L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 9

Il Malleus inizia affermando che “la credenza che le streghe esistono è una parte talmente essenziale della fede cattolica che sostenere ostinatamente l’opinione opposta sa manifestamente d’eresia”; un’eco della bolla papale del 1484 di Innocenzo VIII. Poi il Malleus chiarisce le sue intenzioni: “Questo è ciò che proponiamo: i diavoli, con le loro arti, causano alcuni effetti per mezzo della stregoneria, eppure è vero che senza l’assistenza di un mediatore non possono fare niente… noi non sosteniamo che senza questo mediatore non possano fare danno, ma che per suo tramite possano portare infermità e qualunque altra pena e che tutto ciò è reale”. Il ragionamento è fin troppo chiaro: sono gli esseri umani i veri colpevoli delle sventure che vengono attribuite alla malvagità del demonio, ma gli esseri umani sono alla portata dell’Inquisizione e ciò assicura che ci sarà sempre un colpevole da punire. Successivamente  il Malleus si preoccupa di rassicurare gli inquisitori ai quali le streghe “non possono causare ingiuria poiché essi sono i dispensatori della pubblica giustizia”. Essi possono poi usare pratiche e rituali che possono sembrare magici, ma che trovano la loro rispettabilità nel fatto di derivare dalla chiesa e la loro coerenza nel potere di difenderli dalla malvagità delle streghe.

Nel Malleus Maleficarum si parla spesso della capacità delle streghe di indurre una condizione di sterilità, e se ne parla come se questa fosse una delle loro principali attività. È citata spesso, ad esempio, la capacità di far scomparire il pene, usata in alternativa ad un sortilegio che impediva l’eiaculazione e a una serie di malefici rivolti a determinare sterilità e a causare l’aborto nelle donne. Le streghe possono bagnare di sangue mestruale un uovo di gallina e seppellirlo sotto il letto di una donna, che da quel momento patirà dolori insopportabili ogni volta che cercherà di avere un rapporto sessuale. Possono trasformare un feto in una poltiglia maleodorante che verrà poi eliminata dal retto dell’infelice madre tra atroci dolori. Possono trasformare il pene di un uomo in una gelatina fredda come il pene di Satana e così, dove prima c’era l’orgoglio virile, oplà, ora c’è solo una macchia unta e informe, gli uomini non potevano immaginare umiliazione maggiore e ne erano terrorizzati. Credere nelle streghe – e identificarle, e condannarle – divenne  così anche un modo per giustificare i propri insuccessi riproduttivi e sessuali e per non smarrirsi di fronte alle proprie fantasie erotiche. La scelta dello sventurato da indicare come responsabile, tendeva a cadere sempre sulle stesse persone: emarginati sociali, donne anziane e solitarie, ostetriche coinvolte per mestiere nelle fortune e nelle sfortune della vita riproduttiva. Erano le stesse persone dalle quali si attendevano consigli su come non fare figli e su come interrompere le gravidanze, tutte cose che rientravano quasi inevitabilmente tra le attività che la gente comune riteneva proprie della magia nera. E a questo punto non sembrò esistere più alcuna differenza tra il coito interrotto e l’uccisione di un gallo in un quadrivio.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 6

A partire dal 1100 si verificò un graduale cambiamento di attitudine, contrastato all’inizio e poi in seguito accolto con un favore sempre più generalizzato. Ora i cattolici più colti cominciavano a ritenere che la stregoneria del tardo medioevo rappresentasse un fenomeno nuovo, ignoto nei secoli precedenti, dovuto alla comparsa di una nuova setta che mescolava forti tendenze eretiche all’esercizio di arti magiche e che prendeva sempre maggior forza dal patto siglato con Satana. Questi concetti furono oggetto di una specifica trattazione da parte di Nicolas Jacquier (Jaquerius), un inquisitore, che completò il suo Flagellum Hereticorum Fascinariorum nel 1458: il libro fu dato alle stampe solo nel 1481 ma il suo contenuto, e soprattutto la richiesta di Jaquerius di non applicare il Canon Episcopi nei processi alle streghe, erano ben noti agli inquisitori. I primi riferimenti ai malefici e alle pratiche delle streghe si trovano nei penitenziali, elenchi di peccati e di penitenze. Nel penitenziale del vescovo di Worms, Burcardo, che risale al 1011, è scritto:

Hai prestato fede o partecipato … alle riprovevoli pratiche di quei maghi che affermano di avere il potere magico di suscitare o placare tempeste … alle pratiche superstiziose di quelle donne che si vantano di avere poteri magici, tali da modificare lo stato d’animo della gente … a quella pratica superstiziosa in forza della quale alcune donne sciagurate e indemoniate sono convinte di cavalcare insieme a Diana? Il demonio è certamente capace di assumere aspetti e sembianze umane, tanto da far balenare alla mente di un suo prigioniero felicità e sciagure…

Come vedete c’è già, all’inizio del millennio, un riferimento all’esistenza delle streghe.

Nel 1231 venne costituito l’apparato giudiziario dell’Inquisizione che si occupava principalmente degli eretici – dei catari, dei valdesi, degli albigesi – con solo qualche sporadica attenzione a maghi, indovini e invocatori del demonio. Ma la stregoneria era un’ottima accusa da rivolgere agli eretici e, successivamente, ai nemici della Chiesa, nonché a coloro dei quali ci si voleva liberare. È in questo modo che si rese possibile lo sterminio di albigesi, catari, ebrei, e persino dei templari. La prima strega condannata al rogo da un inquisitore venne bruciata a Tolosa nel 1275, e Tolosa era una città influenzata dal catarismo: così eresia e stregoneria divennero  sinonimi. Nel 1326 Giovanni XXII emanò una bolla (Super illius specula) che prevedeva  le stesse pene per streghe e per eretici. Lo stesso pontefice aveva fatto condannare al rogo il vescovo di Cahors, Ugo Geraud, accusato di aver attentato alla sua persona eseguendo pratiche magiche su figure di cera; in realtà il tribunale condannò il vescovo per un tentativo di avvelenamento – oltretutto mai dimostrato – e l’aggancio con la stregoneria consisteva solo nel fatto che, secondo l’accusa, i presunti veleni erano stati preparati da alcune donne anziane. La teologia scolastica cominciò a elaborare la cosiddetta dottrina del “patto delle streghe col diavolo”.

Nel 1468 Paolo II dichiarò la stregoneria “Crimen Exceptum” e assegnò completa libertà ai Tribunali religiosi e secolari per quanto concerneva il modo di trattare le streghe. Ma se si può dare una data d’inizio alla persecuzione sistematica della stregoneria, la si deve indicare nel 1484, anno in cui  papa Innocenzo III rese pubblica la bolla Summis desiderantes effectibus, che invitava i vescovi tedeschi a combattere con maggiore energia le streghe e gli stregoni. Essi, diceva  la bolla,

hanno abusivi commerci con i demoni e con i loro incantesimi, vaticini, scongiuri e con altri nefandi sortilegi, superstizioni, eccessi, delitti… Recentemente è infatti arrivato alle nostre orecchie, non senza procurarci gran pena, che in certe regioni della Germania settentrionale , come pure nelle province, città e territori di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema, numerose persone dell’uno e dell’altro sesso, incuranti della loro salvezza e deviando dalla fede cattolica, si sono abbandonate a demoni, succubi e incubi e facendo ricorso a sortilegi, incantesimi, congiure, altre attività superstiziose e pratiche magiche hanno sgozzato bambini ancora nel grembo della madre, vitellini e bestiame, hanno fatto seccare i raccolti, reso uomini impotenti e donne sterili  di modo che i mariti non potessero andare con le mogli e le mogli non potessero ricevere i mariti. “.

E più avanti, nella stessa Bolla, il Papa faceva due nomi:

E anche se i nostri diletti figli, Heinrich Kramer e Johann Spranger… sono stati delegati come inquisitori con lettera apostolica … decretiamo che ai suddetti venga data potestà di giusta riprensione, incarcerazione e punizione di chiunque, senza permesso e senza limitazione.”

