L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Apprezzi il tuo bikini? Una breve storia dei costumi da bagno delle donne

 

Mentre il caldo estivo colpisce come l’esplosione, uomini e donne in tutto il mondo si affollano nell’acque per trovarvi sollievo, refrigerio  e relax . Stupenda è la sensazione di lasciarsi colpire dalle onde quando l’intensificarsi del  caldo ci lascia senza respiro, invogliandoci ad indossare il nostro amato costume da bagno. È certamente interessante tracciare una breve storia dei costumi da bagno femminili.

 
 La storia del costume da bagno  femminile inizia con un semplice abito noto come “il vestito di compleanno”.  Battute a parte, fino al diciannovesimo secolo, le donne si svestivano poco a riva e si  con abbigliavano con abiti  che  erano al nuoto. Infatti, i costumi da bagno sono stati inventati alla metà del 1800. La loro creazione è stata una necessità; i miglioramenti nei sistemi ferroviari e altri mezzi di trasporto avevano finalmente invogliato al nuoto e andare in spiaggia, per cui nacque una nuova attività ricreativa.

1876 ​​Costumi da bagno


Se vi è capitato di  vedere una foto di donne in costume da bagno nella seconda metà del XIX secolo, la difficoltà a riconoscere i loro abiti come costumi da bagno è davvero imbarazzante! A quei  tempi i costumi si  avvicinavano più  ad un vestito a cintura lungo con  pantaloni.  Esteticamente attraenti, funzione e scopo del costume da bagno era nascondere il corpo di una donna.

Storia del costume da bagno delle donne

Un esempio di costume da bagno ( fine del 1800 )

In quegli anni le donne erano costrette a nascondere i loro corpi per pudore e per questo motivo, la parte superiore del costume da bagno copriva tutta  la figura della donna. Questi vestiti erano fatti di tessuto di flanella pesante  sia opaco che robusto da impedire la risalita “oscena” dall’acqua. In alcune località marittime, le donne nel XIX secolo hanno anche avuto il lusso di poter utilizzare una speciale macchina da bagno:  piccole strutture chiuse corredate  da ruote venivano trascinate in acque poco profonde, in modo da permettere ad  una signora vittoriana di bagnarsi nell’oceano in completa privacy.

Macchine da bagno d'epoca

Costumi da bagno 1800

Costume da bagno vittoriano successivo

Solo alla fine del secolo, quando il nuoto diventò uno sport collegiale e olimpico, ci si rese conto che  la linea di abbigliamento corrente era stata progettata senza la funzionalità in relazione all’attività da svolgere. Quando la passione per lo sport  crebbe, i costumi da bagno diventarono più snelli e meno pesanti, aprendo la strada per gli stili a venire. A questo punto della storia dei costumi da bagno delle donne ha una svolta contemplando anche l’uso di  accessori, come pantofole morbide che  fornivano una protezione aggiuntiva  sule rive con sassolini.

Squadra britannica Swim 1912

La squadra britannica delle donne di nuoto alle Olimpiadi del 1912.

Stile semplificato del costume da bagno delle donne

Costumi da bagno più snella e atletici dagli inizi del 1900.

Nel 1910, i costumi  da bagno delle donne erano meno restrittive e pesanti. Le donne potevano finalnte esporre le loro braccia, i pantaloncini a metà coscia e i gli stilisti usarono  meno tessuto per nascondere la figura di una ragazza. Negli anni ’20  i costumi da bagno diventavano più piccoli,  la richiesta aumentava. Hollywood e Vogue hanno diffuso l’idea di costumi da bagno sexy e glam, una tendenza che persisterà nei decenni a venire.

Storia di costumi da bagno

Questa foto è stata presa nel 1922, le donne erano  controllate  da “poliziotti da bagno” che misurano effettivamente la lunghezza dei loro costumi da bagno.

1938 Costumi da bagno

Costume da bagno a due pezzi 1900

I costumi a due pezzi divennero comuni negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale,  scoprivano l’ombelico di una donna e lasciarono solo un po ‘di interno coscia visibile. Nel 1946, lo stilista francese Louis Reard ha ideato il primo bikini moderno, con utilizzo di minor tessuto significativamente  rispetto ai suoi predecessori. La sua intuizione  ha radici nella guerra: Reard è stato ispirato a denominare la sua creatura  dopo un test atomico statunitense con il nome Bikini Atoll. Il nuovo design era così audace che il progettista dovesse assumere Micheline Bernardini, una showgirl parigina, come modella.

Il primo bikini del mondo

Micheline Bernardini che modella il primo bikini al mondo.

Moda di Swimwear degli anni '60

Le ulteriori evoluzioni   dei costumi da bagno sono state per lo più di natura estetica, infatti  alcuni stilisti hanno affascinato con le loro creazioni. Prendiamo, ad esempio, il pezzo rosso che indossano le stelle come Pamela Anderson e Carmen Electra in  Baywatch . Nel tempo il costume da bagno delle donne si è ampliato fino ad includere una varietà di stili, aprendo la via a nuove industrie . in particolare menzioniamo  la fotografia dei costumi da bagno, che ha avuto il suo inizio a metà del 20 ° secolo e da allora è catapultato in popolarità e portando  in auge la figura della Pin-up.

Di sicuro  non possiamo che apprezzare l’innovazione  che il costume da bagno moderno ha introdotto, alla della storia della  balneazione è mondiale.

Storia della tuta da donna Baywatch


Erotismo: forma alchemica di comunicazione mistica

L’ erotismo è spesso associato alla sessualità e ai suoi piaceri, ma non è accezione corretta: trattasi di componente pervasiva del corpo e della psiche

Erotico

Per il dottor Eusebio Rubio , un esperto di salute sessuale, l’erotismo è la dimensione umana derivante dalla possibilità di sperimentare il piacere sessuale e, oltre i livelli di manifestazione biologica, in sé racchiude componenti mentali, quali rappresentazioni, simbolizzazioni, significati sociali e loro regolazione, tali da rendere l’ erotismo una caratteristica specificamente umana.

Di solito, l’ erotismo è associato ad esperienze sessuali in particolare nell’accezione di “rapporto fisico”.

È condizionato all’atto di amare, in realtà si può avere esperienza erotica in contesti non -amatori, anche senza la presenza di una coppia.

Il Dr. David Barrios , sessuologo clinico e psicoterapeuta aggiunge che, sebbene l’ erotismo abbia basi fisiologiche , è soggetto a processi di apprendimento per tutta la vita. “Gli stimoli che innescano la risposta sessuale umana sono innumerevoli, la maggior parte con una percezione personale di esperienze individuali, temperati da una serie di emozioni e motivazioni .

L’ erotismo come espressione umana può essere concepita come un modo speciale di comunicazione e trascende l’individuo e la coppia di manifestare in letteratura, arti plastiche, la musica, o film “.

A CHE SERVE L’EROTISMO IN UN RAPPORTO

L’ erotismo è strettamente legato all’auto – conoscenza e lo studio delle sensazioni . Per gli altri specialisti in sessualità umana, come erotóloga Ana Ceron , una persona che riconosce i suoi sentimenti attraverso l’erotismo e lo vive come qualcosa di naturale e senza colpa ne ricava orgasmi più soddisfacenti, che sono necessari e sani perché aiutano a produrre gli ormoni essenziali per una sopravvivenza umana sana.

Al contrario, l’ignoranza verso il nostro corpo è responsabile di disfunzioni, come l’eiaculazione precoce e anorgasmia. Ana Cerón aggiunge che quando un bambino piccolo esplora il suo corpo e tocca i suoi genitali il primo monito perentorio è il “non toccarti “; quando si raggiunge l’adolescenza  e si esperisce la masturbazione , subentra in tali condizioni sperimentarlo  il più rapidamente come possibile, perché cresciuti con l’idea che la sessualità sia un male, e ci si stimolerà solo per raggiungere l’eiaculazione e senza esplorare i sentimenti .

Più tardi, nel caso una donna abbia l’ ansia di penetrazione sì grande non godrà  dell’ esplorazione del corpo del partner, non garantirebbe il piacere ricercato provocando in atto di penetrazione l’eiaculazione precoce . La donna subirà frustrazioni derivante dall’impossibilità di percepire l’orgasmo , perché le è stato così impartito che la ricerca del piacere non è atto consono. mediante educazione direttamente o implicitamente .

Qualora si sia aperti a sperimentare le sensazioni di un bacio, l’esperienza può essere più intima del un rapporto , ascoltare la respirazione del vostro amante durante il sonno può essere incredibilmente sexy , e si chiudono gli occhi e si prova a  descrivere a memoria parti del corpo del vostro patner può rivelarsi esperienza sublime.

L’ erotismo , come afferma la psicologa Lissette Valadez , comprende, unifica, totalizza e umanizza la sessualità.

Ancor più incisiva sull’argomento è la penna di Claudio Marucchi, che nel suo testo “Erotismo e Spiritualità” descrive e delinea il varco sacro sessuale.

“La travolgente forza ispiratrice dell’amore è contemporaneamente in grado di elevare l’individuo o disperderlo nell’abisso della frammentazione. L’amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. Per questo si dice “folle d’amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica.
La via dell’amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita di sé. Come stella polare interiore orienta il soggetto a mettersi in cammino verso se stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via, di paradosso in paradosso. Un simile desiderio è il punto di contatto tra l’amore per il partner (eros) e l’amore universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino tra loro fratello e sorella.
Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l’incarnazione dell’universo, dell’alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape. Un’attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l’identità tra sessualità e vita spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire L’Eros apre le porte al Sacro, ed è il modo più immediato per chiunque di aver un approccio al numinoso e al trascendente.
I misteri della sessualità mistica sono celati tra le pieghe dei testi sacri, spesso ben criptati, ma anni di pratica aiutano nella decodificazione. E’ un percorso che va abbinato alla propria crescita interiore, nel senso che i troppi condizionamenti che abbiamo sulla sessualità rendono necessario un lungo lavoro preliminare. Non è praticabile questo tipo di amore se si pensa che sia solo una questione tecnica. Vi è anche una “riesumazione” dell’istinto. In realtà un enorme lavoro sulla propria psiche è necessario viatico per la resa nell’ambito della sessualità mistica. E’ una questione che concerne anche l’etica. Uno deve aver fatto i conti con imbarazzi o vergogne, paure, sindrome da abbandono, gelosie, possesso, attaccamenti, territorialità, identificazione nel partner e tutto ciò che normalmente contraddistingue un rapporto di coppia. Chi crede di poter fare a meno di questo lavoro, oppure si nasconde giustificando in qualunque modo la seppur minima presenza di tali “sentimenti”, si sta prendendo in giro da solo. Libertà e Amore devono essere una cosa sola… e la sola cosa! Il resto è pietra d’inciampo e serve solo a giustificare le proprie mancanze.”


Duran Duran – Girl Panic!


“La Sottoveste Rossa” al Teatro Belli di Roma…. brivido d’Eros

la sottoveste rossaClelia si lascia sedurre da una voce…. in un teatro vuoto, pronta a tutto! La grazia, sull’onda di Epicuro, Dostoevskij e uno sguardo intriso di psicanalisi rappresentano la pozione adatta e ben coniata da Rosario Galli. Una voce fuori campo avvolge e divampa imperiosa a tratti e vellutata, magistralmente interpretata da Angelo Maggi, stringe emotivamente la protagonista al cui cospetto si schiude l’inaspettato.
Vi invito a gustare questo lavoro teatrale frutto dell’impeccabile regia di Claudio Boccaccini, che ha saputo calibrare le vibrazioni e relative intensità. Patricia Vezzuli sboccia a pieno titolo come donna e veste Clelia a fior di pelle, dimostrando di aver raggiunto una maturità interpretativa di livello ragguardevole indossando pathos ed eros in “La sottoveste rossa”, insieme ad una leggera ed incisiva Martina Menichini.

La Sottoveste Rossa
Teatro Belli
Piazza Sant’Apollonia 11/a 000183 ROMA
Tel 065894875 – botteghino@teatrobelli.it

Dal 29 gennaio al 16 febbraio 2014
Teatro Belli di Antonio Salines
P.zza di Sant’Apollonia 11 – Roma
Tel. 06 58 94 875

Da martedì a sabato: ore 21
Domenica: ore 17.30
Lunedì riposo

Biglietti:
Intero 18€
Ridotto 13€


L’Evoluzione del Concetto di Bellezza Femminile nell’Arte e nella Società


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Il sesso è la più splendida forma di piacere che Dio abbia regalato agli uomini. Sporcata però, e a volte considerata obbrobriosa, dalla cultura del potere che governa ogni società. Tinto Brass, Elogio del culo, 2006

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Octavio Paz – Toccare

Palpar

 

Mis manos

abren las cortinas de tu ser

te visten con otra desnudez

descubren los cuerpos de tu cuerpo

Mis manos

inventan otro cuerpo a tu cuerpo.

 

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Toccare

Le mie mani

aprono la cortina del tuo essere

ti vestono con altra nudità

scoprono i corpi del tuo corpo

le mie mani

inventano un altro corpo al tuo corpo.


Francesco Petrarca. Desiderio della bellezza femminile del corpo ed il senso di colpa

L’amore di Petrarca per Laura evidenzia un comportamento caratterizzato da alti e bassi, in cui gli alti sono dovuti al comportamento da dama di corte, della bella, che frena questi acuti mostrandosi ritrosa quando gli eccessi del poeta rischiano di influire negativamente sulla sua vita familiare.

Il conflitto tra anima e corpo

Il contrasto tra anima e corpo si complica in un vero e più moderno conflitto interiore tra il desiderio della bellezza del corpo femminile e il senso di colpa. Lo splendore di Laura turba i sensi del poeta e nello stesso tempo il sentimento del peccato e della fragilità è motivo di tormento. Mentre nella poesia stilnovistica, e soprattutto in Dante, l’amore viene sublimato in una dimensione spirituale, quasi depurato dalla contaminazione con il corpo a vantaggio delle esigenze dell’anima, in Petrarca non è più possibile conciliare questi due termini subordinando l’uno all’altro. L’anima e il corpo hanno forza e diritti uguali e convivono nella coscienza del poeta sia pur con voci contrastanti (Francesco e Agostino). Da qui l’esperienza del” doppio uomo” che rende contraddittoria la sua vita interiore. Anche dopo la morte di Laura, Petrarca non arriverà mai al disprezzo per il corpo e quindi ad aderire ad una visione ascetica: il corpo viene apprezzato sempre nella sua bellezza anche dopo la morte.
La principale ragione di interesse e di modernità di quest’opera sta proprio nel suo carattere aperto e problematico. Nel Medioevo, il motivo dello smarrimento trova sempre una risoluzione finale che prevede un ritorno nella logica della virtù e dell’obbedienza alla legge divina. Qui invece permane sino alla fine una sorta di conflittualità interna che sembra ribadire l’incapacità di operare una scelta decisiva.
Nel Secretum si può individuare l’ambiguità petrarchesca Il tema è l’ambiguo amore di Francesco per Laura, cioè la sua consapevole attrazione per un corpo, mascherata da ragioni ideali e spirituali. Il dialogo tra Franciscus e Augustinus, svolto alla muta presenza della Verità, è la lucida analisi del Petrarca.

CXXXIV, Pace non trovo, et non ò da far guerra
Pace non trovo, et non ò da far guerra; e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et volo sopra ‘l cielo, et giaccio in terra; et nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio.
Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra, né per suo mi riten né scioglie il laccio; et non m’ancide Amore, et non mi sferra, né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.
Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido; et bramo di perir, et cheggio aita; et ò in odio me stesso, et amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte et vita: in questo stato son, donna, per voi.

