L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “gravidanza

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 18

È fuori di dubbio il fatto che si rimproverasse alle donne di esercitare un improprio e malefico controllo sulla fertilità e che venissero punite coloro che erano depositarie – almeno in teoria – della conoscenza su come questo controllo poteva essere attuato. Accomunare queste donne alle streghe aveva un forte significato simbolico: dimostrava anzitutto che la loro opera era demoniaca, gettando così una fosca luce su tutto quello che aveva a che fare con il controllo della riproduzione e, in qualche modo, con la sessualità; tendeva ad arrestare la comunicazione tra le donne, sulla quale si era basata la sopravvivenza delle informazioni sui mezzi di controllo delle nascite da epoche antichissime.

C’è una tesi, a questo proposito che mi sembra molto interessante e che desidero proporre. La caccia alle streghe, perseguita con ostinazione per secoli, condusse a morte un grande numero di donne che avevano “speciali conoscenze” sulla vita sessuale e su quella riproduttiva. Non solo: avere quelle conoscenze, utilizzarle, trasferirle ad altre persone divenne non solo esecrabile, ma molto pericoloso: entrava in gioco la propria vita.

Ora, non vi è dubbio che sia il controllo della fertilità che la possibilità di interrompere una gravidanza iniziale fossero stati affidati, per secoli, all’uso di qualche tipo di pianta o a qualche infuso di erbe o di radici. Di questi “emmenagoghi” gli erboristi ne avevano descritti una notevole quantità, ma nei loro libri le indicazioni relative all’uso corretto e all’efficacia erano divenute sempre più evanescenti, fino a risultare incomprensibili ai più. Via via che contraccezione e aborto procurato venivano condannati in modo sempre più fermo dalla Chiesa, gli erboristi erano passati a un linguaggio sempre più criptico: in alcuni libri, ad esempio, non si diceva più che la tale erba era capace di interrompere una gravidanza, ma ci si limitava a consigliare alle donne gravide di tenersene lontane perché poteva nuocere al loro bambino. Depositarie delle informazioni perdute erano diventate le donne più anziane e le ostetriche (o, se volete, le levatrici e le mammane) alle quali le donne in difficoltà si affidavano senza paura, consapevoli di poter contare sulla loro solidarietà e sulla loro compassione. A tutte costoro erano note le erbe utili, che potevano essere trovate nei prati delle vallate, sui monti, e persino nell’orto di casa; esse sapevano da dove derivare le medicine giuste, se dai fiori, dalle foglie, dalle radici o dai rizomi, sapevano come estrarre i principi attivi, conoscevano le dosi che dovevano essere somministrate. Iniziata che fu la caccia alle ostetriche, molte di loro, spaventate e minacciate, negarono ogni collaborazione, i rischi erano troppo alti; quelle che continuarono a consigliare e a operare lo fecero quasi sempre per trarne un guadagno, l’antico dialogo tra sorelle divenne solo un ricordo. In alcuni casi il trasferimento delle conoscenze continuò all’interno delle famiglie, ma le informazioni molte volte erano scorrette e incomplete: scomparvero, ad esempio, dalla lista delle erbe utili, i nomi delle piante che crescevano fuori dall’orto di casa e aumentarono i rischi dovuti alla cattiva conoscenza dei dosaggi necessari. Molte donne non avevano i soldi per pagare le ostetriche e cercarono di arrangiarsi: crebbero i casi di “miseria genitale”, aumentò il numero di bambini morti misteriosamente subito dopo la nascita. La vita della povera gente, privata anche di questa forma semplice e naturale di solidarietà, divenne ancora più miserabile.

