L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “Renato Zero

Chiedi: il segreto delle virtù

La narrazione si apre con l’evocazione simbolica dell’origine, il cerchio: la perfezione, la compiutezza, l’unione… sostanza primordiale. Tale figura richiama l’armonia poiché sprovvista di angoli e spigoli, traduce l’indifferenziato in un’uguaglianza di principi. Al centro cui tutto trae origine e a cui tutto torna vi è il Sole, il cui calore è associato all’Amore, alla luce, alla bellezza alla verità. All’inizio risiede il segreto… tale concetto va di pari passo con quello di condivisione: il segreto può essere solo svelato o rivelato. Qualora in terza istanza accettassimo il segreto come conservato finiremmo nel paradosso: sarebbe sì facile imbattersi in un esperimento mentale. La dialettica qui improntata tra fede-mistero-problema ci pone innanzi alle questioni più alte esistenziali e facilmente confuse: siamo inabili a riconoscere quando siamo a cospetto di un segreto mantenuto, o un qualcosa di in-affrontabile o un qualcosa con il quale l’uomo può misurarsi. Il ruolo dell’umano allora si identifica con quello dell’eroe junghiano in misteriosa collocazione e frequente inaccessibilità, luogo sacro dello Zero silenzioso ove il culto d’osservazione minuziosa trasuda dispositivi narrativi. Rituale di conoscenza e percorso di iniziazione alla saggezza, l’unico valido motivo per non soccombere il diventare Eroe, un non-morto-intellettualmente e artefice del preludio d’azione sublime. Fiedere, termine poetico ormai desueto, consiste nella ricerca altrui con lessico dai cardini binari bisogni/desideri … ascolto e mi fermo a riflettere sul modus operandi in linea pragmatica antropologica odierna di tale azione: domandando? Interrogando ? Implorando ? Un’istanza simile ad una preghiera, presente fin dal primo battito all’atto di concepimento e si protrae in esistenza che si in-futura; la costruzione di una cattedrale esistenziale in elevazione d’atto di volontà sfibrando il soma, il non luogo reale le cui fondamenta sono poste a pilastri quali dignità, autonomia e rispettabilità. L’analisi della decadenza immorale irrazionalità vigente sintomaticamnete richiama Dioniso dall’abissale inconscio a contaminare il pelago della vuota finzione dialettica alla luce effimera del sensibile. Utilità di die in die snocciola a prezzo di asservimento ove legge non conosce padrone e garante. L’ars vivendi in armonia mundi diviene dissonante all’irragionevole compagine attuale, amalgamata in lode a giustizia e onestà. Libertà, vocabolo che in questa lirica è autorevolmente assente evoca  pensiero, istruzione, espressione, l’ampiezza delle proprie possibilità e la stabilità della propria posizione, in un’asserzione, insomma, fluida, ma sempre rivolta al bene, al valore della persona. Amore terapeutico in giustizia e onestà diviene balsamo all’insana abitudine vigente del fra-intendimento e analfabetizzazione emotivi cui stiamo divagando le giovani generazioni che agognano una testimonianza concreta e credibile. Fondare la nuova umanità significa volgere creativamente ad Oriente la volontà della riflessione inesauribile tra scienza e mistica, incentrando i temi di Philia e Umanitas coniugati in reciprocità attiva.


Renato Zero & M. Nava – Crescendo


Auguri Renatino!!!!!!!


Farida – Mister Uomo


A proposito del cielo

Il cielo: spazio intimo ed infinito, universo esplorato ed inesplorato da astronomi, fisici,scrittori, cantautori, interpreti e pensatori.


Renato Zero – Le mie donne


Renato Zero: Libera


Renato Zero: Magari


Renato Zero: Donna, donna, donna


Renato Zero & Monica Guerritore: “Letti”


L’estetica sessuale nell’interpretazione Zeriana

Trasgredire il più delle volte significa infrangere le regole, per Renato Zero è dare voce alla vita nella sua complessità, sfidando gli stereotipi del perbernismo e dell’ipocrisia borghese. La sua autentica e costante forza scaturisce dall’affrontare tutti gli argomenti nel modo più naturale possibile, tutto condito con l’ironia sua propria. Sullo sfondo il suo multicolore mondo, prezioso immaginario in cui il ‘felliniano’, il circo, la caricatura sono gli strumenti e la sua timbrica vocale è la protagonista. Un articolo dedicato al cantautore e artista straordinario e poliedrico, unico e irripetibile, irreprensibile Maestro Renato.

