“I libri si rispettano usandoli.” U. Eco

Articoli con tag “Lucrezia Borgia

Il profumo nella storia

La storia del profumo si perde nella notte dei tempi.

Inizia quando l’uomo scopre che bruciando alcuni particolari tipi di legname e di resine si sprigionano odori e venti profumati. Non a caso l’etimologia stessa del termine ci porta al “per fumum”, cioè attraverso il fumo. Le dense nubi profumate di mirra e sostanze aromatiche erano utilizzate nei riti religiosi, soprattutto durante le offerte agli dei, raggiunti al di là del cielo, in una dimensione extraterrestre. Presto però il profumo e il senso a lui connesso divenne uno strumento di seduzione dalle altissime potenzialità.

Narra Plinio che l’origine dei profumi va fatta risalire ai Persiani. Secondo le sue osservazioni costoro ne erano sempre impregnati. Ereditarono il patrimonio culturale dai loro antenati, i Medi, popolo di maghi e di scienziati, esperti in numerose arti tra cui la cosmesi e la profumeria.

Le miniature persiane ritraggono spesso nobili e divinità nell’atto di aspirare delicatamente la fragranza di fiori circondati da immagini di corolle stilizzate. Il giardino era luogo sublime, tant’è che nel Corano il paradiso prende il nome di pairidaeza o “giardino cintato”.

Tra i Babilonesi i soldati si spalmavano il corpo di balsami profumati durante i riti propiziatori che precedevano le battaglie.

Egizi e Assiri, solo per citare alcune delle civiltà più antiche, attribuivano un potere magico-sacrale ai profumi. Proprio grazie alla loro natura eterea e ai benefici effetti sull’organismo vennero attribuite a queste sostanze caratteristiche divine tanto da essere considerate il mezzo attraverso il quale gli dei comunicano con gli uomini.

The Roses of Heliogabalus by Sir Lawrence Alma-Tadema

I primi documenti sulla profumeria risalgono agli Egizi. In questa civiltà alle fragranze, la produzione delle quali era di sola competenza dei sacerdoti, era attribuita la proprietà di fare da tramite alle aspirazioni umane nell’aldilà. Emblematico è il rituale dell’imbalsamazione: alla morte del Faraone, il suo corpo era privato delle viscere, pulito con olio di pino, riempito di essenze come mirra, cassia e cedro ed infine avvolto in bende impregnate di oli aromatici.

Ma via via che il lusso e la raffinatezza entrarono nella vita privata, gli Egizi iniziarono ad impiegare le sostanze odorose anche nell’igiene quotidiana.

Nella tradizione indiana ogni profumo viene identificato con una divinità, e le fragranze più pregiate trovano corrispondenza con le parti del corpo. Tra queste, legato al culto di Krishna è il sandalo della cui fragranza sono impregnate le vesti usate nelle celebrazioni rituali. Già nella cultura egizia al significato magico-sacrale si sommò quello più profano, legato all’arte del sedurre. Le donne egizie si spalmavano sul corpo balsami e posavano sulla loro raffinata acconciatura pomate profumate.

Anche in Mesopotamia, all’interno di laboratori vicini ai templi, si maceravano piante fresche di rosa, giglio, melograno e mirra da utilizzare sia durante le liturgie che per profumarsi e curare malattie. Lo stesso Alessandro Magno, quando spostò la capitale a Babilonia, soleva profumare le sue suntuose tuniche e stanze.

Le donne dell’antica Grecia, imitando la loro dea preferita, usavano oli aromatici e profumi per ogni parte del corpo, oltre a balsami e pomate odorose. I profumi erano simbolo di lusso e raffinatezza e quelli più costosi e rari, frutto di un lungo processo di macerazione, provenivano da Delos e Corinto.

Secondo diverse testimonianze e scritti dei poeti, le nobildonne romane spendevano cifre inestimabili per la cosmesi e la cura del loro corpo. Gli aromi più diffusi erano il balsamo storace, l’incenso e la mirra. Seguirono l’aroma agrumato del limone, il bergamotto e il sandalo provenienti dai territori persiani. Ma la vanità romana non era solo femminile. Anche gli uomini delle famiglie patrizie trascorrevano il loro tempo dedicandosi alla cura del sé e della loro bellezza: bagni, terme, massaggi e unzioni facevano parte della vita quotidiana.