La rappresentazione di Laura

Nelle donne dello Stilnovo predominano le qualità morali su quelle fisiche: il loro carattere è di essere splendenti come il sole. Il loro saluto è salute dell’anima. Nel Canzoniere è il corpo di Laura che avvicina il poeta; la sua virtù lo allontana, lo separa irrimediabilmente dalla donna amata, è fonte di tormento. Ma senza l’onestà di Laura, l’abbandono alla passione avrebbe significato perdizione. L’amore per Laura vive tutto dentro la contraddizione tra anima e corpo, tra senso di colpa e bisogno di redenzione. Proprio per questo Laura sottende una concretezza fisica che manca alle donne dello Stilnovo, pur conservando alcuni tratti della convenzionalità stilnovistica: la soavità e la grazia leggera della donna-angelo. Un ritratto compiuto di Laura non si trova nel Canzoniere. Il poeta rappresenta solo i particolari della sua bellezza, la cui idealizzazione non è mai ridotta ad allegoria, ma tradisce uno sguardo voluttuoso. Anche Laura risponde al modello estetico della donna medievale: gli occhi sono belli («vago lume»), i capelli biondi («vago e biondo capel»), il riso dolce («come dolce parla e dolce ride»), il viso bello, gli «atti soavi»: la bellezza è associata allo splendore, è «vivo sole», è luce che abbaglia, oppure è «aspra e superba», la «fera che mi strugge», «pastorella alpestra e cruda».
La donna comincia tuttavia a muoversi nella natura e nel tempo, si anima in una varietà di stati d’animo. Laura ora alza il velo per coprirsi dagli sguardi del poeta, ora invece il suo viso pare «di pietosi color farsi». Non è sempre la stessa. Passano gli anni e la bellezza non splende più come in gioventù negli «occhi ch’or ne son sì scarsi». L’invecchiamento introduce una dimensione nuova, inconciliabile con lo stilnovismo: la bellezza di Laura è fisica, caduca, perciò fonte di un’attrazione e di una passione puramente terrene. Anche il topos stilnovista dei capelli biondi è reinventato nel movimento delle chiome sparse al vento, che, mentre recupera l’immagine classica di Venere, colloca la figura della donna nella natura, conferendole mutevolezza e vitalità e consegna all’arte rinascimentale un modello femminile destinato a larga fortuna.
Il corpo di Laura è al centro della canzone «Chiare, fresche et dolci acque». Il poeta ne rappresenta solo i particolari fisici – le «belle membra», il «bel fianco», I’«angelico seno», il «grembo», le trecce bionde – e li mette in rapporto con i particolari della natura: le acque, il tronco, l’erba e i fiori, l’aria serena. È stabilita così una corrispondenza, quasi uno scambio di vita, tra le cose e le parti del corpo, tanto che alla fine della canzone il poeta trova nel paesaggio quasi un oggetto sostitutivo della donna: «Da indi in qua mi piace / quest’herba sì, ch’altrove non ò pace». Il corpo vivo e splendente di Laura è messo in rapporto con il corpo morto del poeta, che immagina, almeno dopo la morte, di divenire oggetto d’amore per la donna: «volga la vista disiosa e lieta, / cercandomi» e «già terra infra le pietre / vedendo, Amor l’ispiri / in guisa che sospiri / sì dolcemente». Anche nella forma così sublimata di questa canzone il rapporto d’amore si configura come rapporto tra corpi.
L’amore per Laura è passione, desiderio sensuale della bellezza fisica e terrena. Laura riempie il poeta di «desire», essa è «sommo piacer vivo»; perciò la lontananza è così angosciosa. Nella canzone «Di pensier in pensier, di monte in monte» né il ricordo, né la natura possono confortare il poeta per l’assenza del «bel viso», «che sempre m’è sì presso et sì lontano». La figura di Laura assente non trova qui oggetti sostitutivi, è una presenza mentale ossessiva che si manifesta nella disseminazione delle parvenze della donna nella natura: «et pur nel primo sasso / disegno con la mente il suo bel viso», «l’ I’ò più volte […] nell’acqua chiara et sopra l’erba verde /veduta viva, et nel troncon d’un faggio». Pure parvenze che «quando il vero sgombra / quel dolce error» lasciano il poeta nella disperazione.
Dopo la morte di Laura il fantasma del suo corpo continua ad attrarre il poeta. Anche se ha lasciato sulla terra la terrena scorza ed è ora anima felice, la donna deve continuamente consolare il poeta per la perdita del proprio corpo, «quel che tanto amasti / e là giuso è rimaso, il mio bel velo» (cfr. CCCII, Levommi il mio penser in parte ov”era). AI poeta che piange per «i capei biondi,
l’aureo nodo… ch’ancor lo distringe» Laura invano ricorda la vanità della sua veste terrena: «Quel che tu cerchi è terra, già molt’anni». Laura, pur «ignudo spirito», assume in sogno i gesti concreti della madre, si siede sulla sponda del letto, asciuga le lacrime; il poeta ne riconosce la presenza «a l’andar, a la voce, al volto, a’ panni».
Gli attributi di Laura restano tuttavia sempre indeterminati: «bel viso», «bella», «viva». Così come nella canzone «Chiare, fresche et dolci acque» la sua figura è disarticolata in particolari fisici generici sublimati in un paesaggio idillico e stilizzato. Quanto più l’allusione alla natura terrena e sensuale dell’amore si fa diretta e stringente, tanto più il corpo di Laura viene rimosso e negato nella sua realtà materiale. Il poeta rappresenta gli effetti del desiderio, della voluttà, della passione che la presenza corporea della donna provoca nel proprio animo. Laura è anch’essa trasformata in immagine simbolica, in archetipo: non è una donna, ma la donna. Un archetipo tuttavia diverso da Beatrice. Essa richiama continuamente la bellezza e il fascino della creatura terrena, è un termine della scissione interiore che travaglia il poeta. Bellezza terrena che nemmeno la rappresentazione della morte mette in discussione. L’incontro di Laura con la Morte nel Trionfo della morte è improntato al senso classico e umanistico di rispetto della dignità del corpo: la morte è indolore, non scompone la serenità e la bellezza del corpo di Laura, tanto che perfino la morte «bella parea nel suo bel viso». La contemplazione estetica prevale sulla meditazione mistico-religiosa. È questo il segno più evidente della ribellione di Francesco a un’immaginazione macabra della morte, e quindi il segno del distacco, sia pure contrastato, dalla concezione medievale della vita e della morte.


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L’uomo, giunto al termine della civilizzazione, dovrà ritornare alla nudità: non alla nudità inconsapevole del selvaggio, ma a quella conscia e riconosciuta dell’uomo maturo, il cui corpo sarà l’espressione armoniosa della sua vita spirituale. Isadora Duncan, Lettere dalla danza, 1928 (postumo)

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Tinto Brass. Così fan tutte

Goditi “Così fan tutte” on line

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GENERE: Erotico
REGIA: Tinto Brass
SCENEGGIATURA: Tinto Brass, Francesco Costa, Bernardino Zapponi
ATTORI:
Claudia Koll, Paolo Lanza, Franco Branciaroli, Ornella Marcucci, Maurizio Martinoli, Rossana Di Pierro, Isabella Deiana, Lucia Lucchesino, Renzo Rinaldi,Pierangela Vallerino, Marco Marciani, Jean Rene’ Le Moine, Luciana Cireni

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Massimo Di Venanzo, Silvano Ippoliti
MONTAGGIO: Tinto Brass
MUSICHE: Pino Donaggio
PRODUZIONE: ACHILLE MANZOTTI E GIOVANNI BERTOLUCCI PER SAN FRANCISCO FILM, FASO FILM
DISTRIBUZIONE: ARTISTI ASSOCIATI – MANZOTTI HOME VIDEO, BMG VIDEO (PARADE)
PAESE: Italia 1991
DURATA: 120 Min
FORMATO: Colore
VISTO CENSURA: 18

Dice un grande filosofo e sociologo, di nome Herbert Marcuse: ‘la differenza tra erotismo e pornografia è la differenza tra sesso celebratorio e sesso masturbativo’. Tinto Brass, è il più conosciuto tra i registi erotici della nostra Penisola. Dopo una serie di commedie incentrate sulla satira antiborghese, il Tinto nazionale, si dedicò e ancora oggi continua a farlo, alla scoperta del corpo femminile, in tutti i suoi sensi possibili. Dopo il successo(e lo scalpore) de ‘La chiave’, ad oggi il suo miglior film, i due mezzi fallimenti in ‘Capriccio’ e ‘Miranda’, e dopo il divertente ‘Paprika’, Brass rilegge in chiave erotica e moderna l’opera di Wolfgang Amadeus Mozart, ‘Così fan tutte’. Claudia Koll(che prima di diventare fan della Chiesa Cattolica, diveniva grazie a questa pellicola, discretamente famosa), è felicemente sposata con un uomo che la ama e la rispetta. Ma ciò non può bastare a soddisfare i suoi impulsi sessuale, e la donna si sente oppressa da questo desiderio incessante, finchè non trova il modo di soddisfarlo senza nemmeno sentirsi in colpa nei confronti del marito: lo cornifica e poi gli racconta le sue scappatella, ma lo fa, facendo credere a questo che ciò che gli racconta siano solo fantasie e che non sia mai successo nulla. Ma quando il marito, scoperti alcuni lividi sul corpo della Koll, si convince che lei lo tradisce non esita a lasciarla per un periodo di tempo. Salvo poi tornare sui suoi passi. Tra i film meglio riusciti del regista veneto, ‘Così fan tutte’ è un divertente e divertito carosello di abitudini sessuali più o meno ‘sane’, vero e proprio inno al lasciarsi possedere dai propri desideri e dai propri impulsi. A differenza di altre pellicole dell’autore, molto più volgari e meno riuscite, questo film si mantiene ancora dalle parti dell’erotismo, senza andare a parere in zone ben più scabrose. Intendiamoci, il film non è che sia quel gran capolavoro. Ma a suo modo, è diventato un cult del genere e un punto di partenza ideale nella filmografia di Brass. L’occhio di Tinto si sofferma sulle grazie dell’attrice, la scruta, la spia, con il solito fare da voyeur che contraddistingue da sempre la macchina da presa del regista. Non manca un pizzico di critica all’istituzione del matrimonio, colpevole di aver negato a livello erotico, la possibilità di essere completamente soddisfatti. Solo grazie alla trasgressione, l’essere umano sente di aver appagato un proprio desiderio, in ogni modo possibile e immaginabile. Ed ecco qui che la protagonista prova diverse strade, dall’auto-erotismo, al sesso tradizionale, al sadomaso. Importante come sempre nel cinema di Tinto Brass è l’uso della musica e dei colori. Qui non c’è l’esplosione che c’è in altre pellicole, ma comunque la colonna sonora ben si adatta e i colori risaltano allo sguardo attento, come sgargianti e in un certo senso provocatorio. Ed è proprio la provocazione ciò su cui si basa ‘Così fan tutte’. Siamo nel 1992, ancora il sesso è un argomento tabù, e un film del genere diventa una gran cosa per i puritani, e un insulto per i moralisti e i bigotti. E figuriamoci per le femministe, poiché il film(ma c’è da dire che lo faceva anche l’opera di Mozart), non dà un’immagine della donna, come dire, che fa onore. Una provocazione ben riuscita, visto che a distanza di tempo ancora il film viene ricordato come una delle commedie erotiche più riuscite dell’autore e anche della storia di questo tipo di cinema in Italia. Da qui in poi, Brass, salvo alcuni spiragli di luce, comincerà una fase discendente ancora, purtroppo, non conclusa.


Freud: Passioni segrete

Goditi “Freud: Passioni segrete” on line

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I rapporti tra Freud e il cinema furono piuttosto controversi. Diciamo pure che il padre fondatore della psicoanalisi provava una decisa avversione nei confronti dell’arte più rappresentativa del XX secolo. Suscitò clamore il telegramma con cui nel 1925 rifiutava il compenso di 100.000 dollari offerto dal produttore Samuel Goodwin in cambio della collaborazione a un film che doveva rievocare le principali vicende amorose della storia (come quella tra Antonio e Cleopatra). Più possibilista, e forse venale, il presidente della Società Psicoanalitica Internazionale Karl Abraham, il quale accolse invece la proposta del produttore tedesco Hans Neumann di realizzare un film di divulgazione sulla psicoanalisi girato da Wilhelm Pabst.

Lo stesso Abraham, amico e sodale di Freud nonché analista di Melanie Klein, tentò inutilmente di convincerlo. “Suppongo, caro Professore, che lei non manifesterà per questo progetto una simpatia smisurata, ma sarà obbligato a riconoscere la costrizione che motivi di ordine pratico fanno pesare su di noi”, scriveva. “Non ho bisogno di dirle che questo progetto è conforme allo spirito del nostro tempo e che sarà sicuramente messo in atto: se non con noi, lo sarà sicuramente con persone incompetenti. A Berlino abbiamo un gran numero di psicoanalisti ‘selvaggi’ che si precipiteranno avidamente sull’offerta, nel caso la rifiutassimo”. Dalle parole di Abraham traggo un riferimento malevolo a Georg Groddeck (che si definiva appunto uno psicoanalista selvaggio), ben più brillante e – facile dedurlo – meno attaccato di lui alla vil pecunia.

Freud ripeté la propria contrarietà in una lettera indirizzata a un altro importante psicoanalista dell’epoca, Sándor Ferenczi. “La riduzione cinematografica sembra inevitabile, così come i capelli alla maschietta, ma io non me li faccio fare e personalmente non voglio avere nulla a che spartire con storie di questo genere”. L’idea di vedere nonno Sigismondo pettinato come Betty Boop fa sorridere. “La mia obiezione principale”, proseguiva”, “rimane quella che non è possibile fare delle nostre astrazioni una presentazione dinamica che si rispetti un po’. Non daremo comunque la nostra approvazione a qualcosa di insipido”.

Chi aveva ragione: il dogmatico Freud o il più disponibile Abraham? Come la psicoanalisi insegna, non è possibile dare una risposta. Dipende dai punti di vista. Storicamente, il cinema ha contribuito a diffondere le tematiche proprie della psicoanalisi pur spesso banalizzandole. In ogni caso, nonno Sigismondo non avrebbe apprezzato il biopic che John Huston gli dedicò nel 1962. A cominciare dal titolo: Freud: The Secret Passion. Si potrebbe definire come una specie di detective story (in cui il colpevole è l’Inconscio, ovvio) che si sviluppa tra il 1885 e il 1890: anni in cui il giovane Sigmund segue le lezioni di Charcot allaSalpêtrièreapprende la tecnica dell’ipnosi per il trattamento dell’isteria, quindi inizia a collaborare con il medico viennese Josef Breuer. Fu proprio questa collaborazione a imprimere un corso nuovo alle sue idee, l’abbandono del metodo ipnotico e la formulazione delle prime ipotesi sulla struttura della mente. La ricostruzione storica è fedele, sebbene macchinosa ed eccessivamente didascalica (tralasciando, non per caso, il tema della sessualità infantile). Piuttosto ridicola appare invece l’atmosfera oscura e misteriosa in cui si muovono i personaggi, che sembrano dei santoni dediti a pratiche pseudomagiche.

La sceneggiatura iniziale fu redatta nientemeno che da Jean-Paul Sartre, ma prevedeva un film della durata di otto ore che i produttori bocciarono immediatamente. Fu John Huston stesso a sfrondare la trama (si fa per dire, 140’ ridotti poi ulteriormente a 120’), a ben pensarci l’identico trattamento che gli americani hanno riservato alla psicoanalisi. Così Freud “diventa un certo tipo di genio malato e infervorato che coglie le risposte giuste nel limbo dell’ispirazione” (parola di regista). Ne veste tuttavia in modo credibile i panni Montgomery Clift, già minato nella salute fisica e dalla depressione, in una delle sue ultime apparizioni.

GENERE: Biografico
REGIA: John Huston
SCENEGGIATURA: John Huston, Wolfgang Reinhardt, Charles Kaufman
ATTORI:
Montgomery Clift, Susannah York, Larry Parks, Fernand Ledoux, Susan Kohner, David Kossof, Alexander Mango, David McCallum, Eric Potman, Rosalie Crutchley, Joseph Fürst, Eileen Herbie, Leonard Sachs

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Douglas Slocombe
MONTAGGIO: Ralph Kemplen
MUSICHE: Henk Badings, Jerry Goldsmith
PRODUZIONE: HUSTON, WOLFGANG REINHARDT PER L’UNIVERSAL
DISTRIBUZIONE: UNIVERSAL
PAESE: USA 1962
DURATA: 120 Min
FORMATO: B/N
VISTO CENSURA: 18

CRITICA:
“Fra i film biografici questo è senza dubbio una dei più seri, ache se l’autore sacrifica qua e là il rigore storico allo spettacolo e cade (ma forse se lo era imposto) in uno schematismo scientifico non del tutto persuasivo. Fa difetto comunque all’opera l’ambientazione storica anch’essa sacrificata allo sconcertante personaggio che campeggia senza essere approfondito più del dovuto. Di buon livello l’interpretazione di Montgomery Clift che riscatta con la sua prestazione la teatrale impostazione dell’opera.” (Segnalazioni cinematografiche, vol. LIV, 1963)
NOTE:
– CONSULENTE MEDICO: DAVID STAFFORD-CLARK – PROLOGO ED EPILOGO LETTI DA JOHN HUSTON- DURATA DELL’ EDIZIONE AMERICANA:140′.- SARTRE SCRISSE UNA SCENEGGIATURA CHE HUSTON NON ACCETTO’ RITENENDOLA TROPPO AMPIA. L’EDIZIONE DEFINITIVA DEL FILM FU COMUNQUE TAGLIATA DI CIRCA UN TERZO E IL RISULTATO FINALE FU POCO COERENTE E POCO RIUSCITO.

L’orgasmo, chi è costui?- Sesso.. tanto per gradire!

L’ORGASMO CHI E’ COSTUI?

Spesso tra l’orgasmo atteso e quello sperimentato esiste uno scarto che mobilita interrogativi, dubbi che si ripercuotono poi nelle relazioni intime. La carenza di modelli rispetto ad un’educazione sessuale ci richiama alla necessità della condivisione di ciò che sappiamo e di ciò che ignoriamo.

La parola orgasmo è di origine greca:con orgasmos  si definisce “qualcosa di concitato, forte, energico”.

A livello biologico è un riflesso, una reazione fisiologica che scatta a seguito di una stimolazione adeguata.

I francesi chiamano l’esperienza orgasmica “piccola morte” poiché, come dice U.Galimberti farsi attraversare da Eros, vivere un’esperienza erotica che non sia solo sfioramento di corpi in superficie, significa sperimentare “un dissolvimento dell’Io”, tanto desiderato quanto temuto.

La sessualità adulta, S. Freud è stato chiaro, si esprime come sessualità genitale ed è connessa alla maturità psico-affettiva dell’individuo; la capacità di instaurare relazioni intime caratterizzate dal riconoscimento di due “soggettività” e non dall’uso strumentale dell’altro ne è l’espressione più piena.

W. Reich (1942), allievo ribelle di S.Freud si è addentrato ulteriormente nel mondo pulsionale ed ha fatto della teoria dell’orgasmo un pilastro del suo sistema di pensiero.

La sua tesi è che esiste un’energia naturale la cui espressione più evidente nell’organismo umano è la sessualità genitale che culmina nella funzione dell’orgasmo.

Per Reich,l’orgasmo appunto è quell’esperienza che trascina il singolo organismo nella comunione con la pulsione primoridiale della vita, la sua funzione infatti è chiamata “funzione primordiale della vita”. L’esperienza dell’orgasmo supera la coscienza dell’io e della propriocenzione della sensibilità corporea per affondare nel sentimento oceanico di una comunione con le correnti vitali più profonde, con il ritmo stesso della vita.

Egli ha poi aggiunto che la sanità psichica dell’individuo dipende direttamente dall’equilibrio sessuale, dal pieno dispiegamento della potenza orgastica e che la repressione della sessualità infantile è la vera origine della nevrosi e dei traumi caratteriali.

In effetti per molti individui non è facile sperimentare una sessualità appagante proprio a seguito di pregresse esperienze traumatiche vissute nell’infanzia. Anche per chi vive una malattia nelle sue diverse implicazioni psichiche e fisiche o per chi è attraversato da forti preoccupazioni ed ansia è difficile farsi attraversare dall’ Eros.

