L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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L’Utopia di Wilhelm Reich

“Ogni specie di moralismo è negazione della vita e il compito più importante di una società libera è quello di dare a tutti i suoi membri la possibilità di soddisfare i bisogni naturali.”

Wilhelm Reich (Dobrzcynica 1897 – Lewisburg 1957)
Psichiatra e psicoanalista austriaco,La rivoluzione sessuale,Die Sexualitaet im Kulturkampf, 1936

 

 

L’indagine sull’Eros fonda i suoi rizomi in remoti saperi d’Oriente. Certo filo dia-logico è sopravvissuto, qui in Occidente, a margine di pensieri che peregrinano l’Umanesimo e il Rinascimento (alchimia e magia), nella pratica di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Campanella, fin ad approdare a Marx.

La profetica, ma sfocata, visione bruniana, obliqua alle passioni di Spinoza e all’Olografica in nuge di Leibniz, si focalizza nel nuovo ordine formulato da Freud (inconscio e libido); e le sorgive, antropologiche, riflessioni Junghiane.

Ora, dunque, un ribelle, un pioniere: Wilhelm Reich. Reich curiosità arguta e fine, Reich, genio. Caposcuola di Alexander Lowen, studia per anni l’amplesso “psiche-soma”. Mostra l’esistenza di un’energia che pulsa in ciascun organismo, e senza sosta cerca la decifrazione della vita viva. Egli valica barriere concettuali, disvela la calle che conduce a Kundalini; vilipesa dalla concezione meccanicistica, figlia del dualismo cartesiano.

In armonia col maestro Freud, identifica nella realtà sessuale del paziente, l’origine capitale del disagio, e cioè: una cospicua porzione della vita psichica è accudita da processi inconsci; i bambini accrescono un vivace erotismo la cui energia è il motore; la sessualità infantile rimossa reca dolorosi strascichi alla prosperità interiore; la formale morale coercitiva, ben lungi dall’essere trascendente, è somma di misure oppressive abili a reprimere la sessualità nell’infanzia, nella pubertà e nell’età adulta.

La monacale attenzione al corpo e alla sua funzionalità scorta Reich a sensazionali scoperte e i suoi scritti rendono chiave di lettura e risoluzione alle questioni moderne. Desueto: non è lemma che si confà a questo talento, né alla sua opera. Gli studi in ambito fisico, biologico e psicoanalitico, accendono nuovi scenari e fresche metodologie, che allorché applicate assicurerebbero più stima per la vita, e maggiore presa d’atto.

Merleau Ponty asserisce: “Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo; è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all’oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all’opera d’arte.

Esser creatura denota legarsi a un luogo definito; la nostra, per di più, non è in origine nello spazio, bensì vi s’inserisce. La sua spazialità è nella misura in cui essa si compie. Un corpo che muove nello spazio, che «acciuffa» e «comprende» tale oscillazione, non con la sola vista o il sol tatto, ma con compiutezza di esser carne. Le parti del corpus non sono dispiegate l’una accanto all’altra, ma implicate l’una nell’altra: in un’esperienza integrale, grazie alla quale i “contenuti visivi e tattili” vivono a solo titolo d’istanti inseparabili.

È qui partecipe un connubio indissolubile tra sessualità, conoscenza, e volontà in potenza. Freud stesso definisce erotismo “la capacità generale di un soggetto di adeguarsi ad ambienti diversi, di crescere attraverso differenti esperienze e di acquisire nuove strutture di condotta”. Il vissuto orgastico fornisce il passpartout dell’esistenza, poiché vi si proietta la misura d’essere. La sessualità, ergo, non identifica l’esistenza, ma si elegge ad accessorio capitale come la vista o l’udito.

I prodromi fisici a sè legati costituiscono le molte manifestazioni di malessere, giacchè quintessenza dell’individuo rispetto all’esistenza.

Merleau-Ponty richiama l’essenziale differenziazione husserliana di Körper: macchina anatomica cartesiana oggetto di scienza, e di Leib «Io posso» (Ich gehe) unità originaria e vissuta della coscienza. A partire dalla descrizione fenomenologica di attuale differenza, il pensatore d’Oltralpe si candida a reinventare una genealogia della coscienza per sottrarsi con giustizia all’impasse del dualismo cartesiano. Egli stesso attesta:

Con il mio corpo (Leib) io mi impegno fra le cose, esse coesistono con me in quanto soggetto incarnato, e questa vita nelle cose non ha nulla in comune con la costruzione degli oggetti scientifici, […] io comprendo l’altro tramite il mio corpo, come tramite questo corpo percepisco delle “cose”.

Ebbene, Il filosofo esige allora sottolineare, l’incipit in base al quale a partire da carnalità agita, da relatività connaturata, là è plausibile frequentare tanto la vita quanto verità intersoggettive. È in tal “singolare sapere” che rintracciamo il mondo e l’umanità, «solo perché siamo un corpo», e persino la scienza e la filosofia stessa si scoprono barbicate, ancor prima di qualsivoglia conoscenza etica, dianoetica e puramente intellettuale.

Amerò appaiare siffatta profonda folgorazione alle teorie di Reich, dacché ne riflette veridicità e forza. Incontrare l’ambiente preannuncia l’innescare di una chimica che accorda il corpo e si trasmuta in azione. L’incanto fisiologico di cui siamo struttura, contiene e opera come un congegno di precisione, con discordi frequenze da soggetto a soggetto, ciò ci rende unici, come esclusive e impareggiabili sono le espressioni sagge e raffinate. Nella società astratta che egli figura, l’individuo non riceverebbe obbligo di precetti morali a garanzia del mutuo rispetto, giacché ognuno scorgerebbe davvero in sé, nell’etica “naturale”, il valore di un’armoniosa coesistenza.

Per lo scienziato austriaco, qualora la società suggerisse regole a maggior misura tolleranti e non soffocanti la potenza orgastica, non si renderebbe tassativa la sottomissione a una probità coatta, in tal criterio si eclisserebbero perversioni, sadismo e atto masochistico. Finanche il complesso d’Edipo non giungerebbe a insorgere, impugnando così la stimata unicità di tal freudiano complesso. Tanto è vero; in una società ideale atta a non boicottare l’erotismo infantile, gli infanti potrebbero serenamente consacrarsi a trastulli genitali senza sovraccaricare l’impulso di rinuncia al corpo materno. Seppur il bambino vi abdicasse, avulso da rischi e incagli, nutrirebbe le intime pulsioni distante da illogiche colpevolizzazioni.

Persino la nozione d’istinto di morte elaborata da Freud viene posta in controversia. Reich ritira qualsiasi tesi di distruttività costituzionale e consacra la natura accessoria di ogni comportamento antisociale che abbia radice in strutture difensive sviluppate dall’Io all’ombra di un’educazione punitiva e assolutista. Le forze distruttive figliano pertanto da una passione mal appagata in virtù di modelli sociali indirizzati ai richiami delle classi di potere. Egli rimarca come la società odierna sia latrice di una moltitudine di norme volte a reprimere, puntellando che grazie al metodico avvilimento di una sessualità naturale, l’economia capitalistica persegua i propri fini di manipolazione e asservimento dei ceti più deboli: di fatto un deperimento dell’autostima e della forza d’intraprendenza e rivolta.

