L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Erin Brockovich – Forte come la verità

Goditi “Erin Brockovich – Forte come la verità” 

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Con due matrimoni falliti alle spalle e tre bambini ancora piccoli da crescere, Erin Brockovic sente di essere sul punto di arrendersi di fronte alle difficoltà che la assillano. Non ha un lavoro, non può pagare le bollette, e per di più il tribunale le ha dato torto nella causa per un incidente d’auto di cui era rimasta vittima. Disperata, va da Ed, l’avvocato che l’aveva difesa, e lo supplica di darle un lavoro nel suo studio, uno qualunque. Incaricata di archiviare le vecchie pratiche, Erin si imbatte per caso in alcuni referti medici contenuti in un fascicolo di tutt’altro argomento. Incuriosita dalla presenza di quelle carte inserite nella documentazione relativa ad alcune proprietà immobiliari, la ragazza comincia a leggerle, per poi accorgersi del motivo: si tratta di un abile sistema per coprire un gravissimo caso di avvelenamento delle acque. Da tempo gli abitanti di Hinkley, cittadina californiana, si ammalano e muoiono senza sapere il perché. Nell’archivio idrico della contea, Erin trova conferma ai propri sospetti: il cromo esavalente, liquido velenoso usato per evitare la corrosione dei metalli, finiva nell’acqua corrente usata nelle case degli abitanti. Aiutata da Ed e dal suo studio, Erin si reca sul posto, contatta le persone, all’inizio diffidenti e poi convinte dalla sua determinazione. Così Erin raccoglie oltre seicento firme di adesione: tutta gente che si costituisce parte civile contro la ditta PG & E. Con tanta, probante documentazione, il verdetto non può che essere uno: la ditta viene riconosciuta colpevole e condannata a pagare 333 milioni di dollari di risarcimento. Quando tutto è concluso, Ed porta a Erin la parte che le spetta, due milioni di dollari.

GENERE: Drammatico
REGIA: Steven Soderbergh
SCENEGGIATURA: Susannah Grant
ATTORI:
Julia Roberts, Albert Finney, David Brisbin, Dawn Didawick, Conchata Ferrell, Valente Rodriguez, Aaron Eckhart, Jack Gill, Irene Olga Lopez, George Rocky Sullivan, Pat Skipper, Adilah Barnes, Marg Helgenberger, Irina V. Passmoore, Scotty Leavenworth, Gemmenne de la Peña, Erin Brockovich-Ellis,Randy Lowell, Jamie Harrold

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Edward Lachman
MONTAGGIO: Anne V. Coates
MUSICHE: Thomas Newman
PRODUZIONE: DANNY DE VITO, MICHAEL SHAMBERG, STACEY SHER
DISTRIBUZIONE: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (2000)
PAESE: USA 2000
DURATA: 130 Min
FORMATO: Colore

CRITICA:
“La storia è vera. ma la Roberts gigioneggia al di là di ogni umana sopportazione. E Soderbergh le dà corda. Gli americani hanno grigato al miracolo. Contenti loro. C’è anche la vera Erin. Nei panni di una cameriera”. (Paola Piacenza, ‘IO donna’, 22 Aprile 2000)”Ispirato a un autentico caso di cronaca, ‘Erin Brockovich’ comportava diversi rischi (…). Il pericolo è largamente evitato dal bravo Steven Soderbergh grazie a una narrazione spedita e fluida, senza pause declamatorie o lungaggini anzi, piuttosto provvista di humor”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 16 aprile 2000)”Scritto in spirito femminile e femminista da Susannah Grant, ‘Erin Brockovich’ è un buon prodotto di confezione cui il regista Steven Soderbergh conferisce smalto naturalistico, mettendosi al servizio della luminosa interprete”. (Alessandra Levantesi, ‘La Stampa’, 16 aprile 2000)”Il cinema ha ancora bisogno di eroi. Così gli americani hanno ripreso a far film coi pugni in tasca, scendendo finalmente dalle guerre stellari alle terrestri. Dopo ‘Insider’, che attacca le multinazionali del tabacco, ecco l’altrettanto civile, appassionato e divertente “Erin Brockovich” diretto da quello Steven Soderbergh che dopo aver trattato sesso, bugie e videotape, torna sulle bugie (…) La cosa rara è che ‘Erin Brockovich’ è un film-denuncia, come si facevano in Italia negli Anni 60, ma non gli manca a del professionismo hollywoodiano, tanto che l’aggettivo didascalico si sposa al sostantivo ‘entertainment’ senza far sconti al dramma civile, uno dei tanti cui speriamo di non abituarci. C’è l’optional del divismo, che fa circolare meglio il prodotto. Sorpresa: Julia Roberts che, nel pieno di una stagione di fortunate smorfie sentimentali, qui, opportunamente rinforzata nel seno, si impegna e s’impone come una bravissima attrice drammatica, espressiva, varia, commovente senza retorica e giusta per il neo-realismo hollywoodiano: i suoi occhi vivi t’inseguono fino all’uscita”. (Maurizio Porro, ‘Il Corriere della Sera’, 15 aprile 2000)”Della serie: grande nazione l’America, immuno-dotata di anticorpi per le infezioni del capitalismo. Madre di tutte le malattie, la rapacità. Parte da mattatrice per Julia Roberts, esuberante di curve e di convinzioni etiche, alla ricerca ostinata della Meryl Streep che c’è in lei. Steven Soderbegh si rivela sempre più adatto come grande regista di servizio e ritrova il “new american cinema” anni ’70 di case povere, province di sobborghi industriali, gente ignara e ignorante colpita nella fiducia”. (Silvio Danese, ‘Il Giorno’, 15 aprile 2000)
NOTE:
– PREMI: GOLDEN GLOBE E OSCAR 2001 A JULIA ROBERTS COME MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA.- NOMINATIONS ALL’OSCAR 2001 PER MIGLIOR FILM; MIGLIOR REGISTA A STEVEN SODERBERGH; MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA A ALBERT FINNEY; MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE A SUSANNAH GRANT.

