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Definizioni: Sadomaso o BDSM?

Sadomaso o BDSM?- Allora, a questo punto dovrebbe essere chiaro che il Sadomaso, come inteso dalla maggioranza, non ha nulla a che vedere con il BDSM. Per la Rete il Sadomaso diventa S/m ma resta comunque qualcosa di differente dalla idea (e dalle fantasie) della maggior parte delle persone

BDSM e’ un acrononimo che raccoglie al suo interno diverse categorie:Bondage & Discipline, Domination & submission, Sadomasochism, a loro volta abbreviati in B/d, D/s e SM.

Ogni “categoria” rappresenta aspetti e approcci differenti al gioco del piacere e del dolore. Vediamo nello specifico che cosa questi termini significano

B&D

L’arte del legare -, BD sta per Bondage & Discipline e riguarda metodi di immobilizzazione, sospensione e legamenti vari, che spaziano dalle corde, alle catene, ai foulard,  all’uso del cellophane (il Domopak, per capirci),  e chi più ne ha più ne metta. L’unico limite e’ la fantasia di chi vuole giocare. In un film con l’attore Eddie Murphy l’eroina di turno viene legata con la carta igienica!

C’è chi legge una netta distinzione tra giochi S/m come ‘dinamici’ e giochi BD come ‘statici’. Certamente il BD ha un alto contenuto estetico, e per questo a situazioni di Bondage sono spesso dedicate gallery fotografiche o illustrazioni. I giapponesi sono arrivati ad innalzare questa attivita’ ad arte, dandogli un nome “Shibari”.

Aldilà del fascino e della poca “violenza” che il bondage esprime di norma, va ricordato che una volta immobilizzata una persona è a tutti gli effetti in balia del partner. Qui come ovunque nel BDSM, è assai importante conoscere i propri compagni di gioco per evitare sgradevoli sorprese.

D/S

L’emozione di piegarsi – DS sta per Domination/submission e raggruppa quei rapporti in cui è centrale la sottomissione tramite umiliazioni (fisiche o verbali).

Si tratta di giochi molto cerebrali, dove trovano meno spazio pratiche cosiddette ‘violente’ tipo la fustigazione. In questo approccio trovano ampio spazio giochi di ruolo, realizzazione di fantasie, aspetti verbali e scenografici.

Ma la mancanza di violenza non deve ingannare, ance in questo caso occorre grande sensibilità e profonda fiducia per vivere questi giochi con serenità.

S/M

Il regno della frusta – sta per Sadomasochism ovvero Sadomasochismo, e caratterizza un tipo di rapporto caratterizzato da ampio uso di punizioni fisiche di varia natura e intensità. Nell’S/m talvolta perfino il rapporto di dominazione-sottomissione resta in secondo piano, lasciando spazio ad gioco di pura stimolazione fisica reciproca. Dove il gioco S/m si fa “pesante” i rischi di farsi del male davvero diventano elevati. Da evitare senza una reale fiducia reciproca.


Sadomasochismo O BDSM?

Cosa e’?

Quello che gli italiani chiamano Sadomaso è invece conosciuto in Rete con l’acronimo di BDSM, anche se in realta’ fra quello che la maggioranza delle persone pensa sia il Sadomaso e la realta’ del BDSM c’e un abisso.

Normalmente al Sadomaso viene associata la violenza, il dolore, la sopraffazione.

I media, quando pure ne parlano, non vanno oltre scenette stereotipate, quando non si limitano a richiami alla morale. Oppure la pubblicita’ se ne appropria, utilizzandola per i propri scopi.

Dovendo affidarsi solo a queste informazioni, il BDSM perde ogni significato, non ha una sua coerenza ed e’ quindi incomprensibile.

Con questo articolo, vuole semplicemente servire come un punto di inizio per coloro che non conoscendo questo universo, volessero informarsi e capire, senza preconcetti o moralismi.

Un gioco

Esatto, il BDSM è soltanto un gioco. Un gioco per adulti, responsabili e consapevoli, che decidono di sperimentare delle emozioni intense. In esso si scopre il piacere di abbandonarsi al proprio partner, o di dominarlo. Un tipo di esperienza che richiede profonda fiducia reciproca, molto equilibrio e un po’ di coraggio. E come tutti i giochi, anche il BDSM ha delle regole.