Reich disapprova in egual misura la tesi freudiana in cui civiltà ed evoluzione formativa scaturiscano da un’esaltazione di parte della libido; eco di rinuncia alla gratificazione. Infatti, laddove Freud avvalora come l’affettivo ammontare delle pulsioni non agite sia gregario della sublimazione per il perseguire di fini socialmente utili, Reich elabora: l’energia repressa non dà genesi ad azioni creative o costruttive tout court; di contro la frustrazione convoglia a una reale atrofia dello spirito d’intraprendenza. La rinuncia libidica pertanto, è humus di tutte le psicopatologie e numerose affezioni somatiche quali i tumori.

L’energia sessuale è biologica, e ogni suo altro impiego, spetta essere una digressione dal suo corso spontaneo.La natura innanzi positiva dell’uomo la si ritrova in sparuti individui che, godono ancora una sessualità genuina, e cioè di un carattere genitale. Artisti, poeti e filosofi hanno matrice maieutica: la sagacia di progettare inconsciamente la realtà in cui interagiscono; essi profetizzano orizzonti per il volgo non proprio agibili.

Freud assicura che urgano uomini audaci di fantasticare prima di comprovare. Il modernismo viennese di cui Freud e Reich sono fulgidi talenti, tentò di arricchire e fondere il sapere orientato ai fondamenti di Darwin. Debuttarono, così, vergini prospettive nella medicina, nelle arti, nella filosofia, e nell’economia; un dialogo che permane ancora. Ciò che siamo non sta più nei geni altresì nella cultura. L’attività sinestetica indotta dall’uso di essenze vegetali psicoattive, nel moto dei millenni, inalvea un cosmo interiore lungi dalla coscienza ordinaria. Sia il sistema immunitario, sia la coscienza, apprendono, discernono, rammentano. La coscienza ordinaria merce finale di un processo di filtrazione, e dell’esperienza psichedelica quale antitesi di questa edificazione, è stata proposta da Aldous Huxley. L’esercizio dell’innominabile astrae e ricava lo spettacolo della vita tramite atti d’immaginazione. Gli allucinogeni possono esporre l’individuo alla ruggente forza del Tao. L’impatto di questa chimica nella dieta è stato più che psicologico: tale uso è garante d’indivise funzioni psichiche che leghiamo all’immagine di umanità. La società, oggigiorno, riterrà arduo gradire giacché ha reso tabù l’estasi indotta da mezzi farmacologici. Come la sessualità, e gli stati alterati di coscienza, sono illeciti perché consciamente e/o inconsciamente connessi al mistero delle origini. Tali pratiche dilatano i confini e minacciano il dominio di un ego non riflessivo.

Terence McKenna dichiara che comprendere l’essere umano palesi interpretare la sua unicità. La ferrea lottizzazione tra umanità, e resto della natura, è così appariscente che, per i pensatori prescientifici fondava prova sufficiente che fossimo divinamente i pupilli del creato –diversi-, e più conformi a dio. Caratteristiche e conquiste che ci contrassegnano possono ascriversi alla categoria delle attività cognitive: danza, filosofia, pittura, poesia, sport, meditazione, fantasie erotiche, politica, autointossicazione estatica. Siamo davvero Homo sapiens, l’animale pensante; creiamo inusuali opere e propugniamo profondi modelli teorici e matematici dei fenomeni. E gli umani si distinguono anche, per il numero delle diverse sostanze delle quali fanno uso, e alle quali divengono assuefatti; i nostri atti sono tutti frutto di quella dimensione.

Materialismo, estraniamento dalla natura, mancanza di soddisfazioni professionali in un mondo del lavoro meccanizzato e senza vita, noia e mancanza di scopi in una società ricca e iper-satura, la perdita di un fondamento filosofico della vita dotato di senso. Una “nuova consapevolezza della realtà” che potrebbe diventare la base di una spiritualità non fondata sui dogmi delle religioni esistenti ma nella visione interiore di un senso più alto e più profondo dell’esistenza” “Quando certe visioni saranno interiorizzate nella nostra coscienza collettiva, potrà essere questo il punto di partenza da cui la ricerca scientifica e coloro che finora hanno distrutto il pianeta – la tecnologia e l’industria – serviranno lo scopo di riportare il nostro mondo a ciò che era all’inizio: il giardino terrestre dell’Eden. Questi concetti sono stati espressi dal genio della chimica che si trasforma così in un profondo filosofo della natura ed un critico visionario della cultura contemporanea.

La distanza critica dall’euforia della generazione hippie – flower power sull’LSD non ha fatto mollare Albert Hofmann, pur ammettendo di essere il padre di un “bambino difficile”, come sottolinea in uno dei suoi lavori più conosciuti, ha sempre evidenziato i rischi derivanti da un uso incontrollato della sostanza. Esperienze psichedeliche in un setting sicuro possono aiutare la nostra coscienza ad aprirsi a questa sensazione di connettersi ed essere un tutt’uno con la natura.

L’LSD ed altre sostanze correlate non sono droghe secondo il senso comune, ma fanno parte delle sostanze sacre, utilizzate per migliaia di anni in settings rituali. Gli psichedelici classici come LSD, Psilocybina e Mescalina sono tutte caratterizzate dal fatto di non essere nè tossiche nè di indurre dipendenza. Mi preme a questo punto delineare le forme della Grandezza Umana sono il Santo, il Saggio e il Genio.

I cammini che gli uomini scelgono per conseguire la più ampia e profonda coscienza della realtà sono diversi. La religione, l’arte e la scienza, cercano con mezzi propri la via che possa condurre alla conoscenza unificata dell’uomo e dell’universo.

Il Santo cerca l’unione e la fusione per la contemplazione o per l’amore.

Il Saggio arriva ad essere umile seguace del comportamento della natura. Per poter conoscerla deve rispettare il suo corso, descrivere la sua morfologia e udire i suoi segreti palpiti.

L’Artista dalla sua parte, tenta di rivelare realtà interne che sono, nel fondo, realtà cosmiche. Si rimanda così a uno strumento lucido delle forze di organizzazione e creazione che si fanno presente in lui, in maniera imperativa. L’Artista si sperimenta a sé stesso, compartecipando nella creazione universale.

In ogni essere umano alitano le forme di grandezza umana. In ogni essere umano dorme un titano, un genio, un amoroso.

Gli effetti che hanno le droghe, che espandono la coscienza nell’uomo comune, gettano molta luce sulla comunicazione della grandezza interiore, addormentata o latente; si collocano nell’esperienza della totalità.

Il sentimento di intimo vincolo con se stessi, con la natura e con il prossimo, è una esperienza

suprema che si ha rare volte nella vita. Sperimentarla una sola volta, permette di iniziare un cambio di comportamento verso sé stessi e verso gli altri.

Il sapere con “certezza” che non siamo esseri isolati, ma bensì che partecipiamo nel movimento unificatore del cosmo, basta per spostare la nostra scala di valori. Ma questo sapere con certezza non è un sapere intellettuale, è un sapere più commovente e trascendente.

