L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Luce, di Alda Merini

 poetessa e scrittrice italiana, nata il 21 marzo 1931

 

Alda Merini

Alda Merini

Chi ti scriverà, luce divina
che procedi immutata ed immutabile
dal mio sguardo redento?
Io no: perché l’essenza del possesso
di te è “segreto” eterno e inafferrabile;
io no perché col solo nominarti
ti nego e ti smarrisco;
tu, strana verità che mi richiami
il vagheggiato tono del mio essere.

Beata somiglianza,
beatissimo insistere sul giuoco
semplice e affascinante e misterioso d’essere in due e diverse eppure tanto somiglianti; ma in questo
è la chiave incredibile e fatale
del nostro “poter essere” e la mente
che ti raggiunge ove si domandasse perché non ti rapisce all’Universo per innalzare meglio il proprio corpo, immantinente ti dissolverebbe.

Si ripete per me l’antica fiaba
d’Amore e Psiche in questo possederci
in modo tanto tenebrosamente
luminoso, ma, Dea,
non si sa mai che io levi nella notte
della mia vita la lanterna vile
per misurarti coi presentimenti
emananti dei fiori e da ogni grazia.

22 dicembre 1949

da “La Presenza di Orfeo”


Voluttà

Coglimi …

come seta all’aura son leggera

di brama 
alimenti lena.

Riluce verbo;

svincolo dai cristalli

l’istinto della mia purezza.

Di piacere e sensi in carne

ricopro la pelle

in serafici movimenti e dinamiche spirali,

morbide fluiscono le dita umide

in mistico ingollo

Melopea dissipa nebula

spoglia tra le cosce l’affanno

in spinte di fiato

Incido tracce sulla terga

e l’epicureo gusto nutre

l’intima risacca.


Reload #TheCoevasIo

io “L’uomo nasce cattivo, va condizionato, plasmato e educato per renderlo sociale, soltanto il bene che sta nella ragione può fermare la natura violenta e condurre alla convivenza. Quell’IO costruito dalla sovrastruttura della cultura, degli insegnamenti, degli schemi della società che nella psicoanalisi lacaniana deve abbandonare il suo narcisismo, quella maschera che nasconde la vera struttura dell’essere umano che deve essere accessibile, analizzata, e capita. Ecco perché è necessario un attimo di riflessione, un momento storico per riunirsi e capire, dove stanno andando gli uomini e le donne, che direzione dobbiamo far loro prendere, rileggiamo insieme gli aspetti da tenere presenti, perché abbiamo capito che scienza, coscienza, religione, filosofia sono tutti strumenti di ragione. La consapevolezza che il sapere, le nuove acquisizioni della scienza hanno infranto quei buchi neri di non conoscenza, hanno spinto l’uomo e quindi anche la donna a ritenersi un Superuomo, capace di tutto, onnipotente, creatore e distruttore, gestore e artefice delle vite altrui, imbattibile e incorruttibile, insomma siamo nell’era dell’affermazione lampante del superuomo nitchiano. La sua svagellante determinazione a fare tutto, non gli concede defaillances e rifiuti e quei rifiuti, quei no, diventano sfide verso se stessa ma soprattutto verso l’altro, il guanto bianco lanciato da afferrare per sferrare la punizione di colei che … osa.La valutazione dei fatti, delle prospettive che l’azione può causare, porta al calcolo del “causa-effetto” e quindi al legame stretto che unisce scienza e filosofia, dove la scienza dà conoscenza e la filosofia dà saggezza (vedi Will Durant). Oggi il mondo di IO è un insieme di un essere vivente in preda al morbo del neoRinascimento, stesse situazioni, stessi effetti, ma negativi questa volta. La ragione, ma cosa è la ragione? Di donne così, che decidono di lottare contro il nemico, non per ideali utopistici, ma in nome della decenza contraria alla nostra natura corporea, per prendere la decisione di andare a uccidere e farsi uccidere. Resistente non esalta la bella morte, non esibisce i cadaveri dei nemici, se usa la tortura (e la usava) lo fa come necessità, consapevole del male intrinseco. L’innovazione che porta Io, non è la rottura o la rottamazione, è portare avanti il buono e correggere gli errori.”

