Le malizie di Venere

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Le Malizie Di Venere

Savier, ricchissimo giovanotto tedesco, nel corso di una vacanza presso il lago di Ginevra s’innamora perdutamente di Wanda Fontanati, una ragazza spregiudicata e pressoché ninfomane. Tradito, a più riprese, l’uomo non cessa d’amare la donna che copre di regali e porta con sé in Italia. Nella balneare villa ove si accampano, Savier si abbassa a fungere da autista; tollera nuovi tradimenti sino al giorno in cui nel corso di un’orgia viene massacrato il muscoloso vagabondo Bruno La scomparsa di Wanda e delle due cameriere presenti al delitto permette a Savier di farsi processare quale reo confesso del delitto. Difeso ad oltranza e contro le sue disposizioni da un avvocato tenace, il giovanotto innamorato viene scagionato da una delle cameriere che si presenta in extremis denunciando la colpa di Wanda. Savier, liberato ma disperato, passa di nazione in nazione e uccide Wanda quando finalmente la ritrova nei pressi di Barcellona.

GENERE: Erotico
REGIA: Massimo Dallamano
SCENEGGIATURA: Fritz Schultze
ATTORI:
Rex Duvel, Peter Heeg, Renate Kasche, Ewing Loren, Werner Pochath, Mady Rahl, Wolf Ackva, Laura Antonelli
Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Stefan Kruger
MUSICHE: Giampiero Reverberi, Gianfranco Reverberi
PRODUZIONE: VIP ROXY (ITALIA GERMANIA OCCIDENTALE)
DISTRIBUZIONE: MEDUSA – GALA FILM INTERNATIONAL VIDEO
PAESE: Italia 1975
DURATA: 90 Min
FORMATO: Colore CINESCOPE TECHNICOLOR
VISTO CENSURA: 14

La carne – Marco Ferreri

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Impiegato comunale, pianista per hobby in un pubblico locale, divorziato con due figli (se ne occupa la ex moglie), Paolo ricorda spesso sua madre e la Prima Comunione, con la quale gli pare di vivere una esperienza totalizzante nel divino. Nel night dell’amico Nicola conosce la giovane Francesca: opulenta, reduce da un aborto, assolutamente “fisica”‘, malgrado il fascino spirituale subito frequentando un guru indiano. L’intimità scocca fra i due: per Paolo è la vittoria dell’ultrasesso e della fusione che tutto completa ed esalta, fusione che la sacerdotessa gli assicura grazie ad una speciale tecnica orientale, che permette al compagno uno stato di permanente efficienza. I due si rifugiano su di una spiaggia isolata a sud di Roma, dove Paolo ha una casetta. Riempito il frigo di carne e altro cibo, la coppia passa il tempo in amplessi, interrotti solo da una rapida incursione dei due figli in visita a Paolo e da un gruppetto di amici. Ma Francesca è migrante, come le cicogne che volano nei paraggi e ad un dato momento pensa di andarsene in altri lidi, mentre il partner capisce che per “comunicare” davvero non c’è che una alternativa: o amarsi totalmente, o fare a pezzi quel corpo bianchissimo e voluttuoso di donna, metterlo in frigo e mangiarselo in riva al mare davanti al sole. Così, dopo aver fatto animalescamente l’amore nella cuccia del prediletto cane Giovanni, l’ansia insana di Paolo viene appagata.

GENERE: Grottesco

REGIA: Marco Ferreri

SCENEGGIATURA: Marco Ferreri, Liliana Betti, Massimo Bucchi, Paolo Costella

ATTORI:

Sergio Castellitto, Francesca Dellera, Philippe Leotard, Farid Chopel, Petra Reinhardt, Gudrun Gundlach, Nicoletta Boris, Pino Tosca, Sonia Topazio, Clelia Piscitelli, Elena Wiedermann, Eleonora Cecere, Matteo Ripaldi, Daniele Fralassi, Salvatore Esposito

