quale, per il suo ruolo bene “informata dei fatti”,            denunciava la « sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne» , aggiungendo che tutto ciò « va contro le donne in genere e soprattutto quelle che sono sempre state in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti ».

Nel momento in cui scrivo, il massimo discredito delle istituzioni e dei rappresentanti del popolo italiano deriva proprio dal fatto che dalla TV o dalla benevolenza dell’ editore televisivo ( tra parentesi anche capo del governo italiano) ormai si passa direttamente alla politica, senza nessuna soluzione di continuità e senza distinzione alcuna tra il piano del divertimento e dello spettacolo e quello istituzionale.

Sono state candidate come forma di “sistemazione” via via attricette, starlette, vallette, annunciatrici, meteorine, concorrenti del “Grande Fratello”.

E’ partito tutto- dicono i quotidiani- dalla « famosa Noemi, protagonista dello “scandalo di Casoria” », la quale ha detto serafica, rispondendo a domande: « No, non mi candiderò alla prossime regionali. Preferisco candidarmi alla Camera. Ci penserà papi Silvio ».

Al che ha scritto Alexander Stille , il 28 maggio 2009 : « Il fatto che una ragazzina che non ha neppure fatto la maturità possa pensare che, grazie al rapporto con il suo “papi” le spetti un posto in parlamento è sintomo di una degenerazione evidente ».

Il presidente del Consiglio invoca la privacy della vita privata, ma come fa notare Nando Dalla Chiesa ( su “L’ Unità” del 25 giugno 2009) : « Le molte giovani donne che hanno rapporti di amicizia, di tenerezza e di complicità con il capo del governo vengono ricompensate e talora risarcite con incarichi di rilievo nella politica, con candidature a ogni livello, dalle Europee alla Circoscrizionali; con posti nella pubblica amministrazione o enti vari.            Il fatto che si sia affermato questo criterio di scelta per reclutare la classe dirigente è un fatto privato o un fatto pubblico ? ».

Il corto circuito tra spettacolo televisivo e politica è ormai pervasivo e non più sopportabile.

Gad Lerner, in un suo articolo del 7 luglio 2009, denuncia : « la riduzione umiliante del corpo femminile a un modello unico monotono, sottomesso e plastificato”, ed aggiunge che in Italia, come in nessuna altra nazione, la condizione femminile assurge a “questione politica primaria, dirompente al di là delle aspettative di una opposizione che su questo terreno è rimasta muta perché vittima anch’ essa della medesima arretratezza culturale. (…) Berlusconi ha trasferito nei suoi palazzi – oltrepassando in casa propria un’ allusione già fin troppo esplicita e volgare- gli spettacolini della televisione da lui forgiata a sua immagine e somiglianza. Sessista fino al parossismo. Senza paragoni possibili per sistematicità e pervasività con quella delle altre nazioni civili ».

Da un po’ di tempo a questa parte il nostro Paese viene accostato non tanto alle democrazie occidentali, ma alle satrapie orientali, o al tardo impero romano. Il politologo Giovanni Sartori ha chiamato il suo ultimo libro , riferito all’ attuale regime in Italia, “Il sultanato” .

Secondo Sartori, è un titolo ben scelto, visto che il principe in carica ha , tra l’ altro, “un gradevole harem di belle donne”.

I Paesi più avanzati in campo politico e civile sanzionano un simile discredito delle istituzioni e restano allibiti dalla compravendita delle cariche e dalle stesse offerte quali regalìe del sovrano, come non si vedeva dai tempi dell’ assolutismo.

Il “Sunday Times” ha intitolato un suo articolo : “Una notte nell’ harem di Berlusconi” scrivendo : « Amici imprenditori acquisivano meriti con lui procurandogli ragazze carine e compiacenti ». Si è parlato di donne assoldate per “ divertire ” il principe, di “prostituzione di regime”.

Il “New York Times”, scandalizzato, cerca di spiegare ai lettori americani tali situazioni : « Immaginate un mondo in cui Donald Trump avesse il controllo della NBC, fosse presidente degli Stati Uniti e offrisse a Miss California, in cambio dei suoi favori, un seggio al Senato. Sareste solo a metà strada di quel che succede in Italia ».

Ci si meraviglia che il popolo italiano possa accettare una tale situazione e rimanervi indifferente ; ma ormai i commentatori hanno tratto la conclusione che gli italiani sono del tutto indifferenti alle questioni morali : spesso cinicamente ammiccanti, mai irritati dalle evidenti bassezze del caso. Nessuna meraviglia, nessuna vergogna, nessuna presa di distanza da queste situazioni che pure squalificano l’ Italia in campo internazionale.

Probabilmente, politicamente ignoranti e provinciali quali in maggioranza si dimostrano, non se ne rendono neanche conto.

