L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Ofra Haza (עפרה חזה عفراء هزاع) – Adama (אדמה)

 L’Oriente, magico e misterioso, per noi è un qualcosa di infinito. Ofra Haza, regina d’Israele, ammalia e cattura con la sua voce e la sua arte percorrendo  letteratura e  lingua in  musica preziosa, incantando e  divenendo a metà degli anni ’80 un’artista internazionale. Eclettica donna che ha saputo coniugare la sua radice ebraico-yemenita con la capacità di abbattere muri e differenze con la potenza della sua voce e la collaborazione con altri autorevoli artisti del panorama mondiale.

 

אדמה – אני קשובה לקולך
אדמה – תמיד ולאן שאלך
אדמה – השביל בו אפסע הוא שבילך
אמא אדמה
 
אדמה – רגלי מהלכות יחפות
אדמה – פנייך חמות ועוטפות
אדמה – עיניים חומות בי צופות
אמא אדמה
 
הן באתי ממך, מחיקך, אדמה
ואת עתידה לשכך – אדמה
את כל כאבי, את לילותי, את ימי
עולם ומלואו לך מודה – אדמה
ואנו עצי השדה – אדמה
ממך ואלייך אם כל חי, אמציני
 
אדמה – נותנת פריה לכולם
אדמה – טובה ותמימה לעולם
אדמה – למדי נא את בנך האדם
אמא אדמה
 
הן באתי ממך, מחיקך, אדמה
ואת עתידה לשכך – אדמה
את כל כאבי, את לילותי, את ימי
עולם ומלואו לך מודה – אדמה
ואנו עצי השדה – אדמה
ממך ואלייך אם כל חי, אמציני
 
אדמה – נותנת פריה לכולם
אדמה – טובה ותמימה לעולם
אדמה – למדי נא את בנך האדם
אמא אדמה

 

 

Terra – Io presto attenzione alla tua voce
Terra – Sempre e dovunque vado
Terra – La strada che percorro è la tua strada
Madre Terra
 
Terra – Cammino a piedi nudi
Terra – Il tuo volto è caldo, accogliente
Terra – I tuoi occhi castani mi guardano
Madre Terra
 
Ecco, io vengo da te, dal tuo grembo – terra
E tu dai sollievo a ogni mio dolore – terra
Alle mie notti, ai miei giorni
Tutto il mondo ti rende grazie – terra
E anche noi alberi dei campi – terra
Veniamo da te e a te ritorniamo
Madre di ogni vita, dammi forza
 
Terra – Tu dai i tuoi frutti a tutti
Terra – Sempre buona e innocente
Terra – Istruisci tuoi figli, gli uomini
Madre Terra
 
Ecco, io vengo da te, dal tuo grembo – terra
E tu dai sollievo a ogni mio dolore – terra
Alle mie notti, ai miei giorni
Tutto il mondo ti rende grazie – terra
E anche noi alberi dei campi – terra
Veniamo da te e a te ritorniamo
Madre di ogni vita, dammi forza
 
Terra – Tu dai i tuoi frutti a tutti
Terra – Sempre buona e innocente
Terra – Istruisci tuoi figli, gli uomini
Madre Terra

Video

Mariella Nava – Carta Bianca


Aghia Sophia – CCCP

“I bisogni che sono per la vita dell’anima l’equivalente dei bisogni di
nutrimento, di sonno, di calore per la vita del corpo.”

da Simone Weil “La prima Radice”
parte prima “Le esigenze dell’anima”
Edizione di Comunità. Milano 1980


Fiorella Mannoia – Che sia benedetta – #sanremo2017

L’inno-preghiera alla #vita sul quale riflettere e da cui trarre forza, modulando i nostri passi giorno per giorno…Melodia avvolgente e fluida come il sangue che scorre nelle vene nutrendo e contribuendo al  respiro e al movimento.

grazie Fiorella

Buon ascolto!


Bangles – Walk like an Egyptian

the-bangles

Una delle prime girl-band a formarsi nel panorama musicale internazionale,  4 ragazze scatenate all’inizio degli anni ’80 formarono le Bangles, una band rock di Los Angeles che, grazie all’avvenenza delle componenti e alla musica allegra e divertente, ci mettono molto poco a scalare le classifiche. Sin dal loro primo lavoro infatti, intitolato The Bangles, entrano subito in classifica, seppure nelle posizioni basse, per ben30 settimane consecutive. Le ragazze però hanno talento, ed il picco della loro carriera arriva tra il 1984 e il 1986, quando, tra le altre, fanno uscire questa stupenda Walk Like An Egyptian, una delle poche canzone anni ’80 che ancora oggi i giovani ballano. Leggendo un po’ ironicamente le immagini con cui la cultura egizia ci è stata tramandata nei secoli, le Bangles compongono una canzone che li prende in giro, immaginando come sarebbe se tutto il mondo camminasse come vediamo nei disegni, e cioè lateralmente. Anche nel video vengono riprese persone nella vita di tutti i giorni mentre camminano come gli egiziani, compresi i fotomontaggi (che per gli anni ’80 erano fatti benissimo) della principessa Diana, di Gheddafi, e di un’improbabile Statua della Libertà che compiono il tipico movimento con la mano. La canzone intanto, oltre a far divertire, scala senza fatica le classifiche, arrivando prima in America ed in mezzo mondo (solo quinta in Italia) e facendogli guadagnare il Brit Award agli MTV Music Awards del 1987. Il singolo può vantare numerose cover, tra cui anche una di un ironico cantante egiziano, e l’utilizzo come colonna sonora nel film Asterix & Obelix: Missione Cleopatra.