Le Regole

SSC – Come tutti sanno, ogni gioco ha le sue regole, e anche il BDSM ne ha alcune. La prima e più importante è una triade di aggettivi: SANO, SICURO e CONSENSUALE. Una triade che ogni BDSMer non dimentica mai. Questi sono i ‘limiti’ che definiscono il mondo BDSM, le barriere che lo separano da violenza, sopruso o malattia mentale. Barriere più che mai importanti oggi che il BDSM diventa ‘moda’, portando centinaia di persone disinformate e spesso poco ‘consapevoli ed equilibrate’ ad affacciarsi in comunità, clubs e ambienti BDSM. Vediamo che cosa significano ‘in concreto’.

Sano

L’importanza dell’equilibrio – Sano, ovvero non determinato dalla volontà di sfogare rancori o in stati mentali di poca consapevolezza. E’ assai importante nel BDSM che il gioco sia scevro da rabbia o sfogo di frustrazioni. Il ‘gioco del potere’ che chi si lascia sottomettere delega a chi Domina deve restare una ricerca ludica, cioè di piacere, e non trasformarsi in una patologica ricerca di potere che ‘compensi’ incapacità di dialogo o di relazione. Inoltre, L’aggettivo ‘Sano’ e quello seguente, ‘Sicuro’ esprimono insieme il limite del rischio per la salute fisica di chi ‘gioca’. Molti giochi presentano componenti di rischio anche non indifferenti, per cui la cautela non è mai troppa.

Sicuro

Giocare, non farsi danni – Sicuro, ovvero realizzato in modo da garantire la salute fisica dei partecipanti ed evitare conseguenze spiacevoli nella vita sociale. Il gioco deve quindi sia essere realizzato con attenzione ai rischi fisici e ‘sociali’ che per ogni persona possono avere limiti differenti. Ben diverso è lo sforzo nel fare da cavalcatura per un giovane in piena salute o per un individuo di mezza età, così come diverso è il rischio ‘sociale’ nel veder pubblicate proprie foto BDSM in internet per un pittore piuttosto che per un politico.

Consensuale

Adulti e complici – Consensuale, ovvero realizzato in piena consensualità dei partecipanti. Consensualità che ovviamente è valida solo dove adulta, consapevole e liberamente espressa. Aldilà di problematiche di tipo ‘legale’, nel BDSM è fondamentale che il consenso non sia ‘forzato’ da condizioni estranee alla pura volontà dei partecipanti. Rapporti di lavoro gerarchici, dipendenze economiche e persino affettive possono essere un vero ostacolo ad una scelta libera e consapevole nel realizzare un gioco BDSM.

Definizioni

Sadomaso o BDSM?- Allora, a questo punto dovrebbe essere chiaro che il Sadomaso, come inteso dalla maggioranza, non ha nulla a che vedere con il BDSM. Per la Rete il Sadomaso diventa S/m ma resta comunque qualcosa di differente dalla idea (e dalle fantasie) della maggior parte delle persone

BDSM e’ un acrononimo che raccoglie al suo interno diverse categorie:Bondage & Discipline, Domination & submission, Sadomasochism, a loro volta abbreviati in B/d, D/s e SM.

Ogni “categoria” rappresenta aspetti e approcci differenti al gioco del piacere e del dolore. Vediamo nello specifico che cosa questi termini significano


Una riflessione su De Sade

“E l’uomo e la donna sanno fin dalla nascita che nel male si trova ogni voluttà.”

Charles Baudelaire

Nell’approcciare un testo di De Sade  la paura di rispecchiarsi nei suoi personaggi, di vedere la nostra umanità stessa ridotta a brandelli dalla sua estetica del male può prendere terreno. La domanda che il lettore si pone sui scritti ancora oggi è: quali sono le mie vere finzioni? Sade è uno scrittore pericoloso, f uno dei pochissimi, veri, sovversivi delle lettere, una sorta di brigante in una terra abitata da onesti contadini.