Stati d’ansia, quadri depressivi, sensi di colpa sono infatti molto spesso correlati ad un calo del desiderio sessuale.

Le vicissitudini del desiderio, la curva orgasmica ossia la risposta sessuale nelle sue distinte fasi sono poi differenti per l’uomo e per la donna.

La donna sperimenta con l’orgasmo contrazioni ritmiche dei muscoli pelvici; il clitoride ne è sempre coinvolto sia in forma diretta o indiretta.

Nell’uomo invece l’orgasmo consiste in due fasi: la prima implica contrazioni degli organi riproduttivi interni ed è quella in cui l’uomo che si conosce può fermarsi, accelerare, rallentare il ritmo del rapporto; nella seconda i muscoli alla base del pene si contraggono e vi è la fuoriuscita del seme non più controllabile.(Jenny Hare)

Nella donna poi la sessualità è particolarmente influenzata dal contesto, dall’intimità, dai sentimenti e dalla relazione di fiducia con il partner.

Molte donne dichiarano di non aver mai sperimentato l’orgasmo ma non per tutte questo è vissuto in modo problematico. Certo è che esistono condizionamenti sociali tali per cui per la donna l’abbandonarsi è più difficile, vi è un uso meno disinvolto delle fantasie erotiche e pure dell’autoerotismo. Teniamo pure ben presente che l’espressione della sessualità femminile è particolarmente condizionata da variabili soggettive, dall’affettività ed dal coinvolgimento emotivo: un partner amorevole indubbiamente è un prezioso aiuto.

Sempre la donna poi, a differenza dell’uomo, se adeguatamente stimolata ed in particolari situazioni di intimità, può anche sperimentare orgasmi multipli questo perché, a differenza dell’uomo, “non ha un periodo refrattario” ossia quello che non permette alcun tipo di risposta sessuale neppure a fronte di sollecitazioni dunque.

Ad ogni modo  quello che è fondamentale tener presente è che non c’è attitudine più anti-erotica di quella legata al “io voglio…a tutti i costi”.

Rischia di essere un’operazione pericolosa per il ben-essere di una coppia quella di mettere al centro della relazione il raggiungimento dell’orgasmo anziché  il piacere di stare insieme e lo scambiarsi reciprocamente vissuti, sensazioni, bisogni.

Il creare un contesto accogliente, il  prendersi un tempo  senza la fretta di passare dalla fase dei preliminari a quella della penetrazione, sono solo alcuni degli ingredienti che predispongono ad un incontro erotico appagante.

Prima di occuparci dell’orgasmo dovremmo poi chiederci quanto spazio -tempo riserviamo nella nostra vita al piacere. Quanto tempo dedichiamo alla cura, all’igiene, a valorizzare il nostro corpo, non per aderire ai modelli omologanti che provengono dall’esterno quanto per rispettare quello che la via tantrica definisce il nostro “Tempio sacro”?(Zadra, 1998, 1999)

Parlare di piacere implica sintonizzarsi sulla dimensione sensoriale, per molti la più dimenticata a vantaggio dell’azione e del pensiero.

Abbiamo perso la capacità di “sentire”. I nostri sensi: dalla vista, all’udito, all’olfatto, al gusto e ovviamente al tatto sono intorpiditi, a volte persino anestetizzati fino a faticare a trovare “il senso” della vita.

Recuperare tutto questo, ri-alfabetizzarsi è la via per entrare maggiormente in contatto con la propria corporeità e  quella altrui per tornare a sentirsi pienamente vivi.

Senza questa premessa la ricerca dell’orgasmo rischia di trasformarsi in un pensiero osssessivo all’interno di un’ attitudine finalizzata alla prestazione, la più anti-erotica delle predisposizione a qualsiasi incontro amoroso.

La via tantrica di tradizione antichissima lo sa bene: al centro bisogna porre il ben-essere, l’appagamento, il soddisfacimento e non la prestazione.

Un’attitudine meditativa, l’attenzione al respiro, al sentire, la liberazione del suono della voce e del movimento favoriscono l’esperienza sessuale e l’orgasmo ma tutto ciò richiede disciplina e dedizione.

Ciascuno di noi ha fatto esperienza di un’educazione psico-affettiva e sessuale, prima in famiglia, poi a scuola carente perché essa ha enfatizzato il pensiero e l’azione a discapito del sentire; il dovere anziché il piacere, la mente a discapito del corpo; l’inibizione della vitalità anziché la sua espressione.

C. Naranjo nel suo bel libro “la civiltà, un male curabile”(2007) a riguardo così si esprime: “Ecco, dunque, quale potrebbe essere il primo impegno di un ipotetico governo saggio e libero verso i propri cittadini: salvaguardare il loroozio, che è il tempo liberato dalla compulsione di guadagnarsi da vivere “con il sudore della fronte”, un tempo sabbatico per vivere, convivere, per essere, per crescere.


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La stupidita’ e’ spesso ornamento della bellezza; e’ la stupidita’ quella che da’ agli occhi la limpidezza opaca degli stagni nerastri, la calma oleosa dei mari tropicali. Baudelaire

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Si deve ammettere che hanno ragione i poeti di scrivere di persone che amano senza sapere, o che sono incerte se amano, o che pensano di odiare quando effettivamente amano. Sembra, quindi, che le informazioni ricevute dalla nostra coscienza che cercano la vita erotica siano particolarmente soggette all’incompletezza, lacunose o false. (Sigmund Freud)

Dipinto di Serge Marshennikov

 

(Dipinto di Serge Marshennikov)


La masturbazione: uno sguardo storico all’autoerotismo

self pleasureLa sessualità è un tema che suscita sempre interesse nella maggioranza delle persone, la masturbazione un po’ meno, forse perchè manteniamo inconsciamente lo strascico di antiche credenze che la associano a qualcosa di proibito, sporco o peccaminoso.
Secondo Thomas W. Laqueur, professore di Storia dell’Università della California, la masturbazione non ha mai rappresentato un tema di interesse per i potenti fino a che nel 1712 John Marten, pubblicò un libro dal titolo “Onanismo”, dove si parlava della masturbazione in entrambi i sessi e si offrivano consigli per coloro che fossero stati vittima delle “nefaste conseguenze” di questa pratica abbominevole.
Nel libro si lasciava intravedere che il peccato di Onan era la masturbazione, sebbene tutti i conoscitori del testo biblico sanno che egli cercava di evitare di avere figli “disperdendo il suo seme”, cioè praticando suppostamente il coitus interruptus. Ma come già sappiamo, molte cose non sono come dovrbebero essere ma prendono direzioni diverse, il libro si convertì in un grande successo nel quale si affermavano alcuni consigli per rimediare alla masturbazione.
Toccando due delle corde più sensibili di quell’epoca, la privacy e la trasgressione, immediatamente il potere (mi riferisco fondamentalmente ai politici e agli intellettuali) considerò questo atto sessuale come vergognoso e approfittò dell’ignoranza delle masse, del suo fervore religoso e delle sue paure.
Tuttavia, va detto che molto prima del 1712 le persone consideravano già che il corpo soffrisse delle conseguenze negative derivanti da comportamenti sbagliati. La medicina era una sorta di guida morale che includeva anche l’etica carnale, sebbene questo ruolo aumentò considerevolmente nel secolo XVIII, quando nei ciroli progressisti le norme morali cominciano a fondersi con la natura e vengono insegnate nelle scuole. In questo contesto non c’è da sorprendersi se le angustie culturali venissero trasformate in malattie.
Così, i medici iniziarono ad associare la masturbazione alle più diverse malattie, tanto dell’anima come del corpo (carattere debole, omosessualità, acne, tubercolosi, epilessia, etc.) Dal momento che queste idee provenivano spesso da medici rinomati evidentemente gli adoloescenti e i giovani si sentivano terrorizzati dalle eventuali conseguenze, sebbene molto spesso questo terrore non bastava per frenare la pratica masturbatoria. Allora la famiglia ricorreva a invenzioni e apparati tra i più originali e strani per impedirla. Uno di questi erano i biscotti di Sylvester Graham per frenare gli impulsi sessuali.
Curiosamente, neppure agli inizi del secolo XIX la masturbazione veniva accettata, quando già i medici prescrivevano l’orgasmo come cura per l’isteria, nonostante gli stessi medici consigliassero alle pazienti l’autoerotismo per provocare l’orgasmo.
Naturalmente, con il passare del tempo si inizò a pubblicare opere davvero scientifiche che dimostravano che la masturbazione non fosse una pratica negativa e tantomeno vergognosa, che non è un sostituto del sesso di coppia e che addirittura può aiutare a conoscere il proprio corpo e godere di una sessualità più sana. Sfortunatamente quando iniziarono a diffondersi queste informazioni la paura e la vergogna avevano già impregnato la nostra società.
Un esempio? L’intervista realizzata di recente nel Regno Unito a persone di età comprese tra i 16 ed i 44 anni, dove si riscontrò che il 95% dei maschi si era masturbato più di una volta durante la sua vita ma solo il 71% dell femmine riportava di averlo fatto. Prima dei 20 anni, già il 95% dei giovani era ricorso a pratiche masturbatorie di fronte al 20% delle donne.
Fonti:
Gerressu, M., Mercer, C.H., Graham, C.A., Wellings, K. and Johnson, A.M. (2008) Prevalence of Masturbation and Associated Factors in a British National Probability Survey. Archives of Sexual Behavior; 37(2):266-78.

Shpancer, N. (2010) The Masturbation Gap. The pained history of self pleasure. In: Psychology Today.


Lawrence David Herbert – Gioventù vergine

 Virgin Youth

           

Now and again

All my body springs alive,

And the life that is polarised in my eyes,

That quivers between my eyes and mouth,

Flies like a wild thing across my body,

Leaving my eyes half-empty, and clamorous,

Filling my still breasts with a flush and a flame,

Gathering the soft ripples below my breasts

Into urgent, passionate waves,

And my soft, slumbering belly

Quivering awake with one impulse of desire,

Gathers itself fiercely together;

And my docile, fluent arms

Knotting themselves with wild strength

To clasp-what they have never clasped.

Then I tremble, and go trembling

Under the wild, strange tyranny of my body,

Till it has spent itself,

And the relentless nodality of my eyes reasserts itself,

Till the bursten flood of life ebbs back to my eyes,

Back from my beautiful, lonely body

Tired and unsatisfied.

 Gioventù vergine

 

Gioventù vergine

Di quando in quando

tutto m’ansima il corpo

e la vita mi appare negli occhi,

tra essi vibrando e la bocca

giù selvatica discende per le membra

lasciando gli occhi miei svuotati tumultuanti

e il petto mio quieto colma d’un fremito e un calore;

e giù per le snelle ondulazioni sottostanti

che onde diventan pesanti, di passione gonfie

e il ventre mio placido e sonnolento

all’istante ribelle si desta bramoso,

eccitato sforzandosi e attento,

mentre le tenere braccia abbandonate

con forza selvaggia s’incrociano

a stringere – quel che non hanno stretto mai.

E tutto io vibro, tremo e ancora tremo

finché la strana potenza che il corpo mi scuoteva

non svanisce

e nobile non risorge l’ininterrotto fluire della vita

nella durezza implacabile dei miei occhi,

non risorge dalla bellezza solitaria del corpo mio

esausto e insoddisfatto.

 

 


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“C’era preservato il lei il fresco miracolo della sorpresa…” Jim Morrison

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È strano che noi esseri umani ci allontaniamo tanto dalla natura anche nel fare l’amore, che l’attesa dell’orgasmo, l’ansia di arrivarci, rendono teleologico l’amore, ne fanno una cosa di ansie, attese, pressioni. Erica Jong, Ballata di ogni donna, 1990

Orgasmo aforisma


Paul Verlaine. Biglietto a Lily

Billet à Lily

 

Ma petite compatriote,

M’est avis que veniez ce soir

Frapper à ma porte et me voir.

Oh la scandaleuse ribote

De gros baisers – et de petits,

Conforme à mes gros appétits!

Mais les vôtres sont-ils si mièvres?

Primo, je baiserai vos lèvres

Toutes! C’est mon cher entremets,

Et les manières que j’y mets,

Comme en toutes choses vécues,

Sont friandes et convaincues.

Vous passerez vos doigts jolis

Dans ma flave barbe d’apôtre

Et je caresserai la vôtre,

Et sur votre gorge de lys,

Où mes ardeurs mettront des roses,

Je poserai ma bouche en feu;

Mes bras se piqueront au jeu,

Pâmés autour de bonnes choses

De dessous la taille et plus bas, –

Puis mes mains, non sans fols combats

Avec vos mains mal courroucées,

Flatteront de tendres fessées

Ce beau derrière qu’étreindra

Tout l’effort qui lors bandera

Ma gravitè vers votre centre…

A mon tour je frappe. O dis: Entre!

Biglietto a Lily 

Biglietto a Lily

 

Mia piccola compatriota

credo che verrete stasera

a bussare alla mia porta e vedermi,

oh la scandalosa bisboccia

di baci grossi e piccoli

secondo i miei grossi appetiti!

Ma i vostri son poi così esili?

Primo, bacerò le vostre labbra,

tutte, come un caro piatto di mezzo,

e i modi che impiegherò,

come in tante cose vissute,

sono ghiotti e convincenti!

Passerete le vostre belle dita

nella mia fulva barba d’apostolo,

mentre accarezzerò la vostra.

E sulla vostra gola di giglio,

dove i miei ardori metteranno rose,

poserò la mia bocca in fuoco.

Le mie braccia si ostineranno al gioco,

estasiate attorno a buone cose

di sotto la vita e più giù ancora.

Poi le mani, non senza folli lotte,

con le vostre mani mal adirate

blandiranno con tenere sculacciate

quel bei sedere che stringerà

tutto lo sforzo che allora tenderà

la mia gravita verso il vostro centro.

Busso a mia volta. Oh dimmi: Entra!


La femminilità secondo Simone de Beauvoir

Tutti sono d’accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono “la femminilità è in pericolo”; ci esortano: “siate donne, restate donne, divenite donne”. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell’essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità.

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, 1949

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Veli

Veli


Satyricon di Federico Fellini

Goditi il Satyricon on line

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GENERE: Drammatico
REGIA: Federico Fellini
SCENEGGIATURA: Federico Fellini, Rodolfo Sonego, Bernardino Zapponi
ATTORI:
Joseph Wheeler, Max Born, Lucia Bosé, Alain Cuny, Hiram Keller, Danika La Loggia, Elisa Mainardi,George Eastman, Gordon Mitchell, Magali Noël, Martin Potter, Salvo Randone, Capucine, Mario Romagnoli,Giuseppe Sanvitale, Hylette Adolphe, Fanfulla

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Giuseppe Rotunno
MONTAGGIO: Ruggero Mastroianni
MUSICHE: Ilhan Mimaroglu, Tod Dockstader, Andrew Rudin, Nino Rota
PRODUZIONE: ALBERTO GRIMALDI PER LA PEA/PRODUZIONI EUROPEE ASSOCIATE
DISTRIBUZIONE: PEA (1983) – RICORDI VIDEO, PANARECORD
PAESE: Francia, Italia 1969
DURATA: 138 Min
FORMATO: Colore TECHNICOLOR PANAVISION

SOGGETTO:
ISPIRATO AL ROMANZO DI GAIO PETRONIO ARBITRO

Fellini – Satyricon” è un film magistrale le cui qualità essenziali risiedono nella coralità di costume dei personaggi e nello spessore letterario-cinematografico della narrazione.
Fellini gira un film fuori dal comune, calandosi in un genere come quello letterario latino di ardua realizzazione. La pellicola passerà alla storia del cinema come una delle rare opere filmiche d’autore che prendono spunto dagli antichi romanzi dell’impero romano.
Fellini-Satyricon” è un film capace di fare spettacolo, di divertire, e nello stesso tempo trasmettere messaggi metaforici di alto valore comunicativo, in particolare quelli di carattere filosofico e letterario, che sono sempre ben vivificati dai pensieri più esistenziali di Fellini e ispirati dall’esperienza stessa della sua vita, complessa e contraddittoria, cattolica e laica, artistica e discutibilmente licenziosa, ma continuamente sottoposta al vaglio di una introspezione leggera e intelligente, ironica e sapiente nello stesso tempo.

La narrazione è molto originale, unica nello stile, scorrevole, senza pause espressive, ricca di una vitalità boccaccesca di difficile realizzazione, con una fotografia che rasenta per coerenza stilistica, composizione, associazioni di colori, la perfezione stessa dell’arte filmica nell’epoca del cinema moderno.
Fellini come non mai sale decisamente in cattedra proponendo, anche nelle scene più costruite, artificiose, un modello di raffinatezza scenografica sbalorditivo.
Ma, com’era di consuetudine con tutte le opere di Fellini, la critica, il pubblico e gli studiosi più diversi hanno dibattuto animatamente su questo film soprattutto sulla questione: “capolavoro si, capolavoro no, opera prima o opera seconda?” che anziché contribuire a dare più obiettività all’analisi della pellicola hanno finito per creare delle vere e proprie contrapposizioni di pensiero, sterili, finemente dogmatiche, concettualmente chiuse che alla lunga sono andate a discapito dell’opera stessa, cioè dell’acquisizione su di essa di un sapere filmico primario, essenziale, aperto, frutto di un equilibrio e una serenità di giudizio.
L’analisi su questo film è rimasta quindi largamente incompiuta, soprattutto per quanto riguarda la comprensione della logica più di fondo racchiusa nei simboli e nei significanti visivi del film.

