L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Erotismo: forma alchemica di comunicazione mistica

L’ erotismo è spesso associato alla sessualità e ai suoi piaceri, ma non è accezione corretta: trattasi di componente pervasiva del corpo e della psiche

Erotico

Per il dottor Eusebio Rubio , un esperto di salute sessuale, l’erotismo è la dimensione umana derivante dalla possibilità di sperimentare il piacere sessuale e, oltre i livelli di manifestazione biologica, in sé racchiude componenti mentali, quali rappresentazioni, simbolizzazioni, significati sociali e loro regolazione, tali da rendere l’ erotismo una caratteristica specificamente umana.

Di solito, l’ erotismo è associato ad esperienze sessuali in particolare nell’accezione di “rapporto fisico”.

È condizionato all’atto di amare, in realtà si può avere esperienza erotica in contesti non -amatori, anche senza la presenza di una coppia.

Il Dr. David Barrios , sessuologo clinico e psicoterapeuta aggiunge che, sebbene l’ erotismo abbia basi fisiologiche , è soggetto a processi di apprendimento per tutta la vita. “Gli stimoli che innescano la risposta sessuale umana sono innumerevoli, la maggior parte con una percezione personale di esperienze individuali, temperati da una serie di emozioni e motivazioni .

L’ erotismo come espressione umana può essere concepita come un modo speciale di comunicazione e trascende l’individuo e la coppia di manifestare in letteratura, arti plastiche, la musica, o film “.

A CHE SERVE L’EROTISMO IN UN RAPPORTO

L’ erotismo è strettamente legato all’auto – conoscenza e lo studio delle sensazioni . Per gli altri specialisti in sessualità umana, come erotóloga Ana Ceron , una persona che riconosce i suoi sentimenti attraverso l’erotismo e lo vive come qualcosa di naturale e senza colpa ne ricava orgasmi più soddisfacenti, che sono necessari e sani perché aiutano a produrre gli ormoni essenziali per una sopravvivenza umana sana.

Al contrario, l’ignoranza verso il nostro corpo è responsabile di disfunzioni, come l’eiaculazione precoce e anorgasmia. Ana Cerón aggiunge che quando un bambino piccolo esplora il suo corpo e tocca i suoi genitali il primo monito perentorio è il “non toccarti “; quando si raggiunge l’adolescenza  e si esperisce la masturbazione , subentra in tali condizioni sperimentarlo  il più rapidamente come possibile, perché cresciuti con l’idea che la sessualità sia un male, e ci si stimolerà solo per raggiungere l’eiaculazione e senza esplorare i sentimenti .

Più tardi, nel caso una donna abbia l’ ansia di penetrazione sì grande non godrà  dell’ esplorazione del corpo del partner, non garantirebbe il piacere ricercato provocando in atto di penetrazione l’eiaculazione precoce . La donna subirà frustrazioni derivante dall’impossibilità di percepire l’orgasmo , perché le è stato così impartito che la ricerca del piacere non è atto consono. mediante educazione direttamente o implicitamente .

Qualora si sia aperti a sperimentare le sensazioni di un bacio, l’esperienza può essere più intima del un rapporto , ascoltare la respirazione del vostro amante durante il sonno può essere incredibilmente sexy , e si chiudono gli occhi e si prova a  descrivere a memoria parti del corpo del vostro patner può rivelarsi esperienza sublime.

L’ erotismo , come afferma la psicologa Lissette Valadez , comprende, unifica, totalizza e umanizza la sessualità.

Ancor più incisiva sull’argomento è la penna di Claudio Marucchi, che nel suo testo “Erotismo e Spiritualità” descrive e delinea il varco sacro sessuale.

“La travolgente forza ispiratrice dell’amore è contemporaneamente in grado di elevare l’individuo o disperderlo nell’abisso della frammentazione. L’amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. Per questo si dice “folle d’amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica.
La via dell’amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita di sé. Come stella polare interiore orienta il soggetto a mettersi in cammino verso se stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via, di paradosso in paradosso. Un simile desiderio è il punto di contatto tra l’amore per il partner (eros) e l’amore universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino tra loro fratello e sorella.
Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l’incarnazione dell’universo, dell’alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape. Un’attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l’identità tra sessualità e vita spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire L’Eros apre le porte al Sacro, ed è il modo più immediato per chiunque di aver un approccio al numinoso e al trascendente.
I misteri della sessualità mistica sono celati tra le pieghe dei testi sacri, spesso ben criptati, ma anni di pratica aiutano nella decodificazione. E’ un percorso che va abbinato alla propria crescita interiore, nel senso che i troppi condizionamenti che abbiamo sulla sessualità rendono necessario un lungo lavoro preliminare. Non è praticabile questo tipo di amore se si pensa che sia solo una questione tecnica. Vi è anche una “riesumazione” dell’istinto. In realtà un enorme lavoro sulla propria psiche è necessario viatico per la resa nell’ambito della sessualità mistica. E’ una questione che concerne anche l’etica. Uno deve aver fatto i conti con imbarazzi o vergogne, paure, sindrome da abbandono, gelosie, possesso, attaccamenti, territorialità, identificazione nel partner e tutto ciò che normalmente contraddistingue un rapporto di coppia. Chi crede di poter fare a meno di questo lavoro, oppure si nasconde giustificando in qualunque modo la seppur minima presenza di tali “sentimenti”, si sta prendendo in giro da solo. Libertà e Amore devono essere una cosa sola… e la sola cosa! Il resto è pietra d’inciampo e serve solo a giustificare le proprie mancanze.”


TheCoevasIo. Fisiologica lettura, passatempo per audaci antidiluviani lettori

io
Protagonista di questo romanzo è (l’)Io. Una donna che vuole a tutti i costi scardinare la sua ingenuità psicologica, allenandosi a potenziare le forze che governano i suoi impulsi, divenendo agente attivo delle sue pulsioni distruttive. Attraverso un viaggio onirico trova la strada per agire e liberare sé stessa dall’angoscia e dalla castrazione emotiva per essere stata simbolicamente cacciata dal Paradiso Terrestre. (L’)Io non vuole più essere un piccolo ingranaggio nella società e si spinge oltre per dire – Basta a tutti quei legami egoistici che non considerano l’altrui sensibilità, emotività, desideri, affetti e aspirazioni. Basta ai sensi di colpa.
Si comincia con la sua consapevolezza; misteri non svelati ma scoperti, segreti non rivelati ma pubblicati, tradimenti dove il “tradimento” è il vero Paradiso Terrestre. Il passato, l’infanzia, l’adolescenza, la scoperta del sesso, suo unico naturale e consolatorio amico trasformato in porcheria da primitive menti familiari. Iniziatrice di una nuova Sua èra, dove nulla sarà più come prima capovolgerà la conoscenza del bene in conoscenza profonda del male. La Crudeltà, dèa ispiratrice del suo percorso, proditoriamente assomma e trascende tutte quelle dei cosiddetti villain appartenenti alla storia e alla letteratura.
A questo punto inizia la vera storia, dove realtà e inconscio si mescolano laddove il suo agire sarà giustificato dalla metafora del sogno.
Nel capitolo intitolato Dark waters si assiste a una revisione prima del mito di Ulisse e poi di quelli di Eschilo e di Oreste. Filo rosso è l’acqua, elemento portatore di vita e morte. Il tema predominante è la famiglia, dove si assiste all’uccisione della madre (colei che le ha portato via la figura tanto amata del padre) e del suo amante.
Nel capitolo Black soul blues l’elemento è la terra, intesa come custode di segreti innominabili e pertanto da tenere occultati.
(l’)Io userà la forza e il potere delle parole e dei giudizi, che la fede religiosa usa per colpevolizzare e rendere succubi deboli menti, allo scopo di eliminare un servo della chiesa.
In Surfin’ bird l’elemento è il fuoco, inteso in tutta la sua forza distruttiva e purificatrice. Reduce della guerra del Vietnam, dove trovatasi a combattere come mercenaria, è prigioniera dei Vietcong. Torturata, ha subito abusi atroci e subdoli finalizzati a toglierle il respiro ampio della dignità. La scena si sposta negli States, ove, autostoppista improvvisata, si recherà verso un luogo dove attuerà l’“Attentato”.
Labyrinth infine, è un ritorno a sè ambientato nel cervello della protagonista, dove vi è una lotta tra virus e batteri contro la vita stessa di Io. La scena si sposta all’interno di un ospedale dove è ricoverata vittima di un male tanto incurabile quanto sconosciuto. È tale male solo all’interno della sua mente? In questo luogo trova la cura adatta a lei tramite il principio mors tua vita mea. La cieca distruzione dell’altro, il malato che contagia, avviene fantasticamente insufflando gas venefico nelle condutture dell’aria condizionata. L’elemento è l’aria, che, per ironia della sorte, è portatrice di vita.
Segue poi un’autoanalisi in The rose tattoo, dove l’antieroina, la razionale, la donna con un preciso ruolo, prende le distanze dalla parte gemella e dal suo operato, snocciolandolo come non l’appartenesse, fino ad arrivare all’imprevisto finale, dove si consuma il delitto più grave: quello contro sé stessa.
Il tradimento perfetto sarà compiuto?

<p><a href=”https://vimeo.com/47269444″>Extremo IO</a> from <a href=”https://vimeo.com/iridediluce”>Iridediluce</a&gt; on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a&gt;.</p>


Histoire d’O 2 – Ritorno a Roissy

Histoire d’O 2 – Ritorno a Roissy (parte 1)

Histoire d’O 2 – Ritorno a Roissy (parte 2)

O2

 

Un gruppo di affaristi francesi si trova all’improvviso nei guai; la loro società sta per essere rilevata da un ricco americano, in arrivo dagli Stati Uniti con tutta la sua famiglia per concludere l’operazione. L’unico sistema per evitare questa prospettiva è di riuscire a coinvolgere l’americano in uno scandalo di tali proporzioni da indurlo a rinunciare. Per questo, si affidano alla perversa e affascinante Madame d’O, che con impegno si mette all’opera attirando nei suoi torbidi giochi sadomasochistici non solo il finanziere, ma tutta la sua famiglia, moglie e due figli, facendo addirittura arrivare padre e figlia all’incesto (almeno a quanto si può intuire). Lo scandalo scoppia, e l’obiettivo è raggiunto; consolazione per l’americano e la sua famiglia, è l’aver scoperto, grazie alla solerte madame d’O, nuovi orizzonti della sessualità.

GENERE: Commedia
ANNO: 1984
REGIA: Eric Rochat
SCENEGGIATURA: Eric Rochat
ATTORI: Ruben Blanco, Christian Cid, Manuel de Blas, Carole James, Eduardo Bea, Frank Sussman, Sandra Wey, Rosa Valenty, Tomas Pico’, Alicia Principe
FOTOGRAFIA: Andres Berenguer
MONTAGGIO: Alfonso Santacana
MUSICHE: Stanley Myers
PRODUZIONE: BEDROCK HOLDING IMAGE COMMUNICATION
DISTRIBUZIONE: ARTISTI ASSOCIATI (1985) – DOMOVIDEO
PAESE: Spagna
DURATA: 87 Min
FORMATO: PANORAMICA


Freud: Passioni segrete

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I rapporti tra Freud e il cinema furono piuttosto controversi. Diciamo pure che il padre fondatore della psicoanalisi provava una decisa avversione nei confronti dell’arte più rappresentativa del XX secolo. Suscitò clamore il telegramma con cui nel 1925 rifiutava il compenso di 100.000 dollari offerto dal produttore Samuel Goodwin in cambio della collaborazione a un film che doveva rievocare le principali vicende amorose della storia (come quella tra Antonio e Cleopatra). Più possibilista, e forse venale, il presidente della Società Psicoanalitica Internazionale Karl Abraham, il quale accolse invece la proposta del produttore tedesco Hans Neumann di realizzare un film di divulgazione sulla psicoanalisi girato da Wilhelm Pabst.

Lo stesso Abraham, amico e sodale di Freud nonché analista di Melanie Klein, tentò inutilmente di convincerlo. “Suppongo, caro Professore, che lei non manifesterà per questo progetto una simpatia smisurata, ma sarà obbligato a riconoscere la costrizione che motivi di ordine pratico fanno pesare su di noi”, scriveva. “Non ho bisogno di dirle che questo progetto è conforme allo spirito del nostro tempo e che sarà sicuramente messo in atto: se non con noi, lo sarà sicuramente con persone incompetenti. A Berlino abbiamo un gran numero di psicoanalisti ‘selvaggi’ che si precipiteranno avidamente sull’offerta, nel caso la rifiutassimo”. Dalle parole di Abraham traggo un riferimento malevolo a Georg Groddeck (che si definiva appunto uno psicoanalista selvaggio), ben più brillante e – facile dedurlo – meno attaccato di lui alla vil pecunia.

Freud ripeté la propria contrarietà in una lettera indirizzata a un altro importante psicoanalista dell’epoca, Sándor Ferenczi. “La riduzione cinematografica sembra inevitabile, così come i capelli alla maschietta, ma io non me li faccio fare e personalmente non voglio avere nulla a che spartire con storie di questo genere”. L’idea di vedere nonno Sigismondo pettinato come Betty Boop fa sorridere. “La mia obiezione principale”, proseguiva”, “rimane quella che non è possibile fare delle nostre astrazioni una presentazione dinamica che si rispetti un po’. Non daremo comunque la nostra approvazione a qualcosa di insipido”.

Chi aveva ragione: il dogmatico Freud o il più disponibile Abraham? Come la psicoanalisi insegna, non è possibile dare una risposta. Dipende dai punti di vista. Storicamente, il cinema ha contribuito a diffondere le tematiche proprie della psicoanalisi pur spesso banalizzandole. In ogni caso, nonno Sigismondo non avrebbe apprezzato il biopic che John Huston gli dedicò nel 1962. A cominciare dal titolo: Freud: The Secret Passion. Si potrebbe definire come una specie di detective story (in cui il colpevole è l’Inconscio, ovvio) che si sviluppa tra il 1885 e il 1890: anni in cui il giovane Sigmund segue le lezioni di Charcot allaSalpêtrièreapprende la tecnica dell’ipnosi per il trattamento dell’isteria, quindi inizia a collaborare con il medico viennese Josef Breuer. Fu proprio questa collaborazione a imprimere un corso nuovo alle sue idee, l’abbandono del metodo ipnotico e la formulazione delle prime ipotesi sulla struttura della mente. La ricostruzione storica è fedele, sebbene macchinosa ed eccessivamente didascalica (tralasciando, non per caso, il tema della sessualità infantile). Piuttosto ridicola appare invece l’atmosfera oscura e misteriosa in cui si muovono i personaggi, che sembrano dei santoni dediti a pratiche pseudomagiche.

La sceneggiatura iniziale fu redatta nientemeno che da Jean-Paul Sartre, ma prevedeva un film della durata di otto ore che i produttori bocciarono immediatamente. Fu John Huston stesso a sfrondare la trama (si fa per dire, 140’ ridotti poi ulteriormente a 120’), a ben pensarci l’identico trattamento che gli americani hanno riservato alla psicoanalisi. Così Freud “diventa un certo tipo di genio malato e infervorato che coglie le risposte giuste nel limbo dell’ispirazione” (parola di regista). Ne veste tuttavia in modo credibile i panni Montgomery Clift, già minato nella salute fisica e dalla depressione, in una delle sue ultime apparizioni.

GENERE: Biografico
REGIA: John Huston
SCENEGGIATURA: John Huston, Wolfgang Reinhardt, Charles Kaufman
ATTORI:
Montgomery Clift, Susannah York, Larry Parks, Fernand Ledoux, Susan Kohner, David Kossof, Alexander Mango, David McCallum, Eric Potman, Rosalie Crutchley, Joseph Fürst, Eileen Herbie, Leonard Sachs

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Douglas Slocombe
MONTAGGIO: Ralph Kemplen
MUSICHE: Henk Badings, Jerry Goldsmith
PRODUZIONE: HUSTON, WOLFGANG REINHARDT PER L’UNIVERSAL
DISTRIBUZIONE: UNIVERSAL
PAESE: USA 1962
DURATA: 120 Min
FORMATO: B/N
VISTO CENSURA: 18

CRITICA:
“Fra i film biografici questo è senza dubbio una dei più seri, ache se l’autore sacrifica qua e là il rigore storico allo spettacolo e cade (ma forse se lo era imposto) in uno schematismo scientifico non del tutto persuasivo. Fa difetto comunque all’opera l’ambientazione storica anch’essa sacrificata allo sconcertante personaggio che campeggia senza essere approfondito più del dovuto. Di buon livello l’interpretazione di Montgomery Clift che riscatta con la sua prestazione la teatrale impostazione dell’opera.” (Segnalazioni cinematografiche, vol. LIV, 1963)
NOTE:
– CONSULENTE MEDICO: DAVID STAFFORD-CLARK – PROLOGO ED EPILOGO LETTI DA JOHN HUSTON- DURATA DELL’ EDIZIONE AMERICANA:140′.- SARTRE SCRISSE UNA SCENEGGIATURA CHE HUSTON NON ACCETTO’ RITENENDOLA TROPPO AMPIA. L’EDIZIONE DEFINITIVA DEL FILM FU COMUNQUE TAGLIATA DI CIRCA UN TERZO E IL RISULTATO FINALE FU POCO COERENTE E POCO RIUSCITO.

Isteria e orgasmo: una curiosa prescrizione medica dal passato

Il disturbo della personalità istrionica è abbastanza comune in una consulta di psicologia, quello che non risulta essere molto comune è il trattamento che gli si riservava agli inizi del 1800. Andiamo un poco indietro nel tempo:
Anche se nel XVII secolo i puritani della Nuova Inghilterra consideravano la masturbazione come una sorta di blasfemia ed addirittura scoraggiavano le giovani ragazze dal montare a cavallo sostenendo che potessero incontrare “troppa stimolazione”, di certo è che la masturbazione arrivò ad utilizzarsi come trattamento medico.
Maine nel suo libro: “The Technology of Orgasm” esplora la storia dei dottori che utilizzavano la stimolazione vaginale per trattare l’isteria. A quell’epoca l’isteria era una diagnosi molto più comune di oggi, dato che a volte si applicava a tutti quei disordini che manifestassero i sintomi di: nervosismo, insonnia, spasmi, problemi respiratori, irritabilità e mancanza di appetito o di desiderio sessuale.
Di certo è che da tempi ben più antichi i medici prescrivevano massaggi stimolanti nella regione pelvica che inducessero un parossismo isterico, e in questo modo spesso la paziente otteneva un miglioramento momentaneo. Al principio erano gli stessi dottori che praticavano i massaggi ma di seguito, alla fine del secolo XIX apparvero i primi vibratori elettrici, molto primitivi naturalmente, quindi si svilupparono ed apparirono diversi modelli e di diverse dimensioni. Nel 1918 si arrivò ad includerli nel catalogo di Sears e si offrivano come un gadget in omaggio con l’acquisto di un altro elettrodomestico.
Molte delle donne che soffrivano d’isteria ed erano in età da matrimonio erano consigliate di sposarsi quanto prima, dato che masturbarsi da sole non era una opzione raccomandata agli inizi del XX secolo.

