L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 11

Secondo il Malleus Maleficarum il compito di istruire il processo spettava comunque al prete, al quale si concedevano in ogni caso tempi molto brevi. Chi mancava di denunciare una strega poteva essere scomunicato a sua volta e correva il rischio di essere interrogato (e torturato) se questa sua mancanza risultava in qualche modo sospetta. Il prete doveva comunque aver bene in mente che il potere della strega era sempre legato alla sua sessualità e che questa irrefrenabile tendenza alla lussuria poteva derivare solo dal diavolo: “…tutte queste cose provengono dalla concupiscenza carnale che in loro è insaziabile…. e non c’è da stupirsi se tra coloro che sono infetti dall’eresia delle streghe ci sono più donne che uomini. Sia benedetto l’Altissimo che sinora ha preservato il sesso maschile da così grande flagello.”

Se si sospettava che una donna avesse rapporti con il demonio era considerato indispensabili neutralizzare i suoi poteri prendendo specifiche precauzioni. Per evitare che, attraverso il contatto con la terra, acquisisse nuova forza dalle potenze malefiche, la si trasportava su un’ asse di legno o dentro a un cesto. Quando veniva introdotta nell’aula del Tribunale i carcerieri la facevano camminare all’indietro e avevano cura che non potesse guardare (o toccare) gli Inquisitori prima che costoro guardassero lei. Il Malleus racconta di streghe che il diavolo aveva dotato della capacità di restare in silenzio in tutte le circostanze e quali che fossero le torture alle quali erano sottoposte e illustra i mezzi con i quali questa resistenza poteva essere infranta: cita, a questo proposito, i brillanti risultati ottenuti dall’Inquisitore di Como che nel 1485 (dunque nel corso di  un solo anno)  era riuscito a ottenere una piena confessione da 41 maliarde (poi, naturalmente, mandate al rogo) facendole depilare completamente. Il libro spiega poi la vera ragione per cui le streghe, qualsiasi cosa si faccia loro, non possono piangere, fatto che, a quanto pare era noto a tutti: il significato simbolico delle lacrime è legato alla purezza del cuore di chi le versa, cosa che il mondo cattolico ha ben recepito da una semplice frase di San Bernardo: “Le lacrime degli umili possono attraversare il cielo e conquistare l’inconquistabile”.

Certo si è che i due domenicani hanno una incredibile faccia tosta e ci sono parti del libro manca completamente di pudore e ci sono parti in cui vengono descritti eventi assolutamente incredibili con la naturalezza e la semplicità di chi ne è stato consapevole testimone. Nella III Parte, XV Quaestio, si raccontano in dettaglio i “noti fatti” di Ratisbona, città nella quale i carnefici avevano cercato invano di portare a termine l’esecuzione di un certo numero di eretici che l’Inquisizione aveva condannato: li avevano messi sul rogo ed erano sopravvissuti alle fiamme senza riportare alcun danno; avevano cercato di annegarli, niente, si trattava di eretici apparentemente invulnerabili. L’evento stava cominciando a rappresentare un rischio per la popolazione dei fedeli, alcuni dei quali avevano cominciato a porsi domande sul significato di una eresia che concedeva tali privilegi e sulla correttezza della condanna. Dopo aver imposto a tutti alcuni giorni di digiuno, il Vescovo della città consigliò di eseguire una più attenta perquisizione dei loro corpi e, ben nascosti sotto le ascelle, furono scoperti gli strumenti demoniaci che avevano donato loro quella invulnerabilità.