Il film è uscito nel 1969, in un contesto culturale fervido e ricco di novità radicali sui modus vivendi della società italiana, un periodo animato da grandi contestazioni al sistema economico e istituzionale del paese. Proteste intense, competenti, coerenti, anche violente, avvalorate e sostenute da un sociale che andava velocemente modificandosi nei suoi costumi più noti e radicati, sulla scia di una crisi dei tradizionali valori politici e ideologici che era senza pari dal dopoguerra, e che lasciava spazio a ideologie e valori di portata decisamente rivoluzionaria.
Tutto ciò ha avuto un riverbero sul “Fellini-Satyricon“, riscontrabile nel tono stesso della narrazione filmica, nel suo linguaggio verbale dalle cadenze assordanti sempre teso e diretto, esplosivo, continuamente sul filo del conflitto drammatico e pronto a piegarsi anche in un teatrale smascherato, reale, non più finto, esistenzialmente moderno capace di togliere ogni dubbio sull’intento felliniano di non voler riprodurre l’opera di Petronio in un modo fedelmente antico: nella forma tipica del periodo imperiale.
Un riverbero leggibile nel film nelle azioni più frenetiche e passionali, trasgressive e tendenti al subbuglio sovvertivo di un’autorità immaginaria, non precisata, ma ben presente nella fantasia dei due protagonisti Ascilto ed Encolpio.

Fellini si è ispirato liberamente alla omonima opera del 60 d.c. attribuita allo scrittore latino Petronio Arbitro, un libro romanzo di genere avventuroso-erotico, scritto in latino e ambientato a Pozzuoli e Crotone, un testo di impossibile ricostruzione, incompleto, giuntoci in modo lacunoso, con meccanismi letterari difficili da comprendere perché frammentari, e una scrittura smagliata da dove emergono profili di personaggi incerti, le cui identità appaiono sempre in sospeso, indeterminate, lasciando all’oscuro tutte le loro peculiarità più profonde.
Il film è ambientato nella Roma imperiale, in una città in piena decadenza morale e sociale; la prima parte della narrazione si svolge nella zona della famigerata Suburra delle terme dell’Insuleta Felicles, luogo di molte dissolutezze e ritrovo di sventurate, indigenti persone.
I protagonisti sono Ascilto (Hiram Keller) ed Encolpio (Martin Potter), due giovani letterati dalle tendenze sessuali più diverse, amanti della vita libera e avventurosa, sempre alla ricerca di ambienti e situazioni fertili di passioni, luoghi straordinari a volte belli spadroneggiati da ricchi viziosi a volte squallidi ma animati da desideri estremi, irrefrenabili, alimentati soprattutto dall’indigenza dei personaggi, luoghi dove i due mettono a disposizione la loro bellezza e la soverchiante astuzia letteraria per intrecciare relazioni dalle passioni senza precisi confini.

I due letterati si invaghiscono dell’efebo Gitone (Max Born), dalla bellezza delicata, soffice e quasi femminea, le cui attrattive estetiche vengono in principio divise dai due finché Gitone al termine di varie peripezie, costretto a una scelta da Ascilto, decide per quest’ultimo.
Encolpio deluso, prosegue i suoi viaggi senza meta, conosce il poeta Eumolpo (Salvo Randone) e diverrà erede della sua poesia; si sposerà con Lica (Alain Cuny), un omosessuale raffinato al servizio del tiranno di Taranto, che lo rapisce su una spiaggia mentre sogna portandolo a bordo di una nave dall’aspetto funebre, squadrata, surreale insieme ad altri giovani destinati a procurare piaceri carnali e sportivi (come la lotta libera all’ultimo sangue) all’imperatore tarantino.
Sfuggito da Lica, che verrà ucciso da soldati ribellatisi alla dittatura tarantina, Encolpio diventa oggetto di una burla, viene costretto a combattere in un labirinto con un uomo mascherato da Minotauro (Luigi Montefiori). Quando il giovane ha la peggio chiede grazia, viene salvato ma fallisce poi nella prova di dimostrazione di potenza sessuale con Arianna. Encolpio diventa allora oggetto di assordanti risate dalla corte e dal pubblico: la burla allo straniero inaugurava infatti le celebrazioni dell’anno in nome del Dio Riso.

Encolpio ritrova la sessualità perduta con una specialista del caso Enotea (Donyale Luna), con cui ha un magico amplesso, ma perde Ascilto che aveva ritrovato insieme a Gitone nella nave di Lica: il suo amico viene ucciso da un misterioso soldato.
Morto il poeta Eumolpo, che nel frattempo era diventato ricco e famoso, Encolpio assiste alla lettura del suo testamento, che prevede si il lascito dei suoi beni agli eredi ma soltanto per chi mangerà il suo corpo, una pratica allora molto diffusa in alcune regioni dell’impero romano. Encolpio rifiuta il macabro banchetto e parte con la nave appartenuta ad Eumolpo verso nuovi lidi, in Grecia, imbarcandosi sul bastimento come un semplice uomo dell’equipaggio.

Da sottolineare ancora altre scene, come quella del giovane ermafrodito (Pasquale Baldassarre), che viene rapito dai due giovani insieme a un predone (Gordon Mitchell) per sfruttare i suoi poteri di guarigione, ma il ragazzo morirà dal caldo durante il trasporto; poi le succulente scene del banchetto con Trimalcione (Mario Romagnoli), il commovente suicidio per debiti del patrizio (Joseph Wheeler) che prima della confisca dei suoi beni scioglie i suoi schiavi dal vincolo della schiavitù, l’incontro nella sua sontuosa villa dei due giovani Encolpio e Ascilto con la bella e giovane di colore con la quale i due giovani si eserciteranno in lunghi giochi d’amore, il racconto della bella e virtuosa vedova che impicca il marito morto per salvare l’amante vivo posto a guardia di un impiccato il cui corpo verrà rapito dai parenti durante le effusioni d’amore del giovane soldato con la vedova.
Per finire da evidenziare anche la scena-teatrale con l’attore Vernacchio (Fanfulla) da cui Encolpio riacquista Gitone venduto da Ascilto a Vernacchio per trenta denari.


Quando l’erotismo era arte…


Velo a coprire le spalle


Atmosfera erotica


Aspirando


Penombra


Cera


Solitudine

 


Patrizia Valduga. Vieni, entra e coglimi

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…

comprimimi discioglimi tormentami…

infiammami programmami rinnovami.

Accelera… rallenta… disorientami.

 

Cuocimi bollimi addentami… covami.

Poi fondimi e confondimi… spaventami…

nuocimi, perdimi e trovami, giovami.

Scovami… ardimi bruciami arroventami.

 

Stringimi e allentami, calami e aumentami.

Domami, sgominami poi sgomentami…

dissociami divorami… comprovami.

 

Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra… riprovami.

Incoronami. Eternami. Inargentami.


La carne – Marco Ferreri

Goditi La carne on line 

 

Impiegato comunale, pianista per hobby in un pubblico locale, divorziato con due figli (se ne occupa la ex moglie), Paolo ricorda spesso sua madre e la Prima Comunione, con la quale gli pare di vivere una esperienza totalizzante nel divino. Nel night dell’amico Nicola conosce la giovane Francesca: opulenta, reduce da un aborto, assolutamente “fisica”‘, malgrado il fascino spirituale subito frequentando un guru indiano. L’intimità scocca fra i due: per Paolo è la vittoria dell’ultrasesso e della fusione che tutto completa ed esalta, fusione che la sacerdotessa gli assicura grazie ad una speciale tecnica orientale, che permette al compagno uno stato di permanente efficienza. I due si rifugiano su di una spiaggia isolata a sud di Roma, dove Paolo ha una casetta. Riempito il frigo di carne e altro cibo, la coppia passa il tempo in amplessi, interrotti solo da una rapida incursione dei due figli in visita a Paolo e da un gruppetto di amici. Ma Francesca è migrante, come le cicogne che volano nei paraggi e ad un dato momento pensa di andarsene in altri lidi, mentre il partner capisce che per “comunicare” davvero non c’è che una alternativa: o amarsi totalmente, o fare a pezzi quel corpo bianchissimo e voluttuoso di donna, metterlo in frigo e mangiarselo in riva al mare davanti al sole. Così, dopo aver fatto animalescamente l’amore nella cuccia del prediletto cane Giovanni, l’ansia insana di Paolo viene appagata.

GENERE: Grottesco

REGIA: Marco Ferreri

SCENEGGIATURA: Marco Ferreri, Liliana Betti, Massimo Bucchi, Paolo Costella

ATTORI:

Sergio Castellitto, Francesca Dellera, Philippe Leotard, Farid Chopel, Petra Reinhardt, Gudrun Gundlach, Nicoletta Boris, Pino Tosca, Sonia Topazio, Clelia Piscitelli, Elena Wiedermann, Eleonora Cecere, Matteo Ripaldi, Daniele Fralassi, Salvatore Esposito

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Ennio Guarnieri

MONTAGGIO: Ruggero Mastroianni

PRODUZIONE: GIUSEPPE AURIEMMA PER M.M.D. PRODUZIONE

DISTRIBUZIONE: CHANCE FILM DISTRIBUZIONE (1991) – PANARECORD

PAESE: Italia 1991

DURATA: 95 Min

FORMATO: Colore PANORAMICA A COLORI

VISTO CENSURA: 14

CRITICA:

“Ferreri ha privilegiato soprattutto il paradosso, non disdegnando, nel comporlo, scherzi e aforismi d’ogni tipo. In più di un risvolto narrativo riesce a farsi seguire con un certo interesse. C’è finalmente Francesca Dellera non doppiata. Non recita, ma dovendo proporsi come oggetto, basta e avanza. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo,10/5/91).”Se il film fa venire buon appetito è grazie alla sua tenuta spettacolare, tutta affidata alla stravaganza, alla vivacità dell’andamento, al surrealismo delle situazioni. Il maggior dono del film è comunque Francesca Dellera; è il simbolo prezioso d’una femminilità sublimata dall’estremo sacrificio infantile e materna nella sua ghiottoneria. (Giovanni Grazzini, Il Messaggero, 10/5/91).”Ferreri insegue troppi temi che non hanno un logico sviluppo. E la sua estrema sfida consiste nel consegnarci un film divertente, sgangherato e onnicomprensivo. (Irene Bignardi, La Repubblica, 10/5/91).”Che il film sia divertente, non direi proprio. Al di là di certi passaggi, è opaco, stiracchiato. Neppure tanto preciso nel suggerire il “sugo” della storia. (Francesco Bolzoni, Avvenire,11/5/91).

NOTE:

REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1993 – REVISIONE MINISTERO APRILE 1993.


Acqua sessuale. Pablo Neruda

Rotolando a goccioloni soli,

a gocce come denti,

a densi goccioloni di marmellata e sangue,

rotolando a goccioloni,

cade l’acqua,

come una spada in gocce,

come un tagliente fiume vitreo,

cade mordendo,

scuotendo l’asse di simmetria, picchiando sulle costure dell’anima,

rompendo cose abbandonate, infradiciando il buio.

È solamente un soffio, più madido del pianto,

un liquido, un sudore, un olio senza nome,

un movimento acuto,

che diviene, si addensa,

cade l’acqua,

a goccioloni lenti,

verso il suo mare, verso il suo asciutto oceano,

verso il suo flutto senz’acqua.

Vedo l’estate distesa, e un rantolo che esce da un granaio,

cantine, cicale,

città, eccitazioni,

camere, ragazze

che dormono con le mani sul cuore,

che sognano banditi, incendi,

vedo navi,

vedo alberi col midollo

irti come gatti rabbiosi,

vedo sangue, pugnali e calze da donna,

e peli d’uomo,

vedo letti, vedo corridoi dove grida una vergine,

vedo coperte ed organi ed alberghi.

Vedo i sogni silenziosi,

accetto gli ultimi giorni

e anche le origini e anche i ricordi,

come una palpebra atrocemente alzata per forza

sto guardando.

E allora c’è questo suono:

un rumore rosso di ossa,

un incollarsi di carne

e gambe, bionde come spighe, che si allacciano.

Io ascolto in mezzo al fuoco di fila dei baci,

ascolto, turbato tra respiri e singhiozzi.

Sto guardando, ascoltando,

con metà dell’anima in mare e metà dell’anima in terra

e con le due metà guardo il mondo.

E per quanto io chiuda gli occhi e mi copra interamente il cuore,

vedo cadere un’acqua sorda,

a goccioloni sordi.

È un uragano di gelatina,

uno scroscio di sperma e di meduse.

Vedo levarsi un cupo arcobaleno.

Vedo le sue acque attraversare le ossa.

Agua sexual

Rodando a goterones solos,

a gotas como dientes,

a espesos goterones de mermelada y sangre,

rodando a goterones

cae el agua,

como una espada en gotas,

como un desgarrador río de vidrio,

cae mordiendo,

golpeando el eje de la simetría, pegando en las costuras del alma,

rompiendo cosas abandonadas, empapando lo oscuro.

Solamente es un soplo, más húmedo que el llanto,

un líquido, un sudor, un aceite sin nombre,

un movimiento agudo,

haciéndose, espesándose,

cae el agua,

a goterones lentos,

hacia su mar, hacia su seco océano,

hacia su ola sin agua.

Veo el verano extenso, y un estertor saliendo de un granero,

bodegas, cigarras,

poblaciones, estímulos,

habitaciones, niñas

durmiendo con las manos en el corazón,

soñando con bandidos, con incendios,

veo barcos,

veo árboles de médula

erizados como gatos rabiosos,

veo sangre, puñales y medias de mujer,

y pelos de hombre,

veo camas, veo corredores donde grita una virgen,

veo frazadas y órganos y hoteles.

Veo los sueños sigilosos,

admito los postreros días,

y también los orígenes, y también los recuerdos,

como un párpado atrozmente levantado a la fuerza

estoy mirando.

Y entonces hay este sonido:

un ruido rojo de huesos,

un pegarse de carne,

y piernas amarillas como espigas juntándose.

Yo escucho entre el disparo de los besos,

escucho, sacudido entre respiraciones y sollozos.

Estoy mirando, oyendo,

con la mitad del alma en el mar y la mitad del alma en la tierra,

y con las dos mitades del alma miro el mundo.

Y aunque cierre los ojos y me cubra el corazón enteramente,

veo caer agua sorda,

a goterones sordos.

Es como un huracán de gelatina,

como una catarata de espermas y medusas.

Veo correr un arco iris turbio.

Veo pasar sus aguas a través de los huesos.


Per giocare BSDM in modo adeguato

La sicurezza

Fare attenzione – Spero che a questo punto sia chiaro che il BDSM non ha nulla di violento, di malato o morboso. E’ un gioco, ma come tutte le attività, può essere pericolosa. Ecco, adesso direte che in realtà è violento, visto che ci vogliono delle precauzioni, ma siete in errore. La sicurezza esiste sempre, quando attraversate una strada guardate prima che non arrivi una macchina (pericolo ma poco divertimento). E vogliamo parlare degli sport? Arrampicare, sciare, andare in bicicletta, sono tutti sport potenzialmente pericolosi ma con le adeguate protezioni si posso fare in sicurezza. Vediamo quindi quali sono i potenziali pericoli del BDSM

Parola di sicurezza – nel BDSM si cerca sempre di raggiungere i propri limiti e magari scoprire che si possono superare ma cosa fare quando si sono raggiunti? Come può fare il sottomesso a comunicare al Dominante che ciò che sta’ facendo gli causa vero dolore e che non e’ più piacevole? Se ad esempio il gioco vuole essere la simulazione di un rapimento, come può il rapito far capire che vuole essere veramente liberato e che i lamenti non fanno parte del gioco? Il metodo più sicuro è la “parola di sicurezza”, una parola che non avrebbe significato nella scena, come “cocomero”, “mela” o qualsiasi cosa vi venga in mente. Quando il sottomesso la pronuncia, il Dominante dovrà immediatamente terminare la sua attività e liberarlo, sciogliendolo se fisicamente legato o terminando la dominazione mentale (insulti, critiche, ecc.).

Questa pratica può essere molto frustrante per il Dominante, in quanto dovrà sospendere immediatamente una pratica piacevole, sarà quindi cura del sottomesso utilizzarla solo quando  la situazione sarà intollerabile. Danni al corpo – La parola di sicurezza potrebbe però non essere sufficiente, il sottomesso potrebbe non riconoscere i suoi limiti ed essere portato ad esagerare. Come al solito, tutta la responsabilità ricade sulle spalle del Dominante, sarà suo cura verificare che il sottomesso non subisca danni, anche contro la sua volontà. Non dimentichiamo che anche se è un gioco, andiamo ad agire sulle articolazioni, sulla circolazione sanguigna e sulle terminazioni nervosi. Non vorrei spaventarvi ma durante la sessione, se si esagera si può fare molto male al sottomesso ed in alcuni casi anche creare danni permanenti. Mai, mai ed ancora mai mettere legami intorno al collo.

Materiali

Cosa usare – in realtà l’unico limite e’ la fantasia, qualsiasi cosa si puo’ utilizzare per immobilizzare più o meno strettamente il sottomesso, vediamo i più frequenti.

Corda

Resta il materiale principe, esiste in tantissimi materiali e spessori, i giapponesi preferiscono quelle in canapa, gli americani quelli in cotone, generalmente gli europei quelle in nylon ma non è una regola fissa. C’e’ poi il problema dello spessore, troppo sottile puo’ tagliare la pelle, troppo spesso può essere difficile fare i nodi. Quello che deve essere la regola è la qualità, la canapa e’ un po’ troppo ruvida, il cotone molto morbido, il nylon e’ una via di mezzo. Però con canapa e cotone i nodi si stringono e possono essere difficili da sciogliere, mentre con il nylon è più difficile che succeda. Si possono usare quelle acquistate in ferramenta o quelle per i tendaggi. Sono comunque molto costose.

Catene

Anche questo e’ un materiale molto usato, se ci includiamo anche le manette. Più resistente delle corde, dà sensazioni che vengono descritte come molto più intense. Sono fredde al contatto, non cedono e sono pesanti. Sono più difficili da gestire delle corde, bisogna avere molta esperienza.

Foulard

Per un bondage “elegante”, possono essere un modo gentile per introdurre il partner. Non hanno l’aspetto “cattivo” di corde e catene ma sono adatte ad immobilizzare. Ne esistono di tante forme, colori e materiali. Gli americani preferiscono quelli in seta, ma il cotone va bene lo stesso. Il pericolo e’ lo stesso delle corde, i nodi si possono stringere e può essere difficile scioglierli senza tagliare.

