L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Il Piacere è Sacro

di Riane Eisler

“Finchè non vedremo quel che siamo non potremo fare nulla per diventare quel che vorremmo essere” – C.P.G.

Le nostre scelte sessuali e sociali: vie nuove verso il potere e l’amore

Considerare la sessualità e il sacro nel contesto più ampio della nostra evoluzione biologica e culturale, ci aiuta a vedere come questi due aspetti non siano poi così contrapposti e demistifica molto di quanto, nella storia della nostra sessualità, ha creato confusione ed è stato travisato sotto il dogma della religione o della scienza. Soprattutto ci aiuta a comprendere meglio e pertanto a liberarci dalle agonie di cui cronicamente soffriamo nella ricerca di modi più sani e soddisfacenti di vivere e di amare, restituendoci la capacità di confrontarci.

Dobbiamo acquisire una conoscenza precisa dell’influenza che il modo di concepire la sessualità ha sulle varie forme sociali e come queste a loro volta influenzano la sessualità. Questa conoscenza deve contenere in sé una potenza trasformativa, poiché questi interrogativi non sono solo intellettuali ma devono aiutarci a comprendere quali cambiamenti personali e sociali possono spingerci verso un modo più sano,meno disfunzionale e nocivo di strutturare i rapporti sessuali e più in generale i rapporti umani. Per superare il dolore, il senso di colpa, lo sfruttamento, l’alienazione, gli ostacoli tragici e spesso ridicoli che hanno condizionato la vita di donne e uomini; per superare concezioni obsolete come: “spiritualità e sessualità si trovano agli estremi opposti” o “la guerra dei sessi è inevitabile”, sono necessari cambiamenti fondamentali nel modo di considerare il sesso,la spiritualità, la società, il corpo umano, il potere, il piacere, il sacro.

Il sesso è una delle più fondamentali pulsioni umane e i rapporti sessuali sono fisicamente più intensi e sentiti più pienamente di qualsiasi altro rapporto personale. Ecco perchè il modo in cui sono costruiti i rapporti sessuali influenza tutte le altre relazioni; ma anche il modo in cui sono definiti il sesso e i rapporti sessuali è a sua volta profondamente influenzato dalla struttura economica, religiosa e politica di una società.

Ci sono due possibilità per l’organizzazione dei rapporti sociali della nostra specie: il modello della dominanza e il modello della partnership.

Nel modello della dominanza, che inizia con la supremazia di una metà dell’umanità sull’altra, le gerarchie sostenute dalla paura o dalla forza sono primarie. Di conseguenza, le società che si orientano prevalentemente verso questo modello contano sul dolore o sulla paura per conservarsi. Al fine di mantenere i rapporti di dominazione e sudditanza, la naturale dimensione acquisitiva e donativa del piacere sessuale e dell’amore tra la metà femminile e la metà maschile dell’umanità deve essere bloccata o distorta. Questo è il motivo per cui le società prevalentemente orientate sul modello della dominanza, che storicamente hanno convalidato la supremazia degli uomini sulle donne, dei sovrani sui sudditi, dell’uomo sulla natura, hanno inserito nella loro struttura sociale di base alcune disposizioni che distorcono o reprimono la sessualità. Disposizioni mentali e pratiche come lo svilimento del sesso e della donna, l’equivalenza tra eccitazione sessuale ed essere dominanti o dominati, i dogmi religiosi contro una sessualità equilibrata che vedono il sesso sporco e valido solo ai fini della procreazione. Questa cornice di diffidenza e controllo nei rapporti sessuali tra donne e uomini ha influenzato non solo i nostri rapporti più intimi, ma tutte le nostre relazioni, improntandole alla diffidenza e alla non comunicazioneModi questi per condizionare sia le donne sia gli uomini affinché si adattino a un sistema sociale basato su gerarchie sostenute dalla forza e dalla paura e le perpetuino sia in un microcosmo personale che in un macrocosmo sociale.

La nostra società che erotizza il predominio ha condizionato gli uomini a pensare il sesso in termini di dominazione e controllo invece che di affiliazione e di cura, e persino a considerare dominazione e controllo parti integranti della loro fondamentale “mascolinità” o senso di sè; e ha condizionato le donne ad accettare remissività e dominazione con l’erotizzazione della sottomissione femminile. Questi sistemi disumanizzano sia le donne sia gli uomini.

