L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “masturbazione

Orgasmo e piacere: tra fisiologia e soggettività

L’orgasmo è un fenomeno soggettivo  che mostra manifestazioni oggettive (contrazioni) che sono state considerate come conditio sine qua non. La maggior parte dei cambiamenti del corpo durante l’orgasmo sono stati osservati da Masters e Johnson – e definiti risposta sessuale umana  nel corso dei loro studi di laboratorio  con un campione di  382 donne e 312 uomini. I loro studi riguardavano essenzialmente descrizioni fisiologiche.

L’orgasmo è una delle funzioni  inalienabili e inviolabile  del cervello umano,  esperienza durante a quale si impegnano una vasta gamma di transizioni nelle terminazioni fisiche impegnate nell’atto deputato. Particolare interesse è  la progressione del desiderio sessuale e dell’aspirazione, nonché gli aspetti fisiologici e mentali che non sono necessariamente sinergici e che comunque hanno rilevanza non trascurabile in situazioni riguardati il sesso. Le esperienze derivanti dal piacere dell’orgasmo e dalla soddisfazione negli uomini sono state poco studiate, ma le prove  suggeriscono che dipendono dalle influenze psicosociali , così come avviene nelle donne  Uno dei presunti fattori di influenza che contribuiscono al piacere e alla soddisfazione dell’orgasmo è quello associato all’intensità percepita e alla posizione anatomica legata alle sensazioni orgasmiche:

l’orgasmo della masturbazione è stato considerato più fisicamente intenso e localizzato rispetto all’orgasmo coitale, sebbene quest’ultimo provoca più piacere e soddisfazione. Altri autori affermano che il piacere e la soddisfazione orgasmica dipendono più dall’intensità psicologica dell’esperienza orgasmica, se associata ai sentimenti e alle emozioni esperite erimentate .

Alcuni fasi di studio hanno sottolineato l’importanza della qualità del rapporto nelle esperienze maschili dell’orgasmo. McCarthy e Fucito credono che, da una prospettiva teorica e clinica, una sessualità intima e interattiva è ciò che gli uomini e le coppie considerano in primo luogo, dal momento che la sessualità è principalmente un processo interpersonale in cui l’obiettivo finale è quello di stimolare la soddisfazione e la relazione di coppia . Negli uomini più anziani Schiavi ha scoperto che il funzionamento sessuale e la soddisfazione sono stati più influenzati da fattori psicologici, relazionali e psicosessuali che da fattori vascolari, neurologici e ormonali .

Mah e Binik hanno valutato l’esperienza orgasmica nei giovani e hanno scoperto che:

a) la soddisfazione sessuale e orgasmica è stata significativamente maggiore durante il rapporto sessuale della coppia rispetto alla masturbazione solitaria e un rapporto più stretto con le caratteristiche cognitivo-affettive dell’esperienza orgasmica rispetto a quelli sensoriali;

B) l’intimità emotiva era cruciale per l’orgasmo;

C) l’intensità psicologica e affettiva dell’esperienza orgasmica è stata più significativa nel vivere il piacere rispetto  alla posizione anatomica assunta  in riferimento alle  sensazioni orgasmiche;

D) le sensazioni orgasmiche oltre la regione genitale-pelvica erano più piacevoli .

L’intimità relazionale, l’intimità sessuale della coppia e la tendenza a sperimentare un orgasmo erano positivamente correlati alla soddisfazione sessuale nei maschi. Un aspetto importante dell’esperienza orgasmica è quello associato alle rappresentazioni di piacere sessuale, che «hanno un significato specifico per ciascun uomo e devono pertanto essere più definiti», secondo Fink, Carson e De Vellis in «Studio sugli esiti di circoncisione adulta: Effetto su Funzione erettile, sensibilità del pene, attività sessuale e soddisfazione» (Journal of Urology 2002) citata da Richters. Il piacere va oltre l’esperienza orgasmica, che ha richiamato una maggiore attenzione forse a causa dell’esistenza di correlati fisiologici, evidenziati sia negli organi riproduttivi che in quello sessuale. Tuttavia, l’espressione soggettiva dell’orgasmo è più difficile da capire per la sua natura «profondamente personale», associata ai concetti del piacere e della soddisfazione, anche se diversi allo stesso tempo, un’analisi  accurata  richiede competenze combinate di fisiologi, psicologi, endocrinologi nonché  un’attenta valutazione delle rappresentazioni  del cervello e del soggetto stesso.


