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Rosa Luxenburg

Rosa Luxenburg Figura femminile di grande importanza legata a Marx e alle sue ideologie è Rosa Luxemburg. Rosa Luxemburg nacque a Zamosc nella Polonia russa nel 1871. Era l’ultima di cinque figli di una famiglia ebrea poverissima. A 15 anni aderì al movimento rivoluzionario polacco; non ancora diciottenne dovette espatriare clandestinamente per sfuggire all’arresto. A Zurigo intraprese gli studi di scienze naturali e di scienze politiche. Dopo la laurea contrasse un matrimonio fittizio (si separò dopo qualche anno) allo scopo di acquistare la cittadinanza tedesca e poter così lavorare nel Partito socialdemocratico. La giovane diventò presto uno degli agitatori più popolari del movimento operaio tedesco. Nel 1904 subì la prima detenzione, di tre mesi, per lesa maestà; tornò in carcere per qualche mese l’anno successivo, quando si recò a Varsavia in occasione della prima rivoluzione russa. Nel 1914 Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e altri, contrari alla guerra, uscirono dal Partito socialdemocratico tedesco che, come la maggioranza dei partiti operai dell’epoca, non si oppose alla politica di aggressione nazionalista realizzata dalle classi dominanti del proprio paese. Dalla scissione nacque nel 1916 la Lega Spartaco, che sarebbe diventata alla fine del 1918 il Partito comunista tedesco.

Rosa Luxemburg, già incarcerata nel 1915 per propaganda antimilitarista, fu di nuovo arrestata e detenuta per più di due anni senza condanna, come misura di sicurezza. In carcere studiò e scrisse; intanto scoppiò in Russia la rivoluzione del 1917, cui seguì in Germania una grande ondata di scioperi culminati nel novembre 1918 con l’abdicazione dell’imperatore. Uscita dal carcere in precarie condizioni di salute, Rosa Luxemburg fu animatrice dell’organo di propaganda spartachista “Rote Fahne” e ricercata an-che dalla guardia civica del nuovo governo repubblicano guidato dai socialdemocratici. Nel gennaio 1919, dopo l’insurrezione “di Spartaco”, i socialdemocratici posero una taglia di 100.000 marchi su Luxemburg e Liebknecht. Arrestati entrambi il 15 gennaio, furono assassinati durante il trasporto in auto al carcere; Rosa Luxemburg aveva 48 anni. Il suo corpo, gettato in un canale, fu trovato solo alcuni mesi dopo; le autorità riuscirono a impedire che fosse sepolto a Berlino, per timore di manife- stazioni e incidenti.

La prima opera di Rosa Luxemburg fu “L’accumulazione del capitale”, pubblicata a Berlino nel 1913. L’autrice così ricorda:

Il periodo in cui scrissi “L’accumulazione” è tra i più felici della mia vita. Vivevo come in uno stato di ebbrezza, giorno e notte non vedevo e non sentivo altro che questo unico pro- blema il quale si sviluppava così bene davanti a me, e non saprei dire cosa mi dava più gioia: il processo del pensiero, quando rigiravo una questione intricata passeggiando len- tamente su e giù (…) oppure la stesura, il fatto di dare una forma letteraria con la penna in mano. (…) Ho scritto l’intero libro d’un fiato, in quattro mesi.

Questo modo di creare, tipico più di un’opera d’arte che di un saggio scientifico, ne fa un lavoro affasci- nante ma di difficile interpretazione. Rosa Luxemburg non aveva altra intenzione che quella di divulgare il “Capitale” di Karl Marx. Ampliò lo schema marxiano in due sensi: da un lato, considerò i paesi non capitalisti (nuovi mercati di sbocco che rendevano possibile l’espansione capitalista); dall’altro, esaminò l’influsso dello stato sulla produzione (tramite le spese belliche, finanziate con il prelievo fiscale). Fornì così un’analisi teorica dell’imperialismo.