Da molti anni è iniziato un processo di revisione storica inteso a dimostrare che almeno gran parte del fanatismo religioso che invase l’Europa tra il Cinquecento e il Seicento non fu di matrice cattolica; secondo questi stessi storici, la leggenda nera dell’Inquisizione sarebbe solo una delle tante menzogne intese a diffamare il cattolicesimo il quale, pur partecipe di molte delle esagerazioni dei tempi, si preoccupò soprattutto di mettere a punto meccanismi giudiziari capaci di garantire gli interessi degli imputati.  A questo proposito, Giovanni Romeo, storico napoletano autore del libro “Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della controriforma”, afferma che si apre ormai “una immagine sorprendentemente nuova dei Tribunali come quelli inquisitoriali”, concetto ribadito da un laico insospettabile come Luigi Firpo. Questo tentativo di riabilitare la Sacra Inquisizione si basa anche su alcune iniziative editoriali che hanno messo a disposizione di un pubblico relativamente vasto testi fino ad oggi assai poco conosciuti, come ad esempio il Dictionnaire apologétique de la foi catholique di Jean Baptiste Guiraud, edito tra il 1913 e il 1915; rilevanti contributi in questo senso sono stati dati anche da Henry Arthur Francis Kamen, da Bartolomé Benassar e da Gustav Henningsen. L’opera più incisiva e documentata è però, almeno a parere di molti, quella di John Tedeschi (Il giudice e l’eretico. Studi sull’Inquisizione romana, Vita e Pensiero, Milano, 1997) che intende documentare il raro ricorso alla pena di morte, lo scarso peso delle pene comminate e il limitato impiego della tortura negli interrogatori. Gli studi di Tedeschi, peraltro, dipingono una Inquisizione un po’ troppo idilliaca, tribunali umanissimi  nelle cui celle federe e lenzuola venivano cambiate due volte alla settimana e i cui carcerieri si comportavano come le maestrine delle scuole Studi sull’Inquisizione romana, Vita e Pensiero, Milano, 1997. Viene persino citato un episodio che riguarda il cardinale responsabile di una particolare detenzione il quale – si narra – volle scusarsi personalmente con il recluso per non essere riuscito a trovare, nell’intera città di Roma, la birra che costui pretendeva e arrivò a offrirgli una somma di denaro come risarcimento. Insomma, una istituzione umana e imparziale, della quale ci è giunta un’immagine deformata e travisata. Tedeschi, tra le altre cose, non ritiene che il Malleus sia stato il manuale canonico utilizzato nei processi per stregoneria (39 edizioni non sono evidentemente sufficienti a dimostrarlo) e che solo 150 anni dopo fu finalmente pubblicato un testo che interpretava le reali intenzioni e i veri sentimenti degli inquisitori (Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sorteligiorum et maleficiorum, edito nel 1624). La lettura del libro di Tedeschi mi ha fatto nascere molte curiosità, ma mi limito a esprimere un dubbio: come mai la gente comune era così terrorizzata dalla Santa Inquisizione? Se è stata fatta confusione tra un albergo a quattro stelle, dove di cambiavano le lenzuola ogni tre giorni, e un tempio dove si celebravano solo riti ispirati alla sofferenza e alla morte (i mezzi di tortura sono visibili nei musei, e a sentire i revisionisti sono addirittura più numerosi delle persone torturate) a chi si deve attribuire una falsificazione storica di questa grandezza? Immagino che sia quasi indispensabile chiamare in causa il demonio, anche se mi sembra un’ipotesi un po’ azzardata. D’altra parte mi pare altrettanto azzardato immaginare che questi tribunali, oltre a rappresentare confortevoli salotti da utilizzare per le conservazioni tra amici, abbiano anche avuto il privilegio di ideare “agenzie giuridiche sconosciute ai tribunali laici dei tempi” (Antonio Socci, Il Sabato, 28 aprile 1990) o dichiarare che nel Medioevo “…la causa dell’ortodossia non è altro che la causa della civiltà e del progresso…” (Hemry Charles Lea, Storia dell’Inquisizione. Fondazione e Procedura. Fratelli Bocca Editori, Torino 1910). Forse dobbiamo dare nuovo rilievo alla tesi di Alonzo de Salazar Frias, l’inquisitore che non credeva nell’esistenza delle streghe e che all’inizio del XVII secolo cercò di spostare l’attenzione sui paesi protestanti, loro sì colpevoli di una intolleranza assurda e scatenata. Secondo questa tesi, che pure ha una sua credibilità, sia Calvino che Lutero avevano molta simpatia per i roghi, come è facile capire anche solo leggendo queste poche righe scritte fa Lutero:

“Le streghe sono le prostitute del diavolo, che rubano il latte, suscitano le tempeste, cavalcano caproni e scope, azzoppano e storpiano la gente, tormentano i bambini nelle culle, tramutano gli oggetti dando loro forme diverse, sicché un essere umano sembra un bue o una vacca; spingono la gente alla copula e all’immoralità e sono responsabili di molti altri orrori. Non bisogna avere alcuna compassione per queste malvagie, bisogna bruciarle tutte”.

