L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il profumo nella storia

La storia del profumo si perde nella notte dei tempi.

Inizia quando l’uomo scopre che bruciando alcuni particolari tipi di legname e di resine si sprigionano odori e venti profumati. Non a caso l’etimologia stessa del termine ci porta al “per fumum”, cioè attraverso il fumo. Le dense nubi profumate di mirra e sostanze aromatiche erano utilizzate nei riti religiosi, soprattutto durante le offerte agli dei, raggiunti al di là del cielo, in una dimensione extraterrestre. Presto però il profumo e il senso a lui connesso divenne uno strumento di seduzione dalle altissime potenzialità.

Narra Plinio che l’origine dei profumi va fatta risalire ai Persiani. Secondo le sue osservazioni costoro ne erano sempre impregnati. Ereditarono il patrimonio culturale dai loro antenati, i Medi, popolo di maghi e di scienziati, esperti in numerose arti tra cui la cosmesi e la profumeria.

Le miniature persiane ritraggono spesso nobili e divinità nell’atto di aspirare delicatamente la fragranza di fiori circondati da immagini di corolle stilizzate. Il giardino era luogo sublime, tant’è che nel Corano il paradiso prende il nome di pairidaeza o “giardino cintato”.

Tra i Babilonesi i soldati si spalmavano il corpo di balsami profumati durante i riti propiziatori che precedevano le battaglie.

Egizi e Assiri, solo per citare alcune delle civiltà più antiche, attribuivano un potere magico-sacrale ai profumi. Proprio grazie alla loro natura eterea e ai benefici effetti sull’organismo vennero attribuite a queste sostanze caratteristiche divine tanto da essere considerate il mezzo attraverso il quale gli dei comunicano con gli uomini.

The Roses of Heliogabalus by Sir Lawrence Alma-Tadema

I primi documenti sulla profumeria risalgono agli Egizi. In questa civiltà alle fragranze, la produzione delle quali era di sola competenza dei sacerdoti, era attribuita la proprietà di fare da tramite alle aspirazioni umane nell’aldilà. Emblematico è il rituale dell’imbalsamazione: alla morte del Faraone, il suo corpo era privato delle viscere, pulito con olio di pino, riempito di essenze come mirra, cassia e cedro ed infine avvolto in bende impregnate di oli aromatici.

Ma via via che il lusso e la raffinatezza entrarono nella vita privata, gli Egizi iniziarono ad impiegare le sostanze odorose anche nell’igiene quotidiana.

Nella tradizione indiana ogni profumo viene identificato con una divinità, e le fragranze più pregiate trovano corrispondenza con le parti del corpo. Tra queste, legato al culto di Krishna è il sandalo della cui fragranza sono impregnate le vesti usate nelle celebrazioni rituali. Già nella cultura egizia al significato magico-sacrale si sommò quello più profano, legato all’arte del sedurre. Le donne egizie si spalmavano sul corpo balsami e posavano sulla loro raffinata acconciatura pomate profumate.

Anche in Mesopotamia, all’interno di laboratori vicini ai templi, si maceravano piante fresche di rosa, giglio, melograno e mirra da utilizzare sia durante le liturgie che per profumarsi e curare malattie. Lo stesso Alessandro Magno, quando spostò la capitale a Babilonia, soleva profumare le sue suntuose tuniche e stanze.

Le donne dell’antica Grecia, imitando la loro dea preferita, usavano oli aromatici e profumi per ogni parte del corpo, oltre a balsami e pomate odorose. I profumi erano simbolo di lusso e raffinatezza e quelli più costosi e rari, frutto di un lungo processo di macerazione, provenivano da Delos e Corinto.

Secondo diverse testimonianze e scritti dei poeti, le nobildonne romane spendevano cifre inestimabili per la cosmesi e la cura del loro corpo. Gli aromi più diffusi erano il balsamo storace, l’incenso e la mirra. Seguirono l’aroma agrumato del limone, il bergamotto e il sandalo provenienti dai territori persiani. Ma la vanità romana non era solo femminile. Anche gli uomini delle famiglie patrizie trascorrevano il loro tempo dedicandosi alla cura del sé e della loro bellezza: bagni, terme, massaggi e unzioni facevano parte della vita quotidiana.

Non si profumavano solo il corpo ma anche i capelli, gli abiti ed il letto, e persino l’amata, la schiava favorita e il cavallo. Inoltre profumavano i templi, le tende, le portantine e persino le vele delle navi.

Gli Arabi di religione Islamica erano famosi per i loro piaceri sensuali e per il loro gusto per le cose belle, e in modo particolare per tutti i tipi di fragranza. Gli Arabi furono i primi ad utilizzare l’alcol e a ideare il processo di distillazione tuttora conosciuto. Fino ad allora le fragranze venivano utilizzate sotto forma di essenze che diventavano rapidamente rancide. L’invasione della Spagna da parte dei Mori ha portato le fragranze in Europa.