E’ nata la Radio Iridata by Iridediluce

La musica che amo e stimola l’immaginazione adesso on line!!!!

 

radyo


“Le Passanti” – ( Fabrizio De Andrè )


Rolling Stones – She’s A Rainbow


Cogli la prima mela – Angelo Branduardi

[http://youtu.be/czIePMqeLyg]


Franco Battiato – The age of hermaphrodites


Carmen Consoli – Besame Giuda/Lady Marmalade


JOAN BAEZ ~ Donna Donna


Joan Baez – Don’t cry for me, Argentina


Jane Birkin – Je t’aime moi non plus – 1969


Milva – Lili Marleen (1990)

milva


Velvet Underground & Nico: Femme fatale

 


The end – The Doors

The End – Los Angeles, California 21 Agosto 1966

The End è il brano con cui in genere i Doors chiudono i loro spettacoli. Jim è solito aggiungere frammenti poetici sempre diversi. Stasera Morrison afferra con rabbia l’asta del microfono. La testa è reclinata all’indietro, gli occhi sono chiusi. La sua voce è profonda e insinuante.

A un tratto apre gli occhi e urla: ” PADRE TI VOGLIO UCCIDERE, MADRE TI VOGLIO SCOPARE“.

In quel periodo Morrison si è appassionato agli scritti di Nietzsche su L’Edipo Re, la tragedia di Sofocle. Sta studiando il complesso di Edipo e quello di Elettra, di cui parla spesso con un amico, un professore di Psicologia. E’ da queste letture che si ispirano le parole pronunciate sul palco. Lo spiega lui stesso: “UCCIDI TUO PADRE VUOL DIRE CANCELLA TUTTE LE IDEE CHE TI SONO STATE INCULCATE MA NON TI APPARTENGONO. SCOPA TUA MADRE SIGNIFICA RISCOPRI L’ESSENZA, LA NATURA, LA REALTA’: SE VUOI PUOI RICONOSCERLA, AFFERRALA.”


Franco Battiato – Passacaglia


Millenni – CSI

Brano tratto dall’album Linea Gotica

Millenni
Millenni di Patto millenni di Legge millenni d’Osservanza
Millenni di Croce per nuove Alleanze millenni nel Nome di Dio
Millenni di sangue versato a concime
Millenni di imperi e regimi millenni di regni di dio
Millenni di Parole Sante millenni nel Nome di Dio
Che non so dire
Generatore
Che pare amare ogni ingiustizia in faccia al sole
Troppi tiranni in terra, in cielo
Millenni di Patto millenni di Legge millenni d’Osservanza
Millenni di Croce per nuove Alleanze millenni nel Nome di Dio
Millenni di sangue versato a concime
Millenni di imperi e regimi millenni di regni di dio
Millenni di Parole Sante millenni nel Nome di Dio
Millenni di regni di dio
Millennio del signore, sesto
O secondo che finisce
O secondo che avanza
Urlo da lama
Santa Mattanza
Non sono scrupoloso al riguardo di dio
蠡 nostra immagine e somiglianza
Non sono scrupoloso al riguardo di dio
蠡 nostra immagine e somiglia a noi


George Sand

Portrait of George Sand Scrittrice romantica, George Sand è lo pseudonimo di Amadine Aurore Lucil Dupin, utilizzato per la prima volta nel 1831, quando uscì il suo primo romanzo, Rose et Blanche, pubblicare con un nome maschile le permise di avere una libertà espressiva maggiore, che spesso era concessa ai soli scrittori e non alle scrittrici. Nasce a Parigi nel 1804, ma trascorre la sua infanzia Nohant, un paese dell’Indre, dipartimento della Francia centrale, nell’omonimo castello di proprietà della nonna paterna, che alla sua morte glielo lascerà in eredità. La vita in campagna dei primi anni di infanzia, segna profondamente la scrittrice nel rapporto con il paesaggio e la natura, tanto che il tema della vita agreste viene ripreso spesso nelle sue opere, a cominciare dal romanzo forse più conosciuto, letture di viaggio La mere au Diable, dando vita al genere dei “romanzi campetri”.

Il passaggio dalla vita libera della campagna alla rigidità del Convento, segna probabilmente la ribellione caratteriale della scrittrice, che accanto ai vivaci interessi culturali, la porta a diventare in qualche modo una femminista ante-litteram, attiva non solo nel mondo letterario e culturale, ma anche politico.

Risultato della ribellione è anche la vita sentimentale piuttosto agitata, che ha condotto dopo avere lasciato il marito, il barone Casimir Dudevant, che aveva spostato nel 1822 e dal quale aveva avuto i suoi due figli: Maurice e Solange.