M.C


Anna Oxa – Processo a me stessa

Una canzone complessa, difficile da capire e apprezzare ai primi ascolti. Ma ciò capita a volte alle migliori creazioni e a i migliori artisti, o forse ci dovremmo accontentare di canzonette orecchiabili ma prive di profondi significati, destinati a diventare un tormentone che poi verrà dimenticato. Non ho capito subito la canzone presentata al Festival di Sanremo ma, sarà la musica, sarà la voce , sarà il carisma di Anna Oxa, mi ha comunque affascinato per cui ho cercato il testo trovando conferma delle mie prime sensazioni. E’ complesso e va interpretato, non posso sapere da quali pensieri della cantate e del autore sia nato, ma posso dire la mia personale interpretazione di queste che credo siano importanti parole .

” Processo a me stessa” già il titolo di per sé è un programma. avere il desiderio di studiarsi,e di essere così consapevoli di sé da farsi il processo da soli, non è certo cosa comune.

Parole sensuali al confine opposto della banalità come :

“Spuntava la primizia dei tuoi seni

come in mare due punte di scoglio

li hai messi nelle mani di chi afferra

concessi come l’uva nella bocca”

Una delle parti del corpo femminile più amate paragonate agli elementi della natura: ” due punte di scoglio nel mare” ….mare , ovvero romanticismo, forza e immensità . “concessi come l’uva nella bocca” ed ecco che arriva il paragone con il cibo, argomento da sempre correlato alla sensualità.

Si passa in fretta ad argomenti più profondi ed intensi

“Tu sei il limite di chi cerca la terra
Tu sei il limite di chi ti tocca”

Che sublime idea. Pensare a chi si accontenta di desideri così definiti terreni, materiali. Costituirne dunque il limite essendo oltre.

“Tu sei l’antipatica e la bella”

Vista così importante , bella ed irraggiungibile ..essere troppo da risultare antipatica seppur bella

“sei quasi nuda ossia vestita quasi
ma spogliata diventi un quesito
per chi ti abbraccia come un suo vestito”

Svestita.., senza i veli delle cose materiali …diventi un quesito..difficile da comprendere ..che idea affascinante!

“e ‘non ho niente’ dici ‘non ho niente’
tutti pensano che non hai niente addosso
dici ‘vero ma quel che posso
il mio sentimento niente addosso’ “

Ci potessimo vestire di sentimenti..che sogno!

“Tu sei il tuo processo ad ogni passo
ad ogni passo come se ballassi.
Tu sei la confessione ad ogni canto
e geme il godimento e gode il pianto”

Essere il proprio processo ad ogni passo….solo chi ha un carisma fortissimo può esserelo , solo chi ha una elevata capità di espressione, arrivare così in alto da riempire lo spazio ad ogni gesto!

“Crediamo di creare i sentimenti
li leghiamo ai piaceri e ai tormenti
li diciamo coi sospiri e coi lamenti
li giuriamo come se non fosse vero
che noi proviamo quello che proviamo.
Li vogliamo assurdi come fantasie
li vogliamo credibili ma li diciamo
con parole incredibili
e gli diamo una ragione col cuore in mano
li vogliamo capire e non li capiamo
e cosi’ li soffochiamo con quelli che
noi crediamo sentimenti.

Ed ecco la capacità del uomo di sminuire le grandi cose etichettandole con nomi e definizioni mentre dovrebbero appartenere ai sensi, al incorporeo, all’irrazionale (li vogliamo credibili ma li diciamo con parole incredibili)

“Il corpo nudo un limite del mondo

si muove come l’acqua con i fianchi

si muove da vicino all’infinito

il tempo come leggere la sabbia

e noi pensiamo ai passi che lasciamo

ma l’orma dell’amore la ignoriamo

ci solleviamo, andiamo via di là

lasciando un vuoto di felicità”

Coclusione sublime , forte e vera. Nella leggenda della lettura del tempo nella sabbia, pensiamo al timbro che in essa lasciamo, quello materiale..l’impronta. Ma non pensiamo all’orma , intoccabile, invisibile, incorporea, del amore.


