L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “perversione

Erotismo: forma alchemica di comunicazione mistica

L’ erotismo è spesso associato alla sessualità e ai suoi piaceri, ma non è accezione corretta: trattasi di componente pervasiva del corpo e della psiche

Erotico

Per il dottor Eusebio Rubio , un esperto di salute sessuale, l’erotismo è la dimensione umana derivante dalla possibilità di sperimentare il piacere sessuale e, oltre i livelli di manifestazione biologica, in sé racchiude componenti mentali, quali rappresentazioni, simbolizzazioni, significati sociali e loro regolazione, tali da rendere l’ erotismo una caratteristica specificamente umana.

Di solito, l’ erotismo è associato ad esperienze sessuali in particolare nell’accezione di “rapporto fisico”.

È condizionato all’atto di amare, in realtà si può avere esperienza erotica in contesti non -amatori, anche senza la presenza di una coppia.

Il Dr. David Barrios , sessuologo clinico e psicoterapeuta aggiunge che, sebbene l’ erotismo abbia basi fisiologiche , è soggetto a processi di apprendimento per tutta la vita. “Gli stimoli che innescano la risposta sessuale umana sono innumerevoli, la maggior parte con una percezione personale di esperienze individuali, temperati da una serie di emozioni e motivazioni .

L’ erotismo come espressione umana può essere concepita come un modo speciale di comunicazione e trascende l’individuo e la coppia di manifestare in letteratura, arti plastiche, la musica, o film “.

A CHE SERVE L’EROTISMO IN UN RAPPORTO

L’ erotismo è strettamente legato all’auto – conoscenza e lo studio delle sensazioni . Per gli altri specialisti in sessualità umana, come erotóloga Ana Ceron , una persona che riconosce i suoi sentimenti attraverso l’erotismo e lo vive come qualcosa di naturale e senza colpa ne ricava orgasmi più soddisfacenti, che sono necessari e sani perché aiutano a produrre gli ormoni essenziali per una sopravvivenza umana sana.

Al contrario, l’ignoranza verso il nostro corpo è responsabile di disfunzioni, come l’eiaculazione precoce e anorgasmia. Ana Cerón aggiunge che quando un bambino piccolo esplora il suo corpo e tocca i suoi genitali il primo monito perentorio è il “non toccarti “; quando si raggiunge l’adolescenza  e si esperisce la masturbazione , subentra in tali condizioni sperimentarlo  il più rapidamente come possibile, perché cresciuti con l’idea che la sessualità sia un male, e ci si stimolerà solo per raggiungere l’eiaculazione e senza esplorare i sentimenti .

Più tardi, nel caso una donna abbia l’ ansia di penetrazione sì grande non godrà  dell’ esplorazione del corpo del partner, non garantirebbe il piacere ricercato provocando in atto di penetrazione l’eiaculazione precoce . La donna subirà frustrazioni derivante dall’impossibilità di percepire l’orgasmo , perché le è stato così impartito che la ricerca del piacere non è atto consono. mediante educazione direttamente o implicitamente .

Qualora si sia aperti a sperimentare le sensazioni di un bacio, l’esperienza può essere più intima del un rapporto , ascoltare la respirazione del vostro amante durante il sonno può essere incredibilmente sexy , e si chiudono gli occhi e si prova a  descrivere a memoria parti del corpo del vostro patner può rivelarsi esperienza sublime.

L’ erotismo , come afferma la psicologa Lissette Valadez , comprende, unifica, totalizza e umanizza la sessualità.

Ancor più incisiva sull’argomento è la penna di Claudio Marucchi, che nel suo testo “Erotismo e Spiritualità” descrive e delinea il varco sacro sessuale.

“La travolgente forza ispiratrice dell’amore è contemporaneamente in grado di elevare l’individuo o disperderlo nell’abisso della frammentazione. L’amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. Per questo si dice “folle d’amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica.
La via dell’amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita di sé. Come stella polare interiore orienta il soggetto a mettersi in cammino verso se stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via, di paradosso in paradosso. Un simile desiderio è il punto di contatto tra l’amore per il partner (eros) e l’amore universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino tra loro fratello e sorella.
Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l’incarnazione dell’universo, dell’alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape. Un’attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l’identità tra sessualità e vita spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire L’Eros apre le porte al Sacro, ed è il modo più immediato per chiunque di aver un approccio al numinoso e al trascendente.
I misteri della sessualità mistica sono celati tra le pieghe dei testi sacri, spesso ben criptati, ma anni di pratica aiutano nella decodificazione. E’ un percorso che va abbinato alla propria crescita interiore, nel senso che i troppi condizionamenti che abbiamo sulla sessualità rendono necessario un lungo lavoro preliminare. Non è praticabile questo tipo di amore se si pensa che sia solo una questione tecnica. Vi è anche una “riesumazione” dell’istinto. In realtà un enorme lavoro sulla propria psiche è necessario viatico per la resa nell’ambito della sessualità mistica. E’ una questione che concerne anche l’etica. Uno deve aver fatto i conti con imbarazzi o vergogne, paure, sindrome da abbandono, gelosie, possesso, attaccamenti, territorialità, identificazione nel partner e tutto ciò che normalmente contraddistingue un rapporto di coppia. Chi crede di poter fare a meno di questo lavoro, oppure si nasconde giustificando in qualunque modo la seppur minima presenza di tali “sentimenti”, si sta prendendo in giro da solo. Libertà e Amore devono essere una cosa sola… e la sola cosa! Il resto è pietra d’inciampo e serve solo a giustificare le proprie mancanze.”