I giudici utilizzavano, nel corso dei processi, tecniche che dimostravano l’esistenza di una notevole esperienza e di una sofisticata conoscenza della psicologia. Essi sapevano quanto erano importanti, per far crollare anche le persone apparentemente più forti, la solitudine, l’incertezza, la paura delle torture e perciò alternavano minacce e menzogne a studiati silenzi. Il Malleus, ad esempio, consiglia di promettere, in cambio di una piena confessione, il risparmio della vita, senza però specificare che quella vita sarebbe stata interamente vissuta in carcere; di dimostrare compassione e giurare di aver personalmente rinunciato a ogni ipotesi di condanna, per poi far emettere la sentenza da un altro giudice; di promettere misericordia, intendendo misericordia verso se stesso e verso lo Stato, in quanto tutto quello che viene fatto in favore della Chiesa e dello Stato è un atto di misericordia.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 10

Il Malleus Maleficarum, almeno secondo il giudizio che ne danno molti studiosi, sembra dunque scritto da persone ossessionate da fantasie sessuali che gli psichiatri collocano generalmente nel campo della patologia. Il libro racconta di streghe che, valendosi della loro malefica capacità di far scomparire il pene degli uomini – un intervento non chirurgico, che non lascia cicatrici – fanno raccolta di falli umani, conservandoli in una scatola (dove si agitano e si torcono non diversamente dalle code di una lucertola e dove vengono nutriti con orzo e grano) o li conservano nel nido vuoto di un uccello. Una ulteriore ossessione è rappresentata dai rapporti sessuali tra esseri umani, soprattutto donne, e entità immateriali, definite come incubi (di sesso maschile) e succubi (di sesso femminile) . Ma mentre per le donne lo scopo di queste copule mostruose era quello di appagare una concupiscenza di per sé irrefrenabile, per quanto riguardava gli uomini il risultato di questi coiti incorporei era quello di procurare agli agenti del demonio liquido seminale umano, soprattutto attraverso le polluzioni notturne. Di qui, un’attenzione morbosa ai problemi dello sperma, discussioni sulla sua possibile natura demoniaca, sull’esistenza di polluzioni incolpevoli, ipotesi sulla possibilità che comunque anche un seme innocente possa essere trafugato dagli agenti del demonio e poi utilizzato per operazioni innominabili. In realtà, per i due domenicani queste pratiche sessuali rappresentavano una blasfema parodia del concepimento di Cristo e costituivano una trasgressione particolarmente empia. Si trattava quindi di un atto blasfemo di tale gravità che doveva essere sospettato anche in conseguenza di eventi apparentemente innocenti, come una casuale esposizione di nudità. In ogni caso, il comportamento di molte donne in questo campo non poteva lasciare adito a dubbi: “Spesso le streghe sono state viste sdraiate sulla schiena nei prati o nei boschi, nude fino all’ombelico, ed era evidente dalla disposizione degli arti e delle parti veneree nonché dalla frequenza degli orgasmi, nonché dai movimenti delle gambe e delle cosce, che stavano copulando con i demoni noti come Incubi, che pure erano invisibili agli astanti”. 


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 9

Il Malleus inizia affermando che “la credenza che le streghe esistono è una parte talmente essenziale della fede cattolica che sostenere ostinatamente l’opinione opposta sa manifestamente d’eresia”; un’eco della bolla papale del 1484 di Innocenzo VIII. Poi il Malleus chiarisce le sue intenzioni: “Questo è ciò che proponiamo: i diavoli, con le loro arti, causano alcuni effetti per mezzo della stregoneria, eppure è vero che senza l’assistenza di un mediatore non possono fare niente… noi non sosteniamo che senza questo mediatore non possano fare danno, ma che per suo tramite possano portare infermità e qualunque altra pena e che tutto ciò è reale”. Il ragionamento è fin troppo chiaro: sono gli esseri umani i veri colpevoli delle sventure che vengono attribuite alla malvagità del demonio, ma gli esseri umani sono alla portata dell’Inquisizione e ciò assicura che ci sarà sempre un colpevole da punire. Successivamente  il Malleus si preoccupa di rassicurare gli inquisitori ai quali le streghe “non possono causare ingiuria poiché essi sono i dispensatori della pubblica giustizia”. Essi possono poi usare pratiche e rituali che possono sembrare magici, ma che trovano la loro rispettabilità nel fatto di derivare dalla chiesa e la loro coerenza nel potere di difenderli dalla malvagità delle streghe.