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Ennio Guarnieri

MONTAGGIO: Ruggero Mastroianni

PRODUZIONE: GIUSEPPE AURIEMMA PER M.M.D. PRODUZIONE

DISTRIBUZIONE: CHANCE FILM DISTRIBUZIONE (1991) – PANARECORD

PAESE: Italia 1991

DURATA: 95 Min

FORMATO: Colore PANORAMICA A COLORI

VISTO CENSURA: 14

CRITICA:

“Ferreri ha privilegiato soprattutto il paradosso, non disdegnando, nel comporlo, scherzi e aforismi d’ogni tipo. In più di un risvolto narrativo riesce a farsi seguire con un certo interesse. C’è finalmente Francesca Dellera non doppiata. Non recita, ma dovendo proporsi come oggetto, basta e avanza. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo,10/5/91).”Se il film fa venire buon appetito è grazie alla sua tenuta spettacolare, tutta affidata alla stravaganza, alla vivacità dell’andamento, al surrealismo delle situazioni. Il maggior dono del film è comunque Francesca Dellera; è il simbolo prezioso d’una femminilità sublimata dall’estremo sacrificio infantile e materna nella sua ghiottoneria. (Giovanni Grazzini, Il Messaggero, 10/5/91).”Ferreri insegue troppi temi che non hanno un logico sviluppo. E la sua estrema sfida consiste nel consegnarci un film divertente, sgangherato e onnicomprensivo. (Irene Bignardi, La Repubblica, 10/5/91).”Che il film sia divertente, non direi proprio. Al di là di certi passaggi, è opaco, stiracchiato. Neppure tanto preciso nel suggerire il “sugo” della storia. (Francesco Bolzoni, Avvenire,11/5/91).

NOTE:

REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1993 – REVISIONE MINISTERO APRILE 1993.

Paprika – Tinto Brass

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Nel 1957 dando retta ai consigli del fidanzato Nino, la diciottenne Mimma lascia Pola per passare quindici giorni in una casa di tolleranza diretta da Madame Colette: solo quindici, tanto da fare un pò di soldi, sposarsi e metter su casa. Inesperta ma passionale, la giovane, soprannominata Paprika, il mestiere di prostituta lo apprende velocemente, mettendovi un impegno sfrenato. Allontanato Nino, che da lei vuole solo soldi in abbondanza, Mimma conosce Franco, baldo ufficiale della Marina Mercantile e per lui, facendo sogni di viaggi in mari esotici e di un ben diverso avvenire, continua per molto tempo la sua attività percorrendo la Penisola accolta in numerose “case” di lusso, dove concede i suoi “favori” anche allo zio Lele. Dopo l’interruzione di una gravidanza ha modo di conoscere e sposare il lombardo conte Bastiano, il quale muore subito e le lascia, con il titolo, tanto denaro ed una splendida villa sul lago di Como. Dopo aver acquistato un vaporetto quale suo dono per le nozze con Franco, Mimma, nel 1958, al momento dell’entrata in vigore della legge Merlin che elimina le case di tolleranza porta champagne ed allegria alle “signorine” di una “casa” di Milano, già sue amiche e compagne.
Regia: Tinto Brass
Paese: Italia 1990
Uscita Cinema: 1990
Durata: 111 Min

Scandalosa Gilda

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Disgustata e sconvolta dopo aver sorpreso e spiato il marito con l’amante, una donna prende l’auto e lascia Roma verso il Nord. Sull’autostrada incontra un tipo gioviale e discorsivo (è un disegnatore di cartoni animati), i due simpatizzano ed è a lui che la donna freddamente si offre. Cominciano così 24 ore di inviti e di ripulse, di offerte e di perversioni: lui per strappare alla sconosciuta (di cui fa presto ad innamorarsi) ogni suo segreto, lei per umiliarlo ed umiliarsi allo stesso tempo. Finché all’alba del giorno successivo l’auto dell’uomo sbanda e precipita in un viadotto. Morto lui, il suo strano compagno di avventura e di preda, la donna allucinata chiede un passaggio per tornare a Roma.

