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The Libertine

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The Libertine racconta la vera storia del conte di Rochester, amico e confidente di re Carlo II. Giovane, spregiudicato e dalla vita sessuale assai movimentata, si diletta nello stuzzicare i membri della famiglia reale con spietato cinismo, ma ne guadagna il rispetto grazie ad uno spirito arguto. Mentre il re Carlo II si impegna a salvare la stabilità della monarchia, minacciata dalle agitazioni dei cattolici, Rochester si invaghirà di una giovane attrice che lo porterà alla rovina.

Dal buio compare un bellissimo Johnny Depp in versione tardo secentesca ad avvisare le signore che non piacerà loro affatto e che niente farà a tal fine. E, nonostante la scarsa credibilità di tale enunciato, riuscirà perfettamente nello scopo nelle due ore del film. In tutti i sensi. Il personaggio incarnato da Depp è John Wilmot, secondo conte di Rochester, poeta alla corte di Carlo II in Inghilterra, in un momento storico in cui il vizio e la lussuria regnano più del Re. E Wilmot di tanta decadenza è non solo compiaciuto: ne è una vera e propria incarnazione, l’uomo “alla moda” del tempo. Il Re confida in lui e gli commissiona una commedia teatrale che delizi i diplomatici francesi. Wilmot lo ripaga con un assurdo pastiche surreal-pornografico che manda in bestia il Re. L’autore si dà alla macchia, lasciando la godereccia Londra e la giovane attrice di cui si è innamorato (se è lecito il termine). Non sarà né il re, né la moglie dal cuore infranto, né la giovane artista a prenderselo, ma la sifilide. Chi ha mestiere ne ha messo, in questo esordio di Dunmore: Johhny Depp con la consueta dedizione, affiancato da un discreto John Malkovich (Re Carlo) e da una Samantha Morton indigesta fin dalla prima apparizione. Il contesto è una Londra, città e campagna, fumosa ed ebbra di vizio e perdizione, fotografata in tinte fosche che ricercano la luce di candela, riuscendovi ma risultando opprimente alla lunga. Frasi a effetto ma sconnesse, dialoghi messi insieme a martellate, voragini di senso, avvelenano la materia prima fornita a Johnny Depp perché potesse costruire un personaggio laido ma attraente. L’attore c’è, ed è più affascinante del personaggio che interpreta. Il che non è un bene.

SCHEDA DEL FILM

Titolo: The libertine

Titolo originale: The libertine

Nazionalità: Gran Bretagna

Anno: 2004

Genere: Drammatico, Commedia

Regia: Laurence Dunmore

Produzione: Lianne Halfon, John Malkovich, Russell Smith

Distribuzione: Mediafilm


Giovanna D’arco, la Pulzella d’Orleans

(Jeanne d’Arc o Darc). Santa, detta la Pulzella d’Orléans (Domremy 1412-Rouen 1431). Nata da famiglia di contadini (è destituita di fondamento l’ipotesi che la Pulzella fosse una discendente illegittima del casato d’Orléans), cresciuta senza educazione, non seppe mai né leggere né scrivere. La madre Isabella Romée le insegnò solo le orazioni. Secondo la tradizione a 13 anni Giovanna d’Arco udì per la prima volta voci misteriose che la invitavano a correre in aiuto del re di Francia. Armagnacchi e Borgognoni si contendevano in quel periodo il trono del Paese. Questi ultimi avevano invocato l’aiuto degli Inglesi che ad Azincourt con Enrico V sconfissero i Francesi e ancora una volta rivendicarono pretese al trono (vedi guerra dei Cent’anni). Nel lunghissimo conflitto che ne seguì, gli Inglesi occuparono Parigi e assediarono Orléans. Qui si inserisce la storia di Giovanna d’Arco che, dopo aver resistito per tre anni alle “voci” dell’arcangelo Michele, di Santa Caterina e di Santa Margherita, nella fede che la Francia attendesse da lei la salvezza, fuggì da casa e si recò (maggio 1428) a Vancouleurs, piazzaforte degli Armagnacchi, dove sperava di incontrare Carlo VII. Ricevuta dal capitano Baudricourt venne fatta esorcizzare, ma la sua fede convinse altri gentiluomini e nel gennaio 1429 Giovanna fu mandata a Chinon, dove Carlo VII viveva con la sua corte e dove egli si nascose tra i cortigiani per non farsi riconoscere. Giovanna lo individuò immediatamente, si inginocchiò davanti a lui e lo convinse del suo buon diritto a cingere la corona di Francia, fugando i dubbi sulle sue origini regali, causati dalla vita non certo esemplare della madre Isabella di Baviera. Sottoposta a un giudizio di dottori della Chiesa a Poitiers, Giovanna superò la prova. Dettò una lettera per gli Inglesi, offrendo loro la pace e invitandoli a lasciare la Francia; corse quindi in aiuto di Orléans in testa alle truppe e liberò la città l’8 maggio 1429. Il 18 giugno gli Inglesi furono nuovamente sconfitti a Patay. Giovanna non impugnò mai la spada, ma solo uno stendardo bianco ornato dei gigli di Francia e di immagini sacre. L’entusiasmo del popolo toccò anche Carlo VII, che il 17 luglio venne consacrato sovrano in Reims, dopo che altre roccaforti si erano arrese alle sue truppe. L’irresolutezza del sovrano non consentì tuttavia a Giovanna di continuare vantaggiosamente la lotta e dopo l’insuccesso all’attacco di Parigi (8 settembre 1429), in cui venne ferita a una coscia, nella primavera successiva (23 maggio) assediata in Compiègne, Giovanna tentò una sortita e, per proteggere i suoi, si lasciò catturare. Venduta a Giovanni di Lussemburgo e infine agli Inglesi, tentò due volte la fuga, ferendosi gravemente. Tutta la Francia invocava Carlo perché corresse in aiuto della Pulzella e, mentre il re taceva, l’Università di Parigi la reclamò per processarla come eretica. Gli Inglesi preferirono farla processare a Rouen, dove si sentivano più sicuri. Al tribunale ecclesiastico presiedette il vescovo di Beauvois, Pierre Cauchon, nemico dichiarato della Pulzella. Sedici interrogatori (dal 21 febbraio al 9 maggio) non scossero la fede di Giovanna che, ingannata, firmò l’abiura. Condannata dapprima alla prigione perpetua e a pane e acqua, venne nuovamente giudicata per eresia grazie a un altro inganno ordito da Cauchon. Il 30 maggio 1431 fu bruciata sul rogo nella piazza del mercato vecchio di Rouen. Morì invocando Gesù. Lo stesso Cauchon non seppe trattenere la commozione. Gli Inglesi fecero buttare le ceneri di Giovanna nella Senna, per impedire che un culto delle sue spoglie ne favorisse la mitizzazione. L’apparire di false Giovanna fece nascere leggende sulla sua sopravvivenza. Carlo VII nel 1450 compì il suo unico atto di riconoscenza: conquistata Rouen, fece condurre un’inchiesta che si concluse con la riabilitazione della Pulzella (1456) dopo l’autorizzazione di papa Callisto III. Nel 1909 Giovanna venne beatificata da Pio X e nel 1920 proclamata santa da Benedetto XV.