Non si profumavano solo il corpo ma anche i capelli, gli abiti ed il letto, e persino l’amata, la schiava favorita e il cavallo. Inoltre profumavano i templi, le tende, le portantine e persino le vele delle navi.

Gli Arabi di religione Islamica erano famosi per i loro piaceri sensuali e per il loro gusto per le cose belle, e in modo particolare per tutti i tipi di fragranza. Gli Arabi furono i primi ad utilizzare l’alcol e a ideare il processo di distillazione tuttora conosciuto. Fino ad allora le fragranze venivano utilizzate sotto forma di essenze che diventavano rapidamente rancide. L’invasione della Spagna da parte dei Mori ha portato le fragranze in Europa.

Nel Medioevo le crociate importano dall’Oriente materie prime e tecniche del profumo. Al seguito dei Cinesi e degli Arabi, gli alchimisti d’Europa scoprono l’alcol etilico e la distillazione. Dopo i viaggi di Marco Polo, inevitabilmente, il commercio delle spezie s’intensifica. I profumi, si crede, disinfettano e proteggono dalle epidemie: i ricchi portano bocce da profumo piene di muschio, d’ambra o di resine aromatiche. L’uso del profumo accompagna la nascita di un certo stile di vita. I poeti cantano liricamente la femminilità. Nonostante gli avvertimenti della Chiesa, gli uomini galanti e le loro dame assaporano i piaceri della carne nella sensualità dei bagni profumati.

Il Rinascimento propone una nuova visione del mondo. Architetti, ingegneri, artisti e letterati viaggiano in Europa. È l’età d’oro del mecenatismo e dell’arte. Dopo le ricette alchemiche, appaiono i primi trattati di chimica.

Il Rinascimento fu un periodo molto produttivo, grazie all’interesse di nobili come Caterina Sforza, Isabella e Alfonso d’Este, Lucrezia Borgia, Cosimo de’ Medici, i quali amavano molto i profumi, e grazie anche all’arrivo di materie prime fino allora sconosciute portate dagli esploratori di ritorno dai loro grandi viaggi.

La Spagna deteneva in quel periodo il monopolio di ingredienti quali muschio, ambra grigia, zibetto, sandalo e bergamotto, che servivano anche per impregnare le pelli conciate con le quali si producevano guanti e cinture.

In Inghilterra fu la regina Elisabetta I a dare l’impulso decisivo allo sviluppo della profumeria; essa, infatti, impose alle sue suddite di coltivare fiori da essenza e ad imparare a produrre in casa acque odorose e diffuse l’uso dei pomanders, palline a base di ambra che era solita tenere in mano per allontanare le infezioni.

In Italia si era all’avanguardia nell’arte dei profumi: Firenze, Venezia erano celebri in tutta Europa per i loro laboratori, ed è proprio a Venezia che furono pubblicati i primi libri sull’arte della cosmesi e della profumeria.

Bisogna aspettare il 1533 anno in cui Caterina de Medici arriva a Parigi accompagnata dal suo astrologo di fiducia e dal suo profumiere personale perchè in Francia la profumeria cominci a diventare una cosa seria, ma in breve tempo gli artigiani francesi divennero dei veri esperti. Luigi XIV il Re Sole era profumatissimo e così pure il suo successore Luigi XV e le sue famose amanti, la Pompadour e la du Barry, le quali spesero fortune dai profumieri.

Il 1900 è la Belle Epoque, il profumo diventa un prodotto di lusso, ha ormai un nome e un flacone. L’Art Nouveau scatena l’entusiasmo. Per quanto riguarda il profumo, Coty, creatore d’avanguardia, unisce i suoi talenti con quelli di Lalique e fa del profumo un vero prodotto di lusso. Per quanto riguarda la moda, addio ai falsi sederi: Poiret reinventa la silhouette della donna.

Negli Stati Uniti comincia la marcia della bellezza con i primi istituti di cura del corpo e di cosmesi di Elisabeth Arden e di Helena Rubinstein, che solo molto più tardi fabbricheranno profumi.