GENERE: Drammatico
REGIA: Gabriele Lavia
SCENEGGIATURA: Gabriele Lavia, Riccardo Ghione
ATTORI:
Pina Cei, Sacha Maria Darwin, Italo Gasperini, Monica Guerritore, Gabriele Lavia, Jasmine Maimone, Dario Mazzoli
Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Mario Vulpiani
MONTAGGIO: Daniele Alabiso
MUSICHE: Giorgio Carnini, Giuseppe Caruso
PRODUZIONE: GLOBE FILMS DANIA FILM FILMES INTERNATIONAL NATIONAL CINEMATOGRAFICA
DISTRIBUZIONE: DMV – MITEL, DELTAVIDEO, AVO FILM
PAESE: Italia 1985
DURATA: 85 Min
FORMATO: Colore PANORAMICA A COLORI
VISTO CENSURA: 14

“Delirante pastrocchio erotico del giovane eretico Gabriele Lavia che, messi temporaneamente da parte Checov e Sofocle, inventa la filosofia applicata agli slip. Nel senso che per ogni indumento intimo ammainato viene declamato un dogma metafisico. La conturbante Monica Guerritore si spoglia, ansima, e si contorce con grande voluttà. Forse è un allenamento per Pirandello”. (Massimo Bertarelli, ‘Il giornale’, 16 febbraio 2001)

Diavolo in corpo

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Giulia (Detmers) ha avuto il padre assassinato dalle Brigate Rosse ed è innamorata di un “pentito”. Non paga di questa contorta situazione si lascia travolgere dalla morbosa passione per uno studente, Andrea (Pitzalis). Film più pretenzioso che impegnato, ricco se non altro di scene di sesso.
Fidanzata con un terrorista pentito che forse è responsabile dell’uccisione di suo padre, commissario di polizia, Giulia Dozza, nevrotica depressa, vive l’amore come una sfida, una sofferenza o una rassegnazione, anche quello col liceale Andrea, figlio del suo psicanalista. 1° film sull’Italia del post-terrorismo, è disarmonico e claudicante, diviso tra l’inseguimento personale di sogni e ossessioni e la spinta a fare i conti con la realtà sociale. Ricco di momenti inquietanti (la sequenza d’apertura) e cadute di tono, fu un mezzo fiasco di pubblico e critica. È ricordabile per la presenza fisica dell’olandese M. Detmers (1962), doppiata da Anna Cesarini che, però, le lascia gemiti erotici, sospiri, risa e pianti, e per la fellatio, eliminata nell’edizione TV e oscurata in quella in videocassetta. Scritto dal regista con Enrico Pelandri ed E. De Concini. Musiche di Carlo Crivelli, funzionali come le luci e la fotografia di Beppe Lanci, premiata con un Ciak d’oro.

Altri titoli:Le diable au corps
Teufel im Leib
Nazione: ITALIA
Anno: 1986
Genere:DRAMMATICO
Durata: 115
Vietato: 18 anni
Colore: C
Produzione:LEO PESCAROLO PER L.P. FILM, ISTITUTO LUCE, ITAL NOLEGGIO CIN.CO (ROMA), FILM SEXTILE, AJ FILM, FR3 (PARIGI)Distribuzione:ISTITUTO LUCE – ITAL NOLEGGIO CINEMATOGRAFICO – RICORDI VIDEO, PANARECORD, MEDUSA VIDEORegia:Marco BellocchioCast:Maruschka Detmers (Giulia)Federico Pitzalis (Andrea)Anita Laurenzi (Signora Pulcini)Riccardo De Torrebruna (Giacomo Pulcini)Alberto Di Stasio (Raimondi)Catherine Diamant (Signora Raimondi)Anna Orso (Signora Dozza)Claudio Botosso (Don Pisacane)Lidia Broccolino (Terrorista)Stefano Abbati (Terrorista)Germano Basile Brunella Casolari Luciano D’Amico Lorenzo D’Avanzo Raffaele De Nuccio Viviana Fedeli Claudio Lorimer Alessandro Partexano Riccardo Plati Oreste Rotundo Claudio Spadaro Marco Maggioni Francesco Firpo Doris Gean Foster Claudio Picariello Pietro Sanavio Maria Toesca Roberto Tozzi Soggetto:Marco Bellocchio, Enrico PalandriSceneggiatura:Marco Bellocchio, Ennio De ConciniMontaggio:Mirco GarroneScenografia:Andrea CrisantiFotografia:Giuseppe Lanci, Fabio Conversi (operatore)Musiche:Carlo CrivelliCostumi:Lina Nerli Taviani, Giorgio Armani (abiti di Maruschka Detmers)

