L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Tantra e Kamasutra

Nonostante i testi erotici orientali siano tradotti in Occidente da oltre cent’anni, ancora oggi esercitano su di noi un enorme fascino. Sarà perché così diversi dal nostro modo di vedere il sesso, sarà per le teorie spesso in contrasto con il modo comune di pensare dell’uomo occidentale, fatto sta che tutte le pubblicazioni che, ormai da decenni, descrivono le diverse modalità orientali di praticare “l’arte dell’amore” riscuotono un crescente interesse.
Nell’avvicinarsi a queste teorie (e relative tecniche) occorre avere bene in mente due cose:
– l’Oriente è stato, soprattutto nel periodo che va dal III al XIV secolo, culla di una civiltà molto più progredita della nostra. Le arti, le costruzioni, la filosofia e la letteratura si erano sviluppate molto più velocemente di quanto non fosse accaduto nel mondo occidentale (basta solo ricordare i commenti ammirati di Marco Polo, che pure veniva dalla splendida Venezia…). Insomma, un atteggiamento di condiscendenza e sufficienza sarebbe del tutto fuori luogo.
– la sessualità orientale non ha mai vissuto in contrasto con la religione, e questo, probabilmente, ha reso possibile il diffondersi di innumerevoli pubblicazioni e manifestazioni artistiche che, nel corso dei secoli, sono giunte fino a noi.
Molti provano enorme stupore di fronte alle decorazioni erotiche che ornano i templi di Khajuraho, in India: coppie di amanti intente a fare l’amore si trovano nei luoghi dove, tradizionalmente, ci aspetteremmo di vedere immagini di santi.
Questa è forse la visualizzazione più immediata e precisa di quanto diverso è stato, nel corso dei secoli, l’atteggiamento della nostra civiltà rispetto a quella orientale nei confronti del sesso: dove la prima negava e nascondeva, la seconda affermava e rappresentava. E la letteratura ha percorso lo stesso cammino, portando i testi erotici indiani ad essere dei classici conosciuti in tutto il mondo.

Non deve perciò stupire la scoperta di come in Oriente era vissuta “l’arte dell’amore”: in piena libertà e con la ricerca massima della soddisfazione e del piacere, anticipando, per molti aspetti, alcune delle più recenti tendenze della sessuologia occidentale.
Vogliamo qui ricordare i tre grandi “percorsi orientali alla felicità in amore”: il Tantra, il Tao dell’Amore, il Kamasutra e un altro testo, il Koka Sastra, che è nato sul solco di quest’ultima tradizione.
È bene specificare che questi “percorsi” non hanno una matrice comune, e sono stati scritti anche in lingue diverse, ma noi li vogliamo citare insieme perché danno un quadro sufficientemente preciso di un modo diverso e affascinante di vivere la sessualità e il corpo. Un modo che non ha paragoni nella tradizione occidentale e che davvero può aprire a sensazioni ed emozioni che sfiorano l’estasi.

 

IL TANTRA. Il tantra è pratica scaturita dall pensiero indiano che tratta le manifestazioni fisiche del sesso. Dottrina spesso non molto conosciuta in occidente essa è ancora la corrente più forte e vitale della filosofia indiana. Secondo l’antico insegnamento tantrico, il raggiungimento della libertà avviene tramite l’uso del sesso visto come trampolino cosmico. Addirittura il liquido seminale è considerato il vero elisir della lunga vita sia dalle scuole yoga sia da quelle tantriche.

Tantra, che etimologicamente significa trasmissione, concomitanza sincronica, è una particolare dottrina che cerca di riequilibrare le energie individuali mettendole in connessione con le forze universali. Questa filosofia indiana, sviluppatasi nel corso di settemila anni di storia, considera il piacere – sia fisico che psichico dell’individuo – come una via per ritrovare la propria auto-conoscenza, la propria identità per raggiungere poi l’unione con le forze primarie del cosmo.

Il Tantra quindi è vera e propria “illuminazione” che va al di là di ogni limite spaziale e temporale, che diverge completamente dagli schemi delle religioni e delle filosofie occidentali che negano la carnalità, i desideri e l’attaccamento a tutto ciò che è terreno considerandoli ostacoli alla crescita spirituale. Nel Tantra al contrario il corpo diventa un tempio, un veicolo per raggiungere la spiritualità, trasformandosi in un’emanazione divina che conduce alla comunicazione con l’Universo. Inoltre, con tutti i suoi processi fisici e biologici, il corpo è anche uno strumento attraverso il quale operano le forze cosmiche; del resto la struttura umana e le manifestazioni del macrocosmo esterno sono simili e tutto quello che è nell’Universo deve esistere in una certa forma e in una certa proporzione anche nel microcosmo, cioè nel corpo umano.

Molti ritengono che il Tantra sia la più antica fonte di conoscenza riguardante l’energia del sistema Mente-Corpo-Spirito-Anima e che sul Tantra si siano edificati sia lo yoga indiano che l’alchimia cinese.
Lo yoga e l’alchimia (tecnologia utile alla trasformazione dell’Umano nel Divino) sono entrambi metodi apprezzabili e approfonditi per raggiungere la perfezione del corpo e della psiche, e per la trasfonnazione della coscienza. Le loro estensioni hanno condotto progressivamente alle arti marziali di Cina e Giappone, allo sviluppo dello Yi King come strumento personale di conoscenza, fino alle grandi filosofie del Buddha, di Confucio e di Lao-Tzu. Tuttavia la loro fonte iniziale è nel Tantra e il Tantra rimane il loro fondamento.
Questa disciplina è quindi una scienza spirituale che comprende “metodi per entrare nel subconscio e tuffarsi nelle profondità dell’inconscio… Per ripulire la personalità, i complessi profondi e dirigere la persona verso un comportamento corretto, per portarla a una riabilitazione psicologica e fisica”. Il Tantra è anche Yoga Kundalini e lo scopo di quest’ultimo è di risvegliare la coscienza psichica presente nell’essere umano al fine di renderlo in grado di avere la visione di una realtà più grande dentro di lui.
Il Tantra è la scienza che include molte tecniche riguardanti mantra (formule sacre), yantra (disegni e diagrammi geometrici conduttori si essenze psichiche), mandala (dipinti tibetani utilizzati per la meditazione), eccetera. In altre parole include l’uso di suoni particolari, parole, diagrammi e visualizzazioni, raffigurazioni sacre, autoipnosi, controllo del respiro, meditazione e tutte le tecniche usate nelle religioni e discipline magiche di crescita personale. E sono proprio queste tecniche che conducono all’esperienza effettiva con il divino.