Mona Lisa Smile

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Una sorta di rifacimento femminile de L’attimo fuggente, una furba operazione commerciale

In pieno maccartismo, la giovane professoressa Katherine Watson giunge dalla California al prestigioso college di Wellesley, nel Massachussetts, per insegnare storia dell’arte ad una classe di future appartenenti all’elite dominante. Lo scanzonato anticonformismo di miss Watson, però, non attecchisce facilmente negli animi delle allieve, più interessate ad un futuro già programmato di mogli benestanti che a decifrare il mistero del sorriso della Gioconda. Così, alla giovane professoressa non resta che tornarsene in Cailfornia credendo di non avere ricavato nulla dal suo semestre di insegnamento.

USA 1953, tempi di guerra fredda, maccartismo, integrazione razziale. Tutto molto lontano dal Wellesley College, prestigiosa scuola femminile, dove le materie sono un optional rispetto all’insegnamento base: lo scopo principale nella vita di una donna resta ancora il matrimonio. In questa realtà arriva la nuova insegnante di storia dell’arte (Roberts), “zitella” di estrazione operaia, convinta di poter aprire le menti delle sue represse, ma non sempre ottuse, aristocratiche allieve. Si scontra contro il corpo insegnanti, ma non si arrende e spiega come “leggere” Leonardo e Van Gogh, introduce Pollock e si fa coinvolgere in beghe amorose. Tutto è prevedibile e finto in questa edulcorata versione femminile di L’attimo fuggente.

Titolo originale:             Mona Lisa smile

Nazione:             Usa

Anno:             2003

Genere:             Commedia

Durata:

Regia:             Mike Newell

Sito ufficiale:             http://www.sonypictures.com

Cast:             Julia Roberts, Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal, Marcia Gay Harden

Produzione:             Elaine Goldsmith-Thomas, Paul Schiff, Deborah Schindler

Distribuzione:             IIF

Data di uscita:             19 Dicembre 2003 (cinema)


Monito a tutte le donne tratto da “Mona Lisa Smile”


Mona Lisa smile

America 1953. La professoressa Katherine Watson, insegnante di storia dell’arte, si trasferisce al campus di Wellesley, prestigioso college femminile per rampolle dell’alta società. Idealista e armata delle migliori intenzioni, ben presto Katherine è costretta a fare i conti con una realtà conformista, bigotta e repressiva. Le ragazze, infatti, non sono abituate a ragionare in modo indipendente e a seguire le loro attitudini; l’istruzione che ricevono è improntata a renderle future mogli e madri di famiglia impeccabili, il loro traguardo non è tanto lo studio quanto avere un anello al dito nel pieno rispetto delle convinzioni sociali.

Poco a poco, dopo contrasti e resistenze iniziali, Katherine cerca di spingere le sue allieve ad ampliare i propri orizzonti, a vedere il mondo con occhi diversi, a non sacrificare le proprie aspirazioni e a non abbandonare gli studi pur di avere un marito.
“Puoi fare entrambe le cose: sposarti ma anche diventare avvocato” consiglia a Joan la studentessa più promettente, convincendola a presentare domanda all’Università di Yale. Tra le ragazze che seguono Katherine in questo difficile processo di liberazione dagli schemi imposti ci sono l’inquieta Giselle che fa della sessualità un’arma di emancipazione, la timida e insicura Connie e la conservatrice Betty. Ma i metodi di insegnamento “poco ortodossi” perché troppo “liberal” della professoressa Watson non sono ben visti dalla direzione del college; Katherine non è disposta a tradire il suo credo per avere riconfermato l’incarico.
Il messaggio di rinnovamento e apertura riuscirà comunque a dare frutti insperati e a toccare gli animi nel profondo.

Ispirato a una storia vera, diretto dall’eclettico Mike Newell  Mona Lisa smile è un film interessante, corposo, equilibrato e verosimile quanto a tematiche trattate e ambientazioni.
Ci mostra uno spaccato dell’America anni ’50, l’epoca della guerra fredda e del maccartismo, ammantata di perbenismo ipocrita: una realtà in cui però “non tutto è come sembra” e la fiamma del femminismo sta per accendersi.
Fa da supporto alla misurata e convincente interpretazione della Roberts  l’ottimo cast di giovani e promettenti attrici: Maggie Gyllenhaal già apprezzata protagonista di Secretary, Kirsten Dunst  e Julia Stiles . Il film mostra anche una ricostruzione accurata sia storico-scenografica (parte delle riprese si sono svolte proprio nell’antico college di Wellesley) che dei costumi: solo per gli attori principali ne sono stati realizzati 350.


Julia Roberts in Pretty Woman