L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Brio sull’onda dei Rondò Veneziano

Chi non li ricorda? Il filone pop-instrumental frutto del  geniale Gian Piero Reverberi, appezzato artista soprattutto in Austria, Germania, Svizzera e Lussemburgo. Un tuffo nel passato, ove mi ritrovo curiosa e briosa bambina atipica… la musica che ha contribuito alla mia formazione è stata prevalentemente classica. Sorrido

Buona settimana a tutti voi affezionati lettori.

 


Storia del gioiello

Delineare una sommaria storia del gioiello, visto la peculiarità del mezzo di diffusione, è impresa non facile. Questo perchè qualsiasi sintesi, necessaria per l’incredibile vastità dell’argomento, tradisce inevitabilmente le mille sfaccettature del mondo che ci accingiamo a raccontare.

Nell’arco dei secoli, infatti, il gioiello, nel suo valore, significato e forma si è intrecciato con la storia del costume e della società del proprio tempo subendo radicali e stravolgenti evoluzioni nelle tipologie, nelle simbologie e nel valore. Nel corso dei secoli ha ricoperto di volta in volta, e in alcuni casi anche contemporaneamente, ruoli differenti: simbolo di magia, esibizione di potere, appartenenza ad una determinata classe sociale, valore affettivo, legame con l’aldilà fino a divenire, ai giorni nostri, oggetto di sperimentazioni artistiche che lo collocano di diritto nell’ambito delle realizzazioni scultoree allontanandolo dalla categoria delle cosiddette “arti minori” a cui, di fatto, appartiene.

Ripercorrere la storia dei gioielli ci consente di individuare il ritorno di alcune mode che oggi possono apparire innovative ma che in realtà sono echi di usanze antiche. Mi riferisco all’utilizzo dei gioielli per abbellire l’abbigliamento tanto usato del seicento e settecento e oggi ritornato di moda o alla pratica di utilizzare pietre preziose per decorare le scarpe.

La stessa storia dei gioielli è stata tracciata prevalentemente attraverso documenti d’archivio e testimonianze visive di dipinti e, contrariamente a quanto accade per tutte le altre “arti minori”, solo in parte grazie allo studio diretto dei manufatti. La carenza di gioielli antichi giunti fino a noi è dovuta al fatto che per soddisfare i gusti di un nuovo periodo storico si distruggeva o modificava la produzione del secolo precedente. I pochi gioielli pervenutoci devono la loro conservazione all’eccezionalità della lavorazione o dei materiali impiegati, al valore sentimentale attribuitogli o ad un particolare potere assegnatogli.

I pochi oggetti rimastici appartenevano ai ceti sociali più elevati preservati grazie alla loro preziosità perciò erano tramandati di generazione in generazione. Il “gioiello popolare” non c’è giunto in quantità considerevole e il suo valore prettamente affettivo ne ha reso più disinvolta la distruzione.

Gli oggetti sacri sono, invece, quelli meglio custoditi: la Chiesa ne ha impedito la trasformazione e, inoltre, essendo prevalentemente offerte votive dei fedeli, avevano un valore simbolico affrancato da mode e tendenze.

A questa oggettiva e notevole lacuna ha sopperito sia i documenti d’archivio – leggi suntuarie che consentivano l’uso dei gioielli solo ad alcune classi sociali, testamenti, ecc. – sia soprattutto i dipinti, numerosissimi, ritratti prevalentemente, che ritraevano la nobiltà dell’epoca con i loro gioielli simboli di potere e ricchezza. A queste due fonti bisogna riferirsi per delineare la storia del gioiello.
Per facilità di consultazione si è preferito dividere la storia in periodi nell’ambito dei quali vi è un’ulteriore ripartizione in argomenti: i gioielli prodotti, le tecniche e le materie adoperate, il ruolo dell’orafo nella società, e i motivi preferiti dalla società.

L’obiettivo è quello di fornire un’agevole e interessante escursione nel mondo affascinante del gioiello e non certo esaudire tale argomento la cui vastità è proporzionale agli oggetti prodotti.