Tutte le relazioni che intraprese hanno quasi sempre avuti alla base l’amore per la letteratura o sono state legate ad affinità politiche.
Nel 1833 la Sand parte per il suo primo viaggio in Italia, accanto ad Alfred de Musset, viaggio che la porta a Genova, a Firenze e a Venezia. Durante questo primo viaggio scrisse: Lettre d’un voyager (Lettere di un viaggiatore), pubblicate nella rivista Revue des Deux Mondes, nelle quali descrisse l’Italia che finalmente riuscì a vedere dopo averla conosciuta attraverso scritti e racconti.

Dopo la rottura con de Musset la Sand lasciò Parigi (1835) e rientrò al castello di Nohant, cominciò ad interessarsi attivamente di politica, entrando in un circolo di repubblicani.L’instabilità affettiva diventò motivo di grande sofferenza, sino all’incontro con Frédéric Chopin nel 1836, col quale instaurò inizialmente un rapporto d’amicizia, che sfociò dopo due anni in un rapporto d’amore.

Accanto a Chopin sviluppò maggiormente l’amore per la musica, e nello stesso periodo iniziò a frequentare i socialisti, dei quali condivide le idee, sognando di diventare un simbolo ufficiale della lotta degli oppressi e del socialismo cristiano.

Insieme a Chopin partì per Maiorca nel 1838, viaggio sul quale successivamente scrisse Un hiver à Majorca, racconto di una esperienza per certi aspetti negativa. “[…] Un mese e più e saremmo morti in Spagna, Chopin ed io, lui di malinconia e di disgusto, io di collera e indignazione. Mi hanno ferita nel più profondo del cuore, hanno schernito un essere sofferente sotto i miei occhi, non glielo perdonerò mai, se mai scriverò su di loro, lo farò con fiele”.

In questo racconto vengo espresse chiaramente le idee legate alla protezione della natura nella sua libertà e naturalità, che non deve essere sottoposta e trasformata egoisticamente dall’uomo, come accade con gli olivi, descritti con una poesia tutta dantesca, aspetto che approfondiremo in seguito.

Continuò l’intensa produzione alternandosi tra romanzi, testi autobiografici, la corrispondenza, le novelle, il teatro e il giornalismo. La scrittura è la sua vita ed anche quello “che le dà da vivere”.

E’ proprio il giornalismo che scandisce i passaggi politici, tra i repubblicani e i socialisti,della scrittrice. Nel 1844 fondò il giornale repubblicano L’Eclaireur de l’Indre, dove scrisse con i suoi amici, con i quali instaurò uno stretto legame, soprattutto dopo la rottura definitiva con Chopin.

Nell’anno delle Rivoluzione George Sand fu protagonista politica, tanto da essere costretta a lasciare Parigi, per rifugiarsi a Nohant. In questo periodo intensificò gli scambi epistolari con Mazzini, Marx, Bakounin e con Luigi Bonaparte, che da lì a poco venne eletto Presidente.

Questo periodo coincise anche con la grande produzione teatrale, soprattutto per migliorare la situazione finanzia ria, sempre molto precaria.
All’età di cinquant’anni, nel 1854, pubblicò Histoire de ma vie, dove è protagonista anche l’ultimo dei suoi amanti, Alexandre Manceau, che aveva conosciuto alla fine del 1849, col quale rimase per quindici anni, sino alla sua morte.

E’ proprio Manceau che nel 1855 organizzò il viaggio in Italia, raccontato in Giardini d’Italia e in La Donelle; dopo la morte della nipotina Nini, il profondo dolore le tolse anche la voglia di scrivere, e il viaggio secondo Monceau sarebbe potuto essere per la Sand un’ottima cura per superare i grande dolore e per farle riprendere l’inchiostro per scrivere ancora.

Al rientro dall’Italia George Sand decide di lasciare Nohant e di stabilirsi a Gargilesse, insiene a Manceau, dove tra il 1858 e il 1862 scrisse ben tredici romanzi.
Il periodo vissuto in campagna a Gargilesse coincide con la fase anticlericale della scrittrice, che recupererà così il prestigio agli occhi dei repubblicani.

Nel 1864 i due compagni lasciarono la campagna per tornare a vivere a Parigi e poi a Palaisseau. L’anno successivo, il 21 agosto 1865 morì Manceau: “Morte questa mattina alle sei, dopo una notte interamente calma in apparenza […]. Ho chiuso i suoi occhi. Gli ho messo dei fiori: è bello sembra ringiovanito. Oh mio Dio! Non lo rivedrò mai più”.

Nella vita politica della Francia continuarono i movimenti rivoluzionari, venne fondata L’Internazionale, che la Sand sostenne anche economicamente, e proclamata la Repubblica nel 1870. Si dichiarò repubblicana e sostenitrice della pace. Fu questo sentimento che la portò a respingere la violenza dei movimenti ultrarivoluzionari della Comune, convinta del fatto che “riporteranno alla fine un governo conservatore” come spiega nel giornale le Temps, in risposta a Flaubert, affermando di credere in una democrazia progressiva ed educatrice.

Queste idee la accompagnarono sino alla morte, avvenuta il 7 giugno 1876. Alla sua sepoltura furono presenti molti dei suoi amici: “Ho dei buoni amici e molti” aveva scritto in una delle sue lettere.