Il messaggio essenziale del Tantra è “guardare dentro, scoprire ed esprimere la divinità”, imparare a invocare il Dio e la Dea dentro noi stessi, imparare a usare il potere creativo della divinità interiore per trasformare il corpo e l’anima al fine di migliorare la vita quotidiana. Del resto siamo stati creati come “Dei potenziali”, a “immagine e somiglianza del nostro Creatore”. Il Tantra afferma che noi abbiamo nel nostro cervello e nel nostro apparato psico-spirituale un vasto tesoro di abilità non sviluppate e nel corso normale dell’evoluzione umana cresceremo, ci svilupperemo e utilizzeremo questo potenziale. Il Tantra offre un sistema per accelerare questa trasformazione nell’intera struttura del cervello per ottenere la totale manifestazione e illuminazione il prima possibile.

Il Tantra insegna che gli istinti dell’uomo, i suoi bisogni naturali sono necessari per “nutrire” il corpo così come sono necessari il cibo, l’acqua e il sesso per procreare. Ecco perché in questa disciplina filosofica il rapporto sessuale è fondamentale. La sessualità nel Tantra diventa energia spirituale, stimolo vitale, una forma di meditazione che conduce l’uomo e la donna verso la conoscenza e la consapevolezza dando loro inoltre la sensazione di essere in comunione con Dio.
Questa disciplina ha sempre cercato di raggiungere il piacere risvegliando le energie vitali dell’individuo, sbloccando le tensioni e le paure personali, aiutando così a vivere la sessualità con pienezza e abbandono. E questo è uno dei motivi per cui i seguaci del Tantra sono stati sempre perseguitati, considerati peccatori, esseri infernali persino dalle stesse dottrine Yoga o Indù. Con l’arrivo dei musulmani alla fine del X secolo i tantristi vennero ulteriormente allontanati non solo a causa dei loro rituali sessuali, ma anche in relazione al loro culto della donna, considerata simbolo vivente della forza primordiale della manifestazione sessuale. Molti templi dedicati alle divinità femminili furono distrutti; le statue di Kalì, Uma, Parvati furono sconsacrate. Solo nella prima metà del XVIII secolo i praticanti poterono rileggere i loro testi senza particolari costrizioni.

In questi testi, scritti appositamente in modo allegorico o simbolico per essere letti da pochi prescelti, spesso si sottolinea la possibilità che il Tantra offre di integrare armoniosamente la realtà oggettiva con le manifestazioni cosmiche, attraverso la diretta esperienza della vita di tutti i giorni. Quest’ultima vissuta nel pieno adempimento dei propri desideri racchiude in sé tutte le energie latenti negli esseri umani, le quali risvegliate dalle tecniche tantriche, permettono ai praticanti di prendere parte a un continuo processo di scoperta di se stessi e dell’Universo. Essi distinguono cioè il mondo in tutta la sua realtà essenziale e stabiliscono un contatto indissolubile con tutti gli altri esseri viventi e non. Ad esempio percependo le quattro dimensioni, attraverso le capacità speciali che si nascondono in ogni essere umano, la visione di una pietra da parte di un individuo che conosce le tecniche tantriche sarà completamente differente da quella di una persona che non possiede le capacità che questa disciplina consente di sviluppare. Non proponendosi nessun risultato definitivo, uno scopo ultimo, il Tantra è quindi pura liberazione dello spirito, potenziamento delle proprie capacità sensoriali, “sublimazione alchemica” dell’energia sessuale. Il rapporto fisico allora secondo questa disciplina non è più considerato come un peccato da evitare o di cui vergognarsi, non è più da tenere segreto a causa della sua impurità. Al contrario la sessualità è un mezzo per catturare, magnificare e interagire con i processi del Cosmo attraverso i quali si manifesta l’intero Universo; l’atto sessuale diventa una disciplina meditativa e rigenerante attraverso la quale l’anima raggiunge la perfezione spirituale e psicologica. Del resto ciò che ci fornisce il Tantra è la chiave per portare nella relazione sessuale quello che viene promesso in quasi ogni rito religioso che santifica il matrimonio: la sacralità.

I testi “classici” riguardanti l’erotismo nella letteratura indiana coprono un arco di oltre 1200 anni. Il più celebre di tutti, il Kamasutra, fu composto probabilmente attorno al III sec. d.C., mentre l’Ananga Ranga, per esempio, è databile attorno al XVI secolo. Naturalmente, nel corso dei secoli, i costumi e le usanze della popolazione cambiarono, e questi cambiamenti si avvertono decisamente anche nei testi che riguardano il sesso. La società descritta nel Kamasutra appare molto più libera e “disinibita” di quella del Koka Sastra (XI sec.), il secondo testo in ordine di celebrità, non fosse altro perché quest’ultimo è dedicato espressamente alle coppie “ufficiali”. Ma per quante differenze si possono trovare in tutti i testi erotici indiani, altrettante sono le similitudini: la maggiore è senz’altro il desiderio di indicare al lettore le strade più adatte all’uomo per provare piacere, godimento, soddisfazione nell’atto amoroso. Poco importa, al lettore moderno, se lo scrittore si vuole riferire a coppie maritate o meno; quello che deve essere letto – ed eventualmente sperimentato – è un percorso di cultura erotica che porta l’uomo e la donna a vivere più intensamente la propria sessualità.

 

Il Kamasutra

Il Kamasutra è il più famoso libro di arte erotica della letteratura indiana. Composto da Mallanaga Vatsyayana intorno al III secolo dopo Cristo sotto forma di brevi aforismi – sutra appunto – in prosa. Di questo autore non si sa quasi nulla e c’è anche chi ne mette in dubbio l’esistenza considerandolo un personaggio mitologico alla stregua di Omero. La leggenda – o meglio una delle leggende che ruotano intorno alla composizione del Kamasutra – vuole che il trattato abbia origine divina; Shiva stesso, innamorato della sua emanazione femminile, dopo aver scoperto i piaceri del sesso li avrebbe celebrati in un trattato poi trasmesso al suo servo Nandin. Ad esso avrebbero poi lavorato diversi autori fino a Vatsyayana che ne realizzò una versione definitiva riprendendo e rielaborando le precedenti.