Il presidente piace agli italiani – si è detto – , poiché essi vi trovano rispecchiata all’ ennesima grado la loro essenza : la mentalità maschilista è dunque connaturata all’ indole italiana, che difatti, come si è già detto, ha reso imperante il sessismo attraverso il voto nelle lezioni, fino al livello più alto del potere politico in Italia.

Il problema – ha detto esplicitamente il professor Umberto Eco – non è certo il Capo del Governo, sono gli Italiani.

Secondo Angelica Mucchi Faina , docente di Psicologia sociale all’ Università di Perugia,: « Si è passato ogni limite, la situazione è scaduta sempre più e con effetti devastanti. E non mi riferisco solo all’ immagine dell’ Italia che questa delegittimazione, costante e sistematica delle donne trasmette all’ estero (…) né solo ai criteri da TV show con i quali sono state selezionate le candidate alle scorse elezioni. Mi riferisco alle ricadute che questi comportamenti possono produrre sulle nuove generazioni, le quali crescono assistendo ad un simile spettacolo di arroganza del potere e di sopraffazione maschile.

Ecco, i modelli che sono proposti al giovani dell’ era Berlusconi : prepotenza e maschilismo ai ragazzi, disponibilità, ammiccamenti e intrighi alle ragazze »( da “L’ Unità” del 25 giugno 2009 ) .

«“ Perché le donne italiane non reagiscono?” E’ la domanda che mi viene spesso posta da giornaliste straniere, che non si capacitano del silenzio delle donne …» – si è chiesta di recente Chiara Saraceno.

Esse purtroppo non sfuggono, come il resto della popolazione in generale, all’ incantamento narcotizzante in cui siamo immersi.

Pur tuttavia Michela Marzano pare risponderle, sul quotidiano del 5 agosto 2009, con queste parole : : « Quante adolescenti hanno gli strumenti critici necessari per decostruire le immagini e i discorsi che arrivano loro attraverso la televisione e la pubblicità ?

Per rifiutare la sudditanza al potere maschile bisognerebbe prima di tutto riconoscerla come una forma di sudditanza. (…) Accade spesso che ci si sottometta a una forma di schiavitù quando non si è avuta la possibilità di conoscere altro. L’ abitudine ci fa accettare l’ inaccettabile. Accade a tutti.

Perché, allora , stupirsi se le giovani donne non si ribellano e considerano normale la sudditanza al potere maschile? Quale altro modello hanno a loro disposizione ? »

Anche Miriam Mafai , in un articolo del giorno precedente, 4 agosto 2009, poneva decisamente la questione, fondamentale, dei modelli di vita offerti. Esistono infatti le bambolotte ancheggianti della TV ed esistono anche splendide ed intelligenti atlete come Federica Pellegrini e Alessia Filippi, affermatesi nel nuoto. Come le tante campionesse che hanno regalato primati prestigiosi all’ Italia, nella scherma, nel ciclismo ed in tanti altri sport. Allo stesso modo esistono donne ( e sono tante !) che , affrontando percorsi di studio e di ricerca sempre più complessi, pervengono a posti di sempre maggiore responsabilità.

« Il fatto è che , purtroppo – lei dice –non ci vengono mai proposte come modello. Tutti conosciamo la faccia di Patrizia D’ Addario ( e della svaporata Noemi, aggiungerei ..) . Ma nessuna tv ci propone la faccia di Cristina Battaglia, a 35 anni vicepresidente dell’ Enea, o quella di Amalia Ercoli Finzi che al Politecnico di Milano insegna come volare nello spazio, o quella di Sandra Bavaglio, giovane astronoma a cui “Time” ha già dedicato una copertina.»

La cosa peggiore è che, nonostante le apparenze, non sembra che siano stati fatti molti passi in avanti dal 1700 in poi.

Nadia Urbinati, in un articolo del 30 giugno 2009, richiama le severissime critiche che nel ‘700 Mary Wollstonecraft faceva alle donne del suo tempo, che secondo lei si dimostravano complici del loro servaggio, e si facevano « oggetto di attenzioni triviali da parte di uomini che consideravano tali attenzioni un tributo virile da pagare al gentil sesso, quando in realtà essi lo insultano affermando la propria superiorità ». Da Mary sono partite tutte quelle battaglie per strappare le donne dalla soggezione del “privato” , perché si affermassero pienamente nella sfera pubblica , nella scuola, nel lavoro e nell’ esercizio della politica. E dopo tante battaglie e lotte di secoli per affermare i propri diritti, che cosa vediamo ? – dice la giornalista -Giovani ragazze , la cui «presenza sulla scena sociale è tutta privatissima, proprio come vogliono che sia da tempi immemorabili gli uomini…»

Ed osserva sconsolata : « Non è facile essere donne in questo tempo di stravolgimento dei valori e dei costumi, di smarrimento del senso comune. Non è facile trascendere ciò che ci sta intorno e che ci offende : vicende di giovani donne che si lasciano abbagliare da vecchi e meno vecchi uomini potenti; che accettano di farsi rimpicciolire fingendosi “bimbe” di un “papi”. Non c’ è glamour in questa società dei diminutivi.

