L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Origini pagane del Natale

Molti elementi tradizionali del Natale affondano le loro radici  nel paganesimo . In altre parole, il Natale era pagano prima che fosse adottato (e ribattezzato) dai cristiani. L’Enciclopedia cattolica del 1908 afferma che “il Natale non fu tra le prime feste della Chiesa: Ireneo e Tertulliano lo omettono dalle loro liste di feste “ – quegli autori vissero nel III Secolo.  Quando i Cristiani successivamente adottarono la data del 25 dicembre per la nascita di Gesù, “l’abbondanza di analoghe feste di metà inverno può aver influito sulla scelta della data. Infatti come si pose il Sol Invictus a sostituzione del solstizio d’inverno così si stabilì anche per la festa cristiana “.

L’adorazione del sole costituiva il fulcro del mitraismo , dello zoroastrismo , di altre religioni romane e di molte altre tradizioni pagane.  Il giorno della nascita del Sole è  sacro in molte religioni,  perché le feste principali si svolgono in primavera e al Solstizio. Il vero significato del Natale è l’adorazione del sole; un promemoria per tutta la vita sulla Terra che deve tutta la sua sussistenza  al sole. L’adorazione del sole è uno dei principali pilastri di tutte le religioni, specialmente di quelle più antiche. Gli adoratori del sole e le religioni basate sulla natura tributano grandi celebrazioni al Solstizio d’Inverno, la vittoria della forza del Sole sulle forze dell’oscurità che cercano di sopprimerlo. Osiride-Dioniso rappresentava il sole, come lo rappresenta Gesù; il padre della Chiesa Clemente di Alessandrino attribuisce a Gesù l’appellativo ” Sole di giustizia”  . Quando vecchie reliquie e simboli religiosi (come i volti umani) ricevono uno sfondo luminoso come raggi di luce o  una corolla significa che rappresentano il sole.

Sir James Frazer afferma: “Il più grande culto religioso pagano che ha incoraggiato la festa del 25 Dicembre come festa … era il culto del sole pagano, il mitraismo … Questa ricorrenza invernale fu chiamata … “la Natività del SOLE”. .’ […] Franz Cumont,  il più grande studioso del mitraismo , scrisse, citando Minucio Felice, “I mitraisti osservarono  il giorno della nascita del  Sole e  scelsero come  sacro il 25 dicembre per ricordare il compleanno del Sole. Molti studiosi hanno sottolineato come i mitraisti adoratori del Sole, i Manichei adoratori del Sole e i cristiani fossero tutti concordi e riconciliati quando Costantino guidò l’acquisizione da parte del cristianesimo […] di tale data”

Gentile da Fabriano, Pala Strozzi,Natività di Gesù, 1423, Galleria degli Uffizi,Firenze.

Tuttavia, furono inclusi anche altri gruppi adoratori del Sole, a causa dell’importanza generale e della popolarità di Sol Invictus, l’invincibile divinità del Sole. Mario Righetti, un noto liturgista cattolico, scrive, “la Chiesa di Roma, per facilitare l’accettazione della fede da parte delle masse pagane, trovò conveniente istituire il 25 dicembre come la festa della nascita temporale di Cristo, per allontanarli dalla festa pagana, celebrata lo stesso giorno in onore del “Sole invincibile”, Mitra. […] La mescolanza dell’adorazione solare e del cristianesimo pagano è chiaramente fissata dalla testimonianza di uno scoliaste siriano su Bar Salibi, che disse: “Era costume dei pagani celebrare lo stesso 25 dicembre il compleanno del Sole, nel quale accendevano le luci in segno di festa. In queste solennità e festeggiamenti parteciparono anche i cristiani. Praticamente tutte le divinità riconducibili al sole conosciute sono nate il 25 dicembre [sappiamo da fonti certe che miti del Sole Ariano, l’origine delle religioni e le divinità del Sole nacquero tutte il 25 dicembre, secondo le loro leggende: Krishna (Vishnu), Mitra (Mitra), Osiride, Horus, Ercole, Dioniso (Bacco), Tammuz, Indra, Buddha]. In onore della dea scandinava Frigga  si celebrava la festa della “Madre-notte” al solstizio d’inverno (+ – 25 dicembre), così come alla grande festa di Yule,  veniva offerto un cinghiale al solstizio d’inverno in onore di Freya. ”