Malgrado la sua importanza, “L’accumulazione del capitale” fu accolto con ostilità dai marxisti contemporanei, in quanto i dirigenti socialdemocratici, impegnati a dare un’impronta moderata al movimento operaio, considerarono L’accumulazione un libro dannoso e irresponsabile. La Luxemburg non negava a priori la scelta riformista, purché questa fosse la premessa di un rivolgimento totale del sistema capitalistico. Ella criticava le tesi dei riformisti in quanto essi si rifiutavano di considerare inevitabile il crollo del capitalismo, minato da “contraddizioni” interne che presto o tardi lo avrebbero portato all’autodistruzione. Le “contraddizioni” erano le crisi ricorrenti del sistema capitalistico, la concorrenza e l’anarchia economica.


La libertà delle donne e il romanzo nell’Ottocento

Nell’Ottocento un genere letterario relativamente giovane, il romanzo, diventa il luogo in cui la nuova società borghese si rappresenta e si specchia (leggono e scrivono romanzi uomini e donne della borghesia), riflette su se stessa, porta alla luce le sue contraddizioni. Il romanzo è dunque depositario della storia contemporanea, soprattutto per quegli aspetti tradizionalmente trascurati dalla storiografia ufficiale: i costumi (modi di vita, abitudini, norme, mentalità, codici di comportamento), la vita quotidiana, le relazioni interpersonali. I rapporti fra le donne e il romanzo sono molteplici e, sotto tutti i punti di vista, molto stretti. Sono almeno tre gli aspetti in cui il legame tra le donne e il romanzo si manifesta in tutto il XIX secolo.

1. Le donne leggono i romanzi. Le donne, soprattutto quelle delle classi medio-alte, ma anche cameriere e piccolo-borghesi, diventano tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento una fetta sostanziale del pubblico a cui i romanzi si indirizzano. Questo fenomeno, presente soprattutto in paesi come l’Inghilterra, la Francia e gli Stati Uniti, e nelle aree urbane, è legato a diversi fattori come la crescita dell’alfabetizzazione maschile e femminile, l’avviarsi dei primi movimenti di emancipazione politica e culturale da parte delle donne, l’allontanamento dalle campagne e il progressivo tramonto di un’ economia familiare di sussistenza che si fondava sul lavoro delle donne: filare e tessere, fare il pane, la birra, il sapone, le candele. Le donne, insomma, riescono a sottrarre tempo da dedicare alla lettura e, al contempo, hanno la forza per affermare il loro diritto alla lettura. In un celebre romanzo inglese della metà del Settecento, Pamela di Samuel Richardson, storia di una giovane cameriera, la principale caratteristica del nuovo lavoro che la protagonista cerca dopo aver lasciato un precedente impiego è che le lasci “un certo tempo per la lettura”.

2. Le donne scrivono romanzi. L’Ottocento è anche il secolo in cui si afferma incontestabilmente la figura dell’autrice: George Sand, George Eliot, Jane Austen, Emily e Charlotte Bronte, Edith Wharton, Matilde Serao. Molti e complessi sono i motivi che conducono le donne al romanzo, forma espressiva e letteraria congeniale alle donne. Virgina Woolf afferma, in Una stanza tutta per sé, che alcune caratteristiche strutturali della scrittura, il basso costo della carta, la flessibilità (basta ritagliarsi un angolo per sé come faceva Jane Austen nel grande salotto di casa sua, dove, mentre si avvicendavano ospiti, domestici, familiari, lei compilava le sue opere impeccabili…) hanno reso praticabile alle donne l’arte del romanzo. Ma probabilmente altri motivi sono reperibili e si può ipotizzare che un nuovo genere, privo di tradizione, consentisse alle donne, ufficialmente escluse dai commerci culturali, dalle accademie, ecc. di sperimentare con più libertà nuove modalità espressive, di rompere le convenzioni che per secoli avevano presieduto alle rappresentazioni di uomini e donne nelle pagine della letteratura.