Le ragazze che sono veline, meteorine e ricevono farfalline e tartarughine : un linguaggio che le rimpicciolisce trasformando il serraglio in un parco ludico infantile. »

Il gioco non ci mette poi molto a trasformarsi nei peggiori incubi. Elena Gianini Belotti osservava , nella sua prefazione a “Ancora dalla parte delle bambine” , che ancora oggi l’ unico obiettivo indicato alle donne è di piacere all’ uomo e conquistarsi con ogni mezzo il principe azzurro . « Un principe azzurro che però non è più romantico, gentile e protettivo come un tempo veniva poeticamente inventato e descritto, ma affamato di sesso, che pretende e ottiene con maniere spicce per non dire brutali. La cronaca è piena di storie di bambine di dodici anni, prede e talvolta complici di giovanissime belve senza scrupoli, sempre più spesso munite di telefonini con cui le ritraggono in pose erotiche che subito trasmettono ai compagni del branco. »

E la cronaca conferma ogni giorno le conclusioni della illustre studiosa, e ci fa toccare con mano quale è il risultato finale di questa pervasiva educazione a “vendersi”. Il messaggio ovunque diffuso è : « La donna, per fare strada, deve essere disponibile»

« Da Ascoli Piceno – segnala L. Lipperini – arriva il tariffario di una tredicenne : “Tre euro per una foto del seno, quattro per le parti intime, dieci euro per la figura intera” (…) Sono le stesse ragazzine a filmarsi e a offrire immagini del proprio corpo in cambio di soldi. »

26 ottobre 2007, Ivrea. Una mamma si è accorta per caso dal cellulare di sua figlia di 12 anni, studentessa di scuola media, che essa veniva fotografata nuda e in pose scabrose – pare consenziente – dagli amici, e tali scatti hanno fatto il giro dell’ istituto e del paese di residenza.

7 marzo 2008. Padova. Il sindaco delle città, Paola Candiotto, commenta allibita gli episodi di sesso avvenuti sullo scuolabus degli studenti di scuola media. « Ragazzini dai 10 ai 14 anni acquistavano favori sessuali dalle coetanee : palpeggiamenti, attenzioni morbose e carezze in cambio di ricariche telefoniche da 10 euro.»

Come al solito, c’è chi approfitta di queste notizie con l’ intenzione di restaurare un “vecchio ordine”, ed invoca “scuole separate per sesso, “come una volta”, o la separazione tra maschi e femmine, come tra i talebani. .

29 giugno 2008. Il quotidiano riporta che una ragazzina di 12 anni di Treviso si fotografava nuda in pose sexy con il cellulare, nei bagni della scuola, e vendeva gli scatti a suoi compagni, del seno nudo e di altre parti intime. Anch’ essa aveva stabilito un tariffario sulle sue foto. La dirigente scolastica ha commentato : « la studentessa voleva a tutti i costi emulare modelli di vita appresi probabilmente in televisione o sulla stampa. L’ esigenza di apparire e d’ indossare vestiti griffati era diventata più forte di qualsiasi altra cosa (…) Era arrivata al punto di buttarsi via senza ragione ».

Anche se ci può sembrare il sintomo di un impazzimento generale, si tratta di un fenomeno in crescita, diffuso tra le minorenni, le quali si ispirano all’ ideologia del capitalismo sfrenato, ovunque imperante.

L’ idea che il loro corpo è in vendita, che è un oggetto da reclamizzare e da mettere sul mercato, è stata introiettata dalle ragazze, anche giovanissime, grazie alla “televendita del corpo” che è in corso da decenni.

Esse seguono la regola del “Mi vendo” , e perché non dovrebbero vendersi ? Prima che i loro partner le fotografino di nascosto, meglio assai capitalizzare la loro avvenenza. Anzi ritengono di essere ben furbe, di aver capito “come si vive”, di essere “imprenditrici di se stesse”. Anche tra i computer di casa spuntano mini-telecamere con cui, a pagamento, queste “imprenditrici” diffondono le loro immagini morbose nel web : così assumendo, a volte senza accorgersene, i comportamenti ed i valori tipici delle prostitute.

La sociologa Chiara Saraceno si chiede ancora una volta sconcertata, in un articolo del 29 maggio 2009 : « Non capiamo come dall’ orgogliosa affermazione “ Il corpo è mio” si sia passati alla messa in rete del proprio corpo » .


Federica Pellegrini