La masturbazione: uno sguardo storico all’autoerotismo

self pleasureLa sessualità è un tema che suscita sempre interesse nella maggioranza delle persone, la masturbazione un po’ meno, forse perchè manteniamo inconsciamente lo strascico di antiche credenze che la associano a qualcosa di proibito, sporco o peccaminoso.
Secondo Thomas W. Laqueur, professore di Storia dell’Università della California, la masturbazione non ha mai rappresentato un tema di interesse per i potenti fino a che nel 1712 John Marten, pubblicò un libro dal titolo “Onanismo”, dove si parlava della masturbazione in entrambi i sessi e si offrivano consigli per coloro che fossero stati vittima delle “nefaste conseguenze” di questa pratica abbominevole.
Nel libro si lasciava intravedere che il peccato di Onan era la masturbazione, sebbene tutti i conoscitori del testo biblico sanno che egli cercava di evitare di avere figli “disperdendo il suo seme”, cioè praticando suppostamente il coitus interruptus. Ma come già sappiamo, molte cose non sono come dovrbebero essere ma prendono direzioni diverse, il libro si convertì in un grande successo nel quale si affermavano alcuni consigli per rimediare alla masturbazione.
Toccando due delle corde più sensibili di quell’epoca, la privacy e la trasgressione, immediatamente il potere (mi riferisco fondamentalmente ai politici e agli intellettuali) considerò questo atto sessuale come vergognoso e approfittò dell’ignoranza delle masse, del suo fervore religoso e delle sue paure.
Tuttavia, va detto che molto prima del 1712 le persone consideravano già che il corpo soffrisse delle conseguenze negative derivanti da comportamenti sbagliati. La medicina era una sorta di guida morale che includeva anche l’etica carnale, sebbene questo ruolo aumentò considerevolmente nel secolo XVIII, quando nei ciroli progressisti le norme morali cominciano a fondersi con la natura e vengono insegnate nelle scuole. In questo contesto non c’è da sorprendersi se le angustie culturali venissero trasformate in malattie.
Così, i medici iniziarono ad associare la masturbazione alle più diverse malattie, tanto dell’anima come del corpo (carattere debole, omosessualità, acne, tubercolosi, epilessia, etc.) Dal momento che queste idee provenivano spesso da medici rinomati evidentemente gli adoloescenti e i giovani si sentivano terrorizzati dalle eventuali conseguenze, sebbene molto spesso questo terrore non bastava per frenare la pratica masturbatoria. Allora la famiglia ricorreva a invenzioni e apparati tra i più originali e strani per impedirla. Uno di questi erano i biscotti di Sylvester Graham per frenare gli impulsi sessuali.
Curiosamente, neppure agli inizi del secolo XIX la masturbazione veniva accettata, quando già i medici prescrivevano l’orgasmo come cura per l’isteria, nonostante gli stessi medici consigliassero alle pazienti l’autoerotismo per provocare l’orgasmo.
Naturalmente, con il passare del tempo si inizò a pubblicare opere davvero scientifiche che dimostravano che la masturbazione non fosse una pratica negativa e tantomeno vergognosa, che non è un sostituto del sesso di coppia e che addirittura può aiutare a conoscere il proprio corpo e godere di una sessualità più sana. Sfortunatamente quando iniziarono a diffondersi queste informazioni la paura e la vergogna avevano già impregnato la nostra società.
Un esempio? L’intervista realizzata di recente nel Regno Unito a persone di età comprese tra i 16 ed i 44 anni, dove si riscontrò che il 95% dei maschi si era masturbato più di una volta durante la sua vita ma solo il 71% dell femmine riportava di averlo fatto. Prima dei 20 anni, già il 95% dei giovani era ricorso a pratiche masturbatorie di fronte al 20% delle donne.
Fonti:
Gerressu, M., Mercer, C.H., Graham, C.A., Wellings, K. and Johnson, A.M. (2008) Prevalence of Masturbation and Associated Factors in a British National Probability Survey. Archives of Sexual Behavior; 37(2):266-78.

Shpancer, N. (2010) The Masturbation Gap. The pained history of self pleasure. In: Psychology Today.


La sessualità nel Medioevo

Nel Medioevo il corpo umano era considerato sotto due fondamentali punti di vista: da un lato abbiamo il culto e l’esaltazione del corpo di Cristo martoriato, dall’altro il tentativo da parte della stessa Chiesa di mortificare e limitare i desideri della carne. I teologi del tempo arrivarono a far coincidere il “peccato” sessuale con il peccato originale, fonte di ogni male per l’uomo. In verità questa dottrina così rigida riguardo i costumi sessuali serviva a dare alla Chiesa un controllo sempre maggiore sulla popolazione. Addirittura nel corso dell’anno vi erano tre periodi della durata di quaranta giorni durante i quali, secondo i precetti della Chiesa, ci si doveva astenere dall’avere rapporti sessuali. Questo è un dei motivi per cui le nascite erano più o meno concentrate sempre negli stessi lassi di tempo; partorire nove mesi dopo una di queste “quaresime” era molto disdicevole e, anzi, era considerato un vero e proprio peccato. Inoltre l’attività sessuale era consentita solo dopo il calar del sole, in quanto il giorno doveva essere interamente dedicato al lavoro, che aveva la specifica funzione di purificare il corpo. Anche la domenica era giorno di astinenza, poiché consacrata al Signore. Era poi diffusa la credenza che fare l’amore mentre la donna aveva le mestruazioni avrebbe portato alla nascita di un bambino malato di peste e si vietava (o comunque si sconsigliava) l’attività sessuale durante le gravidanze e l’allattamento, per non recare danni al figlio. Dunque in verità le coppie sposate e totalmente fedeli avevano poco spazio per vivere serenamente la loro sessualità. Ovviamente l’atto sessuale nel momento in cui lo si poteva portato a termine doveva essere moderato sotto ogni aspetto: una delle funzioni più importanti era la riproduzione, ma il sesso coniugale aveva soprattutto lo scopo di “arginare” l’uomo (e anche la donna), soddisfacendo i suoi bisogni carnali così che non fosse indotto a trovare soddisfazione in altri rapporti non controllati ed istituzionalizzati. Non si poteva assolutamente dare libero sfogo alla lussuria: le donne in particolare dovevano essere totalmente passive; inoltre san Bernardino dice che un dei pochi motivi per una moglie di non ubbidire al marito è quando questo le chiede di unirsi “come animali”. Ingoiare lo sperma era considerata una pratica di stregoneria: per purificarsi da questo peccato si sarebbero dovuti passare sette anni a pane ed acqua. L’omosessualità era ovviamente uno dei peccati più gravi, paragonabile addirittura al cannibalismo. Chi fosse stato accusato di avere rapporti sessuali con persone del proprio sesso (in particolare si trattava di uomini, in quanto l’omosessualità femminile era poco diffusa) era condannato a morte: veniva arso vivo come un eretico, su pire di legno e finocchio (a quest’ultimo, utilizzato per “addolcire” l’odore della carne bruciata, si deve l’appellativo utilizzato in maniera dispregiativa nei confronti degli omosessuali ancora oggi).