3. Le donne abitano i romanzi. Nel XIX secolo le donne fanno la loro entrata trionfale nelle pagine del romanzo, come dimostrano alcuni dei grandi titoli della letteratura ottocentesca, invariabilmente legati a un nome femminile: Emma di Jane Austen, Madame Bovary di Gustave Flaubert, Jane Eyre di Charlotte Bronte, Anna Karenina di Lev Tolstoj, Eva di Giovanni Verga, Tess dei d’Uberville di Thomas Hardy, innumerevoli romanzi di Honoré de Balzac, come Béatrix, La Duchesse de Langeais, Eugénie Gaudet La muse du Département, La femme de trente ans, e il casa Casa di bambola di Henrik Ibsen, che se non portano un nome femminile, alludono però chiaramente a un personaggio femminile, il quale già dal titolo viene annunciato come centrale.

La presenza delle donne nel romanzo è indubbiamente legata anche alla centralità che acquista, nelle let- teratura e nella società dell’Ottocento, l’istituzione del matrimonio; e gli innumerevoli personaggi femminili della letteratura ottocentesca sono lì a denunciare la violenza, la normatività e l’insufficienza del matrimonio borghese per i bisogni delle donne. Ma i personaggi femminili non sono solo mogli e madri: sono amanti, prostitute, istitutrici, zitelle, scrittrici, contadine…

Lettrici, scrittrici, personaggi, le donne trovano nel romanzo tipi femminili, comportamenti, destini possibili con cui di volta in volta confrontarsi, identificarsi, differenziarsi: quella delle donne dell’Ottocento è una lettura attiva e non passiva, partecipata, appassionata, a volte polemica, perché le donne chiedono di essere rappresentate con libertà, con fedeltà, con rispetto, e, in quanto lettrici, affermano il loro diritto di critica e di giudizio.


Ludovico Ariosto, Orlando Furioso – Angelica o l’Erotismo (1474-1533)

E la bella Angelica, protagonista di stirpe reale dell’Orlando Furioso, desiderata con passione da vari cavalieri, è di quelle donne che non si rassegnano ad essere preda degli eventi, anzi, per sottrarsene, adotta l’antica strategia della fuga. Fugge più volte Angelica, da una tenda, o da una persona che la custodisce, con una cavalcata o con una corsa, così il poeta sceglie, fin dal primo Canto del Furioso, di presentarla attraverso una stupenda similitudine che ne definisce il temperamento risoluto: Qual pargoletta o damma (daina) o capriuola,/ che tra le fronde del natio boschetto/ alla madre veduta abbia la gola/ stringer dal pardo (gattopardo, animale addestrato per la caccia), o aprirle ‘l fianco o ‘l petto,/ di selva in selva dal crudel s’invola,/e di paura trema e di sospetto:/ ad ogni sterpo che passando tocca,/ esser si crede all’empia fera in bocca (L. Ariosto, cit., Canto I, 34).

Da chi fugge Angelica? Dai cavalieri che la insidiano, soprattutto da Orlando.

La passione di Orlando per Angelica è, nel Furioso, uno dei contenuti fondamentali del tema erotico. Questo tema compone l’affascinante opera di Ludovico Ariosto, insieme con quello epico (lotta tra cristiani e musulmani), e con l’encomiastico (Ariosto, fa discendere la casa d’Este dall’amore fra Bradamante, sorella del cavaliere cristiano Rinaldo, e l’eroe saraceno Ruggero).

Nel Furioso le avventure sono complicate ed è difficile riassumerle, così ci limiteremo ad accennarle più avanti, per considerare ora il solo tema erotico, legato ai sentimenti amorosi accesi da Angelica in coloro che incontra.

La bionda Angelica, amata dai migliori “cavalieri” del suo tempo, viene descritta dall’Ariosto, come detto, fin dalle prime ottave del poema: è la figlia altera del Gran Can del Catai (regno dell’India), giunta dall’oriente con Orlando nell’accampamento di Carlo Magno assediato da Agramante e Marsilio, capi dell’esercito saraceno. La principessa, in possesso di un anello magico (talvolta, però lo perde!) che ha il potere di dissolvere gli incanti e di farla sparire, può permettersi di “sdegnare” ogni cavaliere.