Nel Malleus Maleficarum si parla spesso della capacità delle streghe di indurre una condizione di sterilità, e se ne parla come se questa fosse una delle loro principali attività. È citata spesso, ad esempio, la capacità di far scomparire il pene, usata in alternativa ad un sortilegio che impediva l’eiaculazione e a una serie di malefici rivolti a determinare sterilità e a causare l’aborto nelle donne. Le streghe possono bagnare di sangue mestruale un uovo di gallina e seppellirlo sotto il letto di una donna, che da quel momento patirà dolori insopportabili ogni volta che cercherà di avere un rapporto sessuale. Possono trasformare un feto in una poltiglia maleodorante che verrà poi eliminata dal retto dell’infelice madre tra atroci dolori. Possono trasformare il pene di un uomo in una gelatina fredda come il pene di Satana e così, dove prima c’era l’orgoglio virile, oplà, ora c’è solo una macchia unta e informe, gli uomini non potevano immaginare umiliazione maggiore e ne erano terrorizzati. Credere nelle streghe – e identificarle, e condannarle – divenne  così anche un modo per giustificare i propri insuccessi riproduttivi e sessuali e per non smarrirsi di fronte alle proprie fantasie erotiche. La scelta dello sventurato da indicare come responsabile, tendeva a cadere sempre sulle stesse persone: emarginati sociali, donne anziane e solitarie, ostetriche coinvolte per mestiere nelle fortune e nelle sfortune della vita riproduttiva. Erano le stesse persone dalle quali si attendevano consigli su come non fare figli e su come interrompere le gravidanze, tutte cose che rientravano quasi inevitabilmente tra le attività che la gente comune riteneva proprie della magia nera. E a questo punto non sembrò esistere più alcuna differenza tra il coito interrotto e l’uccisione di un gallo in un quadrivio.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 8

Anche se il Malleus è considerato un testo molto debole, sia sul piano ermeneutico che teoretico, il suo successo non può essere discusso: 34 edizioni, più di 30.000 copie stampate, alcune centinaia di opere minori costruite nel suo solco e nella sua tradizione, nessun testo che sostenga tesi contrarie pubblicato per oltre un secolo.

Il principio che è alla base della terribile operazione di sterminio delle streghe sollecitata dal Malleus è molto semplice: il diavolo, previo naturalmente il permesso di Dio, può dare alle maliarde un potere capace di indurre modificazioni sostanziali nella natura. E poiché le Scritture affermano che il diavolo opera nel mondo e la filosofia ci insegna che un puro spirito deve ricorrere a un opportuno intermediario per poter agire sulla materia, ne consegue che chi non crede in questo intermediario non crede neppure nel diavolo, e chi non crede nel diavolo inevitabilmente deve rifiutare di credere in una parte delle scritture ; è dunque evidente che costui, non accettando uno degli argomenti della fede, è un infedele. Su questo punto il testo si dilunga, sempre utilizzando argomenti così grossolani e bizzarri e ricorrendo a equilibrismi retorici tanto rozzi, da rendere invero incomprensibile il suo straordinario successo. In realtà, le critiche al Malleus sono iniziate almeno un secolo dopo la sua pubblicazione; neppure gli umanisti intervennero, almeno per un lungo periodo di tempo, per criticare il ricorso dei due domenicani a una etimologia un po’ troppo allegra, che interpreta “malefici” come la traduzione latina del volgare “stregoni” e “maleficiendo” come “male de fide sentiendo”, ovvero avere cattive opinioni in materia di fede; nella stessa linea troviamo il diavolo (dia-bolus, colui che fa due bocconi di anima e corpo) e la femmina, fè-minus, colei che ha minor fede, serva abituale del diavolo perché più portata all’eresia.