 

Siamo in un periodo in cui le professioni mediche si stanno organizzando. Le Università laureano i medici e alcune promuovono anche una nuova professione, quella del chirurgo. In molte regioni d’Europa diventa necessario avere una licenza per esercitare una professione che abbia a che fare con la salute dei cittadini. I professionisti della salute cominciano a mettere sotto accusa gli altri, quelli che non hanno in pratica alcuna cultura, che non hanno fatto corsi di studio, non conoscono le aule delle Università. Li chiamano “rustici” o “vetulae”, vecchie. Le ostetriche vengono derise, criticate per la loro ignoranza e il loro empirismo, definite volgari e illetterate. Queste accuse hanno facile presa, il terreno è già preparato dalle accuse dell’Inquisizione, e poi le ostetriche non hanno alcuna organizzazione sociale e non riescono a trovare difensori. La loro attività tende a diventare clandestina o a piegarsi alla sola assistenza al lavoro del medico.

È difficile stabilire quante donne, soprattutto tra il XVI e il XVII secolo, continuarono ad affidarsi alle ostetriche e quante invece cominciarono a chiedere il consiglio dei medici e degli apotecari. C’era, è chiaro, un importante problema economico, il costo delle due consulenze era molto diverso, ma l’importante era che fosse stato stabilito un principio, chiarita una diversità: il medico rappresentava non solo la voce della competenza, ma anche quella della moralità e della religione; l’ostetrica, molto semplicemente, no.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 16

La persecuzione della stregoneria significò persecuzione delle donne, condannate al rogo in una proporzione con gli uomini con gli uomini  che in alcuni periodi è arrivata a 50 a 1. La scelta aveva una sua logica: non si condannavano solo le streghe – coloro cioè che avevano commercio con il demonio – ma anche le persone che si occupavano delle gravidanze e che erano esperte di contraccezione. Insomma, le donne.

Per capire come apparissero le donne e le ostetriche in particolare  agli occhi degli inquisitori ritorno a citare il Malleus Maleficarum:

esse hanno una sorta di perfidia che non si trova negli uomini; sono inclini alla superstizione, al commercio con il demonio; scelgono di divenire levatrici, una attività che supera tutte le altre per malvagità. Ed ecco le sette cose che le streghe possono fare: fornicare e commettere adulterio; ostacolare l’atto generativo; castrare e sterilizzare; agire bestialmente e intrattenersi in relazioni omosessuali; distruggere la fertilità delle donne; procurare aborti; offrire bambini al diavolo”.

La gente credeva che esistessero veramente le streghe e che fossero capaci di queste azioni, e questo convincimento non riguardava solo il popolo. Un grande giurista francese, Jean Bodin, che era nato ad Angers nel 1529 e che è autore di due opere fondamentali, il Methodus ad facilem historiarum cognitionem e Le six livres de la République (considerati tra i grandi classici del Rinascimento), scrisse anche una Demonomanie des Sorciers che tratta a lungo di streghe e di incantesimi. Bodin credeva ai patti di sangue con il diavolo, alla possibilità di evocare i defunti e ai rapporti carnali con i demoni e si esprimeva in favore della tortura e dell’eliminazione in massa degli stregoni. Molto altri intellettuali e studiosi, spesso noti per la loro razionalità, condividevano questo punto di vista, al quale spesso fornivano sostegno pseudoscientifico. Del resto, molti dei comportamenti che oggi attribuiamo all’isteria, sono stati in passato giudicati come prova di stregoneria, ed è più facile per le menti semplici credere all’esistenza del demonio che perdersi nella complessità dei problemi psicologici.