L’opera si divide in sette sezioni e si occupa dei rapporti fra uomo e donna nella loro totalità e non solo di pratiche erotiche, come comunemente si intende quando si parla di Kamasutra: il termine kamasutra infatti, proprio per la fortuna di cui gode da sempre questo testo, è entrato addirittura nel linguaggio comune ad indicare una sessualità sfrenata, stravagante, che non lascia niente di intentato. Questa fama la si deve alla lunga enumerazione – contenuta nella seconda sezione – di baci, abbracci, graffi, morsi e posizioni amorose, condotta con assoluta disinibizione e dovizia di particolari, anche anatomici. In realtà non è un libro né solleticante né lussurioso ma ispirato da nobilissimi intenti didattici.
L’equivoco, se di equivoco si può parlare, nasce dalla diversa concezione dei rapporti uomo-donna, tra la civiltà indiana e la nostra. L’India non ha mai considerato la relazione amorosa in termini di puro sentimento, devozione cortese o affinità elettive: la concezione indiana dell’amore ha come punto di partenza l’attrazione sessuale, il desiderio fisico. La sessualità è sentita come espressione di un’esigenza del tutto naturale ed è compresa fra le necessità primarie nella vita dell’uomo, senza alcuna idea di peccato o immoralità.

Lo scopo del trattato è di insegnare agli uomini e alle donne il comportamento da assumere dinanzi al desiderio sessuale (il kama, termine che poi passa a indicare tout court il piacere erotico) e come ottenere una felice vita amorosa. Le relazioni tra i due sessi vengono analizzate in tutti gli aspetti: i principi etici, il corteggiamento, la conquista, il matrimonio, i rapporti con e fra le diverse mogli in un’epoca di poligamia, la prostituzione, l’adulterio, senza trascurare nemmeno ciò che viene giudicato moralmente riprovevole in Occidente. Si analizza insomma la posizione che la sensualità deve occupare nella vita umana. L’eccezionalità di questo testo rispetto alla tradizione letteraria brahamanica sta nel suo essere indirizzato sia agli uomini che alle donne, a differenza di quanto avviene nella letteratura normativa.

La donna, solitamente relegata in una posizione di costante inferiorità e considerata una sorta di prolungamento dell’uomo, ha però la possibilità di riscattarsi proprio nell’amore. Se infatti si dedica con devozione e fedeltà assoluta al proprio uomo,
ponendosi al completo servizio dell’Amore, realizza la sua vera missione nella vita, trasformandosi in una creatura sublime. E visto che l’amore è essenzialmente sensualità è nell’erotismo che conquista la parità con l’uomo in un’intimità senza egoismi dove entrambi hanno diritto al proprio piacere. Certo permane l’idea che tocchi pur sempre all’uomo prendere l’iniziativa e che sia quindi lui il vero motore del rapporto amoroso: per questo Vatsyayana dedica un capitolo particolare al protagonista maschile ideale dell’unione amorosa, quello cioè che può fare del piacere sensuale uno stile di vita. Si tratta del “cittadino”, chi cioè vive in modo raffinato in antitesi con le abitudini che si hanno in campagna. Il cittadino è un uomo sposato (il matrimonio è un imperativo religioso che però non obbliga il maschio alla fedeltà) che gode di un certo benessere economico e che può dedicarsi alle relazioni sociali, agli incontri culturali e alla cura del suo corpo. La sua casa trabocca di delizie ed è un vero e proprio nido d’amore: profumo di balsami preziosi, fiori, strumenti musicali. La protagonista femminile può variare dato che la donna ha identità solo in rapporto con l’uomo. Potrà essere fanciulla vergine, la donna cioè da sposare, visto che la castità è sentita come esigenza irrinunciabile; oppure vedova, prostituta, o anche sposa d’altri, adultera quindi.

La parte del Kamasutra specificamente dedicata all’unione sessuale è la seconda, la più ampia fra le sezioni in cui il libro si suddivide. È un inno al completo e reciproco appagamento che si incentra esclusivamente sul piacere erotico trascurando
completamente qualsiasi finalità procreativa. Con linguaggio semplice e diretto, arricchito da una grande precisione anatomica nei particolari, vengono descritte una serie di pratiche amatorie per assicurare varietà all’interno del rapporto – l’amore per sua stessa natura richiede la varietà, sostiene l’autore – e per condurre la coppia all’armonia e alla felicità. Punto di partenza per questa esposizione è una concezione nuova per la letteratura  indiana: Vatsyayana sostiene che dal punto di vista del godimento l’uomo e la donna sono uguali. Ciò significa che il piacere femminile ha un culmine uguale a quello maschile e che gli amanti raggiungono un appagamento uguale, a differenza di quanto pensavano i suoi predecessori che parlavano ad esempio di un “piacere diverso” per la donna  e del suo desiderio che si placa in modo “continuo” durante il rapporto. In questa ricerca del piacere i partner sono quindi posti sullo stesso piano ed entrambi traggono felicità e godimento dai fremiti dell’altro, anche se l’iniziativa spetta quasi sempre all’uomo e la donna conserva la timidezza e la modestia a lei connaturate che sono per l’etica brahamanica importantissime virtù ed elementi di fascino. Lui infatti è l’agente che è soddisfatto quando pensa: “Io la conquisto”, mentre lei quando pensa: “Egli mi ha presa”.

L’enumerazione delle strategie erotiche di questa sezione, estremamente minuziosa e redatta in forma di elenco, consente di ricavare un percorso che va dai preliminari fino ai comporta menti da seguire a rapporto concluso. Vatsyayana non è però sempre lineare in questa progressione e afferma più volte in vari capitoli che la passione non conosce   regole precise e che “tutto si deve usare sempre” e ancora afferma che “messa in moto la ruota del piacere non esiste più libro né ordine fisso”. Per comodità si possono esporre le varie tecniche dai preliminari alla conclusione dell’incontro amoroso.

Non dobbiamo poi dimenticare la sessuologia taoista. Il testo fondamentale della sessuologia taoista è il Su Nu Ching o Il classico della Signora Bianca attribuito al leggendario Imperatore Giallo. Tutte le indicazioni che esso contiene sono parte delle tecniche di Lunga Vita e quindi, oltre ad offrire la possibilità di godere appieno della sessualità, questi metodi sono fondati sul principio di conservare al proprio interno il jing (la forza sessuale o seme). In altre parole, la sessuologia Tao raccomanda come fondamentale il controllo dell’eiaculazione nel corso del rapporto. Per una mente occidentale questo principio può essere difficile da accettare, ma è vero che le tecniche taoiste consentono di affrontare in modo nuovo e naturale le reazioni del corpo e di intensificare e prolungare il rapporto sessuale. Non ci sono fini di lussuria o di godimento sfrenato, come abbiamo detto. Al contrario, questo permette di raggiungere una straordinaria sintesi fra corpo e spirito, di rafforzare il sentimento d’amore profondo traducendolo in soddisfacente rapporto sessuale fra i partner. E naturalmente, la conservazione del jing presuppone la possibilità di prolungare la vita e perfino di guarire da disturbi specifici secondo i principi della riflessologia, come vedremo successivamente.