Nastro adesivo

Utilizzato molto dagli americani, che hanno praticamente scorte inesauribili di quello argentato superforte. Lo sconsiglio perché è doloroso quando si toglie, lascia sulla pelle dei residui di adesivo che sono problematici da togliere. Inoltre la composizione della colla alle volte risulta irritante per le pelli sensibili.

Altri

L’elenco potrebbe continuare, citerò il Domopak (mummificazione), cinghie, cinture, fasce elastiche, filo elettrico (pericolosissimo, taglia la pelle), bendaggi da ospedale, lenzuola, in un film hanno usato la carta igienica (scarso effetto).

Selfbondage

La solitudine – Tutto quello che ho descritto fino ad ora vale ovviamente in un rapporto di coppia, ma non sempre le coppie sono così ben assortite o non sempre si vive un rapporto di coppia. Se si prova comunque il desiderio di essere legati, si possono utilizzare alcune tecniche, definite di self bondage, per applicarsi da soli i legami. Ovviamente è pericoloso, perché si assume contemporaneamente la figura sia del sottomesso che de dominante e quindi molta attenzione deve essere data alla sicurezza, anche a scapito delle sensazioni che si ricercano dall’essere immobilizzato.


I ruoli nel BSDM

Sopra, sotto o tutte due? – Nel BDSM abbiamo due ruoli complementari e contrapposti, Dominante e sottomesso. Tramite i ruoli si vivono le situazioni, i giochi, le proprio fantasie. Ovviamente i ruoli non devono essere necessariamente ‘fissi’. C’è chi si trova più a suo agio nel ruolo sottomesso e chi in quello Dominante, e anche chi prova eguale interesse in entrambi. Essendo i ruoli Dominante/sottomesso speculari ma contrapposti, per giungere ad un buon livello di soddisfazione occorre un certo approfondimento e quindi un adeguato periodo di tempo ed esperienze che consentano di conoscere ed apprezzare i livelli di piacere che esso comporta.

Per sperimentare un ruolo e farlo ‘proprio’ occorre tempo e dedizione, e soprattutto tanta voglia.

Lo scambio dei ruoli in un rapporto S/m, sia con partner diversi sia nell’ambito della stessa coppia può essere una variante piacevole e fruttuosa ed un completamento delle proprie capacità di soddisfare e soddisfarsi.

Tutto ciò fermo restando che per raggiungere livelli soddisfacenti nel calarsi in un ruolo occorre un certo tempo minimo per approfondirlo e farlo proprio.

Dominante

Chi impugna le redini – Il ruolo Dominante è prima di tutto Il Ruolo con le maiuscole. E’ il Dominante, uomo, donna o gruppo che sia, l’unico soggetto attivo nel rapporto. Da lui deriva ogni atto, per la sua soddisfazione è realizzata ogni situazione, dalla sua volontà si concretizza ogni momento del rapporto.

Assumere il ruolo di Dominante è sicuramente più complicato del suo speculare dominato. Il ruolo di Dominante difatti è quello direttivo, da cui dipende tutto ciò che nel rapporto si realizza. Dovrà accollarsi ogni iniziativa e responsabilità, dando ordini, decidendo meccanismi e cerimoniali, dettando condizioni e impartendo punizioni e umiliazioni.

Starà alla Sua sensibilità saper spingere la parte dominata il più vicino possibile ai limiti che si è posta, e talvolta a superarli, a seconda del grado di eccitazione, coinvolgimento e sottomissione che avrà saputo instaurare.

La crudeltà, il trarre piacere dalla sofferenza altrui e persino l’esperienza non saranno che elementi di base per un Dominante, rispetto alla sensibilità e alla sicurezza del proprio ruolo, veri elementi fondamentali per la riuscita di una sessione BDSM soddisfacente. Una certa dose di cultura, una buona intuitività ed uno spiccato atteggiamento autoritario completeranno il quadro del ruolo Dominante, cui tutto è dovuto, nulla richiesto e cui la controparte è semplice strumento e proprietà. Il Dominante può assumere diverse definizioni in Rete, può essere Top, Mistress/Master, Padrone/a, in ogni caso e’ fondamentale notare come l’iniziale del nome sara’ sempre maiuscolo.E questa regola varrà anche per la scelta dello pseudonimo (nick) da usare in Rete. Esistono naturalmente altrettanti differenti metodi di interpretare il ruolo Dominante quante definizioni ci sono e ci sono stati nella storia del mondo, essendo poi la definizione del ruolo strettamente collegata alle caratteristiche, volontà e desideri dei singoli individui. Esistono Padrone/i dolci e crudeli, raffinati e volgari, imprevedibili e metodici, indulgenti e inflessibili. Condurre il gioco in un rapporto BDSM: questo Li unisce tutti.

Una attenzione particolare dovrà avere la parte Dominante nella gestione degli incontri, nella scelta di accessori, vestiti e cerimoniali, essendo il feticismo una componente strettamente correlata al BDSM. Tale bisogna sarà naturalmente condotta nei gusti e secondo le preferenze proprie, che decideranno dell’abbigliamento e degli accessori necessari per la realizzazione delle proprie fantasie nel modo più completo e gradevole. Un ultimo cenno vorremmo portare sul discorso del metodo. Alcuni Dominati sono soliti utilizzare la brutalità e la violenza come metodi correttivi o per il loro divertimento. Personalmente lo ritengo inutile e pericoloso in termini concreti. Chi usa la violenza mostra semplicemente di non essere capace di raggiungere lo stesso risultato (punire, umiliare o sottomettere) con la forza di volontà. Sono pertanto sintomi di debolezza che mal si confanno ad un ruolo di supremazia quale quello di Dominatrice/ore in un rapporto BDSM, oltre che avvicinarsi pericolosamente a sintomi di squilibrio e patologia comportamentale. Ovviamente qui mi sto riferendo ad atti di brutalità e violenza di una certa entità e metodicità e non certo a singole manifestazioni anche piuttosto forti o a piccoli gesti di basso profilo anche se frequenti nel corso di un rapporto articolato, atti che possono inserirsi appieno in un rapporto BDSM degno di tale nome. Esistono peraltro alcune tecniche, come lo spanking o la fustigazione, nelle quali eventuali desideri di violenza o di colpire anche in modo molto pesante la parte dominata trovano piena soddisfazione senza peraltro provocare danni fisici o lesioni gravi che con la soddisfazione sessuale, anche nel corso di un rapporto BDSM, credo nulla possano avere a che fare.

Sottomesso

Chi sta a 4 zampe – Il ruolo sottomesso è certamente più semplice, anche se per definizione più scomodo. Chi per inclinazione o desiderio scelga di calarsi a vivere il ruolo di sottomesso in un rapporto BDSM dovrebbe sempre rifletterci sopra con attenzione prima di mettere in pratica queste fantasie con altre persone.

Innanzitutto il ruolo sottomesso è sostanzialmente passivo. Anche quando agisce, difatti, il sottomesso ubbidisce ad ordini o direttive, e non certo di sua iniziativa. Ferma restando la assoluta licenza di ognuno di vivere le esperienze che preferisce nel modo che preferisce, un rapporto BDSM necessita di due parti in gioco, di cui una comanda e l’altra subisce. Ove sia la parte dominata a dettare condizioni, metodi, tempi e luoghi, sia pure nella forma di suppliche o al di fuori del rapporto in sé, possiamo tuttalpiù avere una sorta di recita priva di quella tensione che è la caratteristica base del rapporto S/m.

Se lo scopo della parte Dominante è il raggiungimento della massima soddisfazione possibile, quello della parte sottomessa è la più totale obbedienza ed il provocare il maggior grado di piacere possibile alla controparte.

Sebbene possa sembrare un paradosso al sottomesso sarà vietata anche ogni iniziativa che gli procuri maggior dolore o umiliazione. È difatti chiave fondamentale in un rapporto BDSM che la decisione di infliggere dolore o umiliazioni alla parte sottomessa sia materia di scelta e priorità della parte Dominante, che lo farà solo ed esclusivamente per il Suo divertimento o perché ne prova piacere. È facoltà dello slave disobbedire, attirando su di sé le punizioni che la parte Dominante deciderà più consone, così come potrà lamentarsi delle proprie condizioni.

Come per il Dominante, anche per il sottomesso ci sono varie definizioni: bottom, slave, schiavo/a. L’importante e’ che’ l’iniziale sia sempre minuscola, anche per lo pseudonimo. In aggiunta lo pseudonimo potra’ essere compreso tra parentesi, ad indicare che oltre al ruolo sottomesso, si appartiene anche ad un Dominante.

Benché sia cosa piuttosto imbarazzante, può capitare soprattutto ai neofiti di rendersi improvvisamente conto di non trovare per nulla divertente la situazione in cui ci si viene a trovare nel ruolo sottomesso. É naturalmente possibile decidere di smettere i panni e interrompere il rapporto, semplicemente ammettendo di avere sbagliato i propri conti. Anche per evitare simili frangenti consiglio a chi si appresta a praticare di riflettere con grande profondità sui risvolti della sua scelta.

Una volta scesi nel ruolo di sottomesso è il minimo saper reggere tutto ciò che ne seguirà fino alla fine della sessione. Accettarne regole e situazioni in modo totalmente passivo, sforzandosi ogni momento di sentire il piacere della parte Dominante come unica vera cosa importante.

Primi e fondamentali requisiti dell’aspirante sottomesso saranno quindi la dedizione e la coerenza, capacità di portare a termine il compito iniziato, per quanto sgradevole possa essere o diventare. La sopportazione del dolore fisico o il saper apprezzare e godere delle proprie sofferenze sono sicuramente ottimi elementi ma possono essere acquisiti anche con l’esperienza.

La profonda convinzione e la capacità di mantenere saldamente il proprio ruolo sono invece fattori indispensabili fin dai primi passi concreti nel mondo S/m.

Uno schiavo/a che decida di mettersi nelle mani di una Padrona/e dovrà innanzitutto chiarire con sé stesso e quindi con la controparte fino a che punto è disposto ad essere spinto, quali limiti intende fissare e che ottica ha del rapporto, oltre che notificare, se crede, le proprie preferenze e le pratiche che trova invece sgradevoli. È nella natura stessa delle cose che tali limiti saranno poi in realtà solo indicativi e certo non tassativi, in quanto nel corso della seduta sarà la parte Dominante a decidere quale limite avvicinare, quale ignorare e quale oltrepassare. A questo proposito sarà fondamentale per chi si appresta a diventare parte dominata capire che tipo di persona si ha di fronte e se possibile conoscerla almeno un poco, onde poter decidere con coscienza se compiere o meno quel passo. Così come va da sé che ogni indicazione data dalla parte sottomessa alla parte Dominante è e resterà ad unico uso di essa, che deciderà se servirsene e in che modo. La parte sottomessa dovrà quindi porre ogni sforzo nel capire al più presto le esigenze della parte Dominante ed assumere un comportamento adeguato ad esse. Nel modificarsi, accettare desideri e metodi della propria Padrona/e sta il vero lavoro della parte sottomessa. Ed è naturalmente una ricerca senza fine; e la parte Dominante dal canto suo non farà che rendere più difficoltoso ed umiliante l’ubbidire ai propri ordini, già di per sé punitivi. E nell’incapacità di giungere al proprio annullamento la parte sottomessa troverà il proprio piacere, percependo il piacere che la sua passione procura alla parte Dominante.

Switch

Chi si diverte sempre – È esperienza molto comune che chi trova eccitanti situazioni di questo tipo, pur riconoscendosi con maggior naturalezza in uno dei due ruoli spesso trovi interessante e piacevole calarsi anche nell’altro.

Essendo i ruoli solo uno strumento per realizzare le fantasie e le volontà sarebbe assurdo che la scelta di uno di essi impedisse la realizzazione e quindi l’esperienza dei piaceri propri dell’altro. Coloro che vivono tanto l’uno quanto l’altro ruolo con piacere vengono definiti switch, che in inglese significa interruttore. C’è chi riesce a “switchare” anche nella stessa sessione e chi vive un ruolo diverso a seconda della persona, dell’ambiente o del suo stato d’animo. C’è chi ritiene gli switch opportunisti che non vivono in realtà nessuno dei due ruoli, e chi li considera più completi perché in grado di capire al meglio le sensazioni del partner che vive il ruolo opposto. Come sempre, non c’è una risposta definitiva. Ad ognuno la sua esperienza e le sue opinioni. L’importante, alla fine, è solo essere soddisfatti. Per quanto riguarda le definizioni, per gli switch non esistono, se non la convenzione che lo pseudonimo sia una alternanza di maiuscole e minuscole.


Corpo di donna di Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,

tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d’abbandono.

Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava

e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli

e in me la notte entrava con la sua invasione possente.

Per sopravvivermi ti ho forgiata come un’arma,

come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.

Ma cade l’ora della vendetta, e ti amo.

Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.

Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell’assenza!

Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo di donna mia, persisterà nella tua grazia.

La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!

Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,

e la fatica continua, e il dolore infinito.

 
 Immagine

Cuerpo de mujer

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,

te pareces al mundo en tu actitud de entrega.

Mi cuerpo de labriego salvaje te socava

y hace saltar al hijo del fondo de la tierra.

Fui sólo como un túnel. De mí huían los pájaros,

y en mí la noche entraba en su invasión poderosa.

Para sobrevivirme te forjé como un arma,

como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.

Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.

¡Ah los vasos del pecho! ¡Ah los ojos de ausencia!

¡Ah las rosas del pubis! ¡ Ah tu voz lenta y triste!

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.

Mi sed, mi ansia sin límite, mi camino indeciso!

Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,

y la fatiga sigue y el dolor infinito.


Woman at the gates of dawn (Donna ai cancelli dell’alba)

TheCoevas official blog

Immagine

Donna e progetto

lussuria in-forma

armonia di fonemi.

Binomio ed artificio

in pensiero quadrilatero.

viscerale avventura

ai cancelli dell’alba,

gioco artistico

fluente foglio,

in pergamene di percezione.

Di piacere intriso d’arte

contamino dita

a fonte comunitaria

crogiuolo d’infinite

idee

e tessera, tessera

di Coevico Collage

Woman and design

lust-in form

harmony of phonemes.

Binomial and artifice

quadrilateral in thought.

visceral adventure

at the gates of dawn,

game art

fluent sheet,

in the scrolls of perception.

Steeped in art and leisure

contaminate fingers

Community-source

crucible of endless

ideas

and card, passport to

Coevic Collage

Fiorella Corbi talks in lyrics about Coevist Woman Manifesto by TheCoevas

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Appello per diffondere l’informazione sessuale

Ex UAGDC

Il nostro Paese ce la mette proprio tutta per rincorrere i fanalini di coda mondiali per quanto riguarda le libertà individuali. Una recente ricerca rivela che gli italiani sono praticamente ignari dell’esistenza dei contraccettivi, come ad eempio la  pillola contraccettiva e il preservativo, dove quest’ultimo in particolare sarebbe l’unico mezzo sicuro per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, come il virus HIV che  in Italia, a differenza di altri Paesi europei, è molto più diffuso, sopratutto per via eterosessuale.

I costumi nel nostro Paese, quanto promiscuità sono cambiati: i giovani hanno rapporti sessuali più frequenti, più precocemente e spesso cambiano partner, ma l’ignoranza sulla contraccezione è peggiorata rispetto agli anni passati. Questo è dovuto ad una scarsa educazione sessuale nei giovani, ai tabù che permangono nelle famiglie (sopratutto in quelle con figlie femmine che risultano più disinformate perchè i genitori ad esempio preferiscono tacere piuttosto che sapere che la loro figlia…

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Il nudo oggi

Sin dall’inizio il Novecento ha incluso la nudità tra le scelte artistiche fondamentali per la sua operazione di totale rottura con il passato. La prima avanguardia, il gruppo tedesco della Bruecke, ha nel nudo una componente pittorica basilare e nella libertà sessuale una scelta esistenziale che accomuna i suoi protagonisti; Ernst Ludwig Kirchner ritrae giovani modelle e giovani prostitute in una nudità anoressica, denunciando da un lato il vuoto sociale dall’altro l’assenza di morale. Anche nei Fauves di Matisse queste componenti, con minor durezza, saranno evidenti, e in realtà, nelle avanguardie inglobate storicamente dentro la grande tendenza espressionista di tutto il XX secolo, ritorna la dannazione medioevale, secondo una chiave speculare che rovescia la condanna nell’assoluzione e che modifica il contenuto ma non la forma.

E’ invece tutt’altro il nudo cubista o futurista, fatto di schemi e superfici composite, privo di pathos e ricco di concetto, e quindi naturalmente classico; le prostitute nude di Picasso sono manichini di fronte al terribile e inquietante sguardo della Marcella di Kirchner.

La nudità, spunto privilegiato per le ricerche psicanalitiche dei surrealisti, appare in tante opere dei compagni di Breton, ma finisce spesso per avere un sapore didascalico, forzoso, non del tutto spontaneo. E’ il caso di certe opere di Delvaux, di Ernst e di Magritte, in cui le metamorfosi anatomiche sconfinano nel manuale del fantastico più che in una vissuta avventura onirica. Forse più interessante, anche alla luce degli sviluppi successivi, è il gioco fotografico di Man Ray, in cui il cambiamento è ironico, ma anche sensuale e provocante.

L’arte del secondo dopoguerra si è sviluppata sulle strade figurative dell’espressionismo, solitamente drammatica, e del surrealismo-dadaismo, provocatoria e dissacrante, anche se su basi minoritarie visto il prevalere in genere delle componenti astratte in pittura (meno evidenti in scultura).

Ma cosa resta allora nell’arte di oggi della tradizione centenaria del nudo? Molto; e non solo resta molto, ma moltissimo vi si aggiunge, una volta accettata la fotografia tra le arti maggiori, o comunque una volta inclusa la sua struttura nelle varianti tecniche della pittura. Davanti alle prove d’artista di Helmut Newton o di Robert Mapplethorpe, non è difficile rintracciare l’eredità complessa e fertile della pittura precedente e contemporanea, nell’uso straordinario della luce e del chiaroscuro nei primi piani di Mapplethorpe e nelle capacità compositive e narrative tipiche di un maestro manierista negli scatti di Newton.