La donna era considerata impura, poiché colpevole di indurre l’uomo in tentazione ed in quanto causa prima del peccato originale. Soltanto le vergini e le vedove sono considerate meno “sporche”, poiché in qualche maniera controllano la loro sessualità. La colpevolizzazione della donna arriva davvero a livelli estremi. Ad esempio sant’Agostino scrive queste parole molto crude: “ed ecco che siamo nati tra le feci e l’urina ed è nel peccato che mia madre mi ha concepito”. Egli afferma dunque che la donna nel momento in cui si è concessa all’uomo nell’atto sessuale ha commesso peccato. In effetti già san Paolo definiva l’istinto che porta uomini e donne ad unirsi carnalmente come frutto dell’intervento di Satana. Il demonio era allora descritto molto dettagliatamente, soprattutto per quanto riguarda la sua anatomia sessuale: il pene era lungo, rigido e rivestito di pezzi di ferro o squame; il suo sperma era gelido (dunque non utile alla procreazione, ciò a simboleggiare che l’atto era fine a se stesso). Molte donne furono in questo periodo accusate di aver avuto rapporti con il demonio: si tratta delle cosiddette streghe, perseguitate dall’Inquisizione durante tutto il Medioevo. Inoltre Satana era considerato il diretto ispiratore di ogni genere di sogno erotico. Chi faceva quel genere di pensieri durante il sonno doveva poi fare penitenza, poiché era come aver commesso un peccato. Abbiamo però anche un’altra faccia della medaglia: il Medioevo è il periodo in cui si assiste alla nascita della concezione di amor cortese, che dalla letteratura dei trovatori provenzali arriva poi a influenzare notevolmente i circoli letterari italiani, in primis per quanto riguarda il Dolce Stil Novo. In questo caso la donna è vista non più come strumento del demonio, bensì come un angelo di Dio, con vere e proprie capacità purificatrici. Il rapporto tra il poeta o cavaliere e la sua “domina” era quasi sempre spirituale piuttosto che fisico, ma in alcuni casi si arriva a considerare questa forma di amore extraconiugale come l’unico modo per poter realmente vivere il sentimento. Molto spesso ,infatti, nelle famiglie nobili moglie e marito erano uniti per motivi più politici più che amorosi. La donna poteva in questo genere di relazione esercitare un potere immenso sull’uomo, il quale doveva affrontare delle prove durissime per dimostrare la sua completa fedeltà (si può ben immaginare che queste fortunate signore si divertissero nel potersi prendere una meritata rivincita sul genere maschile). Una di queste prove arrivava davvero al limite dell’adulterio: la donna accoglieva l’uomo, nudo, nel suo letto e gli permetteva di baciarla, ma non di avere un rapporto completo (una prova di resistenza insomma). Vi erano però donne che, più o meno volontariamente, erano tenute a restare se mpre fedeli ai mariti, anche quando questi partivano per lungo tempo (ad esempio per affrontare una Crociata). Infatti in questo periodo fu inventato uno strano e (a mio parere) inquietante strumento di controllo: la cintura di castità. Comparsa per la prima volta in Italia nel XIV secolo, aveva inizialmente lo scopo di proteggere giovani vergini dalle violenze sessuali. Presto però la sua funzione principale divenne quella di impedire alle mogli di tradire il marito. Francesco da Carraia, nobile fiorentino, regalò una di queste cinture alla moglie infedele. Oggi è conservata presso il palazzo del Dogi a Venezia. Queste cinture erano formate da una struttura in metallo con due piccole aperture (ornate con spunzoni affilati) le quali permettevano le normali funzioni fisiologiche ma impedivano ogni tipo di rapporto sessuale. Spesso quando i mariti partivano si diceva che lasciavano le mogli “sotto chiave”: rinchiuse in casa e con addosso la cintura di castità, della quale l’uomo si teneva la chiave. Molte donne accettavano questa condizione, ritenendola una prova di fedeltà assoluta. Spesso però riuscivano a procurarsi in qualche modo una copia delle chiavi, se non altro per evitare le infezione che potevano risultare anche mortali. Esisteva anche un modello maschile di cintura di castità: in questo caso non per evitare l’adulterio ma per impedire la masturbazione, che secondo le credenze del tempo portava alla cecità e alla pazzia. Nonostante le opposizioni della Chiesa, in questo periodo era necessario utilizzare metodi per il controllo delle nascite, poiché le famiglie potevano mantenere solo un certo numero di figli. In verità qualcuno utilizzava come perfetto metodo contraccettivo l’astinenza, ma si trattava di pochi virtuosi. Già allora vi erano infatti delle tecniche per limitare il rischio di gravidanza: oltre alla pratica del coito interrotto (osteggiata da sant’Agostino e san Tommaso), abbiamo