Gli antichi taoisti osservarono che nelle ghiandole sessuali era racchiuso il potere di procreare, l’intelligenza divina responsabile della costruzione della vita. Capirono allora che quella forza vitale capace di generare nuovi organismi poteva essere usata per accrescere l’energia di qualsiasi corpo. Per questo gli organi e le ghiandole sessuali nel taoismo vengono chiamati “il fornello”. Lì viene “riscaldata” l’energia vitale e noi ne dipendiamo come da un fornello per nutrirci. È provato anche dalla scienza occidentale che se le ghiandole sessuali hanno un cattivo funzionamento ne soffrono la rigenerazione dei tessuti e le nostre prestazioni mentali e fisiche a tutti i livelli. Le pratiche taoiste consentono allora di energizzare al massimo queste ghiandole per evitare che abbiano disturbi e favorire così il processo di ricostruzione delle cellule che previene l’invecchiamento. Ma si diceva che il Tao del sesso non è solo una dentale vive ancora il sesso come un tabù o, nel migliore dei casi, come un istinto di basso livello da soddisfare perché non se ne può fare a meno. Il Tao, al contrario, attribuisce agli istinti sessuali la capacità di fondere insieme le energie della coppia. In questo modo è possibile accedere ad un livello più alto di piacere, spirituale e comunicativo, non semplicemente corporeo.
La conoscenza profonda delle tecniche taoiste e l’autodisciplina costante sono le uniche vie al raggiungimento di questo fine. Non solo, per i taoisti la conoscenza e l’autodisciplina possono condurre a padroneggiare i metodi della comunicazione diretta con Dio.


Letteratura e… eros: La tradizione orientale

Nei testi più antichi, la tradizione orientale è una delle più importanti ed interessanti da questo punto di vista, sia per la quantità di opere che per lo stile.

Uno dei capolavori più antichi e famosi è l’insieme di novelle raccolte in Le Mille e una notte (in arabo: Alf Layla wa Layla), che narrano come una fanciulla riesce a salvare la propria pelle (e la propria verginità) raccontando ogni notte, per mille notti, una storia favolosa al sultano di cui è prigioniera. Quest’opera precedente il X secolo, anonima, fu conosciuta in Occidente solo molto tardi, attraverso la traduzione di Gallant (1646-1715). Altro grande capolavoro orientale, stavolta direttamente legato all’erotismo, è il Kamasutra indiano (Kama Sutra, “aforismi sul desiderio”), opera della fine del IV secolo attribuita a Vatsyayana.

La tradizione orientale giunge solo molto tardi in occidente (come si è detto sopra, Le Mille e una notte sono tradotte soltanto nel XVIII secolo). Ma vi è un testo entrato a far parte della cultura occidentale, che, anzi, ne è un pilastro, in cui si trova una ricca fonte di tradizioni orientali: la Sacra Bibbia, e in particolare l’Antico Testamento. Un’intera sezione di questo libro è dedicata all’amore, il celebre Cantico dei Cantici, dove gli accenti e le metafore spesso ardite rappresentano costanti allusioni alla sessualità dei giovani amanti (1,8):

 

…Belle sono le tue guance fra i pendenti,

il tuo collo fra i vezzi di perle.

Faremo per te pendenti d’oro,

con grani d’argento.

Mentre il Re è nel suo recinto,

il mio nardo spande il suo profumo.

Il mio diletto è per me un grappolo di cipro

nelle vigne di Engaddi.

Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!

Anche il nostro letto è verdeggiante.

Le travi della nostra casa sono i cedri,

nostro soffitto sono i cipressi.

 

Caratteristico della letteratura orientale è l’uso di iperboli e di metafore molto elaborate, proprio dello stile barocco. Lo stesso esempio riportato sopra del Cantico dei cantici mostra bene questo stile. L’uso delle metafore non si trova soltanto nelle singole espressioni ma può investire l’intero poema: in questo caso il racconto diventa allegoria. È in questo senso che il Cantico dei Cantici, rifiutato in un primo momento dal canone ebraico per il suo carattere profano, è potuto entrare finalmente nel testo biblico come l’allegoria del rapporto tra il popolo ebraico e Dio.

Come una donna vestita a più veli che lascia indovinare le forme del proprio corpo, questo stile particolare permette alle opere erotiche di “avvolgere” i propri contenuti in strati di significato, da scoprire uno dopo l’altro. Queste opere non sono pornografiche perché non rappresentano crudamente la sessualità; perché, anche laddove l’erotismo è il fine, lasciano che esso sia accompagnato da mille altri piaceri, da mille altri dettagli. È anche per questo che, ad esempio, nelle illustrazioni del Kamasutra troviamo personaggi addobbati da ricche stoffe e gioielli, appoggiati su cuscini di seta, circondati da ambienti sontuosi e curati. Nell’arte dell’allusione, sia essa pittorica, poetica o altro, il dettaglio assume un valore particolare e simbolico.

 


Kama Sutra: A tale of love

Goditi “Kamasutra – A tale of love” (parte 1)

Goditi “Kamasutra – A tale of love” (parte 2)

La principessa Tara e la sua amica non nobile Maya, vergini, crescono come amiche. La prima va in sposa, poco amata, al lascivo rajah Raj Singh che, invece, è sedotto da Maya, più brava di lei nell’imparare le tecniche erotiche del Kamasutra, anche se innamorata dello scultore Jai. Epilogo funesto.

Al suo quarto film, l’indiana Mira Nair, in declino dopo il bell’esordio in Salaam Bombay, si è ispirata al trattato di erotica del 4°/5° secolo d.C. attribuito a Mallanaga Vatsyayana. Ne ha tratto una sorta di melodramma amoroso che, pur nella sua squisita eleganza cromatica, risulta discontinuo, qua e là goffo e succube delle esigenze di una produzione cosmopolita. Passa per un film di intenzioni femministe, ma nel fondo risulta piuttosto conservatore.