Grazie alle ricerche archeologiche e agli studi olistici e antropologici dell’ultimo secolo siamo giunti a conoscere le realtà storiche relative ai quattromila anni di quella che viene considerata la nostra preistoria. I risultati di queste ricerche, analizzati nel testo “Il Calice e la Spada”, ci rivelano l’esistenza di società orientate alla partnership, dove la norma per tutti i rapporti, non solo quelli sessuali, ma quelli tra genitori e figli, tra esseri umani e natura non era il predominio e lo sfruttamento. Un modello di partnership non è tutto pace, amore e collaborazione in assenza assoluta di violenza, dolore, conflitto o paura, ma è un tipo di organizzazione sociale in cui la violenza cronica, il dolore e la paura non devono essere necessariamente inseriti nella struttura sociale di base o istituzionalizzati.

La differenza fondamentale esistente nella nostra specie tra uomini e donne è da considerare, valorizzare e non da strumentalizzare, nell’organizzazione sociale orientata sul modello della partnership la differenza non equivale automaticamente a inferiorità o a superiorità. La misoginia, la subordinazione non è funzionale, non c’è alcun bisogno di vilipendere, né esiste il bisogno culturale di collocare l’uomo e la spiritualità al di sopra della donna e della natura, o di inibire il legame sessuale tra donne e uomini con i dogmi religiosi del peccato della carne. Né la dominazione deve essere erotizzata per perpetuare la guerra dei sessi.

Al contrario, l’impulso umano innato a gioire nel dare e nel ricevere il piacere sessuale può essere incoraggiato attraverso una sessualità improntata alla partnership, così come il legame che si crea nel dare e ricevere affetto con reciproca soddisfazione. Nelle società orientate sulla partnership il sesso può essere una sorta di sacramento, un’esperienza eccelsa, in quanto l’unione di due esseri umani può rammentare l’unicità di ogni vita, riaffermare il sacro legame tra donna e uomo e tra di noi e ogni forma di vita. Ancora una volta, non si vuole affermare che il sesso sul modello della partnership è sempre un atto d’amore o di consapevolezza superiore, o che in esso non esistano prevaricazioni di nessun tipo, ma semplicemente che non esiste nessuna necessità strutturale di impiantare quegli atteggiamenti e quei comportamenti necessari per mantenere un sistema basato su prevaricazioni supportate dalla forza e dalla paura del dolore.

Per riuscire a sfidare e a sostituire convinzioni insane sul sesso e sulla spiritualità è necessario comprendere che sesso e spiritualità si intrecciano in un insieme più ampio che abbraccia l’economia, la politica, la famiglia, la letteratura e tutti gli altri aspetti della vita sociale e culturale. Perchè soltanto cercando di guardare simultaneamente come questi elementi si collegano tra loro potremo vedere i modelli di fondo, e spostarci quindi verso alternative più soddisfacenti ed eque.

E’ importante considerare la possibilità di spingerci in profondità, verso le scelte sessuali, spirituali e sociali che ci si presentano; di liberarci dai condizionamenti che tanto a lungo hanno distorto le nostre relazioni fondamentali: con l’altro, con il nostro habitat naturale, e con noi stessi e il nostro corpo. Soprattutto è l’opportunità e la sfida, sia per le donne, sia per gli uomini, di costruire per noi e per i nostri figli un mondo in cui il piacere e non il dolore possa essere primario, un mondo in cui potremo essere insieme più liberi e più corretti, in cui spiritualità e sessualità si integreranno in una comprensione nuova e più evoluta e nell’assoluto rispetto dei miracoli della vita.

Con ciò non è detto che se riusciremo a spostarci verso un mondo più orientato alla partnership, non si daranno mai più atti di violenza sessuale o di altra natura. Ma un conto è riconoscere il lato distruttivo della natura, e di noi stessi e il fatto che talvolta le persone sono violente e prevaricatrici, e un altro è organizzare le società in modo che, allo scopo di conservare rigide dominazioni gerarchiche, la violenza e la prevaricazione vengano istituzionalizzate e connesse a processi di socializzazione specifici di genere.