Sicuramente oggi giorno i vibratori rappresentano il giocattolo erotico più venduto al mondo. Ma cosa vi è di certo in questa pratica? Anche se oggi esistono metodi totalmente diversi per trattare e comprendere il disturbo della personalità istrionica, si conosce che comunque durante l’orgasmo si libera la oxitocina ed altre endorfine che favoriscono uno stato di rilassamento favorendo il sonno e riducendo lo stress. Così, i dottori dell’epoca potevano non essere poi tanto in errore, anche se questo trattamento sarebbe molto più raccomandabile per altri disordini.

In tema di psicologia resta sempre molto da apprendere.

Fonte:

Maines, R. P. (1999) The Technology of Orgasm: Hysteria, the Vibrator, and Women’s Sexual Satisfaction. Baltimore: The Johns Hopkins UP.


The end – The Doors

The End – Los Angeles, California 21 Agosto 1966

The End è il brano con cui in genere i Doors chiudono i loro spettacoli. Jim è solito aggiungere frammenti poetici sempre diversi. Stasera Morrison afferra con rabbia l’asta del microfono. La testa è reclinata all’indietro, gli occhi sono chiusi. La sua voce è profonda e insinuante.

A un tratto apre gli occhi e urla: ” PADRE TI VOGLIO UCCIDERE, MADRE TI VOGLIO SCOPARE“.

In quel periodo Morrison si è appassionato agli scritti di Nietzsche su L’Edipo Re, la tragedia di Sofocle. Sta studiando il complesso di Edipo e quello di Elettra, di cui parla spesso con un amico, un professore di Psicologia. E’ da queste letture che si ispirano le parole pronunciate sul palco. Lo spiega lui stesso: “UCCIDI TUO PADRE VUOL DIRE CANCELLA TUTTE LE IDEE CHE TI SONO STATE INCULCATE MA NON TI APPARTENGONO. SCOPA TUA MADRE SIGNIFICA RISCOPRI L’ESSENZA, LA NATURA, LA REALTA’: SE VUOI PUOI RICONOSCERLA, AFFERRALA.”


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Piacere. Emozione generata da un vantaggio personale o da uno svantaggio altrui. Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

Fumando


I supplizi e le torture applicati dalla “Santa” Inquisizione nel corso dei secoli

L’Inquisizione nacque nel XII secolo come Istituzione della Chiesa Cattolica, la quale creò un tribunale ecclesiastico adibito ai processi contro catari e valdesi. Con il passare del tempo, il suo compito si specificò sempre di più nel ricercare e giudicare tutti gli eretici. Il criterio con cui si attribuiva a una persona il reato di eresia era alquanto discutibile e molto spesso i capi d’accusa erano del tutto privi di fondamento, tuttavia gli accusati arrivavano ad attribuirsi i più fantasiosi reati pur di porre fine alle atroci torture cui erano sottoposti.

L’esecuzione non era possibile senza una confessione, che non poteva certo essere estorta con le buone maniere. Si ricordano 3 Inquisizioni: quella medievale, quella spagnola e quella romana. Sebbene si collochino in luoghi ed epoche differenti, i loro metodi di procedura furono essenzialmente gli stessi.

Vennero impiegati antichi sistemi di tortura e ne furono inventati di nuovi, grazie anche al contributo di presunti esperti di stregoneria e demonologia. Essi erano convinti che il diavolo lasciasse un “marchio” sulla pelle del suo servo: segno invisibile, ma che rendeva insensibile la pelle in quel punto. Per questo le carni degli accusati venivano penetrate da lunghi spilloni fino a identificare il punto in cui il “servo di Satana” non provava dolore ovvero non urlava (magari perchè sfinito dalla tortura). Questa era considerata una prova sufficiente. I supplizi più usati furono i seguenti:

ANNODAMENTO: era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Robusti uomini ruotavano l’attrezzo in modo veloce, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura fu usata in Germania anche contro gli zingari (1740-1750) e in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918;

CREMAGLIERA: era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni;

CULLA DELLA STREGA: questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni;

CULLA DI GIUDA O TRIANGOLO: l’accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. Alla fine alla vittima venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi;

DISSANGUAMENTO: era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione, tramite fuoco, del suo sangue. Le streghe condannate erano “segnate sopra il soffio” (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte;

FANCIULLA DI FERRO O VERGINE DI NORIMBERGA: era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte, erano inserite delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori;

FORNO: questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel XVII secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche 2 bambini;

GARROTA: non è altro che un palo con un anello in ferro collegato alla vittima, seduta o in piedi; le veniva fissato e andava stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale;

IMMERSIONE DELLO SGABELLO: questa punizione era usata più spesso sulle donne. La vittima veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall’acqua gelida. L’immersione dello sgabello era usata per le streghe in America e in Gran Bretagna nonché come punizione per crimini minori, prostituzione e ai danni dei recidivi;

IMPALAMENTO: è una delle più antiche forme di tortura. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della persona, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente;

MASTECTOMIA: alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico, ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. La carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più orribili casi noti in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo “strappado”, fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Questa vergogna era più di una tortura fisica; l’esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un’estrema umiliazione;

ORDALIA DELL’ACQUA: in questo tipo d’ordalia, l’acqua simboleggia il diluvio dell’Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati così l’acqua “pulirà” l’anima della persona. Dopo 3 giorni di penitenze, l’accusato doveva immergere le mani in acqua bollente, a volte fino ai polsi, in altri casi fino ai gomiti. Si aspettavano poi 3 giorni per valutare le sue colpe.

Veniva messa in pratica anche un’ordalia dell’acqua fredda. Alla persona imputata venivano legate le mani e i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla dopodiché veniva immersa in acqua: se galleggiava, era sicuramente colpevole, in quanto l’acqua “rifiutava” una creatura demoniaca; se andava a fondo, era innocente, ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo;

ACQUA INGURGITATA: l’accusato, incatenato mani e piedi ad anelli infissi nel muro e posato su un cavalletto, è costretto a ingurgitare più di NOVE litri d’acqua, e ancora altrettanti se il primo tentativo non risulta convincente, per un totale di DICIOTTO litri.

ORDALIA DEL FUOCO: prima di iniziare l’ordalia del fuoco, tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito poteva durare fino a 3 giorni nel corso dei quali gli accusati dovevano partecipare a preghiere, digiuni, sottostare ad esorcismi, ricevere vari tipi di benedizioni e prendere i sacramenti; dopodiché aveva inizio l’ordalia che poteva avvenire in diverso modo. Uno di questi consisteva nel trasportare per una certa distanza un pezzo di ferro incandescente, di peso variabile tra mezzo chilo e un chilo e mezzo.

Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare a piedi nudi sopra carboni ardenti, a volte con gli occhi bendati. Dopo la prova, le ferite venivano coperte e, allo scadere di 3 giorni una giuria controllava lo stato delle ustioni. Se le ferite non erano rimarginate l’accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente;

PERA: era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo a un massimo dei suoi segmenti. L’interno della cavità ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano per aumentare il danno fisico. Questa era una pena riservata alle donne accusate di avere avuto rapporti sessuali col Maligno;

PRESSA: anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il XIV secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772;

PULIZIA DELL’ANIMA: era opinione diffusa in molte zone che l’anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone”, che si usa oggi, risale proprio a questa tortura;

ROGO: una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica. L’esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall’emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega veniva strangolata, avendo cura di farla rimanere in uno stato di stordimento; il suo corpo, a volte, era immerso in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se poi, per qualche fortuita coincidenza la strega fosse riuscita a liberarsi dal palo e ad uscire dalle fiamme, la gente la respingeva dentro;

RUOTA: in Francia e in Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle vittime venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L’agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni;

SEDIA INQUISITORIA: era una sedia provvista di punte e aculei alla quale il condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi ustioni;

SEGA: terribile metodo di esecuzione applicato, nella maggior parte delle volte, agli omosessuali. Il condannato veniva appeso a testa in giù con le gambe divaricate e con una sega veniva tagliato in 2 verticalmente. Veniva tenuto a testa in giù affinché il dissanguamento fosse più lento e perchè il maggior afflusso di sangue al cervello acuisse la sensibilità al dolore. Pare anche che la vittima restasse cosciente finchè la sega arrivava al cranio;

SQUASSAMENTO: era una forma di tortura usata insieme alla “strappata”. L’accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime;

STIVALETTO SPAGNOLO: le gambe venivano legate insieme in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa;

STRAPPATA: l’accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L’esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni;

TORTURA DELL’ACQUA: veniva inflitta frequentemente a personaggi compromettenti, dal momento che i suoi risultati non erano visibili esteriormente. Veniva fatta ingurgitare all’accusato una quantità spropositata d’acqua, finché il suo ventre non raggiungeva dimensioni abnormi, quindi veniva messo a testa in giù perchè la massa d’acqua pesasse sul diaframma e sui polmoni. Oltre al fortissimo dolore, ciò provocava gravi strappi e lesioni agli organi interni.


La femminilità secondo Simone de Beauvoir

Tutti sono d’accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono “la femminilità è in pericolo”; ci esortano: “siate donne, restate donne, divenite donne”. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell’essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità.

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, 1949

shadow.woman.poema.poesia

 


Aspirando


Extremo IO

A sensorial documentary film on the novel “IO” by TheCoevas


Penombra


Cera


I ruoli nel BSDM

Sopra, sotto o tutte due? – Nel BDSM abbiamo due ruoli complementari e contrapposti, Dominante e sottomesso. Tramite i ruoli si vivono le situazioni, i giochi, le proprio fantasie. Ovviamente i ruoli non devono essere necessariamente ‘fissi’. C’è chi si trova più a suo agio nel ruolo sottomesso e chi in quello Dominante, e anche chi prova eguale interesse in entrambi. Essendo i ruoli Dominante/sottomesso speculari ma contrapposti, per giungere ad un buon livello di soddisfazione occorre un certo approfondimento e quindi un adeguato periodo di tempo ed esperienze che consentano di conoscere ed apprezzare i livelli di piacere che esso comporta.

Per sperimentare un ruolo e farlo ‘proprio’ occorre tempo e dedizione, e soprattutto tanta voglia.

Lo scambio dei ruoli in un rapporto S/m, sia con partner diversi sia nell’ambito della stessa coppia può essere una variante piacevole e fruttuosa ed un completamento delle proprie capacità di soddisfare e soddisfarsi.

Tutto ciò fermo restando che per raggiungere livelli soddisfacenti nel calarsi in un ruolo occorre un certo tempo minimo per approfondirlo e farlo proprio.

Dominante

Chi impugna le redini – Il ruolo Dominante è prima di tutto Il Ruolo con le maiuscole. E’ il Dominante, uomo, donna o gruppo che sia, l’unico soggetto attivo nel rapporto. Da lui deriva ogni atto, per la sua soddisfazione è realizzata ogni situazione, dalla sua volontà si concretizza ogni momento del rapporto.

Assumere il ruolo di Dominante è sicuramente più complicato del suo speculare dominato. Il ruolo di Dominante difatti è quello direttivo, da cui dipende tutto ciò che nel rapporto si realizza. Dovrà accollarsi ogni iniziativa e responsabilità, dando ordini, decidendo meccanismi e cerimoniali, dettando condizioni e impartendo punizioni e umiliazioni.

Starà alla Sua sensibilità saper spingere la parte dominata il più vicino possibile ai limiti che si è posta, e talvolta a superarli, a seconda del grado di eccitazione, coinvolgimento e sottomissione che avrà saputo instaurare.

La crudeltà, il trarre piacere dalla sofferenza altrui e persino l’esperienza non saranno che elementi di base per un Dominante, rispetto alla sensibilità e alla sicurezza del proprio ruolo, veri elementi fondamentali per la riuscita di una sessione BDSM soddisfacente. Una certa dose di cultura, una buona intuitività ed uno spiccato atteggiamento autoritario completeranno il quadro del ruolo Dominante, cui tutto è dovuto, nulla richiesto e cui la controparte è semplice strumento e proprietà. Il Dominante può assumere diverse definizioni in Rete, può essere Top, Mistress/Master, Padrone/a, in ogni caso e’ fondamentale notare come l’iniziale del nome sara’ sempre maiuscolo.E questa regola varrà anche per la scelta dello pseudonimo (nick) da usare in Rete. Esistono naturalmente altrettanti differenti metodi di interpretare il ruolo Dominante quante definizioni ci sono e ci sono stati nella storia del mondo, essendo poi la definizione del ruolo strettamente collegata alle caratteristiche, volontà e desideri dei singoli individui. Esistono Padrone/i dolci e crudeli, raffinati e volgari, imprevedibili e metodici, indulgenti e inflessibili. Condurre il gioco in un rapporto BDSM: questo Li unisce tutti.

Una attenzione particolare dovrà avere la parte Dominante nella gestione degli incontri, nella scelta di accessori, vestiti e cerimoniali, essendo il feticismo una componente strettamente correlata al BDSM. Tale bisogna sarà naturalmente condotta nei gusti e secondo le preferenze proprie, che decideranno dell’abbigliamento e degli accessori necessari per la realizzazione delle proprie fantasie nel modo più completo e gradevole. Un ultimo cenno vorremmo portare sul discorso del metodo. Alcuni Dominati sono soliti utilizzare la brutalità e la violenza come metodi correttivi o per il loro divertimento. Personalmente lo ritengo inutile e pericoloso in termini concreti. Chi usa la violenza mostra semplicemente di non essere capace di raggiungere lo stesso risultato (punire, umiliare o sottomettere) con la forza di volontà. Sono pertanto sintomi di debolezza che mal si confanno ad un ruolo di supremazia quale quello di Dominatrice/ore in un rapporto BDSM, oltre che avvicinarsi pericolosamente a sintomi di squilibrio e patologia comportamentale. Ovviamente qui mi sto riferendo ad atti di brutalità e violenza di una certa entità e metodicità e non certo a singole manifestazioni anche piuttosto forti o a piccoli gesti di basso profilo anche se frequenti nel corso di un rapporto articolato, atti che possono inserirsi appieno in un rapporto BDSM degno di tale nome. Esistono peraltro alcune tecniche, come lo spanking o la fustigazione, nelle quali eventuali desideri di violenza o di colpire anche in modo molto pesante la parte dominata trovano piena soddisfazione senza peraltro provocare danni fisici o lesioni gravi che con la soddisfazione sessuale, anche nel corso di un rapporto BDSM, credo nulla possano avere a che fare.

Sottomesso

Chi sta a 4 zampe – Il ruolo sottomesso è certamente più semplice, anche se per definizione più scomodo. Chi per inclinazione o desiderio scelga di calarsi a vivere il ruolo di sottomesso in un rapporto BDSM dovrebbe sempre rifletterci sopra con attenzione prima di mettere in pratica queste fantasie con altre persone.

Innanzitutto il ruolo sottomesso è sostanzialmente passivo. Anche quando agisce, difatti, il sottomesso ubbidisce ad ordini o direttive, e non certo di sua iniziativa. Ferma restando la assoluta licenza di ognuno di vivere le esperienze che preferisce nel modo che preferisce, un rapporto BDSM necessita di due parti in gioco, di cui una comanda e l’altra subisce. Ove sia la parte dominata a dettare condizioni, metodi, tempi e luoghi, sia pure nella forma di suppliche o al di fuori del rapporto in sé, possiamo tuttalpiù avere una sorta di recita priva di quella tensione che è la caratteristica base del rapporto S/m.

Se lo scopo della parte Dominante è il raggiungimento della massima soddisfazione possibile, quello della parte sottomessa è la più totale obbedienza ed il provocare il maggior grado di piacere possibile alla controparte.

Sebbene possa sembrare un paradosso al sottomesso sarà vietata anche ogni iniziativa che gli procuri maggior dolore o umiliazione. È difatti chiave fondamentale in un rapporto BDSM che la decisione di infliggere dolore o umiliazioni alla parte sottomessa sia materia di scelta e priorità della parte Dominante, che lo farà solo ed esclusivamente per il Suo divertimento o perché ne prova piacere. È facoltà dello slave disobbedire, attirando su di sé le punizioni che la parte Dominante deciderà più consone, così come potrà lamentarsi delle proprie condizioni.

Come per il Dominante, anche per il sottomesso ci sono varie definizioni: bottom, slave, schiavo/a. L’importante e’ che’ l’iniziale sia sempre minuscola, anche per lo pseudonimo. In aggiunta lo pseudonimo potra’ essere compreso tra parentesi, ad indicare che oltre al ruolo sottomesso, si appartiene anche ad un Dominante.

Benché sia cosa piuttosto imbarazzante, può capitare soprattutto ai neofiti di rendersi improvvisamente conto di non trovare per nulla divertente la situazione in cui ci si viene a trovare nel ruolo sottomesso. É naturalmente possibile decidere di smettere i panni e interrompere il rapporto, semplicemente ammettendo di avere sbagliato i propri conti. Anche per evitare simili frangenti consiglio a chi si appresta a praticare di riflettere con grande profondità sui risvolti della sua scelta.

Una volta scesi nel ruolo di sottomesso è il minimo saper reggere tutto ciò che ne seguirà fino alla fine della sessione. Accettarne regole e situazioni in modo totalmente passivo, sforzandosi ogni momento di sentire il piacere della parte Dominante come unica vera cosa importante.

Primi e fondamentali requisiti dell’aspirante sottomesso saranno quindi la dedizione e la coerenza, capacità di portare a termine il compito iniziato, per quanto sgradevole possa essere o diventare. La sopportazione del dolore fisico o il saper apprezzare e godere delle proprie sofferenze sono sicuramente ottimi elementi ma possono essere acquisiti anche con l’esperienza.

La profonda convinzione e la capacità di mantenere saldamente il proprio ruolo sono invece fattori indispensabili fin dai primi passi concreti nel mondo S/m.

