L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Lo strutturalismo

La successiva linguistica strutturalista, pur prendendo l’ avvio dalle fondamentali distinzioni dicotomiche di Saussure ( sincronia e diacronia, langue e parole, significante e significato, paradigma e sintagma ), sarà compiutamente messa a punto da Louis Hjemslev, con i suoi sviluppi di quelle che erano solo intuizioni e le sue precisazioni dei numerosi punti oscuri.

Louis Hjemslev ha precisato la definizione del segno, non intendendolo più semplicemente come unione di un significante e di un significato, ma come entità articolata su due piani : il piano dell’espressione e il piano del contenuto.

Il piano dell’ espressione è costituito da una sostanza ( materia fonica, nel caso del segno linguistico) e da una forma ( regole paradigmatiche e sintattiche ) ; allo stesso modo il piano del contenuto è formato da una sostanza ( in pratica tutti i significati esprimibili, con i suoi aspetti cognitivi, ideologici, emotivi ) e di una forma ( organizzazione formale dei significati tra loro).

Tra questi due piani E e C la significazione instaura una certa relazione, che si indica con R. Dunque il sistema ERC stabilisce ogni possibile significazione.

Per comprendere la differenza tra sostanza sonora dell’ espressione e forma dell’ espressione dobbiamo rifarci al criterio di pertinenza , introdotto dalla scuola linguistica di Praga, in particolare da Trubeckoj (1939) . Il criterio della pertinenza fu introdotto per stabilire, all’ interno della fonologia generale, lo studio dei fonemi, attraverso l’ uso della cosiddetta prova di commutazione. Questa prova consiste nell’ introdurre un mutamento nel piano dell’ espressione ( il significante ), e controllare poi se si è prodotta una contemporanea modificazione sul piano del contenuto ( significato ). Se la commutazione dei significanti produce una commutazione dei significati, si è ottenuta una sicura unità sintagmatica.

Ad esempio basta sostituire un fonema nel vocabolo /peccatore/, appartenente alla lingua italiana, per ottenere un altro termine, /pescatore/, a cui è attribuito un significato del tutto diverso. Così nella lingua inglese i suoni /pet/ e /bet/, caratterizzati dalla commutazione di un solo fonema, hanno sensi del tutto diversi. Da ciò ricaviamo che questi due fonemi, /b/ e /p/, costituiscono in tale lingua un sistema di opposizioni. In altre lingue, come l’ arabo, questa opposizione non esiste, per cui vi è interscambiabilità tra tali fonemi nella formazione di una parola senza che vi sia un cambiamento di senso. In italiano non vi è opposizione distintiva tra la /i/ e la /i:/, opposizione che è invece fondamentale in inglese.

La fonetica studia dunque le emissioni dei suoni articolatori dal punto di vista fisico, mentre la fonemica si occupa di quelli pertinenti in una data lingua. A questo proposito il linguista Martinet ha riscontrato una delle più significative proprietà del linguaggio verbale , la doppia articolazione . Cioè nel segno linguistico si possono distinguere una prima articolazione ( articolazione di unità significative, cioè dotate di un senso : i “monemi”, che con molta imprecisione possiamo chiamare le parole della lingua ) e una seconda articolazione ( articolazione di unità distintive , non portatrici di significato, che sarebbero poi i “fonemi” ) .

E’ proprio grazie a questa straordinaria caratteristica che il linguaggio verbale è “economico” a un livello così alto : con un numero limitatissimo di unità distintive forma una quantità teoricamente illimitata di unità significative. Il criterio di pertinenza può essere applicato, oltre che sulle unità minime della lingua ( i fonemi ), anche sulle loro combinazioni sintagmatiche più vaste, i monemi.

A questo punto un fatto singolare, e ben degno di nota , risalta all’ attenzione : come l’ essere umano, costruendo il suo linguaggio, abbia replicato in sostanza l’ invenzione dell’ alfabeto genetico .

“ The genetic alphabet, that has the same ‘duality of patterning’ of the human language……. A four-letter language embodied in molecules of nucleic acid…….Innumerable works, sentences and messages can be all represented by different combinations of the twenty-six letters of the alphabet. (…) The genetic alphabet consists of only four letters – the four nucleotide bases– four letters that are capable of specifying the differences between countless genes – . ”

In effetti possiamo dire che l’ alfabeto del DNA è rappresentato da 4 lettere ( A- G- C- T , che stanno per Adenina, Guanina, Citosina e Timina, le quattro basi azotate, le quali si uniscono in triplette, “parole” di tre lettere, per cui ogni serie di tre lettere corrisponde ad un singolo amminoacido. Queste “parole”, susseguentesi, concorrono a formare il grande “libro” del DNA, sequenza di istruzioni per ogni organismo vivente.