Il Malleus Maleficarum è una guida per gli inquisitori che contiene un dettagliato elenco dei malefici che possono essere commessi dalle streghe e dei quali parlerò in seguito: per ora mi limito a sottolineare lo stupore che desta, nella lettura di questo libro, il continuo e quasi esasperato riferimento alla sessualità.

 I rapporti, con il diavolo o con gli uomini, naturali e contro-natura, sono al centro dell’attenzione, come se gli inquisitori fossero ossessionati dall’idea di conoscere ogni dettaglio, anche il più insignificante, di questi eventi. Sembra così (o almeno questa è una delle ipotesi) che la maggior parte delle persone accusate di stregoneria fosse costretta a confessare, non tanto le cose che aveva fatto, ma quello che la fantasia degli accusatori immaginava che avesse fatto. Un capitolo, dunque, di patologia psichiatrica che ovviamente in molti casi è riferibile agli imputati, ma che ancora più spesso riguarda gli accusatori.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 7

Nato a Rheinenfelden nel 1436, Sprenger era entrato nel convento domenicano  di Basilea e aveva studiato teologia a Colonia, città nella quale aveva fatto una brillante carriera sino a salire al rango di Padre Provinciale dell’ordine di San Domenico per la Germania. Uomo di profonda cultura, terrorizzato dalla concorrenza con Satana, Sprenger rappresentava il perfetto inquisitore, impietoso e intollerante, disposto a riconoscere il germe dell’eresia in qualsiasi uomo avesse opinioni diverse dalle sue; era stato incaricato dalla Chiesa romana di tornare in Germania, dove l’Inquisizione non era efficiente e si trovava in difficoltà perché c’erano stati moti di rivolta popolare. Heinrich Kramer era nato a Schlettdstadt nel 1430 ed era considerato un autentico maniaco dell’ortodossia e del lealismo nei confronti di Roma. Personaggio di discussa moralità, ossessionato dal terrore delle streghe, finì col provocare, con i suoi comportamenti feroci, l’ira e l’indignazione di Georg Glasser, sindaco di Bressanone, che lo cacciò dalla diocesi e lo costrinse a liberare una quarantina di donne che stava seviziando senza apparenti validi motivi. I suoi buoni rapporti con Roma gli consentirono però di continuare a gestire un grande potere che mantenne anche dopo la morte di Sprenger, che lo aveva protetto e gli aveva consentito un credito che la sua scarsa cultura filosofica certamente non meritava. Per il Malleus Maleficarum riuscì a ottenere l’approvazione di Massimiliano I d’Austria e l’autorizzazione accademica alla pubblicazione della Facoltà di Teologia dell’Università di Colonia, un documento che alcuni considerano addirittura estorto a quei teologi, che inizialmente avevano dimostrato un fondamentale contrarietà.

Così il Malleus, stampato per la prima volta nel 1486, fu addirittura approvato dalla più importante facoltà europea di teologia nel 1497: l’approvazione andava molto al di là di un generico placet nei confronti del libro e della sua pubblicazione, era l’espressione di un altissimo consenso alla persecuzione delle streghe. Se, come qualcuno afferma, l’approvazione di questo documento fu in qualche modo estorta da Kramer, bisogna pur riconoscere a questo rozzo domenicano un potere del tutto straordinario.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 6

A partire dal 1100 si verificò un graduale cambiamento di attitudine, contrastato all’inizio e poi in seguito accolto con un favore sempre più generalizzato. Ora i cattolici più colti cominciavano a ritenere che la stregoneria del tardo medioevo rappresentasse un fenomeno nuovo, ignoto nei secoli precedenti, dovuto alla comparsa di una nuova setta che mescolava forti tendenze eretiche all’esercizio di arti magiche e che prendeva sempre maggior forza dal patto siglato con Satana. Questi concetti furono oggetto di una specifica trattazione da parte di Nicolas Jacquier (Jaquerius), un inquisitore, che completò il suo Flagellum Hereticorum Fascinariorum nel 1458: il libro fu dato alle stampe solo nel 1481 ma il suo contenuto, e soprattutto la richiesta di Jaquerius di non applicare il Canon Episcopi nei processi alle streghe, erano ben noti agli inquisitori. I primi riferimenti ai malefici e alle pratiche delle streghe si trovano nei penitenziali, elenchi di peccati e di penitenze. Nel penitenziale del vescovo di Worms, Burcardo, che risale al 1011, è scritto:

Hai prestato fede o partecipato … alle riprovevoli pratiche di quei maghi che affermano di avere il potere magico di suscitare o placare tempeste … alle pratiche superstiziose di quelle donne che si vantano di avere poteri magici, tali da modificare lo stato d’animo della gente … a quella pratica superstiziosa in forza della quale alcune donne sciagurate e indemoniate sono convinte di cavalcare insieme a Diana? Il demonio è certamente capace di assumere aspetti e sembianze umane, tanto da far balenare alla mente di un suo prigioniero felicità e sciagure…

Come vedete c’è già, all’inizio del millennio, un riferimento all’esistenza delle streghe.

Nel 1231 venne costituito l’apparato giudiziario dell’Inquisizione che si occupava principalmente degli eretici – dei catari, dei valdesi, degli albigesi – con solo qualche sporadica attenzione a maghi, indovini e invocatori del demonio. Ma la stregoneria era un’ottima accusa da rivolgere agli eretici e, successivamente, ai nemici della Chiesa, nonché a coloro dei quali ci si voleva liberare. È in questo modo che si rese possibile lo sterminio di albigesi, catari, ebrei, e persino dei templari. La prima strega condannata al rogo da un inquisitore venne bruciata a Tolosa nel 1275, e Tolosa era una città influenzata dal catarismo: così eresia e stregoneria divennero  sinonimi. Nel 1326 Giovanni XXII emanò una bolla (Super illius specula) che prevedeva  le stesse pene per streghe e per eretici. Lo stesso pontefice aveva fatto condannare al rogo il vescovo di Cahors, Ugo Geraud, accusato di aver attentato alla sua persona eseguendo pratiche magiche su figure di cera; in realtà il tribunale condannò il vescovo per un tentativo di avvelenamento – oltretutto mai dimostrato – e l’aggancio con la stregoneria consisteva solo nel fatto che, secondo l’accusa, i presunti veleni erano stati preparati da alcune donne anziane. La teologia scolastica cominciò a elaborare la cosiddetta dottrina del “patto delle streghe col diavolo”.

Nel 1468 Paolo II dichiarò la stregoneria “Crimen Exceptum” e assegnò completa libertà ai Tribunali religiosi e secolari per quanto concerneva il modo di trattare le streghe. Ma se si può dare una data d’inizio alla persecuzione sistematica della stregoneria, la si deve indicare nel 1484, anno in cui  papa Innocenzo III rese pubblica la bolla Summis desiderantes effectibus, che invitava i vescovi tedeschi a combattere con maggiore energia le streghe e gli stregoni. Essi, diceva  la bolla,

hanno abusivi commerci con i demoni e con i loro incantesimi, vaticini, scongiuri e con altri nefandi sortilegi, superstizioni, eccessi, delitti… Recentemente è infatti arrivato alle nostre orecchie, non senza procurarci gran pena, che in certe regioni della Germania settentrionale , come pure nelle province, città e territori di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema, numerose persone dell’uno e dell’altro sesso, incuranti della loro salvezza e deviando dalla fede cattolica, si sono abbandonate a demoni, succubi e incubi e facendo ricorso a sortilegi, incantesimi, congiure, altre attività superstiziose e pratiche magiche hanno sgozzato bambini ancora nel grembo della madre, vitellini e bestiame, hanno fatto seccare i raccolti, reso uomini impotenti e donne sterili  di modo che i mariti non potessero andare con le mogli e le mogli non potessero ricevere i mariti. “.

