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Lo strutturalismo

La successiva linguistica strutturalista, pur prendendo l’ avvio dalle fondamentali distinzioni dicotomiche di Saussure ( sincronia e diacronia, langue e parole, significante e significato, paradigma e sintagma ), sarà compiutamente messa a punto da Louis Hjemslev, con i suoi sviluppi di quelle che erano solo intuizioni e le sue precisazioni dei numerosi punti oscuri.

Louis Hjemslev ha precisato la definizione del segno, non intendendolo più semplicemente come unione di un significante e di un significato, ma come entità articolata su due piani : il piano dell’espressione e il piano del contenuto.

Il piano dell’ espressione è costituito da una sostanza ( materia fonica, nel caso del segno linguistico) e da una forma ( regole paradigmatiche e sintattiche ) ; allo stesso modo il piano del contenuto è formato da una sostanza ( in pratica tutti i significati esprimibili, con i suoi aspetti cognitivi, ideologici, emotivi ) e di una forma ( organizzazione formale dei significati tra loro).

Tra questi due piani E e C la significazione instaura una certa relazione, che si indica con R. Dunque il sistema ERC stabilisce ogni possibile significazione.

Per comprendere la differenza tra sostanza sonora dell’ espressione e forma dell’ espressione dobbiamo rifarci al criterio di pertinenza , introdotto dalla scuola linguistica di Praga, in particolare da Trubeckoj (1939) . Il criterio della pertinenza fu introdotto per stabilire, all’ interno della fonologia generale, lo studio dei fonemi, attraverso l’ uso della cosiddetta prova di commutazione. Questa prova consiste nell’ introdurre un mutamento nel piano dell’ espressione ( il significante ), e controllare poi se si è prodotta una contemporanea modificazione sul piano del contenuto ( significato ). Se la commutazione dei significanti produce una commutazione dei significati, si è ottenuta una sicura unità sintagmatica.

Ad esempio basta sostituire un fonema nel vocabolo /peccatore/, appartenente alla lingua italiana, per ottenere un altro termine, /pescatore/, a cui è attribuito un significato del tutto diverso. Così nella lingua inglese i suoni /pet/ e /bet/, caratterizzati dalla commutazione di un solo fonema, hanno sensi del tutto diversi. Da ciò ricaviamo che questi due fonemi, /b/ e /p/, costituiscono in tale lingua un sistema di opposizioni. In altre lingue, come l’ arabo, questa opposizione non esiste, per cui vi è interscambiabilità tra tali fonemi nella formazione di una parola senza che vi sia un cambiamento di senso. In italiano non vi è opposizione distintiva tra la /i/ e la /i:/, opposizione che è invece fondamentale in inglese.

La fonetica studia dunque le emissioni dei suoni articolatori dal punto di vista fisico, mentre la fonemica si occupa di quelli pertinenti in una data lingua. A questo proposito il linguista Martinet ha riscontrato una delle più significative proprietà del linguaggio verbale , la doppia articolazione . Cioè nel segno linguistico si possono distinguere una prima articolazione ( articolazione di unità significative, cioè dotate di un senso : i “monemi”, che con molta imprecisione possiamo chiamare le parole della lingua ) e una seconda articolazione ( articolazione di unità distintive , non portatrici di significato, che sarebbero poi i “fonemi” ) .

E’ proprio grazie a questa straordinaria caratteristica che il linguaggio verbale è “economico” a un livello così alto : con un numero limitatissimo di unità distintive forma una quantità teoricamente illimitata di unità significative. Il criterio di pertinenza può essere applicato, oltre che sulle unità minime della lingua ( i fonemi ), anche sulle loro combinazioni sintagmatiche più vaste, i monemi.

A questo punto un fatto singolare, e ben degno di nota , risalta all’ attenzione : come l’ essere umano, costruendo il suo linguaggio, abbia replicato in sostanza l’ invenzione dell’ alfabeto genetico .