Sette anni dopo dall’Università di Colonia fu diramato un documento ( sulla cui spontaneità esiste, come vedremo, qualche dubbio ) che rendeva noto che qualsiasi affermazione contraria alla realtà della stregoneria sarebbe “incorsa nella colpa di ostacolare l’Inquisizione”. Queste affermazioni vennero  ribadite dal successivo pontefice Alessandro VI, e così si sviluppò una delle vicende più crudeli nella storia dell’intolleranza.

Nel 1487 i due domenicani tedeschi citati nella Bolla pontificia,  Heinrich Kremer e Jakob Sprenger (Insistor), pubblicarono il Malleus Maleficarum, (Il martello delle streghe), una guida per gli inquisitori. Il libro segue di pochi anni due importanti trattati sulla stregoneria, il Fortalicium Fidei del francescano Alfonso de Spina (1459) e il Flagellum Haereticorum Fascinariorum del domenicano Nicholas Jacquier (1458). In realtà esiste una straordinaria continuità tra tutti questi trattati, a partire dalla Practica Inquisitionis Haereticae Pravitatis (1320) fino al Repertorium Inquisitorum Pravitatis Hereticae, ma è certamente il Malleus che si propone di essere – e sarà – il vero manuale del perfetto inquisitore.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 5

Non si può però dimenticare il fatto che fin dalle sue origini, la Chiesa Cattolica aveva dovuto contrastare le reliquie del paganesimo, che continuavano a sopravvivere nelle superstizioni e nei riti, nelle magie, nei sortilegi e nelle leggende. Liberare la società dagli elfi, dalle fate, dai troll e dagli gnomi (e anche da maestose divinità dotate di splendide corna) non era impresa facile. La Chiesa aveva provato tutte le strade possibili. Ad esempio, li aveva demonizzati, per cancellarne il ricordo o per associarli stabilmente al concetto di male: in un documento del IX secolo, ad esempio, si parla di un demone chiamato Diana che alcune donne malvagie “cavalcano di notte” per “tornare a Satana”: è sempre lei, la dea dell’Olimpo, questa volta trasportata, probabilmente contro la sua volontà, in un’altra religione. Il timore che i culti di origine pagana tentassero i fedeli era molto vivo nel medioevo, un timore alimentato dalla sopravvivenza, soprattutto nelle aree contadine, di credenze e di superstizioni che avevano la loro origine nel paganesimo. I testi biblici, e in particolare quelli dell’Antico Testamento, rappresentavano per la Chiesa il fondamento ideale per indicare, in queste forme di cultura popolare, gli strumenti che il demonio utilizzava per attrarre i fedeli e iscriverli nelle sue legioni di dannati. Così, alcune forme di superstizione particolarmente diffuse vennero interpretate come vere e proprie attività demoniache. Del resto, più si parlava di stregoneris, più la povera gente si rendeva conto di quanto spesso fosse stata vittima di un sortilegio:ogni volta che la grandine aveva distrutto il loro raccolto e non quello del vicino, quando il pagliaio era andato in fiamme e quando ancora il figlio tanto atteso era nato deforme. Questa diffusa consapevolezza non poteva che sollecitare la promulgazione di leggi severe contro chiunque maneggiasse la magia e ne facesse strumento del male. Spesso la Chiesa cattolica aveva dovuto accettare sgradevoli compromessi, trasformando in feste religiose riti pagani particolarmente consolidati. Così, la dea irlandese Brigitta, patrona del fuoco, venne assimilata e identificata in una santa fittizia che portava lo stesso nome. Analogamente, molti santuari furono costruiti in luoghi già consacrati ai riti pagani, una pratica resa ufficiale da Gregorio I nel 601. Dunque, è certamente vero che tra il V e il XII secolo la Chiesa considerava la magia nera come una manifestazione della superstizione popolare e come un residuo di paganesimo, assolutamente non fondato su fatti reali: il peccato consisteva nel credere in questi poteri, non nel possederli. Con il passare degli anni presero però vigore le opinioni di quanti ritenevano che il maligno potesse veramente prendere possesso dei corpi degli uomini, e si fece  strada l’idea che le streghe esistessero realmente.