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Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 3

Di dee notturne, misteriose e quasi sempre malvagie si sono riempiti i sogni degli europei che hanno lasciato tracimare nella propria cultura i riti barbarici dei Traci, degli Sciti, dei Celti e di Daci. Questi miti sono sopravvissuti anche in tempi nei quali sembrava aver prevalso il culto delle nuove divinità: nelle cerimonie di nozze della tarda romanità gli sposi, dopo aver sacrificato agli dei ufficiali, riservavano particolari attenzioni alle divinità sotterranee alle quali portavano doni e rivolgevano preghiere, sempre evitando di pronunciarne il nome. Questi riti erano frutto della superstizione e della paura: una giovane sposa che sperava di diventare madre, non poteva ignorare il culto di Lamia, l’antica regina di Libia i cui figli erano stati uccisi da Giunone e che era divenuta una feroce assassina di bambini. In Grecia crebbe, prima nell’isola di Lemnos  e poi un po’ ovunque, il culto di Efesto, un dio brutto e cattivo, oltretutto anche un po’ danneggiato nel fisico essendo stato scaraventato giù dall’Olimpo dallo stesso Giove (o da Era, sua madre, che comunque non era ben disposta nei suoi confronti): come è naturale, viene in mente la cauda di Lucifero (sicut fulgur de coelo cadentem….). Non è dunque strano che la prima donna bruciata per stregoneria della quale si conservi memoria sia stata una certa Theoris, che viveva proprio a Lemnos e che con ogni probabilità sacrificava a Efeso.


Donne già tradite (a cura di Maria Pia Carlucci)

Giunone era una bellissima donna ma,nonostante ciò,temeva moltissimo la competizione.Il problema è che tutti noi siamo portatori di una nostra ‘verità psicologica’ interna ed è proprio questa che agisce e ci condiziona.Ecco allora che se una persona pur essendo bella non si sente tale o se,ad esempio,è portatrice di un senso tragico di disperazione,gli altri dall’esterno non riusciranno a percepire la sua bellezza. (A.Carotenuto psicoterapeuta)


La donna che incarna il mito di Giunone (a cura di Maria Pia Carlucci).

Questa tipologia femminile considera il giorno del matrimonio come il più importante della sua vita. E’ il giorno in cui prende un nuovo nome(lei non conserva mai il suo che considera rigorosamente il ‘nome da signorina’). Ora diventa moglie,e ciò realizza un desiderio che ha sentito fin da quando ha memoria…Lo stato di felicità della donna era dipende dalla devozione del marito,dall’importanza che egli attribuisce al matrimonio e dal modo in cui la apprezza come moglie(J.S.Bolen 1984). E’ chiaro però che per una donna identificarsi solo con il ruolo di moglie,significa correre dei rischi.Il rischio maggiore è dato dal fatto che la propria realizzazione dipende da un’altra persona. . . Giunone rappresenta proprio il femminile che,non avendo stima di sè,non riesce a contare solo sulle proprie forze e capacità.(A.Carotenuto)


Il piacere sessuale: dal mythòs al lògos

“Mythòs” è un lemma d’origine greca che significa “parola” ma anche “narrazione”, usato per raccontare fatti e misfatti di dei ed eroi, per spiegare l’incomprensibile realtà del creato, la natura o altro.
Contrapposto al “mythos” era il “lògos”, tradotto con i vocaboli “discorso” oppure “ragione”, con riferimento al pensiero razionale o filosofico.
Nella mitologia greca un mito narra di Tiresia da Tebe, reso cieco dalla dea Era (Giunone), perché irritata dal giudizio del tebano nella controversia tra lei ed il marito Zeus (Giove) sulla diversa intensità del piacere sessuale provato dall’uomo rispetto alla donna durante il coito.
Tiresia fu convocato nella dimora degli dei sul Monte Olimpo perché era considerato l’unico capace di esprimere un sincero giudizio sulla questione essendo stato sia uomo che donna.
La sua metamorfosi avvenne per punizione divina.
Una versione della leggenda racconta che un giorno Tiresia mentre camminava su una montagna vide due serpenti che copulavano ed uccise la femmina di quella specie animale. Per tale atto violento fu subito tramutato dagli dei da uomo a donna, perché il serpente era considerato il guardiano delle potenze terrestri ed il dispensatore della potenza divina.
Egli visse in questa condizione per sette anni provando i piaceri sessuali come donna.
Dopo quel periodo ebbe la ventura di vedere un’altra volta due serpenti legati in un amplesso ed uccise il serpente maschio , ma nello stesso istante il tebano ridiventò uomo.
Successivamente Tiresia fu convocato da Giove e da Giunone per giudicare la loro controversia. Zeus sosteneva che fosse la donna a provare il maggior piacere durante l’amplesso, mentre Era affermava con convinzione che fosse l’uomo ad essere più gratificato durante il coito.
Tiresia espresse la sua opinione dicendo che il piacere sessuale si compone di dieci parti, l’uomo ne usufruisce di una sola, le altre nove formano il godimento della donna. Quindi la donna prova un piacere nove volte maggiore di quello dell’uomo.
La dea Giunone adirata con il tebano che aveva svelato tale segreto, per vendetta lo fece diventare cieco.
Giove non potè opporsi alla decisione di Giunone, però cercò di compensare Tiresia del danno subìto donandogli la facoltà di prevedere il futuro e di vivere per sette generazioni.
Aveva ragione Tiresia nel dire che nell’atto sessuale è la donna a provare maggiormente piacere ?
Le ricerche scientifiche contemporanee non sono concordi.

 

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