TheCoevasIo. Fisiologica lettura, passatempo per audaci antidiluviani lettori

io
Protagonista di questo romanzo è (l’)Io. Una donna che vuole a tutti i costi scardinare la sua ingenuità psicologica, allenandosi a potenziare le forze che governano i suoi impulsi, divenendo agente attivo delle sue pulsioni distruttive. Attraverso un viaggio onirico trova la strada per agire e liberare sé stessa dall’angoscia e dalla castrazione emotiva per essere stata simbolicamente cacciata dal Paradiso Terrestre. (L’)Io non vuole più essere un piccolo ingranaggio nella società e si spinge oltre per dire – Basta a tutti quei legami egoistici che non considerano l’altrui sensibilità, emotività, desideri, affetti e aspirazioni. Basta ai sensi di colpa.
Si comincia con la sua consapevolezza; misteri non svelati ma scoperti, segreti non rivelati ma pubblicati, tradimenti dove il “tradimento” è il vero Paradiso Terrestre. Il passato, l’infanzia, l’adolescenza, la scoperta del sesso, suo unico naturale e consolatorio amico trasformato in porcheria da primitive menti familiari. Iniziatrice di una nuova Sua èra, dove nulla sarà più come prima capovolgerà la conoscenza del bene in conoscenza profonda del male. La Crudeltà, dèa ispiratrice del suo percorso, proditoriamente assomma e trascende tutte quelle dei cosiddetti villain appartenenti alla storia e alla letteratura.
A questo punto inizia la vera storia, dove realtà e inconscio si mescolano laddove il suo agire sarà giustificato dalla metafora del sogno.
Nel capitolo intitolato Dark waters si assiste a una revisione prima del mito di Ulisse e poi di quelli di Eschilo e di Oreste. Filo rosso è l’acqua, elemento portatore di vita e morte. Il tema predominante è la famiglia, dove si assiste all’uccisione della madre (colei che le ha portato via la figura tanto amata del padre) e del suo amante.
Nel capitolo Black soul blues l’elemento è la terra, intesa come custode di segreti innominabili e pertanto da tenere occultati.
(l’)Io userà la forza e il potere delle parole e dei giudizi, che la fede religiosa usa per colpevolizzare e rendere succubi deboli menti, allo scopo di eliminare un servo della chiesa.
In Surfin’ bird l’elemento è il fuoco, inteso in tutta la sua forza distruttiva e purificatrice. Reduce della guerra del Vietnam, dove trovatasi a combattere come mercenaria, è prigioniera dei Vietcong. Torturata, ha subito abusi atroci e subdoli finalizzati a toglierle il respiro ampio della dignità. La scena si sposta negli States, ove, autostoppista improvvisata, si recherà verso un luogo dove attuerà l’“Attentato”.
Labyrinth infine, è un ritorno a sè ambientato nel cervello della protagonista, dove vi è una lotta tra virus e batteri contro la vita stessa di Io. La scena si sposta all’interno di un ospedale dove è ricoverata vittima di un male tanto incurabile quanto sconosciuto. È tale male solo all’interno della sua mente? In questo luogo trova la cura adatta a lei tramite il principio mors tua vita mea. La cieca distruzione dell’altro, il malato che contagia, avviene fantasticamente insufflando gas venefico nelle condutture dell’aria condizionata. L’elemento è l’aria, che, per ironia della sorte, è portatrice di vita.
Segue poi un’autoanalisi in The rose tattoo, dove l’antieroina, la razionale, la donna con un preciso ruolo, prende le distanze dalla parte gemella e dal suo operato, snocciolandolo come non l’appartenesse, fino ad arrivare all’imprevisto finale, dove si consuma il delitto più grave: quello contro sé stessa.
Il tradimento perfetto sarà compiuto?

<p><a href=”https://vimeo.com/47269444″>Extremo IO</a> from <a href=”https://vimeo.com/iridediluce”>Iridediluce</a&gt; on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a&gt;.</p>


Histoire d’O 2 – Ritorno a Roissy

Histoire d’O 2 – Ritorno a Roissy

O2

 

Un gruppo di affaristi francesi si trova all’improvviso nei guai; la loro società sta per essere rilevata da un ricco americano, in arrivo dagli Stati Uniti con tutta la sua famiglia per concludere l’operazione. L’unico sistema per evitare questa prospettiva è di riuscire a coinvolgere l’americano in uno scandalo di tali proporzioni da indurlo a rinunciare. Per questo, si affidano alla perversa e affascinante Madame d’O, che con impegno si mette all’opera attirando nei suoi torbidi giochi sadomasochistici non solo il finanziere, ma tutta la sua famiglia, moglie e due figli, facendo addirittura arrivare padre e figlia all’incesto (almeno a quanto si può intuire). Lo scandalo scoppia, e l’obiettivo è raggiunto; consolazione per l’americano e la sua famiglia, è l’aver scoperto, grazie alla solerte madame d’O, nuovi orizzonti della sessualità.

GENERE: Commedia
ANNO: 1984
REGIA: Eric Rochat
SCENEGGIATURA: Eric Rochat
ATTORI: Ruben Blanco, Christian Cid, Manuel de Blas, Carole James, Eduardo Bea, Frank Sussman, Sandra Wey, Rosa Valenty, Tomas Pico’, Alicia Principe
FOTOGRAFIA: Andres Berenguer
MONTAGGIO: Alfonso Santacana
MUSICHE: Stanley Myers
PRODUZIONE: BEDROCK HOLDING IMAGE COMMUNICATION
DISTRIBUZIONE: ARTISTI ASSOCIATI (1985) – DOMOVIDEO
PAESE: Spagna
DURATA: 87 Min
FORMATO: PANORAMICA


Freud: Passioni segrete

Goditi “Freud: Passioni segrete” on line

freud_passioni_segrete_montgomery_clift_john_huston_001_jpg_effk

I rapporti tra Freud e il cinema furono piuttosto controversi. Diciamo pure che il padre fondatore della psicoanalisi provava una decisa avversione nei confronti dell’arte più rappresentativa del XX secolo. Suscitò clamore il telegramma con cui nel 1925 rifiutava il compenso di 100.000 dollari offerto dal produttore Samuel Goodwin in cambio della collaborazione a un film che doveva rievocare le principali vicende amorose della storia (come quella tra Antonio e Cleopatra). Più possibilista, e forse venale, il presidente della Società Psicoanalitica Internazionale Karl Abraham, il quale accolse invece la proposta del produttore tedesco Hans Neumann di realizzare un film di divulgazione sulla psicoanalisi girato da Wilhelm Pabst.

Lo stesso Abraham, amico e sodale di Freud nonché analista di Melanie Klein, tentò inutilmente di convincerlo. “Suppongo, caro Professore, che lei non manifesterà per questo progetto una simpatia smisurata, ma sarà obbligato a riconoscere la costrizione che motivi di ordine pratico fanno pesare su di noi”, scriveva. “Non ho bisogno di dirle che questo progetto è conforme allo spirito del nostro tempo e che sarà sicuramente messo in atto: se non con noi, lo sarà sicuramente con persone incompetenti. A Berlino abbiamo un gran numero di psicoanalisti ‘selvaggi’ che si precipiteranno avidamente sull’offerta, nel caso la rifiutassimo”. Dalle parole di Abraham traggo un riferimento malevolo a Georg Groddeck (che si definiva appunto uno psicoanalista selvaggio), ben più brillante e – facile dedurlo – meno attaccato di lui alla vil pecunia.

Freud ripeté la propria contrarietà in una lettera indirizzata a un altro importante psicoanalista dell’epoca, Sándor Ferenczi. “La riduzione cinematografica sembra inevitabile, così come i capelli alla maschietta, ma io non me li faccio fare e personalmente non voglio avere nulla a che spartire con storie di questo genere”. L’idea di vedere nonno Sigismondo pettinato come Betty Boop fa sorridere. “La mia obiezione principale”, proseguiva”, “rimane quella che non è possibile fare delle nostre astrazioni una presentazione dinamica che si rispetti un po’. Non daremo comunque la nostra approvazione a qualcosa di insipido”.

Chi aveva ragione: il dogmatico Freud o il più disponibile Abraham? Come la psicoanalisi insegna, non è possibile dare una risposta. Dipende dai punti di vista. Storicamente, il cinema ha contribuito a diffondere le tematiche proprie della psicoanalisi pur spesso banalizzandole. In ogni caso, nonno Sigismondo non avrebbe apprezzato il biopic che John Huston gli dedicò nel 1962. A cominciare dal titolo: Freud: The Secret Passion. Si potrebbe definire come una specie di detective story (in cui il colpevole è l’Inconscio, ovvio) che si sviluppa tra il 1885 e il 1890: anni in cui il giovane Sigmund segue le lezioni di Charcot allaSalpêtrièreapprende la tecnica dell’ipnosi per il trattamento dell’isteria, quindi inizia a collaborare con il medico viennese Josef Breuer. Fu proprio questa collaborazione a imprimere un corso nuovo alle sue idee, l’abbandono del metodo ipnotico e la formulazione delle prime ipotesi sulla struttura della mente. La ricostruzione storica è fedele, sebbene macchinosa ed eccessivamente didascalica (tralasciando, non per caso, il tema della sessualità infantile). Piuttosto ridicola appare invece l’atmosfera oscura e misteriosa in cui si muovono i personaggi, che sembrano dei santoni dediti a pratiche pseudomagiche.