Proprio nella guerra fra Cristiani e Saraceni inizia il gioco degli incontri, degli inseguimenti e dei duelli che coinvolgono i cavalieri, ciascuno turbato, come Orlando, nel veder l’angelico sembiante e quel bel volto/ ch’all’amorose reti il tenea involto (L. Ariosto, cit., Canto I, 12).

Le Lunghe e travagliate fughe dell’eroina sono sapientemente predisposte dall’Autore, per moltiplicarne le avventure come in un caleidoscopio, ma anche per renderla l’immagine della bellezza sfuggente, intoccata dalle passioni che suscita.

Per comprendere appieno l’attrazione amorosa da lei accesa, ecco un primo piano di Angelica, discinta prigioniera, dalle forme pure e cristalline, legata al nudo sasso dai corsari che l’hanno rapita mentre dormiva, e destinata in pasto ad un’orca; Ruggero, il campione saraceno, che la scorge, crede di vedere una statua creata da un valente scultore, ma poi si accorge delle lacrime che rigano i seni della donzella: un velo non ha pure, in che rinchiuda/ i bianchi gigli e le vermiglie rose,/… Creduto avria che fosse statua finta/ o d’alabastro o d’altri marmi illustri/Ruggiero, e su lo scoglio così avinta/ per artificio di scultori industri;/ se non vedea la lacrima distinta/tra fresche rose e candidi ligustri/far rugiadose le crudette pome,/e l’aura sventolar l’aurate chiome/…. /E dolcemente alla donzella disse,/…/ – O donna…/… Forza è ch’a quel parlare ella divegna/ quale è di grana un bianco avorio asperso,/ di sé vedendo quelle parti ignude,/ch’ancor che belle sian, vergogna chiude./E coperto con man s’avrebbe il volto,/se non eran legate al duro sasso;/ ma del pianto, ch’almen non l’era tolto,/lo sparse, e si sforzò di tener basso. (L. Ariosto, cit., Canto X, 95-99).

Dopo una strenua lotta con l’orca, nel frattempo sopraggiunta, Ruggero è assalito dall’impeto del desiderio. Dimentico del suo amore per Bradamante, sicuro di poter soddisfare la libidinosa furia, egli si fa sempre più “impaziente”. Ad Angelica non resta che abbassare gli occhi vergognosi sul proprio corpo nudo, ma quel gesto le consente di scoprire il prezioso anello al suo dito, e di agire rapidamente: del dito se lo leva, e a mano a mano/ sel chiude in bocca: e in men che non balena,/ così dagli occhi di Ruggier si cela,/ come fa il sol quando la nube il vela (L. Ariosto, cit., Canto XI, 6).

La trama delle avventure e delle implicazioni romanzesche porta Angelica all’incontro con Medoro, l’umile recluta di Cirene, che ha compiuto un’eroica sortita dal campo saraceno, insieme all’amico Cloridano, per dare sepoltura al proprio re, Dardinello, e che è stato ferito gravemente da mano cristiana, tanto da darlo per morto, lasciandolo sul terreno.

La seducente fuggitiva s’impietosisce di Medoro ferito, lo medica e, condottolo alla casa di un pastore, lo guarisce, poi s’innamora di lui e lo sposa. Il biondo Medoro è solo un povero fante, e per di più un vilissimo bàrbaro (modesto militare nemico, non certo un cavaliere!), ma ottiene ciò che nessun cavaliere aveva avuto, nonostante le incredibili imprese per lei compiute e lo straordinario valore mostratole: Angelica a Medor la prima rosa/ coglier lasciò, non ancor tocca inante/ né persona fu mai sì aventurosa,/ ch’in quel giardin potesse por le piante. (L. Ariosto, cit., Canto XIX, 33).