Carmen Consoli. Quello che sento


Extremo IO

A sensorial documentary film on the novel “IO” by TheCoevas


Come mi vorresti. La maschera…

E se volete proprio che abbasso la mia maschera per esser del tutto sincera, allora vi dico che potendo scegliere, mi fido di più di chi non fa nulla per mascherare le proprie zone d’ombra rendendole evidenti, piuttosto di chi sceglie la “maschera” della perfezione forzata, almeno posso decidere di amarlo a dispetto dei suoi difetti.

Iridediluce


Fabrizio De Andrè. Dentro Faber: le Donne


Franco Battiato: Sentimiento nuevo


Mia Martini, la Donna che visse tre volte.

 “Io donna, io persona

invenduta sulla strada

ma innalzata come santa

io non voglio essere schiava

e neppure esser padrona

voglio essere soltanto

una donna, una persona”

Mia Martini

Facile, etichettarla come “La donna che visse tre volte”, sull’onda del capolavoro di Hitchcock. Il primo “battesimo” al successo per Mimì Berté fu nel magico 1964. Quell’anno si aggiudicò con “Il Magone” il Festival di Bellaria e partecipò a “Teatro 10”, show del sabato sera presentato da Lelio Luttazzi con l’intrigante surf “Ed ora che abbiamo litigato”. Nata il 20 settembre 1947 a Bagnara Calabra, secondogenita di Giuseppe Radames, professore di lettere al liceo e Salvina Dato, insegnante elementare, Domenica Berté, futura Mia Martini vive i suoi primi quattordici anni di vita fra Porto Recanati ed Ancona, inizia nella prima infanzia a cantare. Studia piano e danza classica, elegge Paul Anka, interprete di “You are my destiny” suo primo modello artistico e si guadagna i primi applausi alle feste in piazza. E’ Carlo Alberto Rossi, l’autore di “E se domani” a concederle il primo provino serio nella sua etichetta milanese “Juke Box” e l’onore del primo disco a soli 15 anni. Si intitola “I miei baci non puoi scordare”. Segue a ruota “Insieme”. Si tratta di due “cover” di brani stranieri. Ma è “Il magone”, un pezzo tutto italiano, firmato Icardi e Guarnieri, arrangiato dall’estroso Angelo Pocho Gatti a regalarle i primi consensi di pubblico e vendita, tanto da convincere il mensile musicale giovane dell’epoca “Tuttamusica” ad inserirla ne “La greffa”, clan di talenti d’assalto : Mimì porta i codini e le scamiciate, ha tutta l’aria della ragazzina ye-ye. Il suo primo momento magico però è destinato a sfumare in fretta. Mimì si è ormai trasferita a Roma, nella zona dove nel ’67 nascerà il mitico Titan, diretto rivale del Piper, studia lingue, frequenta il liceo artistico e si dedica anima e corpo alle jam-sessions, rivisitando il repertorio di grandi star come Ella Fitzgerald, Sara Vaughan, Julie Driscoll e Aretha Franklin con il gruppo di Toto Torquati. Grandi scialli neri, trucco accentuato, tono impegnato, Mimì passa anche attraverso una brutta esperienza giudiziaria. E’ il talent-scout di Patty Pravo, Alberigo Crocetta a notare le sue eccezionali doti vocali al Piper 2000 di Viareggio. Nasce così Mia Martini. “Il nome l’ho voluto io, pensando alla Farrow, un mio idolo del momento – racconterà lei – Il cognome fu scelto fra un tris di prodotti celebri italiani che potevano attirare anche il mercato internazionale. Spaghetti, pizza e Martini. Decidemmo per quest’ultimo.”