l’utilizzo di diaframmi fatti con cera d’api o di pezze di lino per bloccare lo sperma. Inoltre vi erano le solite superstizioni: bere bevande fredde, rimanere passive durante l’atto sessuale, trattenere il fiato al momento dell’eiaculazione dell’uomo, saltare violentemente dopo il rapporto, erano considerati metodi per evitare una gravidanza indesiderata. Quando questi metodi non funzionavano, spesso si ricorreva all’aborto, fortemente condannato dalla Chiesa. Esso veniva praticato con modalità che mescolavano credenze popolari con un poco di scienza medica (ma giusto un poco…). Ad esempio si facevano lavande interne o si utilizzavano varie sostanze quali catrame, piombo, succo di menta, semi di cavolo e addirittura urina animale. Anche così però non si era certi di interrompere la gravidanza: in tal caso il neonato veniva abbandonato presso una chiesa (in questi anni nascono anche i primi orfanotrofi). Nonostante la Chiesa avesse un’enorme influenza sulla popolazione, vi era comunque una notevole libertà dei costumi, soprattutto nel periodo in cui era diffusa in tutta Europa la peste nera: una maggiore consapevolezza della volubilità della vita umana portava l’uomo ad una ricerca sfrenata dei piaceri terreni. Dunque permane l’usanza romana di recarsi ai bagni pubblici, ora considerati luoghi di depravazione, dove uomini e donne stavano assieme nudi nelle vasche e venivano a volte anche serviti prelibati banchetti (il cibo era spesso legato all’attività sessuale in quanto altra debolezza della carne). Spesso questi bagni erano dotati di stanze private, dove risiedevano le prostitute pronte ad accogliere i clienti. Inoltre gli indumenti indossati ai tempi tendevano ad enfatizzare i caratteri sessuali: le donne portavano abiti molto scollati e spesso avevano il seno scoperto anche in pubblico (soprattutto per l’allattamento); gli uomini indossavano calzoni attillati che invece che nascondere i genitali li evidenziavano. Anche in seno alla Chiesa vi erano elementi che non rispettavano alla lettera i precetti morali imposti da questa: addirittura nel XIII secolo era usanza diffusa che i preti avessero delle concubine! Ciò era giustificato affermando che avendo a loro disposizione delle donne di bassa moralità i preti non avrebbero corso il rischio di corrompere donne oneste, nel caso non fossero riusciti a contenere i loro istinti. Addirittura in alcune zone di Francia, Scozia ed Inghilterra pare che i parroci godessero della cosiddetta “jus primae noctis”, ovvero del diritto di togliere la verginità alle giovani spose. Questo “diritto” fu in seguito limitato: il prete solo a volte poteva inserire simbolicamente una gamba nel letto della donna. Neppure le donne di Chiesa erano esenti a questa degenerazione morale: infatti molte di esse ricorrevano all’aborto in seguito a relazioni illecite, spesso intrattenute con altri ecclesiastici. La depravazione era diffusa ad un livello tale da raggiungere i massimi vertici: papa Giulio II nel 1510 arrivò ad aprire una casa di tolleranza per cristiani, e così fecero anche altri dopo di lui. In realtà la dottrina cattolica (che veniva comunque ribadita, in modo alquanto ipocrita ) considerava la verginità come lo stato di massima elevazione morale. Dunque gli ecclesiastici, in quanto votati alla castità, erano superiori rispetto a tutti gli altri uomini che non erano cappaci di dominare l’istinto. Come già detto, in realtà il matrimonio non era imposto per consentire la procreazione: quella poteva avvenire in qualsiasi genere di rapporto. Il vero motivo era la necessità di un controllo degli istinti, che rendesse gli uomini che non erano abbastanza forti da rimanere casti almeno in condizione di non dare libero sfogo alla lussuria, peccato molto grave agli occhi di Dio. Sant’Agostino afferma che il matrimonio non è un male, in quanto “stringe una società naturale tra due sessi”, caratterizzata dalla reciproca fedeltà e dalla procreazione; ma, nonostante ciò, l’astensione da qualunque rapporto era comunque preferibile, poiché se tutta l’umanità riuscisse ad astenersi “molto più presto si adempierebbe la città di Dio e si aprirebbe la fine dei tempi”. Differente è invece la visione luterana della sessualità: infatti la svalutazione delle opere dell’uomo porta a non considerare la verginità come un elemento che migliora la posizione di questo davanti a Dio. Inoltre gli esseri umani, proprio in quanto tali, non sono in grado di resistere agli istinti, poiché non è nella loro natura. Dunque la miglior condizione di vita non è più il celibato, bensì il matrimonio. Nonostante ciò, questo non è considerato dai protestanti come un sacramento, bensì come un semplice contratto tra due persone, il quale può anche essere sciolto.