Il giorno di Natale, conosciuto in precedenza con  altri nomi, “era l’antica festa del sole, nelle profondità dell’inverno”. Ma la data esatta del Solstizio d’Inverno è cambiata  lentamente nel tempo. “Quindi, anche se il solstizio si è mosso progressivamente dal 6 Gennaio al 25 Dicembre, alcune tradizioni hanno continuato a celebrarlo nella notte familiare, che oggi cade il 22 Dicembre”  . La religione romana del mitraismo , che esisteva da centinaia di anni prima che i cristiani iniziassero a celebrare il Natale, sostiene che la nascita di Mitra avvenne il 25 dicembre. Altra coincidenza,  si dice anche che la nascita di Mitra “fosse stata testimoniata da tre pastori”.

I cristiani dei primi secoli non sapevano per certo dove nacque Gesù, dove morì, o dove fu sepolto . Questo fatto è stato ripetutamente  dichiarato dai primi leader cristiani. Quando festeggiavano il Natale, lo facevano generalmente in Aprile e Maggio. “Papa Giulio I, nel IV secolo indisse un concilio di vescovi per stabilire la data della nascita di Gesù. Il 25 dicembre (il giorno del Sol Invictus, il sole invincibile) fu deciso, giorno in cui il ” mondo pagano celebrava la nascita dei loro Dei del Sole – Osiride egiziano, Apollo greco e Bacco, Adoide caldeo, Mitra persiano – quando il segno zodiacale della Vergine (il sole nasce da una vergine) sorgeva all’orizzonte. Così l’antica festa del Solstizio d’Inverno, la festa pagana della nascita del Sole, venne adottata dalla Chiesa cristiana come la natività di Gesù, e fu chiamata Natale “ . Le ragioni per cui i cristiani unirono il solstizio d’inverno alla celebrazione del Natale in dicembre piuttosto che  che in primavera,  sono da ricercare nelle ragioni per cui   Costantino, il primo imperatore cristiano,  fonde il paganesimo e il cristianesimo primitivo , per creare il cristianesimo teorizzato da Paolo di Tarso come  lo conosciamo oggi .

La retorica che i cristiani hanno utilizzato contra la celebrazione del Natale precede il cristianesimo e ha origine nei costumi ebraici in opposizione  alla celebrazione dei compleanni e al loro desiderio di evitare pratiche pagane. Il libro di Geremia , VII secolo  ammonisce ebrei e cristiani a non “imparare le vie” dei pagani che portano gli alberi nelle loro case e li decorano con argento e oro:

“2 Cosí dice l’Eterno: «Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. 3 Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l’ascia. 4 Lo adornano d’argento e d’oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova.”

Geremia 10: 2-4 

I primi cristiani erano ebrei convertiti come i nazareni e gli ebioniti . I primi cristiani ed ebrei non festeggiavano i compleanni perché la consideravano una pratica pagana. Non ci sono celebrazioni per il compleanno cristiano nella Bibbia. Tale festa era collegata, affermavano i primi cristiani, alla rappresentazione pagana dei cicli solari. Per questi motivi, i fondamentalisti biblici non celebrano i compleanni, incluso il Natale. Uno di questi gruppi sono i testimoni di Geova.

“Non ci sono prove che i discepoli di Gesù del primo secolo abbiano osservato una tale festa. […] Anche se i discepoli di Gesù avessero conosciuto la data esatta della sua nascita, non l’avrebbero celebrato. […] Le uniche celebrazioni di compleanno menzionate nella Bibbia sono quelle di due sovrani che non adoravano Geova. ( Genesi 40, vv20 , Marco 6 vv21 ). […] Coloro che vogliono piacere a Dio non lo celebrano o qualsiasi altra festa che abbia le sue radici nell’adorazione pagana. ”

[Cosa insegna realmente la Bibbia ” dai Testimoni di Geova (2005)]

A causa del fatto che non ci siano documenti scritti di prima mano di Gesù o della sua vita, significa che è stato a lungo impossibile stabilire con precisione  quando sia effettivamente nato.

I moderni fondamentalisti cristiani e gli evangelici consigliano ai cristiani di non festeggiare il Natale. “Tre secoli e mezzo fa i Puritani Inglesi hanno usato la loro influenza all’interno della Repubblica Cromwelliana (Protettorato) per vietare le celebrazioni natalizie. […] Hanno affermato  che il 25 dicembre non aveva alcun collegamento biblico con il nascita del loro Messia e che la festa del Natale era quindi essenzialmente pagana” . I riformatori scozzesi del XVI, XVII e XVIII secolo, ad esempio, sostenevano che i “papisti” (cattolici) avevano inventato tutti i riti del Natale, così ne abolirono molti.

