L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “fermoposta

L’estetica sessuale nell’interpretazione Zeriana

Trasgredire il più delle volte significa infrangere le regole, per Renato Zero è dare voce alla vita nella sua complessità, sfidando gli stereotipi del perbernismo e dell’ipocrisia borghese. La sua autentica e costante forza scaturisce dall’affrontare tutti gli argomenti nel modo più naturale possibile, tutto condito con l’ironia sua propria. Sullo sfondo il suo multicolore mondo, prezioso immaginario in cui il ‘felliniano’, il circo, la caricatura sono gli strumenti e la sua timbrica vocale è la protagonista. Un articolo dedicato al cantautore e artista straordinario e poliedrico, unico e irripetibile, irreprensibile Maestro Renato.

“Fermoposta”, Erozero, 1979

Con Fermoposta torna la morbosità più malata, quasi compiaciuta di se stessa. Zero fin troppo a suo agio nei panni del tipico guardone pluridenunciato per atti osceni, nutrito  di squallore, feticista, abituato alla sola compagnia dei libri porno. Insomma non manca niente. Un gran pezzo, poco riproposto dal vivo (tornerà solo nello Zeromovimento Tour del 2006 ), con cui si affronta ancora la sessualità dall’angolo prospettico più inquietante e deviato.

“Voyeur”, Voyeur, 1989

Appare chiaro il senso del gioco. In Fermoposta si paragonava a un maniaco sessuale, qui interpreta un guardone tout court, ma un guardone dei sentimenti, uno che vorrebbe denudare non più i corpi ma le anime, le sensibilità, le coscienze. Un brano come questo suona sinistramente profetico, se lo ripensa oggi, in tempi di grand fratelli televisivi dove milioni di curiosi spiano esibizionisti rinchiusi in case trasparenti mentre copulano o liberano altre privatissime funzioni. Bordelli più che case, senza libri e senza notizie. Qui si vede l’attitudine del vero artista, capace di colpi d’ala, di intuizioni che resistono al tempo e semmai lo anticipano. In più è, anche musicalmente, un brano da non sottovalutare. Il pezzo viene lanciato da un video  interessante, anche perché rappresenta, di fatto, l’ultima volta in cui Renato Zero appare in una veste ambigua e morbosa, con i lunghissimi capelli neri e lisci, intento a scrutare un’umanità inquietante, nella quale peraltro lui sembra trovarsi a suo agio.

“Vizi e desideri”, Cattura, 2003

Vizi e desideri, più danzereccio che mai ( e con un nuovo, sommerso ma chiarissimo accenno alla bisessualità) è uno dei momenti più gioiosi, più sfrontati e accattivanti di un disco e di un artista che sembra aver recuperato una voglia di suonare e di cantare persa alcune vite fa. Addirittura, nel finale Zero si produce in una serie di deliziosi urlacci, tipici del suo repertorio più lontano, che fanno da irresistibile controcanto a un’esplosione di piano jazz. Un pezzo probabilmente più autobiografico di quanto sembri, se è vero che a cantarlo è uno che ebbe a dichiarare, serenamente: “Ho avuto lunghe storie con molte donne, anche contemporaneamente, e non solo donne”. Ma erano altri tempi… oppure no?

“Fai da te”, Il dono, 2005

Qui si alluda proprio a quella faccenda, e qui Renato torna il guastafeste irriverente che impazzava intorno alla  metà degli anni settanta: per non sbagliare, c’è un’auto citazione, quel richiamo a poster malandrini che già avevamo trovato in Dana e Amaro Madely. Del quale questo brano lascivo e pigro può essere di diritto considerato l’edizione riveduta e corretta del terzo millennio. Un momento piuttosto riuscito, dove l’ironia va a segno, anche quando si assiste a un incredibile dialogo tra L’Uomo e la “Virtù”, cioè il suo ‘congiunto’: che alla fine si prende addirittura tutto lo spazio, mandando una straziante richiesta d’aiuto… e lo sberleffo diventa degno dei tempi migliori. L’interessato dirà poi che da un pò voleva cavarsi la voglia di tornare a un brano così sboccato e irriverente. – potevo averti, gratificarti – e non c’è dubbio che l’operazione gli riesce bene, anche perché la musica sorregge le varia allusioni con la sequela di temi diversi e incatenati, fino alla beffarda cantilena finale ripetuta come un mantra, che tragedia (…) che tragedia.

“L’ormonauta”, Presente, 2009

Qui siamo dalle parti della cifra grottesca di Profumi, balocchi e maritozzi, Amore si amore no, o più recentemente Fai da te, un sensuale ritmo latino americano che narra le disavventure di questo navigante ormonale. Ancora il sesso, anzi ancora un Sesso o esse. Cusioso però: quando Renato Zero era ‘pornografico’ e sboccato, invitava, ornato da piume di gallo a guardarsi dal sesso ossessivo; adesso che è autorevole e riverito come un pontefice, si permette di caldeggiare la riscoperta di una sana sessualità, non più mediata da artifici, coloranti e conservanti…. Pezzo frizzante e spiritoso.

(Stralci tratti da Ti vivrò accanto, di Massimo Del Papa,  Meridiano Zero Editore, 2009)