L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “Poesia Contemporanea

Ardore

 

ombrose notti

mi desto al buio

alzo le ali per spiccare il volo

imbarco luce

stelle sognanti

da raggiungere

Tilt

spalanco una finestra aperta

dove una candela può pregare

oh, candela! Ti irradi brillante

il tuo calore può bruciare

queste ali

on discesa

verso te

consapevole del prezzo

fiamma fugace solitaria

da baciare

non dimentico

se mi può bruciare e morire

d’ amore intatto

lo stoppino, un giorno sarà consumato

amore e corpo corpo si contaminano ancora

conservati in cera


Ana Rossetti. A un giovane con il ventaglio

 

 

Ritratto Di Giovane Gentiluomo Con Ventaglio Oil Painting - Pietro Longhi

Ritratto Di Giovane Gentiluomo Con Ventaglio Oil Painting – Pietro Longhi

Che affascinante è la tua inesperienza.
La tua mano rozza, fedele persecutrice
di una grazia ardente che indovini
nel viavai penoso dell’allegro avambraccio.
Qualcuno cuce nel tuo sangue lustrini
affinché attraversi
le rotonde soglie del piacere
e provi contemporaneamente sdegno e seduzione.
In quel larvato gesto che rischi
si scorga tua madre, inclinata
nella grigia balaustra del ricordo.
Ed i tuoi occhi, attenti al paziente
ed indimenticabile esempio, si socchiuderanno.
Mentre, adorabile
e pericolosamente, ti allontanerai.


Drummond Carlos de Andrade: Il culo che meraviglia

A bunda, que engraçada

 

A bunda, que engraçada.

Está sempre sorrindo, nunca é trágica.

 

Não lhe importa o que vai

pela frente do corpo. A bunda basta-se.

Existe algo mais? Talvez os seios.

Ora — murmura a bunda — esses garotos

ainda lhes falta muito que estudar.

 

A bunda são duas luas gêmeas

em rotundo meneio. Anda por si

na cadência mimosa, no milagre

de ser duas em uma, plenamente.

 

A bunda se diverte

por conta própria. E ama.

Na cama agita-se. Montanhas

avolumam-se, descem. Ondas batendo

numa praia infinita.

 

Lá vai sorrindo a bunda. Vai feliz

na carícia de ser e balançar

Esferas harmoniosas sobre o caos.

 

A bunda é a bunda

redunda.

 

culo 

 

Il culo, che meraviglia

             

Il culo, che meraviglia.

E’ tutto un sorriso, non é mai tragico.

 

Non gli importa cosa c’é

sul davanti del corpo. Il culo si basta.

Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.

Mah! – sussurra il culo – quei marmocchi

ne hanno ancora di cose da imparare.

 

Il culo sono due lune gemelle

in tondo dondolio. Va da solo

con cadenza elegante, nel miracolo

d’essere due in uno, pienamente.

 

Il culo si diverte

per conto suo. E ama.

A letto si agita. Montagne

s’innalzano, scendono. Onde che battono

su una spiaggia infinita.

 

Eccolo che sorride il culo. E’ felice

nella carezza di essere e ondeggiare.

Sfere armoniose sul caos.

 

Il culo é il culo,

fuori misura.    

 


Stéphane Mallarmé – Prosa dei folli

Pros des Focus

Du “Mysticis Umbraculis”

 

Elle dormait: son doigt tremblait, sans améthyste

Et nu, sous sa chemise: après un soupir triste,

Il s’arrêta, levant au nombril la batiste.

 

Et son ventre, sembla de la neige où serait,

Cependant qu’un rayon redore la forêt,

Tombé le nid moussu d’un gai chardonneret.

 

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Prosa dei folli

Da “Mysticis Umbraculis”

 

Ella dormiva : il suo dito tremava, senza ametista

e nudo, sotto la sua camicia, dopo un sospiro triste

si fermò, alzando all’ombelico la batista.

 

E il suo ventre sembrò neve dove fosse,

mentre un raggio indora la foresta,

caduto il nido muschioso di un gaio cardellino.