“ The genetic alphabet, that has the same ‘duality of patterning’ of the human language……. A four-letter language embodied in molecules of nucleic acid…….Innumerable works, sentences and messages can be all represented by different combinations of the twenty-six letters of the alphabet. (…) The genetic alphabet consists of only four letters – the four nucleotide bases– four letters that are capable of specifying the differences between countless genes – . ”

In effetti possiamo dire che l’ alfabeto del DNA è rappresentato da 4 lettere ( A- G- C- T , che stanno per Adenina, Guanina, Citosina e Timina, le quattro basi azotate, le quali si uniscono in triplette, “parole” di tre lettere, per cui ogni serie di tre lettere corrisponde ad un singolo amminoacido. Queste “parole”, susseguentesi, concorrono a formare il grande “libro” del DNA, sequenza di istruzioni per ogni organismo vivente.

Ritornando al precedente discorso, osserviamo che la segmentazione di Hjemslev riguardo al piano dell’ espressione e a quello del contenuto è stata accettata dalla semiotica intera senza riserve ; e finché si parla dei primi tre livelli il discorso è pacifico. Ma molte discussioni esistono riguardo all’ organizzazione della forma del contenuto. Chiaramente non vi è rapporto di somiglianza tra le unit{ dell’ espressione e quelle del contenuto, proprio per il fatto della doppia articolazione, ed è molto difficile dare una descrizione esauriente di come ogni lingua organizza le infinite combinazioni del pensiero. Lo stesso Hjemslev ha fato notare come parole simili in lingue diverse possono coprire differenti ambiti di significati ( la lingua francese segmenta con tre vocaboli l’ ambito che l’ italiano suddivide attraverso /albero/, /legno/, /bosco/, /foresta/, mentre il danese ne possiede addirittura due.

I linguisti si sono occupati dell’ organizzazione della forma del contenuto dapprima stabilendo dei tratti semantici e collegandoli a quelli grammaticali. Tale collegamento a volte è fruttuoso, e del resto attraverso il fenomeno della “concordanza” molte lingue si sono preoccupate di dare rilevanza grammaticale a tratti semantici quali “maschile”, “femminile”, “plurale”, “singolare”. Ma il problema è che il numero delle categorie grammaticali è molto limitato, mentre quelle semantiche sono pressoché illimitate. Un altro tentativo è stata l’ analisi componenziale.

Notissimo è l’ esempio di /bachelor/, offerto da Katz e Fodor nel 1964, 110 e di cui è stato costruito un vero e proprio spettro semantico, riportante tutti i diversi significati che questo vocabolo può assumere nella lingua inglese.

Anche tale metodo è risultato insoddisfacente, in quanto non prevede e non rileva l’ importanza del contesto, che è invece necessario per stabilire, di volta in volta, il significato contingente del termine.

Greimas ha tentato di formare un vero sistema del contenuto attraverso categorie mentali costituite per assi oppositivi ( assi semantici ); ma anche qui si resta a un livello talmente astratto che non coinvolge per nulla la enorme varietà dei significati possibili.

A questo punto è arrivata la linguistica generativo- trasformazionale di Noam Chomsky, che ha ottenuto ed ottiene ancora un notevole successo. Chomsky ha scritto : “ Al centro delle preoccupazioni della ricerca attuale troviamo ciò che possiamo chiamare il lato creativo del linguaggio, al livello dell’ utilizzazione corrente … Tutto avviene come se il soggetto parlante, inventando in un certo qual modo la propria lingua a mano a mano che la sente parlare attorno a sé, avesse assimilato alla propria sostanza pensante un sistema coerente di regole, un codice genetico, che determina a sua volta l’ interpretazione semantica di un insieme indefinito di frasi reali, espresse o udite. In altri termini, tutto avviene come se egli disponesse di una “grammatica generativa” della propria lingua ”.