“Un dibattito letterario […] scoppiò nel dicembre 1643 e continuò a intermittenza […] fino al 1656. Nonostante alcuni sforzi disperati da entrambe le parti per trovare qualche indicazione nei documenti circa la  vera data della nascita di Cristo avrebbe incoraggiato repentinamente la scelta al tempo di Costantino; poiché non c’era davvero alcuna prova oggettiva di quando Cristo fosse nato, la festa della Natività era interamente una creazione delle autorità ecclesiastiche e sostenuta dalla tradizione e non dalla Bibbia. ”

[ The Stations of the Sun: una storia dell’anno rituale in Gran Bretagna”, Ronald Hutton (1996)]

“Nel 1647 il parlamento inglese ordinò che il Natale, insieme ad altre feste pagane, dovesse cessare di essere osservato. Un atto parlamentare del 1652 lo confermò [il divieto di Natale] . Nel New England, dove celebrare il Natale era considerato un reato, rimase proibito fino alla seconda metà del XIX secolo … […] nel 1870 a Boston, gli studenti che non avevano frequentato le scuole pubbliche a Natale furono puniti con l’espusione.”

[” The Dark Side of Christian History ” di Helen Ellerbe (1995) ]

Oggigiorno ai cristiani “per sentito dire”  dovremmo ” ricordare la ragione della ragione ” poiché ignorano le fondamenta della  loro religione e la storia del paganesimo .

Il Natale è un festa multiculturale e multireligiosa . Combina il culto del sole, il politeismo , le religioni della natura pagana che hanno venerano il ciclo naturale per molte migliaia di anni, fondendo  al cristianesimo  altri miti e tradizioni. Quando i cristiani si lamentano che sia diventato  troppo pagano, o quando i laici si lamentano che sia troppo religioso, o quando entrambi i gruppi si lamentano sia troppo commerciale, allora hanno tutti bisogno di rendersi conto che il Natale nasce dalla  fusione ad hoc di eterogenee festività basate sulla natura: l’albero di Natale e alcune decorazioni sono pagane, anche le storie della Natività sono in origine pagane, mitraistiche, romane e cristiane .

Il principale problema in sospeso in Occidente è l’ affermazione cristiana che il Natale abbia  qualcosa a che fare con la figura cristiana di Cristo o il suo compleanno . Questi elementi dovrebbero essere esclusi: in primo luogo, il paganesimo inerente al Natale , come la decorazione degli alberi, è chiaramente regolato nella Bibbia ( Geremia 10: 2-4); secondo, non ci sono celebrazioni per il compleanno cristiano nella Bibbia. In terza istanza, i primi cristiani  celebravano il compleanno di Cristo in Aprile o Maggio – e tale  data fu  modificato in modo che  corrispondesse  di proposito con il 25 Dicembre, un’importante festività pagana, dall’imperatore Costantino, al fine di armonizzare il cristianesimo con il paganesimo. E ‘certo che i cristiani non dovrebbero tentare di festeggiare il compleanno di Gesù, e certamente non dovrebbero farlo a Natale .

Oltre alla sua ricca storia, il Natale è ormai in gran parte una festa laica, una festa sociale basato sulla famiglia, e un’espediente  commerciale. I critici  Finché nessuno ricerca  l’origine   allora  vi è affatto bisogno che ci sia  conflitto oggi sulla natura del Natale . La non-religiosità può festeggiare l’evento commerciale e sociale, i cristiani possono far finta che il  Natale abbia  a che fare con Cristo, i pagani possono celebrare la natura, e tutti possono goderne appieno. E’ una festa che  può essere sfruttata  a seconda dei gusti. O se non si sceglie di celebrare il Natale allora tutta la questione  qui descritta diventa  soprattutto una pura e autentica faccenda che riguarda lo stato d’animo!