E più avanti, nella stessa Bolla, il Papa faceva due nomi:

E anche se i nostri diletti figli, Heinrich Kramer e Johann Spranger… sono stati delegati come inquisitori con lettera apostolica … decretiamo che ai suddetti venga data potestà di giusta riprensione, incarcerazione e punizione di chiunque, senza permesso e senza limitazione.”

Sette anni dopo dall’Università di Colonia fu diramato un documento ( sulla cui spontaneità esiste, come vedremo, qualche dubbio ) che rendeva noto che qualsiasi affermazione contraria alla realtà della stregoneria sarebbe “incorsa nella colpa di ostacolare l’Inquisizione”. Queste affermazioni vennero  ribadite dal successivo pontefice Alessandro VI, e così si sviluppò una delle vicende più crudeli nella storia dell’intolleranza.

Nel 1487 i due domenicani tedeschi citati nella Bolla pontificia,  Heinrich Kremer e Jakob Sprenger (Insistor), pubblicarono il Malleus Maleficarum, (Il martello delle streghe), una guida per gli inquisitori. Il libro segue di pochi anni due importanti trattati sulla stregoneria, il Fortalicium Fidei del francescano Alfonso de Spina (1459) e il Flagellum Haereticorum Fascinariorum del domenicano Nicholas Jacquier (1458). In realtà esiste una straordinaria continuità tra tutti questi trattati, a partire dalla Practica Inquisitionis Haereticae Pravitatis (1320) fino al Repertorium Inquisitorum Pravitatis Hereticae, ma è certamente il Malleus che si propone di essere – e sarà – il vero manuale del perfetto inquisitore.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 5

Non si può però dimenticare il fatto che fin dalle sue origini, la Chiesa Cattolica aveva dovuto contrastare le reliquie del paganesimo, che continuavano a sopravvivere nelle superstizioni e nei riti, nelle magie, nei sortilegi e nelle leggende. Liberare la società dagli elfi, dalle fate, dai troll e dagli gnomi (e anche da maestose divinità dotate di splendide corna) non era impresa facile. La Chiesa aveva provato tutte le strade possibili. Ad esempio, li aveva demonizzati, per cancellarne il ricordo o per associarli stabilmente al concetto di male: in un documento del IX secolo, ad esempio, si parla di un demone chiamato Diana che alcune donne malvagie “cavalcano di notte” per “tornare a Satana”: è sempre lei, la dea dell’Olimpo, questa volta trasportata, probabilmente contro la sua volontà, in un’altra religione. Il timore che i culti di origine pagana tentassero i fedeli era molto vivo nel medioevo, un timore alimentato dalla sopravvivenza, soprattutto nelle aree contadine, di credenze e di superstizioni che avevano la loro origine nel paganesimo. I testi biblici, e in particolare quelli dell’Antico Testamento, rappresentavano per la Chiesa il fondamento ideale per indicare, in queste forme di cultura popolare, gli strumenti che il demonio utilizzava per attrarre i fedeli e iscriverli nelle sue legioni di dannati. Così, alcune forme di superstizione particolarmente diffuse vennero interpretate come vere e proprie attività demoniache. Del resto, più si parlava di stregoneris, più la povera gente si rendeva conto di quanto spesso fosse stata vittima di un sortilegio:ogni volta che la grandine aveva distrutto il loro raccolto e non quello del vicino, quando il pagliaio era andato in fiamme e quando ancora il figlio tanto atteso era nato deforme. Questa diffusa consapevolezza non poteva che sollecitare la promulgazione di leggi severe contro chiunque maneggiasse la magia e ne facesse strumento del male. Spesso la Chiesa cattolica aveva dovuto accettare sgradevoli compromessi, trasformando in feste religiose riti pagani particolarmente consolidati. Così, la dea irlandese Brigitta, patrona del fuoco, venne assimilata e identificata in una santa fittizia che portava lo stesso nome. Analogamente, molti santuari furono costruiti in luoghi già consacrati ai riti pagani, una pratica resa ufficiale da Gregorio I nel 601. Dunque, è certamente vero che tra il V e il XII secolo la Chiesa considerava la magia nera come una manifestazione della superstizione popolare e come un residuo di paganesimo, assolutamente non fondato su fatti reali: il peccato consisteva nel credere in questi poteri, non nel possederli. Con il passare degli anni presero però vigore le opinioni di quanti ritenevano che il maligno potesse veramente prendere possesso dei corpi degli uomini, e si fece  strada l’idea che le streghe esistessero realmente.