Gli egiziani nel Libro dei Morti fanno riferimento al potente sentimento di unità ontocosmologica: “ Sono una parte delle parti, della Grande Anima Incandescente”.

Per gli uomini di questa civiltà, minacciati, depressi, tirannizzati dalla meccanizzazione e dalle ideologie, la possibilità di raggiungere uno stato di coscienza amplificata è quasi impossibile.

I nostri abiti mentali ci hanno svincolato dalla totalità.Questo ci fa pensare che la riscoperta degli effetti delle droghe “enteogene” espansore della coscienza e il conseguimento della sintesi chimica del LSD-25, la mescalina e la psilocibina, rappresentano per l’umanità una grande speranza. Questa speranza non è esenta di pericoli, giacchè non tutte le persone che ingeriscono queste droghe raggiungono la esperienza suprema. La integrazione psicologica previa alla esperienza lisergica è molto importante, così come la

presenza di una guida che conosca la fenomenologia degli effetti e senta una calda affinità per la persona iniziata. L’esperienza lisergica permette la percezione di se stessi e l’apertura amorosa, la quale, in grande scala, può correggere il destino di estinzione verso cui si orienta l’umanità attuale.

Affermava Max Planck:: “è di fondamentale importanza che il mondo esterno sia qualcosa di indipendente dall’uomo, la ricerca delle leggi che si applicano a questo assoluto mi parve lo scopo scientifico più alto della vita.” E nella ricerca dell’assoluto Reich concorse attraverso la sua penetrazione scientifica nel micro e macro cosmo, tracciando valori morali, oggi carenti, quali rivelazioni di leggi spontanee assolute che vanno ben oltre la stessa psiche: “ L’amore, il lavoro e la conoscenza sono alle origini della nostra vita, dovrebbero anche governarla.” Il dramma sta pertanto nel diniego della sessualità naturale con logico accrescimento della perversione, per limitare la quale, l’umano, in patetico circolo vizioso, scagiona il blocco della prima.

L’opera di Reich e del suo allievo Lowen, sorregge a divenire singoli solidi, sicuri, orgogliosi e colmi di dignità nel portamento come nella relazione, con peculiare sensibilità alla semplicità. Un intimo accordo con la natura riscatta da quei vincoli che ad essa indispongono.

 

 


Eros e Logos: energia vitale e pianificazione

Si deve al filosofo greco Platone lo sviluppo del concetto idealistico di Eros che influenza ancora il pensiero della società attuale.  Platone non considera l’attrazione fisica una componente fondamentale dell’amore e con questa accezione l’amore platonico è rimasto ancora nel linguaggio attuale ad indicare una relazione molto intensa tra due persone che trascende dall’attrazione sessuale. Ma il concetto è in realtà più complesso.
Nel famoso dialogo scritto da Platone, il “ Simposio”, ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fiore degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria sull’Eros. In questo dialogo Platone considera che inizialmente nei confronti di una persona si può provare amore o Eros, nella sua componente di attrazione fisica, ma la contemplazione può portare questo sentimento a divenire un apprezzamento della bellezza spirituale, o della bellezza in senso ideale. L’Eros può aiutare l’anima a “ricordare” la Bellezza nella sua forma pura. Ne segue che l’Eros può contribuire alla comprensione della Verità.
Da ricordare che per Platone gli oggetti fisici sono rappresentazioni impermanenti di idee immutabili e che solo la conoscenza delle Idee conduce alla Verità. Il mondo delle Idee infatti è perfetto. Le idee non sono però semplici rappresentazioni mentali frutto del nostro intelletto, non fanno parte del mondo fenomenico e si possono vedere solo con l’occhio della mente. Stanno in un altro mondo, l’iperuranio, e sono il vero essere.

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Un altro concetto cardine è la metempsicosi o trasmigrazione delle anime, secondo la quale l’anima, prima di trasmigrare, ha contemplato gli esemplari perfetti delle cose, per cui la conoscenza, per Platone, è reminiscenza o anamnesi, non deriva dall’esperienza, ma è innata.
In definitiva Platone considera l’Eros desiderio di completezza e unione, espressione di un bisogno di saggezza e verità. In questo senso diventa sinonimo della filosofia, che per definizione significa amore per la saggezza. E dal momento che la saggezza è la più grande delle virtù ne consegue che l’Eros esprime il desiderio per il bene più grande. Il bene di cui si parla è assoluto, cioè unico, perfetto, eterno e immutabile.
Platone considera dunque la passione erotica come un desiderio che guida l’essere umano in tutte le aspirazioni della vita. A causa della nostra finitezza, non ci è possibile raggiungere la perfezione e mantenerla in modo duraturo. Ma la perfezione dell’uomo non consiste tanto negli obiettivi che si propone di raggiungere, ma nella direzione seguita. Le idee perfette, infatti, fungono da riferimento nelle nostre azioni e ci portano a migliorare, a maturare e ad avvicinarci alla perfezione attraverso un processo evolutivo.
Il fondamento dell’impulso erotico è il poter procreare, rinnegando la morte. Creare, non solo in senso fisico, ma anche opere del pensiero che ci garantiscono l’immortalità. In definitiva, l’eros, ovvero la passione amorosa intesa in senso lato, è l’espressione del nostro desiderio di trascendenza e di immortalità. Il punto di riferimento è l’idea assoluta di bellezza (che è tutt’uno con il bene). L’amore, nella sua soggettività, ha un altissimo valore, espressione dell’aspirazione verso la bellezza ed elevazione progressiva dell’anima al mondo dell’essere, al quale la bellezza appartiene, per cui avvicinarsi all’idea di Bellezza significa avvicinarsi all’Essere e alla Verità.
Nella psicologia freudiana l’Eros, chiamato anche libido, è l’istinto alla vita innato in tutti gli esseri umani. Non è solo sessualità, è il desiderio di creare, produrre e costruire. E’ teso all’ auto-soddisfazione e alla conservazione della specie. Nella sua teoria psicoanalitica Freud oppose all’Eros l’istinto distruttivo di morte detto Thanatos. Questa pulsione porta negli uomini aggressività, sadismo, distruzione, violenza e morte. Le due pulsioni opposte, Eros e Thanatos, convivono in uno stesso individuo e nell’umanità e sono in conflitto.
Freud introduce anche il concetto di sublimazione della libido: tramite questo meccanismo le pulsioni sessuali o aggressive vengono “spostate” verso mete non sessuali o aggressive nell’ambito della ricerca, delle professioni o dell’attività artistica. In questo modo, «la pulsione sessuale mette enormi quantità di forze a disposizione del lavoro di incivilimento e ciò a causa della sua particolare qualità assai spiccata di spostare la sua meta senza nessuna essenziale diminuzione dell’intensità. Chiamiamo facoltà di sublimazione questa proprietà di scambiare la meta originaria sessuale con un’altra, non più sessuale ma psichicamente affine alla prima».
Nel 1925, per difendersi da alcune accuse che la sua teoria aveva suscitato, Freud spiegò che il suo concetto di energia sessuale è più in linea con la visione platonica dell’Eros così come espressa nel Simposio che con l’uso comune della parola sessualità.