Questo studioso si è riallacciato in un certo senso alla linguistica “logica” di Cartesio e di Port Royal, secondo cui la grammatica affonda le sue radici in una ragione umana “innata”. Ha postulato infatti che : “ Una grammatica sia acquisita mediante la semplice differenziazione di uno schema fisso innato, piuttosto che attraverso l’ acquisizione progressiva di dati, di sequenze, di concatenazioni e di associazioni nuove …”.

Tuttavia è molto difficile provare l’ esistenza nel cervello umano di questi universali linguistici innati ( che costituirebbero la base delle svariatissime lingue esistenti ), a meno che la biologia non individui precisi centri corticali del linguaggio .

La linguistica generativo-trasformazionale si propone di descrivere in modo formalizzato ( cioè attraverso simboli e operazioni ) il procedimento che permette di produrre tutti i messaggi linguistici possibili in una data lingua. Essa pone una precisa distinzione tra “competenza” ed “esecuzione”. Per “competenza” si intende l’ insieme di conoscenze che un parlante- ascoltatore ideale di una lingua possiede, e che gli permette di comprendere e produrre un numero infinito di frasi.

Le concrete produzioni linguistiche costituiscono le “esecuzioni”, che risentono di tutte le circostanze ed i fattori contingenti. Ciò ci richiama la fondamentale distinzione “Langue/ Parole ”, ed effettivamente la “esecuzione” equivale abbastanza alla “parole” ; tuttavia la “langue” aveva carattere sociale mentre la competenza è individuale.

Secondo Chomsky la linguistica si occupa della “competenza”e non è suo compito descrivere la “esecuzione”. Esistono nel campo della linguistica generativa delle “regole” ( di vari tipi, cioè dipendenti e indipendenti dal contesto, obbligatorie, facoltative, ecc. ), le quali stabiliscono quali sono le frasi accettabili in una data lingua, e il loro processo di formazione.

La struttura della frase è espressa attraverso una descrizione visualizzata in un albero. La linguistica generativa ha mostrato tuttavia delle lacune : ad esempio non riesce a spiegare come un enunciato possa avere più significati. Sono le cosiddette “frasi ambigue”, come “ They are flying planes ” ( Essi sono aeroplani che volano ? Essi stanno facendo volare degli aeroplani ? ) o “ Il timore dei soldati era grande ” ( I soldati avevano paura ? Incutevano paura ? ). E’ stato così necessario introdurre la grammatica trasformazionale , che spiega le “frasi ambigue” distinguendo tra “struttura profonda” ( struttura sintattica elementare astratta che sta dietro ad ogni frase prodotta ) e “struttura superficiale” ( rapporti sintattici quali appaiono a prima vista ).


Lo sviluppo delle tecniche di analisi sul linguaggio verbale. Dallo strutturalismo alla sociolinguistica.

Ferdinand De Saussure

La semiotica e la linguistica sono due scienze tra loro talmente vicine, che spesso è difficile dire che cosa appartenga all’ una o all’ altra disciplina, e fin dove giungano i rispettivi confini.

In teoria la linguistica dovrebbe occupare solo una parte di quello studio dei sistemi di segni che è l’ oggetto della semiotica, mentre in realt{ ha prestato a quest’ ultima metodi e risultati di ricerca. Possiamo situare l’ origine della linguistica moderna e di quella che si può chiamare semiotica o semiologia ( i due termini sono assimilabili anche se vari autori assegnano loro significati diversi ) allo stesso punto. Cioè alla pubblicazione del celebre Cours de linguistique générale del linguista Ferdinand de Saussure, nel 1916. in esso troviamo queste frasi :

“ La lingua è un sistema di segni esprimente delle idee e, pertanto, è confrontabile con la scrittura, l’ alfabeto dei sordomuti, i riti simbolici, le forme di cortesia, i segnali militari,etc.

