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Storia del gioiello. Il Novecento: dall’Art Nouveau all’Art decò

La prima metà del XX secolo caratterizzata da diversi stili nella produzione dei gioielli: le corti europee e l’alta aristocrazia continua ad utilizzare gioielli preziosi composti da diamanti e perle, contemporaneamente si diffonde lo stile liberty che ha i suoi acquirenti presso la nuova classe borghese e, quindi, uno stile più libero e naturale; infine in Inghilterra il movimento dell’arts and crafts, in reazione all’industrializzazione, produce oggetti di fattura marcatamente artigianale.
Le linee delicate e sinuose dell’art nouveau conferirono ai gioielli classe, raffinatezza ed eleganza. La produzione trasse ispirazione dalla natura e dal simbolismo.
L’Esposizione Universale del 1900 fu il momento culminante di tali fermenti innovativi.
Il gran prix dell’Esposizione Universale del 1900 fu dato a Renè Lalique il miglior esponente della capacità di ritrarre il mondo naturale, straordinario gioielliere la cui produzione di gioielli s’interruppe in modo definitivo nel 1910, quando si dedicò completamente alla lavorazione del vetro.
In Inghilterra la rivalutazione del lavoro artigiano fu portata avanti dall’Arts and Crafts Exibition Society che vendevano le opere realizzate sia da dilettanti che da orafi esperti.
Altro centro di interessante produzione si trovava a Vienna nei laboratori della Wiener Werkstàtte dai laboratori fondati da Josef Hoffmann e Koloman Moser con il desiderio di migliorare la produzione industriale. Lo stile liberty era coniugato e modificato dall’influsso della Secessione austriaca realizzando gioielli dalle linee stilizzate e geometriche d’indirizzo quasi minimalista.
Tra la prima e la seconda guerra mondiale emerse lo stile art decò – nome coniato dopo l’esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne tenuta a Parigi nel 1925 -definito da motivi stilizzati e geometriche sintesi di varie influenze stilistiche tra cui lo stile cubista, la Secessione Viennese, i “ballets russes” di S. Djaghilev, l’influsso della tecnologia ecc.
In Germania la scuola del Bauhaus, fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919 ebbe come orafa Naum Slutzky che lavorò principalmente con ottone cromato e argento per realizzare gioielli dalle forme geometriche.
Durante la seconda guerra mondiale l’arte orafa ebbe ovviamente un arresto nella produzione e nella creatività.

L’orafo gioielliere e artista
Il novecento è il secolo in cui si affermano i grandi gioielli i cui nomi ancora oggi sono garanzia di qualità e originalità di produzione. Accanto a loro s’inizia ad avvertire l’esigenza di una produzione di gioielli in linea con i gusti del nuovo pubblico borghese e finalizzato a diffondere il bello in ogni classe sociale.
Questo obiettivo era portato avanti dai vari artisti dell’Arts and Crafts in Inghilterra, e della Wiener Werkstatte in Austria.

Gioielli, prodotti
Le tiare venivano realizzate in modo da poter essere indossate sia come spille che come collane. In Inghilterra la regina Alessandra, per nascondere una piccola cicatrice sul collo, utilizzava i girocolli che, per questo motivo, diventano tra i gioielli più diffusi nel paese.
Verso gli anni venti la moda dei capelli corti decretò il successo dell’uso degli orecchini lunghi e, nell’abbigliamento, la moda degli abiti senza maniche e l’eliminazione dei guanti da sera permise di indossare con maggiore frequenza i bracciali. Le spille era piccole e indossate sulla spalla, sulla cinta o sul cappello. Per le fedi nuziali si afferma il platino e nel 1925 Cartier crea Trinity: tre anelli intrecciati in oro bianco, giallo e rosso.
Lalique produsse splendidi gioielli in vetro. La novità più grande nella produzione dei gioielli riguardò però gli accessori. Essi, infatti, divennero elemento essenziale per le donne dell’epoca che desideravano borsette, portacipria e portasigarette eleganti e originali. Lo stile geometrico dell’art decò si adattò bene alla loro funzionalità e vennero realizzati veri gioielli. Le versioni più economiche utilizzavano materiali meno costosi come la pelle zigrinata (pelle di razza o squalo lucidata e colorata) e coquille d’oeuf ( mosaico di gusci d’uovo schiacciati).
A volte i gioielli trasmettevano linguaggi in modo più esplicito rispetto al passato: Cartier durante la guerra realizzò spille raffiguranti un uccellino in gabbia a simboleggiare l’oppressione nazista; a fine conflitto, nel 1944, l’uccellino delle spille era rappresentato mentre cantava e con la gabbia aperta.
Un’originale innovazione in campo orafo fu portata da Fulco di Verdura, palermitano, eccentrico disegnatore che, dopo aver collaborato con Coco Chanel e Flato, aprì a New York un proprio atelier nel 1939. Egli utilizzava vere conchiglie di mare che impreziosiva con oro e gemme.