Uno schiavo/a che decida di mettersi nelle mani di una Padrona/e dovrà innanzitutto chiarire con sé stesso e quindi con la controparte fino a che punto è disposto ad essere spinto, quali limiti intende fissare e che ottica ha del rapporto, oltre che notificare, se crede, le proprie preferenze e le pratiche che trova invece sgradevoli. È nella natura stessa delle cose che tali limiti saranno poi in realtà solo indicativi e certo non tassativi, in quanto nel corso della seduta sarà la parte Dominante a decidere quale limite avvicinare, quale ignorare e quale oltrepassare. A questo proposito sarà fondamentale per chi si appresta a diventare parte dominata capire che tipo di persona si ha di fronte e se possibile conoscerla almeno un poco, onde poter decidere con coscienza se compiere o meno quel passo. Così come va da sé che ogni indicazione data dalla parte sottomessa alla parte Dominante è e resterà ad unico uso di essa, che deciderà se servirsene e in che modo. La parte sottomessa dovrà quindi porre ogni sforzo nel capire al più presto le esigenze della parte Dominante ed assumere un comportamento adeguato ad esse. Nel modificarsi, accettare desideri e metodi della propria Padrona/e sta il vero lavoro della parte sottomessa. Ed è naturalmente una ricerca senza fine; e la parte Dominante dal canto suo non farà che rendere più difficoltoso ed umiliante l’ubbidire ai propri ordini, già di per sé punitivi. E nell’incapacità di giungere al proprio annullamento la parte sottomessa troverà il proprio piacere, percependo il piacere che la sua passione procura alla parte Dominante.

Switch

Chi si diverte sempre – È esperienza molto comune che chi trova eccitanti situazioni di questo tipo, pur riconoscendosi con maggior naturalezza in uno dei due ruoli spesso trovi interessante e piacevole calarsi anche nell’altro.

Essendo i ruoli solo uno strumento per realizzare le fantasie e le volontà sarebbe assurdo che la scelta di uno di essi impedisse la realizzazione e quindi l’esperienza dei piaceri propri dell’altro. Coloro che vivono tanto l’uno quanto l’altro ruolo con piacere vengono definiti switch, che in inglese significa interruttore. C’è chi riesce a “switchare” anche nella stessa sessione e chi vive un ruolo diverso a seconda della persona, dell’ambiente o del suo stato d’animo. C’è chi ritiene gli switch opportunisti che non vivono in realtà nessuno dei due ruoli, e chi li considera più completi perché in grado di capire al meglio le sensazioni del partner che vive il ruolo opposto. Come sempre, non c’è una risposta definitiva. Ad ognuno la sua esperienza e le sue opinioni. L’importante, alla fine, è solo essere soddisfatti. Per quanto riguarda le definizioni, per gli switch non esistono, se non la convenzione che lo pseudonimo sia una alternanza di maiuscole e minuscole.


Sade – Segui l’istinto

Goditi “Sade – Segui l’istinto” on line

Nel 1774 la rivoluzione francese si trasforma in Terrore e Robespierre fa di nuovo imprigionare il marchese De Sade che, aristocratico e libertino, è ritenuto “altamente immorale”. Sade ha ormai cinquant’anni, è poverissimo, e la clinica di Picpus gli sembra un paradiso. La sua amante, Sensible, lo salva offrendosi a Fournier, un deputato dell’entourage di Robespierre. A Picpus Robespierre, che l’età ha reso più umano, cerca di educare senza distruggerla la giovane Emile e trova il modo di vivere un’altra esperienza-limite prima che la storia spazzi via tutto.TRAMA LUNGAFrancia 1794. La Rivoluzione è entrata nella fase più violenta, quella del Terrore. Il Marchese di Sade, arrestato e condannato per oscenità, viene trasferito a Picpus, località e castello adibiti a casa di cura e carcere preventivo. Sade ha 50 anni, è stato già a lungo nella Bastiglia e nel carcere di Saint-Lazare, e l’invio a Picpus gli appare come una specie di vacanza: una stanza tutta per lui e, negli altri appartamenti, aristocratici e affaristi in grado di barattare la propria salvezza. Sade però non possiede titoli né denaro. Non gli resta che rivolgersi alla sua ultima amante, Marie-Constance, che offre i propri favori a Fournier, vicino a Robespierre, per evitare l’emissione di condanna a morte. Nei corridoi e nei giardini di Picpus, Sade mette insieme i pezzi di una intera società, e alla fine convince tutti a partecipare ad uno spettacolo teatrale rischioso e provocatorio. Dal gruppo si stacca Emilie, giovane e inesperta fanciulla. Sade la circuisce, la rende curiosa, la invoglia ad accettare le sue indicazioni. La ragazza viene così indotta a partecipare ad un rituale di iniziazione sessuale cui è presente anche un contadino del castello. Poi le teste cominciano a cadere. Di lì a poco anche Fournier viene imprigionato. Robespierre va a morte, il vento cambia. Picpus lentamente si svuota. Sade saluta Emilie che si allontana con i genitori. Anche lui va via con Marie-Costance e il figlioletto.

GENERE: Drammatico

REGIA: Benoît Jacquot

SCENEGGIATURA: Bernard Minoret, Jacques Fieschi

ATTORI:

Daniel Auteuil, Marianne Denicourt, Jeanne Balibar, Jean-Pierre Cassel, Grégoire Colin, Isild Le Besco, Sylvie Testud, Jalil Lespert, Philippe Duquesne, Vincent Branchet, François Levantal, Daniel Martin, Dominique Reymond, Raymond Gérôme, Frederique Tirmont, Monique Couturier, Scali Delpeyrat, Leo Le Bevillon

Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Benoît Delhomme

MONTAGGIO: Luc Barnier

PRODUZIONE: ALICELEO, COFIMAGE 11, LE STUDIO CANAL +, TF1 FILMS PRODUCTIONS, OCEAN FILMS, OCEAN FILMS (fRANCE), TF1 INTERNATIONAL

DISTRIBUZIONE: EUROPEAN ACADEMY DISTRIBUTION

PAESE: Francia 2000

DURATA: 100 Min

FORMATO: Colore 35 MM (1:2,35)

VISTO CENSURA: 14

SOGGETTO:

“LA TERREUR DANS LE BOUDOIR” DI SERGE BRAMLY

CRITICA:

“Traendo spunto da un romanzo di Serge Brandly (‘Il terrore nel boudoir’), Jacquot gioca con la storia del passato per metterne in scena la contemporaneità dell’assunto. Vittima del suo tempo e di se stesso, De Sade diventa il paradigma dell’eretico che ebbe il torto di raccontare, nell’orrore della finzione, l’orrore della realtà che si dispiegava davanti ai suoi occhi”. (‘Carnet, ‘settembre 2000)” ‘I rimorsi della virtù sono peggiori di quelli del vizio’, recita uno dei paradossi favoriti del protagonista di ‘Sade’. Quali sono, però, i confini del vizio, quali quelli della virtù? A ridefinirli si prova Benoit Jacquot, aiutato da dialoghi intelligenti in cui Jacques Fieschi sceneggia il libero pensiero di Sade (?) Non ci si aspettino perversioni e brividi erotici da un film assai più imperniato sul Sade filosofo che sul Sade libertino. Sade è intelligente e bene interpretato da Auteuil, che rende il sadismo ironico e quasi soave. Peccato per la regia, piatta e senza idee”. (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 17 dicembre 2000)

NOTE:

– LE MUSICHE SONO DI AUTORI VARIREVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2000


Master, Padrone, Partner… facciamo un po’ di ordine

Nella mia breve introduzione al bondage e alla stimolazione dei sensi ho volutamente evitato definizioni come Master e Padrone, preferendogli il più asettico e generico Partner. Da una parte perché una Mente Desiderosa potrebbe desiderare di sottomettersi ad una donna, ad una Padrona quindi o ad una Mistress, ma anche perché volevo riservarmi di spiegare meglio il significato di questi ruoli, che tanti espongono come un blasone senza conoscerne il significato né la differenza.

Il Master sulle navi mercantili è una sorta di capitano (tant’è che “Master and Commander”, con il premio Oscar Russell Crowe, non è un film sulla dominazione, ma una storia di mare). In ambito audiovideo invece, il Master è la Matrice originale da cui si realizzano le copie.

Master è quindi, non solo un leader, ma l’iniziatore di un processo. Nel nostro caso, chi è a conoscenza delle regole e ha l’autorità per condurre il gioco.

Il Padrone invece è tutt’altra cosa. L’attributo evoca il senso di appartenenza e di assoluto dominio sulla schiava. Un dominio che può esercitare solo chi è dotato di una sicurezza che trova profonde radici in una grande forza sia mentale che psicologica. In altre parole nella cultura. Un requisito che viene sempre ben specificato negli annunci BDSM.

In entrambi i casi, niente a che fare con l’imponenza o la forza fisica. Tant’è che spesso, soprattutto nella cinematografia tedesca BDSM, vediamo Master/Padroni alti poco più di un metro e sessanta dominare schiave dal fisico statuario.

Un preambolo necessario per mettervi in guardia da quei sedicenti Padroni o Master che confondono tranquillamente le definizioni rivelando che, alla fine dei conti, ciò che cercano è solo un fugace amplesso oppure una sospirata masturbazione davanti alla “vittima” (stavolta trovo più giusto chiamarla così), ignara perché bendata.

Non smetterò mai di raccomandare quindi, soprattutto alle neofite, di dialogare a lungo, di comunicare, di chiarire… prima di mettersi nelle mani di uno sconosciuto.

Non vi fidate neppure di chi espone foto di elaborati bondage rubati in Internet, rivendicandone la paternità, quasi che quelle foto possano rappresentare una garanzia di qualità. Basta poco a smascherarli: la mancanza di un elemento comune.

Un Maestro di Bondage finisce con l’affezionarsi a determinati materiali, ai nodi, alle posizioni, addirittura alle particolari caratteristiche fisiche delle sue bondager. E sebbene li abbia sperimentati tutti e ne vanti la conoscenza, finirà per rivelarsi ora attraverso il senso estetico, ora attraverso l’ordine delle legature, od ancora usando particolari tecniche di stimolazione. La sua firma è inconfondibile.

Dei sedicenti Master/Padroni il peggiore è sicuramente quello, tremante per l’eccitazione, che lega la partner senza neppure conoscerne il corpo, come fosse un insaccato. Una figura che spesso coincide con quella del fidanzato, inesperto e senza alcuna competenza, smanioso di soddisfare “le strane voglie” di una Mente Desiderosa.

Arriviamo così ad un altro punto nodale. E’ davvero la figura idealmente perfetta quella del Master che è anche partner della bondager nella vita di tutti i giorni?

Ni, più probabilmente no. Anche se la libertà di una coppia stabile non è sicuramente paragonabile a quella di una coppia clandestina. Anche se molte Menti Desiderose bramerebbero di vivere il loro stato di sottomissione 24 su 24 (la sottomissione crea dipendenza).

Il motivo è semplice. L’autorità esercitata da uno sconosciuto sarà sempre superiore a quella del proprio partner, con cui, volenti o nolenti, si finisce con l’avere un rapporto di confidenza (altra cosa è la fiducia).

Non va dimenticato poi che il Master ha una responsabilità, una responsabilità importante che, se presa sul serio, è quasi stressante prolungare oltre la sessione/incontro, anche qualora questo duri più giorni.

E’ infine proprio il distacco dalla Mente Desiderosa che la aiuta a maturare quel senso di appartenenza che valorizza l’attesa che la divide dal prossimo incontro.

Questo il motivo per cui spesso Partner che si improvvisano Master finiscono presto per dedicarsi allo scambio di coppia. Non per creare un harem di bondager, ma per noia. Una scelta che finisce per indebolire il rapporto con la propria bondager anziché rafforzarlo, e che non stimola la fantasia, ma spinge al contrario ad esibire il medesimo noioso repertorio con bondager diverse.


Bondage


Papiri erotici e pornai: l’erotismo femminile nell’antichità

Nel mondo mediterraneo antico il concetto di sessualità al femminile ebbe un’attenzione assai differente rispetto a quella riservatale in tempi moderni. Oggigiorno i paesi di tradizioni giudaico-cristiane, così come quelli musulmani, collocano la sessualità, specie quella femminile, tra i tabù, privandola di qualsiasi accento riconducibile a esperienze di piacere e riducendola ad un atto volto alla sola procreazione, in cui la donna riveste un ruolo puramente passivo.

Tale visione ha contribuito a far percepire la sessualità al di fuori del matrimonio, specie nei paesi di tradizione cristiano-cattolica, come un atto impuro se eterosessuale, e perfino abnorme quando questo diventa omosessuale, salvo il caso della recente apertura ai matrimoni gay anche nella cattolicissima Spagna.

Tornando indietro nel tempo vediamo, ad esempio, che la sfera dell’eros nell’antico Egitto, a fronte della scarsità di documenti iconografici significativi, ci ha però trasmesso svariati testi. Tra questi vi è il cosiddetto “papiro erotico di Torino” risalente alla XX Dinastia (1186-1069 a.C.), da Deir el-Medina, conservato attualmente al Museo Egizio del capoluogo piemontese. Questo documento, suddiviso in due parti, una satirica e l’altra erotica, descrive, nella seconda, il convegno amoroso tra un contadino barbuto ed una cortigiana, unendo la dovizia di particolari ad un notevole senso dello humour. Vi si narra dei preparativi da parte della donna che indugia nel farsi bella per l’incontro, cospargendosi di unguenti e cosmetici e indossando una parrucca decorata di fiori. Questa immagine di donna libera interprete dei costumi sessuali, dà la misura dell’emancipazione raggiunta dalla donna egiziana, di gran lunga la più libera tra le coeve del mondo antico.

Già dal periodo protostorico, tra le civiltà mesopotamiche (circa 3000 a.C.), la sessualità godeva di un posto d’onore, accomunata alla sfera del divino ed ai cicli della natura, ai riti della fecondità e della fertilità, com’era naturale tra popolazioni la cui sopravvivenza dipendeva dalle pratiche agricole stagionali sempre saldamente legate a fenomeni di culto. Si praticava il rituale detto “ierogamia”, le nozze sacre in cui il re-sacerdote, rappresentante terreno della divinità, si univa con una sacerdotessa simbolo della divinità femminile. E’ opinione diffusa che da questa remota tradizione abbia tratto origine il fenomeno della cosiddetta prostituzione sacra, la “ierodulia”. Erodoto ci racconta come, a Babilonia, vi fosse l’usanza che portava ogni donna, almeno una volta nella vita, a prostituirsi presso il tempio dedicato alla dea Ishtar. La medesima pratica la ritroviamo poi, in connessione con la dea Astarte, nella civiltà fenicio-punica che le erigeva templi spesso collocati in cima ad alti promontori davanti al mare, come nel caso della Sella del Diavolo sul golfo di Cagliari, attualmente oggetto di scavi archeologici. Astarte era la protettrice dei marinai, i quali certamente non disdegnavano di renderle “gradito” omaggio rivolgendo le loro attenzioni alle sacerdotesse e contribuendo così ad ingrassare le casse del tempio. La donna quindi, nel suo ruolo di ierodula, il termine greco che individua la prostituta sacra, rivestiva un’importanza centrale che oggigiorno la nostra civiltà, e in generale il mondo di formazione giudaico-cristiana e musulmana, non sono in grado di leggere.

Al di là della normale funzione riproduttiva – o del puro piacere carnale per quella edonistica – nelle civiltà classiche la sessualità era vettore di precise funzioni educative, anche strettamente legate a relazioni tra membri di uno stesso sesso. Pratiche ampiamente diffuse, con l’eccezione dell’ambiente etrusco in cui gli appartenenti ai due diversi sessi vivevano esistenze nettamente distinte tra loro. Non si può dimenticare tiaso di Saffo, una sorta di comunità di tipo religioso fondata dalla poetessa nell’isola di Lesbo, in onore della dea Afrodite. Il tiaso della celebre poetessa era allora assai rinomato nell’educazione delle fanciulle di buona famiglia e faceva da pendant alle associazioni maschili nelle quali i fanciulli venivano istruiti alla poesia, alla musica ma anche all’atletica ed alle arti militari. La permanenza all’interno di tali comunità era una sorta di iniziazione alla vita adulta: l’educazione delle fanciulle nel tiaso era finalizzata al matrimonio, insieme al canto venivano insegnate loro la danza, la ricerca del bello, la raffinatezza e anche l’amore. Quelle fanciulle praticavano tra loro e con la stessa Saffo, l’omoerotismo e, oggi, conserviamo altissimi esempi di poesia da lei ispirati all’amore per una fanciulla di nome Attis. Come s’è detto, era un rapporto accettato serenamente e, anzi, oggetto d’incoraggiamento poichè benedetto dalle divinità e considerato come una fase propedeutica all’amore eterosessuale del matrimonio. L’omoerotismo, praticato anche nelle analoghe congregazioni di genere maschile, anche in questo caso era pienamente approvato.

“Abbiamo le etére per il piacere, le concubine per la soddisfazione quotidiana del corpo, le mogli per darci figli legittimi e per avere una custodia fedele della casa”: questa l’orazione pseudodemostenica “Contro Neera”, che definisce le diverse condizioni dell’eros femminile ad Atene in età classica. Al vertice della considerazione sociale era posta la sposa con la quale l’uomo aveva contratto matrimonio. Lo scopo del matrimonio era la procreazione di figli legittimi, che potessero cioè ereditare e conservare il patrimonio di famiglia. Il marito poteva nutrire grande rispetto per la sposa, in quanto madre dei suoi figli e organizzatrice dell’oìkos, la casa di famiglia, ma raramente ciò rappresentava un autentico sentimento di amore per una donna che in genere non aveva scelto di persona e che poteva non avere mai conosciuto prima delle nozze. Le concubine, “pòrnai” per usare il termine greco, erano le prostitute che, nell‘Atene di Solone, rappresentavano un vero e proprio monopolio di Stato al cui esercizio erano dedicati specifici spazi urbani. Le “etére”, infine, erano cortigiane raffinate e colte, spesso molto influenti, gradite da uomini politici e pensatori e tali caratteri contrastavano alquanto con la condizione femminile in generale, cui era negato l’accesso alla cultura e vita pubblica.

L’erotismo femminile nel mondo romano non differiva di molto. La moglie, aveva il compito di custodire il focolare domestico e di dare al marito figli legittimi dopo un matrimonio che, in genere, veniva contratto prima ancora del raggiungimento dell’età fertile, contrariamente alle usanze elleniche. Non può sorprendere che le convivenze forzate tra persone reciprocamente indesiderate e con enormi gap generazionali conducessero in genere verso rapporti extraconiugali, da ambo le parti, ma più certo più tollerati per la parte maschile. La sessualità era quindi, almeno per la donna comune di buona famiglia, alquanto repressa e certamente sottovalutata oltre che subordinata a quella dell’uomo.

La prostituzione, maschile e femminile, era naturalmente diffusa anche nell’antica Roma, ma forse in forma meno “istituzionale” rispetto alla condizione greca. E tra l’altro, se è vero che sull’omosessualità maschile abbiamo maggiori testimonianze anche ad alti livelli sociali, si pensi all’imperatore Adriano che soffrì tanto per la morte del suo giovane amante Antinoo, cui dedicò delicati versi d’amore, la stessa cosa non può dirsi per l’omosessualità femminile che non deve però ritenersi assente, malgrado il silenzio delle fonti scritte ed iconografiche. Il ritrovamento di numerosi lupanari nei centri della romanità testimonia l’ordinarietà di una pratica assai diffusa e ben conosciuta, le cui “professioniste” erano obbligate ad iscriversi in elenchi ufficiali e sottoporsi a controlli sanitari, tenuti ad indossare abiti di colore giallo ed a versare una tassa allo Stato che non riconosceva loro i pieni diritti civili.