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Nella psicologia analitica di Carl Jung Il Logos, termine greco che indica razionalità, viene indicato come l’opposto dell’Eros. Jung considera il Logos come un principio maschile mentre l’Eros è un principio femminile.
Secondo Jung nell’inconscio sono presenti due archetipi antropomorfici, chiamati anima e animus, elementi dell’inconscio collettivo. Nell’inconscio maschile è presente un principio femminile, l’anima, che è caratterizzato dall’Eros. Nell’inconscio femminile è presente il principio maschile , l’animus, che è caratterizzato dal Logos.
Attraverso il processo di “individuazione” un uomo diviene cosciente della sua parte femminile, l’ anima, e dell’Eros. Una donna, invece, diviene più cosciente della sua parte maschile, l’Animus, e del Logos.
La combinazione dell’anima e dell’animus è nota come la coppia divina che rappresenta completezza, unificazione e totalità.
Nella sua essenza, il concetto junghiano di Eros non è dissimile da quello platonico. L’Eros è desiderio di completezza, sebbene possa prendere inizialmente la forma di amore passionale. In realtà è più un bisogno di intimità psichica, desiderio di interconnessione e interazione con altri esseri viventi.
Secondo Roberto Assagioli, a livello mentale l’energia viene messa in moto dal pensiero attualizzato in maniera differente a seconda della tipologia caratteriale di ognuno. Il processo individuale nel quale la mente separa, analizza ed ordina è detto Logos.
L’essere umano può essere definito come un modello di trasformazione energetica, ispirata a modelli etici o a valori quali la ricerca di Dio, del bello, del giusto, forze propulsive tese verso un fine; l’energia del Logos è sincronica, unificante. L’energia dell’Eros è soggetta alla legge di attrazione e di causa-effetto. E’ una forza bipolare, una tensione verso gli istinti di conservazione, aggregazione e riproduzione; questi impulsi si differenziano in impulsi e desideri, si affinano nei sentimenti e si sublimano nelle aspirazioni più raffinate.
Dall’integrazione della forza vitale dell’Eros e del principio direttivo del Logos nasce la vita.
Assagioli identifica 6 funzioni psicologiche che l’Io coordina tramite la volontà:
• a livello fisico considera le sensazioni e gli impulsi o istinti
• a livello emotivo considera i sentimenti e le emozioni
• a livello mentale considera il pensiero, l’immaginazione e l’intuizione.
Queste sono schematizzate nella STELLA DELLE FUNZIONI
stella delle funzioni di Assagioli
1. Sensazioni: osservazione esteriore ed interiore
2. Emozioni, sentimenti
3. Impulsi, desideri, istinti
4. Immaginazione
5. Pensiero
6. Intuizione
7. Volontà
8. Io o Sé personale

L’Eros attiene alle funzioni inferiori della stella numerate 1,2 e 3. Il Logos alle funzioni superiori, 4,5 e 6.
Per uno sviluppo completo della personalità è necessario che tramite un atto di volontà si dia per così dire una forma alla materia, ovvero che le funzioni dell’Eros, come impulsi e sentimenti, siano canalizzati verso un obiettivo comune attraverso le funzioni del Logos, attuando un processo di integrazione di Logos e Eros. In altre parole l’energia, o forza vitale, o Eros si esprime proprio attraverso l’immaginazione, il pensiero, l’intuizione, e viene canalizzata verso un obiettivo tramite un programma complesso, frutto di un atto di volontà dell’Io. Nell’ Atto di Volontà Assagioli parla di pianificazione e programmazione della personalità.

Pianificazione e programmazione
Se osserviamo la vita contemporanea, scrive Assagioli, ci viene presentata una curiosa contraddizione. Si parla spesso di pianificazione e programmazione in campo economico, sociale e tecnico. Dall’altro lato, gli individui spesso vivono senza un piano personale ben definito e senza avere un programma di vita chiaro e consapevole. Eppure una condizione fondamentale per un piano di successo di qualsiasi genere è la pianificazione e la programmazione della vita personale.
La regola più importante di un piano è formulare, in modo chiaro e preciso, la meta che si intende raggiungere e poi tenerla sempre in mente, durante tutti gli stadi dell’esecuzione, che spesso sono lunghi e complessi.
Questo non è affatto semplice, considerando che nell’uomo esiste una tendenza a prestare più attenzione ai mezzi da utilizzare per raggiungere lo scopo, che allo scopo stesso, fino al punto di perderlo di vista. I mezzi spesso lo rendono schiavo. Per esempio l’uomo ha creato e costruito le macchine per incrementare potere e capacità, ma l’uomo molto spesso sopravvaluta l’importanza delle macchine ed invece di possederle, finisce con l’esserne posseduto. L’esempio dell’automobile è molto chiaro: è stata inventata come mezzo di trasporto veloce e confortevole ma attualmente è diventata uno status-symbol, un mezzo di auto-asserzione, un mezzo per scaricare tendenze represse. Infatti piuttosto che esserci preoccupati di inventare modelli in grado di ridurre l’inquinamento sono stati costruite automobili sempre più inquinanti e che richiedono un consumo più alto di carburante. L’automobile è diventata in sé una fonte di problemi e di stress come il parcheggio ed il traffico. Assagioli si riferisce agli anni settanta ma il messaggio è ancora molto attuale. Il processo ha portato alla degenerazione che viviamo oggi.
L’errore non è certo nella tecnologia ma nel modo in cui la utilizziamo, quando cioè perdiamo di vista lo scopo originale.
Lo stesso ci accade ad esempio con il denaro, che facilmente diviene uno scopo in sé, dimenticandoci che è solo un mezzo. Una volontà vigile ed energetica è indispensabile per mantenere i “mezzi” al loro posto, per esserne sempre padrona.
Un’altra condizione fondamentale di un buon programma è che lo scopo sia realizzabile, e non richieda capacità, impegno e risorse che non possiamo avere a disposizione. Se il programma è troppo ambizioso, dice Assagioli, è bene cambiarlo, per evitare frustrazioni ed altri effetti dannosi dell’essere vittima della volontà Vittoriana. Bisogna essere sempre preparati ad aggiustare le proprie aspirazioni. Flessibilità, dunque.
Altra regola fondamentale, la cooperazione. Un motivo ricorrente nel fallimento di molti piani è il fatto che le persone vogliono portare avanti tutto da sole.
Il programma in sé è un processo passo-dopo-passo ma che richiede di mantenere una vision d’insieme. E’ richiesta una visione trifocale: tenere sempre in mente il traguardo e lo scopo da raggiungere, il quadro generale delle azioni necessarie a raggiungerlo, la coscienza del passo successivo. Aver chiaro il prossimo passo, ma sempre in vista del raggiungimento di uno scopo più grande. E’ necessario anche che ogni passo sia compiuto al momento giusto e abbia una durata definita. Ogni fase ha il suo momento favorevole per essere compiuta, ma bisogna tenere sempre a mente la flessibilità del piano, perché la vita può riservare molti imprevisti.
Si può dire che la psicosintesi personale consiste essenzialmente nell’attualizzazione del proprio modello ideale. Una attenta pianificazione ed una paziente esecuzione di un piano di vita sono necessari se si vuole raggiungere la pienezza della propria esistenza e diventare tutto quello che possiamo diventare. Attenzione a non rendere il nostro piano di vita rigido e severo. Diamo spazio al processo di elaborazione, gestazione, accettazione, ed inoltre non dimentichiamoci di coordinare i nostri piani a quelli delle persone che ci circondano e alle regole degli ambienti in cui viviamo.