Sono comunque riprese da Lutero delle ideologie di base del cattolicesimo: la condanna totale dell’adulterio e l’obbligo da parte i entrambi i coniugi di saldare il “debito coniugale”, ovvero di concedersi al marito o alla moglie ogni qualvolta venga richiesto (sempre nei tempi stabiliti ovviamente). Addirittura il monaco tedesco arriva ad affermare che una donna che rifiuta il suo uomo deve essere condannata a morte. In realtà è molto difficile fare un quadro generale relativo ai costumi di un periodo tanto vasto, durante il quale esistevano moltissime realtà differenti tra loro per luoghi e tempi. Resta comunque un’ immagine che sotto certi aspetti non è troppo differente da quella del mondo moderno, ancora ricco di contraddizioni riguardo al sesso: dal timido velo di pudore che spesso ne copre l’esistenza, al televisore che la usa come merce. Fatto sta che si tratta di qualcosa di trasversale, che sta alla base dalla natura e della sopravvivenza di ogni specie e che l’umanità dovrebbe imparare a vivere con più serenità e rispetto.


La masturbazione nei sogni

La masturbazione è una pratica sessuale che ha lo scopo di procurare piacere a se stessi ed al proprio corpo e che nei sogni compare spesso associata al senso di colpa ed al bisogno di nascondersi.

Il significato di questo termine impropriamente usato come sinonimo di Onanismo, è rivelatore di tutta una serie di proiezioni, pensieri e paure, e deriva dal latino masturbari, composto da manu (ablativo di manus, mano) e turbare o struprare ( da stuprare o restare turbati, stupefatti).

La masturbazione è una pratica frequente sopratutto fra gli adolescenti e, mentre nel passato era condannata o demonizzata al punto da fare risalire a questa la cecità o le malattie più strane, ora la si considera un modo sano e naturale di imparare a conoscere le proprie reazioni fisiche, di entrare in contatto con il proprio corpo e sperimentare un nuovo tipo di sessualità più focalizzata ed intensa rispetto al piacere infantile di accarezzarsi e toccarsi.

masturbarsi simboli sogniLa masturbazione offre un ottimo sfogo alle tensioni sia sessuali che psichiche particolarmente acute durante la pubertà, è una sorta di prova generale e di valvola di sfogo delle irrequietezze ed insicurezze che precedono la comparsa di un vero partner con cui condividere i primi rapporti completi.

La masturbazione è una pratica diffusa anche fra gli adulti, viene allora chiamata autoerotismo ed è unanemente accettato che la sua pratica non si pone nell’ambito della patologia, mentre il suo scopo, funzionale al piacere sessuale, sembra molto legato, analogamente al periodo adolescenziale, allo sfogo di tensioni aggressive o sessuali. ed alla elaborazione di conflitti o fantasie.

La masturbazione che compare nei sogni può essere vissuta, a seconda delle esperienze personali e della repressione vissuta nei confronti di questa pratica, con senso di colpa o con naturalezza ed accettazione. Nel primo caso sono frequenti i sentimenti di vergogna che subentrano al piacere, la paura di essere scoperti anche nei sogni, la paura che le persone intorno possano leggere con chiarezza ciò che è rimasto impressa a livello psichico come pratica innaturale e degradante.

mastrubazione sogni Alcune analisi oniriche dellamasturbazione nei sogni ne fanno il simbolo di unione feconda mancata, di mancato incontro con il maschile o ilfemminile che possono tradursi in una difficoltà nel prendere un reale impegno con l’altro sesso. Oppure rilevano l’incapacità del sognatore che si masturba nei sogni di restare a contatto con la realtà, perso in un infantile ricerca di un piacere narcisistico, in un agognare il Paradiso perduto originario.

La mia esperienza professionale mi porta a vedere nei sogni di masturbazione in prevalenza il bisogno di recuperare un “piacere” che molto probabilmente, nel momento in cui il sogno ha luogo, è assente dalla vita del sognatore. Spesso i sogni dimasturbazione arrivano come auto consolazione, come momento di piacevole intimità e solitudine rigenerante quando il sognatore ha una vita sociale molto attiva e stressante e quando le interazioni con gli altri sono fonte di frustrazione.

A volte questi sogni indicano il bisogno di maggior contatto e cura del proprio corpo fisico, di un’intimità con ogni parte di se’, del recuperare la tenerezza e l’amore insiti nella carezza e nello sfioramento. La masturbazione nei sogni può essere anche un atto simbolico di sfida contro la pseudo morale corrente, ma soprattutto contro la morale introiettata che continua a persistere in forma sotterranea nel sognatore. Questo porta neisogni al bisogno di uscire dai limiti, dalle convenzionalità e regole imposte dai Se’ primari.

Sogni molto frequenti mostrano la febbrile ricerca di un posto nascosto in cuimasturbarsi in pace, posto che di solito non viene trovato, per cui la masturbazione non ha luogo, oppure è disturbata dall’ansia e dalla paura di essere scoperti. In questo caso, oltre al probabile emergere senso di colpa e della censura interna nei confronti del gesto proibito, giocano nuovamente i fattori sopra riportati: la ricerca di piacere e di benessere che il sogno evidenzia come non raggiunto, o disturbato e non goduto.