Donna


Desiderio di Bondage. L’erotismo delle corde

E’ forte l’erotismo che esercita l’arte del bondage sugli animi e soprattutto sui desideri femminili. Sempre più la fotografia, la moda e tutte le arti figurative strizzano l’occhio alle suggestioni legate a questo affascinante mondo e dal bondage trovano ispirazione. Ma intorno a questo universo fatto di corde, nastri, cuoio, latex e qualsiasi altra cosa che possa stringere, contenere, immobilizzare, legare, c’è ancora come un’ aurea di timore. Molte infatti, sono le donne desiderose di scoprire questo affascinante modo di amare, ma che, per paura di tutto quello che di negativo si associa spesso al mondo BDSM, abbandonano i  desideri e lasciano la voglia di legare o farsi legare ad alimentare solo le fantasie erotiche. Troppa confusione e troppa ignoranza, generata da una cattiva comunicazione, e soprattutto troppa inesperienza hanno fatto di questo mondo un universo da temere, da cui stare lontano se non si vuole finire in una pagina di cronaca.


I volti di Eva, arte e immaginario femminile.

Una rassegna di opere di artisti contempornei e del Novecento che mettono in scena l’immagine femminile. Opere di Hao Shiming, Adri de Bruijn, Sylvia Nitti, Xie Chuyu, Frida Kahlo, Douglas Hofmann, Kris Lewis, Valeria Kotsareva e molti altri.


Il piacere di… fumare

Donna e fumo.

Un binomio non strettamente conciliabile all’ombra di molte riflessioni per lo più mediche, che ne sconsigliano i piaceri.

Si. Non avete sbagliato a leggere. Il fumo può essere un vizio erotico molto ed intensamente piacevole: potrebbe portarvi all’orgasmo, una sorta di masturbazione ai polmoni, qualora si sia disposti a scendere nel profondo e a giocare controcorrente.

Dive Vintage lo testimoniarono negli anni ‘30, oggi solo poche “dannate” donne ne conoscono il segreto, assaporandone e condividendone l’insidia libidinosa e provocatoria.

Invisibile ai più… lussuriosa chimera, melodia dei sensi.


Smoking in fashion


Passione, Complicità, Erotismo.


Eyes Wide Shut – Stanley Kubrick

Il film che chiude la carriera cinematografica di Kubrick costituisce anche la più enigmatica delle sue opere. Costruito sull’intreccio di psicologia e racconto giallo, Eyes Wide Shut deve la propria origine alla novella Doppio Sogno di Arthur Schnitzler, alla quale si mantiene sostanzialmente fedele, allontanandosene per quanto riguarda solo il significato criptico del messaggio.

Goditi “Eyes wide shut” on line

Piccole variazioni al racconto dello scrittore viennese fanno così la differenza per giungere all’esito di un racconto dai risvolti inquietanti ed ambientato in quella tragica realtà contemporanea che vede il diffondersi di un morbo di origini misteriose come l’aids.

William Bill Harford è un giovane medico newyorchese, felicemente sposato con Alice e padre di una bambina. Come tutti gli anni, in prossimità del Natale, si reca al ricevimento in casa di Ziegler, un grosso magnate della città che ha in cura presso il suo studio. E’ qui che Bill, durante una pausa dell’orchestra, ha la piacevole sorpresa d’incontrare Nightingale, allegro compagno dei tempi dell’Università, che si dedica ora alla professione di musicista. Dopo la serata da Ziegler, Nightingale si esibirà per tutta la durata delle feste di Natale a New York, dove chiede all’amico di rintracciarlo al locale Sonata.

Mischiati agli altri invitati, i due coniugi si sono intanto persi di vista. Mentre Alice subisce così le spietate attenzioni di un uomo di mezza età, William si concede al fascino di due modelle che promettono di condurre il medico “fin dove finisce l’arcobaleno”. La piacevole conversazione con le due ragazze è tuttavia interrotta da un maggiordomo che chiede a Bill di recarsi al piano superiore, dove lo attende il padrone di casa. Recatosi da Ziegler, egli deve intervenire in soccorso della giovane amante di questi, che giace nuda su una poltrona del bagno, stordita da un cocktail di sostanze stupefacenti. Naturalmente Ziegler esprime tutta la sua riconoscenza al medico e contando sulla sua discrezione dice che non si scorderà del favore.

La sera del giorno seguente, dopo le consuete occupazioni, i due coniugi, sotto gli effetti di uno spinello di cannabis, commentano i loro incontri durante il ricevimento di Ziegler. Dallo scambio di battute nasce però una schermaglia coniugale, in cui marito e moglie cercano reciprocamente di ingelosirsi. Bill dichiara di essere perfettamente sicuro della fedeltà della moglie. Ma è proprio questa affermazione ad indispettire Alice, che rivela al marito di avere provato una irresistibile attrazione per un ufficiale di marina incontrato durante le ultime vacanze. Anche se non le aveva rivolto che uno sguardo, la donna dice che sarebbe stata disposta a sacrificare tutta la sua vita passata e presente, sua figlia compresa, pur di trascorrere una sola giornata con quell’uomo.

Profondamente turbato dalla confessione di sua moglie, Bill è costretto nel pieno della notte a raggiungere il capezzale di un suo assistito. Mentre si trova in macchina, egli riflette amaramente sulle parole di Alice e la sua mente è attraversata da turpi immagini erotiche di sua moglie e del marinaio.

Quando arriva a destinazione, apprende che il malato era già deceduto. La figlia ha voluto avere Bill accanto a sé per conforto, in quanto gli rivela di essere da tempo innamorata di lui. Bill tuttavia non contraccambia le attenzioni della donna e dopo averla lasciata in compagnia del fidanzato si allontana a piedi verso casa.

Mentre cammina immerso nei suoi pensieri, incontra una prostituta che lo invita a salire in casa. Quando sono però in camera da letto una chiamata di sua moglie sul cellulare lo fa desistere dal suo proposito, riconducendolo a vagabondare per strada. Così, davanti alla vetrina di un locale notturno, vede la foto di Nightingale ed entra per salutare l’amico, in compagnia del quale si ferma per fare quattro chiacchiere e per bere qualcosa. Questi gli racconta che la sua serata non è ancora finita. Infatti, alle due di notte dovrà esibirsi in un club privato di cui non conosce ancora l’indirizzo. Glielo comunicano di volta in volta, perché ogni sera è un luogo diverso e inoltre deve suonare con gli occhi bendati. L’ultima volta, però, non l’avevano bendato bene e qualcosa ha intravisto: donne bellissime, che superano qualsiasi fantasia erotica.

Bill prega l’amico di condurlo con sé. Ma Nightingale dice che è impossibile. Per farsi riconoscere, ci vuole un termine convenzionale. Nel frattempo, gli giunge una telefonatae su un tovagliolo di carta scrive una parola, che Bill ha modo di leggere. Ora, la parola ce l’ha. Ma Nightingale si rifiuta di indicargli il luogo convenuto. Non ci può comunque andare, perché i partecipanti vi arrivano ogni volta in costume e maschera per non essere riconosciuti.

Sempre più incuriosito dalla faccenda, Bill dice all’amico che lì vicino abita un suo paziente, che guarda caso affitta proprio costumi. Anche se lo dovrà svegliare in piena notte, non potrà rifiutargli il favore. Cedendo alle insistenze dell’amico, Nightingale si decide così a comunicargli il luogo dell’incontro ed infine si lasciano.

A pochi isolati dal bar Sonata, Bill raggiunge un negozio di costumi, che per insegna ha curiosamente un Arcobaleno. Simbolo di passaggio che rappresenta l’unione tra cielo e terra, spirito e materia, esso era stato evocato anche dalle due modelle al ballo di Ziegler. A questo punto, Bill scopre con disappunto che il padrone del negozio non è più il cliente del suo studio medico. In ogni caso, per una lauta somma di danaro, riesce a convincere il nuovo proprietario a fornirgli quanto gli serve.

Mentre accompagna il dottore a ritirare il suo abito nel magazzino questi sorprende due uomini che stanno approfittando di sua figlia, un ragazza minorenne con dei problemi psichici. Dopo aver chiuso a chiave i due individui in attesa di denunciarli alla polizia, il negoziante consegna abito e maschera a Bill, che si allontana in taxi per raggiungere il luogo dell’appuntamento.

avanti al parco di una villa signorile si ferma e chiede al taxista di attendere fino a quando non tornerà. Quindi si avvia verso il cancello d’ingresso, dove due sorveglianti gli chiedono la parola d’ordine. La parola è Fidelio (nel racconto di Schnitzler era Danimarca).

Una macchina lo accompagna alla villa. Entratovi, è nuovamente richiesto della parola d’ordine e finalmente introdotto nel salone di ricevimento. Qui si trova davanti a una specie di cerimonia. Si tratta di un rito di magia sessuale celebrato da un gerofante in costume rosso e maschera , che agita un turibolo ed un bastone.

All’interno del cerchio magico disegnato sul pavimento da un faro, il gerofante si muove con passi precisi, eseguendo una circumambulazione rituale intorno alla circonferenza su cui stanno 11 donne anch’esse mascherate. Dopo che per tre volte picchia la bacchetta magica a terra, queste si prostrano ai suoi piedi e si rialzano, togliendo i mantelli che nascondono le loro nudità. Un quarto ed un quinto colpo sono il segnale perché entrino nel cerchio magico e s’ inginocchino al suo cospetto. Dopo che si sono reciprocamente baciate, il mago si accosta alla ragazza che sta alla destra di una donna con piume corvine e batte un colpo davanti a lei, che si allontana dal cerchio. La stessa cosa fa con la sua compagna a sinistra della donna corvina. Poi di nuovo con l’altra ragazza a destra e l’altra ancora a sinistra, per un totale di dieci colpi. L’undicesimo colpo (il numero 11 si ripete per la seconda volta) batte davanti alla donna piumata, che esce con noi di scena, mentre la cerimonia prosegue. E’ un rito di magia simpatica. Le donne devono congiungersi coi presenti per trasmettere loro l’energia che hanno accumulato all’interno del cerchio. Ciascuna di loro si sceglie un compagno. La donna piumata si allontana con Bill, ma quando sono nel corridoio lo avverte: “Cosa crede di fare? Lei qui non c’entra per niente …se ne deve andare subito … è in grave pericolo e deve allontanarsi da qui finché è in tempo.”

Intanto, sopraggiunge un’altra maschera che allontana con una scusa la donna piumata da Bill. Rimasto solo, questi percorre le stanze e i corridoi della villa, dove assiste a dei rapporti sessuali che superano ogni sua fantasia erotica. Infine, viene di nuovo raggiunto dalla donna piumata, che nel frattempo l’ha cercato ovunque.

Ancora una volta lo avverte che deve andarsene e che la sua vita è in pericolo. Poi si allontana, mentre arriva di corsa un maggiordomo, che chiede a Bill se il taxi che attende all’ingresso della villa sia suo, in quanto l’autista ha chiesto urgentemente di parlare col passeggero. Seguendo il maggiordomo che gli fa strada, Bill si ritrova nel salone d’ingresso. Con sua meraviglia, vede che tutti i convenuti sono lì ad attenderlo. Tutti attorno al cerchio magico, al centro del quale domina la figura del gerofante, che è seduto su di uno scranno pontificale sormontato da una tiara sorretta da un’aquila bicipite.

Dalla soggettiva che fotografa nello sguardo di Bill il mago in procinto di celebrare il suo rito a quella che lo ritrae sul trono, sono trascorsi esattamente undici minuti (il numero 11 si ripete per la terza volta). Tanto tempo è durata appunto l’ “iniziazione” di Bill.

Ora che è stato scoperto, rischia però la vita. Ma a salvarlo interviene la donna piumata: “Prendete me – dice – Io sono pronta a riscattarlo.” Avvertito di non rivelare a nessuno ciò che ha visto o udito, a rischio dell’incolumità sua e della sua famiglia, Bill può lasciare senza danno la villa.

A casa, sua moglie dorme profondamente, ma è scossa da una risata isterica. La sveglia e lei gli racconta il sogno … e di nuovo nella mente di Bill spunta un sentimento di amarezza e rancore nei confronti di sua moglie, che ha sognato di tradirlo.

Il giorno dopo, passando a riconsegnare l’abito preso in prestito, cerca di rintracciare l’amico Nigthingale, ma il locale dove si esibisce è chiuso. Saputo l’indirizzo dell’albergo dove alloggia vi si reca, ma il portiere gli dice che Nigthingale è partito di mattina presto, appena rientrato, scortato da due energumeni che, a giudicare da qualche livido che portava sul viso, l’avevano trattato anche male. Quando poi riconsegna l’abito, l’affittacostumi si accorge che manca la maschera. Qualche dollaro in più risolverà il problema, come l’ha risolto coi due individui che insidiavano sua figlia …

Ma Bill non è contento di come sono andate le cose la sera precedente. Vuole fare alcune indagini. Si reca alla villa e davanti al cancello si accorge che una telecamera lo sta spiando. Pochi secondi dopo arriva una macchina e ne scende un vecchio dallo sguardo severo, che gli consegna una lettera. E’ l’ultimo avvertimento.

E’ sera. Col pretesto di farle un regalo, Bill va a trovare la prostituta che lo aveva abbordato. Non c’è, ma trova la sua coinquilina che gli racconta come la ragazza sia risultata positiva al test dell’aids e si sia fatta ricoverare in clinica.

Con la testa affollata di pensieri, Bill passeggia per strada e si accorge di essere pedinato da un uomo. Acquista un giornale e s’infila in un bar. Qui una notizia attira la sua attenzione: un’ex regina di bellezza è entrata in coma in seguito a un’overdose. L’indomani la cerca nella clinica dov’è stata ricoverata, ma gli dicono che la giovane è nel frattempo deceduta. Spacciandosi per il suo medico,chiede di vedere il cadavere, ma non riesce a capire se si tratti o meno della donna piumata. Mentre lascia la clinica, una telefonata lo convoca a casa di Ziegler.

L’amico gli vuole parlare di una faccenda che lo riguarda personalmente. La notte scorsa, alla villa, c’era anche lui. E adesso lo avverte che deve smetterla di fare indagini. Gli ha messo un uomo alle costole per vedere che iniziative avrebbe preso. Non può mettersi contro quella gente… Se conoscesse i loro nomi non potrebbe che rabbrividire. E, in fondo, non è successo nulla. Quando si sono accorti che Nightingale aveva parlato, si sono affrettati a rispedirlo a casa, magari con qualche livido, ma sano e salvo.

Però Bill vuole sapere della donna piumata. Che fine ha fatto? Ziegler risponde che deve prendere tutto come una sciarada, è stato un gioco, una messa in scena per farlo tremare di paura, nient’altro. Ma il ritaglio di giornale che Bill mostra all’amico non è uno scherzo, perché la ragazza di cui si parla si trova ora all’obitorio.

Ziegler ammette, la ragazza morta era la stessa che lui aveva soccorso alcuni giorni prima, al ricevimento. Sarebbe comunque successo. Era inevitabile. Era una drogata, una puttana. Il prezzo della civiltà e della società dei cosiddetti “onesti” vuole dei capri espiatori, ma forse l’ingenuo Bill non è consapevole di questo.

Al suo ritorno a casa trova così ad attenderlo un terzo ed inquietante avvertimento. Accanto al cuscino dove sua moglie sta dormendo ricompare come d’incanto la maschera che aveva perso. William scoppia in un pianto che ridesta sua moglie, a cui confesserà tutto fino al perdono.

Scrive Kenneth Anger in Hollywood Babilonia (Milano 1996, p. 6) che in alcuni appunti del 1916 di Aleister Crowley i cinematografari americani sono descritti “come una banda di maniaci sessuali pazzi di droga”. Per la cronaca, il noto mago occultista Aleister Crowley, che amava firmarsi come La Grande Bestia, millantando un improbabile credito, era stato definito come l’uomo più perverso di questa terra.

Che per le scene di magia sessuale Kubrick abbia tratto ispirazione da lui e non dai cinematografari di Hollywood ci sembra pertanto rassicurante. Lo spirito che aleggia in queste scene di Eyes Wide Shut è appunto quello di Magick, un libro sulla magia di Aleister Crowley, che ha voluto rimarcare in modo simbolico l’argomento da lui trattato aggiungendo alla normale ortografia di Magic una k, undicesima lettera dell’alfabeto. L’undici è infatti un simbolo di magia e come tale compare in Eyes Wide Shut per ben tre volte.

Oltre a Magick, un’altra chiave di lettura per comprendere il film è costituita dal Fidelio di Beethoven, che è la sola opera lirica che egli abbia mai musicato in tutta la sua vita. Fidelio è come abbiamo visto la parola convenzionale che dà l’accesso alla villa dei Misteri. Ma il Fidelio è stata anche un’opera invisa ai potenti, in quanto, col pretesto di parlare della fedeltà coniugale, allude ad un potere di natura dispotica che incarcera gli innocenti. Se si tratti poi del potere dispotico di Napoleone o di quello dell’imperatore d’Austria non lo si è mai capito.

Quel che si può congetturare nel caso di Kubrick è che il cattivo Demiurgo della nostra epoca risiede inequivocabilmente in America ed è il potere occulto delle tre K, un potere occulto di gradi 33 (11+11+11).

Titolo originale:             Eyes Wide Shut

Nazione:             Gran Bretagna

Anno:             1999

Genere:             Drammatico

Durata:             2h

Regia:             Stanley Kubrick

Sito ufficiale:             http://www.eyeswideshut.com

Sito italiano:             http://www.warnerbros.it/film/f7/totale.htm

Cast:             Tom Cruise, Nicole Kidman, Madison Eginton, Sydney Pollack, Leelee Sobieski, Jackie Sawris, Marie Richardson, Leslie Lowe, Todd Field,

Produzione:             Stanley Kubrick

Distribuzione:             Warner Bros

Uscita prevista:             ottobre 1999


Valérie – Diario di una ninfomane

Da un romanzo di successo un mélo sulla ricerca del piacere al femminile

Goditi “Valeriè – Diario di una ninfomane” on line

Valérie è bella, colta e di buona famiglia. Per conoscere il mondo le viene naturale affidarsi al corpo e alle sensazioni; e per raccontarlo e raccontarsi l’unico confidente è il suo diario. Solo con queste pagine può condividere la scoperta del sesso e degli uomini a partire da quando, a quindici anni, perde la verginità e comincia a vedere la vita come un susseguirsi di esperienze estreme, una ricerca del piacere che non prevede inibizioni. Qualsiasi incontro può svelarle un nuovo lato di sé; per questo Valérie si concede agli uomini più diversi, spesso sconosciuti. Darsi agli altri, sempre, diventa per lei un’ossessione, una necessità. E a volte può diventare un rischio. Quasi senza rendersene conto, infatti, Valèrie si innamora di un uomo che la inganna e la maltratta riducendola l’ombra di se stessa. Per sopravvivere alla delusione e al dolore, Valèrie sceglie di imboccare la strada della prostituzione. In una casa di appuntamenti scopre un mondo fatto di violenza psicologica, ma anche di tenerezza, al fianco di altre donne come lei, spesso rivali ma qualche volta amiche e confidenti. E soprattutto scopre la vulnerabilità maschile, e un profondo bisogno di affetto. Politici, manager, avvocati, medici, padri di famiglia: tutti gli uomini della nuova vita di Valérie – anche quelli che vi entrano per più di una notte – non fanno che aumentare la sua voglia di comunicare attraverso il linguaggio che conosce meglio, quello del corpo.