La sceneggiatura iniziale fu redatta nientemeno che da Jean-Paul Sartre, ma prevedeva un film della durata di otto ore che i produttori bocciarono immediatamente. Fu John Huston stesso a sfrondare la trama (si fa per dire, 140’ ridotti poi ulteriormente a 120’), a ben pensarci l’identico trattamento che gli americani hanno riservato alla psicoanalisi. Così Freud “diventa un certo tipo di genio malato e infervorato che coglie le risposte giuste nel limbo dell’ispirazione” (parola di regista). Ne veste tuttavia in modo credibile i panni Montgomery Clift, già minato nella salute fisica e dalla depressione, in una delle sue ultime apparizioni.

GENERE: Biografico
REGIA: John Huston
SCENEGGIATURA: John Huston, Wolfgang Reinhardt, Charles Kaufman
ATTORI:
Montgomery Clift, Susannah York, Larry Parks, Fernand Ledoux, Susan Kohner, David Kossof, Alexander Mango, David McCallum, Eric Potman, Rosalie Crutchley, Joseph Fürst, Eileen Herbie, Leonard Sachs

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Douglas Slocombe
MONTAGGIO: Ralph Kemplen
MUSICHE: Henk Badings, Jerry Goldsmith
PRODUZIONE: HUSTON, WOLFGANG REINHARDT PER L’UNIVERSAL
DISTRIBUZIONE: UNIVERSAL
PAESE: USA 1962
DURATA: 120 Min
FORMATO: B/N
VISTO CENSURA: 18

CRITICA:
“Fra i film biografici questo è senza dubbio una dei più seri, ache se l’autore sacrifica qua e là il rigore storico allo spettacolo e cade (ma forse se lo era imposto) in uno schematismo scientifico non del tutto persuasivo. Fa difetto comunque all’opera l’ambientazione storica anch’essa sacrificata allo sconcertante personaggio che campeggia senza essere approfondito più del dovuto. Di buon livello l’interpretazione di Montgomery Clift che riscatta con la sua prestazione la teatrale impostazione dell’opera.” (Segnalazioni cinematografiche, vol. LIV, 1963)
NOTE:
– CONSULENTE MEDICO: DAVID STAFFORD-CLARK – PROLOGO ED EPILOGO LETTI DA JOHN HUSTON- DURATA DELL’ EDIZIONE AMERICANA:140′.- SARTRE SCRISSE UNA SCENEGGIATURA CHE HUSTON NON ACCETTO’ RITENENDOLA TROPPO AMPIA. L’EDIZIONE DEFINITIVA DEL FILM FU COMUNQUE TAGLIATA DI CIRCA UN TERZO E IL RISULTATO FINALE FU POCO COERENTE E POCO RIUSCITO.

Isteria e orgasmo: una curiosa prescrizione medica dal passato

Il disturbo della personalità istrionica è abbastanza comune in una consulta di psicologia, quello che non risulta essere molto comune è il trattamento che gli si riservava agli inizi del 1800. Andiamo un poco indietro nel tempo:
Anche se nel XVII secolo i puritani della Nuova Inghilterra consideravano la masturbazione come una sorta di blasfemia ed addirittura scoraggiavano le giovani ragazze dal montare a cavallo sostenendo che potessero incontrare “troppa stimolazione”, di certo è che la masturbazione arrivò ad utilizzarsi come trattamento medico.
Maine nel suo libro: “The Technology of Orgasm” esplora la storia dei dottori che utilizzavano la stimolazione vaginale per trattare l’isteria. A quell’epoca l’isteria era una diagnosi molto più comune di oggi, dato che a volte si applicava a tutti quei disordini che manifestassero i sintomi di: nervosismo, insonnia, spasmi, problemi respiratori, irritabilità e mancanza di appetito o di desiderio sessuale.
Di certo è che da tempi ben più antichi i medici prescrivevano massaggi stimolanti nella regione pelvica che inducessero un parossismo isterico, e in questo modo spesso la paziente otteneva un miglioramento momentaneo. Al principio erano gli stessi dottori che praticavano i massaggi ma di seguito, alla fine del secolo XIX apparvero i primi vibratori elettrici, molto primitivi naturalmente, quindi si svilupparono ed apparirono diversi modelli e di diverse dimensioni. Nel 1918 si arrivò ad includerli nel catalogo di Sears e si offrivano come un gadget in omaggio con l’acquisto di un altro elettrodomestico.
Molte delle donne che soffrivano d’isteria ed erano in età da matrimonio erano consigliate di sposarsi quanto prima, dato che masturbarsi da sole non era una opzione raccomandata agli inizi del XX secolo.

Sicuramente oggi giorno i vibratori rappresentano il giocattolo erotico più venduto al mondo. Ma cosa vi è di certo in questa pratica? Anche se oggi esistono metodi totalmente diversi per trattare e comprendere il disturbo della personalità istrionica, si conosce che comunque durante l’orgasmo si libera la oxitocina ed altre endorfine che favoriscono uno stato di rilassamento favorendo il sonno e riducendo lo stress. Così, i dottori dell’epoca potevano non essere poi tanto in errore, anche se questo trattamento sarebbe molto più raccomandabile per altri disordini.

In tema di psicologia resta sempre molto da apprendere.

Fonte:

Maines, R. P. (1999) The Technology of Orgasm: Hysteria, the Vibrator, and Women’s Sexual Satisfaction. Baltimore: The Johns Hopkins UP.


The end – The Doors

The End – Los Angeles, California 21 Agosto 1966

The End è il brano con cui in genere i Doors chiudono i loro spettacoli. Jim è solito aggiungere frammenti poetici sempre diversi. Stasera Morrison afferra con rabbia l’asta del microfono. La testa è reclinata all’indietro, gli occhi sono chiusi. La sua voce è profonda e insinuante.

A un tratto apre gli occhi e urla: ” PADRE TI VOGLIO UCCIDERE, MADRE TI VOGLIO SCOPARE“.

In quel periodo Morrison si è appassionato agli scritti di Nietzsche su L’Edipo Re, la tragedia di Sofocle. Sta studiando il complesso di Edipo e quello di Elettra, di cui parla spesso con un amico, un professore di Psicologia. E’ da queste letture che si ispirano le parole pronunciate sul palco. Lo spiega lui stesso: “UCCIDI TUO PADRE VUOL DIRE CANCELLA TUTTE LE IDEE CHE TI SONO STATE INCULCATE MA NON TI APPARTENGONO. SCOPA TUA MADRE SIGNIFICA RISCOPRI L’ESSENZA, LA NATURA, LA REALTA’: SE VUOI PUOI RICONOSCERLA, AFFERRALA.”


Immagine

Piacere. Emozione generata da un vantaggio personale o da uno svantaggio altrui. Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

Fumando


I supplizi e le torture applicati dalla “Santa” Inquisizione nel corso dei secoli

L’Inquisizione nacque nel XII secolo come Istituzione della Chiesa Cattolica, la quale creò un tribunale ecclesiastico adibito ai processi contro catari e valdesi. Con il passare del tempo, il suo compito si specificò sempre di più nel ricercare e giudicare tutti gli eretici. Il criterio con cui si attribuiva a una persona il reato di eresia era alquanto discutibile e molto spesso i capi d’accusa erano del tutto privi di fondamento, tuttavia gli accusati arrivavano ad attribuirsi i più fantasiosi reati pur di porre fine alle atroci torture cui erano sottoposti.