Erano tempi in cui la politica era inestricabilmente mescolata con la stregoneria e molte grandi famiglie europee venivano coinvolte in scandali che avevano a che fare con qualche genere di maleficio. In Inghilterra, nel 1232 un noto magistrato, Hubert de Burgh, conte di Kent, fu accusato dal Vescovo di Winchester di essersi guadagnato i favori del re Enrico III utilizzando “charms and incantations”. Nel 1324 scoppiò un terribile scandalo a Coventry dove venne quasi casualmente alla luce un complotto che vedeva coinvolti alcuni dei cittadini più ricchi e influenti: costoro avevano pagato forti somme di denaro a tale mastro John, notissimo negromante, perché, utilizzando i suoi magici poteri,  causasse la morte di Edoardo II e di molti nobili della sua corte. Non molti anni dopo, Alice Perres, l’amante di Edoardo III, dama di compagnia della regina Philippa,ebbe l’onore delle cronache quando il suo medico, considerato da tutti un potente mago, fu arrestato sotto l’accusa di aver prodotto e utilizzato filtri d’amore e talismani: naturalmente, almeno per l’opinione pubblica, divenne chiaro che la signora Perres si era conquistata i favori del vecchio re utilizzando questi sortilegi. Risale al 1590 il processo alle streghe di North Berwick, povere donne accusate di aver usato i loro poteri magici per affondare la nave che portava in Scozia Giacomo VI e la sua sposa, Anna di Danimarca. Le”streghe” furono condannate, cosa non difficile da capire se si pensa a quante persone fossero mandate a morte a quei tempi per aver scatenato tempeste e affondato navigli e a quante superstizioni affliggessero i marinai di quei tempi: cosa peculiare, il complotto delle streghe di North Berwick era finito con un clamoroso insuccesso, la nave di Giacomo VI era arrivata tranquillamente in porto, le maliarde – presumibilmente dilettanti e nuove del mestiere, in ogni caso pasticcione – ne avevano affondata un’altra. Il processo ebbe conseguenze rilevanti: Giacomo, oltre a scrivere un trattato di Demonologia, rese ancora più severe le pene previste per le streghe dal Witchcraft Act.

Questo elenco di eventi storicamente rilevanti arriva fino al 1700, e una lista di episodi molto simili può essere stilata per altri Paesi, come la Francia e l’Italia.

Era dunque una società nella quale ogni classe sociale aveva le sue streghe, più raffinate e socialmente accettabili tra i nobili, più volgari e demoniache tra la gente più povera e incolta, ma sempre streghe.


Biancheria intima nei sogni

La biancheria intima nei sogni è simbolo dell’intimità, della confidenza, della privacy e di tutti gli aspetti più riservati o segreti che riguardano il sognatore.

Affrontando il simbolismo della biancheria intima nei sogni prenderemo in considerazione gli indumenti che vengono indossati sulla pelle e sotto gli abiti: in modo particolare mutande, reggiseni e, più raramente, canottiere. Altri capi di abbigliamento come calze, calzini, o biancheria da casa e da letto verranno analizzati in un altro articolo.

La biancheria intima nei sogni è legata all’intimità, alla riservatezza, alla sensualità. Questi indumenti sono a contatto diretto con il corpo e vengono nascosti alla vista degli altri, oppure mostrati solo nelle situazioni di intimità e di sesso. Per questa ragione, sognare biancheria intima fa presagire emozioni e sentimenti riposti e segreti. Oppure situazioni un po’ scabrose, sentimenti non riconosciuti e non accettati dal sognatore, che tendono così a rispecchiarsi in queste immagini.

Sognare le mutande, ad esempio, porta a galla la vulnerabilità del sognatore, sia per le zone del corpo che vengono indirettamente indicate, sia per l’aspetto che hanno. E’ facile, infatti, che tali indumenti non siano “impeccabili”, che siano sporchi, lacerati o diversi da come li si ricordava, o che, improvvisamente, diventino visibili agli altri mettendo in imbarazzo il sognatore. Sono situazioni oniriche non comuni quanto essere nudi nei sogni, ma come queste puntando l’indice sull’ insicurezza, la mancanza di autostima o la paura di non essere all’altezza. Però qui, oltre all’insicurezza verso il proprio aspetto e le proprie intenzioni, emerge anche la paura di essere diversi dagli altri, di nascondere la propria vera natura, oppure il timore di avere, ben dissimulato, qualcosa che non va, oppure un segreto che si teme venga alla luce.

Il significato delle mutande nei sogni spesso si collega ai Sé rinnegati, alle parti della personalità che il sognatore nasconde per paura di non essere accettato nel proprio ambiente o nella propria famiglia.

Sognare di avere le mutande sporche, allora, può fare riferimento a ciò che si considera una “macchia” interiore, ad una grave pecca, al peccato, al segreto, ma anche alla paura che gli altri vedano ai raggi x, che leggano dentro di noi, che vedano quanto siamo “sporchi “, non desiderabili, spregevoli, disgustosi.

E’ chiaro che ogni situazione onirica andrà valutata singolarmente, e che le cose appena dette rientrano fra i significati estremi e non generali di tale simbolo.