 « per tutta la vita ho avuto cose che tu avevi già indossato, ora tu avrai qualcosa che ho usato io… per tutta la vita. »

Titolo originale: Kama Sutra: A tale of love

Anno: 1996

Paese: India, UK

Genere: Drammatico, Storico, Romantico, Erotico

Durata: 110 minuti

Regia: Mira Nair

Cast: Indira Varma, Sarita Choudhury, Ramon Tikaram, Naveen Andrews


Kamasutra


Kamasutra. Motivazioni etico-sociali

Appare pertanto chiaro perché opere come il Kamasutra fossero diffuse in Oriente ma non in Occidente. Vorremmo però cercare di analizzare criticamente i diversi atteggiamenti delle due civiltà , o più precisamente come essi vengano motivati, a livello etico-sociale.

In Oriente le motivazione appaiono abbastanza evidenti e chiare. La famiglia si fonda sull’amore sessuale della coppia feconda. Appare pertanto evidente che i due coniugi debbano trovare la maggiore soddisfazione possibile nell’ambito della loro intimità. Inoltre la soddisfazione è la migliore prevenzione della infedeltà coniugale. Ogni moglie cercava di tenere il più possibile legato a se il proprio marito accendendo il suo desiderio e d’altra parte ogni marito comprendeva che la fedeltà della sposa era assicurata molto più efficacemente dalla sua soddisfazione che da qualsiasi sorveglianza. Bisogna anche poi tener conto che non conoscendosi allora i periodi fecondi delle donne l’unico mezzo per incrementare le nascite era la frequenza dei rapporti sessuali e da qui la necessità che essi fossero il più “invitanti” possibili.

Più difficile invece comprendere l’atteggiamento Occidentale che paradossalmente sembrava voler dare risalto al matrimonio negando o nascondendo la sessualità che veniva riconosciuta comunque come la sua base.

Seguiamo il procedere del complesso ragionamento.

Il punto fondamentale era che l’amore sessuale veniva visto come una potenza distruttiva, una insidia pericolosissima per la famiglia da esorcizzare e controllare. Che succede se una moglie ama il marito in ragione della soddisfazione che ricava dai rapporti intimi con lui? Può essere questo il metro per giudicare un marito, un padre, un uomo? Un marito infatti va giudicato dalla sua intelligenza, capacità, coraggio, affettuosità, insomma dalle sue doti intellettuali e morali e non dalla sua “potenza” sessuale. Una moglie insoddisfatta nella sua femminilità è giustificata forse nell’adulterio? E se il marito è assente per guerra o lavoro, se è infermo, se ha qualche momentanea difficoltà sessuale? Che forse questo giustifica forse la fine del matrimonio? Che importanza possono avere pochi attimi di piacere di fronte alla importanza, alla “santità” della famiglia? Coerentemente con queste premesse e questi timori la morale imponeva che la donna non desse nessuna importanza alla sessualità, che si comportasse come se essa non esistesse, che non ne parlasse nemmeno. Un donna “onesta” cioè secondo il significato originale del termine di buona famiglia, degna di essere sposa e soprattutto madre considera la sessualità essenzialmente come un dovere la cui piacevolezza è un dettaglio pressoché privo di valore: una donna che cercasse il piacere della sessualità sarebbe “leggera”, poco affidabile, una “sgualdrina” buona per amante ma non per moglie.

La fanciulla veniva educata conseguentemente a aspettarsi dal matrimonio una casa, dei figli, un posto in società, l’affetto del marito anche, ma per quanto riguarda la sessualità niente, era sconveniente solo anche parlarne.

Per quanto riguarda l’uomo l’atteggiamento ero lo stesso anche se molto meno rigido ed esigente. Per l’uomo si faceva qualche concessione alla sessualità considerata una esigenza”esistente” anche se non prioritaria mentre nella donna essa non era proprio presa in considerazione.

Il marito apprezza la moglie innanzi tutto per la sua “virtù” e poi per la affettuosità, dolcezza, abilità nel tenere la casa. Soprattutto la moglie è la madre dei propri figli: la soddisfazione sessuale è secondaria, non è mai oggetto di contestazione. Un marito può accusare la moglie di tante cose, dalla infedeltà a cucinare male, ma mai di essere “fredda”. Tuttavia per l’uomo la bellezza femminile era considerata importante e talvolta anche la presenza di un’amante era in pratica tollerata anche se assolutamente vietata dalla morale ufficiale. Per l’uomo si ammette che possa cadere preda del desiderio fisico di una donna ma ciò è visto come distruttivo, immorale. Agli uomini in qualche modo è concesso di cedere al desiderio ma debbono poi riscattarsi e vengono perdonati . Non c’è invece perdono per le donne che debbono custodire la propria “virtù” più caramente che la propria stessa vita.

La esclusione della sessualità, come abbiamo già accennato divenne ancora più radicale con il Romanticismo. Tuttora noi usiamo il termine di “un amore romantico” per indicare l’assenza della sessualità. L’amore per il romantico è sentimento, sentimento assoluto, puro, esaltante. Il romanzo romantico d’amore finisce spesso nella morte perché essa da un suggello di eternità che la quotidianità di una vita familiare non potrebbe dare. In questo contesto la sessualità non esiste o meglio viene pur essa mitizzata, assolutizzata. Non potremmo certamente pensare ai protagonisti di un amore romantico che discettino sulle posizioni dell’amplesso come avviene nel Kamasutra! Al limite, nella “Traviata” si tratta pure di un amore “irregolare”, addirittura di una donna “perduta” ma mai si accenna lontanamente a rapporti intimi: l’amore “…è palpito dell’universo intero” è “misterioso, altero, croce e delizia al cor.” come cantano Violetta e Alfredo,non è piacere sessuale.

Si viene anche a distinguere fra amore e passione: il primo è sentimento puro e nobilitante, il secondo è desiderio materiale e degradante. La passione può essere anche invincibile ma porta alla rovina morale e materiale. Si pensi al personaggio emblematico di “Notre Dame” di Hugo: Frollo, uomo dedito alla virtù e al sapere distrutto nel profondo dell’anima dalla sua insana “passione” non “amore”per Esmeralda.

Ma in Oriente non si è mai manifestato il Romanticismo, pare ignota la distinzione fra passione e amore: l’amore corrisponde alla sessualità.

Se nella morale tradizionale, cristiana e non, la sessualità era subordinata alle regole della famiglia nel Romanticismo essa pare proprio sparire nella assolutizzazione metafisica del sentimento.

