L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Articoli con tag “Strega

Nascita della Stregoneria e della strega

L’Antica Religione pagana nasce attorno al IX millennio a.C., quando gli uomini e le donne che popolavano il nostro pianeta cominciarono ad attribuire un’importanza sovrannaturale alle manifestazioni incomprensibili alle quali erano sottoposti quotidianamente. Ecco che allora le stelle, i pianeti, gli animali, le piante, ma in particolar modo il Sole e la Luna, ebbero il privilegio di essere riconosciuti dalla specie umana come divinità a cui rivolgere le proprie suppliche e i primi veri e propri rituali.
Compare dunque la prima autentica immagine del Dio Cornuto, signore delle selve e delle foreste, generoso dispensatore di selvaggina, venerato dall’uomo-cacciatore con rispetto, tanto da erigere in suo onore rudimentali ma sinceri altari di cui ancora oggi abbiamo testimonianza. Nel frattempo la donna presiedeva al focolare, si occupava dell’allevamento della prole ed era un’attenta conoscitrice della medicina delle erbe. In entrambi nasceva man mano l’esigenza di credere in qualcosa oltre la morte, misterioso ed incomprensibile evento che dagli albori del mondo suscita paura ed attrazione e con essa il timore di rinascere lontano dal proprio clan di appartenenza e dal proprio luogo di origine. Nasce insomma l’esigenza di credere ed ancor di più sperare nella Reincarnazione.
stregaAd ogni persona del clan vengono impartiti i compiti in base alle proprie attitudini ed è proprio qui che spicca all’interno del gruppo l’immagine della donna saggia, sapiente nella medicina e nel trattare le erbe, votata ai piccoli Dei, vicina alle esigenze di una popolazione che ripone nel suo operato una fiducia estrema, alle volte persino esagerata. Il termine “strega” ha un’etimologia piuttosto complessa e sicuramente discutibile. Per certo sappiamo che il nome specifico attribuito a queste fenomenali persone è “lamia”, in relazione all’amante di Giove, che aveva la mitologica capacità di trasformarsi in animale (questo sarà poi un argomento sul quale tutta l’Inquisizione medioevale insisterà nel corso dei suoi scellerati processi).
Per quanto concerne il termine vero e proprio, molte sono le fonti che asseriscono la derivazione di “strega” da “strix”, o “strige” – l’uccello notturno – mentre il sostantivo “masca”, utilizzato prevalentemente nell’Italia settentrionale, ha un’origine longobardo-germanica e significherebbe “Spirito ignobile”, comunque sicuramente associabile a “maschera” ed a “Carnevale”, una delle più antiche delle festività pagane. Solo attorno al primo millennio si hanno effettive testimonianze sull’attività di “congrega” di più persone (in prevalenza donne), alcune delle quali costituirono i due gruppi magici europei dai quali trascendono tutte le attuali forme di aggregazione stregona presenti nel nostro continente: la Società di Diana e la Signora del Gioco.

Inizio della persecuzione

Si cominciano ad avere notizie ufficiali sull’attività giuridica contro le cosiddette “malefiche” sin dal II secolo d.C. con l’introduzione di alcuni concili ed editti. Si rilevano giudizi contrastanti riguardo l’atteggiamento da tenere verso chi opera “magicamente”. Mentre il Concilio di Ancyra (314 d.C) e il Concilio di Alvira (340 d.C.) scatenano la prima vera persecuzione contro chi si avvale del maleficio e della magia nera, paradossalmente L’Editto di Rotari (640 circa d.C.) tende a condannare sì le pratiche magiche, ma a ragion veduta anche chi procurasse danni alle presunte streghe.
Anche se con l’Editto di Liutprando (720 circa d.C.), con il famoso Canon Episcopi (1000 circa d.C.) e con i Decretum di Graziano (1130 circa d.C.) la Chiesa inveì giuridicamente contro l’atteggiamento pagano ed eretico in generale, fino all’ XI secolo le cosiddette “streghe” furono in linea di massima ignorate, poiché dapprima la persecuzione venne rivolta contro i Manichei e i Catari. Questi ultimi possedevano all’interno dei loro gruppi vescovi e diaconi iniziati che erano considerati “divini” e predicavano l’assoluta libertà verso ogni tipo di piacere terreno, ammettendo nel loro credo l’esistenza della Reincarnazione e soprattutto spingendo il popolo a non contribuire con offerte agli introiti della Chiesa.
La persecuzione si estese fino a toccare i Valdesi e gli Albigesi, con l’accusa primaria di utilizzare la magia durante le loro assemblee religiose, fino ad arrivare alla gente delle campagne, i cosiddetti pagani, colpevoli di idolatria e di pratica della Vecchia Religione.