The Libertine

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The Libertine racconta la vera storia del conte di Rochester, amico e confidente di re Carlo II. Giovane, spregiudicato e dalla vita sessuale assai movimentata, si diletta nello stuzzicare i membri della famiglia reale con spietato cinismo, ma ne guadagna il rispetto grazie ad uno spirito arguto. Mentre il re Carlo II si impegna a salvare la stabilità della monarchia, minacciata dalle agitazioni dei cattolici, Rochester si invaghirà di una giovane attrice che lo porterà alla rovina.

Dal buio compare un bellissimo Johnny Depp in versione tardo secentesca ad avvisare le signore che non piacerà loro affatto e che niente farà a tal fine. E, nonostante la scarsa credibilità di tale enunciato, riuscirà perfettamente nello scopo nelle due ore del film. In tutti i sensi. Il personaggio incarnato da Depp è John Wilmot, secondo conte di Rochester, poeta alla corte di Carlo II in Inghilterra, in un momento storico in cui il vizio e la lussuria regnano più del Re. E Wilmot di tanta decadenza è non solo compiaciuto: ne è una vera e propria incarnazione, l’uomo “alla moda” del tempo. Il Re confida in lui e gli commissiona una commedia teatrale che delizi i diplomatici francesi. Wilmot lo ripaga con un assurdo pastiche surreal-pornografico che manda in bestia il Re. L’autore si dà alla macchia, lasciando la godereccia Londra e la giovane attrice di cui si è innamorato (se è lecito il termine). Non sarà né il re, né la moglie dal cuore infranto, né la giovane artista a prenderselo, ma la sifilide. Chi ha mestiere ne ha messo, in questo esordio di Dunmore: Johhny Depp con la consueta dedizione, affiancato da un discreto John Malkovich (Re Carlo) e da una Samantha Morton indigesta fin dalla prima apparizione. Il contesto è una Londra, città e campagna, fumosa ed ebbra di vizio e perdizione, fotografata in tinte fosche che ricercano la luce di candela, riuscendovi ma risultando opprimente alla lunga. Frasi a effetto ma sconnesse, dialoghi messi insieme a martellate, voragini di senso, avvelenano la materia prima fornita a Johnny Depp perché potesse costruire un personaggio laido ma attraente. L’attore c’è, ed è più affascinante del personaggio che interpreta. Il che non è un bene.

SCHEDA DEL FILM

Titolo: The libertine

Titolo originale: The libertine

Nazionalità: Gran Bretagna

Anno: 2004

Genere: Drammatico, Commedia

Regia: Laurence Dunmore

Produzione: Lianne Halfon, John Malkovich, Russell Smith

Distribuzione: Mediafilm

Kama Sutra: A tale of love

Goditi “Kamasutra – A tale of love” (parte 1)

Goditi “Kamasutra – A tale of love” (parte 2)

La principessa Tara e la sua amica non nobile Maya, vergini, crescono come amiche. La prima va in sposa, poco amata, al lascivo rajah Raj Singh che, invece, è sedotto da Maya, più brava di lei nell’imparare le tecniche erotiche del Kamasutra, anche se innamorata dello scultore Jai. Epilogo funesto.

Al suo quarto film, l’indiana Mira Nair, in declino dopo il bell’esordio in Salaam Bombay, si è ispirata al trattato di erotica del 4°/5° secolo d.C. attribuito a Mallanaga Vatsyayana. Ne ha tratto una sorta di melodramma amoroso che, pur nella sua squisita eleganza cromatica, risulta discontinuo, qua e là goffo e succube delle esigenze di una produzione cosmopolita. Passa per un film di intenzioni femministe, ma nel fondo risulta piuttosto conservatore.

