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Antica Grecia. L’omosessualità

Dai Greci dell’età classica era considerato vergognoso il rapporto omosessuale tra adulti; non destava invece nessuno stupore che un uomo si sentisse sessualmente attratto da un bel ragazzo imberbe e che intrattenesse con lui rapporti erotici. Non si trattava però di una vera e propria omosessualità, nel senso che l’amore omosessuale coesisteva con le pratiche eterosessuali e probabilmente, in qualche misura, anche le influenzava: la pittura vascolare a alcuni epigrammi ellenistici mostrano casi di sodomia eterosessuale. D’altra parte, il ragazzo, una volta adulto prendeva regolarmente moglie e a sua volta amava donne e ragazzi.

 Le ragioni di questa sorta di polivalenza sessuale sono da ricercare sia nella segregazione dei sessi nell’adolescenza, che avrà contribuito ad instaurare pratiche destinate a mantenersi in età adulta, sia, soprattutto, nel fatto che il rapporto tra gli uomini era l’unico che prevedesse un partner di pari livello, scelto liberamente e conquistato dopo un regolare corteggiamento: una soluzione all’insegna del disinteresse delle parti, che certo non aveva luogo né con la sposa legittima, frutto di un accordo familiare né con etere e prostitute, che erano per lo più straniere o schiave prezzolate, e forse nemmeno con la concubina, che pure beneficiava di integrazione familiare.

Non mancano gli esempi nella letteratura come nel mito: la poetessa Saffo canta il suo amore per le ragazze del circolo del tiaso, il lirico Teognide dedica interi componimenti alla formazione morale del suo giovane amante Cirno, Zeus per avere il bel Ganimede sempre accanto a lui lo porta sull’Olimpo donandogli l’immortalità. L’amore omosessuale é stato dunque uno spunto fondamentale per la produzione letteraria dall’epoca arcaica all’età classica e assumeva un ruolo basilare e quasi istituzionale nella formazione intellettuale dei giovani preparandoli ad affrontare i diversi aspetti della vita da adulti.