Relazione tra papato ed Inquisizione – Il Malleus Maleficarum

Come abbiamo potuto constatare la Chiesa si abbatté con il suo sacro maglio su particolari forme di eresia, prevalentemente su quella Catara, per poi toccare solo successivamente i casi di magia e stregoneria. Comunque fino al 1200, prima dell’avvento al pontificato di Federico II, chiunque fosse accusato di pratiche occulte era passibile di scomunica, mentre successivamente cominciarono ad accendersi i primi roghi e ad innalzarsi i primi patiboli.
Il tribunale dell’Inquisizione si aggiudicò il potere decisionale assoluto grazie alla bolla “Ad Extirpanda”, promulgata da Innocenzo IV, che introdusse legalmente per la prima volta nella storia della Chiesa l’utilizzo della tortura come complemento giuridico per lo svolgimento dei processi. Grandi figure inquisitorie divengono i crudeli miti della caccia alle streghe e spiccano altisonanti i nomi degli spietati Nicholas Eymerich, Pierre de Lancre e Torquemada, terrorizzando i tribunali di tutta Europa.
Dal 1300 in poi la Chiesa definisce eretici coloro che attraverso rapporti diabolici entrano in possesso di conoscenze magiche e vengono altresì considerate pratiche eretiche l’invocazione di potenze infernali, la lettura di formule magiche ed addirittura il mettersi in cerchio a danzare o a suonare. Dal 1320 al 1420 solo in Europa vengono pubblicati tredici trattati giuridici sulla stregoneria, all’interno dei quali vengono toccati temi quali la metamorfosi, il volo ed il Sabba, termini che da questo momento in poi entreranno a far parte del vocabolario accusatorio di ogni tribunale ecclesiastico.
L’apertura ufficiale della caccia alle streghe è datata 5 dicembre 1484, quando Giovan Battista Cybo (Innocenzo VIII) promulga la bolla papale “Summis Desiderantes Affectibus”, con la quale lancia l’offensiva giuridica contro le “malefiche” e dà incarico all’ordine dei Domenicani di occuparsi dello svolgimento delle indagini, nonché dell’effettiva conclusione dei processi. In particolare invita gli alsaziani Heinrich Kramer (Institoris) e Jacob Sprenger a stilare un sorta di “manuale del perfetto inquisitore”. Il Malleus Maleficarum diviene dunque il trattato legale contro la stregoneria, il “vangelo processuale” da cui attingere tutte le informazioni giuridiche per poter agire contro chiunque si opponesse alle regole morali della Chiesa e del pontificato.

erba delle streghe

Le prime copie del Malleus vennero stampate a Strasburgo nel 1487 da Gutenberg, a cui seguirono fino al 1669 trentaquattro edizioni per un totale di 35.000 copie. Oltre il volo notturno e la metamorfosi, all’interno del manuale troviamo temi ricorrenti quali: la capacità delle streghe di leggere nel pensiero, di predire il futuro, la conoscenza di lingue arcaiche mai imparate, l’aumento della forza fisica, la presenza del “signum diabolicum”, l’incontro e l’accoppiamento con Satana durante la Tregenda, il bacio osceno. Oltrepiù Institor e Sprenger mettevano in guardia chiunque si accingesse a svolgere il processo che con “sconci atti venerei” i diavoli sarebbero stati in grado di procreare attraverso la strega imputata.
Si calcola che dai primi concili (dal 300 circa d.C.) fino alla fine del XVII secolo, nel nome di un Dio ignaro della crudeltà del suo esercito, vennero giustiziate circa nove milioni di persone, tra presunte streghe, eretici, omosessuali, Ebrei, Catari, Albigesi e Valdesi.