Può accadere, invece, che un’immagine apparentemente drammatica come sognare di avere le mutande sporche di sangue, faccia presagire solo un’ansia della sognatrice rispetto alle mestruazioni che non arrivano, oppure indichi le mestruazioni che sono in arrivo, o che il sogno stia elaborando la scomparsa di queste durante la menopausa. Questa immagine può fare riferimento anche a rapporti sessuali non graditi, oppure a problemi dell’apparato genitale femminile che sarebbe bene controllare.

Sognare di non avere le mutande è una delle situazioni oniriche legate a questo tema che si presenta con maggiore frequenza, e che si collega al “sentirsi “scoperti e messi a nudo. In genere l’immagine rispecchia qualcosa che è accaduto il giorno precedente, in cui il sognatore si è sentito “esposto “, oppure ha fatto emergere aspetti di Sé di cui poi si è vergognato. Si veda come esempio il sogno seguente:

Sognavo di dormire su un divano e mi accorgo di non portare mutande, mi copro subito con un lenzuolo, ma mi accorgo che c’è un ragazzo che mi sta osservando. Quando lo vedo lo riconosco capisco che è un amico e non provo vergogna, mentre lui sembra neanche accorgersi di quello che è successo. Nella realtà questo ragazzo è il marito di una mia amica e ultimamente abbiamo avuto diversi attriti per il suo brutto carattere. Che significato potrà mai avere tutto questo sogno?

Gli screzi avuti con questa persona, nonostante la mancanza di vergogna sentita nel sogno, hanno lasciato un’eco e hanno mosso un bel po’ di cose. Il nucleo del sogno riguarda la vulnerabilità, cioè l’espressione di emozioni nell’esatto momento in cui le si sente. Questo può far sentire molto “nudi“, molto esposti al giudizio altrui, ma esposti anche alle proprie censure interne che ci vogliono sempre in grado di mantenere il controllo, o identificati con la ragionevolezza, la calma e con ciò che consideriamo”giusto”.

Nella realtà, la sognatrice ha probabilmente mostrato aspetti di sé che preferiva rimassero nascosti. Forse si è sentita insicura all’idea di esprimere quello che veramente sentiva. Forse ha usato parole o avuto pensieri che una parte di Sè giudica “volgari” (improperi, parolacce). Forse ha agito senza usare il solito buon senso. Ecco il significato legato a questo sogno: il disagio della coscienza rispetto al mostrare o dare forma alle emozioni più profonde, quelle che normalmente teniamo nascoste o che mascheriamo con atteggiamenti di indifferenza o amabilità.

Ma quando a sognare le mutande è un uomo, la situazione va analizzata con ancora maggiore attenzione ….le mutande possono appartenergli, nel qual caso valgono le cose dette sopra collegate all’intimità ed all’insicurezza, oppure possono presentarsi come vezzosi slip femminili che indicano una situazione sessuale o una donna in particolare, ed il desiderio di gioco e di sesso. L’aspetto di questi slip: colore, tessuto, forma, oltre alle sensazioni che il sognatore sente al riguardo, saranno importanti elementi per comprendere meglio a cosa il sogno fa riferimento.

Il reggiseno nei sogni più delle mutande indica esclusivi attributi del femminile. Ha una funzione pratica e contenitiva, ricopre il seno e rimanda sia al piacere del sesso, che alla maternità, alla gravidanza ed all’allattamento.

Sognare di non avere il reggiseno o di averlo perso e di sentirsi a disagio, può collegarsi all’avere messo in mostra alcune qualità prettamente femminili (in una gamma che va dagli aspetti di maternità a quelli legati all’eros) esibite in modo giudicato sconveniente da una parte di Sè. Oppure il sentirsi osservata e sotto esame proprio rispetto a queste qualità.

Mentre, al contrario, sognare di mettere il reggiseno può rivelare un inconscio desiderio di nascondere o di controllare tali qualità, oppure il bisogno di proteggere e salvaguardare.

La canottiera nei sogni, che compare più di rado, rimanda quasi sempre alla protezione, al bisogno di mettere un filtro tra il mondo esterno e le nostre emozioni che consenta un buon equilibrio e ci protegga. Può essere vista anche come scudo e simbolo della propria privacy.

Il significato della biancheria intima nei sogni, è legato quindi sia un disagio rispetto all’essersi rivelati in modo giudicato inopportuno dai Sè primari, che ad un bisogno di aver cura di Sè e della propria immagine che parta dal profondo e che comprenda la capacità di proteggersi.