Ritornando al precedente discorso, osserviamo che la segmentazione di Hjemslev riguardo al piano dell’ espressione e a quello del contenuto è stata accettata dalla semiotica intera senza riserve ; e finché si parla dei primi tre livelli il discorso è pacifico. Ma molte discussioni esistono riguardo all’ organizzazione della forma del contenuto. Chiaramente non vi è rapporto di somiglianza tra le unit{ dell’ espressione e quelle del contenuto, proprio per il fatto della doppia articolazione, ed è molto difficile dare una descrizione esauriente di come ogni lingua organizza le infinite combinazioni del pensiero. Lo stesso Hjemslev ha fato notare come parole simili in lingue diverse possono coprire differenti ambiti di significati ( la lingua francese segmenta con tre vocaboli l’ ambito che l’ italiano suddivide attraverso /albero/, /legno/, /bosco/, /foresta/, mentre il danese ne possiede addirittura due.

I linguisti si sono occupati dell’ organizzazione della forma del contenuto dapprima stabilendo dei tratti semantici e collegandoli a quelli grammaticali. Tale collegamento a volte è fruttuoso, e del resto attraverso il fenomeno della “concordanza” molte lingue si sono preoccupate di dare rilevanza grammaticale a tratti semantici quali “maschile”, “femminile”, “plurale”, “singolare”. Ma il problema è che il numero delle categorie grammaticali è molto limitato, mentre quelle semantiche sono pressoché illimitate. Un altro tentativo è stata l’ analisi componenziale.

Notissimo è l’ esempio di /bachelor/, offerto da Katz e Fodor nel 1964, 110 e di cui è stato costruito un vero e proprio spettro semantico, riportante tutti i diversi significati che questo vocabolo può assumere nella lingua inglese.

Anche tale metodo è risultato insoddisfacente, in quanto non prevede e non rileva l’ importanza del contesto, che è invece necessario per stabilire, di volta in volta, il significato contingente del termine.

Greimas ha tentato di formare un vero sistema del contenuto attraverso categorie mentali costituite per assi oppositivi ( assi semantici ); ma anche qui si resta a un livello talmente astratto che non coinvolge per nulla la enorme varietà dei significati possibili.

A questo punto è arrivata la linguistica generativo- trasformazionale di Noam Chomsky, che ha ottenuto ed ottiene ancora un notevole successo. Chomsky ha scritto : “ Al centro delle preoccupazioni della ricerca attuale troviamo ciò che possiamo chiamare il lato creativo del linguaggio, al livello dell’ utilizzazione corrente … Tutto avviene come se il soggetto parlante, inventando in un certo qual modo la propria lingua a mano a mano che la sente parlare attorno a sé, avesse assimilato alla propria sostanza pensante un sistema coerente di regole, un codice genetico, che determina a sua volta l’ interpretazione semantica di un insieme indefinito di frasi reali, espresse o udite. In altri termini, tutto avviene come se egli disponesse di una “grammatica generativa” della propria lingua ”.

Questo studioso si è riallacciato in un certo senso alla linguistica “logica” di Cartesio e di Port Royal, secondo cui la grammatica affonda le sue radici in una ragione umana “innata”. Ha postulato infatti che : “ Una grammatica sia acquisita mediante la semplice differenziazione di uno schema fisso innato, piuttosto che attraverso l’ acquisizione progressiva di dati, di sequenze, di concatenazioni e di associazioni nuove …”.

Tuttavia è molto difficile provare l’ esistenza nel cervello umano di questi universali linguistici innati ( che costituirebbero la base delle svariatissime lingue esistenti ), a meno che la biologia non individui precisi centri corticali del linguaggio .

La linguistica generativo-trasformazionale si propone di descrivere in modo formalizzato ( cioè attraverso simboli e operazioni ) il procedimento che permette di produrre tutti i messaggi linguistici possibili in una data lingua. Essa pone una precisa distinzione tra “competenza” ed “esecuzione”. Per “competenza” si intende l’ insieme di conoscenze che un parlante- ascoltatore ideale di una lingua possiede, e che gli permette di comprendere e produrre un numero infinito di frasi.

Le concrete produzioni linguistiche costituiscono le “esecuzioni”, che risentono di tutte le circostanze ed i fattori contingenti. Ciò ci richiama la fondamentale distinzione “Langue/ Parole ”, ed effettivamente la “esecuzione” equivale abbastanza alla “parole” ; tuttavia la “langue” aveva carattere sociale mentre la competenza è individuale.

Secondo Chomsky la linguistica si occupa della “competenza”e non è suo compito descrivere la “esecuzione”. Esistono nel campo della linguistica generativa delle “regole” ( di vari tipi, cioè dipendenti e indipendenti dal contesto, obbligatorie, facoltative, ecc. ), le quali stabiliscono quali sono le frasi accettabili in una data lingua, e il loro processo di formazione.

La struttura della frase è espressa attraverso una descrizione visualizzata in un albero. La linguistica generativa ha mostrato tuttavia delle lacune : ad esempio non riesce a spiegare come un enunciato possa avere più significati. Sono le cosiddette “frasi ambigue”, come “ They are flying planes ” ( Essi sono aeroplani che volano ? Essi stanno facendo volare degli aeroplani ? ) o “ Il timore dei soldati era grande ” ( I soldati avevano paura ? Incutevano paura ? ). E’ stato così necessario introdurre la grammatica trasformazionale , che spiega le “frasi ambigue” distinguendo tra “struttura profonda” ( struttura sintattica elementare astratta che sta dietro ad ogni frase prodotta ) e “struttura superficiale” ( rapporti sintattici quali appaiono a prima vista ).