Valérie Tasso scopre il sesso a 15 anni. Nel momento in cui si avvicina ai trenta è affamata di sesso e non esita a definirsi ninfomane. Confida le sue pulsioni alla saggia nonna che la invita a non frustrare il desiderio ma anche a riuscire a comprendere il senso di solitudine che lei tenta di rimuovere. Dopo la morte della nonna, perso il lavoro, Valérie ne cerca uno nuovo. Incontra così Jaime, un uomo romantico che, per la prima volta, la fa sentire innamorato. Tutto procede per il meglio fino a quando…

Bisogna utilizzare i puntini di sospensione quando si riferisce di un mélo perché qualsiasi ulteriore informazione potrebbe rovinare l’attesa degli eventi. Valérie Tasso non è un personaggio immaginario. È una donna colta di 37 anni che ha scritto un libro sulla sua vita sessuale di francese che vive a Barcellona. Il libro ha fatto scalpore perché lo stile della narrazione non era né quello pedopruriginoso alla Melissa P. né freddo e paraginecologico come tanta pubblicistica che negli anni recenti ha occupato gli scaffali delle librerie. La Tasso ha mescolato desiderio, passione e sofferenza nelle sue pagine e altrettanto fa Molina tanto che ci si può chiedere se sia possibile fare un film romantico basandosi su una perversione. La risposta è sì perché la sceneggiatura, sfruttando l’iniziale rapporto con la nonna (una Geraldine Chaplin finalmente fuoriuscita dagli horror) inserisce il tema della soddisfazione delle pulsioni come rimedio a un profondo senso di solitudine.

Gli uomini, così ‘necessari’ per l’eros, non fanno una bellissima figura nel film. A partire da Jaime, l’amore romantico (ma dalla eiaculazione precoce) che si trasforma inopinatamente in un pericolo. Per il resto non c’è nulla di più trasgressivo (anzi) di quanto non si possa vedere nella serie tv Satisfaction. Il problema è semmai dato dall’eccessiva enfasi della colonna sonora che, in più di un’occasione, trasforma quella che avrebbe potuto essere una cronaca partecipe di un percorso femminile nella sessualità in un feuilleton quasi d’altri tempi. Un suggerimento: non lasciate la sala all’inizio dei titoli di coda. C’è ancora una sorpresa.

Titolo originale:             Diario de una ninfómana

Nazione:             Spagna

Anno:             2008

Genere:             Drammatico

Durata:             93′

Regia:             Christian Molina

Sito ufficiale:             http://www.diarioninfomana.com

Cast:             Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Geraldine Chaplin, Llum Barrera, Ángela Molina, Judith Diakhate, Natasha Yarovenko, Ferran Lahoz, Llum Barrera, David Vert, Pedro Gutiérrez

Produzione:             Canonigo Films, Filmax

Distribuzione:             Mediafilm

Data di uscita:             30 Aprile 2009 (cinema)


Joe Cocker – You Can Leave Your Hat On


Justine, ovvero le disavventure della virtù

Goditi “Justine, ovvero le disavventure della virtù” on line

Un film di Jesus Franco. Con Klaus Kinski, Akim Tamiroff, Jack Palance, Sylva Koscina. «continua Romina Power, Maria Rohm, Rosalba Neri Titolo originale Marquis de Sade: Justine. Erotico, durata 124 min. – Italia 1969. – VM 18

Alle prese con professionisti del crimine e aristocratici assassini, la povera orfana Justine patisce oltraggi e peripezie di ogni genere, attaccata ostinatamente alla sua ingenua virtù. Diretto da un prolifico regista madrileno che, sotto vari pseudonimi (Jess Frank, Robert Zinnermann, David Kuhne, Clifford Brown, Toni Falt, Frarik Hollman, ma il cui vero nome è Jesús Franco) era capace di girare anche 8 o 9 film all’anno, è uno stravagante pasticcetto sadomaso. Ispirato al romanzo Justine, ou les malheurs de la vertu (1791) di Donatien-Alphonse-François de Sade (1740-1814).

Chiuso in carcere, il Marchese De Sade trascorre le giornate tra deliranti visioni che gli ispirano il manoscritto del romanzo dedicato alle avventure di Justine e Juliette, due giovani sorelle che vivono nella Francia del XVIII secolo.
Rimaste improvvisamente orfane, Justine e Juliette sono costrette ad abbandonare il collegio per procurarsi da vivere. Le loro strade a questo punto si dividono: la bionda e viziosa Juliette va a lavorare nel bordello di Madame de Buisson, a Parigi, e di lì fa fortuna passando di delitto in delitto, uccidendo senza esitare chiunque si ponga sulla sua strada, per diventare infine la mantenuta di un Conte.
La mora e virtuosa Justine invece si stabilisce a casa di Monsieur de Harpin, lavorando come sguattera, ma quando rifiuta le avances di Monsieur Desroches viene accusata ingiustamente di furto, mandata in prigione e condannata a morte.
Evasa in modo avventuroso al seguito della Dubois, la più celebre delinquente di Francia, Justine deve difendersi dalla foia degli accoliti della donna che l’ha salvata. Finché, durante una fuga, ha la fortuna di imbattersi nel romantico pittore Raymond, che la ospita nella sua casa.
Ricercata dalle guardie, Justine deve abbandonare il nido d’amore e nascondersi nel palazzo del marchese di Bressac, dove lavora come cameriera personale della marchesa. Il marchese, omosessuale, uccide la moglie e si libera della cameriera, che aveva messo a parte dei suoi progetti criminali, non prima però di averle impresso a fuoco sul petto la lettera “M”, che al tempo costituiva il marchio dell’infamia.
A Justine non resta che cercare ricovero in un convento, dove è accolta molto affettuosamente da fratello Antonello e dai confratelli. I frati tuttavia si rivelano ben presto un manipolo di sadici e iniziano a sottoporla a torture, come fanno da tempo alle altre giovani ospiti del convento.
Approfittando di un incendio, Justine riesce anche questa volta a fuggire, ma è intercettata dalla Dubois, che la costringe ad esibirsi nuda su un carro teatrale. Ma durante lo spettacolo, alla vista del marchio dell’infamia, il pubblico la addita come assassina. Justine è sul punto di essere arrestata, quando interviene a sorpresa la sorella Juliette, che la scorge da una carrozza e chiede al suo potente amante di farla liberare all’istante.
Così, concluse le rispettive avventure, Justine e Juliette si riuniscono e, grazie alle scelleratezze della sorella, Justine riesce anche a coronare il suo sogno d’amore, abbandonando la scena mano nella mano con il pittore Raymond, suo futuro sposo.

GENERE: Erotico
REGIA: Jesus Franco
SCENEGGIATURA: Peter Welbeck, Arpad De Riso
ATTORI:
Klaus Kinski, Romina Power, Maria Rohm, Rosemarie Dexter, Carmen de Lirio, Akim Tamiroff, Gustavo Re, Mercedes McCambridge, Mike Brendel, Harald Leipnitz, Horst Frank, Sylva Koscina, Howard Vernon, Jack Palance, Rosalba Neri, Jesus Franco, Serena Vergano, Gérard Tichy
Ruoli ed Interpreti

FOTOGRAFIA: Manuel Merino
MONTAGGIO: Nicholas Wentworth, Francesco Bertuccioli
MUSICHE: Bruno Nicolai
PRODUZIONE: AICA CINEMATOGRAFICA, AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES, CORONA FILMPRODUKTION, ETABLISSEMENT SARGON
DISTRIBUZIONE: CIDIF
PAESE: Italia 1968
DURATA: 102 Min
FORMATO: Colore 35 MM, EASTMANCOLOR
VISTO CENSURA: 14


La pratica della mutilazione genitale femminile.Forse tu non sai: ogni 11 secondi….

Edvige Bilotti

In questo lavoro tratterò della pratica della mutilazione genitale femminile (MGF)1 tentando di presentare questo tema in una prospettiva che si distacca dalla maggior parte della letteratura sull’argomento che si basa generalmente su preoccupazioni di tipo medico e sull’impegno politico per abolire la pratica. L’approccio analitico di questo studio è quello di un’indagine contestualizzata che faccia riferimento alle specificità socioculturali e storiche della MGF; esaminerà i significati ed i valori specifici attribuiti a questa usanza secondo i contesti culturali ed ideologici all’interno delle reti locali di potere e le complesse relazioni che modellano la vita delle donne.