Nacque così Mia Martini, personaggio anticonformista, tra il freak e l’hippie, bombetta, sveglia al collo, anello al naso, un brano trasgressivo contro il perbenismo della famiglia tradizionale, “Padre davvero” che le diede il trionfo al Festival Nuove Tendenze di Viareggio, in barba a gruppi antesignani del nuovo rock come Banco e PFM, successo al Cantagiro 71 con il suo gruppo “La Macchina”, il via libera al suo primo album con la RCA “Oltre la collina”, una produzione Baglioni-Coggio contenente “Gioielli” del calibro di “Ossessioni”, “Lacrime di Marzo”, “Prigioniero” (il testo fu scritto da lei, in ricordo dell’esperienza in carcere), “Amore amore un corno” : un vero e proprio “concept album” che richiamò l’attenzione della critica. Nel ’72, il passaggio alla Ricordi e nuovi collaboratori come Lauzi, Baldan Bembo e i fratelli La Bionda : con “Piccolo uomo” arriva immediato l’exploit al Festivalbar dove Mia sbaraglia tutti ed a settembre lancia alla Mostra Internazionale di Venezia “Donna sola”, un brano che trasuda blues e soltanto lei, al momento, sembra poter reggere quanto ad intensità d’interpretazione. Tutti e due i pezzi scalano in fretta le classifiche di vendita. Esce il suo secondo album “Nel mondo una cosa” (in cui spiccano “Io straniera”, versione italiana di “Border song” di Elton John, il gioiellino di Vinicius De Moraes “Valsinha” e la struggente “Amanti” che nel giro di pochi mesi conquista le prime piazze nelle top-charts e viene premiata dalla critica. Con “Minuetto”, firmato Califano e Baldan Bembo, Mia fa tris e si aggiudica alla grande il Festivalbar ’73, bruciando la rivale Marcella e toccando il vertice dell’hit parade. E’ il suo momento. Nuovo look, vestiti zingareschi, capelli lunghi, mossi con l’onda “a schiaffo”, un intero “stock” di anelli, a settembre ritira a Venezia la “Gondola d’oro” per le vendite di “Donna sola”, vara il suo terzo album “Il giorno dopo” in cui, accanto a due brani che ne esaltano l’estensione e l’espressività vocale come “Guerriero” e “Bolero” canta fra l’altro “Picnic” (cover di “Your song di Elton John) e “Signora” di Manuel Serrat. Maurizio Piccoli, Maurizio Fabrizio, e Baldan Bembo sono fra i suoi preziosi collaboratori anche nell’album seguente “E’ proprio come vivere”del ’74 da cui Mia trae il bel singolo “Inno”, pescandolo fra brani tutti pregevoli fra cui l’Aznavouriana “Domani”. Nel ’75 Mia vince il referendum di “Sorrisi e canzoni” “Vota la voce” come migliore cantante donna dell’anno e il premio della critica a Palma de Majorca, incide “Sensi e controsensi” il suo “canto del cigno” con la Ricordi, da cui la separano ormai insanabili incompatibilità. Inizia la fortunata intesa con Aznavour che la condurrà nel ’77 al memorabile concerto all’Olympia. Sofisticata, calata nel ruolo della Edith Piafe made in Italy, Mia si gode il successo internazionale e nel ’77 è la vedette del Festival di Tokyo e ci rappresenta con “Libera” all’Eurofestival. Dopo altri due album (“Che vuoi che sia” e “Per amarti” in cui c’è già la “mano” di Fossati oltre ad una pregevole cover di “Somebody to love” dei Queen, nel ’78 arriva la “svolta” con “Danza”. Mia rinuncia alle pailettes dell’Olympia per un look stringato, occhiali, capelli lunghi e mossi, stivali gialli, un’occhiata al “rock bambino” del suo partner artistico e sentimentale. Spicca a livello d’interpretazione la drammatica “Costruzione di un amore”. Tre anni di “impasse”, poi Mia torna in trincea con i capelli corti, giacche dal taglio maschile, un album scritto da cantautrice “Mimì” inciso con la piccola etichetta DDD.

E nell’82 si misura con la platea sanremese, lei che dieci anni prima giurava di sentirsi giusta solo in manifestazioni come Gondola d’oro e Festivalbar. Ci prova con “E non finisce mica il cielo” ed è la giuria dei giornalisti a celebrarla, istituendo per lei il “premio della critica”, toccata dalla sua vibrante esecuzione. Nello stesso anno esce “Quante volte” , un bell’album costruito con la sapiente regia di Shel Shapiro in cui l’autobiografica “Stelle” merita una nota di plauso. L’anno dopo Mia si diverte a regalare un 33 giri a i suoi “Compagni di viaggio”, svariando fra Hendrix, Tenco, De Andrè e John Lennon . Nell’85, Mia vorrebbe ritentare Sanremo con la bellissima “Spaccami il cuore” scritta da Paolo Conte : Le giurie compiono un delitto di lesa maestà bocciandola in fase di preselezione. Per Mia, è un vero e proprio tracollo. Sparisce dalle scene e ci vuole il “tocco magico” di Lucio Salvini, passato alla Fonit, suo “angelo custode” nel periodo Ricordi per convincerla al nuovo gran ritorno nell’89 a Sanremo. Lauzi e Fabrizio hanno da sette anni nel cassetto il pezzo giusto per lei e con “Almeno tu nell’universo” Mimì crea uno shock generale, si accaparra un nuovo premio della critica e sforna anche uno splendido album “Martinimia” dove attinge a piene mano al repertorio dell’astro nascente partenopeo Enzo Gragnaniello (“Donna”, il brano trainante. Fra le altre esecuzioni di spicco, “Notturno” e “Formalità”). E’ alla sua terza “vita”, con gli abiti firmati Armani e il repertorio più vicino al grande pubblico delle platee festivaliere. Nel ’90 il tris al “Premio della critica” con “La nevicata del ‘56” firmato Califano-Vistarini-Lopez, l’album “La mia razza” con vistose celebrazioni etniche (Danza pagana” su tutte) e nel ’92 l’annunciata vittoria sanremese mancata per un soffio (seconda alle spalle di Luca Barbarossa)con “Gli uomini non cambiano” (premiata ditta fiorentina Bigazzi-Dati), il bel quarto posto all’Eurofestival con “Rapsodia”, il successo con Murolo e Gragnaniello nell’indovinata “Cu ‘mme”, il tour teatrale “Per aspera ad astra” in cui Mia ripercorre le tappe più pregnanti della sua carriera. Il ’93 non è un anno fortunato per Mimì : l’accoppiata-happening sanremese con la sorella Loredana con “Stiamo come stiamo” non ottiene gli esiti sperati e “Vieneme” non sembra avere l’unghiata vincente per ripetere l’exploit con Murolo e Gragnianiello. Con il ’94 arriva il “Festival italiano” con “Viva l’amore” ed un album di “cover” di grandi cantautori italiani, De Andrè e Fossati su tutti (poi Vasco Rossi, Zucchero, i fratelli Bennato, Dalla, De Gregori) dal titolo “La musica che mi gira intorno”, “Hotel Supramonte”, “Mimì sarà” e le grintosissime “Dillo alla luna” e “Tutto sbagliato Baby”, i veri hits. E’ il suo ultimo capolavoro. A “Papaveri e papere” si diverte ad insegnare all’astro nascente Giorgia che l’unica vera soul-woman italiana è ancora lei. Nella puntata conclusiva, Barbara Cola e Spagna la guardano a bocca aperta. “La voce del silenzio”, cavallo di battaglia di Dionne Warwick, affidato alle sue corde vocali, è un concentrato di nitroglicerina. Ed è bello vederlo a distanza oggi come il suo supremo, rombante atto di congedo. Mia Martini troverà la morte in un triste maggio del 1995.