E’ dunque curioso e degno di attenzione apprendere che Orlando, capitato un giorno dove i due giovani hanno inciso le iniziali dei loro nomi ed hanno lasciato indizi inequivocabili della passione che li lega, si strappa di dosso armi e vestiti, rimanendo nudo; insomma, diventa “matto”. E’ questo il pericolo che corre, non solo un cavaliere antico, ma anche chi, come l’Ariosto stesso, troppo si fa prendere da un sentimento amoroso determinato dall’impulso sessuale. Nell’invocazione contenuta nella seconda ottava del Furioso, il poeta si paragona a Orlando, che per amor venne in furore e matto,/ d’uom che sì saggio era stimato prima, e si augura che la donna amata gli lasci almeno ingegno sufficiente a continuare l’opera. Attualità dell’Ariosto?


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La solitudine di un corpo


ORIANA FALLACI: QUEL CHE RESTA DI … UN UOMO.


Maria Callas: la Divina

Maria Anna Sophie Cecilia Kalogeropoulos nasce a New York nel 1923. I suoi genitori, Giorgio ed Evangelia Kalogeropoulos, erano emigrati dalla Grecia a Long Island New York, nell’agosto del 1923.
Giorgio Kalogeropoulos apre una farmacia in un quartiere greco di Manhattan e cambia il nome della famiglia in Callas.

Nel 1932 Maria prende le sue prime lezioni di pianoforte. Nel corso della sua vita sarà in grado di studiare tutti i suoi ruoli al pianoforte senza l’aiuto di un maestro collaboratore.

I genitori della Callas si separano nel 1937. Evangelia torna in Grecia con le sue due figlie e ricambia il nome della famiglia in Kalogeropoulos.
L’anno successivo Maria Kalogeropoulos viene ammessa al Conservatorio nazionale di Atene nonostante non abbia ancora raggiunto l’età minima di 16 anni e comincia i suoi studi con Maria Trivella.
Aprile 11: Si presenta, con altri studenti suoi colleghi, nel suo primo concerto pubblico.

Maria fa il suo debutto sulla scena nella parte di Santuzza in un allestimento studentesco di Cavalleria Rusticana e vince il premi del Conservatorio il 2 aprile del ’39. Elvira de Hidalgo diviene l’insegnante di Maria al Conservatorio e si concentra sullo studio della coloratura.
L’anno dopo ottiene il primo ingaggio per la compagnia del Lyric Theatre al Teatro Reale di Atene, in cui canta canzoni nel Mercante di Venezia di Shakespeare.

Debutta quindi come professionista nell’opera lirica interpretando la parte di Beatrice in Boccaccio al Palais Cinema con la stessa compagnia del Lyric Theatre per la quale nei successivi quattro anni canterà in Tosca, Tiefland, Cavalleria Rusticana, Fidelio e Der Bettelstudent.
Nel ’42 canta Tosca per la prima volta in greco in una rappresentazione all’aperto al Teatro del Parco d’Estate, Klafthmonos Square.

Quando nel 1944 le forze di occupazione perdono il controllo della Grecia e la flotta britannica arriva al Pireo, Maria Kalogeropoulos decide di tornare negli Stati Uniti e ritrovare il padre. Cosi` nel 1945 da un concerto d’addio ad Atene, il suo primo recital solistico, per raccogliere fondi per il suo viaggio negli Stati Uniti . In settembre torna a New York e riprende il nome Callas.

Cerca invano lavoro ma continua lo strenuo esercizio vocale per perfezionare la sua tecnica. Incontra l’agente Eddie Bagarozy. Accetta l’ingaggio di cantare in Turandot a Chicago nel gennaio del 1947, insieme a cantanti europei famosi, con una nuova compagnia che Bagarozy intende fondare con un impresario italiano Ottavio Scotto.
Nel gennaio del 1947 la compagnia di Chicago fa fallimento pochi giorni prima la programmata apertura. Il basso italiano Nicola Rossi Lemeni, che pure fa parte della compagnia presenta la Callas a Giovanni Zanatello che è negli Stati Uniti e cerca cantanti per la stagione 1947 all’Arena di Verona, di cui è Direttore Artistico, e che ingaggia la Callas per la Gioconda. Giugno 27 Maria Callas arriva a Napoli e il giorno dopo va a Verona per cominciare le prove. Pochi giorni dopo incontra Giovanni Battista Meneghini, facoltoso industriale italiano amante dell’opera.
Il 2 Agosto debutta in Italia all’Arena di Verona come La Gioconda, diretta da Tullio Serafin. Le rappresentazioni hanno abastanza successo, ma la Callas non fa particolare impressione e le sperate offerte di ulteriori ingaggi non si materializzano.