L’esecuzione non era possibile senza una confessione, che non poteva certo essere estorta con le buone maniere. Si ricordano 3 Inquisizioni: quella medievale, quella spagnola e quella romana. Sebbene si collochino in luoghi ed epoche differenti, i loro metodi di procedura furono essenzialmente gli stessi.

Vennero impiegati antichi sistemi di tortura e ne furono inventati di nuovi, grazie anche al contributo di presunti esperti di stregoneria e demonologia. Essi erano convinti che il diavolo lasciasse un “marchio” sulla pelle del suo servo: segno invisibile, ma che rendeva insensibile la pelle in quel punto. Per questo le carni degli accusati venivano penetrate da lunghi spilloni fino a identificare il punto in cui il “servo di Satana” non provava dolore ovvero non urlava (magari perchè sfinito dalla tortura). Questa era considerata una prova sufficiente. I supplizi più usati furono i seguenti:

ANNODAMENTO: era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Robusti uomini ruotavano l’attrezzo in modo veloce, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura fu usata in Germania anche contro gli zingari (1740-1750) e in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918;

CREMAGLIERA: era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni;

CULLA DELLA STREGA: questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni;

CULLA DI GIUDA O TRIANGOLO: l’accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. Alla fine alla vittima venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi;

DISSANGUAMENTO: era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione, tramite fuoco, del suo sangue. Le streghe condannate erano “segnate sopra il soffio” (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte;

FANCIULLA DI FERRO O VERGINE DI NORIMBERGA: era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte, erano inserite delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori;

FORNO: questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel XVII secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche 2 bambini;

GARROTA: non è altro che un palo con un anello in ferro collegato alla vittima, seduta o in piedi; le veniva fissato e andava stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale;

IMMERSIONE DELLO SGABELLO: questa punizione era usata più spesso sulle donne. La vittima veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall’acqua gelida. L’immersione dello sgabello era usata per le streghe in America e in Gran Bretagna nonché come punizione per crimini minori, prostituzione e ai danni dei recidivi;

IMPALAMENTO: è una delle più antiche forme di tortura. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della persona, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente;

MASTECTOMIA: alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico, ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. La carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più orribili casi noti in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo “strappado”, fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Questa vergogna era più di una tortura fisica; l’esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un’estrema umiliazione;

ORDALIA DELL’ACQUA: in questo tipo d’ordalia, l’acqua simboleggia il diluvio dell’Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati così l’acqua “pulirà” l’anima della persona. Dopo 3 giorni di penitenze, l’accusato doveva immergere le mani in acqua bollente, a volte fino ai polsi, in altri casi fino ai gomiti. Si aspettavano poi 3 giorni per valutare le sue colpe.

Veniva messa in pratica anche un’ordalia dell’acqua fredda. Alla persona imputata venivano legate le mani e i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla dopodiché veniva immersa in acqua: se galleggiava, era sicuramente colpevole, in quanto l’acqua “rifiutava” una creatura demoniaca; se andava a fondo, era innocente, ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo;

ACQUA INGURGITATA: l’accusato, incatenato mani e piedi ad anelli infissi nel muro e posato su un cavalletto, è costretto a ingurgitare più di NOVE litri d’acqua, e ancora altrettanti se il primo tentativo non risulta convincente, per un totale di DICIOTTO litri.

ORDALIA DEL FUOCO: prima di iniziare l’ordalia del fuoco, tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito poteva durare fino a 3 giorni nel corso dei quali gli accusati dovevano partecipare a preghiere, digiuni, sottostare ad esorcismi, ricevere vari tipi di benedizioni e prendere i sacramenti; dopodiché aveva inizio l’ordalia che poteva avvenire in diverso modo. Uno di questi consisteva nel trasportare per una certa distanza un pezzo di ferro incandescente, di peso variabile tra mezzo chilo e un chilo e mezzo.

Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare a piedi nudi sopra carboni ardenti, a volte con gli occhi bendati. Dopo la prova, le ferite venivano coperte e, allo scadere di 3 giorni una giuria controllava lo stato delle ustioni. Se le ferite non erano rimarginate l’accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente;

PERA: era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo a un massimo dei suoi segmenti. L’interno della cavità ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano per aumentare il danno fisico. Questa era una pena riservata alle donne accusate di avere avuto rapporti sessuali col Maligno;

PRESSA: anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il XIV secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772;

PULIZIA DELL’ANIMA: era opinione diffusa in molte zone che l’anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone”, che si usa oggi, risale proprio a questa tortura;

ROGO: una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica. L’esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall’emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega veniva strangolata, avendo cura di farla rimanere in uno stato di stordimento; il suo corpo, a volte, era immerso in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se poi, per qualche fortuita coincidenza la strega fosse riuscita a liberarsi dal palo e ad uscire dalle fiamme, la gente la respingeva dentro;

RUOTA: in Francia e in Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle vittime venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L’agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni;

SEDIA INQUISITORIA: era una sedia provvista di punte e aculei alla quale il condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi ustioni;

SEGA: terribile metodo di esecuzione applicato, nella maggior parte delle volte, agli omosessuali. Il condannato veniva appeso a testa in giù con le gambe divaricate e con una sega veniva tagliato in 2 verticalmente. Veniva tenuto a testa in giù affinché il dissanguamento fosse più lento e perchè il maggior afflusso di sangue al cervello acuisse la sensibilità al dolore. Pare anche che la vittima restasse cosciente finchè la sega arrivava al cranio;

SQUASSAMENTO: era una forma di tortura usata insieme alla “strappata”. L’accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime;

STIVALETTO SPAGNOLO: le gambe venivano legate insieme in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa;

STRAPPATA: l’accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L’esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni;

TORTURA DELL’ACQUA: veniva inflitta frequentemente a personaggi compromettenti, dal momento che i suoi risultati non erano visibili esteriormente. Veniva fatta ingurgitare all’accusato una quantità spropositata d’acqua, finché il suo ventre non raggiungeva dimensioni abnormi, quindi veniva messo a testa in giù perchè la massa d’acqua pesasse sul diaframma e sui polmoni. Oltre al fortissimo dolore, ciò provocava gravi strappi e lesioni agli organi interni.


La femminilità secondo Simone de Beauvoir

Tutti sono d’accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono “la femminilità è in pericolo”; ci esortano: “siate donne, restate donne, divenite donne”. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell’essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità.

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, 1949

shadow.woman.poema.poesia

 


Aspirando


Extremo IO

A sensorial documentary film on the novel “IO” by TheCoevas


Penombra


Cera


I ruoli nel BSDM

Sopra, sotto o tutte due? – Nel BDSM abbiamo due ruoli complementari e contrapposti, Dominante e sottomesso. Tramite i ruoli si vivono le situazioni, i giochi, le proprio fantasie. Ovviamente i ruoli non devono essere necessariamente ‘fissi’. C’è chi si trova più a suo agio nel ruolo sottomesso e chi in quello Dominante, e anche chi prova eguale interesse in entrambi. Essendo i ruoli Dominante/sottomesso speculari ma contrapposti, per giungere ad un buon livello di soddisfazione occorre un certo approfondimento e quindi un adeguato periodo di tempo ed esperienze che consentano di conoscere ed apprezzare i livelli di piacere che esso comporta.