Possiamo dire in sintesi che in Oriente si è visto soprattutto l’aspetto costruttivo del’eros, in Occidente quello distruttivo.


Lo “stupore” per il kamasutra

Sin dall’antichità vi erano stati rapporti fra Oriente e Occidente ma erano radi e indiretti. Alla fine del 500 gli Europei giunsero in Oriente ma solo pochissime persone, mercanti e missionari, avevano la possibilità di rapporti culturali. Solo nell’800 con lo sviluppo della comunicazione e con il colonialismo, gli Europei cominciarono a venire realmente in contatto con quelle antiche civiltà. Essi si trovarono di fronte a aspetti culturali che essi non riuscivano proprio a concepire. Immaginate una Lady di età vittoriana che in India vede scolpito in un tempio indù un rapporto sessuale, in un tempio, si badi, non su qualche lurido muro dei bassifondi. Immaginate il suo stupore, e anche la sua indignazione: si trattava proprio di popoli barbari, avrà pensato. Noi non potremmo certo aspettarci che in una chiesa cristiana fosse dipinto un amplesso sessuale e che in un libro di etica si trovassero descrizione di posizioni nei rapporti sessuali.

Anche attualmente noi occidentali vediamo nel kamasutra un libro osceno o per lo meno della morale “aperta”, come si usa dire. Basta vedere come in rete al termine Kamasutra siano associati un numero enorme di siti sexy e pornografici.

In realtà si tratta di un errore di prospettiva degli occidentali. Per gli orientali libri come il kamasutra non sono affatto libri immorali ma fanno parte del patrimonio culturale, rientrano in collane di testi etici e religiosi. Questi testi sono considerati per i motivi che abbiamo sopra enumerati come testi di insegnamento necessari al buon andamento del matrimonio e della famiglia, non intendono affatto essere qualcosa che vada al di là della morale. Le tradizioni orientali nel campo dell’etica sessuale non sono affatto permissive, sono rigide almeno quanto quelle occidentali, anche se seguono regole diverse (dovute soprattutto alla poligamia). L’adulterio, lo stupro sono condannate, il pudore e la sacralità della famiglia esaltate non meno che in Occidente. L’impressione che noi occidentali abbiamo di disordine morale e se, si preferisce, di “mancanza di tabù” è solo dovuta a una diversa prospettiva.


Kamasutra. L’educazione delle fanciulle

Alla diversità sensibilità e alla diversa figura della moglie corrispondeva un diverso tipo di educazione impartita alle fanciulle destinate a divenire spose. Sia in Occidente che in Oriente veniva richiesta ovviamente la verginità: ma in Occidente la fanciulla non doveva conoscere nulla che riguardasse il sesso mentre in Oriente una tale conoscenza era un aspetto fondamentale della sua educazione.

In Occidente non si parlava mai, in generale, esplicitamente di sesso; in modo particolare non se ne parlava davanti ai ragazzi e soprattutto con grandissima cura si evitava l’argomento con le fanciulle. In verità nel medioevo i discorsi erano abbastanza liberi ed espliciti, ma in seguito la censura sull’argomento divenne sempre più stretta. Se leggiamo libri che avevano lo scopo di preparare le fanciulle al matrimonio come il celeberrima “La perfecta casada” (la sposa perfetta) di Luis de Leon che fu l’opera ispiratrice di infinite altre del genere, noi non troviamo nessun accenno a problemi del sesso, sembrerebbe che esso fosse del tutto assente dal matrimonio. Eppure anche la austera Chiesa Cattolica considerava e considera annullabile un matrimonio senza sessualità. Semplicemente non se ne doveva parlare, sembrava sconveniente anzi immorale ogni discorso che avesse come oggetto il sesso specie se rivolto a delle donne e soprattutto a delle donne non sposate.

Questa situazione giunse all’acme probabilmente nell’800 nella così detta “Età Vittoriana” in cui ogni accenno, seppure indiretto, alla sessualità era considerato sconveniente. Poteva capitare che le ragazze giungessero alla fatidica “prima notte” senza sapere bene in che cosa consistesse l’atto sessuale. Ma l’ideale femminile era propria la “ingenuità”: si badi come il termine “ingenuus” in latino indicasse persona di famiglia libera (in opposizione a “servile” cioè schiavi e ex schiavi”), ma il termine venne poi a indicare persona che non sa nulla del sesso proprio come si conviene a una ragazza di “buona famiglia”.

In Oriente invece una educazione sessuale, o meglio l’arte di amare era appresa dalle fanciulle come parte dell’educazione al matrimonio: si apprendeva l’arte di tener bene la casa (cucinare, cucire disporre i fiori ecc), ma anche l’arte di amare che era tanto importante per le riuscita di un buon matrimonio.

Anche l’uomo doveva prepararsi: ma dato la sua posizione di forza e il campo tanto più ampio della sua azione le sue abilità sessuali erano meno importanti. Alla fine un uomo poteva avere più donne, affermarsi nella politica o nell’economia: ma una donna se fallita come moglie non aveva nessuna prospettiva, non poteva trovarsi un altro uomo o dedicarsi ad altro, non le restava che invecchiare tristemente.


Kamasutra. La moglie in Oriente e in Occidente

Nella civiltà occidentale il comportamento della moglie deve essere improntata alla “pudicizia”. Il modello prevalente della donna impone che essa dimostri disinteresse al rapporto sessuale in sè, che presenti sempre una certa resistenza, una certa riluttanza. Se acconsente al rapporto sessuale deve mostrare che non è per il piacere che gliene può derivare ma per amore o per dovere o per il desiderio di maternità. I riti antichi del matrimonio (come quelli romani) che simulavano il ratto avevano probabilmente questo senso: la sposa non vorrebbe lasciare la casa paterna, ha paura del rapporto con l’uomo ma deve cedere alla forza.

In questo contesto la donna non deve essere e soprattutto mostrarsi esperta nella sessualità. La moglie “onesta” si abbandona semplicemente ai desideri del marito, essere esperta nell’arte di amare è cosa da prostituta. E infatti solo ad esse veniva insegnata questa arte.