Per le nozze di una vergine. Dylan Thomas

On the Marriage of a Virgin

 

Waking alone in a multitude of loves when morning’s light

Surprised in the opening of her nightlong eyes

His golden yesterday asleep upon the iris

And this day’s sun leapt up the sky out of her thighs

Was miraculous virginity old as loaves and fishes,

Though the moment of a miracle in unending lightning

And the shipyards of Galilee’s footprints hide a navy of doves.

 

No longer will the vibrations of the sun desire on

Her deepsea pillow where once she married alone,

Her heart sll ears and eyes, lips catching the avalanche

Of the golden ghost who ringed with his streams her mercury bone,

Who under the lids of her windows hoisted his golden luggage,

For a man sleeps where fire leapt down and she learns through his arm

That other sun, the jealous coursing of the unrivelled blood.

allabase 

Per le nozze di una vergine

 

Svegliandosi sola in una moltitudine d’amori quando la luce del mattino

Sorprese nell’aprirsi dei suoi occhi lunghi tutta la notte

Il suo dorato ieri addormentato sull’iride

E il sole d’oggi balzò al cielo fuori dalle suo cosce,

Fu la miracolosa verginità antica come i pani e i pesci,

Benché l’istante d’un miracolo sia un lampo senza fine

E i cantieri delle orme di Galilea nascondano una flotta di Colombi.

 

Mai più le vibrazioni del sole brameranno

Sul mare profondo del guanciale dove un tempo si sposava solitaria,

Il suo cuore tutt’occhi e orecchi, le labbra catturanti la valanga

Del fantasma dorato che accerchiò coi suoi fiumi il suo osso di mercurio

E tra le imposte delle sue finestre sollevò un aureo bagaglio,

Perché un uomo dorme dove il fuoco discese ed ella apprende dal braccio di lui

Quell’altro sole, il correre geloso del sangue senza rivali.

 


Le Donne nella Storia Letteraria Italiana (Parte IV)

di Gioia Guarducci

tratto da L’Alfiere, rivista letteraria della “Accademia V.Alfieri” di Firenze

Poetessa, invece, di buona notorietà nella prima metà del XX secolo, è stata:

– ADA NEGRI (1870-1944), lodigiana, di umili origini, che insegnò a lungo come maestra nelle scuole statali.
Tra le sue molte opere ricordiamo, ad esempio, FatalitàTempestaMaternità . I suoi scritti sono da inserirsi nel filone della poesia “intimista” proprio per l’effusione dei sentimenti e per i tumultuosi ricordi personali. L’intonazione umana, schietta ed impetuosa , intesa alla ricerca del riscatto della “povera gente”, le ottenne dai contemporanei vasti consensi.
Il suo capolavoro è ritenuto Il Libro di Mara (1919) rievocazione di un tardivo amore perduto.
Nei lavori più maturi, adottò moduli pascoliani e dannunziani e nelle prose (il romanzoStella Mattutina e in alcuni libri di novelle), il tono più dimesso ed intensamente autobiografico ha accenti più persuasivi.
Delicati sono i versi delle seguenti

Nevicata
Sui campi e su le strade
silenziosa e lieve
volteggiando, la neve
cade.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e nei giardini
dorme.
Danza la falda bianca
ne l’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa
stanca.
Tutto d’intorno è pace:
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.
Ma nella calma immensa
torna ai ricordi il core
e ad un sopito amore
pensa.
Addio alla luna

La luna stilla un suo pianto d’oro nel mar di viola:
tacite lagrime d’alba, tristezza di partir sola.

Ad una ad una le stelle sono scomparse lontano:
tristezza d’aver camminato tutta la notte invano.

Si piega sempre più stanca: affonda sempre più smorta:
tristezza, innanzi alla vita,sparire senza esser morta.

Pur le conviene obbedire al Sommo che la governa:
nel vuoto che non perdona, tristezza di essere eterna.