Handel – Concerto Grosso Op. 6, No. 5


Francesco Guccini – Lettera


50.000 grazie!


La privazione del tatto: l’anticamera del bondage

L’impossibilità di toccare è proprio uno dei piaceri alle radici della pratica del bondage. Scontato specificare che torneremo più e più volte sull’argomento, magari stimolati da qualche domanda specifica formulata proprio da voi, Menti Desiderose.

Limitare il tatto non significa indossare un paio di calze o di guanti pesanti, ma creare una situazione che vi stimoli a desiderare, ma al tempo stesso non vi permetta di interagire con esterno, col vostro corpo e quello del partner. Il classico gioco del “vorrei ma non posso”.

Un esercizio importante per elevare le vostre capacità amatorie e la sensibilità del corpo, nel dare e nel ricevere.

In effetti, nell’accettazione del bondage, il lasciarsi legare, c’è una valenza psicologica importante, un forte atto di fiducia, una prova d’amore che gratifica fortemente il partner. Vi state donando a lui. Non proprio come quando avete perso la verginità, ma quasi.

Avete presente quei test psicologici che si usano per verificare se c’è intesa all’interno della coppia, con lei che deve lasciarsi cadere a peso morto e lui che la deve sostenere prima che tocchi terra?

Ecco, lasciandovi legare, state facendo la stessa cosa. State rispondendo ad una domanda importante per voi e per il partner: quanto mi fido di lui? fino a che punto sono stanca dell’ “io sopra e tu sotto o io sotto e tu sopra”? fino a che punto sono disposta a mettere in discussione i limiti che mi sono stati inculcati?

Oltre alla valenza psicologica, ci sono poi l’aspetto fisico-erotico, e quello… atletico.

Con le mani legate dietro la schiena – la posizione più gettonata – gli state dando l’accesso incondizionato al seno, al pube, alle cosce, all’ano… Insomma, alle zone erogene più importanti. Una scorciatoia per mettere fine a tutte inibizioni. Ai “cosa penserà di me se io gli permettessi di…” “Chissà cosa sarebbe se…”

Pensate anche alla penetrazione. Spesso non è profonda come potrebbe. Con il bondage non avrete alcuna possibilità di… gestirla. Vi sentirete per la prima volta aperte come un girasole baciato dal sole a mezzogiorno!

Legate ad arte non potrete fare le riottose se il partner, preso dall’eccitazione, vi penetra con un dito il secondo canale, oppure vi strapazza un po’ più del solito i capezzoli. Se avete una bella ball-gag in bocca potrete al massimo mugugnare un po’. Tanto vale concedervi finalmente quei piaceri a cui, per stupide inibizioni e altrettanti stupidi tabù, vi siete finora negate.

Con le mani legate dietro la schiena infine, dovrete imparare a fare le cose diversamente.

Prendiamo ad esempio il rapporto orale. Quanto vi aiutate di solito con le mani? Quanto vi viene naturale stimolare il pene fino a masturbarlo per aiutarlo ad eiaculare?

Ora immaginate di poter utilizzare solo la lingua e le labbra. E’ sicuramente un po’ più stancante, ma l’atto durerà molto più a lungo e sarà incredibilmente più appagante, per entrambi.

Non ci sarà rischio inoltre di eiaculazione precoce, se lui saprà allontanare la vostra bocca dal glande ogni qualvolta sente che sta per venire anzitempo.

Il bondage in definitiva, è anche un modo per fare meglio l’amore. Proprio quello che fate già – lo spero per voi – tutti i giorni.


Oriana Fallaci: passione per il Giornalismo


Ad occhi bendati: ma che gusto c’è?

Attirate da un’immagine trovata per caso navigando in Internet oppure provocate da un incontro altrettanto casuale in una chat, alcune di voi Menti Desiderose (quelle che non hanno ancora provato) vi sarete sicuramente domandate: ma che gusto c’è a farsi legare, bendare, imbavagliare?Per il partner, sia esso uomo o donna, c’è sicuramente un plus di eccitazione dovuto alla inusuale condizione di poter gestire in maniera totale la scena del gioco e di godersi, in una sorta di catarsi estetica, quel corpo, ma per chi è oggetto di bondage?