 « per tutta la vita ho avuto cose che tu avevi già indossato, ora tu avrai qualcosa che ho usato io… per tutta la vita. »

Titolo originale: Kama Sutra: A tale of love

Anno: 1996

Paese: India, UK

Genere: Drammatico, Storico, Romantico, Erotico

Durata: 110 minuti

Regia: Mira Nair

Cast: Indira Varma, Sarita Choudhury, Ramon Tikaram, Naveen Andrews

Le età di Lulù

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Qualche normale desiderio sessuale Lulù ce l’ha, tanto più che è infatuata del ben più maturo Pablo (lei è appena quindicenne). Ma ecco che Pablo insidiosamente si trasforma in seduttore, portandola da prima in auto e poi a casa per giochi strani e perversi. I due si sposano e il sesso diventa tutto, in un’ esaltazione reciproca. Pablo però è un pervertito: il sollazzo si arricchisce e si fa più torbido e sfacciato, includendo nel gioco sfrenato Ely, un travestito. I turbamenti della ragazza sono ora la scoperta vogliosa e incessante di esperienze sempre più turpi e folli. D’intesa con il consorte, una sera ad una festa Lulù accetta di darsi ad uno sconosciuto, ben presente e attivo il marito. Lulù ha gli occhi bendati, ma alla conclusione la benda cade e il fruitore ignoto si scopre essere il fratello (che sempre ha trovato la sorella bellissima). Scioccata, ma ogn’ora preda di stimoli sessuali inconfessabili, la donna si concede in incontri occasionali e brutali, frequenta un locale gay, vivendo per di più le sensazioni che un trio le offre coinvolgendola nella eccitazione. Infine scende ancora di più nella degradazione, offrendosi nel ruolo di vittima legata in un incontro sado-maso, con spettatori più che viscidi. Per salvarla da questa estrema turpitudine, Ely, recatosi nel locale, ci rimette la vita dopo aver chiamato in tempo la polizia e Pablo. Nell’abbraccio fra i due con il ritorno a casa, forse tra le lacrime c’è il bagliore di una luce di speranza.

GENERE: Drammatico

REGIA: Bigas Luna

SCENEGGIATURA: Bigas Luna, Almudena Grandes

ATTORI:

Francesca Neri, Óscar Ladoire, María Barranco, Fernando Guillén Cuervo, Ángel Jovè, Rosana Pastor, Javier Bardem, Pilar Bardem

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Fernando Arribas

MONTAGGIO: Pablo González del Amo

MUSICHE: Carlos Segarra

PRODUZIONE: ANDRES VICENTE GOMEZ, IBEROAMERICANA FILMS INTERNATIONAL – APRICOT

DISTRIBUZIONE: DARC – IBEROAMERICANA FILMS (SPAGNA) – RICORDI VIDEO, BMG VIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

PAESE: Spagna 1990

DURATA: 94 Min

FORMATO: Colore PANORAMICA A COLORI

VISTO CENSURA: 14

SOGGETTO:

Tratto dall’omonimo romanzo di Almudena Grandes

“Bigas Luna ha messo in fila, una dopo l’altra, quasi solo delle scene erotiche, dando vistoso risultato ad immagini e a suoni che di solito, in questi ambiti, anche il cinema più spinto, se non è quello “a luci rosse”, tende ad evitare. Spiace di trovare in mezzo a tanto fango un’attrice come Francesca Neri. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 23/4/91). “Il film di Bigas Luna, non segue del tutto fedelmente il romanzo. È costruito in maniera cronologica senza salti nel tempo, trascura l’elemento politico e intinge nel melodramma prima di concludersi moralisticamente in un convenzionale happy end. Timida e disinibita, disarmata e inquietante Francesca Neri sfodera una bella stoffa d’attrice che speriamo trovi il modo di maturare.” (Alessandra Levantesi, La Stampa, 25/4/91).”Il film, evaso dalla cronaca, cerca tardivamente uno sbocco nel melò. Il regista si impegna a lucidare, abbellire e omogenizzare tutto. E l’italiana Francesca Neri rivela un’eccellente fotografia se vuole affermarsi come attrice, però, il prossimo film dovrà farlo vestitissima.” (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera, 4/5/91).”Film bruttino e monocorde e condotto dal regista con toni cattivi, violenti, maledetti, nel rappresentare la discesa della donna nelle perversioni del sesso.” (Alfio Cantelli, Il Giorno).”Disgustoso, e oltre modo noiosissimo, pasticciaccio erotico dello scostumato spagnolo Bigas Luna, che mesta nel torbido strizzando l’occhio ai guardoni con ogni sorta di depravazione sessuale. La graziosa e irrequieta Francesca Neri, costretta a un ruolo scabroso, si dimostra bravina. Addirittura bravissima quando è nuda”.