“Fermoposta”, Erozero, 1979

Con Fermoposta torna la morbosità più malata, quasi compiaciuta di se stessa. Zero fin troppo a suo agio nei panni del tipico guardone pluridenunciato per atti osceni, nutrito  di squallore, feticista, abituato alla sola compagnia dei libri porno. Insomma non manca niente. Un gran pezzo, poco riproposto dal vivo (tornerà solo nello Zeromovimento Tour del 2006 ), con cui si affronta ancora la sessualità dall’angolo prospettico più inquietante e deviato.

“Voyeur”, Voyeur, 1989

Appare chiaro il senso del gioco. In Fermoposta si paragonava a un maniaco sessuale, qui interpreta un guardone tout court, ma un guardone dei sentimenti, uno che vorrebbe denudare non più i corpi ma le anime, le sensibilità, le coscienze. Un brano come questo suona sinistramente profetico, se lo ripensa oggi, in tempi di grand fratelli televisivi dove milioni di curiosi spiano esibizionisti rinchiusi in case trasparenti mentre copulano o liberano altre privatissime funzioni. Bordelli più che case, senza libri e senza notizie. Qui si vede l’attitudine del vero artista, capace di colpi d’ala, di intuizioni che resistono al tempo e semmai lo anticipano. In più è, anche musicalmente, un brano da non sottovalutare. Il pezzo viene lanciato da un video  interessante, anche perché rappresenta, di fatto, l’ultima volta in cui Renato Zero appare in una veste ambigua e morbosa, con i lunghissimi capelli neri e lisci, intento a scrutare un’umanità inquietante, nella quale peraltro lui sembra trovarsi a suo agio.

“Vizi e desideri”, Cattura, 2003

Vizi e desideri, più danzereccio che mai ( e con un nuovo, sommerso ma chiarissimo accenno alla bisessualità) è uno dei momenti più gioiosi, più sfrontati e accattivanti di un disco e di un artista che sembra aver recuperato una voglia di suonare e di cantare persa alcune vite fa. Addirittura, nel finale Zero si produce in una serie di deliziosi urlacci, tipici del suo repertorio più lontano, che fanno da irresistibile controcanto a un’esplosione di piano jazz. Un pezzo probabilmente più autobiografico di quanto sembri, se è vero che a cantarlo è uno che ebbe a dichiarare, serenamente: “Ho avuto lunghe storie con molte donne, anche contemporaneamente, e non solo donne”. Ma erano altri tempi… oppure no?

“Fai da te”, Il dono, 2005

Qui si alluda proprio a quella faccenda, e qui Renato torna il guastafeste irriverente che impazzava intorno alla  metà degli anni settanta: per non sbagliare, c’è un’auto citazione, quel richiamo a poster malandrini che già avevamo trovato in Dana e Amaro Madely. Del quale questo brano lascivo e pigro può essere di diritto considerato l’edizione riveduta e corretta del terzo millennio. Un momento piuttosto riuscito, dove l’ironia va a segno, anche quando si assiste a un incredibile dialogo tra L’Uomo e la “Virtù”, cioè il suo ‘congiunto’: che alla fine si prende addirittura tutto lo spazio, mandando una straziante richiesta d’aiuto… e lo sberleffo diventa degno dei tempi migliori. L’interessato dirà poi che da un pò voleva cavarsi la voglia di tornare a un brano così sboccato e irriverente. – potevo averti, gratificarti – e non c’è dubbio che l’operazione gli riesce bene, anche perché la musica sorregge le varia allusioni con la sequela di temi diversi e incatenati, fino alla beffarda cantilena finale ripetuta come un mantra, che tragedia (…) che tragedia.