Storicamente è agli inizi del ‘900 che vengono per la prima volta utilizzati prodotti di sintesi: Flomary è il primo profumo che contiene “aldeidi”, derivati degli idrocarburi che danno una sensazione di freschezza e consentono agli aromi di espandersi; ma la vera affermazione dei sintetici si deve a Ernest Beaux che crea negli Anni Venti per Coco Chanel il famosissimo N.5 nel quale vengono utilizzate le aldeidi in gran quantità. Componenti naturali e prodotti di sintesi sono poi uniti a sostanze che hanno il compito di “ancorare” il profumo alla pelle, sono questi i fissatori, le cui caratteristiche sono quelle di essere poco volatili, incolori, solubili nell’alcol e negli oli essenziali; fra questi, pregiatissimi sono quelli di origine animale: ambra, muschio, zibetto e castoro, di difficile reperimento, molto rari e costosissimi.

Attualmente il significato simbolico dell’incenso rimane forte all’interno delle religioni orientali e occidentali, ma forse l’uso dei profumi ha assunto molta più importanza nella cosmesi. Il profumo rappresenta un forte conduttore di messaggi e oggi più che mai la comunicazione è al centro del nostro sistema. Attraverso il profumo comunichiamo con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

Il profumo stimola tutto ciò che appartiene alla parte più irrazionale della mente. Ha il potere di far rivivere momenti e sensazioni che appartengono a un lontano passato. Porta con sé messaggi e ricordi che indissolubilmente si legano ai più intimi pensieri. E non c’è forte sensazione che non sia accompagnata da impercettibili profumi.

 

 


Lucrezia Borgia

Lucrezia Borgia (Subiaco, 18 aprile 1480 — Ferrara, 24 giugno 1519) fu figlia illegittima di papa Alessandro VI e della sua amante Vannozza Cattanei.Fin dagli undici anni fu soggetta alla politica matrimoniale collegata alle ambizioni politiche prima del padre e poi del fratello Cesare Borgia. Quando il padre salì al trono pontificio, la dette in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro, ma pochi anni dopo, in seguito all’annullamento del matrimonio, Lucrezia sposò Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli.Dopo un breve periodo di lutto trascorso a Nepi con il figlio, Lucrezia partecipò attivamente alle trattative per le sue terze nozze, quelle con Alfonso d’Este, primogenito di Ercole duca di Ferrara, il quale dovette, pur riluttante, accettare.I Borgia hanno finito per incarnare, nel corso della storia, la spietata politica machiavellica e la corruzione sessuale attribuita ai papati rinascimentali. La stessa reputazione di Lucrezia divenne sulfurea dopo l’accusa di incesto, rivolta da Giovanni Sforza ad Alessandro VI e ai fratelli della moglie, e alla fama di avvelenatrice, dovuta in particolare alla tragedia di Hugo, musicata in seguito da Donizetti: in questo modo la figura di Lucrezia venne associata a quella di femme fatale partecipe dei crimini commessi dalla propria famiglia.


Lucrezia Borgia

Figlia di un papa, tre mariti, (uno assassinato) un certo numero di amanti, una vita avventurosa, otto figli legittimi, uno illegittimo, l’ammirazione incondizionata dei contemporanei, perfetta castellana rinascimentale. Il tutto in soli  39 anni