Malizia, Laura Antonelli

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Malizia è un film del 1973 diretto da Salvatore Samperi, girato ad Acireale.
Con un sorprendente incasso di oltre 5 miliardi di lire, è stata una delle più fortunate commedie erotiche all’italiana, il modello per innumerevoli film successivi, il maggior successo economico di Samperi e l’affermazione di Laura Antonelli come icona erotica.

Acireale, anni cinquanta. Il commerciante di tessuti Ignazio La Brocca, rimasto vedovo con tre figli da crescere, trova nella domestica Angela La Barbera, assunta dalla defunta moglie e arrivata da loro il giorno stesso del funerale della moglie, la donna ideale da sposare: un perfetto angelo del focolare, dai modi pudichi e dal corpo procace.
L’attraente domestica suscita però anche l’interesse dei due figli più grandi. Mentre il maggiore, il diciottenne Antonio, dopo aver visto respinte le sue insistenti attenzioni e aver scoperto le mire del padre si fa da parte, il quattordicenne Nino, profondamente infatuato della donna, le fa una corte incessante e ne ostacola il matrimonio con il padre, già osteggiato dall’arcigna nonna materna, inventandosi le apparizioni del fantasma della madre defunta.
In una notte di tempesta, in assenza del “promesso sposo” Ignazio, recatosi dalla madre per ottenerne il benestare al matrimonio, Angela, esasperata dalla serie crescente di giochi erotici a cui Nino l’ha costretta, cede infine ai desideri del ragazzo e si concede completamente a lui.
Una volta soddisfatta la propria ossessione adolescenziale, Nino abbandona ogni interferenza e il matrimonio, così “benedetto”, può essere celebrato.

The pet. La sottomissione di Mary

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Lei, Mary, è una donna piena di problemi. Il suo negozio di fiori sta fallendo miseramente preda della concorrenza più spietata, la relazione con il fidanzato, un bel ragazzo giovane, ma sostanzialmente violento e poco attento alle sue esigenze, è arrivata ormai alla frutta. Non bastasse tutto questo le muore anche il gatto e il veterinario che conserva le povere spoglie mortali della misera creatura chiede cinquecento dollari per la restituzione della salma.

Lui, Philip, si presenta come un filantropo aristocratico pieno di soldi. Ha una villa con giardino, fontana a più piani e tanto di cameriera che toglie la polvere in tutte le stanze. La moglie (o amante) non è praticamente mai in casa per cui è libero di fare come gli pare. Della serie “dura la vita del milionario” l’uomo vede sconvolta la sua tetra esistenza di agi e lussi dalla morte dell’amato cane, un setter che faceva tutto quello che il padrone voleva.

L’incontro tra i due avviene, dunque, nel pieno dell’elaborazione dei rispettivi lutti. L’uomo capisce il dolore della ragazza per la prematura dipartita del felino e si offre di regalarle i soldi necessari al recupero degli “amabili resti”. Di più: le regala un posto nel giardino dove poter seppellire la povera creatura, tra corone di fiori e lacrime di foscoliana memoria. Poco ci manca all’erezione di una stele funeraria di tre metri con gatti angelo che suonano la lira in un paradiso di topi.

Lungi da noi voler ironizzare sul dolore per la perdita di un cucciolo. Fatto è che questi primi trenta minuti di film, forse anche per la fotografia digitale assai poco curata e per la pochezza degli interpreti, suona di un falso da far accapponare la pelle.