Essa è semplicemente il più importante di tali sistemi. Si può dunque concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale ; essa potrebbe formare una parte della psicologia sociale e, di conseguenza, della psicologia generale ; noi la chiameremo semiologia ( dal greco sèmeion “segno”) . Essa potrebbe dirci in che cosa consistono i segni, quali leggi li regolano. Poiché essa non esiste ancora, non possiamo dire che cosa sarà; essa ha tuttavia diritto ad esistere e il suo posto è deciso in partenza. La linguistica è solo una parte di questa scienza generale, le leggi scoperte dalla semiologia saranno applicabili alla linguistica……”

Questo brano rappresenta l’ atto di nascita della semiologia non tanto e non solo perché Saussure ha dato il nome a questa disciplina ( in tal caso dovremmo risalire almeno a Locke, o addirittura alle notevoli intuizioni dell’ antichità classica ), ma perché ha fornito concreti strumenti e metodi di ricerca a quella che definisce come “scienza possibile”, di cui si sente fortemente l’ esigenza ma che in quel momento non esiste. D’ altro lato, nel campo della linguistica, Saussure ha dato l’ avvio all’ impostazione metodologica strutturalista, che darà in seguito tanti frutti, come studio sistematico del linguaggio, da rendere la linguistica la scienza sociale più avanzata.

Fino a Saussure, cioè fino a tutto il XIX ° secolo, la linguistica era stata essenzialmente storicistica, e considerava come studio principale la trasformazione delle lingue, che andava vista diacronicamente, cioè nel corso del tempo. Al contrario egli, dal momento che studia la lingua come una struttura ( vale a dire un insieme di elementi che sono in rapporto tra loro e che formano una totalità omogenea ), sposta la sua attenzione alla sincronia. Infatti una struttura è dominata da particolari leggi di equilibrio, che la spingono a mantenersi tale nonostante i mutamenti che avvengono al suo interno.

Queste leggi di equilibrio prevalgono su quelle di sviluppo ed hanno quindi priorità di studio. In Saussure vi era soprattutto il desiderio di liberarsi finalmente dagli elementi estranei all’ indagine strettamente linguistica ; egli arrivò alla conclusione che il linguaggio, in cui sono mischiati elementi fisici, fisiologici, psichici e sociali, costituiva una massa troppo eterogenea.

Occorreva quindi isolare una parte in sé compiuta e suscettibile di un reale trattamento scientifico.

Per prima cosa Saussure stabilì una separazione tra gli elementi sociali e quelli individuali del linguaggio, distinguendo la componente collettiva e sociale del linguaggio, la langue e quella individuale, la parole.

La langue è una istituzione sociale che l’ individuo non può né creare né modificare, un complesso di segni basato su una sorta di contratto collettivo, una convenzione appartenente a tutti i membri della comunità. La parole è invece l’ atto individuale e creativo del soggetto parlante, nella scelta fra tutte le possibilità che il codice della lingua offre e nella loro combinazione. Il concetto di Langue/ Parole è dicotomico, cioè a due facce. E’ impossibile parlare di langue senza la parole, perché essa è nello stesso tempo prodotto e strumento della parole e vive solo nel processo dialettico del linguaggio; allo stesso modo è impensabile prescindere dalla langue. Per Saussure comunque non può esistere una linguistica della parole ; questa disciplina deve occuparsi essenzialmente della langue , come unico sistema di segni che può consentire una trattazione scientifica.

La fondamentale distinzione tra langue e parole è stata assunta dalla semiotica come categoria generale applicabile ad ogni sistema di significazione, in cui si distingue sempre tra un insieme collettivo di regole e la loro realizzazione pratica. Leggiamo infatti in Umberto Eco : “ Una volta ricordato come De Saussure distingue opportunamente la langue , che è il deposito di regole su cui si basa il parlante, e la parole , che è l’ atto individuale attraverso cui il parlante usa la langue e comunica ai suoi simili, avremo ritrovato la coppia codice- messaggio ; e come per la coppia codice- messaggio anche la coppia langue – parole definisce l’ opposizione tra un sistema teorico… e un fenomeno concreto “.