Fine della persecuzione

Tra il 1650 e la fine del 1700 ebbe lentamente luogo il declino dell’accanimento giuridico contro l’eresia. Importanti personaggi come Heinrich Cornelius Agrippa e Giovanni Pico della Mirandola suggerirono una visione sottile ed innovativa del patrimonio delle conoscenze magiche dell’epoca, stabilendo nuove visioni del limite fra reale ed irreale.
Uomini di scienza come Copernico, Keplero, Newton e Galileo dimostrarono come l’universo fosse retto da precise leggi fisiche e non magiche, basando la conoscenza della natura sul metodo scientifico sperimentale (usando la terminologia di Galileo Galilei: “su sensate esperienze e necessarie dimostrazioni”).
Si delineò in questo modo una nuova concezione tendente a distinguere religione e scienza, definendo quindi ambiti autonomi di sapere e nuovi assetti di potere intellettuale.


I supplizi e le torture applicati dalla “Santa” Inquisizione nel corso dei secoli

L’Inquisizione nacque nel XII secolo come Istituzione della Chiesa Cattolica, la quale creò un tribunale ecclesiastico adibito ai processi contro catari e valdesi. Con il passare del tempo, il suo compito si specificò sempre di più nel ricercare e giudicare tutti gli eretici. Il criterio con cui si attribuiva a una persona il reato di eresia era alquanto discutibile e molto spesso i capi d’accusa erano del tutto privi di fondamento, tuttavia gli accusati arrivavano ad attribuirsi i più fantasiosi reati pur di porre fine alle atroci torture cui erano sottoposti.

L’esecuzione non era possibile senza una confessione, che non poteva certo essere estorta con le buone maniere. Si ricordano 3 Inquisizioni: quella medievale, quella spagnola e quella romana. Sebbene si collochino in luoghi ed epoche differenti, i loro metodi di procedura furono essenzialmente gli stessi.

Vennero impiegati antichi sistemi di tortura e ne furono inventati di nuovi, grazie anche al contributo di presunti esperti di stregoneria e demonologia. Essi erano convinti che il diavolo lasciasse un “marchio” sulla pelle del suo servo: segno invisibile, ma che rendeva insensibile la pelle in quel punto. Per questo le carni degli accusati venivano penetrate da lunghi spilloni fino a identificare il punto in cui il “servo di Satana” non provava dolore ovvero non urlava (magari perchè sfinito dalla tortura). Questa era considerata una prova sufficiente. I supplizi più usati furono i seguenti:

ANNODAMENTO: era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Robusti uomini ruotavano l’attrezzo in modo veloce, provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura fu usata in Germania anche contro gli zingari (1740-1750) e in Russia nel corso della Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918;

CREMAGLIERA: era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni;

CULLA DELLA STREGA: questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolio causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni;

CULLA DI GIUDA O TRIANGOLO: l’accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. Alla fine alla vittima venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi;

DISSANGUAMENTO: era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione, tramite fuoco, del suo sangue. Le streghe condannate erano “segnate sopra il soffio” (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte;

FANCIULLA DI FERRO O VERGINE DI NORIMBERGA: era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte, erano inserite delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori;

FORNO: questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel XVII secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche 2 bambini;

GARROTA: non è altro che un palo con un anello in ferro collegato alla vittima, seduta o in piedi; le veniva fissato e andava stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale;

IMMERSIONE DELLO SGABELLO: questa punizione era usata più spesso sulle donne. La vittima veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall’acqua gelida. L’immersione dello sgabello era usata per le streghe in America e in Gran Bretagna nonché come punizione per crimini minori, prostituzione e ai danni dei recidivi;

IMPALAMENTO: è una delle più antiche forme di tortura. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della persona, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente;

MASTECTOMIA: alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico, ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. La carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più orribili casi noti in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo “strappado”, fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti. Questa vergogna era più di una tortura fisica; l’esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un’estrema umiliazione;

ORDALIA DELL’ACQUA: in questo tipo d’ordalia, l’acqua simboleggia il diluvio dell’Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati così l’acqua “pulirà” l’anima della persona. Dopo 3 giorni di penitenze, l’accusato doveva immergere le mani in acqua bollente, a volte fino ai polsi, in altri casi fino ai gomiti. Si aspettavano poi 3 giorni per valutare le sue colpe.

