L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe).Parte 28

Ce n’è dunque per tutti: la condanna della fantasia femminile, ma anche della masturbazione e persino di chi ha polluzioni notturne (ma che colpa ne ha?); c’è un preciso riferimento alle streghe e un atto di deferenza nei confronti del Malleus Maleficarum.

Il libro è però diretto alle ostetriche, padrone di ogni sortilegio e di ogni stregoneria, maestre dell’uso delle erbe e delle pozioni. E così il capitolo termina con una storiella, che racconta di una donna che riesce nella difficile battaglia di abbandonare il suo scellerato commercio con il demonio portandosi sempre addosso un’erba mirabilante: “e se la mia commare desidera saper come habbi nome quella herba, le dico che ha nome Caccia Diavoli”.

 Immagino che molte ostetriche e molte donne conoscessero queste erbe, e che abbiano molto goduto nel vederle consigliare da un uomo di cultura. L’erba (che si chiama anche Erba di san Giovanni Pilatro) è l’iperico (Hypericum perforatum, della famiglia delle Hypericacee) è indicato nella leggenda come l’erba della quale si nutriva Giovanni Battista. A dire il vero, Giovanni si nutriva di miele e di locuste, ma nella Bibbia “akron” indica sia l’insetto che la pianta sulla quale la locusta si posa. Nel medioevo, molte ragazze dormivano con un mazzolino d’iperico sotto il cuscino, sia nella convinzione di ricevere una protezione da Giovanni Battista, sia perché a quest’erba è stata attribuita la capacità di cacciare i fantasmi (e, per analogia, i demoni). L’iperico è stato usato in medicina in molte e differenti circostanze, come antivirale, antibatterico, antidepressivo e in moltissime altre condizioni morbose. L’unico effetto collaterale di quest’erba è la possibilità di aumentare la sensibilità alla luce del sole e questa è la ragione per cui l’iperico è considerato, in Australia, un’erba pericolosa.

Ritorno alla ragione che mi ha sollecitato a scrivere questo lungo inciso: il ruolo delle ostetriche nella trasmissione della cultura anticoncezionale è stato certamente fondamentale per molti secoli, ma è inevitabilmente diminuito sin quasi a scomparire dal momento in cui esse hanno realizzato che occuparsi di questi temi metteva a rischio la loro stessa vita. La cultura anticoncezionale è stata perciò confinata all’interno delle famiglie con una inevitabile serie di conseguenze negative, che vanno dall’abbandono delle erbe della montagna, trascurate perché difficili da reperire e da riconoscere, alla grande frequenza di errori nell’uso delle erbe dell’orto, causa di un numero di fallimenti in continua crescita. Così le madri insegnano alle figlie quello che si ricordano e oltretutto lo fanno con grande cautela perché non vogliono che le figlie ne abusino. Le conseguenze della persecuzione delle ostetriche vi dovrebbero essere chiare.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 9

Il Malleus inizia affermando che “la credenza che le streghe esistono è una parte talmente essenziale della fede cattolica che sostenere ostinatamente l’opinione opposta sa manifestamente d’eresia”; un’eco della bolla papale del 1484 di Innocenzo VIII. Poi il Malleus chiarisce le sue intenzioni: “Questo è ciò che proponiamo: i diavoli, con le loro arti, causano alcuni effetti per mezzo della stregoneria, eppure è vero che senza l’assistenza di un mediatore non possono fare niente… noi non sosteniamo che senza questo mediatore non possano fare danno, ma che per suo tramite possano portare infermità e qualunque altra pena e che tutto ciò è reale”. Il ragionamento è fin troppo chiaro: sono gli esseri umani i veri colpevoli delle sventure che vengono attribuite alla malvagità del demonio, ma gli esseri umani sono alla portata dell’Inquisizione e ciò assicura che ci sarà sempre un colpevole da punire. Successivamente  il Malleus si preoccupa di rassicurare gli inquisitori ai quali le streghe “non possono causare ingiuria poiché essi sono i dispensatori della pubblica giustizia”. Essi possono poi usare pratiche e rituali che possono sembrare magici, ma che trovano la loro rispettabilità nel fatto di derivare dalla chiesa e la loro coerenza nel potere di difenderli dalla malvagità delle streghe.

Nel Malleus Maleficarum si parla spesso della capacità delle streghe di indurre una condizione di sterilità, e se ne parla come se questa fosse una delle loro principali attività. È citata spesso, ad esempio, la capacità di far scomparire il pene, usata in alternativa ad un sortilegio che impediva l’eiaculazione e a una serie di malefici rivolti a determinare sterilità e a causare l’aborto nelle donne. Le streghe possono bagnare di sangue mestruale un uovo di gallina e seppellirlo sotto il letto di una donna, che da quel momento patirà dolori insopportabili ogni volta che cercherà di avere un rapporto sessuale. Possono trasformare un feto in una poltiglia maleodorante che verrà poi eliminata dal retto dell’infelice madre tra atroci dolori. Possono trasformare il pene di un uomo in una gelatina fredda come il pene di Satana e così, dove prima c’era l’orgoglio virile, oplà, ora c’è solo una macchia unta e informe, gli uomini non potevano immaginare umiliazione maggiore e ne erano terrorizzati. Credere nelle streghe – e identificarle, e condannarle – divenne  così anche un modo per giustificare i propri insuccessi riproduttivi e sessuali e per non smarrirsi di fronte alle proprie fantasie erotiche. La scelta dello sventurato da indicare come responsabile, tendeva a cadere sempre sulle stesse persone: emarginati sociali, donne anziane e solitarie, ostetriche coinvolte per mestiere nelle fortune e nelle sfortune della vita riproduttiva. Erano le stesse persone dalle quali si attendevano consigli su come non fare figli e su come interrompere le gravidanze, tutte cose che rientravano quasi inevitabilmente tra le attività che la gente comune riteneva proprie della magia nera. E a questo punto non sembrò esistere più alcuna differenza tra il coito interrotto e l’uccisione di un gallo in un quadrivio.