L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Quills – La penna dello scandalo

Goditi “Quills – La penna dello scandalo” on line

 

quills

 

Francia XVIII secolo. La Rivoluzione Francese ha mandato alla ghigliottina gran parte della nobiltà; il “piccolo” Napoleone siede sul grande trono di Francia, ma oltre ad occuparsi della politica e dell’economia del paese si preoccupa anche della sua morale.
L’ultima “fatica letteraria” del Marchese De Sade circola clandestinamente ovunque e con grande successo di pubblico. Le poche pagine lette di “Justine” mandano l’Imperatore su tutte le furie: dal momento che rinchiuderlo nel manicomio di Charenton non è stato sufficiente a fermare la sua indecente prosa, si rende necessaria una nuova e definitiva cura. Il dottor Royer-Collard viene incaricato di trovare un rimedio opportuno.
Il marchese è in effetti da lungo tempo rinchiuso in una stanza del manicomio. Tra agi e ricca mobilia scrive senza sosta seguendo il consiglio del giovane abate Coulmier, che ritiene questo il solo modo per ripulire l’anima dalle immonde sozzure che la mente del marchese riesce ad immaginare. Ma il pubblico, fuori da quegli alti cancelli non aspetta altro che leggere le avventure dei “sadici” personaggi e la giovane lavandaia del manicomio Madeleine, la più entusiasta ammiratrice, si trasforma in un’intraprendente e estremamente collaborativa “agente letteraria” ante litteram.

Partendo da un episodio vero – il dottore inviato da Napoleone per una cura definitiva – l’autore teatrale e sceneggiatore del film Doug Wright, ha creato una storia basata più sullo spirito di Sade, sulla sua “cupa e velenosa estetica”, che non sui fatti della sua vita.
“Quills” è nella sua totalità una “licenza poetica”, come afferma lo stesso Wright: “Ho messo in bocca al compianto Marchese delle parole, componendo delle storie nel suo stile anziché razziando dai suoi romanzi”.

La vita del Marchese che ha realmente passato 30 anni in prigione per crimini come lo stupro e la pornografia, si trasforma con Wright e la regia di Philip Kaufman in una storia di follia e amore a tratti esilarante e a tratti persino commovente. Si sviluppa sotto gli occhi dello spettatore una battaglia tra la carnalità e l’amore e tra la spietatezza della censura e le imprevedibili conseguenze della libera espressione.
Nella frenesia creatrice del Marchese, che arriva ad utilizzare ossa di pollo e vino pur di scrivere le sensuali avventure delle sue eroine, si legge un desiderio di rivalsa, un incessante combattimento per affermare la propria vitalità. Un ritratto complesso e contraddittorio di una personalità difficile da dominare perché brillante e blasfema, apparentemente sensibile ma anche piena di impulsi malvagi. E Geoffrey Rush ne è il magnifico interprete: in equilibrio tra tutte le contraddizioni e gli eccessi del personaggio, riesce a restare sempre credibile e affascinante mentre combatte strenuamente la rigida e nascostamente perversa personalità del dottore (Michael Caine), o tenta di attirare a sé la giovane Madeleine (Kate Winslet) o conquistare l’abate Coulmier (Joaquin Pheonix) con discorsi imbevuti di doppi sensi di cui l’incontenibile Sade sembra essere grande e irraggiungibile maestro.

Verità storiche e leggende:
Nelle sue memorie Napoleone menziona di aver scorso “il più abominevole libro che una immaginazione depravata abbia mai concepito” riferendosi a “Justine”.

Si dice che a Charenton Sade si sia innamorato di una lavandaia di nome Magdeleine che frequentava regolarmente il suo appartamento e che lui le insegnò a leggere e a scrivere.

L’abate Coulmier, in realtà gobbo e alto un metro e trenta, permise al Marchese di occuparsi del teatro di Charenton che come parte della terapia metteva in scena delle pièces interpretate dai pazienti; alcune di queste pièces furono scritte dallo stesso Sade seppur con toni più austeri e sobri dei suoi romanzi.

Il dottor Royer-Collard arrivò a Charenton nel 1806: conservatore e moralista organizzò un raid della polizia in cui venne confiscata la maggior parte del lavoro di Sade.

Il Marchese morì a Charenton il 3 dicembre 1814; nonostante le sue esplicite istruzioni, venne sepolto nel cimitero di Charenton. I suoi scritti rimasero ufficialmente proibiti in Francia fino a tutti gli anni sessanta.

Anno: 2000
Paese: USA, UK, Germania 
Genere: drammatico / storico 
Durata: 119 minuti
Regia: Philip Kaufman

Cast: 
*Geoffrey Rush: Marchese de Sade
*Kate Winslet: Madeleine ‘Maddy’ LeClerc
*Joaquin Phoenix: Abbé de Coulmier
*Michael Caine: Dr. Royer-Collard
*Billie Whitelaw: Madame LeClerc
*Patrick Malahide: Delbené
*Amelia Warner: Simone
*Jane Menelaus: Renee Pelagie
*Stephen Moyer: Prouix 