Veniva messa in pratica anche un’ordalia dell’acqua fredda. Alla persona imputata venivano legate le mani e i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla dopodiché veniva immersa in acqua: se galleggiava, era sicuramente colpevole, in quanto l’acqua “rifiutava” una creatura demoniaca; se andava a fondo, era innocente, ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo;

ACQUA INGURGITATA: l’accusato, incatenato mani e piedi ad anelli infissi nel muro e posato su un cavalletto, è costretto a ingurgitare più di NOVE litri d’acqua, e ancora altrettanti se il primo tentativo non risulta convincente, per un totale di DICIOTTO litri.

ORDALIA DEL FUOCO: prima di iniziare l’ordalia del fuoco, tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito poteva durare fino a 3 giorni nel corso dei quali gli accusati dovevano partecipare a preghiere, digiuni, sottostare ad esorcismi, ricevere vari tipi di benedizioni e prendere i sacramenti; dopodiché aveva inizio l’ordalia che poteva avvenire in diverso modo. Uno di questi consisteva nel trasportare per una certa distanza un pezzo di ferro incandescente, di peso variabile tra mezzo chilo e un chilo e mezzo.

Un altro tipo di ordalia del fuoco consisteva nel camminare a piedi nudi sopra carboni ardenti, a volte con gli occhi bendati. Dopo la prova, le ferite venivano coperte e, allo scadere di 3 giorni una giuria controllava lo stato delle ustioni. Se le ferite non erano rimarginate l’accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente;

PERA: era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo a un massimo dei suoi segmenti. L’interno della cavità ne risultava orrendamente mutilato, spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano per aumentare il danno fisico. Questa era una pena riservata alle donne accusate di avere avuto rapporti sessuali col Maligno;

PRESSA: anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il XIV secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772;

PULIZIA DELL’ANIMA: era opinione diffusa in molte zone che l’anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase “sciacquare la bocca con il sapone”, che si usa oggi, risale proprio a questa tortura;

ROGO: una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino riservato anche agli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica. L’esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall’emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega veniva strangolata, avendo cura di farla rimanere in uno stato di stordimento; il suo corpo, a volte, era immerso in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se poi, per qualche fortuita coincidenza la strega fosse riuscita a liberarsi dal palo e ad uscire dalle fiamme, la gente la respingeva dentro;

RUOTA: in Francia e in Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle vittime venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L’agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni;

SEDIA INQUISITORIA: era una sedia provvista di punte e aculei alla quale il condannato era legato mediante strette fasciature. Il fondo poteva essere arroventato per produrre gravi ustioni;

SEGA: terribile metodo di esecuzione applicato, nella maggior parte delle volte, agli omosessuali. Il condannato veniva appeso a testa in giù con le gambe divaricate e con una sega veniva tagliato in 2 verticalmente. Veniva tenuto a testa in giù affinché il dissanguamento fosse più lento e perchè il maggior afflusso di sangue al cervello acuisse la sensibilità al dolore. Pare anche che la vittima restasse cosciente finchè la sega arrivava al cranio;

SQUASSAMENTO: era una forma di tortura usata insieme alla “strappata”. L’accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime;

STIVALETTO SPAGNOLO: le gambe venivano legate insieme in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa;

STRAPPATA: l’accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L’esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni;

TORTURA DELL’ACQUA: veniva inflitta frequentemente a personaggi compromettenti, dal momento che i suoi risultati non erano visibili esteriormente. Veniva fatta ingurgitare all’accusato una quantità spropositata d’acqua, finché il suo ventre non raggiungeva dimensioni abnormi, quindi veniva messo a testa in giù perchè la massa d’acqua pesasse sul diaframma e sui polmoni. Oltre al fortissimo dolore, ciò provocava gravi strappi e lesioni agli organi interni.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 21

