L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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L’interpretazione del feticismo

Freud interpreta il feticismo come un sintomo determinato dal     “ rinnegamento dell’evirazione”.

Il feticcio rappresenterebbe il sostituto  del fallo materno. Il  bambino che nell’infanzia ha creduto  nella sua esistenza non  vi vuole rinunciare.

Nella sua opera Il feticismo del 1927, Freud elabora la parola Verleugnung che significa rinnegamento, disconoscimento, differenziandola dalla parola Verdrangung che specifica invece il processo patologico della rimozione. Il suo intento è quello di operare una differenziazione  fra il destino della rappresentazione e quello dell’affetto. Per indicare il destino della rappresentazione il termine più corretto è quello di Verleugnung perché la percezione avuta a suo tempo, in qualche modo indesiderata (l’assenza del fallo materno), si è conservata ed è quindi stato necessario provvedere a un suo rinnegamento.

Il feticcio ha preso il posto del pene materno e rappresenta una protezione nei confronti della minaccia dell’evirazione determinata dallo spavento conseguente alla vista del genitale femminile, evirazione in questo modo  rinnegata.


La clinica lacaniana

Cesare Musatti scrive: “La tesi tradizionale riguardo alle perversioni  è che si tratti di fatti degenerativi o di mostruosità, per cui, inspiegabilmente, l’istinto sessuale, anziché manifestarsi in quelle forme che sono tipiche e comuni all’uomo normale, assumerebbe aspetti strani, del tutto impropri al raggiungimento di quelle finalità biologiche che di tale istinto sono proprie”.

Per perversione si intende quindi una deviazione rispetto all’atto “sessuale normale”.

“ Si dice che vi è perversione: quando l’orgasmo è ottenuto con altri oggetti sessuali ( omosessualità, pedofilia, contatti con gli animali, ecc.) o con altre zone corporee ( coito anale, per esempio); quando l’orgasmo è subordinato in modo imperioso a  certe condizioni estrinseche ( feticismo, travestitismo, voyeurismo ed esibizionismo, sadomasochismo), che possono anche provocare da sole il piacere sessuale”.

La sessualità detta “normale” non è un dato della natura umana, poiché la sessualità stessa, pervertita nella sua essenza, non si distacca mai completamente dalle sue origini.

 Freud parla di una disposizione perversa polimorfa quando si riferisce alla sessualità infantile in quanto il soddisfacimento non sarebbe cercato in una attività specifica, ma in un “guadagno di piacere” annesso  a funzioni o attività dipendenti da altre pulsioni.

Il concetto di “ deviazione” relativo alla definizione tradizionale di perversione è per Freud il carattere costitutivo dell’atto sessuale normale. La deviazione sarebbe parte integrante della pulsione necessaria per il raggiungimento della meta finale.

Nel feticismo, ad esempio, una delle forme più classiche di perversione, l’elemento di sopravvalutazione è portato agli estremi per cui una parte del corpo generalmente poco appropriata per gli scopi sessuali diventa il sostituto dell’oggetto sessuale.

L’aspetto patologico si situa nella rottura per cui il feticcio darebbe più piacere ed eccitazione  anche in presenza dell’oggetto normale o appropriato.

“Il feticismo, non è certo l’unica perversione avente qualità identiche a quelle dell’amore normale, ovvero idealizzazione, esclusività e fissazione:

Forse proprio nelle perversioni più abominevoli si deve riconoscere una larghissima partecipazione psichica alla trasformazione della pulsione sessuale. Ci si trova qui di fronte a un lavoro psichico al quale, nonostante il suo esito raccapricciante, non si può negare il valore di una idealizzazione della pulsione . L’onnipotenza dell’amore forse non si rivela mai con tanta forza come in queste sue aberrazioni. Nella sessualità  l’elemento più alto e il più basso si trovano dovunque intimamente connessi.