Il 30 novembre 1948, a Firenze la Callas canta per la prima volta Norma – un’opera che finirà per cantare più di qualsiasi altra nella sua carriera.
Avendo appena cantata undici giorni prima la sua prima Brunilde nella Valkiria, Maria Callas dietro insistenza di Serafin sostituisce l’indisposta Margherita Carosio nella parte di Elvira ne I Puritani alla Fenice.
E’ questa la svolta nella carriera della Callas e l’inizio del suo impegno nella riabilitazione del repertorio italiano del bel canto.
Aprile 21: Sposa Meneghini a Verona e la stessa sera s’imbarca per l’Argentina per cantare al Teatro Colon di Buenos Aires. Con l’aiuto di Meneghini, marito e agente, la Callas nei due anni successivi sviluppa la carriera in Italia e all’estero.

Dicembre 7 1951: La Callas inaugura la stagione alla Scala di Milano ne I Vespri Siciliani con clamoroso successo. Durante i sette anni successivi La Scala diventerà il teatro dei suoi maggiori trionfi in una grande varietà di ruoli.
L’anno seguente la Callas firma un contratto discografico con la EMI e in agosto incide come provino l’aria “Non mi dir” dal Don Giovanni.

Febbraio 1953: Il primo disco commerciale per l’EMI è Lucia di Lammermoor, inciso a Firenze. Più tardi, nello stesso anno, Callas comincia una serie di opere complete alla Scala che ha inizio con I Puritani e La Cavalleria Rusticana con Serafin e la famosa Tosca diretta da Victor de Sabata.

In un breve periodo di tempo la Callas perde 30 chili e la sua figura cambia in maniera drammatica. Incide altre quattro opere complete alla Scala e i suoi primi due dischi di recital a Londra.
Novembre: Torna negli Stati Uniti per cantare Norma, La Traviata e Lucia di Lammermoor a Chicago.
Dicembre: Inaugura la stagione scaligera ne La Vestale, collaborando per la prima volta con il regista italiano Luchino Visconti.

Nel 1956 canta per la prima volta al Metropolitan di New York in Norma seguita da Tosca e Lucia.
Nel settembre dell’anno seguente ad una festa a Venezia, Ena Maxwell, famosa hostess dell’alta società americana presenta i Meneghini all’armatore greco Aristotile Onassis.

Il 2 gennaio 1958, adducendo un improvviso malore, Maria Callas esce di scena dopo il primo atto di una serata di gala della Norma a Roma alla quale sono presenti il Presidente della Repubblica e tutta la società romana. Tutta la stampa la critica aspramente.
Maggio: Alla Scala, durante le rappresentazioni de Il Pirata litiga con il Soprintendente, Antonio Ghiringhelli, e decide di non metter più piede alla Scala finchè egli rimanga in carica.
Novembre 6 : Rudolf Bing, direttore del Metropolitan Opera, dimette la Callas dopo il fallimento delle trattative sulle sue prestazioni nella prossima stagione.
Dicembre 19: Sensazionale debutto di Callas a Parigi in un concerto di gala all’Opèra. Fra le celebrità presenti al concerto c’è Onassis che comincia a prendere un più intimo interesse alla Callas.