Lucrezia fu davvero quella donna bellissima e perversa che la tradizione vuole, o lo strumento docile e senza volontà, merce di scambio per le mire ambiziose della politica di suo padre Rodrigo al secolo Papa Alessandro VI? Fu davvero l’amante di suo padre e di suo fratello? Dati certi sul luogo e sulla data di nascita non ce ne sono, la più attendibile sembrerebbe il 18 aprile 1480 a Subiaco, terzogenita di RODRIGO BORGIA e VANNOZZA CATTANEI.  Unica femmina tra quattro fratelli: Juan, Cesare e Jofrè, può aver benissimo goduto della preferenza paterna, in caso di sua assenza Rodrigo le affidò i compiti di vice-papa e di governatrice di Nepi e Sermoneta. Siamo nell’anno 1492 tempi in cui non esiste morale, l’Italia pullula di figli illegittimi molti dei quali di preti, quindi l’essere figlia del papa non costituiva certo uno svantaggio o un disonore per Lucrezia, anzi la poneva, al pari di un’erede legittima e di nobili natali. E’ quindi come fanciulla di alto lignaggio che Lucrezia viene educata nel convento di S. Sisto e successivamente affidata alle cure di Adriana Mila cugina del papa, la cui nuora Giulia Farnese di soli due/tre anni maggiore di Lucrezia è l’amante in carica del papa. In quanto alla presunta bellezza di Lucrezia, se bisogna fare affidamento ai ritratti di Dosso Dossi che la raffigurano, non era neanche un granchè, certo possedeva due caratteristiche che per l’epoca erano considerate fondamentali: occhi azzurri e lunghi capelli biondi. Pietro Bembo, uno dei più illustri letterati del tempo, nutrì una grande passione per lei. Fra le sue carte fu poi ritrovato un “ricciolo d’oro” di Lucrezia (oggi conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano). Appena tredicenne, per solidificare l’alleanza con casa Sforza il cui cardinale Ascanio, tanto si era adoperato affinché Rodrigo divenisse papa, fu promessa sposa a Giovanni Sforza signore di Pesaro e sciolta dai precedenti vincoli con cui il padre l’aveva legata prima di arrivare al papato. Pare che per rispettare la giovane età di Lucrezia (13 anni) il matrimonio si sarebbe consumato dopo un anno, questa delicata concessione ebbe modo di pesare a posteriori, in maniera rilevante. Il matrimonio venne celebrato con la pompa del caso il 12/6/1493, finito poi in scherzi pesanti e volgari ai danni, anche se questi si sottoponevano di buon grado, degli invitati. Da questo momento in poi, gli occhi delle più alte personalità italiane sono fissi sui Borgia, ogni loro azione sia essa di natura politica, militare, e soprattutto i rapporti personali ed interpersonali sono attentamente vagliati, ed essendo una famiglia impetuosa, impulsiva e spietata, non valutati positivamente, inoltre vicende tragiche ed oscure costelleranno la loro ascesa. L’Italia alla fine del XV secolo era un bocconcino appetitoso per tutti gli stati confinanti, le principali potenze che ambivano a conquistare il nostro territorio furono Francia e Spagna. Gli spagnoli cioè gli Aragonesi erano signori del regno di Napoli, i francesi miravano al ducato di Milano per via di Bona di Savoia in Sforza sorella di Carlotta moglie di Luigi XI, quindi zia del figlio di quest’ultimo Carlo VIII re di Francia. Il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza e il re di Francia erano cugini di primo grado. Gian Galeazzo Sforza solo per titolo era signore di Milano, il vero regnante era lo zio Ludovico il Moro abile politico e stratega, il quale promise pieno appoggio a Carlo VIII per l’invasione del regno di Napoli, in cambio dell’investitura a duca di Milano. La posizione politica del papa era ovviamente per nascita e per inclinazione a favore della Spagna, ma il matrimonio di sua figlia ad uno Sforza, non convinceva del tutto il re di Napoli Alfonso che sentendosi minacciato da questo connubio, offrirà al papa due principesse spagnole, una per Cesare, al quale lo stato clericale dava noia, ed una per Jofrè. Nel 1494 Jofrè sposa Sancia d’Aragona, ma il matrimonio di Cesare tornato allo stato laico, dopo molti tira e molla e anche qualche offesa non si farà, la figlia legittima del re di Napoli Carlotta, non si piega al volere paterno, Cesare ferito nell’orgoglio sposerà successivamente una principessa francese. Carlo VIII scende quindi in Italia coll’appoggio di Ludovico il Moro per la conquista di Napoli nel 