L’autoerotismo Maschile e Femminile

Il mio personalissimo interesse per la masturbazione, in particolare per quella femminile, nasce da un’innegabile realtà: non se ne parla. Per curiosità e per lavoro mi capita sovente di parlare di sesso, sia con i colleghi, psicologi e sessuologi, sia con gli amici e i conoscenti. Le persone ci pongono spesso domande riguardo ad argomenti quali l’omosessualità, le perversioni, sentono il bisogno di essere rassicurate rispetto alla “normalità” della loro vita sessuale, si interrogano su come educare i figli in tal senso. Di sesso e sessualità si parla molto, moltissimo, anche troppo. Ma di masturbazione, non c’è verso, non se ne parla. Anzi è sufficiente che venga pronunciata soltanto la parola per far calare un imbarazzante, comune silenzio.
Perchè? perchè una spessa cortina di reticenza avvolge quella che, da sempre, è la pratica sessuale più diffusa al mondo, quella che, per la stragrande maggioranza di noi, ha rappresentato la prima esperienza sessuale, l’elemento fondamentale della sessualità, indispensabile alla sua maturazione e alla sua piena realizzazione?
Non pretendo, in questo breve elaborato, di rispondere in modo esaustivo ad un interrogativo così complesso. Tuttavia mi riprometto di approfondire la questione sotto diversi aspetti e, soprattutto, mi auguro di stimolare nel lettore ulteriori curiosità ed un rinnovato interesse per l’autoerotismo.

Cosa significa masturbarsi?

Masturbare deriva dal latino manu stuprare che vuol dire violare o anche sporcare con la mano. In senso stretto questo verbo si usa, ancora oggi, riferendosi alla stimolazione manuale dei propri genitali finalizzata all’autosoddisfacimento erotico. Ma, nella realtà, esso è utilizzato in senso molto più ampio per tutta una serie di pratiche anche diverse tra loro, tra queste:
• Manipolazione del proprio seno, dell’ano e/o di altre parti del corpo. In alcuni casi viene praticata anche la penetrazione anale con le proprie dita o altri oggetti.
• Stimolazione orale dei propri seni o genitali con la propria bocca.
• Masturbazione mediante pressione delle cosce senza l’uso delle mani.
• Masturbazione mediante strofinamento dei genitali contro mobili e oggetti vari.
• Masturbazione mediante strumenti di piacere (più diffuso tra le donne che tra gli uomini).
• Masturbazione reciproca tra partners etero o omosessuali, quale preludio, postludio o sostituto del coito.
• Masturbazione mediante autosoddisfacimento intellettuale.

Demonizzazione e censura

Nel 1758 Samuel Tissot, un medico svizzero, scrive “Dell’Onanismo o Delle malattie prodotte dalla masturbazione” e con questo trattato inaugura duecento anni di oscurantismo e colpevolizzazione del sesso nella sua forma più naturale, intima, necessaria: la masturbazione. In realtà già nel 1710 era stato pubblicato un opuscolo anonimo intitolato “Onania o il Peccato infame della sozzura di sè e tutte le sue spaventose conseguenze nei due sessi, con consigli morali e fisici rivolti a coloro che han già derivato pregiudizio da questa abominevole abitudine” , attribuito dallo stesso Tissot ad un certo Dott. Bekkers. Tuttavia è solo nella seconda metà del diciottesimo secolo che l’Europa medica adotta una posizione unanime di condanna della masturbazione, sostenuta dalla morale cristiana altrettanto accanita nei confronti del peccato carnale. Medici e teologi parlano con un’unica voce per fustigare il vizio solitario. Si diffondono così una serie di false credenze le cui disastrose conseguenze sono visibili ancora oggi (basta dare un’occhiata alle domande che, sui giornali o su internet, gli adolescenti e i giovani pongono all’esperto sui fantasmatici effetti collaterali dell’autoerotismo). Chi si abbandona a questa pratica lasciva rischierà di sviluppare, secondo gli studiosi dell’epoca, i seguenti sintomi: letargia, tremori, deperimento, noia, tristezza, stanchezza, agitazione, insonnia, tosse, vomito, prurito, pallore, abbassamento della vista (fino alla cecità), acne, alitosi. Masturbarsi, a lungo andare, può portare alla follia, alla perversione, nei casi più estremi alla morte.
Ma le ammonizioni verbali e lo spettro della degradazione non sono sufficienti a scoraggiare i “delinquenti del sesso”. Vengono così adottati una serie di rimedi tra cui, in primis, la sacra confessione, unico antidoto al senso di colpa, ma anche pozioni, unguenti, medicazioni, calmanti, antispasmodici, narcotici, ipnotici, sonniferi. Si ricorre spesso a delle vere e proprie mortificazioni corporali quali cinture di castità per le ragazze più “irrequiete”, anelli penici muniti di punte erettili pronte a ricacciare anche solo un principio d’erezione notturna; il Dott. Lafond inventa il corsetto anti-onanismo, una fasciatura aderente destinata ad impedire qualsiasi toccamento. Tra i sistemi estremi troviamo anche la castrazione, la clitoridectomia, la cauterizzazione della zona genitale mediante ferro rovente o elettricità, oppure, ancora, la resezione dei nervi interni.
Diverse ipotesi sono state avanzate per dar ragione di una così cruenta persecuzione. Secondo alcuni autori è la scoperta dello spermatozoo da parte di Leeuwenhoek nel 1677 a stravolgere la morale del tempo: la masturbazione diventa un crimine sessuale che, attraverso l’inutile perdita di seme, mina la preservazione della vita. Altri spiegano le ragioni di questa furia repressiva come intensificazione del controllo sugli “istinti”, resa necessaria dall’evoluzione di costumi sessuali eccessivamente libertini (parliamo dei secoli diciottesimo e diciannovesimo). La donna che pratica l’amore solitario, nello specifico, è pericolosa perchè, in un certo senso, indipendente. E’ una donna che possiede le prerogative dell’uomo, l’iniziativa, la ricerca del piacere, in definitiva una minaccia per la società, per la stabilità dei valori morali e dei ruoli sessuali.
Quali che siano stati i focolai di questa caccia alle streghe, essa ha avuto un’eco tale da far sì che la masturbazione sia, ancora oggi, il tabù più solido della morale sessuale occidentale.