Talvolta le conseguenze potevano essere molto spiacevoli: qualche marito si sentiva insoddisfatto delle propria sposa, casta e virtuosa ma fredda e trovava soddisfazione invece in donne molto meno virtuose ma tanto più esperte: ciò fece la fortuna delle etere greche, delle cortigiane rinascimentali, delle “mantenute”dell’800. A volte l’uomo veniva e sentirsi come diviso fra due donne: la moglie virtuosa che stimava e che metteva su un piedistallo ma da cui non si sentiva attratto e l’amante che disprezzava e che metteva nel fango ma che lo attraeva irresistibilmente (la donna fatale, la rovina famiglia, la divoratrice di uomini delle cui figure è piena la letteratura occidentale).

L’atteggiamento delle donne in Oriente era molto diverso. Una sposa doveva innanzi tutto essere in grado di attrarre il marito, era una questione prioritaria, il suo primo e fondamentale compito. Una moglie non in grado di soddisfare il proprio marito era una donna fallita, non poteva sperare nulla dalla vita matrimoniale.

Il problema era acuito dalla poligamia. Nel mondo mussulmano esiste anche la poligamia ma ognuna delle mogli è protetta (almeno in teoria) dal precetto coranico che ognuna delle spose deve essere trattata allo stesso modo anche nel campo dell’intimità. Ma in Oriente vi era una gerarchia fra le mogli: il marito sceglieva e si lasciava influenzare da quella che conquistava maggiormente il suo amore o, più concretamente, da quello che gli dava maggiore soddisfazione.

La moglie occidentale era protetta dalla sua unicità, le altre non potevano essere”donne”ma solo “donnacce”: In Oriente essa doveva battere la “concorrenza”sempre più accanita con il salire della scala sociale e il conseguente aumento del numero delle mogli concorrenti.

In Occidente per essere una buona moglie bastava la castità, in Oriente essa non bastava, bisognava essere innanzi tutto una buona amante.

Va notato che in Oriente anche l’uomo doveva imparare l’arte di amare per dare soddisfazione alla propria sposa. In Occidente invece l’uomo non sentiva affatto questo dovere: la sessualità sembrava un fatto proprio di pertinenza maschile, in questo campo nulla era dovuto alle donne e nulla era da loro richiesto.

Anzi fino a tempi recenti molti supponevano che una donna non provasse alcun piacere particolare dalla sessualità: gli uomini facevano l’amore per il piacere, le donne solo per dovere o per calcolo, provar piacere era cosa da sgualdrina.

Nessuna obiezione quindi al matrimonio fra ragazze giovanissime e vecchi decrepiti: date le premesse sembrava cosa perfettamente ” normale”.

 


Kamasutra. Contenuto dell’opera

L’opera del Kamasutra si divide in sette parti.

Nella prima parte vi è una introduzione nella quale si parla della necessità di imparare le arti dell’amore: in essa sono comprese attività come il cantare, suonare, danzare, disegnare, adornare altari, preparare decorazioni e fiori.

Si precisa che l’amore, se praticato con una vergine della proprio casta secondo le leggi della Sacre Scritture procura figli legittimi e buona fama, se fatto al di fuori del matrimonio procura solo piacere ma non viene proibito.

Nella seconda parte del Kamasutra, che è quella che maggiormente ha interessato l’Occidente si parla del modo di trarre piacere dall’amore e delle famose posture.

Gli uomini e le donne vengono divisi in tipi denominati con nomi di animali: gli uomini possono essere lepri, toro e cavalli, le donne daino, puledre ed elefanti. Combinando abbiamo quindi sei tipi di unioni fondamentali.

Si tratta poi di vari tipi di carezze e di baci. Si descrivono vari tipi di amplessi ma si conclude con il dire che quando poi “la ruota dell’amore gira non c’è regola che tenga”.

La terza parte tratta di come conquistare una donna. Si consiglia nel caso di matrimonio con una vergine di aspettare per ben 10 giorni dopo le nozze e quindi cominciare lentamente con delle delicate carezze fino a che la donna si senta pronta, senza mai forzarla e rispettandone sempre il pudore.

Si parla inoltre del corteggiamento e dei riti matrimoniali.

Nella quarta parte si danno precetti su come deve comportarsi una moglie, in particolare durante l’assenza del marito e nel rapporto con le altre mogli. Si ricorda che in Oriente, a differenza del mondo mussulmano, vi è un gerarchia fra le mogli.

Nella quinta parte si parla di come conquistare le mogli degli altri e anche come una moglie possa ingannare il proprio marito. Qui vi è certamente un imbarazzo da parte degli indù a giustificare queste azioni certamente contrarie alla morale ma sono cose che succedono, si dice, anche se non dovrebbero succedere. La migliore prevenzione alla infedeltà viene considerata la soddisfazione nell’intimità.

La sesta parte parla del mondo delle cortigiane. All’epoca esse avevano pure un ruolo riconosciuto nella società.

La settima e ultima parte tratta delle sostanze che avrebbero dei poteri afrodisiaci: la scienza moderna la considera del tutto priva di valore scientifico.


Kamasutra. La congiura del silenzio

Se nella civiltà orientale abbiamo quindi una chiara esplicitazione degli aspetti sessuali dell’amore, nella civiltà occidentale invece abbiamo quella che in tempi recenti è stata definita la “congiura del silenzio”: gli aspetti propri della sessualità vengono taciuti, avvolti nel silenzio. In genere l’atto sessuale non viene indicato esplicitamente ma con un eufemismo: giacere, stare a letto, stare insieme, conoscere (termine biblico) e infiniti altri più o meno allusivi che assumono un significato sessuale solo dal contesto del discorso. Il grado di silenzio varia a seconda le epoche: nel mondo greco era meno accentuato che in quello romano, in genere nel mondo classico meno forte che in quello cristiano, e contrariamente quello che generalmente si crede, nel medioevo si era molto più espliciti che in età moderna. Forse l’età di maggiore censura è stato l’Ottocento nella così detta Età Vittoriana. Abbiamo quindi una notevole varietà di situazione: tuttavia anche nelle epoche più “liberali” operava una rigida censura: abbiamo nei miti greci tante situazioni erotiche che scandalizzarono fortemente i cristiani ma in effetti non abbiamo mai descrizioni di atti sessuali. Vero è che non mancano pitture di atti sessuali ma solo in luoghi destinati probabilmente a tale scopo, come ad esempio nei lupanari (le case di tolleranza nell’epoca romana).

Diversa la situazione in Oriente: la tendenza generale non è quella di nascondere i particolari dell’atto sessuale che vengono raffigurati non solo nei lupanari ma anche nei templi: inimmaginabile una cosa del genere in una chiesa cristiana.