1494, ma dopo aver conquistato la città, rientrò in Francia con le cosiddette pive nel sacco, il suo esercito decimato dal mal francese o mal napoletano che dir si voglia ed una lega italiana istituita per allontanarlo, gli fecero prendere la via di casa, subì un’ulteriore sconfitta ad opera di Francesco Gonzaga a Fornovo sul Taro. Ma torniamo al matrimonio di Lucrezia ed al primo scandalo di casa Borgia, dopo il papato. Il suo matrimonio con lo Sforza non ci sembra tra i più riusciti, sposata nel 1493 la coppia vive a Roma, nella primavera del 1494 a causa di una epidemia di peste, ma forse per paura dei francesi, il papa dispone che Lucrezia e suo marito, la sua amante Giulia, la suocera dell’amante Adriana de Mila, riparino a Pesaro. Succede il finimondo quando, per motivi poco chiari, da Pesaro Giulia raggiunge il marito Orsino contravvenendo ai desideri del papa, e nonostante lui la redarguisca non proprio galantemente, questa non si lascia convincere a tornare da lui. Successivamente a pace tornata tra i due amanti, sono proprio i tanto temuti i francesi a catturare le donne del papa mentre queste rientrano a Roma, a quel punto grazie alla mediazione degli Sforza ed a un congruo riscatto, Alessandro VI può riaverle. Lucrezia, flessuosa, leggera, a piedi nudi, danza “divinamente” in Vaticano Lucrezia è quindi nuovamente a Roma, ma Giovanni Sforza preferisce stare nel suo staterello decisione legittima, grande sarebbe il suo imbarazzo se gli si chiedesse di prendere una posizione: scegliere se stare col parentado della moglie favorevole alla Spagna, o agli Sforza alleati dei francesi. Lucrezia non si da pena per questa separazione torna tranquillamente a vivere nel palazzo di S. Maria in Portico dove precedentemente abitava ed alla vita di sempre. Al papa le nozze della figlia con lo Sforza non sono più tanto congeniali, probabilmente lo intuisce anche Giovanni che torna a Roma per reclamare la moglie, non ci riesce, e capisce che insistendo i Borgia non esiterebbero a toglierlo di mezzo. Cerca allora appoggio e rifugio a Milano dallo zio Ludovico il Moro, ma anche da Milano i tentativi di riavere Lucrezia naufragano, incominciano quindi i battibecchi e gli insulti tra le due parti e quando i Borgia accusano Giovanni di essere uno sposo solo di nome e non di fatto, lui risponde accusando Lucrezia di essere l’amante di suo padre e di suo fratello. I Borgia insistono il matrimonio è nullo perché non consumato, Giovanni si ribella, dice che il matrimonio è stato consumato e quindi valido, il papa lo accusa di impotenza ingiungendogli di provare la sua virilità, Giovanni rifiuta, il clamore è all’apice. Purtroppo per Giovanni, anche lo zio il cardinale Ascanio Sforza gli da l’out-out o dimostri la tua virilità o lasci perdere, Giovanni non cede, la sua prima moglie è morta di parto vorrà pur dire qualcosa. Intanto a Roma Lucrezia viene esaminata e dichiarata virgo intacta, il matrimonio è nullo. Si concludono così le prime nozze di Lucrezia, al di là della parte ridicola e folcloristica della vicenda, non era sicuramente tutto fumo, che motivo aveva il papa di esporre così pubblicamente e per una questione intima e riservata la sua prediletta figlia e tutta la famiglia agli insulti infamanti dello Sforza ed al ludibrio del popolo, quando esisteva un motivo ben più innocuo ed altrettanto valido per annullare le nozze? Per sposare lo Sforza Lucrezia venne sciolta dal fidanzamento stipulato sempre dal padre, col conte Gasparo di Aversa, e ai quei tempi un fidanzamento era vincolante come un matrimonio. Con questo non si vuol dire che Giovanni fosse impotente, molto probabilmente Lucrezia non gli piaceva neanche un po’, erano i vantaggi derivati da questo matrimonio che lo interessavano. Resta il fatto che il matrimonio fu annullato il 20/12/1497. Lucrezia aveva 17 anni. Per riprendersi dal clamore suscitato dallo scioglimento del suo matrimonio, Lucrezia si rifugia in convento, ma i bene informati dicono che la ragione è un’altra, Lucrezia è incinta e deve partorire. L’identità del padre? Il padre dicono alcuni, il fratello Cesare dicono altri. Questo bambino battezzato Giovanni passa alla storia come “l’infante romano”. Non ci sono prove che Lucrezia sia la madre del bambino anzi, sembra più verosimile supporre che si tratti di un altro bastardo