Sade, ossessionato dal tema del vizio trionfante e della virtù vilipesa, aveva dedicato diverse riscritture a questa storia, ossessivamente reiterando la sua sfrenata passione nera fino al delirio. Delirio che prese le forme ambigue di quello straordinario romanzo che è La nuova Justine. Romanzo nero e terribile, spaventoso in ogni sua fibra, nonostante questo, anzi a causa di ciò, terribilmente comico.

Perché Justine subisce di tutto: dallo stupro fino alla tortura, viene ingannata, circuita, perseguitata, fino ad assistere impotente ad omicidi, orge spaventose, descritte con minuzia, e il suo buon cuore, la sua virtù, la sua bontà, rimangono pateticamente inalterate, producendo una dissonanza che fa scattare il sorriso, la risata, fosse anche il riso sarcastico, biliare, che i francesi chiamano rire jaune. Più Justine invoca la bontà del creatore, più si abbattono su di lei sciagure di ogni sorta. Più invoca misericordia, più ottiene di essere trattata con ferocia. Gli eventi orribili non la cambiano, ella, rimanendo salda nei suoi principi, si offre al mondo come una vittima sacrificale. Personaggio impossibile, irrealistico, paradossale, Justine serve solo a dimostrare la tesi che stava tanto a cuore a Sade: la virtù porta disgrazia, in seno alla società umana solo il vizio può prosperare. Così Juliette, la sorella, abbandonando ogni remora morale, rubando, prostituendosi, uccidendo, ottiene i favori della sorte, viene premiata dalla fortuna.

La comicità è insita anche nella ripetizione dello stesso modello: i libertini feroci di Sade sono tutti uguali, e son filosofi, e filosofeggiano intorno alla necessità del male. La loro tesi è sempre la stessa: la natura vuole il male, lo predispone, e fare i voleri della Natura è cosa somma e giusta, e tanto peggio per le vittime della loro depravazione, chi è più forte è giusto che applichi la forza. La filosofia di Sade non regge assolutamente su nessun piano, chiamarla filosofia è già troppo, si tratta, e ciò è interessante, di una parodia. E anche questo produce effetti comici, perché questi personaggi sono assolutamente grotteschi, spaventosamente grotteschi, tanto più condiscono di affermazioni filosofiche o pseudo tali le loro porcherie. Sono perciò il rovescio insanguinato dell’illuminismo, il suo frutto avvelenato.

Quella di Sade è una terribile operazione di macelleria, con cattiveria chirurgica egli ci libera dalla ipocrisie del buon cuore, mostrando l’essere umano nella sua mostruosità e la natura, non più idealizzata, come luogo del sopruso. Solo che Sade non piange su questa constatazione, l’ingiustizia lo eccita, lo sprona a duellare con le forze naturali in una gara di mostruosità.

La radicalità di Sade è questa: in nome della libertà i suoi personaggi possono permettersi tutto. Nulla di più lontano però dalla famosa frase di Voltaire: “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Gli altri qui non contano nulla, sono solo strumenti atti a soddisfare una spaventosa, e spaventosamente irrealistica, libidine. Peggio dei personaggi del Satyricon, questi libertini conoscono desideri smodati, sono senza limiti, aldilà delle stesse possibilità naturali. In Sade c’è un ritratto impietoso dell’uomo stesso, cui si riconosce e di cui si incoraggia solo il formidabile egoismo. La furia iconoclasta di Sade non ha limiti e distrugge ogni valore della religione cattolica, da lui sommamente spregiata. La sua visione del mondo è perciò un’etica cristiana rovesciata, in cui fare il male è l’immensa voluttà, e fare il bene una condanna a diventare soltanto vittime dell’altrui malvagità . E’ dunque dal sacro che Sade prende la sua energia, la pornografia è innanzitutto profanazione, scempio, aggressione a dei valori. E’ proprio la Provvidenza dei cristiani a essere rovesciata: chi fa il male trionfa, chi fa il bene finisce nella disgrazia.