Caratteri del Kamasutra

Si tratta di un’opera messa per iscritto in India in un periodo imprecisato fra il III e il V secolo d.C. Il titolo è stato variamente tradotto e indica comunque insegnamenti riguardo il piacere dell’amore. L’autore viene indicato in Vatsyayana Mallanaga ma di lui non ci resta nessuna notizia attendibile. Certamente egli fu un compilatore che mise insieme varie opere risalenti a epoche precedenti: nel XIII secolo si aggiunse un celebre commento di Yashodhara.

Il fine dichiarato dell’opera è quello di trattare dell’amore che viene posto al terzo posto nella scala dei valori del “trivarga”: al primo posto vi è il rispetto di Dio e della morale e al secondo la cura degli affari. Il Kamasutra vuole portare armonia e felicità nel pieno rispetto della religione, della morale, della vita sociale ed economica, nulla da vedere con amori turbinosi che distruggano le leggi morali e la società.

Qualcuno ha voluto vedere in esso aspetti di parodia, quasi una opera scritta con un sorriso furbesco (come il nostro Cecco Angiolieri o le opere picaresche spagnole del 600). Ma non pare che questo sia il tono generale dello scritto che è stato considerato sempre opera seria, parte di una biblioteca etica e religiosa nella quale la tradizione indù la ha sempre inquadrata.

L’opera del Kamasutra è rivolta a un pubblico socialmente elevato, ricco e raffinato: chiaramente i poveri si arrangino come meglio possono. E’ scritta per tutti, uomini e donne e anche e soprattutto per le ragazze che si apprestano al matrimonio. Notevole è che vengono poste sullo stesso piano sia le esigenze sessuali maschili che quelle femminili.

Non si tratta di un’opera isolata: ve ne sono moltissime altre dello stesso genere sia in India che in tutto l’Oriente, ne ricordiamo alcune: Ratirahasya (segreti d’amore), Panchasakya, (le cinque frecce), Smara Pradipa (luce dell’amore), Ratimanjari (ghirlanda d’amore), Rasmanjari (germoglio d’amore).

L’opera fu tradotta in inglese alla fine dell’800 ma recentemente è stata fatta una nuova traduzione dall’originale che, si dice, sia più fedele all’originale in quanto non più legata ai pudori dell’età vittoriana.


La fellatio

Fellatio, perché piace agli uomini?

Ha implicazioni psicologiche, scatena fantasie. Ma attenzione: non sempre c’è da sentirsi “usate”, in realtà il potere è tutto al femminile.

I piaceri del fellatio erano probabilmente conosciuti anche nell’alba dei tempi. Infatti esistono immagini egiziane molto antiche che sembrano suggerire l’attività fellatoria.

In India l’arte del fellatio ha una storia lunga, presente in uno dei primi manuali di amore, il Kama Sutra (ca. 100-300 A.d.) ha un capitolo intero su Oparishtaka, ” congresso della bocca “.

In India inoltre è conosciuto come il mukhamethuna (“zangolatura orale”) ed ambarchusi (“mango-frutta che … ).

La fellatio, consiste nel succhiare il pene maschile: la tecnica più comune e quella di iniziare a stimolare il glande (la parte superiore) attraverso piccole leccate o colpi di lingua, per poi iniziare una stimolazione dall’alto verso il basso con la totalità della bocca, facendo scorrere su giù le labbra della bocca, mantenendo sempre la lingua in movimento rotatorio intorno all’asta del pene. Ovviamente ogni individuo mette la propria “arte” nel compiere l’impresa e tutte le forme sono ben accette.

La fellatio può portare facilmente un uomo all’orgasmo e quindi all’eiaculazione, qui stà al desiderio della donna, decidere se ricevere dentro la bocca il liquido spermatico maschile, oppure no.

 

Sono molte le donne che non la amano: sarà per il sapore, sarà perché si sentono impacciate o, forse, perché non amano quel senso di sottomissione che a volte può implicare. Peccato che, invece, gli uomini ne vadano matti e non perdano occasione per insistere sul tema… molti addirittura sembrano preferirla alla penetrazione, con buona pace di mogli, amanti e fidanzate. Stiamo parlando della fellatio, e la domanda sporge spontanea: perché ai maschi piace così tanto?

La fellatio regala sensazioni molto intense, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Primo, perchè l’interno della bocca è più vario e mobile di quello della vagina, perciò per molti la stimolazione è più “interessante”; in secondo luogo, perché ricevere un rapporto orale permette di concentrarsi sulle proprie sensazioni: non c’è ansia da prestazione, è praticamente impossibile “fare cilecca”, lui non deve occuparsi della compagna, toccarla, accarezzarla. E’ libero di pensare solo a se stesso. Certo, magari potrebbe capitare che lei si aspetti che prima o poi la cortesia venga ricambiata… ma è qualcosa di cui occuparsi in seguito. In quel preciso momento il maschio è il solo e unico protagonista della scena. In genere, invece, fare l’amore non permette egoismi perché la partner ne rimarrebbe delusa.

Per un uomo, poi, essere posseduto dalla bocca di una donna dà la sensazione di essere accettato e apprezzato anche nelle sue parti più intime e nascoste, parti in cui spesso si concentrano dubbi e “paranoie”.

Infine, il piacere maschile è legato anche alle immagini, e per un uomo è già di per sé appagante vedere una testa china sul pene, magari in ginocchio davanti a lui. Può immaginare di avere a che fare con una donna sottomessa, piegata al suo volere e desiderosa di soddisfarlo fino in fondo, senza chiedere nulla in cambio. Un’idea che a volte può imbarazzare e fare sentire la partner “usata”. In realtà il potere è tutto al femminile: è lei ad agire, a decidere se fermarsi o prolungare. Se ci si focalizza su questo aspetto (oltre al fatto che è infinitamente bello dare piacere alla persona alla quale si vuole bene), si possono superare le eventuali resistenze.

Andare incontro alle fantasie del proprio compagno non è sbagliato, anzi. Riflettiamo: il sesso è un gioco, e nel gioco non esiste parità. E’ come tra i bambini: c’è sempre chi “comanda” e chi “esegue”. L’importante è che, così come nel gioco, anche nel sesso ci sia l’alternanza, il dualismo continuo tra essere attivi e passivi.

Molte donne sono preoccupate dalla “tecnica”. Tranquille: il rapporto orale gli piacerà comunque anche se non perfettamente eseguito, proprio per le implicazioni psicologiche e le fantasie che può scatenare.