Gli uomini erano del tutto estranei a questo mondo di donne, un mondo che non capivano e con il quale evitavano di avere contatti. Ne avevano anche paura, perché sapevano di non essere graditi e cercavano di starne lontani, anche se qualche volta la curiosità aveva il sopravvento. I rischi erano comunque elevati: è nota la storia del dottor Veit di Amburgo, un medico mandato al rogo nel 1522 per essersi travestito da donna allo scopo di poter esser ammesso nella stanza di una partoriente e che il Tribunale della città considerò un “degenerato”. Del resto lo stesso Scipione Mercuri consigliava ai medici di non palesare in modo troppo evidente la propria identità quando – con il permesso del marito della gestante – entravano nelle stanze proibite per assistere a parti difficili e che richiedevano l’opera di un chirurgo. In fondo, gli uomini che si occupavano di gravidanze non erano mai stati simpatici e non venivano generalmente considerati esempi di buon comportamento morale, sentimenti che si sono poi ripetuti fino a non molti decenni or sono nei confronti dei ginecologi che sceglievano di occuparsi di contraccezione. Marziale, in uno dei suoi epigrammi,  racconta la storia di Nanneio, uomo tanto ripugnante che Leda, tenutaria di un bordello nella suburra, preferiva baciarlo sul ventre piuttosto che sulle gote: ebbene costui sapeva riconoscere, con una tecnica della quale è opportuno non dare particolari, il sesso dei bambini in utero. Ecco una parte dei versi (Libro XI, epigramma LXI): modo qui per omnes viscerum tubos ibat et voce certa consciaque dicebat puer an puella matris esset in ventre.

Venne il momento in cui gli uomini (e soprattutto i preti e i medici) decisero che questa “repubblica delle donne” non era più tollerabile, un passo al quale si arrivò con cautela e con arroganza insieme. Per certi versi non si trattò di una cosa difficile: la complessa biologia femminile era stata da sempre considerata un possibile strumento del male, la donna in fondo era la ianua diaboli, le sue mestruazioni tossiche e pericolose, gli stessi lochi puerperali impuri e nocivi. Il passo decisivo fu quello di indicare nelle levatrici una genìa di probabili streghe: migliore l’ostetrica, migliore la strega, si cominciò a dire. E così fu che i medici entrarono in campo, stabilirono le regole, limitarono il compito delle ostetriche che divennero le loro assistenti e dovettero rispondere persino di errori che non avevano commesso.


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 19

In realtà, il problema della “competenza” dei medici era, tutto sommato, un colossale equivoco: il medico, l’ho già ricordato, non riceveva praticamente alcuna informazione nei suoi studi universitari in merito alle tecniche contraccettive. Sapeva invece che aborto e contraccezione violavano la morale religiosa e, spesso, anche la legge dello Stato. Questa convinzione era così forte e si radicava talmente nei medici che continuerà a persistere, fino ad epoche recentissime, un “naturale” rifiuto ad occuparsi del controllo delle nascite, considerato complessivamente immorale o pericolosamente vicino alla immoralità. È a questo medico che una parte delle donne si affidava ed è a lui che era costretta a rivolgersi quando si trovava nei guai, pur sapendo che a questi guai lui non avrebbe trovato rimedio.

Nel XVI e nel XVII secolo c’era un detto popolare, in molte parti d’Europa, secondo il quale “la mammana opera nel sangue e nel sangue annegherà”. Si era dunque fatto strada un preciso convincimento: le ostetriche usavano pozioni per regolare la fertilità, erano spesso coinvolte in aborti e infanticidi, di qui a pensare che usassero stregonerie e sortilegi poco ci correva. Si moltiplicavano in effetti i casi di donne che venivano accusate di stregoneria per aver fatto qualcosa che riguardava i bambini e soprattutto per infanticidio. La punizione per questi delitti, molti dei quali non venivano provati, era la morte per rogo o, in Inghilterra, per impiccagione. Del resto questo era il volere di Dio: “non lasciare vivere la donna maliosa” dovrebbe essere, e forse non è, una frase dell’Esodo (22:18). Sulla parola “maliosa” a dir il vero c’è una discussione. Il termine è analogo a strega, ma è possibile che in realtà il riferimento al femminile sia dovuto alla traduzione in greco dei settanta saggi. La parola greca è pharmakis, mentre la parola ebraica è měkaššēp, il cui riferimento al genere femminile sembra provato da altri contesti della Bibbia ma il cui vero significato è “avvelenatore”.

 


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 12

L’Inquisitore era istruito a interrogare la strega con ordine e metodo, chiedendole di confessare a quali malefizi usasse ricorrere per agire sugli uomini, sugli animali e infine sui frutti della terra, in questo preciso ordine.