Quella di Sade è letteratura di perversione, perché alla base c’è un rovesciamento, Sade diventa pervertito in sfregio di tutti i valori consacrati, delirando nelle sue pagine come un ossesso, pagine in cui risuona quella che Blanchot ha chiamato “la solitudine dell’universo”, immagine e proiezione della stessa prigionia di Sade, che, com’è noto, passò quasi tutta la sua vita in carceri e manicomi. Gli vengono attribuiti un paio di atti di violenza su prostitute, nulla rispetto a ciò che fanno i suoi personaggi, la realtà è che la sua colpa principale agli occhi della società del suo tempo non è stata soltanto la sua vita dissoluta, ma soprattutto aver scritto nei suoi romanzi il più feroce inno al male. Sade è comunque uno scrittore colpevole, la sua immaginazione nera era senza veli, senza freni, colpevolmente assurda e mostruosa. Con Sade la letteratura con gesto irato si toglie la maschera che le ha affibbiato la scuola e si mostra criminale, scandalosa, folle, perversa. Come ha visto Foucault, da un lato Sade esalta la ragione, come gli Illuministi, dall’altro la mette letteralmente al servizio del caso, del caos, della più cieca e irrazionale violenza. Sade pare uno scrittore ludico, che scrive per il proprio piacere perverso, mettendosi dalla parte dei demoni che imperversano nell’essere umano, invece di condannarli, li esalta.

Nei suoi scritti ci ha dato la più nitida delle immagini del male, agendo così, involontariamente, da moralista. Perché, orribili e mostruosi i suoi personaggi definiscono in maniera negativa l’essere umano, gettano su di esso una luce sinistra.

Il mondo di Sade è rigorosamente diviso in vittime e carnefici, deboli e forti, e nessun precetto morale può impedire che la natura si realizzi spaventosamente crudele come Sade la rappresenta. Questa è la sua convinzione profonda: fare il male è necessario, Dio è una fola, la Natura ci vuole malvagi. Non c’è nessun equilibrio nei suoi romanzi, se non quello puramente formale, tutto è eccessivo, votato a disintegrare, più che infrangere, leggi, tabù, convenzioni; l’ universo stesso non basta a contenere la fame di distruzione dei suoi personaggi, che diventano emblematici. Come ha notato Bataille, Sade è quasi liturgico, nella sua ossessiva reiterazione dell’identico copione, è sicuramente ossessionato dalle sue stesse tesi, messe in bocca a personaggi che si somigliano tutti, nell’uguale depravazione.

Sebbene in possesso di uno humor crudele e funebre, nessuno scrittore è meno ironico di Sade, nei suoi romanzi la perversione si mostra in tutta la sua violenza come un regno senza gioia, e il piacere, tanto esaltato, è ombra fra le ombre, essendo insaziabile l’anelito di questi libertini. Sade ci fa capire che la smania di distruzione è senza fondo come la crudeltà umana, quando l’uomo raggiunge quella che Bataille chiamava, riferendosi proprio al Marchese de Sade, ” la vertigine del suo scatenamento” . Tutto è parodia in Sade intendendo la parodia come un controcanto avvelenato, una profanazione costante, i suoi personaggi sono mossi da desideri stratosferici, guidati non dall’istinto, ma da un’immaginazione senza freni.

Chiuso nella Bastiglia, mentre fuori infuria la rivoluzione francese, Sade scrive Le 120 Giornate di Sodoma, sorta di Decamerone perverso, romanzo horror pornografico, tremendo noir claustrofobico, manuale della depravazione. E la Storia là fuori? Non farà altro che smarrire il manoscritto che verrà pubblicato per la prima volta nel Novecento.

Sade è uno scrittore scandaloso ancora oggi e lo sarà sempre, perché il suo scandalo è stato attaccare furiosamente le fondamenta stesse del vivere civile. Si è messo dalla parte del Male, e lo ha descritto con tutta la violenza dell’immaginazione, è stato maniacalmente preciso nel descrivere i contorni dell’umana depravazione, così preciso da dare il nome una perversione, il sadismo appunto. E’ stato così follemente preciso da diventare l’ emblema stesso della crudeltà. E’ il cattivo maestro per eccellenza, il genio maligno che ci osserva dalle profondità della nostra ombra.