Joyce Mansour. Da “Lacerazioni”, 1955

Invitami a trascorrere la notte nella tua bocca

Raccontami la giovinezza dei fiumi

Premi la mia lingua contro il tuo occhio di vetro

Dammi a balia la tua gamba

E poi dormiamo, fratello mio,

Perché i nostri baci muoiono più veloci della notte.

C’è del sangue sul giallo d’uovo

C’è dell’acqua sulla piaga della luna

C’è dello sperma sul pistillo della rosa

C’è un dio in chiesa

Che canta e s’annnoia

Non ci sono parole

Soltanto peli

Nel mondo senza verzura

Dove i miei seni sono re.

E non ci sono gesti

Soltanto la mia pelle

E le formiche che brulicano tra le mie gambe untuose

Portano le maschere del silenzio lavorando.

Viene la notte e la tua estasi

E il mio corpo profondo questo polipo senza pensiero

Ingoia il tuo sesso agitato

Durante la sua nascita.

Un nido di viscere

Sull’albero secco che è il tuo sesso

Un cipresso nero piantato nell’eternità

Fa la veglia ai morti che alimentano le sue radici

Due ladroni crocifissi su costolette d’agnello

Se la ridono del terzo che, a missione compiuta,

mangia la sua croce di carne arrostita.

Il nero mi circonda

Salvatemi

Gli occhi aperti sulla vuota disperazione degli orizzonti marittimi

Mi scoppiano nella testa

Salvatemi

I pipistrelli dai corpi ammuffiti

Che vivono nei cervelli torturati dei monaci

S’attaccano alla mia lingua cremosa

La mia lingua gialla di donna accorta.

Salvatemi, voi che capite

E i vostri giorni saranno moltiplicati

Malgrado i peccati che non vi hanno perdonato

Malgrado lo spessore delle notti nelle vostre bocche

Malgrado i vostri bambini iniziati al male

Malgrado i vostri letti

traduzione di Carmine Mangone da “Fiorita come la lussuria”)

Scena tratta dal film "Luna di fiele", regia Roman Polanski

Scena tratta dal film “Luna di fiele”, regia Roman Polanski


Feminine, l’alba del carteggio.

Quando la poesia ha iniziato a fruire nel carteggio….

Disponibile su Amazon.com


Manifesto della Donna Coeva

(Immagine di riferimento: Lady don’t mind, di Maurizio Verdiani, acrilico e colore per vetro su tela, 1995)

Amante del vizio al nuovo ed ebbra di comunicativa intima ed interiore

Profetessa di nuovi scenari artefici di nuove creatività vantaggiose

Madre di nuovi ideologismi in ogni forma artistica

Volitiva d’immaginazione e specchio di capolavori imperscrutabili

Pretenziosa oltre  i veli del dilagante mortorio dell’inventiva ed orgogliosa  del suo sentire

Artista dall’idea generativa, in cui l’idea, il concetto e il continuo germogliare, di arte possano essere riconoscibili come SussurriCinesi: irriconoscibili ma intriganti

Artista capace di lavorare su diversi fronti sull’Opera e sulla sua cornice

Libera da congetture sociali e subdole dell’ordinario

Oltre il definito e l’effimero capace di vivere il piacere in ogni sua forma e compagine; l’abilità di dipanarsi in aria umida, complice della forza lussuriosa

Disponibile al confronto e all’incanto artistico, alla ricerca intima e spirituale

Maria Pia Carlucci, Fiorella Corbi


Marcello Appignani plays Coevica – La prima colonna sonora originale composta per un romanzo in Italia