Un piano di vita è fondamentale ma anche un atteggiamento positivo è necessario al raggiungimento di uno scopo. Una delle tecniche più seguite negli ultimi anni è prendere a modello e sviluppare le qualità di quelle persone che possono essere definite vincitori, persone che hanno raggiunto alti livelli nella loro vita. Le loro principali qualità sono:
Il coraggio. Non significa assenza di paura ma capacità di dominarla. In generale il vincitore nutre una fiducia profonda nelle proprie capacità, nella vita, nelle persone e in qualche principio superiore che lo aiuterà nel momento del bisogno.
Capacità di visualizzare il futuro in modo positivo. Hanno chiaro il loro modello ideale, cosa vogliono essere ed ottenere e riescono a visualizzarlo nei particolari e con la certezza che il futuro è già presente.
Hanno capacità di sognare, ma anche di essere razionali e logici.
Sanno che un progetto si realizza passo dopo passo. Un grande progetto deve essere “fatto a pezzi” se si vuole renderlo attualizzabile. Un progetto troppo ampio scoraggia e confonde anche il più volitivo degli esseri umani, ma un grande progetto diviso in piccoli passi è molto più realizzabile. Non si lasciano prendere dallo sconforto se un intoppo li fa inciampare. Sono flessibili.
Hanno sempre chiara la visione di ciò che è necessario compiere nell’immediato. Sognano,ma non si limitano a sognare:compiono quelle azioni necessarie per trasformare il sogno in realtà. Spesso è importante cominciare.

soleluna
Sono coscienti che realizzare i sogni comporta impegno, lavoro, responsabilità, momenti difficili, sforzo, intuizione ma soprattutto la maggiore qualità richiesta è l’auto- disciplina, la capacità di tenere ben saldo in mente l’obiettivo da raggiungere, il piano per arrivare alla meta ed evitare come diceva Assagioli di confondersi nel cammino e perseguire non lo scopo ma i mezzi. L’auto-disciplina permette anche di superare ostacoli e sopportare la privazione in vista del raggiungimento di una soddisfazione più grande. Comporta il dover rinunciare a piccole soddisfazioni immediate in vista di una soddisfazione non immediata ma più grande. E’ perseveranza, resistenza, impegno, fiducia, auto controllo e la capacità di evitare eccessi che possono portare a spiacevoli conseguenze.

Programmare la propria vita richiede un serio e lungo lavoro preparatorio:non possiamo essere ciò che non vogliamo essere nella nostra interezza. Ricordate l’Eros e il Logos? Un piano perfetto deve soddisfare ognuna delle nostre parti, essendo espressione di una psico-sintesi. A volte, molto spesso, l’auto-disciplina non è possibile senza una considerevole dose di autostima e soprattutto bisogna avere sempre la certezza che il nostro modello ideale sia realmente “nostro”, ciò che corrisponde realmente ai nostri più profondi desideri e alle nostre aspirazioni.
Ritornando a Platone…abbiamo parlato dell’Eros sublimato di Freud, l’Eros come principio femminile opposto al Logos che esprime il bisogno di completezza, l’Eros di Assagioli a cui il Logos da la forma, il modello ideale in cui l’eros si esprime insieme al logos per dare il meglio di un individuo e permettergli di vivere una vita piena che sviluppi tutte le sue potenzialità. Un individuo che esprime le sue potenzialità esprime anche la sua spiritualità, si avvicina alla verità, al divino, all’essenzialità.


Alcune considerazioni su isteria e nevrosi ossessiva a partire da Freud e Lacan

Che relazione c’è tra nevrosi ossessiva e isteria?

Il fantasma principale comune alle nevrosi si riferisce al complesso di castrazione. Il mito freudiano dice che ciascuno ben presto si trova confrontato con la castrazione, e che la paura, il timore, il pensiero che ciò sia accaduto o possa accadere anche a lui può avere degli effetti, ad esempio l’angoscia. Nella nevrosi, mediante rimozione, questo si struttura in fantasma. In particolare, il fantasma di castrazione è fonte di angoscia per il nevrotico, ma anche riparo da una minaccia più grande, che sarebbe l’abbandonarsi al godimento, ciò che lo condurrebbe alla follia e all’annullamento. L’angoscia di castrazione sprofonda tuttavia il soggetto in uno stato di sofferenza. Nell’ossessivo l’angoscia viene spostata nel pensiero, nell’isteria viene convertita nel corpo (erotizzazione diffusa del corpo e inibizione della zona genitale). Per Lacan: “dal punto di vista del godimento, il tirarsi indietro dell’isterica e il dubbio dell’ossessivo hanno la stessa funzione”1. Per entrambi, il fantasma di castrazione difende dal desiderio che aprirebbe la strada a un godimento insostenibile, minaccioso.

L’isteria sembrerebbe presente già nei tempi antichi, se è vero che in alcuni papiri egizi di 4.000 anni fa è possibile rintracciare descrizioni di sintomi molto simili a quelli che oggi definiamo isterici. Per altro il concetto di isteria si è molto femminilizzato da Ippocrate in poi. L’etimologia di isteria rimanda al greco hysteron, che è l’utero. Ma, se non è sbagliato dire che l’isteria ha a che vedere con la femminilità, dobbiamo chiarire in che termini, dal momento che abbiamo anche casi di isteria maschile. Della nevrosi ossessiva sembra invece non esserci traccia prima dell’avvento della religione giudaico-cristiana. Ciò che chiamiamo “nevrosi ossessiva” deriva dal francese “nevrose obsessionelle”, traduzione che lo stesso Freud diede del termine tedesco Zwangsneurosen, che tuttavia letteralmente significa “nevrosi di costrizione”. Per Freud la disposizione alla nevrosi ossessiva o all’isteria dipenderebbe dall’organizzazione sessuale che verrebbe a fissarsi a un certo punto dello sviluppo. In particolare, la nevrosi ossessiva sarebbe lo “stadio evolutivo” immediatamente precedente l’isteria, “uno stadio che precede la configurazione definitiva, lo stadio in cui le pulsioni parziali già cooperano nella scelta dell’oggetto, e quest’ultimo già si contrappone alla propria persona come estranea, ma il primato delle zone genitali non è ancora stato instaurato. Le pulsioni parziali che dominano questa organizzazione pregenitale della vita sessuale sono piuttosto quelle erotico-anali e quelle sadiche”. E aggiunge che:

“Saremmo spinti a supporre che la disposizione all’isteria e alla nevrosi ossessiva, le due nevrosi di traslazione vere e proprie con formazione sintomatica precoce, risalga alle fasi più recenti dell’evoluzione libidica. Sennonché, a che punto si potrebbe qui trovare l’inibizione di sviluppo e, soprattutto, in cosa differirebbe la fase sulla quale si fonda la disposizione all’isteria? Per lungo tempo non è stato possibile apprendere nulla in proposito, e i primi tentativi da me intrapresi per decifrare queste due disposizioni – l’esempio per esempio che l’isteria dovesse essere condizionata, nell’esperienza infantile, dalla passività, la nevrosi ossessiva dall’attività – dovettero essere ben presto respinti perché errati.”2

Discorso nevrotico e sessuazione

Perché la nevrosi ossessiva è sul lato maschile mentre l’isteria è piuttosto sul lato femminile? Dice Melman:

“Quando la bambina capisce come vanno le cose, si ritiene vittima di un danno irreparabile, allora reclama. Il bambino si ritiene vittima di una malattia e d’altronde va dalla mamma a dire: “Guarda soffro di un’erezione!”. Il maschietto ha una sola preoccupazione: come sbarazzarsi del sesso? Dunque la relazione è fra qualcuno che lo reclama e un altro che non pensa che a sbarazzarsene. Bisogna ben dire che le nevrosi sono un tentativo, un mezzo per sbarazzarsi del sessuale. Credo però che questo quadro abbastanza semplice, non si ami troppo rappresentarlo per un gran numero di ragioni. Nella clinica esistono uomini isterici e donne ossessive. Il versante su cui ci si pone, il versante logico, non dipende necessariamente dall’anatomia, l’anatomia non fa il destino. Ciò che fa il destino nella sessuazione è da quale versante ci si mette, ed è certo che si possono avere delle donne sul versante uomo e degli uomini sul versante donna, senza per questo che il loro comportamento sessuale manifesti delle trasgressioni. Certo ci sono molti uomini isterici, ma naturalmente i casi più frequenti sono di donne. C’è anche qualche donna ossessiva. Ciò che possiamo sottolineare è che si possono vedere delle nevrosi ossessive complete in un bambino di otto anni. Tutto il sistema è lì. Mostra tutta la forza della struttura che si stabilisce nell’infanzia.”3

Come si diventa uomini? Come si diventa donne? E’ importante distinguere innanzitutto la genitalità dalla sessualità. Maschi e femmine sono ovviamente ben riconoscibili dalla nascita, e dobbiamo ben supporre che un soggetto possa situarsi solo da una parte o dall’altra. Ma come avviene che un individuo possa dirsi uomo o donna, e che ruolo gioca, se ha un ruolo, l’anatomia in tutto ciò? Nel primo dei tre saggi sulla teoria sessuale, affrontando la questione dell’omosessualità, Freud fa propria e rielabora la teoria della originaria disposizione bisessuale, sostenendo il primato della pulsione sull’oggetto. Di fatto, la (omo)sessualità non può darsi come dato innato, né acquisito. Piuttosto secondo Freud, si tratta di “prendere in considerazione una predisposizione bisessuale”4. L’oggetto non sarebbe poi nemmeno così importante, dal momento che non è quello il fine della pulsione, ma solo ciò cui la pulsione si lega: “Come risultato generale notiamo che la specie e il valore dell’oggetto sessuale passano in secondo piano. Nella pulsione sessuale l’elemento essenziale e costante è qualcos’altro.” Freud trae le conseguenze del suo discorso quando arriva a dire il bambino alla nascita si trova nella condizione di “perverso polimorfo”, cioè potenzialmente in grado di assumere qualsiasi posizione nel discorso, rispetto al desiderio dell’Altro. La seduzione mostrerebbe bene questa disposizione infantile, perché a questa età gli argini psichici (disgusto, pudore e la morale) non sono ancora conosciuti. “La seduzione presenta precocemente al bambino l’oggetto sessuale, del quale la pulsione sessuale infantile da principio non dimostra avere alcun bisogno”5.

L’anatomia non è il destino, dunque, ma certo rappresenta per Freud un supporto immaginario consistente per il gioco di identificazioni in cui è preso il soggetto. Ipotizzare una predisposizione bisessuale ha permesso di rovesciare le questioni e di legarle alla clinica. Inoltre, ha permesso a Freud di fare alcune importanti distinzioni tra le antinomiemaschio/femmina, maschile/femminile, attivo/passivo, uomo/donna. Maschio e femmina indicano semplicemente il dato biologico, ciò che appare. Dato che non costituisce il destino dell’individuo, ma certamente qualcosa con cui dovrà confrontarsi. Spostare la questione dal biologico allo psichico non risolve le aporie, infatti anche le categorie di maschile e femminile si mostrano quantomeno lacunose. Se nei tre saggi Freud scriveva:

“La disposizione al maschile e al femminile sono riconoscibili dall’età infantile, prima della netta separazione che avviene con la pubertà. Lo sviluppo delle inibizioni della sessualità incontra minor resistenza e avviene prima nella femmina; l’inclinazione alla rimozione sessuale è in genere maggiore; le pulsioni parziali prediligono la forma passiva […] Con riguardo alle manifestazioni sessuali autoerotiche e masturbatorie, si potrebbe affermare che la sessualità delle bambine ha un carattere assolutamente maschile. Anzi, se si sapesse dare ai concetti “maschile e femminile” un contenuto più determinato, si potrebbe anche sostenere la tesi che la libido è, come regola e come legge, di natura maschile, sia che si presenti nell’uomo o nella donna e a prescindere dal suo oggetto, sia quest’ultimo uomo o donna.”6

ora, alla luce della stessa teoria della bisessualità, è costretto a rimetterne in discussione i termini:

“tutti gli esseri umani, in conseguenza della loro disposizione bisessuale, nonché della trasmissione ereditaria incrociata, uniscono in sé caratteri virili femminili, cosicché la virilità e la femminilità pure rimangono costruzioni teoriche dal contenuto indeterminato”7

Non solo, ma se la sessualità non è riducibile all’anatomia, alla biologia dei sessi, all’immaginario delle forme, allora maschile e femminile non coincideranno neanche con attivo e passivo. Anzi, proprio seguendo la teoria della bisessualità, ciascun individuo, maschio o femmina, potrà occupare delle posizioni attive o passive. Ad esempio, è ciò che si verifica nell’Edipo, dove “il maschio vuole soppiantare la madre come oggetto d’amore del padre, ed è ciò che noi chiamiamo impostazione femminea.”8

Alcune difficoltà in Freud sono dovute alla confusione tra pene e fallo. Se ci limitiamo a considerare il pene come organo e non come significante della mancanza e della differenza (cioè fallo), rischiamo di incappare in grosse difficoltà, mano a mano che affrontiamo la questione della sessualità. La sessualità esprime in definitiva una modalità di relazione con l’Altro. Quando quest’Altro è espunto, ci si relaziona con l’altro, cioè col simile. Ma un simile è tale in quanto non fa differenza, ed è qui secondo me una delle questioni dell’omosessualità. E’ appunto il tentativo di cancellare le differenze, e non il rapporto al pene in quanto oggetto anatomico. Oggetto che per altro è mancante nella bambina solo come supposizione, dunque a livello immaginario, non reale.