 


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 4

A Roma la magia nera era considerata un reato soprattutto quando era responsabile della morte o della malattia di un cittadino, negli altri casi le pene erano molto probabilmente lievi. Il testo originale della legge delle XII Tavole non è giunto fino a noi poiché le Tavole andarono perdute nell’incendio di Roma che si verificò intorno al 390 a.C., quando i Galli occuparono la città. Molti frammenti sono però citati da fonti antiche, vuoi testualmente (ipsissima verba), vuoi come trascrizione, spiegazione o commento di una specifica norma. Sulla base di queste reminiscenze molti studiosi hanno cercato di ricostruire il testo (la palingenesia) ma ogni risultato deve comunque essere considerato dubbio e ogni interpretazione arbitraria. E’ comunque probabile che nella Tavola VIII, molto probabilmente dedicata agli illeciti, ci fosse un riferimento alla magia nera, del quale ci è giunta solo la parte che potrebbe costituirne l’esordio: qui malum carmen incantassit….(coloro che hanno cantato un maleficio). Le altre indicazioni della Tavola riguardano le punizioni per i danni alle persone o alle cose, i furti, le frodi e le mancate testimonianze. Le pene non sono particolarmente severe, il che fa pensare che la magia nera fosse punita solo con una multa. In seguito, almeno secondo quando riferisce Tito Livio, furono promulgate leggi più severe che peraltro riguardavano in modo specifico coloro che usando la negromanzia avvelenavano il bestiame o distruggevano le messi. È comunque bene ricordare che Roma traboccò per secoli di indovini, di maghi e di streghe e che molti di costoro godevano della protezione di personaggi di alto rango e potevano operare praticamente indisturbati. Imperatori come Augusto e Tiberio, del resto, mandavano in esilio i negromanti, ma ne tenevano sempre qualcuno con sé. Quando i primi cristiani acquisirono, come libro di culto, l’Antico Testamento, ereditarono anche la convinzione dell’esistenza di esseri misteriosi capaci di controllare forze  la cui comprensione era negata alla razionalità. I cenni all’esistenza di queste forze presenti nel vecchio Testamento sono ambigui e apparentemente insignificanti e spesso sono anche il risultato di banali errori nella traduzione dalla lingua originale. Sulla frase “ non lascerai vivere la strega” (Esodo, 22,18), ad esempio, in realtà esistono non poche perplessità e, come dirò più avanti, la cosa più probabile è che si tratti di una cattiva interpretazione, un fatto abbastanza frequente per quanto riguarda la Bibbia. Qualche accenno all’esistenza di poteri occulti si trova nel I libro di Samuele e viene  spesso citata, a questo proposito, una frase in realtà molto ambigua (“poiché la ribellione è come il peccato della divinazione e l’ostinazione è come l’adorazione degli idoli e degli dei domestici”: I libro di Samuele, 15,23). Più avanti (28,7-25) nello stesso libro, Saul dice ai suoi servi: “cercatemi una donna che sappia evocare gli spiriti e io andrò da lei a consultarla”. E i servi gli risposero: “ecco, a Endor c’è una donna che evoca gli spiriti”. Quella donna evocherà realmente lo spirito di Samuele, e nel testo non c’è alcun segno che quella evocazione sia considerata blasfema e illecita. Si può dunque capire come i primi cristiani avessero un’attitudine basata sulla tolleranza nei confronti delle persone accusate di stregoneria e si comportassero complessivamente in modo simile a quello tenuto dagli antichi romani, che si preoccupavano delle streghe solo quando era possibile provare che avevano commesso un delitto. Con l’eccezione di Agostino, dunque, il Magistero cattolico si limitava a condannare la convinzione che le streghe esistessero. In questo senso fu particolarmente importante il Concilio di Ancira (IX secolo) che aveva formalizzato questi convincimenti inserendoli nel cosiddetto Canon Episcopi, incorporato nel 1284 nei Decretales di Gregorio IX e perciò divenuto parte della legge canonica.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 1