La sessualità nel Medioevo

Nel Medioevo il corpo umano era considerato sotto due fondamentali punti di vista: da un lato abbiamo il culto e l’esaltazione del corpo di Cristo martoriato, dall’altro il tentativo da parte della stessa Chiesa di mortificare e limitare i desideri della carne. I teologi del tempo arrivarono a far coincidere il “peccato” sessuale con il peccato originale, fonte di ogni male per l’uomo. In verità questa dottrina così rigida riguardo i costumi sessuali serviva a dare alla Chiesa un controllo sempre maggiore sulla popolazione. Addirittura nel corso dell’anno vi erano tre periodi della durata di quaranta giorni durante i quali, secondo i precetti della Chiesa, ci si doveva astenere dall’avere rapporti sessuali. Questo è un dei motivi per cui le nascite erano più o meno concentrate sempre negli stessi lassi di tempo; partorire nove mesi dopo una di queste “quaresime” era molto disdicevole e, anzi, era considerato un vero e proprio peccato. Inoltre l’attività sessuale era consentita solo dopo il calar del sole, in quanto il giorno doveva essere interamente dedicato al lavoro, che aveva la specifica funzione di purificare il corpo. Anche la domenica era giorno di astinenza, poiché consacrata al Signore. Era poi diffusa la credenza che fare l’amore mentre la donna aveva le mestruazioni avrebbe portato alla nascita di un bambino malato di peste e si vietava (o comunque si sconsigliava) l’attività sessuale durante le gravidanze e l’allattamento, per non recare danni al figlio. Dunque in verità le coppie sposate e totalmente fedeli avevano poco spazio per vivere serenamente la loro sessualità. Ovviamente l’atto sessuale nel momento in cui lo si poteva portato a termine doveva essere moderato sotto ogni aspetto: una delle funzioni più importanti era la riproduzione, ma il sesso coniugale aveva soprattutto lo scopo di “arginare” l’uomo (e anche la donna), soddisfacendo i suoi bisogni carnali così che non fosse indotto a trovare soddisfazione in altri rapporti non controllati ed istituzionalizzati. Non si poteva assolutamente dare libero sfogo alla lussuria: le donne in particolare dovevano essere totalmente passive; inoltre san Bernardino dice che un dei pochi motivi per una moglie di non ubbidire al marito è quando questo le chiede di unirsi “come animali”. Ingoiare lo sperma era considerata una pratica di stregoneria: per purificarsi da questo peccato si sarebbero dovuti passare sette anni a pane ed acqua. L’omosessualità era ovviamente uno dei peccati più gravi, paragonabile addirittura al cannibalismo. Chi fosse stato accusato di avere rapporti sessuali con persone del proprio sesso (in particolare si trattava di uomini, in quanto l’omosessualità femminile era poco diffusa) era condannato a morte: veniva arso vivo come un eretico, su pire di legno e finocchio (a quest’ultimo, utilizzato per “addolcire” l’odore della carne bruciata, si deve l’appellativo utilizzato in maniera dispregiativa nei confronti degli omosessuali ancora oggi).