Per quanto riguarda gli uomini interessa soprattutto sapere in quale modo esse impediscano con le stregonerie la potenza generativa e l’atto sessuale affinché la donna non possa concepire e l’uomo non sia in grado di compiere l’atto. In secondo luogo come talvolta tale atto sia impedito on una donna e non con un’altra. Terzo come vengano portati via i membri virili come se fossero completamente divelti dal corpo. Quarto come si può discernere come qualcosa proviene dalla sola potenza del diavolo che agisce da solo senza la strega. Quinto, come le streghe tramutino in belve le persone dell’uno o dell’altro sesso con l’arte dei prodigi. Sesto, come le streghe levatrici uccidano in diversi modi il feto nel grembo della madre, oppure, quando non fanno questo, offrano i bambini al diavolo. “.

Bisogna ammettere che i due onesti frati sono altrettanto puntuali e pignoli nella descrizione delle torture che debbono essere applicate: “Noi giudici… per avere la storia dalla tua stessa bocca… giudichiamo che nel tal giorno e alla tal ora tu debba essere sottoposta a interrogatori e a tormenti…. Spogliata da altre donne oneste e di buona reputazione … e se non vorrai confessare sia dato mandato ai ministri di legarti alla corda o agli altri strumenti…”. E ancora: “ (La strega) sia sottoposta di nuovo all’interrogatorio con nuove esortazioni e… mentre viene sollevata da terra… si chiederà se respinga di subire il giudizio del ferro rovente per avvalorare la sua innocenza… o quello dell’acqua bollente”.



La madre nei sogni

La madre nei sogni appare a rappresentare la prima esperienza fondamentale, il legame per eccellenza. Che potrà essere di sostegno ed aiuto, ma pure di giudizio e riprovazione.

Il simbolo della madre nei sogni è una sfaccettatura dell‘archetipo del femminile che esprime amore e vita, grandiosità ed abbondanza, fecondità e ricettività e, per queste qualità, si lega ai simboli della terra e del mare, luoghi in cui la vita fiorisce e prospera.

Come ogni simbolo di natura archetipica presenta anche un aspetto di distruzione e morte: vita e morte sono correlate e vicine, come terra e mare, creazione e distruzione. Così la mamma amorevole e Grande Madre potrà, nel flusso degli opposti, divenire Madre terribile, così alle madri del mito: Gaia, Era, Demetra, Iside, Astarte, si opporrà Kalì e Medusa o la dea maya Ixchel dagli artigli di animale.

Con il Cristianesimo si assiste alla sublimazione perfetta di questa figura che diviene la Madre Divina. La Madonna, madre di Gesù e di tutti gli uomini, priva di consistenza e carnalità si colloca su un piano ideale al punto più estremo della polarità grande madre-madre terribile. Il concetto di bene e male si precisa, la divisione diviene più netta. All’opposto della Vergine Maria troveremo allora Lilith come sposa del Diavolo, o la madre strega che partorisce ed uccide.

La madre nei sogni rappresenta la prima esperienza fondamentale, il legame per eccellenza. Che potrà essere di sostegno ed aiuto, ma pure di giudizio e riprovazione.Sognare la propria madre molto probabilmente avrà il duplice ruolo di rappresentare la concezione idealizzata dell’amore materno per il sognatore, ma pure l’aspetto legato all’esperienza più o meno fusionale che ha vissuto con lei. Così questa figura potrà simboleggiare il bisogno di recuperare dentro di se’ qualità che vengono per antonomasia attribuite alla madre: amore e dedizione, senso di sacrificio e generosità, o potrà mostrare che queste qualità sono già presenti nella vita del sognatore e lo possono sostenere.

Potrà anche indicare un complesso materno, una fissazione sulla figura della madre che continua ad esercitare fascino ed attrazione, o una forma di dominio anche in età adulta. Molto facile che in questi casi la madre nei sogni appaia come un grosso orso,un ragno o un lupo a testimoniare la ferocia istintiva percepita, oppure l’ istinto alla dipendenza, alla ricerca di accettazione e di cura che il sognatore continua a proiettare sulla madre.


Il significato della madre nei sogni
 sarà quindi legato all’amore incondizionato, alla protettività e sicurezza, al senso di sacrificio e di responsabilità, alla generosità, ma pure ad aspetti di giudizio e invasività, di senso di colpa e dipendenza, di timore verso il nuovo e verso l’istinto.