Seguendo Chandra Mohanty2, questo saggio tenta di evitare la trappola analitica di alcune supposizioni etnocentriche occidentali nella rappresentazione delle donne del terzo mondo come di un gruppo omogeneo e coerente unificato dalla condizione di essere oppresse dalle loro società patriarcali e culture `tradizionali’ maschiliste. In alcuni lavori di femministe occidentali3 le donne del terzo mondo sono state costruite come una categoria universale e astorica. La presupposta validità di questa categorizzazione viene applicata universalmente attraverso civiltà diverse. Le donne del terzo mondo sono accomunate in una nozione di identicità della loro oppressione e sfruttamento. Sono rappresentate come vittime senza potere di un sistema socioeconomico dominato dagli uomini.
La presupposizione problematica di alcune femministe occidentali é l’uso di una categoria monolitica, unica di patriarchia che non indirizza processi storici specifici e le dinamiche coinvolte nella formazione di reti di potere all’interno delle società locali.
Così, in molta parte del discorso femminista occidentale, le complessità delle vite delle donne del terzo mondo sono rese omogenee e situate riduttivamente in una struttura astorica. Il presupposto é che sono costituite come entità separate prima di entrare nel complesso sistema di relazioni sociali, significati e credenze. Ogni interazione tra queste donne ed il contesto di riferimento viene negato così come il loro contributo alla formazione di sistemi di valori all’interno di esso.
Anche scrivendo con vari gradi di accuratezza, molti testi femministi sono accomunati da una premessa simile che vittimizza le donne del terzo mondo. Le donne sono definite come vittime della società islamica, vittime del colonialismo, vittime del processo di sviluppo o vittime della violenza maschile.
Nel discutere la pratica della MGF molte femministe occidentali come Fran Hosken e Mary Daly, per esempio, si riferiscono alle donne praticanti come sessualmente oppresse e vittime della violenza maschile.
Hosken4 giudica la MGF come una forma di violenza da parte degli uomini sulle donne. La paragona allo stupro, alle percosse, alla prostituzione forzata ed allapurdah (segregazione delle donne). Tutte sono viste come “violazioni dei diritti umani fondamentali” portati avanti con “uno stupefacente consenso tra gli uomini”5. Nei suoi scritti le donne diventano a livello mondiale un gruppo omogeneo in una “retorica totalizzante che confidenzialmente parla del genere femminile come di una categoria universale”6. Le donne sono rappresentate come vittime della violenza maschile e sono ridotte ad una unità universale basata sulla nozione riduttiva della loro oppressione. Anche istituzioni come la purdah o il velo sono associate con la violenza maschile e spiegate in termini di oppressione sessuale e sottomissione. La specificità culturale ed il processo storico della pratica sono ignorati. Per esempio, la differenza tra l’uso del velo in Iran imposto dalla legge islamica, in opposizione alla scelta del velo come elemento di identità culturale, usato per opporsi all’imperialismo culturale occidentale. Come simbolo della tradizione islamica, la diffusione del velo é aumentata significativamente in reazione alla invadente presenza occidentale.
Daly7 presenta un approccio simile a quello di Hosken. Fa un problematico confronto di costumi di periodi storici diversi confrontando l’Africa di oggi con l’Europa medievale. In particolare fa un parallelo tra la MGF e le cinture di castità usate in Europa nel medioevo, la fasciatura dei piedi praticata in Cina fino all’inizio di questo secolo e la sepoltura di bambine vive nell’Arabia preislamica. Nella sua analisi queste pratiche sono rappresentate come sintomatiche di una cospirazione misogina universale. Daly cade nella trappola analitica che fa presumere che un sistema patriarcale unico, astorico caratterizza la maggior parte delle società e struttura le donne come un gruppo oppresso. La struttura del mondo é interpretata e definita in termini dicotomici che oppone le donne agli uomini.
Nell’analizzare la pratica della MGF descriverò le sue diverse forme, l’origine storica e la distribuzione geografica. L’indagine nel contesto socioculturale comporta l’esame della religione e dei valori morali così come delle credenze culturali e delle tradizioni all’interno della struttura sociale e familiare. La premessa teorica é che le donne sono costituite come donne attraverso la loro complessa interazione con cultura, religione, sistemi di significati e credenze, reti locali di potere, gerarchie di istituzioni e altre strutture ideologiche. Le donne sono definite da questo contesto ed all’interno di questo sotto specifiche condizioni. Loro stesse contribuiscono a formare e determinare queste relazioni in vari modi attraverso dimensioni sociali specifiche. Anche se diversi e contraddittori i livelli sociali si sovrappongono e sono intrinsecamente interrelati e vengono separati qui solo per necessità di astrazione analitica.
In questo lavoro tenterò di rispondere al bisogno di un approccio contestualizzato che eviti giudizi secondo standard occidentali. Gli occidentali tendono a vedere questa pratica semplicemente come un atto di violenza contro le donne che deve essere abolito. Inoltre, formulazioni semplicistiche e riduttive che limitano la definizione di donne all’identità di genere creano “un falso senso di comunione di oppressione, intenti e lotte tra le donne globalmente.”8 Anche in un contesto di impegno per abolire la MGF, ciò non solo é inefficace ma anche controproducente nell’organizzare efficaci strategie di resistenza politica per combattere forme di oppressione. Oltre la `sorellanza’ ci sono complesse condizioni culturali e specificità storiche da capire e rispettare.
La maggior parte degli studiosi/e9 si trovano d’accordo nel classificare la MGF, popolarmente chiamata circoncisione femminile, in tre tipi base, una tipologia che riflette vari gradi di gravità.10
La circoncisione, che consiste nella recisione del prepuzio della clitoride, è la forma più blanda perché preserva la clitoride e le parti posteriori più ampie delle piccole labbra. Nella cultura islamica, la circoncisione è conosciuta come sunna che in arabo significa “tradizione” poiché viene suggerita da alcune ahadith(massime del profeta Maometto). Questa è l’unica forma che può essere eguagliata alla circoncisione maschile nella quale il prepuzio del pene viene rimosso.11
La clitoridectomia o recisione è la pratica più comune e implica la rimozione dell’intera clitoride insieme con tutta o una parte delle piccole labbra. Nell’arabo classico questa forma viene chiamata khafd che significa riduzione ed è più popolarmente conosciuta con il termine tahara che ha il significato di purificazione.12
L’infibulazione è la forma più severa di questa pratica. Il termine deriva dal latino fibula, la spilla utilizzata per agganciare la toga romana. La fibula era usata inoltre per prevenire il rapporto sessuale tra gli schiavi; veniva fissata attraverso le grandi labbra delle donne e attraverso il prepuzio degli uomini. Questo aveva lo scopo di assicurare la fedeltà delle schiave, di evitare gravidanze che avrebbero ostacolato il loro lavoro13 e infine d’impedire agli schiavi o ai gladiatori di affaticarsi con le donne.14 L’infibulazione è conosciuta anche come “circoncisione faraonica”, perché si crede che venisse praticata in Egitto durante il periodo delle dinastie dei Faraoni (2850-525 A.C.).
L’infibulazione comporta il taglio della clitoride, delle piccole labbra e delle grandi labbra. Le rimanenti estremità delle grandi labbra sono quindi cucite insieme in modo tale che l’orifizio vaginale venga chiuso. Durante il processo di guarigione viene inserita nella vagina una scheggia di legno per poter permettere il passaggio dell’urina e del sangue mestruale. A seconda dei differenti costumi, la ferita viene cucita con filo di seta o per suture (in Sudan) o con spine di acacia (in Somalia). Per facilitare la cicatrizzazione vengono impiegate sostanze adesive come il mal-mal ( una mistura di pasta composta da zucchero e gomma), tuorlo d’uovo e zucchero, succo di limone o miscugli di erbe. Per aiutare la guarigione e per dissipare gli odori sgradevoli, derivanti dall’urina e dalla coagulazione del sangue, vengono arse sotto la ragazza delle erbe aromatiche tradizionali (e.g. asal) e della linfa essiccata.15 Le ceneri usate per controllare l’emorragia, in special modo nelle aree rurali dell’Africa occidentale, sono spesso causa d’infezioni violente. In seguito all’operazione, le gambe della ragazza vengono legate e viene così immobilizzata per diverse settimane finché la ferita della vulva non guarisce. La prima notte di nozze la cicatrice dei genitali deve essere defibulata per consentire la penetrazione. Generalmente in seguito ad ogni nascita la reinfibulazione viene praticata per restituire al corpo della donna la sua “condizione prematrimoniale”.
Gli strumenti impiegati per compiere la MGF comprendono coltelli, lame di rasoi, forbici e pezzi di vetro. Raramente questi strumenti vengono sterilizzati prima dell’operazione e tranne che negli ospedali, l’anestesia non è quasi mai impiegata. Tradizionalmente, l’operazione è eseguita dalle donne più anziane, di solito levatrici locali, conosciute come Gedda in Somalia o Daya in Egitto e in Sudan. Per le levatrici, queste operazioni costituiscono una fonte redditizia di guadagno. Nel Mali e nel Senegal questa pratica viene condotta da donne appartenenti alla casta dei “fabbri”, dotate della conoscenza dell’occulto.16 Nelle aree urbane di questi paesi, le operazioni vengono frequentemente eseguite negli ospedali da medici professionsti.
L’età per la circoncisione cambia sia geograficamente che per gruppo etnico di appartenenza. Sebbene l’età per la pratica varia da una settimana di età fino ai venti anni, viene eseguita sempre più spesso su bambine tra i tre e gli otto anni. Recentemente si è verificata una tendenza verso un’età persino più prematura per minimizzare la resistenza al terribile dolore. Verzin (1975) ha sintetizzato le età in cui la circoncisione femminile viene effettuata come segue: otto giorni dalla nascita – Etiopia; dieci settimane dalla nascita – Arabia; dai tre ai quattro anni (circoncisione e recisione) – Somalia; dai tre agli otto anni – Egitto; dai cinque agli otto anni – Sudan; dagli otto ai dieci anni (infibulazione) – Somalia; poco dopo il matrimonio – Tribù Masai.
L’origine della pratica della MGF è sconosciuta. Non esistono testimonianze conclusive che indichino come e quando l’usanza sia iniziata e in che modo si sia diffusa. Non vi è accordo se le operazioni siano nate in un posto per poi diffondersi, o se queste venissero praticate da differenti gruppi etnici in aree diverse e in diversi periodi. Tuttavia esistono due teorie principali che riguardano le origini della pratica: una sostiene che l’usanza iniziò in un luogo (la penisola araba o l’Egitto) per poi propagarsi in altri posti; l’altra argomenta che questa visione sia abbastanza improbabile perché le operazioni sono talmente diffuse che non possono aver avuto origini comuni. Per gli autori che sostengono quest’ultima teoria, la pratica si sviluppò in maniera indipendente, in posti diversi e in momenti storici differenti.17
Sembra che in tutte le società in cui la circoncisione femminile viene praticata ci sia anche quella maschile. La circoncisione maschile è raffigurata in rilievi della tomba egiziana di Ankh-Ma Hor della sesta dinastia (2340-2180 A.C.) e in altre rappresentazioni egiziane che risalgono ai tempi faraonici.18 Ma risulta poco chiaro se la recisione e l’infibulazione ebbero uno sviluppo parallelo. Comunque, per il primo millennio A.C., c’è la prova certa che il costume fosse praticato in Egitto. La più antica fonte conosciuta che registra l’uso è l’opera di Erodoto (484-424 A.C.). Egli afferma che la recisione era praticata dai fenici, dagli ittiti e dagli etiopi, come pure dagli egiziani.19 Attorno al 25 A.C., Strabone, il geografo e storico greco, racconta che gli egiziani circoncidevano i ragazzi e praticavano la recisione alle ragazze.20 Un’altra testimonianza si trova anche nella letteratura medica. Soramus, un medico greco, il quale praticava intorno al 8 A.D. ad Alessandria e a Roma, fornisce una descrizione dettagliata dell’operazione della recisione e degli arnesi impiegati in Egitto. Un altro medico, Aetius (502-575 A.D.), descrive l’operazione in maniera simile. Entrambi sostengono che lo scopo era quello di far diminuire il desiderio sessuale femminile.21
Inoltre, alcuni archeologi asseriscono che le buone condizioni di conservazione delle mummie egiziane testimoniano l’usanza della clitoridectomia. Generalmente si conviene che la recisione fosse praticata soprattutto dalle classi governanti, era un segno distintivo per le donne appartenenti alle famiglie reali e per la casta dei sacerdoti d’Egitto.22 Si pensava che le donne fossero le sole detentrici dell’arte magica e la MGF era il tentativo di tenere sotto controllo questo “potere”.23
Secondo alcune fonti, ebrei e arabi acquisirono le pratiche della clitoridectomia e dell’infibulazione in Egitto. Durante la conquista del nord Africa gli arabi raccolsero questi usi e li diffusero in altre parti del mondo.
La MGF è praticata principalmente da musulmani24 ma anche da cristiani, animisti, atei ed ebrei (anche se solo dai Fellashas che abitano in prossimità del Gondar in Etiopia). L’usanza è estesa in quelle aree in cui predominano la povertà, l’analfabetismo e precarie condizioni sanitarie e laddove lo stato socioeconomico delle donne è basso. La MGF viene messa in pratica in più di ventisei regioni del continente africano, in alcune zone della penisola araba e in Asia.
Come mostra la mappa qui sotto, la MGF è presente da un lato all’altro dell’Africa, tra il tropico del Cancro e l’Equatore. La recisione è documentata nel sud della penisola araba e nei luoghi circostanti il Golfo Persico, che includono lo Yemen del sud, l’Oman, gli Emirati Arabi e il Bahrain. L’infibulazione viene praticata dai musulmani in Somalia, in quei territori abitati dai somali in Etiopia, Kenya e Djibouti, nel Sudan (eccezione fatta per i non musulmani residenti nel sud della provincia), nella Nigeria del nord e in alcune parti del Mali.
Le forme più blande della MGF, che sono probabilmente legate al processo d’islamizzazione, sono eseguite in Asia dalle popolazioni musulmane della Malesia e dell’Indonesia.
Secondo alcuni autori,25 la pratica è stata riscontrata anche tra le tribù aborigene dell’Australia come pure tra quelle del Pakistan, Sri Lanka, Perù, Brasile, Messico dell’est e in Russia.26 Ma questi sono casi sporadici ed isolati.
La pratica non è presente solo nelle società non occidentali. Gli immigrati africani hanno portato queste usanze negli Stati Uniti e in Europa27, in particolare in Gran Bretagna e Francia.
Nel tentativo di spiegare le ragioni della MGF prenderò in considerazione: a) l`associazione con la religione; b) le credenze culturali e l’immagine del corpo; c) la tradizione
a) Malgrado la MGF non sia centrale all’insegnamento delle tre religioni monoteistiche (giudaismo, cristianesimo e islamismo), alle quali la maggior parte dei gruppi praticanti appartengono, si ritiene che la pratica sia un requisito religioso. La risposta più comune per giustificare il costume è per mantenere fede ai comandamenti religiosi.32 La religione che ha maggiormente abbracciato quest’usanza è l’islamismo. Sebbene l’origine della MGF non sia islamica33, è proprio nelle tradizioni musulmane che risiede la sua forza.
Con il sorgere di tradizioni islamiche, come il velo e la clausura,34 la MGF ha guadagnato d’importanza, non solo perché alcuni ahadith sono in favore della sunna, ma anche perché l’islamismo, come la maggior parte delle altre religioni, considera la sessualità femminile come un istinto “lussurioso” che deve essere controllato. Una grande importanza viene data alla “modestia” e alla “castità” delle donne. Quindi, malgrado la MGF non sia prescritta dal Corano, si è diffusa più nelle culture musulmane che altrove. In ogni modo, non tutti i musulmani seguono il costume, come negli esempi dell’Arabia Saudita, Iraq, Iran, Algeria, Marocco, Tunisia e Libia.
La visione comune sostenuta dalle religioni, che la sessualità femminile abbia bisogno di essere controllata, considera il sesso come “qualcosa” di vergognoso che può essere praticato esclusivamente all’interno della struttura di un matrimonio ufficiale, a fini riproduttivi35. La `purezza sessuale’ di una donna rappresenta l’onore della famiglia36; qualsiasi trasgressione viene condannata sia dalla famiglia sia dalla società.
Perciò la rimozione degli organi genitali femminili esterni è un provvedimento atto a ridurre il desiderio sessuale, necessario per salvaguardare la verginità e l’onore della donna e per rafforzare la sua fedeltà. Viene inoltre considerata necessaria per impedire la masturbazione, proibita dalla legge islamica.37
La clitoridectomia e l’infibulazione non erano prescritte dal Corano ma sono state associate ad esso. In un hadith, viene riportato che a Medina il profeta Maometto disse ad una donna che voleva sottoporsi all’operazione: “Tocca ma non distruggere; è più illuminante per la donna e più piacevole per il marito” e in un’altra dichiarazione il profeta dice: “Non eccedere, è piacevole per la donna e preferibile per l’uomo.
(Abdalla)”. Queste affermazioni confermano l’atteggiamento positivo delle scritture sacre islamiche verso la sessualità, piuttosto che il contrario.
Un altro hadith, attribuito al Profeta, asserisce che la circoncisione è una necessità per gli uomini, ma solamente un “ornamento” per le donne.38
La MGF si ritrova anche tra i cristiani e gli ebrei. Anche queste religioni di tipo patriarcale condividono la credenza che la sessualità delle donne debba essere repressa perché è essenzialmente peccaminosa e incita alla tentazione. Le donne sono ritenute più inclini alle passioni e alle emozioni, piuttosto che all’intelletto e alla condotta razionale. Anche in queste religioni la pratica non è ordinata dalle sacre scritture ma fuorvianti interpretazioni dei principi religiosi hanno aiutato la sua legittimizzazione.
b) In aggiunta alla religione, sono state avanzate molte considerazioni al fine di spiegare la MGF nel contesto delle culture antiche. Secondo una delle interpretazione la pratica è stata vista come un’offerta o un sacrificio alla divinità della fertilità39.
Un’altra possibile spiegazione la suggerisce Meinardus (1967) che mette in relazione la MGF con la credenza faraonica nella bisessualità degli dei; da qui la credenza che ogni persona sia dotata di un’anima maschile e di una femminile. Le società che credono nella natura duale e androgina dei bambini pensano che la parte femminile della natura dei ragazzi risieda nel prepuzio del pene, mentre la parte maschile della natura delle ragazze risiede nella clitoride.
Come parte del rito di passaggio nel mondo degli adulti, gli adolescenti devono perdere i segni della loro dualità sessuale, così da poter assumere il loro ruolo di adulti. L’alterazione genitale realizza la definizione sociale del sesso di un bambino e l’affermazione dell’identità del genere.40
Nel Mali, i Bambara e i Dogon credono che i bambini abbiano due anime; l’anima femminile del ragazzo risiede nel prepuzio (elemento sessuale femminile) e l’anima maschile della ragazza” è nella clitoride (elemento sessuale maschile). I ragazzi e le ragazze sono considerati impuri poiché possiedono elementi di entrambi i sessi. Di conseguenza, la circoncisione maschile diventa necessaria per rimuovere l’aspetto femminile dell’anatomia del ragazzo, mentre la clitoridectomia elimina l’aspetto fallico dell’anatomia sessuale delle donne.41 Il prepuzio e la clitoride sono considerati la sede di una forza demoniaca del disordine chiamata Wanzo la quale impedisce la fertilità e l’accesso al mondo degli adulti. La circoncisione ha quindi il duplice compito di definire l’identità del genere e di distruggere il potere malefico.42
Alcuni studiosi interpretano la pratica in termini di “riti iniziatici” come passaggio dalla pubertà all’età adulta.43Nella tradizione di molti gruppi etnici (nel Sudan settentrionale i Kikuyu nel Kenya, i Toguana in Costa D’Avorio, i Bambara nel Mali), l’evento è accompagnato da una cerimonia elaborata, con rituali carichi di significati simbolici (canzoni, danze, abiti speciali e cibo). Nel Sudan la ragazza che deve essere sottoposta all’operazione è chiamata arusa, la” giovane sposa”, che allude “al futuro legame matrimoniale e al ruolo sessuale della futura moglie”.44 La donna è vestita da sposa, indossa gioielli d’oro ed è abbellita con l’henna.45 Le donne che partecipano alla cerimonia incoraggiano la ragazza con lo zagarid (ululato per un lieto evento). In seguito all’operazione la ragazza viene distesa su un letto e adornata con fili rossi, con una collana di perle e con uno scarabeo che sono ritenuti capaci di accelerare il processo di guarigione e di proteggere dal male. Le ragazze ricevono doni in soldi, oro e abiti. I regali che si accompagnano all’elaborata cerimonia così come la competizione dei propri coetanei servono come forte allettamento per le giovani ragazze.
Alcune tribù conducono la ragazza ad un fiume, preferibilmente al tramonto, che è anche una forma di mushahra (cura) della condizione di kabsa (pericolo rituale) che colpisce le ragazze da poco circoncise. La celebrazione segue un modello simile per tutte le classi sociali ed è praticata ancora oggi.
In altre aree, come la Somalia, il rituale è molto meno elaborato. La cerimonia include tè, dolci e porridge con ghee (burro). Durante l’operazione i parenti e le donne, che seguono l’evento, cantano e gridano per coprire le urla della vittima e per offrire un sostegno emotivo. Dopo l’operazione, la ragazza deve rimanere in casa per un periodo di quaranta giorni per salvaguardarsi dai jinns (influenze malefiche) che si ritiene possano scatenarsi nel periodo che segue un evento importante (circoncisione, matrimonio, nascita o funerale). Nelle aree urbane l’operazione avviene durante le vacanze scolastiche (da luglio a ottobre); in quelle rurali il periodo abituale è la fine della primavera o l’autunno perché coincide con il termine della stagione piovosa e le ragazze sono ben nutrite e in grado di tollerare l’operazione.46
Certi gruppi etnici come i Tagouana della Costa D’Avorio, credono invece che la circoncisione intensifichi la fertilità47. Ironicamente l’operazione è spesso la causa di gravi problemi di salute il cui risultato è la sterilità.
Altre tribù come i Mossi dell’Alto Volta e i Dogon del Mali credono che la clitoride sia un organo pericoloso. Si pensa che durante il parto il contatto con la clitoride possa provocare la morte del nascituro. I Bambara del Mali credono addirittura che la clitoride possa uccidere un uomo se, durante il rapporto, entra in contatto con il suo pene.48
Un’altra ragione per la pratica consiste nel ritenere che la `clitoridectomia’ sia necessaria per diventare `puliti’ e `puri’. Specialmente in paesi dell’Africa orientale (Egitto, Sudan, Somalia, Etiopia), i genitali femminili esterni sono considerati “sporchi”. Per esempio, in Egitto la ragazza non ancora circoncisa è chiamata nigsa(impura, sporca) e nel Sudan il termine colloquiale per la circoncisione è tahur49 (depurazione, purificazione).
Per di più, nel Mali, la clitoride è considerata `brutta’ che diventa una giustificazione per la recisione. Anche in Mauritania, la clitoridectomia è eseguita per bellezza50 ed è conosciuta come tizian, che significa rendere più belli, e gaad che vuol dire tagliare e rendere uniforme.51
Come già visto, il concetto di bellezza e dell’immagine del corpo varia da cultura a cultura52. Quelli che seguono sono i resoconti dei diversi costumi del mondo circa la trasformazione del corpo effettuata sulla base di determinate idee di bellezza, socialmente accettate. “Tutte le culture possiedono una propria nozione su come il corpo dovrebbe essere modellato, sulle sue dimensione e sul suo ornamento. Le immagini di come dovrebbe essere un “bel” corpo sono incredibilmente varie; l’apparenza formale del corpo in un gruppo potrebbe sembrare non del tutto umana a un rappresentante di un altro gruppo”.53
I gruppi etnici dell’Africa occidentale, Australia, Nuova Guinea, Nuova Zelanda, Melanesia e Polinesia praticano il tatuaggio dei visi. Invece di usare i colori incidono la loro faccia con disegni simbolici. L’operazione è talmente dolorosa ed il loro viso così tumefatto che, per nutrirsi, hanno bisogno di imbuti speciali.54
In Nuova Zelanda , le donne e gli uomini oltre al viso si tatuano cosce e natiche. L’arte del tatuaggio è un’operazione lunga e dolorosa eseguita da artigiani esperti i quali si servono dell’ushi, uno strumento sottile e appuntito con un’estremità tagliente di diverse misure. La fine dell’operazione è spesso segnata da una funzione sociale e da una festa cerimoniale.55
Alcune popolazioni indigene che abitano in villaggi dell’Amazzonia brasiliana praticano l’allargamento del labbro e dell’orecchio. I Ge, i Tchikrin e i Kayapo perforano i lobi dei neonati con dei grandi tappi per le orecchie a forma di sigaro. Al momento dello svezzamento, le labbra dei bambini vengono forate e gradualmente allargate.56
Anche nei paesi occidentali sono diffusi “miglioramenti” del corpo piuttosto dolorosi. La chirurgia estetica, che comprende la riduzione o l’aumento del seno, la liposuzione, il lifting facciale, è largamente eseguita per una specifica immagine del corpo.57
c) Anche la tradizione è una giustificazione ampiamente sostenuta per il persistere della MGF. Essa é regolarmente eseguita come una parte integrale della conformità sociale e in linea con l’identità della comunità58. Per una famiglia tradizionale è estremamente raro mettere in discussione l’essenza dell’usanza che è sostenuta da una consuetudine profondamente radicata. La tradizione viene data per scontata, “porta con sé la sua stessa validità e lo status quo non è mai messo in dubbio”59. Sembra che le `ragioni’ siano razionalizzazioni che tentano di spiegare un costume che “si è così completamente intessuto nella struttura di alcune società, che le “ragioni” non sono più particolarmente rilevanti, poiché invalidandole la pratica non cessa”.60
La MGF è profondamente radicata in paesi sottosviluppati dove l’analfabetismo e la miseria sono molto diffusi, dove le donne devono lottare quotidianamente per sopravvivere e per soddisfare fabbisogni primari. Esse crescono nel contesto delle loro norme culturali, vivono con l’idea che una ragazza non circoncisa sia inaccettabile e non sarà chiesta in matrimonio, che è quasi l’unica soluzione per assicurarsi un futuro. In una cultura in cui i valori, fortemente radicati, di castità prematrimoniale e matrimonio sono intrinsecamente legati alla MGF, la sofferenza fisica è preferita all’ostracismo destinato ad una ragazza non circoncisa.61Questo spiega perché le donne siano le più convinte sostenitrici della pratica e perché le sofferenze ed il rischio di gravi infezioni siano spesso viste come preferibili alla condizione di essere una reietta non circoncisa.
Per diversi secoli il tema dell’MGF è stato nascosto nel segreto e nei tabù. Recentemente il problema è stato portato alla luce da femministe, professionisti sanitari e scienziati sociali62 La pratica ha suscitato in occidente una reazione di grande sdegno, orrore e condanna. Se da una parte questo ha aiutato a rompere il silenzio intorno all’argomento, dall’altra, senza il riconoscimento della complessità e delicatezza del problema, ha aumentato la distanza tra i movimenti femministi dell’occidente e quelli del Terzo Mondo. L’occidente interpreta la MGF come una forma di tortura e di violazione dei diritti umani fondamentali.
L’indignazione dell’occidente è stata respinta come imperialistica, ignorante e aggressiva. Alcune femministe africane hanno criticato la campagna occidentale contro la pratica denunciandone “l’ignoranza” e “la totale mancanza di considerazione del particolare contesto nel quale le donne africane stanno lottando”.63 La risposta è stata che “è essenzialmente del popolo africano e in particolare delle donne africane, il compito di decidere di mobilitarsi e combattere contro certi aspetti della loro realtà – quelli che vanno cambiati più urgentemente e di decidere in che modo quella lotta dovrebbe essere intrapresa”.64 Hanno enfatizzato il diritto alle differenze culturali e alla difesa dei valori tradizionali. Questa posizione nega agli occidentali il diritto d’interferire in questi problemi culturali.
Le femministe occidentali nell’opporsi alla pratica hanno capito che nessun cambiamento è possibile senza la partecipazione consapevole delle donne africane. Le campagne sono iniziate ad essere organizzate con più sensibilità e una migliore comprensione del contesto socio-culturale. La complessità del problema richiede un approccio multidisciplinare di natura comprensiva. Una campagna di successo ha bisogno di una combinazione di interventi legislativi ed educativi sostenuti dai capi religiosi e da quelli civili che ricoprono posizioni influenti nelle loro comunità.
Durante il periodo coloniale, i tentativi per abolire la pratica attraverso delle leggi si rivelarono controproducenti. Inizialmente, per prevenire tensioni, i governi coloniali evitarono d’interferire nelle usanze locali di queste società. Quando intervenirono come in Sudan e Kenya65, dovettero affrontare un risentimento e un’opposizione locale molto forte. Le leggi speciali promulgate furono interpretate come una minaccia alla solidarietà nazionale e come un’intromissione di ordine culturale e sociale. Le leggi non furono mai accettate e la pratica diventò invece un simbolo di resistenza all’influenza straniera. Anche in altri regioni la MGF diventò un simbolo di identità nazionale, tradizione e autenticità.
I governi nazionali che seguirono all’indipendenza cercarono di eliminare la MGF tramite le vie legali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la legislazione non produsse un gran cambiamento e le usanze continuarono ad essere praticate di nascosto. In paesi come l’Egitto e l’Eritrea, l’infibulazione e la clitoridectomia diminuirono, ma non come risultato legislativo. In Egitto, sotto Nasser, le donne ottennero uguali opportunità nel campo educativo e lavorativo. In Eritrea, l’infibulazione fu bandita per merito delle campagne del Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo al quale si associarono molte giovani ragazze66
Alla fine degli anni `70 l’argomento diventò una questione d’interesse internazionale. La pratica fu ampiamente discussa in conferenze promosse da organizzazioni internazionali come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)67, l’UNICEF (Fondo Internazionale di Emergenza per l’Infanzia delle Nazioni Unite), l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze e la Cultura) e da varie organizzazioni femminili. Nel 1982 la posizione dell’OMS era diventata molto chiara e determinata. Affermava che “i governi dovrebbero adottare chiare politiche nazionali per abolire la circoncisione femminile e per intensificare i programmi educativi così da informare il pubblico sulla dannosità della circoncisione femminile. In particolare le organizzazioni di donne a livello locale sono incoraggiate ad essere coinvolte, poiché senza la consapevolezza e l’impegno delle donne stesse, i cambiamenti sono poco probabili”.68 L’OMS e l’ UNICEF assicurarono ai governi la loro disponibilità a sostenere gli sforzi nazionali contro la MGF e a proseguire la collaborazione nella ricerca, diffusione dell’informazione e programmi educativi.
L’impegno politico delle femministe e dei gruppi internazionali per l’abolizione della pratica deve capire il contesto specifico per organizzarsi efficacemente per cambiarlo. Gli atteggiamenti eurocentrici che sono ancora impressi nella cultura occidentale dovrebbero essere riconosciuti ed evitati.
Ogni cultura segue i propri precetti morali e ha il proprio punto di vista. La maggior parte delle convinzioni riguardo i diritti umani non corrisponde a quelle espresse nel contesto dei dibattiti occidentali. La MGF è praticata da donne che vi credono fortemente. Essa non è percepita come una “mutilazione”, ma al contrario è pensata come un atto nel migliore interesse della donna. Nelle parole di Renteln: “La cultura è così potente nel modo in cui forma le percezioni degli individui, che capire il modo di vivere nelle altre società dipende dal riuscire a vedere a fondo in ciò che che si potrebbe chiamare la logica culturale interna”.69