Madame de Stael

Stael Staël-Holstein (Anne-Louise-Germaine Necker, baronessa di), detta Madame de Staël, scrittrice francese (Parigi 1766- 1817). Figlia del banchiere ginevrino Jacques Necker, che fu per qualche tempo ministro delle finanze di Luigi XVI, sposa per convenienza dal 1786 del barone di Staël-Holstein, ambasciatore di Svezia a Parigi, cominciò assai presto a vivere nel mondo dei salotti, della letteratura e della politica. Subì fortemente l’influenza del padre, per il quale nutriva un autentico culto. Nel salotto della madre Suzanne Curchod (svizzera protestante del cantone di Vaud) aveva conosciuto tutte le celebrità del tempo: Marmontel, d’Alembert, Buffon, Bernardin de Saint-Pierre, Diderot, Raynal, Thomas, e fatto suo l’uso della conversazione e l’esercizio della letteratura. Nel 1788 pubblicò anonima la sua prima opera, Lettere sul carattere e gli scritti di Jean-Jacques Rousseau, che destò viva curiosità. Travolta dagli avvenimenti politici e dall’esilio paterno a Coppet, presso Ginevra (1790), pubblicò scritti di attualità e di circostanza, adoperandosi per far avere al suo amico Louis de Narbonne-Lara il ministero della guerra (1791-1792). In questo periodo, e successivamente in vari altri, il suo salotto in rue du Bac fu uno dei più brillanti ed eterogenei di Parigi, così come Coppet divenne poi grazie a lei centro culturale di prim’ordine. Alla caduta della monarchia abbandonò Parigi per Coppet, dove soggiornò, con l’interruzione di un viaggio in Inghilterra, sino al 1795. Risale al 1794 il suo incontro con Benjamin Constant, da cui ebbero origine una tempestosa passione reciproca e una stimolante collaborazione di idee; era praticamente finito il matrimonio col barone de Staël, che morì poi nel 1802. Germaine trascorse tutto il 1796 a Coppet, e qui fu concepita la sua prima grande opera, Dell’influenza delle passioni sulla felicità degli individui e delle nazioni. Nel 1797 tornò a Parigi. L’ascesa di Napoleone trovò in lei, inizialmente, entusiastici consensi. Ma il primo console diffidava di una donna geniale e, secondo lui, intrigante; i loro scontri, iniziati in questo periodo, durarono sino alla fine dell’Impero. La Staël e Constant organizzarono l’opposizione intellettuale al regime, e la pagarono con l’esilio. Nel 1800 uscì l’importante saggio Della letteratura considerata nei suoi rapporti con le istituzioni sociali, in cui la Staël, sviluppando alcune premesse di Montesquieu, stabiliva lo stretto nesso fra civiltà, clima e letteratura, il principio della perfettibilità umana applicabile alle lettere e alle arti, e infine la distinzione, ricca di conseguenze, tra letterature del Nord e letterature del Sud. Motivi certamente autobiografici ispirarono Delfina(1802), romanzo epistolare a tesi sulla condizione femminile, e successivamente in Italia Corinna o l’Italia (1807), scritta dopo il primo viaggio: ambedue i romanzi, che oggi vengono giudicati poco vitali, ebbero un successo enorme. Nel 1800 la Staël aveva ricevuto l’ingiunzione di allontanarsi, se pure di poco, da Parigi, seguita nel 1803 dall’ordine di tenersene distante almeno quaranta leghe. Fissò allora definitivamente la sua residenza a Coppet, circondandosi di personalità di grande rilievo, A. W. Schlegel, Sismondi, Fauriel.

Ma numerosi viaggi l’occuparono nel frattempo: in Germania, dove conobbe Goethe, Schiller e Wieland, e dove la raggiunse la notizia della morte del padre, in memoria del quale compose l’elogio Del carattere del signor Necker e della sua vita privata; in Italia, poi ancora in Germania (1808) per preparare il libro che doveva rivelare ai Francesi la civiltà germanica: Della Germania (1810), autentico “manifesto” romantico e manuale di cosmopolitismo. Stabilitasi presso Blois per rivedere le bozze del libro, fu ancora una volta condannata all’esilio, mentre tutto il materiale dell’opera, giudicata da Napoleone non abbastanza francese e pericolosa per la sua politica, veniva distrutto. Di ritorno a Coppet, la Staël si unì con un giovane ufficiale ginevrino, Albert de Rocca, che sposò più tardi nel 1811; da questa relazione nacque nel 1812 il suo quinto figlio (una bambina era morta a pochi mesi, due maschi erano nati dalla sua unione con Narbonne-Lara e una figlia da Benjamin Constant). Viaggiò quindi in Austria, Russia, Svezia, Inghilterra (dove incontrò il futuro Luigi XVIII), dappertutto cospirando contro Napoleone. Di passaggio in Italia, pubblicò sulla Biblioteca italiana di Milano (gennaio 1816) il famoso articolo Sull’utilità delle traduzioni, che inaugurò la violenta polemica da cui ebbe ufficialmente inizio il Romanticismo italiano. Alla Restaurazione, che del resto la deluse, si trasferì finalmente a Parigi. La morte le impedì di pubblicare altre due opere, edite dai figli: Considerazioni sui principali avvenimenti della Rivoluzione francese (1818) e Dieci anni di esilio (1821), a cui gli storici moderni attribuiscono notevole importanza.

Thibaudet definì la Staël “un principio della coscienza europea in via di trasformazione“; e gli storici della letteratura le hanno concordemente riconosciuto un posto di grande rilievo nel movimento culturale e ideologico del suo tempo, pur giudicando noiose quasi tutte le sue opere. Alcune opere minori tuttavia sono state riscoperte negli ultimi anni, ed è stata notata l’efficacia della sua inesauribile Corrispondenza. Uscita dall’ambiente dei salotti letterari e mondani, Madame de Staël non volle emergere grazie al suo spirito, come era prerogativa delle donne più intelligenti dell’epoca, ma con il suo genio, la passione, l’azione. La sua influenza si estese, in ogni campo, nella polemica e nella letteratura romantica, almeno sino al 1840.