del papa e di Giulia Farnese. Altro caso oscuro e doloroso di casa Borgia è la morte in circostanze misteriose di Juan duca di Gandia, capitano delle truppe pontificie. Il duca di Gandia era stato nominato capitano delle truppe pontificie solo perché figlio del papa, e nelle questioni militari si era dimostrato particolarmente inetto, inoltre era vanaglorioso e donnaiolo, fu ripescato nel Tevere cadavere, il 15/6/1497, subito si sparse la voce che il mandante dell’omicidio fosse suo fratello Cesare, il quale ambiva alla carica di capitano delle truppe pontificie, carica che avrebbe sicuramente ricoperto meglio di suo fratello essendo un cervello di prim’ordine. Altre voci invece, riportano che Cesare uccise Juan perché lo ritenesse l’amante di Lucrezia e padre dell’infante romano. Anche se un personaggio con le caratteristiche di Juan Borgia aveva sicuramente altri nemici forse anche più motivati di suo fratello e che si auguravano la sua morte, ed è probabile che uno di questi lo tolse di mezzo. Muore Carlo VIII, gli succede Luigi XII. Luigi XII ha bisogno di un grande intervento da parte del papa, deve aiutarlo a divorziare dalla moglie Claudia donna bruttissima, per poter sposare la bella e ricca Anna di Bretagna, il papa acconsente in cambio di favori e di appoggi economici per il figlio Cesare, passato allo stato laico. Il 21/7/1498 nuovo matrimonio in Vaticano per Lucrezia, lo sposo è Alfonso d’Aragona duca di Bisceglie, fratello di quella Sancia che è già moglie di suo fratello Jofrè, figlio bastardo di Alfonso di Napoli e si dice che sia un bellissimo ragazzo. Ma anche queste nozze finiscono tragicamente. Cesare, che era stato rifiutato da Carlotta d’Aragona, diventa cugino del re di Francia sposando Carlotta d’Albret di Navarra, Luigi lo nomina duca di Valentinois mentre Cesare dal canto suo, si impegna ad aiutare il monarca a riconquistare il regno di Napoli, in cambio di aiuti militari ed economici per la conquista da parte sua della Romagna. Tutto questo francesismo allarma Alfonso che si rifugia dai suoi parenti, abbandonando Lucrezia incinta e col cuore infranto. Per tirarle su il morale l’8/4/1499 il papa le affida un grosso incarico che sconvolge gli alti prelati, nomina Lucrezia governatrice di Spoleto, e in sprezzo a Napoli rispedisce Sancia a suo padre. Anche se col cuore infranto (!?) Lucrezia bardata come una regina entra in Spoleto dove svolgerà diligentemente il suo incarico. Il 19/9/1499 Alfonso con chiara pressione del padre che non vuol troppo dispiacere al papa, che non per amore, raggiunge Lucrezia poi insieme tornano a Roma, anche Sancia torna dal marito, in novembre Lucrezia partorisce un maschio che viene chiamato Rodrigo e tutto sembra tornare normale. Nuovo colpo di scena il 15/7/1500 Alfonso viene gravemente ferito a seguito di un agguato, il mandante? Ovviamente Cesare, il motivo? La gelosia nei confronti dell’amore della sorella per il marito (?), più probabilmente desideroso di sganciarsi dalla parentela spagnola. Nonostante la gravità delle ferite, Alfonso assistito dai migliori medici del papa, guarisce con gioia di Lucrezia e della sorella Sancia. Il Valentino scontento dell’accomodarsi della cosa pronuncerà una frase (ma non è provato sia vero) “ciò che non è stato compiuto a pranzo, può essere benissimo fatto a cena”. Non ci sono prove della colpa di Cesare, ma non ce ne sono nemmeno della sua innocenza, Alfonso venne ucciso dal sicario di Cesare, certo Michelotto da Corella il 18/8/1500 nelle stanze di Lucrezia, la quale era stata allontanata con un pretesto assieme a Sancia sorella di Alfonso. La spiegazione ufficiale rilasciata, è che il duca di Bisceglie è morto, gli si è rotta la testa a seguito di una brutta caduta mentre ancora convalescente. Gli ambasciatori sono di un altro avviso e non si fanno scrupoli, è Cesare il mandante della morte del marito di Lucrezia. C’è anche un’altra versione quella in cui Cesare avrebbe ucciso Alfonso per legittima difesa. Alfonso sentendosi minacciato da Cesare tramava contro di lui, e qualche giorno prima della sua morte, avrebbe attentato alla vita di Cesare cercando di trafiggerlo con un colpo di balestra. A consolare Lucrezia interviene nuovamente il papa, per alleviarle la pena la nomina governatrice di Nepi (come se bastasse a restituirle il marito!) Mentre