De Saussure, considerando il sistema della lingua, studia gli elementi che, costruiti in relazioni reciproche, lo compongono ; elementi che egli chiama “segni” . Anche il segno linguistico è una entit{ dicotomica, costituita dalla relazione tra “ signifiant ” e “ signifié “ , i quali sono i due “ relata “ del segno, cioè stanno fra loro nello stesso rapporto che vi è tra le due facce di un foglio di carta. Ad esempio nel segno linguistico /cavallo/ il soggetto parlante unisce una parte materiale, fonica ( intesa come successione di suoni ) , che è il significante, e l’ immagine mentale di tale animale che il parlante voleva esprimere ed effettivamente ci trasmette ( il significato ). E’ importante sottolineare questa indivisibile unit{, anche perché si tende a considerare come “ segno “ il solo significante.

Una delle caratteristiche principali del segno linguistico è l’ arbitrarietà, nel senso che non vi è alcun motivo preciso per associare a una data successione di suoni un certo concetto. Infatti lo stesso animale ha significanti diversi nelle varie lingue : /cheval/, /pferd/, /horse/, ecc.

Emile Benveniste ha osservato a questo proposito che per il parlante di una lingua l’ arbitrariet{ non sembra sussistere, in quanto egli è obbligato ad utilizzare i suoni codificati dalla lingua per esprimere un dato concetto. Ma questa strettissima associazione mentale tra oggetto e la parola che lo nomina si stabilisce solo dopo una scelta del tutto arbitraria.

La definizione di segno come entità a due facce( significante e significato), è importantissima , ed ha stabilito una volta per tutte il concetto di “segno”. Tutta la semiotica si basa su questa distinzione, e l’ arbitrariet{ del segno, nonché valere solo per la linguistica, è stata assunta come principio semiotico generale.

Infatti la funzione segnica è espressa pienamente dal celebre triangolo di Ogdon e Richards, in cui si stabilisce il rapporto tra le entità che costituiscono il processo semiotico ( significato, significante e referente). Con il “referente” viene introdotto il ricorso alla realtà, che Saussure aveva evitata per la sua preoccupazione di mantenersi sempre all’ interno della lingua e delle sue relazioni. In questo schema esiste un rapporto diretto tra un vertice del triangolo ed altri due, cioè tra significato e significante da una parte, e significato e referente dall’ altra.

Esiste invece un rapporto labile ed alquanto oscuro ( mostrato graficamente da una linea tratteggiata ) fra significante e referente, cioè tra la parola nel linguaggio verbale( od altro significante di tipo diverso, ad esempio visivo) e la realtà.

Questo rapporto labile è mediato dal significato, l’ immagine mentale che ci appare perfettamente corrispondente alla realtà ; tuttavia questa identità è una illusione, ed il concetto di cavallo non è la stessa cosa del cavallo reale. A volte il ricorso alla realtà è del tutto assente, come nel caso del significante /unicorno/ citato da Eco, a cui corrisponde un significato ben preciso, anche se in realtà l’ unicorno non è mai esistito.

De Saussure ha anche posto le premesse di quello che sarà chiamato poi piano paradigmatico e del piano sintagmatico. Per lui infatti : “ Ciò che vi è di idea o di materia fonica in un segno importa meno di ciò che vi è intorno ad esso negli altri segni “, e nel suo studio sulle relazioni intercorrenti tra i segni distingue due tipi di rapporti. Vi sono le relazioni che chiama “sintagmatiche”, derivanti dal posto dei segni nella “catena parlata” e dal cambiamento di valore che subiscono associandosi agli altri segni. Inoltre nella stessa “catena parlata” ogni termine effettivamente usato potrebbe essere sostituito da altri termini.

Queste sono le relazioni di tipo associativo ( o paradigmatico ), per cui il segno linguistico non si oppone soltanto a quelli inseriti nello stesso sintagma, ma entra in relazione con tutti gli altri con cui ha qualcosa in comune, formando una “serie mnemonica virtuale” ( in cui ognuno dei termini è come “ il centro di una costellazione, il punto in cui convergono altri termini coordinati ” ).