Inoltre, lo sviluppo negli ultimi trent’anni delle installazioni, dei montaggi, degli assemblaggi stilistici, e delle performance, ha inserito nel contesto delle esposizioni d’arte una esuberante componente recitativa, che richiede video o fotografie per essere poi messa in archivio, cioè registrata. Le contaminazioni sono all’ordine del giorno nell’arte di fine Novecento, anche in quella che stiamo inseguendo sulle tracce del nudo, se si pensa ad esempio che un protagonista  come Matthew Barney produce soltanto film e mostre con oggetti presi dai suoi film, e che Marina Abramovic fa di se stessa, e della sua nudità integrale, la propria opera d’arte.

Tra mille possibili esempi, ecco infine una citazione per John De Andrea e Vanessa Beecroft, il primo inserito nella ormai non recente corrente iper-realista, la seconda attiva in una dimensione cui non è facile trovare una definizione. In entrambi i casi la nudità è protagonista assoluta, forse in una chiave di tale assoluta visibilità da corrispondere a un ritorno della classicità arcaica, in De Andrea grazie a una scultura che si fa più vera del vero, in Beecroft grazie all’uso asettico e geometrico dei corpi veri di decine di modelle, nude naturalmente.


Picasso. Les Damoiselles d’Avignon

Picasso, Les Demoiselles d’Avignon, 1907
New York, Museum of Modern Art

Il quadro che, convenzionalmente, viene indicato come l’inizio del Cubismo è «Les demoiselles d’Avignon», realizzato da Picasso tra il 1906 e il 1907. Subito dopo, nella ricerca sul Cubismo s’inserì anche George Braque che rappresenta

l’altro grande protagonista di questo movimento. Il periodo di massimo sviluppo e splendore del momento cubista inizia però qualche tempo dopo, intorno al 1909. È il momento del cosiddetto “Cubismo analitico”, consiste nello scomporre o semplici oggetti dell’esperienza quotidiana secondo i principali piani che li compongono. È interessante come Picasso semplifica la geometria dei corpi e dello spazio, che è inteso come una serie di rapporti tra le varie figure, viene esso stesso smaterializzato e dunque diviene un oggetto al pari degli altri, da scomporre secondo i piani geometrici che lo delimitano. Le

figure femminili, dunque, non sono più immerse nello spazio ma da esso compenetrate. Le incongruenze delle figure sono finalizzate ad una nuova e diversa percezione della realtà: una visione mentale. Picasso intende rappresentare tutto quello che c’è non solo quello che si vede.


La nudità nascosta o esibita tra Medioevo e Ottocento

Alla classicità greca, dalla quale escludiamo solo la fase ellenistica (in cui si innesta l’arte romana) di complessa e spesso confusa identità artistica, subentra l’arte cristiana del medioevo, nella quale il nudo ha tutt’altra dimensione e visibilità. Scompare la figura anatomicamente corretta e si impone lo schema compositivo, il diagramma lineare che copre la superficie e non lo spazio, che è fatto di simbologia, di grafia, e non di realtà. La lettura dell’opera d’arte diviene una lettura ermeneutica: ad ogni parola si affianca un senso e spesso più di uno. Il nudo combattuto dalla morale è malvagio e pertanto si innesta nell’iconografia del peccato. Le immagini del Giudizio Universale di Giotto nella Cappella degli

Scrovegni a Padova sono su questo tema emblematiche, tanto per il contenuto quanto per la forma. Il lato infernale, dove precipitano i dannati, è letteralmente coperto dai corpi nudi dei dannati, torturati dai diavoli con un particolare accanimento proprio sulle parti intime, che nell’iconografia medioevale velano e rivelano il peccato. I corpi di Giotto sono contorti, ammassati, stravolti dalle pene subite, in un netto e aperto contrasto con il lato paradisiaco dei beati, dove le vesti e gli angeli si oppongono alla nudità e ai demoni. Non è dissimile la scelta di Bosch nel suo Giudizio, oggi a Vienna, che pur dipinto nel ‘500 appartiene di diritto all’estetica medioevale.

Non sarà il Manierismo, che gioca le proprie carte nell’ambito classicista, a trovare e a far esplodere l’erotismo nell’arte, ma un pittore comunque legato alla dimensione del sacro, Caravaggio. Erotismo omosessuale da un lato, esibizione spudorata di una sensualità laica, ma non per questo blasfema, attraversano molte opere del maestro milanese,  identificabili soprattutto quando gli si aggiunge la conoscenza dei modelli, come nel caso del giovane Cecco Bonomi, futuro amante e discepolo di Caravaggio, ritratto nei panni di Amore. Nel suo sorrriso e nello sguardo di sfida troviamo forse per la prima volta la consapevolezza di un’immagine erotica, come scrive Peter Robb: “Semplice e pulito, incredibilmente libero da ogni interferenza, all’epoca della sua creazione si librava etereo al di sopra delle costrizioni di una cultura dominata dalla Chiesa. Incantava tutti”.

Il passaggio alla famosa e tanto analizzata sensualità del barocco è rapido, soprattutto se si sorvola sull’ipocrisia di fondo che, ad esempio in Bernini scultore, nasconde sotto vesti e panneggi le forme dell’anatomia; rivelate e esposte invece, ma non tanto quanto può sembrare a prima vista, in un pittore-simbolo dell’erotismo come il tardobarocco Boucher. I nudi di Boucher in realtà non sono del tutto nudi, e lo sono comunque molto meno di tanti nudi classici; l’erotismo di Boucher risiede nell’evidente partecipazione, nel sorriso, nel piacere dell’esibizione del nudo, parziale ma immaginabile, assai più che nella sua visione.

Giunti in prossimità dell’arte moderna, entrando nell’Ottocento e tralasciando di ripetere per l’accademismo neolassico quanto già detto per il Rinascimento e per l’antichità greca, il fenomeno romantico e realista dovrebbe, secondo teoria, rappresentare una svolta visiva anti-classica, nascondendo quindi ciò che la purezza pagana espone. Questo è vero per molti, per i paesaggisti come Corot ad esempio che trascurano del tutto la figura umana, è vero per gli impressionisti che nella loro rivoluzione tecnica affrontano comunque tematiche urbane e quotidiane, ed è ancor più vero se guardiamo al percorso dello stesso Renoir, che solo nella maturità, con il ritorno alla classicità dopo la fase impressionista, dipinge ed espone i suoi famosi nudi femminili.

Non è vero invece per alcune altre opere celebri e scandalose, dipinte dai maestri per eccellenza della pittura francese ottocentesca, i realisti, provocatori, scandalosi Gustave Courbet e Edouard Manet. Manet nel 1863 ritrae una prostituta, Olympia, che senza veli e senza pudore guarda lo spettatore, turbando una Parigi borghese che accettava il nudo solo delle dee e delle ninfe di una pittura accademica ormai in piena crisi. Courbet dal canto suo tre anni dopo ripropone con una voluta, dissacrante e quasi violenta visibilità la tematica del nudo esibito, centrando il suo nitido obiettivo pittorico su un ventre femminile; il padre del realismo qui appare alla ricerca, in un quadro (che fu proprietà di Jacques Lacan fino alla sua morte) ancor oggi sorprendente per l’impatto emotivo, di una concreta e dirompente verità dei fatti e delle cose, la verità nuda che è all’origine del mondo.


La nudità classica, tra greci e rinascimentali

Se si osserva qualche esempio di nudo classico e classicista, anatomicamente corretto ed eseguito nel nome di una obiettiva ricerca formale, si noterà una nota comune che può essere ricondotta ad una vera e propria assenza di erotismo e sensualità. In altri termini, la bellezza e la perfezione di queste forme sono fredde, trasmettono un appagamento estetico basato non sulla bellezza del nudo in quanto corpo denudato e libero, ma sulla bellezza e sull’eleganza della pura forma. I Bronzi di Riace sono tra i pochi originali greci sopravvissuti e rivelano nella nudità metallica e indifferente un atteggiamento fiero, in cui la perfezione delle proporzioni e della postura appare sovrumana. Il dettaglio muscolare portato a verosimiglianza plastica assoluta e l’aggiunta cromatica del rame e dell’argento su labbra e capezzoli e sui denti, comportano un’immagine non soltanto scultorea e massiva, ma anche pittorica, più lieve e affinata. La manifestazione di questa capacità militare e fisica si abbina alla presenza della barba, non del tutto spiegata peraltro, che invecchia gli uomini e li rende divinità mature o autorità terrene. La nudità è disinvolta, serena, priva di qualunque inibizione e non esibita. Vedremo che a questo modello antico si atterrà -nei fatti- l’intera produzione classicista, sia plastica sia pittorica.

E’ simile, ad esempio, la scelta di Botticelli, il maggior grecista del Rinascimento, che nelle sue figure femminili ricerca una forma concreta, ma soprattutto il disegno armonicamente perfetto. Restando all’interpretazione tradizionale, e senza quindi addentrarci nelle nuove interessanti letture proposte da Georges Didi-Huberman, la Venere che nasce dal mare traccia un profilo di assoluta soavità, privo di spigoli e di durezza, al punto che la linea impossibile della spalla e il collo allungato non deformano, ma compensano le linee, come in una formula geometrica. Venere neonata appare già divina e lontana, e anche quando Botticelli la ritrarrà sposa di Marte, il suo languore non è mai terreno, né mai simile ai sentimenti forti e instabili degli umani.

Neoplatonico Botticelli, ma neoplatonico anche il coriaceo Michelangelo, che sembra opporre al più anziano maestro una nudità spettacolare, dinamica, forse più viva. In realtà anche il primo Michelangelo, che nelle figure femminili non mostra alcuna ricerca di grazia, è ancorato ad una classicità composta e solo nell’età matura, in pieno Manierismo, proverà ad addentrarsi nei meandri della psiche, del dolore, del sentimento, stravolgendo anche la forma anatomica come nella Pietà Rondanini. Gli ignudi della volta della Cappella Sistina sono un manuale di figura disegnata, colti nelle pose più ardite e complesse, bellissimi nella loro statuaria perfezione ma, come i Bronzi greci, sovrumani e lontani. Anche qui non possiamo davvero parlare di esibizione, e le parti intime esposte alla vista degli spettatori, comprese quelle poi velate nel tardo Giudizio Universale nella Sistina, non incitano certo all’eros o ad una qualche sensualità. Michelangelo espone la nudità come parte integrante dell’aspetto fisico; un seno o un pube scoperto non hanno diverso valore che una mano o una spalla, ci sono, ma non dicono nulla: la perfezione del corpo discende dalla creazione e ogni parte del corpo è a somiglianza di Dio.


Seno…


Cera al seno


Sade – Segui l’istinto

Goditi “Sade – Segui l’istinto” on line

Nel 1774 la rivoluzione francese si trasforma in Terrore e Robespierre fa di nuovo imprigionare il marchese De Sade che, aristocratico e libertino, è ritenuto “altamente immorale”. Sade ha ormai cinquant’anni, è poverissimo, e la clinica di Picpus gli sembra un paradiso. La sua amante, Sensible, lo salva offrendosi a Fournier, un deputato dell’entourage di Robespierre. A Picpus Robespierre, che l’età ha reso più umano, cerca di educare senza distruggerla la giovane Emile e trova il modo di vivere un’altra esperienza-limite prima che la storia spazzi via tutto.TRAMA LUNGAFrancia 1794. La Rivoluzione è entrata nella fase più violenta, quella del Terrore. Il Marchese di Sade, arrestato e condannato per oscenità, viene trasferito a Picpus, località e castello adibiti a casa di cura e carcere preventivo. Sade ha 50 anni, è stato già a lungo nella Bastiglia e nel carcere di Saint-Lazare, e l’invio a Picpus gli appare come una specie di vacanza: una stanza tutta per lui e, negli altri appartamenti, aristocratici e affaristi in grado di barattare la propria salvezza. Sade però non possiede titoli né denaro. Non gli resta che rivolgersi alla sua ultima amante, Marie-Constance, che offre i propri favori a Fournier, vicino a Robespierre, per evitare l’emissione di condanna a morte. Nei corridoi e nei giardini di Picpus, Sade mette insieme i pezzi di una intera società, e alla fine convince tutti a partecipare ad uno spettacolo teatrale rischioso e provocatorio. Dal gruppo si stacca Emilie, giovane e inesperta fanciulla. Sade la circuisce, la rende curiosa, la invoglia ad accettare le sue indicazioni. La ragazza viene così indotta a partecipare ad un rituale di iniziazione sessuale cui è presente anche un contadino del castello. Poi le teste cominciano a cadere. Di lì a poco anche Fournier viene imprigionato. Robespierre va a morte, il vento cambia. Picpus lentamente si svuota. Sade saluta Emilie che si allontana con i genitori. Anche lui va via con Marie-Costance e il figlioletto.

GENERE: Drammatico

REGIA: Benoît Jacquot

SCENEGGIATURA: Bernard Minoret, Jacques Fieschi

ATTORI:

Daniel Auteuil, Marianne Denicourt, Jeanne Balibar, Jean-Pierre Cassel, Grégoire Colin, Isild Le Besco, Sylvie Testud, Jalil Lespert, Philippe Duquesne, Vincent Branchet, François Levantal, Daniel Martin, Dominique Reymond, Raymond Gérôme, Frederique Tirmont, Monique Couturier, Scali Delpeyrat, Leo Le Bevillon

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Benoît Delhomme

MONTAGGIO: Luc Barnier

PRODUZIONE: ALICELEO, COFIMAGE 11, LE STUDIO CANAL +, TF1 FILMS PRODUCTIONS, OCEAN FILMS, OCEAN FILMS (fRANCE), TF1 INTERNATIONAL

DISTRIBUZIONE: EUROPEAN ACADEMY DISTRIBUTION

PAESE: Francia 2000

DURATA: 100 Min

FORMATO: Colore 35 MM (1:2,35)

VISTO CENSURA: 14

SOGGETTO:

“LA TERREUR DANS LE BOUDOIR” DI SERGE BRAMLY

CRITICA:

“Traendo spunto da un romanzo di Serge Brandly (‘Il terrore nel boudoir’), Jacquot gioca con la storia del passato per metterne in scena la contemporaneità dell’assunto. Vittima del suo tempo e di se stesso, De Sade diventa il paradigma dell’eretico che ebbe il torto di raccontare, nell’orrore della finzione, l’orrore della realtà che si dispiegava davanti ai suoi occhi”. (‘Carnet, ‘settembre 2000)” ‘I rimorsi della virtù sono peggiori di quelli del vizio’, recita uno dei paradossi favoriti del protagonista di ‘Sade’. Quali sono, però, i confini del vizio, quali quelli della virtù? A ridefinirli si prova Benoit Jacquot, aiutato da dialoghi intelligenti in cui Jacques Fieschi sceneggia il libero pensiero di Sade (?) Non ci si aspettino perversioni e brividi erotici da un film assai più imperniato sul Sade filosofo che sul Sade libertino. Sade è intelligente e bene interpretato da Auteuil, che rende il sadismo ironico e quasi soave. Peccato per la regia, piatta e senza idee”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 17 dicembre 2000)

NOTE:

– LE MUSICHE SONO DI AUTORI VARIREVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2000


Presa


L’arte erotica di Klimt

Se già l’espressionismo e il surrealismo avevano condotto la sessualità nel terreno dell’arte, con Gustav Klimt l’erotismo e la donna diventano i soggetti preferiti della pittura.

Klimt ci regala Eva, la donna per eccellenza, ritratta in tutte le pose immaginabili, anche le più ardite. La donna seduce non più con la mela ma attraverso le sinuosità del suo corpo nudo. Il contatto con la vitalità sarà uno dei tratti fondamentali dell’arte klimtiana.

 

Sembra che Klimt amasse essere attorniato nel suo atelier da due o tre donne nude anche quando non dipingeva. Questo gli permetteva di cogliere la donna nelle posizioni più eccitanti, anche improvvisamente, come se fosse un vero e proprio reporter scandalistico. Non solo, Klimt amava la donna e la sua rappresentazione a tal punto che non esitava a ritrarre l’amore lesbico come ne Le Amiche (1916/17).

 

La tendenza erotica dei suoi quadri nasce dalla relazione tra ciò che è mostrato e ciò che è nascosto. L’artista non si rivela mai crudo o volgare, per quanto sia stato spesso accusato di pornografia. Invece i suoi erano i disegni di un amante premuroso che sfiorava teneramente il corpo dell’amata.

Purtroppo il suo manifesto erotismo in una Vienna decadente, che risentiva dell’ipocrita repressione vittoriana, si scontrò spesso con un esasperato rifiuto.

Per questo Klimt fu uno dei portavoce del cosiddetto Secessionismo: la rivolta di una nuova generazione di artisti contro il tradizionalismo, il conservatorismo e l’accademismo.

In Nuda Veritas del 1899 emerge il primo affronto alla tradizione: questa realistica figura di donna alta due metri con la sua provocatoria ed espressiva nudità apparì al pubblico viennese irritante e scandalosa. La rappresentazione del pelo pubico fu una dichiarazione di guerra all’ideale classico.

Non va mai dimenticato che Klimt era figlio di un cesellatore e che conosceva a fondo le più varie tecniche decorative. La tecnica pittorica era sempre la stessa: prima Klimt elaborava il viso del personaggio che veniva rivestito poi degli elementi decorativi. Klimt lavorava inoltre su più tele contemporaneamente, ricoprendole a mano di forme e colori. La precisione fotografica nella resa dei volti resterà sempre una costante della sua opera.

Klimt morì nel 1918 in seguito ad un attacco cardiaco lasciando incompiuti dipinti come il Ritratto di Johanna Staude o il celebre La sposa, caratterizzato dal tema del ciclo della vita e dell’Eros, senza gli aspetti cupi della morte che comparivano nei dipinti precedenti.