Come avviene secondo Freud questo ingresso nella sessualità? Per Freud il bambino è alla nascita potenzialmente perverso polimorfo, cioè non ha un oggetto sessuale definito, questo oggetto dipenderà da come si organizzerà rispetto ad alcuni passaggi fondamentali. Freud ha desunto dalla sua esperienza clinica con adulti una serie di fasi dello sviluppo sessuale del bambino, andando a rintracciare in ogni fase gli oggetti parziali su cui si appunta la libido e che permettono alla grammatica delle pulsioni di declinarsi. In particolare, ha individuato nella fase fallica una tappa cruciale per la definizione sessuale del soggetto. Che si tratti di un bambino o di una bambina, poco importa. Entrambi saranno chiamati a confrontarsi con la castrazione. Con una precisazione: “Mentre il complesso edipico del bambino crolla a causa del complesso di evirazione, il complesso edipico della bambina è reso possibile e introdotto dal complesso di evirazione”.9 Nel maschio la zona erogena è sempre la stessa: il glande. Per la bambina è inizialmente il clitoride. Nella pubertà per il maschio vi è un assalto della libido, per le donne una rimozione che colpisce soprattutto il clitoride, cioè una rimozione della vita sessuale maschile. Il cambio di zona direttiva è compiuto col passaggio dell’eccitabilità erogena dal clitoride alla vagina. “Per diventare donna è necessaria una nuova rimozione la quale annulla un elemento di mascolinità infantile e prepara la donna al cambiamento della zona genitale direttiva”. In questo cambiamento come nel sopravvento puberale della rimozione si trovano le condizioni principali del fatto che la donna sia soggetta all’isteria.

Attribuendo così tanta importanza a ciò che appare alla vista, Freud ha dunque posto particolare importanza alle immagini come organizzatrici della sessualità, che dunque procede in larga parte secondo un processo di identificazione. La formula della sessualità in Freud è rintracciabile in ciò che lega un soggetto all’oggetto che gli consente di raggiungere la meta della pulsione. Il soggetto è dunque già barrato, in quanto attraversato dalla pulsione, ed è in rapporto all’oggetto.

Con Lacan le questioni prendono una piega diversa. Lacan riprende la questione della castrazione e prova a darne una formulazione logica che tenga anche conto dei tre registri simbolico/immaginario/reale, distinguendo il piano simbolico del fallo da quello immaginario del pene. Che il pene sia l’immagine della differenza non toglie che a livello simbolico, inconscio, non funzioni come significante, ma non è scontato. Dire che l’anatomia non è il destino significa innanzitutto rilevare le difficoltà che si incontrano nel definire l’appartenenza sessuale, dal momento che il pene marca la differenza tra un maschio e una femmina, ma non basta a fare un uomo. Significa rilevare le impasse di un individuo nell’inscrivere la propria sessualità in uno dei due campi, a dispetto del dato biologico. Come sappiamo non c’è simmetria tra maschile e femminile. Non c’è simmetria perché il pene marca la differenza tra i sessi, e sta solo da una parte. Ma come può, il pene, diventare significante della differenza, della mancanza? Il fallo (simbolico) orienta il desiderio e dunque fissa anche dei limiti rispetto alla (dis)posizione perversa polimorfa del bambino. Per tutti la sessualità ruota intorno alla questione fallica: questo ci dice Lacan, che traduce questa logica in linguaggio matematico, dove il “tutti” viene espresso da un quantificatore universale (?) e pone la condizione, seguendo il principio di Goedel, che questo insieme possa dirsi consistente a condizione che ci sia un “uno” che non ne fa parte.

Per Lacan il modo in cui un parlessere si pone circa la castrazione costituisce il processo di sessuazione: la sessuazione “designa il modo in cui, nell’inconscio, i due sessi si riconoscono e si differenziano”10. Abbiamo visto che per Freud la castrazione avviene nella fase del primato del fallo. E’ l’esperienza della perdita più significativa, poiché avviene per l’irrompere sulla scena del padre, che rompe il legame a due madre-figlio. Per la bambina il complesso di castrazione porta ad un’invidia del pene, che poi si declina come desiderio di avere un bambino, ed è ciò che le porta a scegliere il padre come oggetto d’amore, orientandola verso l’eterosessualità. Per entrambi comunque il complesso di castrazione costituisce “la roccia su cui si frange l’analisi” e ciò che potrà costituire un limite nelle successive relazioni.

Lacan pone la questione in maniera diversa, lungo i tre registri del reale/simbolico/immaginario. In un primo tempo, sia il bambino che la bambina vorrebbero essere il fallo della madre, cioè l’oggetto del suo desiderio. Questo rapporto viene successivamente segnato dall’interdizione del padre simbolico, la cui legge deve essere però essere sostenuta dal discorso della madre, essendo per altro indirizzata non solo al bambino ma anche ad essa. Nel terzo tempo si riconosce il padre reale, colui che è supposto averlo, e colui che fornisce il supporto all’identificazione del bambino e mostra alla bambina da che parte volgersi per trovare il fallo.

“La castrazione, che separa dal corpo il fallo, trasforma nello stesso tempo quest’ultimo nell’oggetto del desiderio. […] In questo modo essa regola le modalità del godimento: autorizza e addirittura impone il godimento di un altro corpo (godimento fallico), pur ponendo ogni ostacolo al fine di evitare che l’incontro sessuale possa mai essere una unificazione.”11

La paura della castrazione, con cui nel maschio si chiude l’Edipo, provoca la perdita definitiva dell’oggetto parziale, l’oggetto a; la relazione biunivoca che il soggetto della castrazione intratterrà con l’oggetto sarà descritta dal mathema del fantasma: $ ? a.

L’uomo è fallico e dunque soggetto alla castrazione. Il suo godimento è fallico e vi accede con la mediazione del fantasma ($ <> a). La donna è non-tutta e accede ad un godimento supplementare, non sostenuto da alcun oggetto. La donna non è tutta castrata: non manca di niente e non è a rischio di castrazione, ma come essere parlante non può che esserlo. Un fantasma di castrazione può persistere, un sentire che le sia stato sottratto o non dato qualcosa.

Guardando lo schema, a sinistra tutti sono sottomessi alla castrazione, a patto che ce ne sia uno che non lo sia, e che da consistenza all’insieme. C’è un Padre, il padre morto, la cui legge è accettata dagli altri, che si riuniscono nel suo nome e in questo modo si riconoscono. Il Nome del Padre introduce lo zero, cioè rende numerabile una serie. Fonda la dinastia.

A destra, invece, non tutti i parlesseri sono sottomessi alla castrazione e non esiste un parlessere non soggetto alla castrazione. A differenza che nell’uomo, in cui non tutti gli individui sono soggetti alla castrazione, e solo uno non vi è soggetto, qui non è quantificabile quanti non lo siano. Cioè più di uno sono i parlesseri che non si sottomettono alla legge fallica, dunque non c’è La donna che si distingue in quanto tale, dunque non c’è il Nome della Madre. Non si trasmette il nome della Madre, La donna non esiste.