Il meccanismo è molto semplice. Molto più semplice di quanto si possa pensare. Oseremmo dire, elementare.

Con gli occhi bendati

L’uomo ha cinque sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, Il gusto, Il tatto. Insieme contribuiscono a trasmettere al cervello quelle informazioni che sono all’origine, tra gli altri, degli stimoli e dell’eccitazione sessuale.

Cosa succede quando, ad esempio, la percezione visiva viene azzerata da una benda sugli occhi? Che i restanti quattro sensi sono costretti a colmare la lacuna dovuta alla momentanea mancanza della vista. L’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto vengono stimolati a riempire quel vuoto.

L’impressione è buffa ed eccitante al tempo stesso.

In questo stato, infatti, si percepiscono rumori, odori, gusti, sensazioni tattili che di solito vengono quasi ignorate, sicuramente date per scontate.

E’ un po’ come riscoprire il mondo nel quale siete immerse tutti i giorni.

Questa sollecitazione dei sensi ha incredibili ripercussioni sul desiderio sessuale proprio perché i … “magnifici quattro” restanti ne vengono fuori esaltati come non è possibile nella routine quotidiana.

Non è un caso se due delle scene più erotiche di “9 settimane e 1/2” – un film che ha più di 25 anni! – sono quella in cui Mickey Rourke fa gustare a Kim Basinger, ad occhi chiusi: fragole, miele, peperoncino, vino bianco… persino dei tortiglioni di pasta; e quella in cui, dopo averle bendato gli occhi, le percorre il corpo con dei cubetti di ghiaccio. Oscurata la vista, nel primo caso esalta il senso del gusto, nel secondo quello del tatto.

Un’altra bellissima scena di un film erotico è quella de “La Bonne”, girato da Salvatore Samperi nel 1986. La cameriera (la sensuale Florence Guerin) di una signora annoiata (Katrine Michelsen), diventa bel presto la compagna ideale per giochi saffici erotici. Uno in particolare è una singolare “mosca cieca” in cui la signora, prima si diverte a disorientare la cameriera facendola girare come una trottola, e poi a provocarle emozioni forti rompendole un vaso di fiori proprio davanti ai piedi.

In altre parole, limita la vista per esaltare l’udito.

Capito il meccanismo principale, non resta che decidere volta per volta i sensi da oscurare e quelli da esaltare.

Il mio personale consiglio è quello di fare i primi passi da sole. Imparare a conoscere il proprio corpo e le sue reazioni è fondamentale. Poi, presa coscienza delle sollecitazioni che restituiscono maggiori stimoli ed eccitazione, si potrà guidare il partner a scoprirle, senza togliergli il gusto però, di fargli credere che sia stato proprio lui a rivelarle per la prima volta.

Fatevi furbe! Anche questa è una fondamentale fonte di eccitazione sessuale!


Donna


Farida – Mister Uomo


Bruce Springsteen, U2, Patti Smith – Because The Night


Natalie & Nat King Cole Unforgettable


Labyrinth: dove tutto è possibile

Goditi Labyrinth on line

Sarah è un’adolescente sognatrice, che ancora si circonda di orsacchiotti e buffi personaggi di peluche. Una sera in cui i suoi genitori escono per qualche ora lasciandola sola con Toby, il fratellino di pochi mesi, questi stenta ad addormentarsi e piange: innervosita, la ragazzina invoca Jareth, il signore degli gnomi, affinchè se lo porti con sé nel suo castello. E Toby scompare davvero. Sarah impaurita decide di andarselo a riprendere, affrontando insoliti, pericolosi e difficili ostacoli di ogni genere, per ritrovarlo finalmente presso Jareth “al di là della città di Goblin”. Nelle sue avventure e nei suoi incontri dal fantastico labirinto iniziale fino a porte magiche e paludi graveolenti l’accompagnano e proteggono un nano bizzarro e un po’ bizzoso (Gogol), un minuscolo cavaliere sbruffone ed un bestione (Bubo), che lei ha salvato da perfidi aggressori. Piano piano Sarah arriva davanti a Jareth e vede Toby, tutto roseo e sorridente. Infine… il risveglio nella propria camera. È stata tutta un’avventura, angosciata, ma anche affascinante e positiva: Toby dorme beatamente, orsetti e personaggi strambi sono ora festanti attorno a lei, amici e compagnoni come sempre. Forse l’adolescenza di Sarah è finita, ma lei non dimenticherà mai quello strano mondo, fissato ormai, ma senza più incubi e paure e malgrado tante prove che pur bisognava affrontare e superare, in una lontana dimensione di sogno.