Per sperimentare un ruolo e farlo ‘proprio’ occorre tempo e dedizione, e soprattutto tanta voglia.

Lo scambio dei ruoli in un rapporto S/m, sia con partner diversi sia nell’ambito della stessa coppia può essere una variante piacevole e fruttuosa ed un completamento delle proprie capacità di soddisfare e soddisfarsi.

Tutto ciò fermo restando che per raggiungere livelli soddisfacenti nel calarsi in un ruolo occorre un certo tempo minimo per approfondirlo e farlo proprio.

Dominante

Chi impugna le redini – Il ruolo Dominante è prima di tutto Il Ruolo con le maiuscole. E’ il Dominante, uomo, donna o gruppo che sia, l’unico soggetto attivo nel rapporto. Da lui deriva ogni atto, per la sua soddisfazione è realizzata ogni situazione, dalla sua volontà si concretizza ogni momento del rapporto.

Assumere il ruolo di Dominante è sicuramente più complicato del suo speculare dominato. Il ruolo di Dominante difatti è quello direttivo, da cui dipende tutto ciò che nel rapporto si realizza. Dovrà accollarsi ogni iniziativa e responsabilità, dando ordini, decidendo meccanismi e cerimoniali, dettando condizioni e impartendo punizioni e umiliazioni.

Starà alla Sua sensibilità saper spingere la parte dominata il più vicino possibile ai limiti che si è posta, e talvolta a superarli, a seconda del grado di eccitazione, coinvolgimento e sottomissione che avrà saputo instaurare.

La crudeltà, il trarre piacere dalla sofferenza altrui e persino l’esperienza non saranno che elementi di base per un Dominante, rispetto alla sensibilità e alla sicurezza del proprio ruolo, veri elementi fondamentali per la riuscita di una sessione BDSM soddisfacente. Una certa dose di cultura, una buona intuitività ed uno spiccato atteggiamento autoritario completeranno il quadro del ruolo Dominante, cui tutto è dovuto, nulla richiesto e cui la controparte è semplice strumento e proprietà. Il Dominante può assumere diverse definizioni in Rete, può essere Top, Mistress/Master, Padrone/a, in ogni caso e’ fondamentale notare come l’iniziale del nome sara’ sempre maiuscolo.E questa regola varrà anche per la scelta dello pseudonimo (nick) da usare in Rete. Esistono naturalmente altrettanti differenti metodi di interpretare il ruolo Dominante quante definizioni ci sono e ci sono stati nella storia del mondo, essendo poi la definizione del ruolo strettamente collegata alle caratteristiche, volontà e desideri dei singoli individui. Esistono Padrone/i dolci e crudeli, raffinati e volgari, imprevedibili e metodici, indulgenti e inflessibili. Condurre il gioco in un rapporto BDSM: questo Li unisce tutti.

Una attenzione particolare dovrà avere la parte Dominante nella gestione degli incontri, nella scelta di accessori, vestiti e cerimoniali, essendo il feticismo una componente strettamente correlata al BDSM. Tale bisogna sarà naturalmente condotta nei gusti e secondo le preferenze proprie, che decideranno dell’abbigliamento e degli accessori necessari per la realizzazione delle proprie fantasie nel modo più completo e gradevole. Un ultimo cenno vorremmo portare sul discorso del metodo. Alcuni Dominati sono soliti utilizzare la brutalità e la violenza come metodi correttivi o per il loro divertimento. Personalmente lo ritengo inutile e pericoloso in termini concreti. Chi usa la violenza mostra semplicemente di non essere capace di raggiungere lo stesso risultato (punire, umiliare o sottomettere) con la forza di volontà. Sono pertanto sintomi di debolezza che mal si confanno ad un ruolo di supremazia quale quello di Dominatrice/ore in un rapporto BDSM, oltre che avvicinarsi pericolosamente a sintomi di squilibrio e patologia comportamentale. Ovviamente qui mi sto riferendo ad atti di brutalità e violenza di una certa entità e metodicità e non certo a singole manifestazioni anche piuttosto forti o a piccoli gesti di basso profilo anche se frequenti nel corso di un rapporto articolato, atti che possono inserirsi appieno in un rapporto BDSM degno di tale nome. Esistono peraltro alcune tecniche, come lo spanking o la fustigazione, nelle quali eventuali desideri di violenza o di colpire anche in modo molto pesante la parte dominata trovano piena soddisfazione senza peraltro provocare danni fisici o lesioni gravi che con la soddisfazione sessuale, anche nel corso di un rapporto BDSM, credo nulla possano avere a che fare.

Sottomesso

Chi sta a 4 zampe – Il ruolo sottomesso è certamente più semplice, anche se per definizione più scomodo. Chi per inclinazione o desiderio scelga di calarsi a vivere il ruolo di sottomesso in un rapporto BDSM dovrebbe sempre rifletterci sopra con attenzione prima di mettere in pratica queste fantasie con altre persone.

Innanzitutto il ruolo sottomesso è sostanzialmente passivo. Anche quando agisce, difatti, il sottomesso ubbidisce ad ordini o direttive, e non certo di sua iniziativa. Ferma restando la assoluta licenza di ognuno di vivere le esperienze che preferisce nel modo che preferisce, un rapporto BDSM necessita di due parti in gioco, di cui una comanda e l’altra subisce. Ove sia la parte dominata a dettare condizioni, metodi, tempi e luoghi, sia pure nella forma di suppliche o al di fuori del rapporto in sé, possiamo tuttalpiù avere una sorta di recita priva di quella tensione che è la caratteristica base del rapporto S/m.

Se lo scopo della parte Dominante è il raggiungimento della massima soddisfazione possibile, quello della parte sottomessa è la più totale obbedienza ed il provocare il maggior grado di piacere possibile alla controparte.

Sebbene possa sembrare un paradosso al sottomesso sarà vietata anche ogni iniziativa che gli procuri maggior dolore o umiliazione. È difatti chiave fondamentale in un rapporto BDSM che la decisione di infliggere dolore o umiliazioni alla parte sottomessa sia materia di scelta e priorità della parte Dominante, che lo farà solo ed esclusivamente per il Suo divertimento o perché ne prova piacere. È facoltà dello slave disobbedire, attirando su di sé le punizioni che la parte Dominante deciderà più consone, così come potrà lamentarsi delle proprie condizioni.

Come per il Dominante, anche per il sottomesso ci sono varie definizioni: bottom, slave, schiavo/a. L’importante e’ che’ l’iniziale sia sempre minuscola, anche per lo pseudonimo. In aggiunta lo pseudonimo potra’ essere compreso tra parentesi, ad indicare che oltre al ruolo sottomesso, si appartiene anche ad un Dominante.

Benché sia cosa piuttosto imbarazzante, può capitare soprattutto ai neofiti di rendersi improvvisamente conto di non trovare per nulla divertente la situazione in cui ci si viene a trovare nel ruolo sottomesso. É naturalmente possibile decidere di smettere i panni e interrompere il rapporto, semplicemente ammettendo di avere sbagliato i propri conti. Anche per evitare simili frangenti consiglio a chi si appresta a praticare di riflettere con grande profondità sui risvolti della sua scelta.