Come può accorgersi il soggetto che c’è sempre dell’Altro? Accettando la castrazione, cioè riconoscendo di non poter essere il fallo, né di averlo mai veramente. Lo dice Freud, che si tratti di un bambino o di una bambina, poco importa. Entrambi sono chiamati a confrontarsi con la castrazione! E da come ciascuno si porrà rispetto alla castrazione, dipenderà quella che Lacan chiama sessuazione. E’ anche per riprendere la teoria della originaria disposizione bisessuale che Lacan disegna le due tavole, che rappresentano i registri maschile e femminile, entro cui i parlesseri sono chiamati a situarsi. Parlesseri, indicati con una X, dunque non maschi o femmine, non già uomini o donne. Per ciascuno vi è la possibilità di situarsi in uno dei due registri, ma ciascuno è chiamato a compiere questo passo. La clinica mostra bene gli effetti dei tentativi fatti per non inscriversi da nessuna delle due parti: rimozione, diniego, forclusione, ovvero nevrosi, perversione e psicosi. La castrazione è infatti una perdita immaginaria, ma di fatto è ciò che da accesso al simbolico, ciò che fa parlare il soggetto. Allo stesso modo, l’ inscriversi in uno dei due registri delle tavole della sessuazione, non è che una perdita immaginaria per il parlessere (perdita di totipotenzialità, di indistinzione originaria), che solo a seguito della sessuazione potrà invece sostenere, nel simbolico, posizioni maschili e femminili. Ma come si traduce la castrazione? Significa che l’uomo non è il fallo (come invece vorrebbe essere il bambino per la madre), e ce l’ha solo immaginariamente. La donna invece non ce l’ha, ma può identificarsi lei stessa con l’oggetto del desiderio dell’uomo, e dunque esserlo. E aggiunge Lacan, può esserlo solo a patto di non averlo. Significa che ciascun parlessere, essendo preso nel linguaggio, non può dire tutto, non può dire ciò che vuole, non può controllare la parole. La castrazione è prodotta dal solo fatto di doversi inscrivere nel linguaggio: è prodotta dal solo fatto di dover parlare! Ma così come non si può mai arrivare a dire tutto, così non si può arrivare ad un oggetto sessuale totale. Si può solo “assumere la castrazione” e cominciare a parlare.

Posta la castrazione, il soggetto può infatti prendere due strade. Può temerla, e in questo modo rimanere in una posizione di obbedienza, rivalità, ma in fondo sempre di profonda dipendenza rispetto al padre. Oppure può assumerla, come mancanza, e farne un punto di partenza per cercare di orientare il proprio desiderio altrove rispetto all’ideale paterno. Della sessualità di un soggetto non ci informa dunque solo il tipo di scelta oggettuale, ma soprattutto la relazione che il soggetto intrattiene con esso, la “grammatica” delle pulsioni. La sessualità esprime in definitiva una modalità di relazione con l’Altro. Da che parte si pone l’ossessivo? E’ in posizione maschile, ma non vuole occuparla. Per difendersi può comportarsi come se fosse a destra (nelle tavole della sessuazione), come nella posizione femminile, per non assumere la soggettività. Però non è in posizione femminile, non si fa oggetto, anzi spesso è preoccupato dal poter essere omosessuale. Al contrario l’isterica si colloca nella parte destra; è divisa tra i due godimenti, “tiranneggiata dalle due frecce”12, e trova fondamento e limite solo se “fa” l’uomo. Mantiene un rapporto con il fallo, anche se per lei è lontano; può ad esempio identificarsi ad un significante fallico ed essere nella rappresentazione. È da notare che “se fossimo invece in un caso di psicosi, in riferimento al fallo non ci sarebbe freccia, sarebbe tagliato il rapporto con il fallo, e la paziente sarebbe soltanto tirata verso S(A)/”.13

1 L’isteria in 50 citazioni tratte da scritti e seminari di Jacques Lacan, http://www.associazionesalus.it/Lacan/lacan_50.pdf

2 Freud S. (1913), La disposizione alla nevrosi ossessiva. Opere, Vol. 7, p.237

3 Melman C. (2001), La nevrosi ossessiva, http://www.lacanlab.it/clinica/articolo.php?id=18

4 Freud S. (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale, Opere, Vol. 4,p.459

5 Ibidem, p. 500

6 Ibidem, p.525

7 Freud S. (1925), Alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi, Opere, vol. 10, p. 217

8 Ibidem, p. 219

9 Ibidem, p. 215

10 Chemama R., Vandermersch B. (1998), Dizionario di Psicanalisi, alla voce: Sessuazione

11 Ibidem, p. 307

12 Martine Lerude, intervento a Torino in occasione della giornata di studio “Cosa intendiamo per sessualità in psicoanalisi?”, sabato 7 giugno 2008

13 Ibidem

 

Libido, inconscio e sogni in Jung

La psicologia analitica junghiana si distingue dalla psicoanalisi freudiana per il netto rifiuto del pansessualismo freudiano. Jung pensava che contenuti rimossi o i simboli non fossero di natura prevalentemente sessuale, ma la manifestazione di una energia unica e presente in tutta la natura: la libido.

La psicologia analitica junghiana si distingue dalla psicoanalisi freudiana per il netto rifiuto del pansessualismo freudiano. Jung pensava che contenuti rimossi o i simboli non fossero di natura prevalentemente sessuale, ma la manifestazione di una energia unica e presente in tutta la natura: la libido.

Libido è la forza vitale, lo slancio che perpetua la vita, e che non è legata solo a fattori biologici come nella concezione freudiana, ma comprende aspetti spirituali ed un movimento dinamico verso il futuro.

Jung sposta il suo interesse dalla tradizione scientifica, medica e fisiologica che, comeFreud possiede, ad un ambito più vasto, comprendente l’animo umano e tutto ciò che lo nutre. Di qui l’interesse per i miti e le favole, letteratura e scienza, arte e religione, ed il rimpianto per la massificazione e la perdita di spiritualità del mondo moderno.

Anche nel territorio del sogno, Jung si differenzia dal maestro, introducendo i concetti diarchetipi ed inconscio collettivo ad ampliare le intuizioni di partenza. I sogni si trasformano da prodotto dell‘inconscio individuale, a qualcosa di più completo e misterioso, frutto della creatività del sognatore, ma collegati anche ad un più ampio repertorio di immagini attinenti all’ inconscio collettivo.

Inconscio collettivo è la parte della psiche sede di contenuti che non sono mai stati acquisiti personalmente tramite l’esperienza, ma che appartengono all’individuo come rappresentante della razza umana, come eredità genetica, ed è contenitore delle immagini archetipe, forme determinate e simbolo di istinti primari che possono essere presenti in ogni luogo e cultura.

I sogni, nell’ottica junghiana non saranno solo attinenti alla sfera individuale del sognatore, ai ricordi infantili o ai desideri rimossi ed inconfessati, ma si muoveranno su binari che, dalla coscienza individuale del sognatore, lo condurranno verso i territori del collettivo, del trascendente delle possibilità esistenti e non esplorate dalla psicheindividuale.

Un’ottica focalizzata non tanto sulla struttura interna del sogno e sulla sua decifrazione, ma sulla finalità del sogno stesso, lo scopo. L’interpretazione dei sogni sarà, in questa visione, lo strumento per appropriarsi del potenziale evolutivo compreso nel sogno stesso.