“L’ormonauta”, Presente, 2009

Qui siamo dalle parti della cifra grottesca di Profumi, balocchi e maritozzi, Amore si amore no, o più recentemente Fai da te, un sensuale ritmo latino americano che narra le disavventure di questo navigante ormonale. Ancora il sesso, anzi ancora un Sesso o esse. Cusioso però: quando Renato Zero era ‘pornografico’ e sboccato, invitava, ornato da piume di gallo a guardarsi dal sesso ossessivo; adesso che è autorevole e riverito come un pontefice, si permette di caldeggiare la riscoperta di una sana sessualità, non più mediata da artifici, coloranti e conservanti…. Pezzo frizzante e spiritoso.

(Stralci tratti da Ti vivrò accanto, di Massimo Del Papa,  Meridiano Zero Editore, 2009)


Vivere : uno sguardo multiplo per lo più cantato al maschile…! ^_^


Percezione del divenire: Protagora di Abdera

Grande serata questa: avevo già da tempo in mente di parlare di Protagora di Abdera, e oggi posso parlarne accostandola ad una foto recentissima ed inaspettata (quando facebook serve realmente a qualcosa!!!). Ne spiega in pieno il senso del frammento riportato.

Protagora (Abdera, circa 480 a.C. – mar Ionio, circa 410 a.C.), di origini popolari e dapprima dedito a lavori manuali, si occupò successivamente alla ricerca intellettuale, proponendosi per la prima volta come insegnante a pagamento presso i giovani desiderosi di una formazione superiore.
Presente spesso ad Atene, si acquistò la stima di Pericle, che nel 440 a.C. circa lo incaricò di scrivere la costituzione democratica della novella colonia di Turi.
Accusato di empietà da un esponente del governo oligarchico dei Quattrocento, venne condannato a morte. Scelta l’alternativa dell’esilio, morì facendo naufragio mentre si dirigeva verso la Sicilia. Delle sue opere oltre a pochissimi frammenti rimangono alcuni titoli:ContraddizioniSugli dèiSull’essere (sezioni delle Antilogie?), Verità (o Discorsi sovvertitori), Grande trattato (ulteriore nome della Verità?). In tale situazione molto importante per la ricostruzione del suo pensiero è la testimonianza (peraltro ostile) di Platone, soprattutto nei dialogi TeetetoProtagora.

 

Questo è il senso della frase iniziale (l’unica giunta) dell’opera di Protagora sulla Verità:

Di tutte le cose misura è l’uomo: delle cose che sono così come sono, di quelle che non sono così come non sono (Platone, Teeteto, 152 a2-4 = DK 80 B 1 [greco]).

Una testimonianza ci informa sul modo effettivo in cui secondo Protagora la diversità delle disposizioni dell’uomo causa la differenza delle percezioni:

Dice dunque quest’uomo che la materia è fluida, ma via via che fluisce di continuo delle aggiunte compensano le perdite, e le sensazioni si trasformano e cambiano a seconda dell’età e delle altre condizioni del corpo. Dice poi anche che le ragioni di tutti i fenomeni sussistono nella materia, di modo che la materia, per quanto è in sé, può essere tutto ciò che appare a chicchessia. Gli uomini poi percepiscono ora l’una ora l’altra apparenza, secondo le diverse disposizioni in cui si trovano. Così un uomo in condizioni naturali percepisce, tra le ragioni insite nella materia, quelle che possono apparire a chi è in condizioni naturali, e così l’uomo in condizioni innaturali quelle per chi è in condizioni innaturali. Lo stesso discorso si faccia riguardo all’età, e secondo che si dorme o si è svegli, e insomma, secondo ogni specie di disposizioni.

Secondo lui dunque, criterio delle cose è l’uomo. Infatti, tutto ciò che appare agli uomini, anche è; e ciò che non appare a nessun uomo, neppure è. Vediamo pertanto che egli ammette come postulati la fluidità della materia e il sussistere in essa delle ragioni di tutti i fenomeni (DK 80 A 14).


Donna: Punto di vista multiplo


Uomini, Donne, non gente: Messaggi


Morbida voluttà.

“Signori, le sorgenti dell’ispirazione artistica sfuggono alla coscienza stessa dell’artista. Esse si celano in una regione misteriosa dello spirito umano, nelle tenebre inferiori della coscienza, dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano meravigliose facoltà del conoscere, cui non sono ministri nè i sensi, nè il ragionamento”.

(Antonio Fogazzaro)