Nel Medioevo le crociate importano dall’Oriente materie prime e tecniche del profumo. Al seguito dei Cinesi e degli Arabi, gli alchimisti d’Europa scoprono l’alcol etilico e la distillazione. Dopo i viaggi di Marco Polo, inevitabilmente, il commercio delle spezie s’intensifica. I profumi, si crede, disinfettano e proteggono dalle epidemie: i ricchi portano bocce da profumo piene di muschio, d’ambra o di resine aromatiche. L’uso del profumo accompagna la nascita di un certo stile di vita. I poeti cantano liricamente la femminilità. Nonostante gli avvertimenti della Chiesa, gli uomini galanti e le loro dame assaporano i piaceri della carne nella sensualità dei bagni profumati.

Il Rinascimento propone una nuova visione del mondo. Architetti, ingegneri, artisti e letterati viaggiano in Europa. È l’età d’oro del mecenatismo e dell’arte. Dopo le ricette alchemiche, appaiono i primi trattati di chimica.

Il Rinascimento fu un periodo molto produttivo, grazie all’interesse di nobili come Caterina Sforza, Isabella e Alfonso d’Este, Lucrezia Borgia, Cosimo de’ Medici, i quali amavano molto i profumi, e grazie anche all’arrivo di materie prime fino allora sconosciute portate dagli esploratori di ritorno dai loro grandi viaggi.

La Spagna deteneva in quel periodo il monopolio di ingredienti quali muschio, ambra grigia, zibetto, sandalo e bergamotto, che servivano anche per impregnare le pelli conciate con le quali si producevano guanti e cinture.

In Inghilterra fu la regina Elisabetta I a dare l’impulso decisivo allo sviluppo della profumeria; essa, infatti, impose alle sue suddite di coltivare fiori da essenza e ad imparare a produrre in casa acque odorose e diffuse l’uso dei pomanders, palline a base di ambra che era solita tenere in mano per allontanare le infezioni.

In Italia si era all’avanguardia nell’arte dei profumi: Firenze, Venezia erano celebri in tutta Europa per i loro laboratori, ed è proprio a Venezia che furono pubblicati i primi libri sull’arte della cosmesi e della profumeria.

Bisogna aspettare il 1533 anno in cui Caterina de Medici arriva a Parigi accompagnata dal suo astrologo di fiducia e dal suo profumiere personale perchè in Francia la profumeria cominci a diventare una cosa seria, ma in breve tempo gli artigiani francesi divennero dei veri esperti. Luigi XIV il Re Sole era profumatissimo e così pure il suo successore Luigi XV e le sue famose amanti, la Pompadour e la du Barry, le quali spesero fortune dai profumieri.

Il 1900 è la Belle Epoque, il profumo diventa un prodotto di lusso, ha ormai un nome e un flacone. L’Art Nouveau scatena l’entusiasmo. Per quanto riguarda il profumo, Coty, creatore d’avanguardia, unisce i suoi talenti con quelli di Lalique e fa del profumo un vero prodotto di lusso. Per quanto riguarda la moda, addio ai falsi sederi: Poiret reinventa la silhouette della donna.

Negli Stati Uniti comincia la marcia della bellezza con i primi istituti di cura del corpo e di cosmesi di Elisabeth Arden e di Helena Rubinstein, che solo molto più tardi fabbricheranno profumi.

Storicamente è agli inizi del ‘900 che vengono per la prima volta utilizzati prodotti di sintesi: Flomary è il primo profumo che contiene “aldeidi”, derivati degli idrocarburi che danno una sensazione di freschezza e consentono agli aromi di espandersi; ma la vera affermazione dei sintetici si deve a Ernest Beaux che crea negli Anni Venti per Coco Chanel il famosissimo N.5 nel quale vengono utilizzate le aldeidi in gran quantità. Componenti naturali e prodotti di sintesi sono poi uniti a sostanze che hanno il compito di “ancorare” il profumo alla pelle, sono questi i fissatori, le cui caratteristiche sono quelle di essere poco volatili, incolori, solubili nell’alcol e negli oli essenziali; fra questi, pregiatissimi sono quelli di origine animale: ambra, muschio, zibetto e castoro, di difficile reperimento, molto rari e costosissimi.

Attualmente il significato simbolico dell’incenso rimane forte all’interno delle religioni orientali e occidentali, ma forse l’uso dei profumi ha assunto molta più importanza nella cosmesi. Il profumo rappresenta un forte conduttore di messaggi e oggi più che mai la comunicazione è al centro del nostro sistema. Attraverso il profumo comunichiamo con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

Il profumo stimola tutto ciò che appartiene alla parte più irrazionale della mente. Ha il potere di far rivivere momenti e sensazioni che appartengono a un lontano passato. Porta con sé messaggi e ricordi che indissolubilmente si legano ai più intimi pensieri. E non c’è forte sensazione che non sia accompagnata da impercettibili profumi.