1 L’espressione ” mutilazione genitale femminile” richiede dei chiarimenti. Nel saggio uso questa espressione con la consapevolezza che essa assume una connotazione negativa ed implica un giudizio di valore occidentale. Nonostante l’espressione MGF non sia neutrale e quindi non opportuna per un’analisi che voglia evitare un atteggiamento eurocentrico di condanna, ho scelto di usarla ugualmente come termine generale per questa pratica invece di far riferimento all’espressione popolare di ” circoncisione femminile” che in realtà ne costituisce solo la forma più leggera. Anche i termini di clitoridectomia e infibulazione sono parziali in quanto si riferiscono a forme specifiche e precise della MGF.
2 Mohanty 1982,333-34 , Mohanty 1991, 51-80, Muge Goceck e Balaghi ed., 1995, 5.
3 Tra le altre Fran Hosken, Mary Daly ecc.
4 Hosken 1982.
5 Hosken 1982, Mohanty 1991, 58.
6 Goldstein 1991, VIII.
7 Daly 1978.
8 Mohanty 1991, 68.
9 Tra le altre, Shandall 1967, Verzin 1975, Cook 1976, Abdalla 1982.
10 Il grado di gravità dipende dal costume locale, dall’abilità di chi opera e dagli strumenti usati. La maggior parte delle operazioni sono eseguite senza anestesia, spesso su bambine immobilizzate con la forza che spesso oppongono resistenza e ciò può provocare un taglio ancora più drastico.
11 Mettendo da parte, per il momento, il significato religioso e le numerose teorie che riguardano le origini della circoncisione maschile, dal punto di vista medico, distinto dal rituale, l’operazione consiste nella rimozione del prepuzio per consentirne il libero ritiro oltre il glande del pene, che ne impedisce l’infiammazione. Anche nel mondo occidentale l’operazione è stata praticata sempre più diffusamente come procedura igienica.
12 Vedi Karim e Ammar 1965a, Mustafa 1966, Shandall 1967, Meinardus 1967 e Assad 1980.
13 Widstrand 1965, Armstrong 1991.
14 Sequeira 1931, Hosken 1979.
15 Abdalla 1982, 19-20.
16 Dorkenoo e Elworthy 1992.
17 Abdalla 1982.
18 Barnes-Dean 1985.
19 Trimingham 1949, Kennedy 1970, Taba 1979.
20 Meinardus 1967.
21 Karim e Ammar 1965, Meinardus 1976, Hosken 1979, Abdalla 1982.
22 Abdalla 1982, 66.
23 Abdalla 1982.
24 Secondo The Hosken report, i musulmani sono l’unico gruppo che pratica l’infibulazione.
25 El Sadawi 1980, El Dareer 1982, Cutner 1985.
26 Attualmente non ci sono testimonianze ma nella Russia zarista, la setta degli Skopzi, un gruppo di monaci ortodossi, praticava la castrazione volontaria di ambo i sessi, per ragioni religiose. Lo scopo era ” di assicurare una verginità eterna”, citando San Matteo(XIX, 12) come loro autorità:”ci sono eunuchi che si sono resi eunuchi per il beneficio del Regno dei Cieli” (Verzin 1875).
27 In Europa e negli Stati Uniti tali operazioni erano eseguite tra le classi medio-alte durante la seconda metà del XIX secolo e all’inizio del XX: venivano impiegate come rimedi per l’isteria, l’epilessia, la masturbazione (ritenuta causa d’insanità) e per diverse afflizioni nervose. ( Hosken Repot 1982)
29 Melly 1935, Huber 1964.
30 Armstrong, 1990, 11.
31 El Dareer, 1982, 8.
32 El Dareer 1982, Abdalla 1982.
33 La MGF era praticata nell’Arabia pre-islamica specialmente tra le pastorelle come mezzo di protezione contro lo stupro. ( Shandall 1967, Daly 1978).
34 L’uso del velo (hijab, burqa o chador) e la clausura (purdah, harem) sono altre sfaccettature della “modestia” delle donne richieste nella cultura islamica. Entrambi sono costumi assimilati dai persiani soggiogati e dalle società bizantine (dove erano abitudini diffuse tra l’aristocrazia dell’impero persiano nel primo sec. d.C.) e giudicati come la giusta espressione delle norme e dei valori del Corano. Lo scopo principale del velo e della clausura era la protezione dell’onore e la segregazione delle donne. Erano adottati dalle donne appartenenti alle classi ricche urbane che beneficiavano di una mobilità considerevole e dell’opportunità di partecipare alle attività sociali. Le contadine furono più lente nell’adottare queste pratiche poiché interferivano con il lavoro nei campi. Così durante il dominio di Abbasid nel VII fino all’XI sec., l’uso divenne un simbolo dello status delle classi e venne proibito alle classi più umili e agli schiavi. Anche per ciò che riguarda il velo, il Corano non esprime richieste specifiche ma suggerisce semplicemente che le donne dovrebbero” vestire modestamente” e “rispettabilmente”, ” che dovrebbero abbassare lo sguardo e custodire la loro modestia; non dovrebbero ostentare la bellezza e il fascino ad eccezione di ciò che di loro appare normalmente; dovrebbero stendere il velo sui seni e mostrare la loro bellezza solamente ai mariti e ai padri.”(24:31). Ma il Corano stesso non ordina che le donne siano completamente coperte dal velo o separate dagli uomini ( ai membri che non appartengono alla famiglia) ma, al contrario tende ad enfatizzare la partecipazione e la responsabilità religiosa di entrambi gli uomini e le donne nella società.(El Sadawi 1982, Esposito 1988) .
35 Secondo Abdalla (1982) l’enfasi sulla castità femminile non è dovuta solamente alla credenza nella natura aggressiva della sessualità delle donne, ma è anche da associare con il mantenimento della proprietà, con l’eredità dei diritti sulle donne e con altre ricchezze. L’operazione è sorta come tale per giustificare i rapporti di possesso.
36 Hicks 1993, 25.
37 El Sadawi 1980.
38 Esistono diverse interpretazioni islamiche. I Melekite vedono la circoncisione come una condizione per gli uomini e un abbellimento per le donne. I Hanifite e gli Hanbalite descrivono la circoncisione come sunna per gli uomini e makrama (nobilitante) per le donne, i leaders musulmani intervistate da Lewa-a El Islam in Egitto, per la chiarificazione sulla “circoncisione femminile” hanno concordato che solamente la forma più blanda è quella menzionata nella tradizione del Profeta, e approvata dagli imani “tenendo conto del suo effetto nell’attenuare il desiserio sessuale nelle donne e nel dirigerlo verso una moderazione desiderabile”. Sfortunatamente, malgrado la presenza di leggi religiose scritte, le forme più gravi delle mutilazioni genitali sono praticate principalmente nelle culture musulmane. (Assaad 1980, Abdalla 1982).
39 Taba 1980.
40 Ammar 1954, 121, Meinardus 1967 e Assaad 1980,4.
41 Ghaliongui 1973.
42 Diallo 1977, Epelboin 1979, Kouba e Muasher 1985.
43 Kenyatta 1965, Kouba e Muasher 1985.
44 Ellen e Makki 1990, 28.
45 Una tinta rossastra ottenuta dalle foglie della pianta dell’henna, è usata sui capelli e per le decorazioni della pelle.
46 Dirie 1985.
47 Worsely 1938, 690.
48 Epelboin 1979.
49 Boddy 1989, 55.
50 Lecture on Clitoridectomy to the Midwives of Touil, Mauritania 1987.
51 Lecture on Clitoridectomy, op.cit. e Paulus , medico greco del VII sec., scrisse sull’operazione che aveva lo scopo estetico di ridurre una clitoride ipertrofica (Coquery Vidrovitch 1994).
52 Da questo punto di vista, la MGF può essere paragonata alla fasciatura dei piedi praticata in Cina. L’uso iniziò nel 1300 tra le classi più alte, durante la dinastia dei Ming. La pratica implicava una fasciatura talmente stretta che deformava i piedi della ragazza (di solito prima dei dieci anni). Le quattro dita di ogni piede venivano fasciate e unite sotto la pianta del piede, in modo tale che la crescita curvasse l’arco verso l’alto e il tallone e le dita si toccassero. Il piede piccolo, cosiddetto loto dorato era considerato un simbolo di bellezza e ” l’ultimo focus di erotismo”( Vlahos 1979, 44-45). La conseguenza sociale era l’inabilità delle donne a muoversi liberamente in pubblico e quindi ad avere meno contatto con gli sconosciuti.
53 Fisher 1986, 123.
54 Vlahos 1979, 35-6.
55 Best 1952, 233-8 e Schwimmer 1966, 91-7.
56 Vlahos 1979, 41, Turner 1993, 16-17.
57 Nelle società occidentali fino a poco tempo fa una vita sottile veniva considerata cosi desiderabile che le donne indossaveno dei busti per comprimerla. ” Il corsetto non era visto come uno strumento di tortura ma piuttosto come l`armatura della rettitudine, l`essere femminile sprovvisto di corsetto è “una donna libera”in più di un senso”. ( Vlahos 1986, 48).
58 Taba 1980, 21-22.
59 Sanderson 1981, 47.
60 WHO 1986, 37.
61 Dorkenoo e Elworthy 1992, 26.
62 Assad 1979.
63 ” A Statement on Genital Mutilation” da The Association of African Women for Research and Development (AAWORD), 1984,p.217.
64 Cosi come ha espresso Marie-Angelique Savane(editore del giornale Famille e Developpement) in una lettera all’ISIS nel 1978, in Isis International Bulletin su “Women and Health”, No.8, Summer 1978.
65 In Sudan e in Kenya l’amministrazione britannica vietò l’infibulazione nel 1946 ma le altre forme continuarono ad essere legali.
66 van der Kwaak, 1992, 784; Lightfoot-Klein, 1989,51.
67 Nel 1958 il Consiglio Econmico e Sociale delle Nazioni Unite invitò l’OMS a studiare la persistenza della pratica e a proporre misure da adottare per fermrla. Ma nel 1959, la dodicesima assemblea dell’OMS rifiutò questa richiesta motivando che “le operazioni rituali in questione si riferiscono ad ambiti sociali e culturali il cui studio è fuori dalla competenza dell’OMS. In seguito l’ECOSOC ed i partecipanti africani di un seminario delle Nazioni Unite chiesero ancora una volta all’OMS di intraprendere uno studio sull’argomento ma nulla accadde fino al 1979 quando si organizzò un seminario su “Le Pratiche Tradizionali che Colpiscono la Salute delle Donne e dei Bambini in Khartoum”,
68 Dalla dichiarazione sulla posizione e sulle attività dell’OMS sottoposta alle Nazioni Unite nel 1982.
69 Renteln,1990, 62.


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L’eros nell’antica Roma

L’amore i tradimenti e le perversioni di un’epoca hanno lasciato molte tracce di sé nei costumi e nella mente dell’uomo moderno. Tutto cambia e tutto rimane quello che una volta era, ancora una volta sarà.

“Le strappai la tunica; trasparente non era di grande impaccio, ella tuttavia lottava per restarne coperta; ma poiché lottava come una che non vuole vincere, rimase vinta facilmente con la sua stessa complicità. Come, caduto il velo, stette davanti ai miei occhi, nell’intero corpo non apparve alcun difetto. Quali spalle, quali braccia vidi e toccai! La forma dei seni come fatta per le carezze! Come liscio il ventre sotto il petto sodo! Come lungo e perfetto il fianco, e giovanile la coscia. A che i dettagli? Non vidi nulla di non degno di lode. E nuda la strinsi, aderente al mio corpo. Chi non conosce il resto? Stanchi ci acquietammo entrambi. Possano giungermi spesso pomeriggi come questo!”

(OVIDIO, Amori, I, 5. )


Vietato l’accesso


Vasca


Toccami


Sex Therapy


Seno prorompente


Sculacciata


Pizzo


La bestia legata


Madonna: The Sex Book


Poesia Erotica: “Ode al tuo culo”, Antonio Maria Magro interpreta Anonimo Colombiano


Erotismo in bianco e nero


La cravatta nei sogni

Accessorio maschile per eccellenza la cravatta compare nei sogni portando significati che vanno dal simbolismo fallico a quelli più prettamente “sociali” e che riflettono l’immagine di se’.

La fascia di tessuto più o meno prezioso, colori e disegni sempre diversi, la rilevanza e l’aspetto del “nodo”, rendono l’analisi della cravatta interessante e varia, ma sempre collegabile al simbolismo generale degli abiti nei sogni.

Portare la cravatta nella nostra realtà occidentale è rendersi presentabili, eleganti, distinti, la cravatta è legata nell’immaginario comune ad un certo “perbenismo” ( è messa al bando da adolescenti, da ribelli e da gruppi che che contestano l’ordinamento politico-sociale), ma è indicativa anche di fasce sociali ben strutturate e riconoscibili: professionisti, manager, politici. Così nei sogni sarà importante valutare l’impatto che l’immagine della cravatta ha sul sognatore, se gli sia gradita oppure no, se la indossi con piacere o la trovi sgradevole, brutta, di cattivo gusto e, di seguito, tutte le impressioni e le associazioni che provoca in lui.

Una cravatta ben sistemata nei sogni può evidenziare un Se’ primario del sognatore che emerge con la necessità di rendersi “presentabile”, di ripulirsi, di essere accettato in un determinato contesto, ma può apparire anche come suggerimento ed espediente dell’inconscio quando il sognatore sia convinto della verità del detto: “l’abito fa il monaco”, o quando, al contrario, il sognatore sia persona schiva e abbia timore a mettersi in mostra, sia incapace di valorizzarsi e di accedere ai codici caratterizzanti un gruppo.

In questo caso la cravatta diventa il simbolo della propria possibilità di essere accettato e di riuscire a muoversi agevolmente nel contesto in cui si vive.

Ma la cravatta può fare riferimento anche ad un coinvolgimento amoroso, ad una relazione passionale che si sta vivendo, così che annodarsela può indicare, nei sogni, il procedere delle situazioni che possono sfociare in un “legame” importante, mentre colori accesi, tutta la gamma del colore rosso, disegni allusivi , richiameranno eros,sesso e desiderio fisico.

Togliersi o tagliare la cravatta nei sogni, può alludere alla fine di una storia, al desiderio di liberarsi di un legame sgradito o al bisogno di “rilassarsi” e di uscire da un contesto formale che sta diventando stressante.

Mentre la cravatta lisa, sporca, strappata, unta può alludere nei sogni al non sentirsi a posto, ad un’immagine sociale offuscata e non adeguata, oppure a comportamenti non efficaci nell’ambito di una relazione.

Quando la cravatta nei sogni è indossata da un sognatrice può indicare la necessità di proteggersi in un ambiente di uomini acquisendo comportamenti e codici utili a favorire le relazioni, ma può anche mostrare il prevalere in lei di atteggiamenti mascolini.


Tensione


La pelliccia nei sogni

Capo di abbigliamento fra i più ammirati, desiderati (e contestati), la pelliccia nei sogni si collega al piacere ed alla sensualità e mette in luce le emozioni che ne derivano.

La pelliccia nei sogni è un simbolo strettamente legato all’erotismo ed al piacere. Non è un capo di vestiario che compaia facilmente in ambito onirico, ma indossarlo o vederlo in mancanza di freddo e gelo che ne giustifichino l’uso, fa emergere con forza l’eros, l’elemento sensuale e tattile. Il pelo della pelliccia è un richiamo al pelo pubico, alla morbidezza della pelle, al calore ed al piacere del contatto, così che sognare la pelliccia è un modo “morbido”, civilizzato e raffinato per alludere all’istinto del sesso.