La masturbazione come strumento di piacere e conoscenza

E’ dunque necessario affermare, con grande chiarezza, che masturbarsi non solo è lecito e normale ma, addirittura, auspicabile. Masturbarsi è naturale sia per gli uomini che per le donne, tanto che di autoerotismo, in senso lato, si può parlare anche riferendosi alla primissima infanzia: il bambino comincia a prendere coscienza di sé e della propria corporeità nei primi mesi di vita toccandosi, esplorandosi. Le attenzioni della madre (baci, abbracci, carezze) naturalmente lo gratificano, ma pian piano egli sviluppa una certa indipendenza anche in questo senso. Gli organi genitali sono incredibilmente sensibili al tatto, e questa realtà precede qualsiasi consapevolezza relativa al sesso, alla cultura, al moralismo, all’identità sessuale e all’etica. I problemi nascono, solitamente, quando il piccolo incontra la disapprovazione dei genitori. Tuttavia, a riprova della “naturalità e fisiologicità” dell’atto, con la pubertà e con l’adolescenza essa non viene abbandonata, anzi è proprio a questo punto che si può parlare di masturbazione vera e propria.
Praticare l’autoerotismo, nei giovanissimi in modo particolare, aiuta a mitigare le tensioni sessuali, ma è anche un meraviglioso strumento di conoscenza del proprio corpo e delle proprie sensazioni erotiche. E’ una tappa fondamentale ed irrinunciabile della maturazione individuale. Per molti, uomini e donne, rappresenta una vera e propria “dimensione parallela” e assolutamente privata nella quale vengono vissute inconfessate fantasie erotiche. E’ bene specificare, inoltre che, al contrario di quanto molti credono, la masturbazione non è un surrogato del coito, può anzi aiutare a migliorare la vita sessuale a due. Anche l’autostima riceve dei benefici dall’amore solitario se questo viene vissuto come uno dei tanti modi che si hanno a disposizione, o si possono apprendere, per prendersi cura di sé.
La masturbazione è una tecnica manuale di ottenimento dell’orgasmo, solitaria o di coppia. Come prototipo della sessualità, essa ha permesso numerosi progressi scientifici e tecnici. Pensiamo, solo per fare un esempio, all’importantissima ricerca svolta da Masters e Johnson sulla realtà fisiologica della sessualità umana, una ricerca condotta attraverso l’osservazione di migliaia di orgasmi innescati mediante masturbazione. Anche la fecondazione in vitro, efficace trattamento per alcune forme di sterilità, utilizza sperma ottenuto attraverso l’atto masturbatorio. Infine, le nuove terapie sessuali per il trattamento dell’anorgasmia femminile, prevedono una sorta di rieducazione che, partendo dalla consultazione di atlanti di anatomia, passa per l’utilizzo di uno specchio (mezzo attraverso cui la vulva può essere osservata chiaramente dalla donna), fino ad arrivare all’autoesplorazione manuale degli organi genitali per scoprire le zone più sensibili, il tipo di pressione gradita, il ritmo da mantenere nell’esercitarla, ecc.
Negli uomini, sul piano fisiologico, la masturbazione favorisce il ricambio degli spermatozoi migliorando le capacità fecondanti del liquido seminale e mantenendo attivo il riflesso eiaculatorio coitale, sia sul versante neurologico-percettivo che su quello dell’efficienza vascolare.
Gli psicologi californiani Abramson e Mosher hanno condotto due ricerche su due gruppi diversi di volontari invitatandoli a leggere letteratura erotica e ad assistere a film sessuali espliciti. I risultati di tali ricerche mostrano che coloro i quali hanno un atteggiamento negativo verso la masturbazione si sentono maggiormente in colpa nell´assistere alla proiezione dei film, hanno avuto meno esperienze sessuali, hanno maggiori problemi di fronte al sesso e sono persino meno informati sulla contraccezione. Questi autori hanno potuto anche determinare, mediante un´analisi termografica, che i soggetti con attitudine negativa verso la masturbazione hanno una vasocongestione pelvica, una volta esposti a stimoli erotici, più scarsa rispetto a chi ha attitudini positive.
Questo dato, evidentemente, pone il buon rapporto con la masturbazione come un fattore predittivo importante verso una buona sessualità.