GENERE: Fantasy
REGIA: Jim Henson
SCENEGGIATURA: Terry Jones
ATTORI:
David Bowie, Jennifer Connelly, Toby Froud, Shelley Thompson, Christopher Malcolm, Natalie Finland, Shari Weiser, Dave Goelz
Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Alex Thomson
MONTAGGIO: John Grover
MUSICHE: Trevor Jones
PRODUZIONE: ERIC RATTRAY – TRISTAR PICTURES
DISTRIBUZIONE: COLUMBIA PICTURES ITALIA – DOMOVIDEO, MULTIGRAM – DVD
PAESE: Gran Bretagna 1986
DURATA: 102 Min
FORMATO: Colore SCOPE A COLORI

CRITICA:
“Dietro le quinte c’è George Lucas che produce il film. Sullo schermo, invece, c’è uno stregonesco David Bowie che governa uno stuolo di gnomi, di curiosi animali, di rocce parlanti e di altre fantastiche presenze per impedire alla ragazza Sarah (la Jennifer Connolly di ‘C’era una volta in America’ di Sergio Leone e di ‘Phenomena’ di Dario Argento) e ai suoi amici, anch’essi appartenenti a curiose specie, di liberare il piccolissimo Tony, fratello di Sarah, rapito e portato in un castello oltre il labirinto del titolo. Il regista Jim Hensen, popola ‘Labyrinth’ di una folla di creature stravaganti che una schiera di agguerritissimi animatori conduce ad esibizioni magistrali, con una tecnica di assoluta perfezione e con risultati spesso godibili.” (Mario Milesi, ‘Bergamo Oggi’, 27 dicembre 1986)”Qualche anno fa il primo tutto di pupazzi realizzato da Jim Henson, Dark Crystal, passò relativamente inosservato dalle nostre parti nonostante le sue evidenti qualità tecniche (e non solo tecniche). Oggi Henson, già ideatore e animatore dei popolarissimi Muppet, torna alla carica con un ambizioso film misto, anche se la parte del leone la fanno sempre i pupazzi e i personaggi interpretati da attori in carne e ossa sono solo tre (più qualche comparsa). La prima è Sarah (Jennifer Connelly), ragazzina inquieta e ormai alle soglie dell’adolescenza poiché ‘Labyrinth’ vuol essere anche trasposizione fantastica dei turbamenti che accompagnano l’addio all’infanzia. Il secondo è Toby, il fratellino di Sarah. E poi c’è Jareth (David Bowie), il perfido Re degli Elfi che rapisce Toby dietro diretto anche se involontario suggerimento di Sarah.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 24 dicembre 1986)”A rivederlo così, con quei ghigni ambigui e i capelli lunghi, David Bowie stregone e cantante elettrico ritorna lo Ziggy Stardust leggendario e lo space-man degli anni Settanta. (…) Con il richiamo di Bowie e delle splendide canzoni che hanno già fatto del suo ultimo lp ‘Labyrinth’ un pezzo pregiato e con una interpretazione della giovane Jennifer Connelly (Sarah) capace di imporsi per gli stupori e le fantasie di una asciutta dimensione onirica. Il miracolo vero, come sempre in questi casi, lo fanno comunque le tecniche elettroniche e i trucchi, insieme con una fotografia, di Alex Thompson, che arriva a proporsi con luci e colori addirittura affascinanti: in linea con dei modi di rappresentazione che danno rilievo, senza bamboleggiare, ad un immaginato realistico e insieme poetico.” (Claudio Trionfera, ‘Il Tempo’, 24 dicembre 1986)


Ciao Lucio, Anima immensa


Duran Duran – Femme Fatale


Joe Cocker – You Can Leave Your Hat On


Domenica 4 Marzo 2012 : h 21,00. L’alba di una nuova era Finalmente l’evento! Vi aspetto!!!

4 Marzo 2012 : h 21,00.   L’alba di una nuova era

Finalmente l’evento!

Nella prestigiosa cornice del MUSIC INN, storico locale romano

Non solo un concerto, non solo letture  ma un eccentrico e leggendario contest per vivere un’esperienza  unica: energia, evasione, forza, leggerezza, passione, erotismo, sesso, sentimenti.

Lasciati guidare dalle tue sensazioni da semi d’arte generativa.

I suoni, le immagini, il cromatismo, la voce tra reale e virtuale reinventeranno la storia di un’opera che ha stravolto il modo di scrivere e la letteratura contemporanea.

Tu unico protagonista: non un lettore, non un ascoltatore ma navigatore emozionale.

VIENI A SCOPRIRE IL METODO DI QUESTA FOLLIA PER POTER DIRE:

“IO C’ERO!”

TheCoevas e Marcello Appignani presentano “Coevica

La prima colonna sonora originale composta per un romanzo in Italia

Questa indimenticabile esperienza avrà luogo il 4 Marzo dalle ore 21 in poi nello storico locale Music Inn, capofila di tutti i locali jazz dal 1971 a Roma – Largo dei Fiorentini n.3 – zona Via Giulia

Linee urbane:  280 – 46B – 98 – 870 – 881 Fermata Via Paola (Fine Corso V.Emanuele)

Parcheggi nelle vicinanze: Garage Formula 1 – Via Paola 21

Ingresso 10E (prima consumazione inclusa )

TheCoevas

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Patti Page With Lou Stein – Do Nothing ‘Till You Hear From Me (Original)


The Beatles – Girl


Ciao Whitney.Un’equilibrista in bilico su un filo d’emozioni.


BACH J.S. – Piano Concerto N. 1 in REm BWV 1052


Unica Rosa, Ivano Fossati


Carte da decifrare – Ivano Fossati


Guardando al di là…


Mina – Ancora ,ancora, ancora


Carmelo Bene – A Una Troia Dagli Occhi Ferrigni (D. Campana)