L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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L’amore nell’epica greca

Spesso nella produzione epica arcaica, della quale i primi esempi possono essere considerati i poemi omerici, il motore delle vicende che agisce indistintamente su mortali e dei é il sentimento amoroso, manifesto in tutte le sue forme, e concepito dalla mentalità eroica come un impulso incontrastabile che muove l’uomo contro la razionalità della morale comune. Questa convenzione avrà fortuna anche in età classica e influenzerà la produzione letteraria successiva. E le vicende narrate da Omero e da altri epici Apollodoro ricalcano schemi provenienti dalla mentalità micenea, giunta a loro tramite l’instancabile opera degli aedi che componevano e tramandavano versi ispirati ad avvenimenti reali, come appunto la guerra di Troia.


Antica Grecia. Repressione e inibizione

Da quanto si è detto parrebbe di dover concludere che l’uomo greco godesse della più ampia libertà sessuale. In realtà, il primo contrassegno di inibizione sessuale si incontra a livello linguistico: a partire da Omero, che pure, secondo gli statuti enciclopedici dell’epica, descrive meticolosamente ogni attività quotidiana, l’attività sessuale non trova descrizioni adeguate. Anche l’età classica si esprime all’insegna dell’eufemismo: “andare con qualcuno” è, come per noi, una perifrasi che indica il rapporto intimo; “sappiamo che cosa” è un modo per indicare gli organi genitali.

 Si potrebbe pensare che il tabù linguistico dipenda dall’eleganza letteraria, ma l’atteggiamento dei filosofi esprime disprezzo per il sesso: soprattutto il cinismo, nella sua spasmodica ricerca dell’autosufficienza, vedeva nella masturbazione il modo più semplice per soddisfare il desiderio fisiologico. Socrate paragonava il desiderio di Crizia per Eutidemo al bisogno che prova un maiale setoloso di calmare il prurito sfregando il dorso contro una pietra. La castità era praticata sia per vincoli di ordine religioso sia per necessità inerenti alle pratiche guerriere, che rappresentano la più prestigiosa attività dell’uomo greco. In questo senso, l’autodisciplina del sesso, era assimilata alla capacità di sopportare la fame, la sete, il sonno, e rientrava tra le forme di privazione che venivano incoraggiate presso i giovani per temprare la resistenza fisica dei futuri soldati.

 


Antica Grecia. Il matrimonio

Il matrimonio rappresenta l’evento culminante della vita del tìaso; é infatti il principale obiettivo a cui le ragazze si sono preparate grazie all’ educazione di Saffo. La cerimonia nuziale aveva luogo di sera, quando apparivano le prime stelle e durante la processione che accompagnava la sposa nella casa del novello sposo veniva cantato un inno nuziale, un imenéo e fino al mattino successivo venivano poi eseguiti altri canti. L’apparizione della stella della sera rappresenta l’inizio della cerimonia e uno dei temi ricorrenti é proprio l’invocazione a Espero: “Espero, tutto riporti quanto disperse la lucente Aurora: riporti la pecora, riporti la capra, ma non riporti la figlia alla madre.”

Un esempio di cattiva salute del matrimonio ci viene dal libro XIV dell’Iliade intitolato Dios Apàte (inganno a Zeus). La dea, per distogliere dalla battaglia il marito e permettere così la vittoria greca lo seduce servendosi di tutte le armi di seduzione femminile e utilizzando una cintura magica, ottenuta anche qui con l’inganno da Afrodite. Era cerca di alimentare il desiderio di Zeus con gli strumenti propri della seduzione, ma il suo vero intimo desiderio é ostile a Zeus: nonostante nel culto essi siano congiuntamente i patroni del matrimonio, nel mito sono spesso in discordia e lottano tra loro per il predominio. Era non é una docile casalinga né una sposa innamorata e Zeus intrattiene legami sentimentali con altre donne. Tutti questi elementi forniscono un’importante testimonianza della situazione piuttosto critica dell’Eros nelle relazioni coniugali già al tempo di Omero.


Dominare a letto: la posizione di Andromaca

Nei momenti in cui ci sentiamo più dominatrici, quando vogliamo dirigere noi il gioco tra le lenzuola del letto o tra i cuscini del divano, non è necessario dotarci di attrezzature sadomaso, latex e frustini: a volte basta una posizione, una posizione vecchia come il mondo, cantata pensate un po’ già da Omero.

Magari ci sono donne che non l’hanno mai provata, per mancanza di spirito di iniziativa, o di coraggio o anche perchè il partner si dimostra sempre dominatore: se vi sentite invece vogliose di comando, la posizione di Andromaca è quella che fa per voi. Semplicissima: lui disteso a pancia in su oppure seduto, lei a cavalcioni sopra. Lei guida ritmo, movimento e sensazioni, lui si “gode” il momento, con le mani libere di correre dove vogliono.

Si chiama posizione di Andromaca perchè Omero nell’Iliade dice della donna di Ettore, Andromaca appunto, che fosse lei a cavalcare lui durante i loro rapporti e non il contrario: questo a scuola non ce lo insegnano, ma nel famoso poema epico c’è. La posizione così denominata di Andromaca è stata a lungo considerata riprovevole, perchè una donna non “deve” comandare un rapporto sessuale. Soliti tabù da sfatare.

La posizione di Andromaca sembra invece portare innumerevoli benefici al piacere della donna: è infatti lei a decidere come muoversi, quanto muoversi e a poter stimolare meglio la parte che più le provoca piacere, favorendo l’orgasmo vaginale. Inoltre la penetrazione è molto profonda, tanto da regalare una folgorante sensazione di pienezza.

E non spaventatevi, osate, perchè all’uomo questa posizione può piacere più di quanto si pensi: essere dominati, potendo guardare e toccare la donna nel pieno del piacere liberamente, può stuzzicare davvero molto l’eccitazione maschile.