L’autoerotismo femminile

La forma più diffusa di masturbazione femminile è la stimolazione manuale del clitoride, del monte di Venere e/o delle labbra vaginali mediante sfregamento, più o meno lieve, o pressione. Poiché molto sensibile, raramente il glande del clitoride viene sollecitato in modo diretto.
Per questa pratica solitamente si usano le dita centrali della mano e ci si mette in posizione supina. Tuttavia molte bambine-adolescenti scoprono il piacere dell’autoerotismo a letto, in modo assolutamente naturale. Si strofinano ritmicamente contro il materasso fino ad arrivare all’orgasmo, e poi conservano tale modalità anche in età adulta, mantenendo la posizione prona. Una percentuale minore di donne trae piacere dallo sfregamento della zona vulvare-clitoridea contro un oggetto morbido come ad esempio un cuscino, oppure un mucchio di vestiti, un lenzuolo arricciato, può utilizzare anche velluto, pelliccia o seta. A volte si tratta di oggetti più duri come l’angolo di un lavandino o la testiera del letto. Altre ancora si masturbano attraverso la pressione ritmica delle cosce tra di loro. E’ probabile che le donne che riescono ad arrivare all’orgasmo in questo modo, presentino una notevole sensibilità delle terminazioni nervose che collegano il clitoride con i nervi della parte alta delle cosce. Masturbarsi in questo modo non comporta movimenti o gesti troppo visibili, per cui lo si può fare ovunque, si può stare sedute, distese o in piedi.
Infine ci sono delle donne che utilizzano il massaggio idrico, stimolano cioè i propri genitali con un getto d’acqua di cui possono modulare pressione e temperatura.
Al contrario di quanto una consistente percentuale di uomini ritiene, sono poche le donne che si servono esclusivamente della penetrazione per ottenere il piacere, ed un numero altrettanto esiguo la pratica solo occasionalmente.

L’autoerotismo maschile

E’ vero, gli uomini praticano l’autoerotismo più delle donne, sia in termini di percentuale che di frequenza. La maggior incidenza dell’attività masturbatoria nel sesso maschile non può essere, a mio avviso, semplicisticamente ricondotta ad una differenza di quantità e/o qualità del desiderio sessuale fra i due generi. Tale componente va certamente considerata, tuttavia ritengo che l’incidenza di cui sopra sia legata ad una serie di fattori, tra cui: la maggior facilità di approccio genitale di cui dispongono i maschi ( il pene è molto più visibile e facilmente “raggiungibile” della vulva), il nostro (inteso, di uomini e donne) retroterra culturale, morale, religioso, l’educazione ricevuta in famiglia, il rapporto che in generale abbiamo con il piaceree, in particolare, con il nostro corpo. Tra gli adolescenti maschi, inoltre, non è affatto raro che si parli di masturbazione e si apprenda la pratica della stessa per imitazione più o meno diretta. Tra le adolescenti è molto più difficile che ciò accada, non esiste questa sorta di “tradizione”, di insegnamento che viene tramandato.
Ma passiamo alle modalità vere e proprie con cui si realizza l’autoerotismo maschile.
La maggior parte degli uomini si masturba facendo scorrere, con un movimento ritmico, la mano chiusa a pugno lungo il corpo del pene; quasi sempre tale movimento coinvolge la pelle del prepuzio e si concentra sulla parte superiore dell’asta. Qualcuno limita il massaggio erotico (o sfregamento, a seconda della pressione esercitata) al frenulo, una zona lievemente protuberante e molto sensibile posta immediatamente sotto il glande, sulla parte inferiore del pene.
La tipica masturbazione maschile inizia con un movimento relativamente lento e deliberato. Man mano che l’eccitazione aumenta, aumenta anche il ritmo del movimento e, poco prima dell’orgasmo, la stimolazione diventa molto rapida. Durante l’eiaculazione, cioè durante la fuoriuscita di sperma dall’uretra, alcuni uomini preferiscono rallentare gradualmente il ritmo, altri stringono il pene con fermezza, altri ancora interrompono repentinamente qualunque movimento.
Una percentuale tutto sommato limitata degli appartenenti al genere maschile usa sfregare il pene contro un oggetto morbido, un’altra, altrettanto esigua, lo inserisce nel collo di una bottiglia, nella creta modellata o anche in una bistecca arrotolata come per simulare il coito.
Le statistiche rivelano, inoltre, una forma rara di masturbazione maschile, praticata da due o tre uomini su mille, che consiste nell’autostimolazione orale dei propri genitali o nell’ inserimento, talvolta pericoloso, di oggetti nell’uretra o nell’ano. Quasi mai i maschi si toccano o accarezzano i capezzoli durante l’atto masturbatorio.

Conclusioni

Mi auguro, con questo piccolo contributo, di aver chiarito al lettore qualche dubbio relativo alla masturbazione, di aver stimolato in lui nuove curiosità, e di avergli trasmesso il mio entusiasmo per la forma di sessualità che, forse, più di tutte appartiene al genere umano e che, come tale, non può essere ulteriormentetrascurata.