Una volta scesi nel ruolo di sottomesso è il minimo saper reggere tutto ciò che ne seguirà fino alla fine della sessione. Accettarne regole e situazioni in modo totalmente passivo, sforzandosi ogni momento di sentire il piacere della parte Dominante come unica vera cosa importante.

Primi e fondamentali requisiti dell’aspirante sottomesso saranno quindi la dedizione e la coerenza, capacità di portare a termine il compito iniziato, per quanto sgradevole possa essere o diventare. La sopportazione del dolore fisico o il saper apprezzare e godere delle proprie sofferenze sono sicuramente ottimi elementi ma possono essere acquisiti anche con l’esperienza.

La profonda convinzione e la capacità di mantenere saldamente il proprio ruolo sono invece fattori indispensabili fin dai primi passi concreti nel mondo S/m.

Uno schiavo/a che decida di mettersi nelle mani di una Padrona/e dovrà innanzitutto chiarire con sé stesso e quindi con la controparte fino a che punto è disposto ad essere spinto, quali limiti intende fissare e che ottica ha del rapporto, oltre che notificare, se crede, le proprie preferenze e le pratiche che trova invece sgradevoli. È nella natura stessa delle cose che tali limiti saranno poi in realtà solo indicativi e certo non tassativi, in quanto nel corso della seduta sarà la parte Dominante a decidere quale limite avvicinare, quale ignorare e quale oltrepassare. A questo proposito sarà fondamentale per chi si appresta a diventare parte dominata capire che tipo di persona si ha di fronte e se possibile conoscerla almeno un poco, onde poter decidere con coscienza se compiere o meno quel passo. Così come va da sé che ogni indicazione data dalla parte sottomessa alla parte Dominante è e resterà ad unico uso di essa, che deciderà se servirsene e in che modo. La parte sottomessa dovrà quindi porre ogni sforzo nel capire al più presto le esigenze della parte Dominante ed assumere un comportamento adeguato ad esse. Nel modificarsi, accettare desideri e metodi della propria Padrona/e sta il vero lavoro della parte sottomessa. Ed è naturalmente una ricerca senza fine; e la parte Dominante dal canto suo non farà che rendere più difficoltoso ed umiliante l’ubbidire ai propri ordini, già di per sé punitivi. E nell’incapacità di giungere al proprio annullamento la parte sottomessa troverà il proprio piacere, percependo il piacere che la sua passione procura alla parte Dominante.

Switch

Chi si diverte sempre – È esperienza molto comune che chi trova eccitanti situazioni di questo tipo, pur riconoscendosi con maggior naturalezza in uno dei due ruoli spesso trovi interessante e piacevole calarsi anche nell’altro.

Essendo i ruoli solo uno strumento per realizzare le fantasie e le volontà sarebbe assurdo che la scelta di uno di essi impedisse la realizzazione e quindi l’esperienza dei piaceri propri dell’altro. Coloro che vivono tanto l’uno quanto l’altro ruolo con piacere vengono definiti switch, che in inglese significa interruttore. C’è chi riesce a “switchare” anche nella stessa sessione e chi vive un ruolo diverso a seconda della persona, dell’ambiente o del suo stato d’animo. C’è chi ritiene gli switch opportunisti che non vivono in realtà nessuno dei due ruoli, e chi li considera più completi perché in grado di capire al meglio le sensazioni del partner che vive il ruolo opposto. Come sempre, non c’è una risposta definitiva. Ad ognuno la sua esperienza e le sue opinioni. L’importante, alla fine, è solo essere soddisfatti. Per quanto riguarda le definizioni, per gli switch non esistono, se non la convenzione che lo pseudonimo sia una alternanza di maiuscole e minuscole.


Sade – Segui l’istinto

Goditi “Sade – Segui l’istinto” on line

Nel 1774 la rivoluzione francese si trasforma in Terrore e Robespierre fa di nuovo imprigionare il marchese De Sade che, aristocratico e libertino, è ritenuto “altamente immorale”. Sade ha ormai cinquant’anni, è poverissimo, e la clinica di Picpus gli sembra un paradiso. La sua amante, Sensible, lo salva offrendosi a Fournier, un deputato dell’entourage di Robespierre. A Picpus Robespierre, che l’età ha reso più umano, cerca di educare senza distruggerla la giovane Emile e trova il modo di vivere un’altra esperienza-limite prima che la storia spazzi via tutto.TRAMA LUNGAFrancia 1794. La Rivoluzione è entrata nella fase più violenta, quella del Terrore. Il Marchese di Sade, arrestato e condannato per oscenità, viene trasferito a Picpus, località e castello adibiti a casa di cura e carcere preventivo. Sade ha 50 anni, è stato già a lungo nella Bastiglia e nel carcere di Saint-Lazare, e l’invio a Picpus gli appare come una specie di vacanza: una stanza tutta per lui e, negli altri appartamenti, aristocratici e affaristi in grado di barattare la propria salvezza. Sade però non possiede titoli né denaro. Non gli resta che rivolgersi alla sua ultima amante, Marie-Constance, che offre i propri favori a Fournier, vicino a Robespierre, per evitare l’emissione di condanna a morte. Nei corridoi e nei giardini di Picpus, Sade mette insieme i pezzi di una intera società, e alla fine convince tutti a partecipare ad uno spettacolo teatrale rischioso e provocatorio. Dal gruppo si stacca Emilie, giovane e inesperta fanciulla. Sade la circuisce, la rende curiosa, la invoglia ad accettare le sue indicazioni. La ragazza viene così indotta a partecipare ad un rituale di iniziazione sessuale cui è presente anche un contadino del castello. Poi le teste cominciano a cadere. Di lì a poco anche Fournier viene imprigionato. Robespierre va a morte, il vento cambia. Picpus lentamente si svuota. Sade saluta Emilie che si allontana con i genitori. Anche lui va via con Marie-Costance e il figlioletto.

GENERE: Drammatico

REGIA: Benoît Jacquot

SCENEGGIATURA: Bernard Minoret, Jacques Fieschi

ATTORI:

Daniel Auteuil, Marianne Denicourt, Jeanne Balibar, Jean-Pierre Cassel, Grégoire Colin, Isild Le Besco, Sylvie Testud, Jalil Lespert, Philippe Duquesne, Vincent Branchet, François Levantal, Daniel Martin, Dominique Reymond, Raymond Gérôme, Frederique Tirmont, Monique Couturier, Scali Delpeyrat, Leo Le Bevillon

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Benoît Delhomme

MONTAGGIO: Luc Barnier

PRODUZIONE: ALICELEO, COFIMAGE 11, LE STUDIO CANAL +, TF1 FILMS PRODUCTIONS, OCEAN FILMS, OCEAN FILMS (fRANCE), TF1 INTERNATIONAL

DISTRIBUZIONE: EUROPEAN ACADEMY DISTRIBUTION

PAESE: Francia 2000

DURATA: 100 Min

FORMATO: Colore 35 MM (1:2,35)

VISTO CENSURA: 14

SOGGETTO:

“LA TERREUR DANS LE BOUDOIR” DI SERGE BRAMLY

CRITICA:

“Traendo spunto da un romanzo di Serge Brandly (‘Il terrore nel boudoir’), Jacquot gioca con la storia del passato per metterne in scena la contemporaneità dell’assunto. Vittima del suo tempo e di se stesso, De Sade diventa il paradigma dell’eretico che ebbe il torto di raccontare, nell’orrore della finzione, l’orrore della realtà che si dispiegava davanti ai suoi occhi”. (‘Carnet, ‘settembre 2000)” ‘I rimorsi della virtù sono peggiori di quelli del vizio’, recita uno dei paradossi favoriti del protagonista di ‘Sade’. Quali sono, però, i confini del vizio, quali quelli della virtù? A ridefinirli si prova Benoit Jacquot, aiutato da dialoghi intelligenti in cui Jacques Fieschi sceneggia il libero pensiero di Sade (?) Non ci si aspettino perversioni e brividi erotici da un film assai più imperniato sul Sade filosofo che sul Sade libertino. Sade è intelligente e bene interpretato da Auteuil, che rende il sadismo ironico e quasi soave. Peccato per la regia, piatta e senza idee”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 17 dicembre 2000)

NOTE:

– LE MUSICHE SONO DI AUTORI VARIREVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2000


Master, Padrone, Partner… facciamo un po’ di ordine

Nella mia breve introduzione al bondage e alla stimolazione dei sensi ho volutamente evitato definizioni come Master e Padrone, preferendogli il più asettico e generico Partner. Da una parte perché una Mente Desiderosa potrebbe desiderare di sottomettersi ad una donna, ad una Padrona quindi o ad una Mistress, ma anche perché volevo riservarmi di spiegare meglio il significato di questi ruoli, che tanti espongono come un blasone senza conoscerne il significato né la differenza.

Il Master sulle navi mercantili è una sorta di capitano (tant’è che “Master and Commander”, con il premio Oscar Russell Crowe, non è un film sulla dominazione, ma una storia di mare). In ambito audiovideo invece, il Master è la Matrice originale da cui si realizzano le copie.

Master è quindi, non solo un leader, ma l’iniziatore di un processo. Nel nostro caso, chi è a conoscenza delle regole e ha l’autorità per condurre il gioco.

Il Padrone invece è tutt’altra cosa. L’attributo evoca il senso di appartenenza e di assoluto dominio sulla schiava. Un dominio che può esercitare solo chi è dotato di una sicurezza che trova profonde radici in una grande forza sia mentale che psicologica. In altre parole nella cultura. Un requisito che viene sempre ben specificato negli annunci BDSM.

In entrambi i casi, niente a che fare con l’imponenza o la forza fisica. Tant’è che spesso, soprattutto nella cinematografia tedesca BDSM, vediamo Master/Padroni alti poco più di un metro e sessanta dominare schiave dal fisico statuario.

Un preambolo necessario per mettervi in guardia da quei sedicenti Padroni o Master che confondono tranquillamente le definizioni rivelando che, alla fine dei conti, ciò che cercano è solo un fugace amplesso oppure una sospirata masturbazione davanti alla “vittima” (stavolta trovo più giusto chiamarla così), ignara perché bendata.

Non smetterò mai di raccomandare quindi, soprattutto alle neofite, di dialogare a lungo, di comunicare, di chiarire… prima di mettersi nelle mani di uno sconosciuto.

Non vi fidate neppure di chi espone foto di elaborati bondage rubati in Internet, rivendicandone la paternità, quasi che quelle foto possano rappresentare una garanzia di qualità. Basta poco a smascherarli: la mancanza di un elemento comune.

Un Maestro di Bondage finisce con l’affezionarsi a determinati materiali, ai nodi, alle posizioni, addirittura alle particolari caratteristiche fisiche delle sue bondager. E sebbene li abbia sperimentati tutti e ne vanti la conoscenza, finirà per rivelarsi ora attraverso il senso estetico, ora attraverso l’ordine delle legature, od ancora usando particolari tecniche di stimolazione. La sua firma è inconfondibile.

Dei sedicenti Master/Padroni il peggiore è sicuramente quello, tremante per l’eccitazione, che lega la partner senza neppure conoscerne il corpo, come fosse un insaccato. Una figura che spesso coincide con quella del fidanzato, inesperto e senza alcuna competenza, smanioso di soddisfare “le strane voglie” di una Mente Desiderosa.

Arriviamo così ad un altro punto nodale. E’ davvero la figura idealmente perfetta quella del Master che è anche partner della bondager nella vita di tutti i giorni?

Ni, più probabilmente no. Anche se la libertà di una coppia stabile non è sicuramente paragonabile a quella di una coppia clandestina. Anche se molte Menti Desiderose bramerebbero di vivere il loro stato di sottomissione 24 su 24 (la sottomissione crea dipendenza).

Il motivo è semplice. L’autorità esercitata da uno sconosciuto sarà sempre superiore a quella del proprio partner, con cui, volenti o nolenti, si finisce con l’avere un rapporto di confidenza (altra cosa è la fiducia).

Non va dimenticato poi che il Master ha una responsabilità, una responsabilità importante che, se presa sul serio, è quasi stressante prolungare oltre la sessione/incontro, anche qualora questo duri più giorni.

E’ infine proprio il distacco dalla Mente Desiderosa che la aiuta a maturare quel senso di appartenenza che valorizza l’attesa che la divide dal prossimo incontro.

Questo il motivo per cui spesso Partner che si improvvisano Master finiscono presto per dedicarsi allo scambio di coppia. Non per creare un harem di bondager, ma per noia. Una scelta che finisce per indebolire il rapporto con la propria bondager anziché rafforzarlo, e che non stimola la fantasia, ma spinge al contrario ad esibire il medesimo noioso repertorio con bondager diverse.


Bondage


Papiri erotici e pornai: l’erotismo femminile nell’antichità

Nel mondo mediterraneo antico il concetto di sessualità al femminile ebbe un’attenzione assai differente rispetto a quella riservatale in tempi moderni. Oggigiorno i paesi di tradizioni giudaico-cristiane, così come quelli musulmani, collocano la sessualità, specie quella femminile, tra i tabù, privandola di qualsiasi accento riconducibile a esperienze di piacere e riducendola ad un atto volto alla sola procreazione, in cui la donna riveste un ruolo puramente passivo.

Tale visione ha contribuito a far percepire la sessualità al di fuori del matrimonio, specie nei paesi di tradizione cristiano-cattolica, come un atto impuro se eterosessuale, e perfino abnorme quando questo diventa omosessuale, salvo il caso della recente apertura ai matrimoni gay anche nella cattolicissima Spagna.

Tornando indietro nel tempo vediamo, ad esempio, che la sfera dell’eros nell’antico Egitto, a fronte della scarsità di documenti iconografici significativi, ci ha però trasmesso svariati testi. Tra questi vi è il cosiddetto “papiro erotico di Torino” risalente alla XX Dinastia (1186-1069 a.C.), da Deir el-Medina, conservato attualmente al Museo Egizio del capoluogo piemontese. Questo documento, suddiviso in due parti, una satirica e l’altra erotica, descrive, nella seconda, il convegno amoroso tra un contadino barbuto ed una cortigiana, unendo la dovizia di particolari ad un notevole senso dello humour. Vi si narra dei preparativi da parte della donna che indugia nel farsi bella per l’incontro, cospargendosi di unguenti e cosmetici e indossando una parrucca decorata di fiori. Questa immagine di donna libera interprete dei costumi sessuali, dà la misura dell’emancipazione raggiunta dalla donna egiziana, di gran lunga la più libera tra le coeve del mondo antico.