Ormai Maria Callas ha un numero più limitato d’impegni professionali. Nel luglio viene invitata, con Meneghini, ad una crociera sullo yacht di Onassis Christina. Fra i numerosi ospiti vi sono: Churcill, Agnelli … Alla fine della crociera Callas e Onassis sono divenuti amanti e il matrimonio con Meneghini è finito.
Callas rinuncia definitivamente al palcoscenico e si dedica alla gran vita internazionale con Onassis.

Nel 1964 Zeffirelli persuade la Callas a tornare all’opera al Covent Garden in un memorabile allestimento di Tosca che è altamente lodato sotto tutti i punti di vista.
Maggio: Callas canta Norma a Parigi in una messinscena spettacolare diretta da Zeffirelli, ultimo nuovo allestimento della sua carriera. Malgrado alcuni problemi d’ordine vocale, le rappresentazioni complessivamente hanno successo.
Nel 1964 Callas canta in nove rappresentazioni della Tosca a Parigi.
Marzo: Ritorno trionfale al Metropolitan di New York in due rappresentazioni di Tosca.
Maggio: S’impegna per una serie di altre cinque rappresentazioni della Norma a Parigi. Si sente stanca ma non vuole annullarle. Il 29 maggio termina la scena dell’Atto II praticamente in coma. La Scena finale è eliminata.
Luglio: E’ in programma per quattro rappresentazioni della Tosca al Covent Garden. Si ritira dietro suggerimento medico, dopo aver deciso di cantare un’unica rappresentazione, quella del Galà Reale. Il 5 luglio. E’questa l’ultima rappresentazione della sua carriera.

Nel 1966 Maria Callas rinuncia alla cittadinanza americana e prende quella greca, con ciò annullando tecnicamente il matrimonio con Meneghini. Si aspetta che Onassis la sposi ma lui decide altrimenti.

Il 20 ottobre 1968, dopo aver raffreddato i suoi rapporti con la Callas, Onassis sposa Jaqueline Kennedy, vedova del Presidente americano assassinato a Dallas.

La Callas interpreta il ruolo di Medea nel film dal dramma di Euripide, diretto da Pier Paolo Pasolini. Il film non ha successo commerciale.

Tra il 1971 e il 1972 la Callas tiene una serie di corsi di perfezionamento alla Julliard School of Music di New York. S’incontra con un suo vecchio collega, il tenore Giuseppe di Stefano, e i due diventano buoni amici.

Di Stefano persuade la Callas ad intraprendere con lui un tour mondiale di concerti per raccogliere fondi per le cure mediche della figlia. Il tour inizia ad Amburgo 1l 25 ottobre e si protrae fino all’inoltrato 1974, è un successo personale ma sul piano artistico è un fallimento.

L’11 novembre 1974 si svolge l’ultimo concerto della serie con Di Stefano ha luogo a Sapporo, in Giappone. E’ questa l’ultima esibizione in pubblico di Maria Callas. Il rapporto con Di Stefano finisce.

Il 15 marzo 1975 muore Onassis, a seguito di un’operazione alla cistifellea. Maria Callas vive ormai praticamente da reclusa a Parigi.

Il 16 settembre 1977 Sola nel suo appartamento, Maria Callas muore in circostanze mai chiarite.


Oriana Fallaci. Aforismi


Fumando…


Carmen Consoli. Quello che sento


Carmelo Bene


Atmosfera erotica


Aspirando


Donna


Jung, il corpo, il mito e l’alchimia


Extremo IO

A sensorial documentary film on the novel “IO” by TheCoevas


Penombra


Cera


Solitudine

 


Erotismo rosso


Patrizia Valduga. Vieni, entra e coglimi

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…

comprimimi discioglimi tormentami…

infiammami programmami rinnovami.

Accelera… rallenta… disorientami.

 

Cuocimi bollimi addentami… covami.

Poi fondimi e confondimi… spaventami…

nuocimi, perdimi e trovami, giovami.

Scovami… ardimi bruciami arroventami.

 

Stringimi e allentami, calami e aumentami.

Domami, sgominami poi sgomentami…

dissociami divorami… comprovami.

 

Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra… riprovami.

Incoronami. Eternami. Inargentami.