La “Weltanschauung” di Klimt

Klimt esprime una visione del mondo che condivide con Schopenhauer:“Il mondo come volontà, come forza cieca in un ciclo senza fine di nascita, amore e morte“.

In due quadri in particolare, Klimt esprime la sua visione del mondo e la propria ricerca di una forma stilistica individuale: Filosofia e Medicina, dipinti tra il 1900 e il 1907.

Nella Filosofia, gli esseri umani, come in trance vengono trascinati senza alcun controllo su se stessi, Klimt contraddice così la concezione scientifica dominante e insieme anche l’istituzione universitaria che gli aveva commissionato questa decorazione.

Nella Medicina emerge chiaramente la convinzione dell’artista sull’impotenza della medicina nei confronti delle forze del destino, cosa che produce un profondo sconcerto negli spettatori. Il pittore venne accusato ancora una volta di pornografia e perversione.

Purtroppo questi dipinti nel corso della seconda mondiale, furono depositati per sicurezza nel castello di Immendorf, nel sud dell’Austria, e andarono a fuoco in un incendio appiccato dalle truppe SS in ritirata.


Handel – Concerto Grosso Op. 6, No. 5


Il ballo della Tigre Bianca e del Dragone di Giada

Di Valeriè Tasso (tratto da “L’altro lato del sesso”)

Le Tigri Bianche sono un gruppo di donne taoiste che nella loro vita perseguono un obiettivo preciso: riconquistare la giovinezza e raggiungere l’immortalità spirituale. Questo obiettivo, secondo loro, si può raggiungere solo attraverso il sesso, visto che per la filosofia taoista quella sessuale è la forma di energia più potente che possediamo. Il problema è che la maggior parte di noi non sa sfruttare quest’energia. E sfruttarla in modo sbagliato non solo non ci è di alcun beneficio, ma può addirittura distruggerci. Contrariamente a come siamo abituati a vederlo noi, per le Tigri il sesso non rappresenta un fine in se stesso, ma un mezzo. Le donne che decidono di diventare Tigri Bianche si sottopongono a una formazione di nove anni, suddivisa in tre fasi di tre anni ciascuna. La prima è dedicata alla rigenerazione sessuale. Era questa la fase che mi interessava di più: la concezione del sesso sviluppata da questa società iniziatica femminile è assolutamente affascinante. Visto l’alone di segretezza pressoché assoluto, delle altre due fasi sappiamo molto poco. La seconda tappa corrisponde all’alchimia spirituale, e la meta finale è la filosofia contemplativa, l’unico sentiero che porta all’immortalità. Di fatto, sebbene esistano molte scuole di pensiero, questi tre concetti corrispondono alle tre diverse interpretazioni degli scritti ufficialmente accettati dal taoismo tradizionale.

Durante i primi tre anni, la Tigre si dedica a sedurre il maggior numero di uomini possibile per poter praticare la fellatio (vedremo che esistono altre pratiche sessuali, ma nessuna riveste la stessa importanza). Oltre che il modo più rapido ed efficace per assorbire l’energia sessuale maschile, per lei la fellatio è una pratica in grado di apportare una quantità di benefici a noi assolutamente sconosciuti.

Queste donne si fanno chiamare Tigri Bianche perché nella cultura cinese la tigre rappresenta l’animale più dominante della Terra. La tigre è il simbolo della donna e dello yin. L’attività delle Tigri Bianche ricorda da vicino quella delle tigri reali, che per riuscire a rimanere incinte devono accoppiarsi più di cento volte. Il che equivale a dire che le tigri femmine necessitano di una quantità di sperma di gran lunga superiore a quella di cui hanno bisogno gli altri animali. Il fatto di dover attrarre a sé molti maschi fa di loro delle grandi seduttrici. Siccome al maschio generalmente basta solo un accoppiamento, le tigri devono sfoderare tutte le loro armi per riuscire ad «adescare» altri maschi, leccandoli ed esibendosi davanti a loro. Al tempo stesso, le tigri femmine sono animali molto solitari, che si riuniscono socialmente solo in pochissime occasioni.

La tigre bianca o albina è un animale raro, e in genere viene rifiutato dalle altre tigri. Le Tigri Bianche si fanno chiamare così sia per il loro atteggiamento nei confronti degli uomini sia per la loro natura assolutamente fuori dal comune, che molti non comprendono. Per sottolineare questa identificazione con l’animale, si rasano completamente i peli del pube (anche per tornare ad avere il pube di una bambina) e si depilano interamente il corpo, ma non si tagliano mai i capelli.

Si dice – e Hsi Lai lo conferma nel suo libro – che seguendo le pratiche delle Tigri Bianche una donna possa ringiovanire da cinque a quindici anni, a seconda dell’età in cui intraprende il suo percorso di formazione. Ovviamente, prima inizia meglio è. Se una donna è vergine, il percorso sarà più breve: sei anni anziché nove. Anticamente, era abbastanza comune che l’iniziazione avvenisse intorno ai quattordici anni. Ma non è indispensabile. Dopo una formazione di nove anni, una donna di cinquanta può tranquillamente arrivare a dimostrarne venti o trenta di meno. In realtà, le Tigri Bianche sono donne assolutamente «naturali»; rifiutano la chirurgia estetica e qualsiasi tipo di cosmetico e ricorrono solo a prodotti esistenti in natura, alle tecniche yoga per riacquistare l’elasticità che avevano da bambine e alla fellatio. Sostengono che i loro metodi siano molto più efficaci e che alla lunga la chirurgia estetica deturpi il corpo e i tratti del volto. Al di là dell’aspetto fisico, però, il vero obiettivo di queste donne è tornare a sentire la stessa energia che avevano da adolescenti: una cosa che nessun chirurgo, nessun integratore vitaminico e nessun presunto elisir di giovinezza sono riusciti finora a ottenere.

Le pratiche sono finalizzate ad assumere il comportamento sessuale tipico dell’adolescenza, a raggiungere le condizioni fisiche di quella fase e a intensificare l’orgasmo. Il sesso, per loro, rappresenta questo: ludico e sano della gioventù, caratterizzato da un’esplorazione e da un’eccitazione reciproca senza limiti. Con il passare degli anni, la inizia a perdere estrogeni e si avvicina alla menopausa, momento di transizione inevitabile dalla giovinezza alla fase di invecchiamento. La menopausa coincide per molte con la perdita dell’appetito sessuale (anche se, personalmente, credo che si tratti più di un’opinione dei medici che non di un dato di fatto). Praticando un sesso estremamente ludico, le Tigri Bianche sollecitano continuamente la stimolazione sessuale, evitando così la scomparsa del desiderio. In questo modo riescono a ritardare al massimo la menopausa e, in alcuni casi, a farla addirittura scomparire (se è vero, mi iscrivo subito!).

Per poter mettere in pratica le cose che ha imparato, la Tigre Bianca ha bisogno di molti uomini. E più ne avrà a disposizione per esercitarsi, più energia riuscirà ad assorbire. Qui entra in scena la figura del Dragone Verde, il suo compagno di giochi. Nella cultura cinese, il dragone è l’animale dominante del cielo, simbolo maschile dello yang. La ricerca quotidiana di Dragoni Verdi è il compito principale della Tigre. E per convincere un Dragone Verde a sottoporsi ai suoi giochi sessuali, dovrà ricorrere a tutte le sue doti di stratega.

Il taoismo ortodosso prescrive la conservazione dell’energia sessuale maschile attraverso la ritenzione del seme (filosofia seguita anche dal Tantra); gli uomini, quindi, evitano l’eiaculazione. La Tigre Bianca, invece, si propone esattamente il contrario, e cioè che l’uomo eiaculi il più possibile per potersi nutrire della sua energia. È per questo che per molti seguaci del taoismo le Tigri rappresentano un pericolo. A loro volta, però, le Tigri sostengono che anche l’uomo può servirsi di questo tipo di rapporti per raggiungere l’immortalità.

Il Dragone Verde deve essere un uomo normale di qualsiasi età, ma non deve superare i sessantacinque anni (pervia della qualità del seme) né essere un taoista fanatico, per i motivi che abbiamo appena visto. Deve essere una persona gentile e matura, con la quale la Tigre possa sentirsi a proprio agio e creare un clima di fiducia; è assolutamente necessario stare alla larga dal «macho», che difficilmente accetterebbe il modo di fare della Tigre. Con i Dragoni Verdi la Tigre cercherà di divertirsi, ma per nessun motivo potrà innamorarsi di loro. Per questo, per non creare nessun tipo di legame sentimentale, sceglie uomini assolutamente estranei al suo mondo. La Tigre si lascia guidare molto dall’intuito: se al primo incontro un Dragone Verde le trasmette vibrazioni negative, non avrà nessun tipo di rapporto con lui. Se invece è pulito, educato e attraente, la Tigre potrà unirsi a lui fino a un massimo di nove volte. In questo modo il Dragone Verde non avrà la possibilità di affezionarsi troppo e la Tigre eviterà che lui voglia praticare qualcos’altro oltre la fellatio, per esempio il coito (più avanti vedremo perché questa pratica è sconsigliata). La Tigre può ricorrere senza indugi alla menzogna per far sì che i suoi incontri sessuali si limitino appunto a questo: a puri incontri sessuali, in modo che a volte fa credere al Dragone di essere sposata o impegnata per dissuaderlo dall’avviare una relazione seria di qualsiasi tipo.

Dopo essere andata nove volte con lui, non lo vedrà per sei settimane, il tempo necessario perché il Dragone si riprenda da tutte quelle fellatio «frenetiche» (a ogni incontro, la Tigre cerca sempre di far avere al Dragone tre orgasmi consecutivi, fino a farlo crollare esausto). Così eviterà anche che lui si affezioni troppo. Dopo questo periodo di riposo, la Tigre riprenderà a frequentarlo per altre nove settimane, e così via, fino a portare a termine i suoi tre anni di apprendistato.

La maggior parte delle Tigri Bianche che portano avanti l’apprendistato non hanno il tempo di lavorare e di guadagnarsi da vivere. Per questo, hanno bisogno di una specie di «mecenate», un uomo che le capisca, condivida i loro obiettivi, le sottoponga a una disciplina ferrea e sia disposto a mantenerle almeno per i primi tre anni di pratica. Quest’uomo è il Dragone di Giada, l’unico autorizzato ad avere con loro una relazione vera e propria. Di solito la Tigre e il Dragone di Giada non vivono insieme, e se lo fanno dormono comunque in camere separate.

Una volta alla settimana, lei gli chiede il permesso di dormire con lui e, nel caso in cui siano entrambi d’accordo, praticano diverse tecniche sessuali sottoposte a regole rigidissime, su cui varrà la pena di soffermarci più avanti. A differenza della Tigre Bianca, che pratica il sesso con molti uomini, il Dragone di Giada deve a lei una sorta di fedeltà implicita. Nei tre anni di formazione della Tigre, tutta la sua esistenza ruota attorno a lei e alle sue pratiche, da cui trae anche lui beneficio. In ogni caso, non imporrà mai alla Tigre niente che lei non voglia fare e non avrà rapporti sessuali con altre donne. In compenso, la Tigre dovrà informarlo di ogni incontro sessuale con un Dragone Verde e avere la sua approvazione. La relazione tra loro si basa sul reciproco accordo e sulla trasparenza assoluta. Il Dragone di Giada, infatti, assiste alle fellatio che la Tigre pratica sugli altri uomini. Assumendo il ruolo del voyeur, si eccita e produce sempre più sperma, evitando al tempo stesso di cadere nella routine sessuale che colpisce la maggior parte delle coppie. Questa complicità, più che un sinonimo d’amore, nasconde una meta molto più elevata: progredire insieme nel processo di riconquista della giovinezza.

La presenza del Dragone di Giada agli incontri fra la Tigre e un Dragone Verde viene sempre tenuta segreta. Il Dragone Verde non può sapere che c’è un’altra persona che guarda. Solo così la Tigre può sentirsi a suo agio ed effettuare in tutta tranquillità la fellatio, che in seguito condividerà nei particolari con il Dragone di Giada.

Mentre osserva di nascosto la coppia, questi è autorizzato a toccarsi ma non deve assolutamente eiaculare.

La relazione che si instaura fra la Tigre e il Dragone di Giada è una relazione talmente seria e complessa che quando la Tigre trova un possibile candidato per questo ruolo, chiede alla sua maestra un quadro astrale di entrambi per vedere se sono compatibili.

Dopo i tre anni passati insieme, possono separarsi o restare uniti. A deciderlo è la Tigre.

In alcuni casi, i Dragoni Verdi possono diventare Dragoni di Giada. Solitamente è la Tigre a proporglielo, nel caso in cui abbia soddisfatto tutti i suoi desideri durante i tre anni della formazione.

Parallelamente, un Dragone di Giada può diventare un maestro di Tigri (in genere, il ruolo spetta alle donne che hanno portato a termine i loro nove anni di formazione). In questo caso, assume anche lui il nome di Tigre Bianca, diventando il suo omonimo maschile. Molte Tigri Bianche, che non possono contare su un Dragone di Giada per mantenersi, si guadagnano da vivere come massaggiatrici.

Suonando il flauto di giada Per riferirsi alla fellatio, i cinesi ricorrono a una metafora: «suonare il flauto di giada». È l’attività sessuale più praticata dalla Tigre Bianca, in quanto ritiene che sia la più efficace per assorbire l’energia sessuale maschile.

La fellatio ha effetti positivi sulla salute che molti ignorano e che, se fossero presi in considerazione, spingerebbero molte coppie a introdurla nei loro giochi sessuali e a smettere di considerarla un atto «sporco». In realtà, la fellatio induce la secrezione di sostanze estremamente pulite: la saliva, lo sperma e il liquido seminale.

La fissazione delle Tigri nei confronti della giovinezza fa della fellatio la loro pratica prediletta, soprattutto per il risvolto simbolico, in quanto le riporta inevitabilmente all’infanzia. La psicoanalisi occidentale ha sempre considerato la fase orale come la prima tappa dello sviluppo della libido, durante la quale il desiderio sessuale e il desiderio di mangiare sono ancora indistinti. Lo sappiamo tutti, ma forse vale la pena di ricordarlo: i neonati succhiano sempre qualcosa. Appena vedono un oggetto, se lo mettono in bocca, perché, di fatto, la lingua è il primo ricettore sensoriale di cui si servono. Succhiare il pene ricorda da vicino l’atto di poppare dal seno materno o quello di succhiare il dito, il ciuccio o il biberon.

Quando entriamo nell’adolescenza, continuiamo a succhiare cose, per esempio la penna (che alla fine della lezione è completamente distrutta) ; alcuni iniziano a fumare, altri mangiano caramelle. Quello che conta è infilarsi qualcosa in bocca. Ci rassicura, perché ci ricorda i momenti felici in cui eravamo bambini ed eravamo protetti dal seno di nostra madre.

Come ho già spiegato, per recuperare l’infanzia perduta, la Tigre Bianca riproduce il comportamento di quando era neonata. Con la fellatio, torna a «poppare dal seno della madre».È dimostrato, inoltre, che succhiare il pene aumenta la circolazione sanguigna del volto, mettendo in moto muscoli facciali che si utilizzano solo raramente e facendo assumere alla pelle un aspetto più sano. Con il pene in bocca, poi, la Tigre Bianca non ha altra scelta che praticare la respirazione «naturale», vale a dire quella nasale, un tipo di respirazione più profonda che parte dall’addome. Da piccoli respiriamo tutti così; poi, con l’avanzare dell’età e dello stress, smettiamo progressivamente di farlo.

Il più delle volte respiriamo male, con la bocca, e questo ci espone a un’infinità di virus e batteri che potremmo tranquillamente evitare se praticassimo la respirazione nasale. Oltre ad avere conseguenze positive sul sistema immunitario, la respirazione profonda ha un effetto rilassante e può favorire il processo di meditazione. Il mio professore di yoga non si stanca mai di ripeterlo: «Il naso per respirare, la bocca per mangiare».

Le secrezioni indotte dalla fellatio di cui parlavamo prima hanno anch’esse i loro vantaggi: – La saliva è una grande fonte di nutrimento per il corpo, in quanto contiene proteine, calcio, potassio, eloro e sodio. Non ci pensiamo mai, ma la saliva è un ricostituente potentissimo, che penetra nel sangue attraverso lo stomaco e ripulisce l’intero organismo. Senza accorgercene, passiamo tutto il giorno a inghiottire saliva. Grazie all’azione di un enzima, il lisozima, la saliva contribuisce a eliminare i batteri che potrebbero aggredire la bocca, la lingua e la gola.

Quando la Tigre fa una fellatio a un Dragone Verde, gli bagna completamente i genitali e la zona fra le cosce, proprio come una tigre reale quando lecca il maschio prima di accoppiarsi con lui.

Il liquido seminale è la sostanza priva di spermatozoi che l’uomo produce prima di eiaculare. È detto anche «lacrime del Dragone». Per la Tigre Bianca questo liquido è estremamente benefico perché, se ingoiato, aiuta a riacquistare la giovinezza. Al contrario dello sperma, non viene prodotto in grandi quantità; ma più eccitato sarà l’uomo, più liquido seminale produrrà, e migliore sarà l’effetto per la Tigre Bianca.

Il seme è l’unione di liquido seminale e sperma. Per molti rappresenta qualcosa di sporco. In generale, la nostra cultura vede tutto quello che esce dal nostro corpo come un «escremento». In realtà non è affatto così. Il seme è una sostanza che contiene diverse proteine, oltre a vitamina C, calcio, ferro e fosforo. Spesso consiglio alle mie amiche di applicarselo sul viso: è un potente astringente, attenua le rughe, elimina le imperfezioni della pelle e le restituisce tutta la sua morbidezza. Non è un caso che i taoisti lo conservino con cura ed evitino di eiaculare durante ogni rapporto sessuale. Per loro, come per quelli che praticano il tantra, il seme e il sangue sono, in fondo, la stessa cosa. Si dice che per produrre una sola goccia di seme ci vogliano circa quarantanove gocce di sangue. Perdere il seme equivale a perdere energia. Per questo è così ambito dalla Tigre Bianca, non tanto per ingoiarlo, ma per spalmarselo sul corpo e sul viso con una tecnica detta «coagulazione».