Lucrezia è lontana il papa ed il Valentino approntano piani per la conquista della Romagna e nuove alleanze matrimoniali nella persona di Lucrezia. Comunicare a Lucrezia che è suo dovere sposarsi nuovamente per la gloria dei Borgia, spetta a Cesare che la raggiunge a Nepi. Non si sa che argomentazioni userà per convincerla, o non avrà affatto bisogno di convincerla chissà che Lucrezia apprendendo che il candidato è Alfonso d’Este di Ferrara e che quindi è lontano da Roma e dai suoi che continuerà la sua vita non si senta sollevata, lontano dagli orrori romani si aprirà per lei un nuovo capitolo, in fondo non ha che 21 anni. Gli Este sono però di tutt’altro avviso, questa parentela coi Borgia non è particolarmente gradita, troppe voci di doppiezza e spietatezza girarono sul loro conto, di dissolutezza e di incesto sul conto di Lucrezia. Isabella d’Este sorella di Alfonso e marchesa di Mantova, appoggiata dalla cognata Elisabetta d’Urbino è la più contraria, grida allo scandalo ed alla vergogna per questo matrimonio, lo stesso Alfonso si dimostra assai tiepido, la Borgia non lo interessa più di tanto, ma sotto le pressioni di suo padre Ercole, anche lui non troppo convinto all’inizio, ma la cui avidità ha avuto il sopravvento e ormai troppo in là si è spinto col papa per le richieste di dote della sposa, e di Luigi XII si piega. E’ certo che gli Este questo consenso lo vendono a caro prezzo e il 30/12/1501 vengono celebrate in Vaticano le nozze per procura, a rappresentare gli Este, giungono a Roma i tre fratelli di Alfonso: Sigismondo, Ferrante e il cardinale Ippolito che scorteranno poi Lucrezia a Ferrara. Nel febbraio del 1502 Lucrezia entra in Ferrara sotto una festosa accoglienza, nonostante le premesse negative e la nomea che la perseguita, riuscirà a farsi rispettare se non proprio amare dal marito, (che comunque la cornifica abbondantemente), a dargli 7 figli tre dei quali non sopravvivono alla nascita; alla morte del suocero Ercole d’Este 25/1/1505, diventando duchessa di Ferrara, scopre che ormai il suo passato è appunto passato, i sudditi la amano e il marito le affida la reggenza della città in caso di sua assenza. Le si riconoscono ancora delle relazioni, ma è dato di pensare del tutto platoniche come esigeva la galanteria dell’epoca l’adorazione era rivolta verso l’ideale di donna che Lucrezia poteva incarnare, e non alla carnalità della donna stessa, il nome che accompagnerà Lucrezia dal 1503 al 1507 è quello di Pietro Bembo poeta degli Este, le viene attribuito anche un breve flirt con Francesco Gonzaga duca di Mantova suo cognato d’acquisto, e se ciò è vero il flirt non poteva essere che breve, Isabella la moglie di Francesco marcava stretto il marito e vigilava sulle potenziali rivali, Lucrezia poi non l’aveva mai potuta soffrire. Ma anche questa stretta vigilanza aveva le sue falle era noto a tutti che Francesco era afflitto dal mal francese, male che sicuramente non gli era stato trasmesso dalla moglie. Un solo episodio offuscherà per un breve periodo la nuova serenità di Lucrezia, trattasi di una questione creatasi tra il cognato Ippolito e dal fratellastro Giulio per i favori di una gentildonna. La gentildonna (Angiola Borgia del seguito di Lucrezia?) preferisce Giulio a Ippolito, e questi fa accecare il fratellastro. Viene allora bandito da Ferrrara da Alfonso. Chetati gli animi Alfonso interviene con fermezza per la rappacificazione dei due, ma mal gliene incoglie dal quel momento Ippolito vedrà anche lui come nemico. Giulio con la complicità dell’altro fratellastro Ferrante cerca di uccidere Alfonso ed Ippolito. Ippolito intercetta la cosa e tenta la contromossa, interviene nuovamente Alfonso che prima li condanna a morte entrambi poi li grazia, ma li condanna al carcere a vita. Nonostante ciò a Ferrara Lucrezia è finalmente serena, continuerà a proteggere e finanziare per quanto le sarà possibile il fratello Cesare, quando alla morte del papa nel 1508, viene travolto dall’ambizione del nuovo papa Giulio II (Giuliano Della Rovere acerrimo nemico di Alessandro VI). La sua vita è ormai tracciata, morirà di setticemia a seguito di un parto nel 1519 all’età di 39 anni. Domanda, se Lucrezia non si fosse chiamato Borgia e non fosse stata figlia del papa e sorella del Valentino, avrebbe destato l’interesse dei posteri?