L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 5

Non si può però dimenticare il fatto che fin dalle sue origini, la Chiesa Cattolica aveva dovuto contrastare le reliquie del paganesimo, che continuavano a sopravvivere nelle superstizioni e nei riti, nelle magie, nei sortilegi e nelle leggende. Liberare la società dagli elfi, dalle fate, dai troll e dagli gnomi (e anche da maestose divinità dotate di splendide corna) non era impresa facile. La Chiesa aveva provato tutte le strade possibili. Ad esempio, li aveva demonizzati, per cancellarne il ricordo o per associarli stabilmente al concetto di male: in un documento del IX secolo, ad esempio, si parla di un demone chiamato Diana che alcune donne malvagie “cavalcano di notte” per “tornare a Satana”: è sempre lei, la dea dell’Olimpo, questa volta trasportata, probabilmente contro la sua volontà, in un’altra religione. Il timore che i culti di origine pagana tentassero i fedeli era molto vivo nel medioevo, un timore alimentato dalla sopravvivenza, soprattutto nelle aree contadine, di credenze e di superstizioni che avevano la loro origine nel paganesimo. I testi biblici, e in particolare quelli dell’Antico Testamento, rappresentavano per la Chiesa il fondamento ideale per indicare, in queste forme di cultura popolare, gli strumenti che il demonio utilizzava per attrarre i fedeli e iscriverli nelle sue legioni di dannati. Così, alcune forme di superstizione particolarmente diffuse vennero interpretate come vere e proprie attività demoniache. Del resto, più si parlava di stregoneris, più la povera gente si rendeva conto di quanto spesso fosse stata vittima di un sortilegio:ogni volta che la grandine aveva distrutto il loro raccolto e non quello del vicino, quando il pagliaio era andato in fiamme e quando ancora il figlio tanto atteso era nato deforme. Questa diffusa consapevolezza non poteva che sollecitare la promulgazione di leggi severe contro chiunque maneggiasse la magia e ne facesse strumento del male. Spesso la Chiesa cattolica aveva dovuto accettare sgradevoli compromessi, trasformando in feste religiose riti pagani particolarmente consolidati. Così, la dea irlandese Brigitta, patrona del fuoco, venne assimilata e identificata in una santa fittizia che portava lo stesso nome. Analogamente, molti santuari furono costruiti in luoghi già consacrati ai riti pagani, una pratica resa ufficiale da Gregorio I nel 601. Dunque, è certamente vero che tra il V e il XII secolo la Chiesa considerava la magia nera come una manifestazione della superstizione popolare e come un residuo di paganesimo, assolutamente non fondato su fatti reali: il peccato consisteva nel credere in questi poteri, non nel possederli. Con il passare degli anni presero però vigore le opinioni di quanti ritenevano che il maligno potesse veramente prendere possesso dei corpi degli uomini, e si fece  strada l’idea che le streghe esistessero realmente.

 


Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 1

La più grande nemica della stregoneria è sempre stata la Chiesa Cattolica, che ha contrastato duramente qualsivoglia impiego della magia, anche quello rivolto a fini positivi: non esiste, per la Chiesa, una “magia bianca” che possa essere accettata e considerata con tolleranza. Non è stata una battaglia facile. Al contrario dei preti, comparsi tra noi piuttosto recentemente, i maghi sono sempre esistiti e l’uomo ha sempre fatto ricorso al loro aiuto per cercare scorciatoie utili e per realizzare i propri desideri. Molte pitture trovate nelle caverne e risalenti al paleolitico, avevano probabilmente significati magici: dipingere una caccia al bisonte non aveva tanto il significato di fissare un evento fortunato, quanto quello di impegnare la magia a far sì che quell’evento si ripetesse. Per secoli e secoli coloro che erano considerati detentori di poteri magici sono stati rispettati e implorati, ed è evidente quanto tutto ciò sia contrario ai principi della religione cattolica, che insegnano che è il volere di Dio – e non l’intervento dell’uomo – a far sì che le cose accadano. Ma il rapporto tra il cristianesimo e i poteri occulti, le forze della magia e della stregoneria, sono stati particolarmente complessi. Sul fatto che gli uomini abbiano creduto in misteriose e occulte forze capaci di rappresentare o di impersonare l’essenza stessa del male fin dai tempi più antichi, penso che esista un accordo generale tra gli studiosi, ed è del resto molto difficile immaginare che fantasie, paure e superstizioni abbiano costruito soltanto ipotetiche forze del bene senza mai immaginare qualcosa che le contrastasse.  Il male oscuro e corrotto – ma anche in qualche modo affascinante – che nutre e ispira la magia nera era ben noto ai Greci e ai Romani, che dedicavano orribili riti a un grande numero di demoni e di dei del sotterra. Alcune di queste divinità avevano un nome e venivano onorate, anche se non sempre in modo palese; molte di esse erano di sesso femminile e il loro nome non poteva essere pronunciato, così che di esse conosciamo solo il cognomen, quello che poteva essere invocato  nelle preghiere e nei riti propiziatori. Non mancavano divinità malevole di sesso maschile: Summano, ad esempio, che scagliava i fulmini notturni (di giorno il privilegio apparteneva a Giove ) e Mormo, il vampiro servo di Ecate, spesso presente nella mitologia greca. Ecate era invece una divinità sessualmente ambigua, che possedeva entrambi i principi della generazione: con il trascorrere dei secoli prevalse l’idea che si trattasse di una divinità essenzialmente femminile   tanto che fu considerata la dea degli spettri, degli incantesimi e delle streghe e i suoi simulacri erano spesso collocati nei quadrivi  per proteggere i viandanti da queste forze del male. Impenetrabili, persino più di Ecate, erano le divinità trine, come le Erinni,le Gorgoni, le Esperidi e la stessa Diana triforme, e altrettanto indecifrabile era Proserpina della quale Apuleio, nelle Metamorfosi, scriveva:

 Seu nocturnis ululatibus

Horrenda Proserpina

Triformi facie larvales  impetus

Comprimens terraeque  claustra

Cohibens lucos diversos

Inerrans vario cultu propitiaris

 

 (O terribile Proserpina/ dai tre volti/ che respingi gli assalti degli spettri/ sia con ululati notturni / sia frapponendo ostacoli sul terreno/ mentre ti aggiri in diversi boschi sacri/ lasciati placare da un rituale mutevole).