La Tigre Bianca fa sempre molta attenzione al colore e alla densità del seme. Il raggiungimento del suo obiettivo, infatti, dipende direttamente dalla qualità della sostanza. Per questo, si guarda bene dal rivedere un uomo con un seme grigiastro, chiaro sintomo di malattia. Se il seme è troppo chiaro, invece, significa che l’uomo è alcolizzato o si masturba troppo. La masturbazione è malvista, ma non per ragioni morali: semplicemente, diminuisce la qualità del seme. Un uomo che si masturba troppo finisce per eiaculare soltanto liquido seminale. Il seme ideale è quello bianco e denso.

Nelle prossime pagine spiegherò le tecniche della fellatio sviluppate dalle Tigri Bianche nel corso degli anni e descritte da Hsi Lai nel suo libro. Ovviamente, non è necessario essere una Tigre per mettere a frutto i seguenti consigli e procedimenti.

Durante l’incontro con un Dragone Verde, la Tigre Bianca osserva scrupolosamente alcune regole affinchè l’atto della fellatio risulti il più proficuo possibile e le faccia ottenere il massimo di energia sessuale maschile. Il primo obiettivo consiste nel creare un’atmosfera che stimoli il desiderio e l’eccitazione.

Davanti al Dragone Verde, la Tigre non si spoglia mai completamente. Più che mostrare, vuole alludere. Così facendo, evita anche di piacergli troppo. Per esempio, mostra solo i seni. Anticamente, le Tigri Bianche si dipingevano le labbra solo a metà perché la loro bocca sembrasse più piccola e l’uomo avesse l’impressione di avere un pene più grande. Ignoro se continuino a farlo, ma si tratta di un espediente molto ingegnoso. I registi di film porno prendano spunto!

La Tigre Bianca indossa vestiti a collo alto o si adorna con collane o altri  oggetti che facciano sembrare il collo più lungo. Così, riesce ad attirare

l’attenzione dell’uomo esclusivamente sul volto. A quel punto la Tigre si inginocchia per procedere alla fellatio. Questo permette all’uomo di vedere sempre quello che sta facendo e quindi di eccitarsi ancora di più. La Tigre prende fra le mani il pene eretto dell’uomo e inizia a tirarlo dolcemente verso il basso, stimolando così un maggiore afflusso di sangue che serve a potenziare l’erezione e quindi a far produrre più seme.

La fellatio può essere praticata in tanti modi diversi. Per esempio, la lunga chioma della Tigre Bianca può tornare davvero utile. La Tigre avvolge il pene del Dragone Verde con un ciuffo di capelli bagnato di saliva e inizia a spingerlo verso l’alto e verso il basso. I capelli hanno un effetto molto stimolante sui genitali dell’uomo. A volte, lei si fa una coda o una crocchia a cui l’uomo possa afferrarsi con forza. Oltre a trasmettere al Dragone Verde una sensazione di potere, assicura alla Tigre Bianca un massaggio ai capelli fantastico. Non dimentichiamo che le Tigri sono molto vanitose, e appena possono sfruttano il sesso per diventare ancora più belle.

Un modo di eccitare moltissimo il suo Dragone Verde e di produrre grandi quantità di saliva è infilarsi il pene quasi fino in gola. Non si tratta di morire soffocata, però quando ce l’ha in bocca, la Tigre Bianca si provoca dei conati, senza smettere di gemere per far credere al Dragone Verde che la cosa le piace. La saliva è importante, perché permette, inumidendosi la zona fra le cosce, di ridurre la temperatura di quella parte del corpo. Il calore ai genitali può diminuire la produzione di sperma e le sue proprietà. E come abbiamo visto, la Tigre Bianca mira alla massima quantità e alla massima qualità dello sperma.

Durante la fellatio, la Tigre mette in atto alcune tecniche di visualizzazione e di respirazione estremamente rigorose. Per prima cosa, stringe le gambe per ritrarre la vagina e non disperdere energia sessuale (qi). Dopo nove respiri profondi, inizia a ruotare la lingua attorno al glande del Dragone Verde, in senso orario. Così facendo, assorbe il liquido seminale che l’uomo produce prima di eiaculare. Quando lui è vicino all’orgasmo, la Tigre tira fuori il pene dalla bocca e si allontana di cinque-dieci centimetri, tenendo gli occhi fissi sul glande. A quel punto, un momento prima dell’eiaculazione, si concentra sull’energia del Dragone Verde, immaginando che le

penetri dalla nuca. Per facilitare il processo di visualizzazione, la Tigre chiude gli occhi e li rivolta verso l’alto, come se stesse osservando il proprio cervello. A quel punto lascia che il seme le sgorghi sul viso o sul corpo e lo fa asciugare, come se fosse una maschera.

Nel frattempo, la Tigre si rinfila il pene in bocca e ripete la serie di nove respirazioni succhiandolo, poi passa nuovamente la lingua attorno al glande, sempre in senso orario. A quel punto, trattiene la saliva prodotta e si ritira per meditare. Di solito il Dragone Verde la lascia meditare in pace, completamente spossato dall’orgasmo violento che ha appena raggiunto. Questo momento di quiete è tanto importante quanto l’atto della fellatio. Se dopo aver eiaculato un Dragone Verde non lascia in pace la Tigre, lei non lo rivedrà più.

Poi la Tigre si toglie la maschera di seme con un panno impregnato di succo di cetriolo (più avanti approfondiremo l’importanza di questo vegetale nelle cure quotidiane della Tigre). Quindi passa lo stesso panno sul membro del Dragone Verde, lo aiuta a vestirsi e si congeda da lui.

Ci sono situazioni in cui la Tigre Bianca non pratica la fellatio, per esempio quando il pene del partner presenta piaghe o ferite. Anche in questo caso, comunque, non rinuncia al rapporto, e ricorre a tecniche manuali: afferra la base del membro con una mano e con l’altra inizia ad accarezzarlo, verso l’alto e verso il basso, con un movimento a spirale o ruotando il polso. A volte, per le carezze, si serve di oli speciali.

Un’altra tecnica molto eccitante consiste nel tenere il pene tra le mani e nell’iniziare a sfregarlo con i palmi, molto lentamente e senza interruzioni, come se stesse accendendo un fuoco con un pezzo di legno. Per un effetto ancora più potente, la Tigre può infilare l’anulare sinistro nell’ano del Dragone Verde per stimolargli la prostata (quello che gli occidentali conoscono come il punto P) e stringere la base del pene con la stessa mano, accarezzandogli con la destra il glande cosparso d’olio.

Durante un incontro, la Tigre cerca di produrre nell’uomo tre orgasmi consecutivi. Nel frattempo, cerca di raggiungere il maggior numero di orgasmi possibili. Il suo obiettivo primario di sfruttare l’energia a fini spirituali, infatti, non esclude affatto il piacere sessuale.

Dopo il rapporto, la Tigre racconta al suo Dragone di Giada l’esperienza che ha appena vissuto e a cui lui ha assistito senza destare il minimo sospetto nel Dragone Verde. È il loro modo per evitare di cadere nella routine sessuale di cui sono vittime molte coppie. Altre pratiche sessuali delle Tigri Il coito Sebbene questa pratica sessuale non le dispiaccia affatto, la Tigre Bianca fa di tutto per evitarla. La fellatio è l’unico modo che ha di tornare alla prima giovinezza, quella in cui i bambini giocano e si toccano. La penetrazione è considerata un atto sessuale più adulto. Il coito, inoltre, impedisce la ventilazione dei genitali dell’uomo, rischiando di far aumentare il calore nella zona dei testicoli e di ridurre quindi la produzione di sperma. La Tigre preferisce la fellatio, perché le da modo di controllare meglio quella parte del corpo. Per di più, è convinta che il coito sia pericoloso per il corpo della donna, perché accorcia la vita. L’uomo può essere molto brusco e impetuoso, rischiando involontariamente di danneggiare la zona dei genitali. Non sempre, durante l’atto sessuale, la vagina è lubrificata, e questo può provocare danni irreparabili ai tessuti vaginali. Per non parlare, poi, del rischio di contrarre una malattia venerea, sebbene all’uomo sia vietato eiaculare nella vagina della Tigre Bianca e lei pretenda l’uso del preservativo. A volte, comunque, alcune di loro possono sentire il bisogno di entrare in uno stato di simbiosi con qualche Dragone Verde o con il proprio Drago di Giada, e provare il desiderio di essere penetrata. In questo caso, per limitare al massimo i danni provocati dal coito, la Tigre Bianca ricorre a un prodotto a base di erbe che ha la funzione di contrarre la vagina. Questo prodotto viene utilizzato sia per ostacolare l’ingresso del pene e dissuadere l’uomo dal penetrarla, sia per dargli la sensazione di starla sverginando, aumentando così la sua eccitazione. Se durante la penetrazione la Tigre sente molta resistenza, può sempre dire al suo compagno che le fa male e tornare così al rituale della fellatio.

Se invece prosegue con il coito, la Tigre Bianca si sdraia sotto di lui nella posizione del missionario, e chiede all’uomo di afferrarla per la vita o di infilarle le mani sotto le natiche; poi, con una mano, afferra il pene e si infila il glande in vagina. Con il pene stretto nella mano, la Tigre Bianca impedisce all’uomo di entrare troppo in profondità. Al tempo stesso, questo le permette di stimolarsi la clitoride fino a raggiungere l’orgasmo. Quando raggiunge l’apice, la Tigre torna immediatamente alla fellatio. L’uomo non può eiaculare dentro la Tigre, e nemmeno dentro il preservativo. Può farlo solo con la fellatio. Altrimenti la Tigre non può beneficiare del suo seme.

La Tigre si protegge costantemente la vagina secernendo molti fluidi. Queste secrezioni servono a pulire e a purificare la vagina. Il sesso anale È un’altra variante che la Tigre Bianca può essere disposta a praticare, in quanto è convinta che il sesso anale, se fatto con dolcezza, trasmetta parecchia energia. Il problema dei rapporti anali è che molte volte il dolore le impedisce di provare piacere. Come nella penetrazione vaginale, quindi, l’atto si limita solo all’introduzione del glande, che l’uomo dovrà eseguire senza fretta e con molta delicatezza.

Nel retto si trova la ghiandola che gli induisti chiamano Kundalini e che contribuisce anch’essa a far riacquistare la giovinezza. Attraverso una serie di esercizi mirati a rafforzare i muscoli dell’ano, la Tigre Bianca riesce a stimolarsi da sola la Kundalini e a provare meno dolore durante l’atto sessuale.

Quando il glande penetra nell’ano della Tigre, a muoversi è soltanto lei (e non l’uomo), facendo oscillare avanti e indietro le natiche con estrema lentezza. Così, il glande sfiora delicatamente la ghiandola della Kundalini.

Anche in questo caso, il Dragone Verde non è autorizzato per nessun motivo a eiaculare dentro la Tigre Bianca. Le orge La Tigre Bianca può partecipare a sessioni di sesso di gruppo, ma non deve mai abusarne. Giochi di questo tipo non sono assolutamente obbligatori; nel caso in cui lei ne abbia voglia, comunque, potrà praticarli, ma non più di una volta ogni nove mesi, per via dell’enorme quantità di energia generata. La Tigre deve essere sempre l’unica donna, e con un minimo di tre uomini, il Dragone di Giada e due Dragoni Verdi. I Dragoni Verdi presenti non devono per forza essere gli stessi con cui la Tigre Bianca pratica abitualmente la fellatio.

L’organizzazione dell’orgia spetta al Dragone di Giada, che non dirà nulla alla compagna per farle una sorpresa. Durante un’orgia, la Tigre pratica diverse fellatio e induce negli uomini il maggior numero possibile di orgasmi. Il cunnilingus Generalmente, la Tigre Bianca raggiunge l’orgasmo attraverso la stimolazione manuale della clitoride. Tuttavia, in alcuni casi può accettare di farsi stimolare oralmente dai suoi Dragoni Verdi, a condizione che la portino all’orgasmo e non si interrompano per nessun motivo fino a quando non l’ha raggiunto. Oltre alla stimolazione orale, la tecnica utilizzata dal Dragone Verde consiste nell’accarezzarle la clitoride con movimenti circolari dell’indice, infilando e tirando fuori la lingua dalla vagina a ritmo sostenuto. La stimolazione sessuale generata dalle carezze del dito e dal movimento della lingua è molto intensa. In questo modo la Tigre produce grandi quantità di fluido vaginale, fornendo al Dragone Verde una sostanza nutritiva ricca di proprietà curative, a cui si attribuisce anche il potere di ringiovanire.

Per beneficiare di questi flussi vaginali, molte Tigri Bianche hanno rapporti sessuali con altre donne. La cosa non solo non è malvista, ma costituisce una pratica tradizionale caldamente incoraggiata, visto che yin e, secondo il tao, due yin si rafforzano a vicenda. Grazie ad alcuni esercizi per potenziare l’elasticità le Tigri Bianche riescono, dopo un po’ di tempo, a praticarsi da sole il cunnilingus, raggiungendo la flessibilità che avevano durante l’infanzia, quell’infanzia che cercano a tutti i costi di rivivere attraverso il sesso.


La privazione del tatto: l’anticamera del bondage

L’impossibilità di toccare è proprio uno dei piaceri alle radici della pratica del bondage. Scontato specificare che torneremo più e più volte sull’argomento, magari stimolati da qualche domanda specifica formulata proprio da voi, Menti Desiderose.

Limitare il tatto non significa indossare un paio di calze o di guanti pesanti, ma creare una situazione che vi stimoli a desiderare, ma al tempo stesso non vi permetta di interagire con esterno, col vostro corpo e quello del partner. Il classico gioco del “vorrei ma non posso”.

Un esercizio importante per elevare le vostre capacità amatorie e la sensibilità del corpo, nel dare e nel ricevere.

In effetti, nell’accettazione del bondage, il lasciarsi legare, c’è una valenza psicologica importante, un forte atto di fiducia, una prova d’amore che gratifica fortemente il partner. Vi state donando a lui. Non proprio come quando avete perso la verginità, ma quasi.

Avete presente quei test psicologici che si usano per verificare se c’è intesa all’interno della coppia, con lei che deve lasciarsi cadere a peso morto e lui che la deve sostenere prima che tocchi terra?

Ecco, lasciandovi legare, state facendo la stessa cosa. State rispondendo ad una domanda importante per voi e per il partner: quanto mi fido di lui? fino a che punto sono stanca dell’ “io sopra e tu sotto o io sotto e tu sopra”? fino a che punto sono disposta a mettere in discussione i limiti che mi sono stati inculcati?

Oltre alla valenza psicologica, ci sono poi l’aspetto fisico-erotico, e quello… atletico.

Con le mani legate dietro la schiena – la posizione più gettonata – gli state dando l’accesso incondizionato al seno, al pube, alle cosce, all’ano… Insomma, alle zone erogene più importanti. Una scorciatoia per mettere fine a tutte inibizioni. Ai “cosa penserà di me se io gli permettessi di…” “Chissà cosa sarebbe se…”

Pensate anche alla penetrazione. Spesso non è profonda come potrebbe. Con il bondage non avrete alcuna possibilità di… gestirla. Vi sentirete per la prima volta aperte come un girasole baciato dal sole a mezzogiorno!

Legate ad arte non potrete fare le riottose se il partner, preso dall’eccitazione, vi penetra con un dito il secondo canale, oppure vi strapazza un po’ più del solito i capezzoli. Se avete una bella ball-gag in bocca potrete al massimo mugugnare un po’. Tanto vale concedervi finalmente quei piaceri a cui, per stupide inibizioni e altrettanti stupidi tabù, vi siete finora negate.

Con le mani legate dietro la schiena infine, dovrete imparare a fare le cose diversamente.

Prendiamo ad esempio il rapporto orale. Quanto vi aiutate di solito con le mani? Quanto vi viene naturale stimolare il pene fino a masturbarlo per aiutarlo ad eiaculare?

Ora immaginate di poter utilizzare solo la lingua e le labbra. E’ sicuramente un po’ più stancante, ma l’atto durerà molto più a lungo e sarà incredibilmente più appagante, per entrambi.

Non ci sarà rischio inoltre di eiaculazione precoce, se lui saprà allontanare la vostra bocca dal glande ogni qualvolta sente che sta per venire anzitempo.

Il bondage in definitiva, è anche un modo per fare meglio l’amore. Proprio quello che fate già – lo spero per voi – tutti i giorni.


La Bestia – Walerian Borowczyk

 Goditi La Bestia on line

La Bestia fu proiettato per la prima volta in Francia il 20 agosto 1975, con un divieto di visione ai minori di 18 anni, e solamente nella tarda primavera del 1976 uscì in Italia, dove, bollato dai distributori come film pornografico, fu immesso nel circuito delle sale dedicate al cinema a luci rosse. Un critico della rivista Cinema Sessanta, Carlo Felice Venegoni, nella recensione realizzata per l’uscita del film notava a questo proposito: ”L’errore di aver pensato che l’esibizione di nudità e di altri elementi apparentemente suscettibili di appagare le attese di spettatori dediti al consumo della pornografia in celluloide, veniva pagato dai mugolii di disappunto e da altre manifestazioni di insofferenza di questo pubblico che non tollera evidentemente che gli abituali ingredienti della pornografia (seni nudi, sederi femminili generosamente esibiti, amplessi realisticamente mimati, eccetera) siano inquinati da altri elementi sui quali l’attenzione e l’immaginazione dello spettatore sono, come nel caso de La Bestia, chiamati a compiere uno sforzo che questo tipo di spettatore non è disposto a pagare”.

Titolo originale: La Bête
Nazione: Francia
Genere: Erotico
Durata: 94″
Regia: Walerian Borowczyk
Cast: Sirpa Lane, Lisbeth Hummel, Pierre Benedetti, Elisabeth Kaza
Distribuzione: Ripley”s Home Video