La più grande nemica della stregoneria è sempre stata la Chiesa Cattolica, che ha contrastato duramente qualsivoglia impiego della magia, anche quello rivolto a fini positivi: non esiste, per la Chiesa, una “magia bianca” che possa essere accettata e considerata con tolleranza. Non è stata una battaglia facile. Al contrario dei preti, comparsi tra noi piuttosto recentemente, i maghi sono sempre esistiti e l’uomo ha sempre fatto ricorso al loro aiuto per cercare scorciatoie utili e per realizzare i propri desideri. Molte pitture trovate nelle caverne e risalenti al paleolitico, avevano probabilmente significati magici: dipingere una caccia al bisonte non aveva tanto il significato di fissare un evento fortunato, quanto quello di impegnare la magia a far sì che quell’evento si ripetesse. Per secoli e secoli coloro che erano considerati detentori di poteri magici sono stati rispettati e implorati, ed è evidente quanto tutto ciò sia contrario ai principi della religione cattolica, che insegnano che è il volere di Dio – e non l’intervento dell’uomo – a far sì che le cose accadano. Ma il rapporto tra il cristianesimo e i poteri occulti, le forze della magia e della stregoneria, sono stati particolarmente complessi. Sul fatto che gli uomini abbiano creduto in misteriose e occulte forze capaci di rappresentare o di impersonare l’essenza stessa del male fin dai tempi più antichi, penso che esista un accordo generale tra gli studiosi, ed è del resto molto difficile immaginare che fantasie, paure e superstizioni abbiano costruito soltanto ipotetiche forze del bene senza mai immaginare qualcosa che le contrastasse.  Il male oscuro e corrotto – ma anche in qualche modo affascinante – che nutre e ispira la magia nera era ben noto ai Greci e ai Romani, che dedicavano orribili riti a un grande numero di demoni e di dei del sotterra. Alcune di queste divinità avevano un nome e venivano onorate, anche se non sempre in modo palese; molte di esse erano di sesso femminile e il loro nome non poteva essere pronunciato, così che di esse conosciamo solo il cognomen, quello che poteva essere invocato  nelle preghiere e nei riti propiziatori. Non mancavano divinità malevole di sesso maschile: Summano, ad esempio, che scagliava i fulmini notturni (di giorno il privilegio apparteneva a Giove ) e Mormo, il vampiro servo di Ecate, spesso presente nella mitologia greca. Ecate era invece una divinità sessualmente ambigua, che possedeva entrambi i principi della generazione: con il trascorrere dei secoli prevalse l’idea che si trattasse di una divinità essenzialmente femminile   tanto che fu considerata la dea degli spettri, degli incantesimi e delle streghe e i suoi simulacri erano spesso collocati nei quadrivi  per proteggere i viandanti da queste forze del male. Impenetrabili, persino più di Ecate, erano le divinità trine, come le Erinni,le Gorgoni, le Esperidi e la stessa Diana triforme, e altrettanto indecifrabile era Proserpina della quale Apuleio, nelle Metamorfosi, scriveva:

 Seu nocturnis ululatibus

Horrenda Proserpina

Triformi facie larvales  impetus

Comprimens terraeque  claustra

Cohibens lucos diversos

Inerrans vario cultu propitiaris

 

 (O terribile Proserpina/ dai tre volti/ che respingi gli assalti degli spettri/ sia con ululati notturni / sia frapponendo ostacoli sul terreno/ mentre ti aggiri in diversi boschi sacri/ lasciati placare da un rituale mutevole).