Comunque, nel raccontarsi il rispettivo dolore tra foto di animali e il pensiero del fidanzato che ha ancora le chiavi di casa e vuole solo scopare, i due cominciano a parlare di cose strane. Mary sembra volitiva, ma in fondo è fragile e remissiva, come un cucciolo che abbaia contro gli estranei, ma dal padrone vuole solo le coccole e le carezze dietro le orecchie. L’uomo da parte sua vorrebbe addestrare un altro animale, ma sente che il suo cuore già provato non reggerebbe ad un’altra perdita. E i cani hanno il difetto di vivere così poco! Di qui alla fantasia sadomaso il passo è breve: Mary accetta di fare da cane al nuovo padrone (dietro lauto compenso, ma lei confessa candida che non lo fa certo per soldi). Di lì in poi, dopo la firma del contratto, lei girerà per la casa di lui completamente nuda e a quattro zampe, rinuncerà alla parola, indosserà un collare e farà i propri bisognini nei momenti che il padrone ritiene più opportuni.

Ci sono scene agghiaccianti in The pet. E non sono tanto quelle delle donne chiuse in gabbia che abbaiano o dei guinzagli legati al collo. Anzi da questo punto di vista è notevole lo sforzo di deeroticizzare completamente il corpo femminile restituendolo ad una condizione “naturale”. Non fa quasi effetto vedere Mary sdraiata per terra sotto il divano del padrone. Il suo corpo, piuttosto bello, viene vissuto, dagli altri personaggi come dalla spettatore, nella sua dimensione fisica, come un corpo senza sesso, assume, privato com’è della parola come della malizia ad essa connessa, una connotazione infantile che respinge ogni sguardo sessualizzato.

Le scene veramente agghiaccianti sono quelle della stipula del contratto, della lettura delle postille, delle formalità legate alla rinuncia della carta di identità. Il contratto che priva la donna della sua identità, ha davvero valore legale, richiede la firma di un notaio condiscendente.

Il lato agghiacciante è che di questi contratti se ne stipulano per davvero e che la riduzione dell’uomo a cucciolo è solo l’anticamera per il commercio degli organi. Del resto un cartello proprio ad inizio film ci informava che lo stesso è tratto da una storia vera.

La ricostruzione degli eventi, portata avanti con un occhio che pensa al porno e un altro che cerca l’empatia disturbante (del resto Mary firma il suo contratto in piena consapevolezza e si riduce a schiava perché lo vuole e non perché costretta) segue le tracce di un film che per lo più lascia perplessi.

A guardarlo senza i titoli sembra l’esperimento digitale di un giovane regista che pare voler pensare a Cronenberg (anche Rabid guardava al porno). Epperò la storia esemplare e un poco disturbante è racchiusa tra cartelli che, all’inizio e alla fine del film, ci parlano di schiavitù moderna e dell’orrore della tratta. L’apologo, in questo modo, risulta orientato verso la più bieca esemplificazione e si porta dietro la condanna (ovviamente necessaria e giusta) di chi applica il commercio umano. Lo spettatore può, così, guardarsi le scene sadomaso in una posizione per così dire protetta dal moralismo che tutto guida. Il regista ci mostra l’abominio, ma lo fa per insegnarci qualcosa. Noi spettatori lo guardiamo perché sappiamo che quell’orrore non ci riguarda e che non cercheremmo cuccioli di uomo nemmeno se la nostra figlioletta di sei anni avesse bisogno di un cuore nuovo. Così non ci rendiamo conto che vedendo questo film diventiamo condiscendenti. Spento il lettore dvd non possiamo più dire di non sapere che certe cose succedono per davvero. Eppure ce ne torniamo alla nostra vita come niente fosse.

E diventa difficile capire se è più immorale questo nostro atteggiamento o il film che, con le sue scelte estetiche, ci permette di assumerlo senza troppi dolori.

Titolo : The Pet La sottomissione di Mary

Paese,Anno : Stati Uniti, 2006

Regia : D. Stevens

Cast : Pierre Dulat; Andrea Edmondson; Sommer Nguyen; Steven Wollenberg; Magi Avila; Lydia McLane; Carole Lieberman

Genere : Thriller

Film per tutti

Produzione : Cecchi Gori Home Video, 2007