 

 


Le preziose donne del ‘600


Il “Salon” fu, nel ‘600, uno dei rari spazi di libertà in cui la donna poteva esprimersi. Questi luoghi di incontro, culturale e mondano, in cui donne e uomini della nobiltà e dell’alta borghesia si riunivano per conversare, furono fondamentalmente una creazione femminile; organizzati e diretti da grandi signore, questi salotti offrirono alle donne un luogo di libertà, potere e piacere. Regine e principesse avevano sempre avuto la possibilità di riunire intorno a sé uomini e donne la cui occupazione principale era la conversazione e questa tradizione dei cenacoli letterari, iniziata nel Medioevo ( les cours d’amour) nelle varie corti europee, continuò fino al ‘700 ( basti pensare alla favorita di Luigi XV, la marchesa di Pompadour), ma all’inizio del ‘600, in Francia, questi centri di cultura si spostarono dalla corte del re ai palazzi dell’aristocrazia parigina e le donne ne furono le principali animatrici, donne colte che, con determinazione, avevano voluto approfittare di tutte le possibilità a loro disposizione per istruirsi. Molte di loro avevano infatti incominciato a studiare ascoltando in un angolo le lezioni impartite ai loro fratelli. Fu così, per esempio, che Mme de Brassac, la governante del futuro Luigi XIV, imparò il latino, continuando poi da sola lo studio della lingua per poter leggere i testi degli autori antichi e moderni. Il modello di salotto alla francese, luogo per eccellenza in cui si ricercavano solo i piaceri dello spirito, fu fissato dalla Marquise de Rambouillet. Questa nobildonna, la cui madre italiana, donna di grande intelligenza e cultura, non aveva trascurato l’educazione della figlia, era dunque bilingue e più tardi imparò da sola lo spagnolo per perfezionare la sua cultura letteraria. Alle qualità intellettuali Mme de Rambouillet aggiunse quelle del carattere ed una reputazione senza macchia che spiega l’amore e l’ammirazione del marito, sempre al suo fianco. Non amando la volgarità della corte di Enrico IV ed essendo poi il marito caduto in disgrazia presso Richelieu, Mme de Rambouillet decise di ricreare nel suo palazzo una “corte” a suo piacimento. Di salute cagionevole, soffriva di una strana malattia che le impediva di esporsi al calore del fuoco e ai raggi del sole. Questo spiega perché Mme de Rambouillet prese l’abitudine di ricevere gli ospiti nella sua camera da letto tra l’alcôve (spazio attorno al letto delimitato dalle tende) e la “ruelle”(spazio tra un lato del letto ed il muro) per poter conversare al caldo e senza affaticarsi. Mme de Rambouillet fu dunque la prima di una lunga serie di donne chiamate “Preziose” perché davano “prezzo” (valore) a molte cose a cui mancava, a cominciare da loro stesse. Un valore al quale non erano disposte a rinunciare, dato che erano coscienti che i privilegi che potevano avere come classe, non le salvavano dagli svantaggi che avevano come sesso. Le Preziose, all’inizio, erano solo nobildonne parigine, i cui mariti erano o particolarmente liberali o assenti o morti; altre, invece, come Madeleine de Scudéry, una delle scrittrici più popolari della sua epoca, erano nubili. Donne indipendenti, ma l’indipendenza non era sufficiente, occorreva aver acquisito anche un minimo di cultura e le donne colte, nel ‘600, erano solo quelle che avevano voluto esserlo, utilizzando ogni mezzo, anche l’astuzia e l’inganno. Tra il 1630 e il 1661 il numero dei salotti si moltiplicò a Parigi. Il più importante rimase quello della marchesa di Rambouillet, questo centro di mondanità e di cultura diventò in breve tempo una vera e propria istituzione che contribuì a diffondere un movimento, che divenne una moda culturale, uno stile di vita e una precisa posizione di pensiero e di politica: la Preziosità. A partire dal 1650 l’importanza di questo salotto, situato in una suntuosa dimora accanto al Louvre, fu progressivamente superata da quello di Mademoiselle de Scudéry che creò un proprio salon nel suo palazzo del Marais, frequentato da aristocratici, borghesi e letterati tra cui Madame de Sévigné e Madame de La Fayette. Nella seconda metà del ‘600 molti altri salotti nasceranno in tutta la Francia, parallelamente all’ascesa della borghesia. Lo sviluppo di questi “salons” fu un fenomeno sociale che si organizzava intorno alla donna. Intorno a lei si elaborò un vero e proprio cerimoniale estremamente raffinato.Gli ospiti ammessi al salotto venivano accompagnati da un servitore fino alla camera da letto della padrona di casa che riceveva dunque l’invitato coricata o seduta ai piedi del letto. L’ospite, dopo aver salutato con riverenza la dama, si accomodava insieme agli altri nella “ruelle” adiacente.

Asse centrale di queste riunioni era la conversazione, intesa come forma di relazione sociale e come lo strumento più idoneo per imparare, insegnare e comportarsi. La letteratura era uno dei temi preferiti al centro dei dibattiti, ma si discuteva anche di filosofia, politica, società e, in particolare, della condizione femminile. Le Preziose rivendicavano infatti l’uguaglianza della donna, il suo diritto alla cultura, la sua libertà di scelta, soprattutto nei confronti del matrimonio.