Le tecniche e i materiali
Lo stile liberty creò una serie di gioielli dalle linee morbide e i toni delicati, per la realizzazione dei quali oltre, all’uso di materiali pregiati, era indispensabile l’abilità orafa del gioielliere.
La decorazione a smalto era tra le più utilizzate e, in particolare, una delle tecniche adoperate, era quella del plique-à-jour ossia un sistema di applicazione di smalti in cui gli alveoli ( i cloisons), in cui le paste vitree sono colate, sono privi di fondo, senza supporto in metallo, in modo da consentire alla luce di trapassarli creando l’effetto di vetrat tipico delle realizzazioni liberty.
Monili in vetro furono realizzati da R. Lalique. Un altro materiale simile al vetro era la pàte de verre ( pasta di vetro) che permetteva una varietà di lavorazione maggiore.
Un altro materiale adoperato era il corno che era sbiancato e con il quale si producevano pettini per capelli.
Verso la metà degli anni venti emerse la moda del bianco e nero e, quindi, all’uso frequente dell’onice nero e, nel metallo, del platino.
Un materiale inusuale è adoperato dall’orafa del Bauhaus Naum Slutzky la quale lavorò oltre all’argento anche l’ottone cromato. Nel settore delle incastonature nel 1935 fu introdotta una novità da Van Cleef & Arples che realizzarono incastonature invisibili per creare con le pietre un effetto mosaico. Le pietre dovevano essere tagliate a calibrè, cioè in base all’esatta posizione nel disegno, ed erano tenute insieme da sottili aste metalliche invisibili poste sotto la superficie.

Bigiotteria
Negli anni quaranta negli Stati Uniti erano prodotti splendidi falsi gioielli per il cinema.
Le protagoniste delle commedie americane, molto spesso, recitavano la parte di personaggi dell’alta società e per tale motivo dovevano portare i “simboli” d’appartenenza alla classe e indossavano splendidi gioielli falsi che imitavano perfettamente quelli autentici.
Per loro erano prodotti sfavillanti pezzi ancora oggi richiesti dal mercato.


Gioielli nei sogni

Sognare gioielli si accompagna in genere a sensazioni di felicità e di euforia come se per la prima volta si sentisse la sicurezza di se’ e si entrasse in contatto con le proprie preziose qualità.

Gioielli sono manufatti in oro ed argento sottoposti a lavorazione ed uniti a pietre preziose il cui fine ultimo appare la bellezza in se’, l’esaltazione della bellezza di chi li indossa o il risalto di un significato simbolico che si può evincere dalla forma del gioiello (si pensi alla croce).

Il processo di trasformazione dal materiale grezzo, che rimanda al regno della terra ed al fuoco (per la fusione e trasformazione dell’oro e delle pietre) ed a quello dell’aria (per i colori, i riflessi e la luminosità delle pietre), alla creazione del gioiello, è una sorta di movimento alchemico, di sublimazione dal piano della materia a quello delle idee e dello spirito, e può simboleggiare l’energia dell’anima e la preziosa forza dello spirito umano.

Così che i gioielli nei sogni possono collegarsi alle ricchezze inconsce misconosciute con cui il sognatore sta entrando in contatto, e con aspetti di se’ importanti ed unici.

Sognare gioielli si accompagna in genere a sensazioni di felicità e di euforia come se per la prima volta si sentisse la sicurezza di se’ e si entrasse in contatto con le proprie preziose qualità.

I gioielli nei sogni che appartengono al sognatore e gli suscitano tali piacevoli sensazioni sono legati alla costruzione dell’autostima e sono un segnale importante, perchè hanno la capacità di lasciare traccia e di creare un canale facilmente percorribile fra inconscio e conscio.

Più di altri simboli onirici i gioielli vengono ricordati e emozionano, più del denaro toccano la fantasia del sognatore, più dell’ oro o della ricchezza di oggetti materiali sanno catturare l’attenzione, ma sopratutto sanno restituire la sensazione della “fortuna”, del positivo, del buono, della speranza nel futuro e della fiducia nelle infinite e “ricche” possibilità della vita.

Il significato dei gioielli nei sogni può fare riferimento anche alla bellezza delle opere e delle idee del sognatore, alla minuzia ed al risalto con cui vengono espresse, o alla necessità che questi recuperi tale consapevolezza dentro di se’.

Sognare di rubare gioielli deve far riflettere il sognatore sul suo sentirsi, nella realtà, “privato” di qualcosa: importanza, sicurezza, ricchezza materiale, idee, e sui sentimenti che ne conseguono che possono andare dall’ insicurezza, all’invidia, all’astio, ad un senso esasperato di ingiustizia.

Trovare gioielli per strada scoprirli in un cassetto segreto o in un angolo della propria casa è invece legato a quanto scritto sopra, alla scoperta di se’ e delle proprie qualità e ricchezze interiori.

Gioielli nei sogni che sono stati rubati o di cui si scopre la mancanza mettono il sognatore di fronte a ciò che manca e che lasciato un vuoto…forse tale situazione deve essere riconosciuta ed elaborata così come le emozioni che ne discendono devono essere affrontate.