La donna era considerata impura, poiché colpevole di indurre l’uomo in tentazione ed in quanto causa prima del peccato originale. Soltanto le vergini e le vedove sono considerate meno “sporche”, poiché in qualche maniera controllano la loro sessualità. La colpevolizzazione della donna arriva davvero a livelli estremi. Ad esempio sant’Agostino scrive queste parole molto crude: “ed ecco che siamo nati tra le feci e l’urina ed è nel peccato che mia madre mi ha concepito”. Egli afferma dunque che la donna nel momento in cui si è concessa all’uomo nell’atto sessuale ha commesso peccato. In effetti già san Paolo definiva l’istinto che porta uomini e donne ad unirsi carnalmente come frutto dell’intervento di Satana. Il demonio era allora descritto molto dettagliatamente, soprattutto per quanto riguarda la sua anatomia sessuale: il pene era lungo, rigido e rivestito di pezzi di ferro o squame; il suo sperma era gelido (dunque non utile alla procreazione, ciò a simboleggiare che l’atto era fine a se stesso). Molte donne furono in questo periodo accusate di aver avuto rapporti con il demonio: si tratta delle cosiddette streghe, perseguitate dall’Inquisizione durante tutto il Medioevo. Inoltre Satana era considerato il diretto ispiratore di ogni genere di sogno erotico. Chi faceva quel genere di pensieri durante il sonno doveva poi fare penitenza, poiché era come aver commesso un peccato. Abbiamo però anche un’altra faccia della medaglia: il Medioevo è il periodo in cui si assiste alla nascita della concezione di amor cortese, che dalla letteratura dei trovatori provenzali arriva poi a influenzare notevolmente i circoli letterari italiani, in primis per quanto riguarda il Dolce Stil Novo. In questo caso la donna è vista non più come strumento del demonio, bensì come un angelo di Dio, con vere e proprie capacità purificatrici. Il rapporto tra il poeta o cavaliere e la sua “domina” era quasi sempre spirituale piuttosto che fisico, ma in alcuni casi si arriva a considerare questa forma di amore extraconiugale come l’unico modo per poter realmente vivere il sentimento. Molto spesso ,infatti, nelle famiglie nobili moglie e marito erano uniti per motivi più politici più che amorosi. La donna poteva in questo genere di relazione esercitare un potere immenso sull’uomo, il quale doveva affrontare delle prove durissime per dimostrare la sua completa fedeltà (si può ben immaginare che queste fortunate signore si divertissero nel potersi prendere una meritata rivincita sul genere maschile). Una di queste prove arrivava davvero al limite dell’adulterio: la donna accoglieva l’uomo, nudo, nel suo letto e gli permetteva di baciarla, ma non di avere un rapporto completo (una prova di resistenza insomma). Vi erano però donne che, più o meno volontariamente, erano tenute a restare se mpre fedeli ai mariti, anche quando questi partivano per lungo tempo (ad esempio per affrontare una Crociata). Infatti in questo periodo fu inventato uno strano e (a mio parere) inquietante strumento di controllo: la cintura di castità. Comparsa per la prima volta in Italia nel XIV secolo, aveva inizialmente lo scopo di proteggere giovani vergini dalle violenze sessuali. Presto però la sua funzione principale divenne quella di impedire alle mogli di tradire il marito. Francesco da Carraia, nobile fiorentino, regalò una di queste cinture alla moglie infedele. Oggi è conservata presso il palazzo del Dogi a Venezia. Queste cinture erano formate da una struttura in metallo con due piccole aperture (ornate con spunzoni affilati) le quali permettevano le normali funzioni fisiologiche ma impedivano ogni tipo di rapporto sessuale. Spesso quando i mariti partivano si diceva che lasciavano le mogli “sotto chiave”: rinchiuse in casa e con addosso la cintura di castità, della quale l’uomo si teneva la chiave. Molte donne accettavano questa condizione, ritenendola una prova di fedeltà assoluta. Spesso però riuscivano a procurarsi in qualche modo una copia delle chiavi, se non altro per evitare le infezione che potevano risultare anche mortali. Esisteva anche un modello maschile di cintura di castità: in questo caso non per evitare l’adulterio ma per impedire la masturbazione, che secondo le credenze del tempo portava alla cecità e alla pazzia. Nonostante le opposizioni della Chiesa, in questo periodo era necessario utilizzare metodi per il controllo delle nascite, poiché le famiglie potevano mantenere solo un certo numero di figli. In verità qualcuno utilizzava come perfetto metodo contraccettivo l’astinenza, ma si trattava di pochi virtuosi. Già allora vi erano infatti delle tecniche per limitare il rischio di gravidanza: oltre alla pratica del coito interrotto (osteggiata da sant’Agostino e san Tommaso), abbiamo l’utilizzo di diaframmi fatti con cera d’api o di pezze di lino per bloccare lo sperma. Inoltre vi erano le solite superstizioni: bere bevande fredde, rimanere passive durante l’atto sessuale, trattenere il fiato al momento dell’eiaculazione dell’uomo, saltare violentemente dopo il rapporto, erano considerati metodi per evitare una gravidanza indesiderata. Quando questi metodi non funzionavano, spesso si ricorreva all’aborto, fortemente condannato dalla Chiesa. Esso veniva praticato con modalità che mescolavano credenze