Rami di pesco

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
schioccanti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolio
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento a pena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

 

Più recente è l’opera di:

– SIBILLA ALERAMO, pseudonimo di RINA FACCIO (Alessandria 1876 – Roma 1960), autrice determinata, che affronta la vita con maggiore audacia. Visse vicina agli ambienti culturali della sinistra ed aderì al movimento Comunista.
Seguì le innovazioni poetiche del Novecento e si legò sentimentalmente con poeti quali Cardarelli, Campana, Boine.
Ebbe un grande successo con il suo primo romanzo Una donna (1906), che per la sua tematica la mise subito idealmente a capo di un piccolo movimento femminista.
Cercò di esprimere, pur nel diffuso sentimentalismo dei versi e delle prose liriche, una sua verità nella descrizione meditata dei momenti più intensi della sua vita.
In Selva d’Amore (1947), riunì una scelta di versi tratti dai tre libri: Momenti (1921),Poesie (1928), Sì alla terra (1934), un gruppo di Frammenti di varia data e le liriche diImminente Sera scritte tra il 1936 e il 1942.

Da Momenti:

Il tuo saluto, la sera,
gli occhi nell’ombra –
dall’ombra, e taci,
mi guardi, un minuto?-
ferma ogni vena nel mondo,
tacito aduni
gli addii della sorte,
la sera, con gli occhi
nell’ombra, ardi?
o piangi, ma forte
ma forte un minuto nel cuore
ogni vena mi ferma
il tuo saluto, la sera.

Da Poesie :

Luce di febbraio nel cielo grande,
pietre antiche in terra e fili d’erba,
la vita ha sapore di biondo vino,
anni ed eternità tramutati così,
null’altro più se non aroma e bagliore,
oh luce che trasali, oh sorte che amo!

E infine da Imminente Sera:

Vasto notturno palpito, alto aroma!
Odo azzurre stelle frusciarmi parole,
non d’umana voce, ma di gemma chiara.
Su trasognanti rupi e ombrati rovi
Remotissima la vita posa,
tacita, in tanto lume di cielo,
adorato lume, eterna fuggitiva vita.

 

Nella poesia contemporanea un particolare aspetto spirituale hanno le poesie di :

– ANTONIA POZZI (milanese, nata nel 1912 e morta suicida a soli ventisei anni nel 1938), di cui restano un volume dedicato a Flaubert, apparso nel 1950 e un vero e proprio diario in versi pubblicato postumo, con la prefazione di Montale, dal titolo Parole 1930-1938.

Sentiero

E’ bello camminare lungo il torrente:
non si sentono i passi, non sembra
di andare via.
Dall’alto sentiero si vede la valle
E cime lontane ai margini
Della pianura, come pallidi scogli
In riva a una rada – Si pensa
Com’è bella, com’è dolce la terra
Quando s’attarda a sognare
Il suo tramonto
Con lunghe ombre azzurre a sognare
A lato – Si cammina lungo il torrente:
c’è un gran canto che assorda
La malinconia.

Delicati sentimenti la poetessa esprime in quest’altra malinconica poesia:

Un’altra sosta

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch’io ti accarezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
Che dolga di tormento e di stanchezza
Scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d’ autunno
in una pozza che riflette il cielo.

 

Saggista e scrittrice di molte opere di narrativa è stata la fiorentina:

– ANNA BANTI, pseudonimo di LUCIA LOPRESTI, (1895-1985).
Moglie del famoso critico d’arte Roberto Longhi, fondò insieme con lui la rivista Paragone.
Nel 1955 ha vinto il Premio Viareggio col romanzo Le donne muoiono.

 

Autrice prevalentemente anch’essa di romanzi e racconti è stata :

– ELSA MORANTE (Roma 1918-1985).
Di lei ricordiamo L’isola di Arturo (1957) e La Storia (1974).
La sua poesia, Alibi (1958) e Il mondo salvato dai ragazzini (1968), che stilisticamente ha per lo più un andamento prosastico, evidenzia nei contenuti un impegno politico dell’area della Sinistra e la pone su posizioni di neo realismo.

Dalla raccolta di poesie Alibi:

Passa la cacciatrice lunare coi suoi bianchi alani…
Dormi.

La notte che all’infanzia ci riporta
E come belva difende i suoi diletti
Dalle offese del giorno, distende su noi
La sua tenda istoriata.

I tuoi colori, o fanciullesco mattino,
tu ripiegasti.

Nella funerea dimora, anche di te mi scordo,
Il tuo cuore che batte è tutto il tempo.

Tu sei la notte nera.
Il tuo corpo materno è il mio riposo.

 

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