Già dal periodo protostorico, tra le civiltà mesopotamiche (circa 3000 a.C.), la sessualità godeva di un posto d’onore, accomunata alla sfera del divino ed ai cicli della natura, ai riti della fecondità e della fertilità, com’era naturale tra popolazioni la cui sopravvivenza dipendeva dalle pratiche agricole stagionali sempre saldamente legate a fenomeni di culto. Si praticava il rituale detto “ierogamia”, le nozze sacre in cui il re-sacerdote, rappresentante terreno della divinità, si univa con una sacerdotessa simbolo della divinità femminile. E’ opinione diffusa che da questa remota tradizione abbia tratto origine il fenomeno della cosiddetta prostituzione sacra, la “ierodulia”. Erodoto ci racconta come, a Babilonia, vi fosse l’usanza che portava ogni donna, almeno una volta nella vita, a prostituirsi presso il tempio dedicato alla dea Ishtar. La medesima pratica la ritroviamo poi, in connessione con la dea Astarte, nella civiltà fenicio-punica che le erigeva templi spesso collocati in cima ad alti promontori davanti al mare, come nel caso della Sella del Diavolo sul golfo di Cagliari, attualmente oggetto di scavi archeologici. Astarte era la protettrice dei marinai, i quali certamente non disdegnavano di renderle “gradito” omaggio rivolgendo le loro attenzioni alle sacerdotesse e contribuendo così ad ingrassare le casse del tempio. La donna quindi, nel suo ruolo di ierodula, il termine greco che individua la prostituta sacra, rivestiva un’importanza centrale che oggigiorno la nostra civiltà, e in generale il mondo di formazione giudaico-cristiana e musulmana, non sono in grado di leggere.

Al di là della normale funzione riproduttiva – o del puro piacere carnale per quella edonistica – nelle civiltà classiche la sessualità era vettore di precise funzioni educative, anche strettamente legate a relazioni tra membri di uno stesso sesso. Pratiche ampiamente diffuse, con l’eccezione dell’ambiente etrusco in cui gli appartenenti ai due diversi sessi vivevano esistenze nettamente distinte tra loro. Non si può dimenticare tiaso di Saffo, una sorta di comunità di tipo religioso fondata dalla poetessa nell’isola di Lesbo, in onore della dea Afrodite. Il tiaso della celebre poetessa era allora assai rinomato nell’educazione delle fanciulle di buona famiglia e faceva da pendant alle associazioni maschili nelle quali i fanciulli venivano istruiti alla poesia, alla musica ma anche all’atletica ed alle arti militari. La permanenza all’interno di tali comunità era una sorta di iniziazione alla vita adulta: l’educazione delle fanciulle nel tiaso era finalizzata al matrimonio, insieme al canto venivano insegnate loro la danza, la ricerca del bello, la raffinatezza e anche l’amore. Quelle fanciulle praticavano tra loro e con la stessa Saffo, l’omoerotismo e, oggi, conserviamo altissimi esempi di poesia da lei ispirati all’amore per una fanciulla di nome Attis. Come s’è detto, era un rapporto accettato serenamente e, anzi, oggetto d’incoraggiamento poichè benedetto dalle divinità e considerato come una fase propedeutica all’amore eterosessuale del matrimonio. L’omoerotismo, praticato anche nelle analoghe congregazioni di genere maschile, anche in questo caso era pienamente approvato.

“Abbiamo le etére per il piacere, le concubine per la soddisfazione quotidiana del corpo, le mogli per darci figli legittimi e per avere una custodia fedele della casa”: questa l’orazione pseudodemostenica “Contro Neera”, che definisce le diverse condizioni dell’eros femminile ad Atene in età classica. Al vertice della considerazione sociale era posta la sposa con la quale l’uomo aveva contratto matrimonio. Lo scopo del matrimonio era la procreazione di figli legittimi, che potessero cioè ereditare e conservare il patrimonio di famiglia. Il marito poteva nutrire grande rispetto per la sposa, in quanto madre dei suoi figli e organizzatrice dell’oìkos, la casa di famiglia, ma raramente ciò rappresentava un autentico sentimento di amore per una donna che in genere non aveva scelto di persona e che poteva non avere mai conosciuto prima delle nozze. Le concubine, “pòrnai” per usare il termine greco, erano le prostitute che, nell‘Atene di Solone, rappresentavano un vero e proprio monopolio di Stato al cui esercizio erano dedicati specifici spazi urbani. Le “etére”, infine, erano cortigiane raffinate e colte, spesso molto influenti, gradite da uomini politici e pensatori e tali caratteri contrastavano alquanto con la condizione femminile in generale, cui era negato l’accesso alla cultura e vita pubblica.

L’erotismo femminile nel mondo romano non differiva di molto. La moglie, aveva il compito di custodire il focolare domestico e di dare al marito figli legittimi dopo un matrimonio che, in genere, veniva contratto prima ancora del raggiungimento dell’età fertile, contrariamente alle usanze elleniche. Non può sorprendere che le convivenze forzate tra persone reciprocamente indesiderate e con enormi gap generazionali conducessero in genere verso rapporti extraconiugali, da ambo le parti, ma più certo più tollerati per la parte maschile. La sessualità era quindi, almeno per la donna comune di buona famiglia, alquanto repressa e certamente sottovalutata oltre che subordinata a quella dell’uomo.

La prostituzione, maschile e femminile, era naturalmente diffusa anche nell’antica Roma, ma forse in forma meno “istituzionale” rispetto alla condizione greca. E tra l’altro, se è vero che sull’omosessualità maschile abbiamo maggiori testimonianze anche ad alti livelli sociali, si pensi all’imperatore Adriano che soffrì tanto per la morte del suo giovane amante Antinoo, cui dedicò delicati versi d’amore, la stessa cosa non può dirsi per l’omosessualità femminile che non deve però ritenersi assente, malgrado il silenzio delle fonti scritte ed iconografiche. Il ritrovamento di numerosi lupanari nei centri della romanità testimonia l’ordinarietà di una pratica assai diffusa e ben conosciuta, le cui “professioniste” erano obbligate ad iscriversi in elenchi ufficiali e sottoporsi a controlli sanitari, tenuti ad indossare abiti di colore giallo ed a versare una tassa allo Stato che non riconosceva loro i pieni diritti civili.


Donna


Desiderio di Bondage. L’erotismo delle corde

E’ forte l’erotismo che esercita l’arte del bondage sugli animi e soprattutto sui desideri femminili. Sempre più la fotografia, la moda e tutte le arti figurative strizzano l’occhio alle suggestioni legate a questo affascinante mondo e dal bondage trovano ispirazione. Ma intorno a questo universo fatto di corde, nastri, cuoio, latex e qualsiasi altra cosa che possa stringere, contenere, immobilizzare, legare, c’è ancora come un’ aurea di timore. Molte infatti, sono le donne desiderose di scoprire questo affascinante modo di amare, ma che, per paura di tutto quello che di negativo si associa spesso al mondo BDSM, abbandonano i  desideri e lasciano la voglia di legare o farsi legare ad alimentare solo le fantasie erotiche. Troppa confusione e troppa ignoranza, generata da una cattiva comunicazione, e soprattutto troppa inesperienza hanno fatto di questo mondo un universo da temere, da cui stare lontano se non si vuole finire in una pagina di cronaca.