popolari con un poco di scienza medica (ma giusto un poco…). Ad esempio si facevano lavande interne o si utilizzavano varie sostanze quali catrame, piombo, succo di menta, semi di cavolo e addirittura urina animale. Anche così però non si era certi di interrompere la gravidanza: in tal caso il neonato veniva abbandonato presso una chiesa (in questi anni nascono anche i primi orfanotrofi). Nonostante la Chiesa avesse un’enorme influenza sulla popolazione, vi era comunque una notevole libertà dei costumi, soprattutto nel periodo in cui era diffusa in tutta Europa la peste nera: una maggiore consapevolezza della volubilità della vita umana portava l’uomo ad una ricerca sfrenata dei piaceri terreni. Dunque permane l’usanza romana di recarsi ai bagni pubblici, ora considerati luoghi di depravazione, dove uomini e donne stavano assieme nudi nelle vasche e venivano a volte anche serviti prelibati banchetti (il cibo era spesso legato all’attività sessuale in quanto altra debolezza della carne). Spesso questi bagni erano dotati di stanze private, dove risiedevano le prostitute pronte ad accogliere i clienti. Inoltre gli indumenti indossati ai tempi tendevano ad enfatizzare i caratteri sessuali: le donne portavano abiti molto scollati e spesso avevano il seno scoperto anche in pubblico (soprattutto per l’allattamento); gli uomini indossavano calzoni attillati che invece che nascondere i genitali li evidenziavano. Anche in seno alla Chiesa vi erano elementi che non rispettavano alla lettera i precetti morali imposti da questa: addirittura nel XIII secolo era usanza diffusa che i preti avessero delle concubine! Ciò era giustificato affermando che avendo a loro disposizione delle donne di bassa moralità i preti non avrebbero corso il rischio di corrompere donne oneste, nel caso non fossero riusciti a contenere i loro istinti. Addirittura in alcune zone di Francia, Scozia ed Inghilterra pare che i parroci godessero della cosiddetta “jus primae noctis”, ovvero del diritto di togliere la verginità alle giovani spose. Questo “diritto” fu in seguito limitato: il prete solo a volte poteva inserire simbolicamente una gamba nel letto della donna. Neppure le donne di Chiesa erano esenti a questa degenerazione morale: infatti molte di esse ricorrevano all’aborto in seguito a relazioni illecite, spesso intrattenute con altri ecclesiastici. La depravazione era diffusa ad un livello tale da raggiungere i massimi vertici: papa Giulio II nel 1510 arrivò ad aprire una casa di tolleranza per cristiani, e così fecero anche altri dopo di lui. In realtà la dottrina cattolica (che veniva comunque ribadita, in modo alquanto ipocrita ) considerava la verginità come lo stato di massima elevazione morale. Dunque gli ecclesiastici, in quanto votati alla castità, erano superiori rispetto a tutti gli altri uomini che non erano cappaci di dominare l’istinto. Come già detto, in realtà il matrimonio non era imposto per consentire la procreazione: quella poteva avvenire in qualsiasi genere di rapporto. Il vero motivo era la necessità di un controllo degli istinti, che rendesse gli uomini che non erano abbastanza forti da rimanere casti almeno in condizione di non dare libero sfogo alla lussuria, peccato molto grave agli occhi di Dio. Sant’Agostino afferma che il matrimonio non è un male, in quanto “stringe una società naturale tra due sessi”, caratterizzata dalla reciproca fedeltà e dalla procreazione; ma, nonostante ciò, l’astensione da qualunque rapporto era comunque preferibile, poiché se tutta l’umanità riuscisse ad astenersi “molto più presto si adempierebbe la città di Dio e si aprirebbe la fine dei tempi”. Differente è invece la visione luterana della sessualità: infatti la svalutazione delle opere dell’uomo porta a non considerare la verginità come un elemento che migliora la posizione di questo davanti a Dio. Inoltre gli esseri umani, proprio in quanto tali, non sono in grado di resistere agli istinti, poiché non è nella loro natura. Dunque la miglior condizione di vita non è più il celibato, bensì il matrimonio. Nonostante ciò, questo non è considerato dai protestanti come un sacramento, bensì come un semplice contratto tra due persone, il quale può anche essere sciolto.

Sono comunque riprese da Lutero delle ideologie di base del cattolicesimo: la condanna totale dell’adulterio e l’obbligo da parte i entrambi i coniugi di saldare il “debito coniugale”, ovvero di concedersi al marito o alla moglie ogni qualvolta venga richiesto (sempre nei tempi stabiliti ovviamente). Addirittura il monaco tedesco arriva ad affermare che una donna che rifiuta il suo uomo deve essere condannata a morte. In realtà è molto difficile fare un quadro generale relativo ai costumi di un periodo tanto vasto, durante il quale esistevano moltissime realtà differenti tra loro per luoghi e tempi. Resta comunque un’ immagine che sotto certi aspetti non è troppo differente da quella del mondo moderno, ancora ricco di contraddizioni riguardo al sesso: dal timido velo di pudore che spesso ne copre l’esistenza, al televisore che la usa come merce. Fatto sta che si tratta di qualcosa di trasversale, che sta alla base dalla natura e della sopravvivenza di ogni specie e che l’umanità dovrebbe imparare a vivere con più serenità e rispetto.