Naturalmente il significato della pelliccia nei sogni ha aspetti più ampi di quelli che ho appena citato, può comprendere elementi legati alla protezione ed al calore di cui forse il sognatore ha bisogno: la pelliccia è calda ed è una sorta di riparo e di dolce barriera dall’esterno; può comparire anche come status simbol, come desiderato ed ambito elemento di lusso e bellezza, e nei sogni di compensazione delle donne farle sentire gratificate ed all’altezza della situazione, eleganti e circondate dall’ ammirazione altrui, oppure farle sentire diverse, superiori agli altri, protette, desiderate.

Sognare di indossare una pelliccia nei sogni
 di un uomo, oltre al già citato desiderio di calore, è un chiaro indizio di un desiderio che si sta manifestando ed assumendo connotazioni sessuali.

Ma non sempre la pelliccia nei sogni è un elemento piacevole e desiderabile ..si veda il sogno seguente fatto da un uomo che sta affrontando una crisi nel suo matrimonio.

Cara Marni due notti fa ho sognato di essere in una camera da letto che non conosco, i mobili sono vecchi ed impolverati e c’è aria cattiva, cerco allora unafinestra per fare entrare aria fresca, ma non la vedo. Allora vado verso l’armadio, lo apro e dentro trovo solo una pelliccia appesa. Ha l’aria vecchia e dimenticata, ma la tiro fuori e me la metto. Comincio subito a sentirmi male, è pesantissima che quasi non riesco a reggerla, in più mi fa pizzicare tutto il corpo e mi spavento all’idea che possa attaccarmi le pulci, faccio per togliermela di dosso, ma mi impedisce i movimenti come se mi legasse, mi muovo e mi agito facendo questi tentativi, e mi sento soffocare fino a che mi sveglio con questa sensazione di oppressione. ( C- Busto Arsizio)

Il simbolo della pelliccia nel sogno è chiaramente legato al rapporto di coppia che è vissuto dal sognatore come “pesante” ed opprimente e verso il quale non sente più attrazione. Le qualità e le sensazioni date dalla pelliccia trovata in sogno sono unachiave per comprendere le ragioni del suo disagio in un rapporto “vecchio” che si trascina stancamente, ma dal quale è difficile liberarsi.

La pelliccia nei sogni tende a rispecchiare le sensazioni provate in relazione ad un rapporto intimo e a far emergere il benessere o malessere che ne derivano.


Michael Nyman / Pietro Aretino :”Questo ca*zo voglio io”

“8 Lust Songs”is a setting by Michael Nyman of 8 pieces of a collection of vulgar poetry from Pietro Aretino’s I Sonetti Lussuriosi
Soprano : Marie Angel

Video: “L’educazione sentimentale di Eugénie” (Ita 2005) Dir. Aurelio Grimaldi, a film inspired by Marquis de Sade’ s “La Philosophie dans le boudoir”


La sciarpa e lo scialle nei sogni

Caldi e morbidi accessori che proteggono la gola e le spalle, la sciarpa e lo scialle nei sogni, segnalano il bisogno di dolcezza e di cura.

Sciarpa e scialle nei sogni sono legati al bisogno di dolcezza, piacere, protezione, affetto, cura di sé.

Sono capi d’abbigliamento che, come nella realtà, proteggono dagli elementi esterni, dal vento dalle intemperie. Accessori di cui è possibile fare a meno, ma che vengono aggiunti ad altri indumenti per fornire un surplus di calore ed un ulteriore aiuto contro il freddo. Così che la prima cosa da verificare, procedendo ad un’analisi onirica, sarà il “freddo” che si sente nel sogno.

La sensazione di freddo può fare riferimento sia una una reale condizione del sonno ( freddo nella camera da letto, febbre, malattia del sognatore), che ad un “freddo simbolico”, indice di stati d’animo diversi: tristezza, senso di mancanza, timore ecc.. emozioni che nel sogno vengono portate a galla e segnalate proprio dalla sensazione sgradevole.

Ecco allora delinearsi più chiaramente il significato della sciarpa o dello scialle nei sogni: protezione, comfort, comodità, piacere, calore. Tutte qualità che vengono messe in gioco allo scopo di sconfiggere, curare, accudire ciò che il freddo simbolico nasconde.

Sognare di mettere una sciarpa, quindi può collegarsi alla necessità di compiere un gesto di attenzione verso se stessi, al “coccolarsi” e “ripararsi” da tutto ciò che viene considerato sgradevole e negativo, o al desiderio di ricevere attenzioni ed amore dagli altri.

Sognare una sciarpa che nasconde bocca e naso, può indicare il bisogno di “filtrare” ( moderare) le proprie parole, proteggere e difendere le proprie opinioni, oppure mettere in evidenza una eccessiva timidezza, la tendenza a restare nel proprio “bozzolo”, la paura di non essere gradevoli e non essere graditi quando si è troppo sinceri e diretti ( viso scoperto).

Lo scialle nei sogni, ancor più della sciarpa può sottolineare un bisogno di dolcezza, e per il suo esser destinato a coprire le spalle (che spesso sono legate ai “pesi” da portare, ovvero problemi, fatica, difficoltà), un desiderio di alleggerimento da ciò la vita e la realtà sottopongono al sognatore…oppure, per il suo confortevole e avvolgente calore, una situazione sentimentale che in quel momento avvolge di “benessere” e di piacere.

Sciarpa e scialle nei sogni, come altri simboli andranno valutati in relazione agli altri elementi che compaiono nel sogno e alle emozioni che suscitano nel sognatore; ma anche il tessuto, il colore, l’occasione onirica nella quale vengono notati, saranno importanti ai fini dell’analisi.

E’ facile comprendere che una sciarpa di seta leggera e trasparente avrà una valenza diversa da una sciarpa da sci, una di pizzo, una lavorata a maglia dalla mamma, ed una di lana pesante e fitta.

Sognare una sciarpa di seta o un morbido foulard, richiama infatti elementi legati all’eros ed al piacere fisico, al bisogno di piacere agli altri o di mettersi in mostra. Anche per lo scialle sarà importante allora fare attenzione a tutti i dettagli: peso sulle spalle, colore, disegni e leggere tutto ciò alla luce di quanto abbiamo detto sul significato della sciarpa e lo scialle nei sogni.


La fellatio

Fellatio, perché piace agli uomini?

Ha implicazioni psicologiche, scatena fantasie. Ma attenzione: non sempre c’è da sentirsi “usate”, in realtà il potere è tutto al femminile.

I piaceri del fellatio erano probabilmente conosciuti anche nell’alba dei tempi. Infatti esistono immagini egiziane molto antiche che sembrano suggerire l’attività fellatoria.

In India l’arte del fellatio ha una storia lunga, presente in uno dei primi manuali di amore, il Kama Sutra (ca. 100-300 A.d.) ha un capitolo intero su Oparishtaka, ” congresso della bocca “.

In India inoltre è conosciuto come il mukhamethuna (“zangolatura orale”) ed ambarchusi (“mango-frutta che … ).

La fellatio, consiste nel succhiare il pene maschile: la tecnica più comune e quella di iniziare a stimolare il glande (la parte superiore) attraverso piccole leccate o colpi di lingua, per poi iniziare una stimolazione dall’alto verso il basso con la totalità della bocca, facendo scorrere su giù le labbra della bocca, mantenendo sempre la lingua in movimento rotatorio intorno all’asta del pene. Ovviamente ogni individuo mette la propria “arte” nel compiere l’impresa e tutte le forme sono ben accette.

La fellatio può portare facilmente un uomo all’orgasmo e quindi all’eiaculazione, qui stà al desiderio della donna, decidere se ricevere dentro la bocca il liquido spermatico maschile, oppure no.

 

Sono molte le donne che non la amano: sarà per il sapore, sarà perché si sentono impacciate o, forse, perché non amano quel senso di sottomissione che a volte può implicare. Peccato che, invece, gli uomini ne vadano matti e non perdano occasione per insistere sul tema… molti addirittura sembrano preferirla alla penetrazione, con buona pace di mogli, amanti e fidanzate. Stiamo parlando della fellatio, e la domanda sporge spontanea: perché ai maschi piace così tanto?

La fellatio regala sensazioni molto intense, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Primo, perchè l’interno della bocca è più vario e mobile di quello della vagina, perciò per molti la stimolazione è più “interessante”; in secondo luogo, perché ricevere un rapporto orale permette di concentrarsi sulle proprie sensazioni: non c’è ansia da prestazione, è praticamente impossibile “fare cilecca”, lui non deve occuparsi della compagna, toccarla, accarezzarla. E’ libero di pensare solo a se stesso. Certo, magari potrebbe capitare che lei si aspetti che prima o poi la cortesia venga ricambiata… ma è qualcosa di cui occuparsi in seguito. In quel preciso momento il maschio è il solo e unico protagonista della scena. In genere, invece, fare l’amore non permette egoismi perché la partner ne rimarrebbe delusa.

Per un uomo, poi, essere posseduto dalla bocca di una donna dà la sensazione di essere accettato e apprezzato anche nelle sue parti più intime e nascoste, parti in cui spesso si concentrano dubbi e “paranoie”.

Infine, il piacere maschile è legato anche alle immagini, e per un uomo è già di per sé appagante vedere una testa china sul pene, magari in ginocchio davanti a lui. Può immaginare di avere a che fare con una donna sottomessa, piegata al suo volere e desiderosa di soddisfarlo fino in fondo, senza chiedere nulla in cambio. Un’idea che a volte può imbarazzare e fare sentire la partner “usata”. In realtà il potere è tutto al femminile: è lei ad agire, a decidere se fermarsi o prolungare. Se ci si focalizza su questo aspetto (oltre al fatto che è infinitamente bello dare piacere alla persona alla quale si vuole bene), si possono superare le eventuali resistenze.

Andare incontro alle fantasie del proprio compagno non è sbagliato, anzi. Riflettiamo: il sesso è un gioco, e nel gioco non esiste parità. E’ come tra i bambini: c’è sempre chi “comanda” e chi “esegue”. L’importante è che, così come nel gioco, anche nel sesso ci sia l’alternanza, il dualismo continuo tra essere attivi e passivi.

Molte donne sono preoccupate dalla “tecnica”. Tranquille: il rapporto orale gli piacerà comunque anche se non perfettamente eseguito, proprio per le implicazioni psicologiche e le fantasie che può scatenare.


Biancheria intima nei sogni

La biancheria intima nei sogni è simbolo dell’intimità, della confidenza, della privacy e di tutti gli aspetti più riservati o segreti che riguardano il sognatore.

Affrontando il simbolismo della biancheria intima nei sogni prenderemo in considerazione gli indumenti che vengono indossati sulla pelle e sotto gli abiti: in modo particolare mutande, reggiseni e, più raramente, canottiere. Altri capi di abbigliamento come calze, calzini, o biancheria da casa e da letto verranno analizzati in un altro articolo.

La biancheria intima nei sogni è legata all’intimità, alla riservatezza, alla sensualità. Questi indumenti sono a contatto diretto con il corpo e vengono nascosti alla vista degli altri, oppure mostrati solo nelle situazioni di intimità e di sesso. Per questa ragione, sognare biancheria intima fa presagire emozioni e sentimenti riposti e segreti. Oppure situazioni un po’ scabrose, sentimenti non riconosciuti e non accettati dal sognatore, che tendono così a rispecchiarsi in queste immagini.

Sognare le mutande, ad esempio, porta a galla la vulnerabilità del sognatore, sia per le zone del corpo che vengono indirettamente indicate, sia per l’aspetto che hanno. E’ facile, infatti, che tali indumenti non siano “impeccabili”, che siano sporchi, lacerati o diversi da come li si ricordava, o che, improvvisamente, diventino visibili agli altri mettendo in imbarazzo il sognatore. Sono situazioni oniriche non comuni quanto essere nudi nei sogni, ma come queste puntando l’indice sull’ insicurezza, la mancanza di autostima o la paura di non essere all’altezza. Però qui, oltre all’insicurezza verso il proprio aspetto e le proprie intenzioni, emerge anche la paura di essere diversi dagli altri, di nascondere la propria vera natura, oppure il timore di avere, ben dissimulato, qualcosa che non va, oppure un segreto che si teme venga alla luce.

Il significato delle mutande nei sogni spesso si collega ai Sé rinnegati, alle parti della personalità che il sognatore nasconde per paura di non essere accettato nel proprio ambiente o nella propria famiglia.

Sognare di avere le mutande sporche, allora, può fare riferimento a ciò che si considera una “macchia” interiore, ad una grave pecca, al peccato, al segreto, ma anche alla paura che gli altri vedano ai raggi x, che leggano dentro di noi, che vedano quanto siamo “sporchi “, non desiderabili, spregevoli, disgustosi.

E’ chiaro che ogni situazione onirica andrà valutata singolarmente, e che le cose appena dette rientrano fra i significati estremi e non generali di tale simbolo.

Può accadere, invece, che un’immagine apparentemente drammatica come sognare di avere le mutande sporche di sangue, faccia presagire solo un’ansia della sognatrice rispetto alle mestruazioni che non arrivano, oppure indichi le mestruazioni che sono in arrivo, o che il sogno stia elaborando la scomparsa di queste durante la menopausa. Questa immagine può fare riferimento anche a rapporti sessuali non graditi, oppure a problemi dell’apparato genitale femminile che sarebbe bene controllare.

Sognare di non avere le mutande è una delle situazioni oniriche legate a questo tema che si presenta con maggiore frequenza, e che si collega al “sentirsi “scoperti e messi a nudo. In genere l’immagine rispecchia qualcosa che è accaduto il giorno precedente, in cui il sognatore si è sentito “esposto “, oppure ha fatto emergere aspetti di Sé di cui poi si è vergognato. Si veda come esempio il sogno seguente:

Sognavo di dormire su un divano e mi accorgo di non portare mutande, mi copro subito con un lenzuolo, ma mi accorgo che c’è un ragazzo che mi sta osservando. Quando lo vedo lo riconosco capisco che è un amico e non provo vergogna, mentre lui sembra neanche accorgersi di quello che è successo. Nella realtà questo ragazzo è il marito di una mia amica e ultimamente abbiamo avuto diversi attriti per il suo brutto carattere. Che significato potrà mai avere tutto questo sogno?

Gli screzi avuti con questa persona, nonostante la mancanza di vergogna sentita nel sogno, hanno lasciato un’eco e hanno mosso un bel po’ di cose. Il nucleo del sogno riguarda la vulnerabilità, cioè l’espressione di emozioni nell’esatto momento in cui le si sente. Questo può far sentire molto “nudi“, molto esposti al giudizio altrui, ma esposti anche alle proprie censure interne che ci vogliono sempre in grado di mantenere il controllo, o identificati con la ragionevolezza, la calma e con ciò che consideriamo”giusto”.

Nella realtà, la sognatrice ha probabilmente mostrato aspetti di sé che preferiva rimassero nascosti. Forse si è sentita insicura all’idea di esprimere quello che veramente sentiva. Forse ha usato parole o avuto pensieri che una parte di Sè giudica “volgari” (improperi, parolacce). Forse ha agito senza usare il solito buon senso. Ecco il significato legato a questo sogno: il disagio della coscienza rispetto al mostrare o dare forma alle emozioni più profonde, quelle che normalmente teniamo nascoste o che mascheriamo con atteggiamenti di indifferenza o amabilità.

Ma quando a sognare le mutande è un uomo, la situazione va analizzata con ancora maggiore attenzione ….le mutande possono appartenergli, nel qual caso valgono le cose dette sopra collegate all’intimità ed all’insicurezza, oppure possono presentarsi come vezzosi slip femminili che indicano una situazione sessuale o una donna in particolare, ed il desiderio di gioco e di sesso. L’aspetto di questi slip: colore, tessuto, forma, oltre alle sensazioni che il sognatore sente al riguardo, saranno importanti elementi per comprendere meglio a cosa il sogno fa riferimento.

Il reggiseno nei sogni più delle mutande indica esclusivi attributi del femminile. Ha una funzione pratica e contenitiva, ricopre il seno e rimanda sia al piacere del sesso, che alla maternità, alla gravidanza ed all’allattamento.

Sognare di non avere il reggiseno o di averlo perso e di sentirsi a disagio, può collegarsi all’avere messo in mostra alcune qualità prettamente femminili (in una gamma che va dagli aspetti di maternità a quelli legati all’eros) esibite in modo giudicato sconveniente da una parte di Sè. Oppure il sentirsi osservata e sotto esame proprio rispetto a queste qualità.

Mentre, al contrario, sognare di mettere il reggiseno può rivelare un inconscio desiderio di nascondere o di controllare tali qualità, oppure il bisogno di proteggere e salvaguardare.

La canottiera nei sogni, che compare più di rado, rimanda quasi sempre alla protezione, al bisogno di mettere un filtro tra il mondo esterno e le nostre emozioni che consenta un buon equilibrio e ci protegga. Può essere vista anche come scudo e simbolo della propria privacy.

Il significato della biancheria intima nei sogni, è legato quindi sia un disagio rispetto all’essersi rivelati in modo giudicato inopportuno dai Sè primari, che ad un bisogno di aver cura di Sè e della propria immagine che parta dal profondo e che comprenda la capacità di proteggersi.


Édouard-Henri Avril

Édouard-Henri Avril (Algeri, 21 maggio 1843 — Le Raincy, 1928) è stato un pittore e illustratore francese.
Scena erotica, opera di Édouard-Henri Avril, 1892, tratta dai Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino.Sotto il suo pseudonimo, fu un illustratore di letteratura erotica.
Avril studiò l’arte in vari saloni di Parigi. Dal 1874 al 1878 egli entrò nell’École des Beaux Arts a Parigi. Ricevette l’incarico da parte di Théophile Gautier di illustrare la novella Fortunio, adottando così lo pseudonimo di Paul Avril. Il suo incarico lo rese un artista di grande reputazione e stimolò numerosi commissioni e contratti da parte di autori importanti della letteratura galante del giorno, una forma di erotismo. Questi libri furono scritti tipicamente in piccole edizioni oppure su abbonamento, organizzato dai collezionisti.
Avril illustrò numerosi opere quali il Salammbô di Gustave Flaubert, il Le Roi Caundale di Gautier, il Fanny Hill di John Cleland, le Avventure del Cavaliere de Faublas di Jean Baptiste Louvet de Couvray, il Mon Oncle Barbassou di Mario Uchard, The Madam di Jules Michelet, Musk di Hector France, Hashish and Blood, gli scritti di Pietro Aretino, e le novelle anonime lesbiche del Gamiani. I suoi maggiori lavori sono stati i disegni per De Figuris Veneris: Un Manuale di Classico Erotismo dello scolaro tedesco Friedrich Karl Forberg.