La costruzione sociale del sesso e dei ruoli

I concetti tuttora prevalenti di una sessualità femminile e maschile fissa e immutabile sono superati, i ruoli, gli atteggiamenti e le pratiche sessuali si imparano fanno parte dell’educazione e di un determinato tipo di background sociale oltre che biologico, il sesso è in ampia misura una costruzione sociale.

Il modo in cui una società, in una determinata epoca e luogo, costruisce la sessualità, sia eterosessuale che omosessuale, è inestricabilmente connessa ai suoi miti. Ripetutamente è dimostrato che gli atteggiamenti e i comportamenti sessuali sono stati un’espressione, altamente variabile, dei diversi valori contenuti nei miti che ci spiegano la “verità” sul mondo, e che perfino le immagini del corpo umano, da società a società e da periodo a periodo, sono state trasformate dal flusso delle diverse visioni mitiche, fluttuando secondo le periodiche riscritture della politica della verità.

Clichè della scienza:

Non tutte le specie umane ed animali si organizzano secondo una struttura sociale gerarchica, ad esempio molte tribù africane tuttora esistenti sono organizzate su basi di partnership e molte specie animali come ad esempio gli scimpanzè nani, hanno sviluppato rituali di pacificazione volti a ridurre la tensione e l’aggressività tra i gruppi e all’interno dei gruppi e sollecitare l’unione o la risoluzione dei conflitti; oltre a vari rituali associati alla nascita, all’accoppiamento e alla morte, alla raccolta e condivisione del cibo. I vincoli madre-figlio, maschio-maschio e maschio-femmina si rivelano rafforzati. Una teoria multilineare invece che unilineare dell’evoluzione ominide e umana è molto più consona alle prove esistenti, i modelli sono congetture, non sono verità assolute e naturali, ognuna delle verità proposte suggerisce uno specchio del tipo di organizzazione sociale e sessuale delle specie. Entrambi i modi di strutturare i rapporti umani o animali, sono naturali nel senso che rientrano nel repertorio umano e perciò entrambe le società orientate primariamente sul modello della dominanza o su quello della partnership costituiscono possibilità umane.

Un’altra forzatura nelle teorizzazioni è l’uso di un linguaggio caratterizzato dai concetti di attacco e conquista per descrivere il processo del concepimento. La scienza ha costruito un romanzo basato sui ruoli stereotipati di maschio e femmina per descrivere il comportamento di spermatozoi e uova, in cui lo spermatozoo è attivo, aggressivo, conquistatore e l’ovulo è passivo, statico e ricettivo, quando in realtà il processo riproduttivo è opera di una cooperazione attiva di entrambi gli elementi.

Clichè religiosi-spirituali:

Gli scritti mistici sia orientali sia occidentali sono un miscuglio di elementi della partnership e della dominanza. La ricerca mistica dell’assoluto è un’esperienza umana, è tale è anche lo stato mistico o estatico, che pare comunichi a quanti lo esperiscono un senso indescrivibile di pace interiore e beatitudine, dando accesso ai poteri taumaturgici assieme a quello che attraverso le varie epoche i mistici hanno chiamato Amore Divino. molte sono le vie che conducono allo stato mistico od estatico, danze, trance, meditazioni, esercizi di respirazione, digiuni, veglie per indurre stati di coscienza alterati o intensificati, e anche in alcuni casi l’estasi sessuale viene considerata stato mistico o estatico. In molte tradizioni, soprattutto orientali o comunque pre-cristiane l’accento è posto sull’armonioso equilibrio tra la polarità maschile e quella femminile ed il mondo fenomenico, fisico e corporeo è coessenziale a quello trascendente.

specchio

Già prima del cristianesimo in molte filosofie e religioni, ma soprattutto con il cristianesimo medievale la spaccatura tra corpo e spirito, tra donna e uomo raggiunge l’apice e incominciamo a trovare una visione aberrante della sessualità, come in S. Agostino, secondo il quale l’umanità è dannata in eterno e condannata a morire con dolore per colpa dell’atto sessuale grazie al quale la nostra specie sopravvive. Inoltre ciò si accompagnò a una visione tragica della spiritualità, perchè non soltanto la Chiesa medievale approvò le donne e gli uomini cercavano di superare le sofferenze del loro Signore con le sofferenze peggiori e più stravaganti e perverse che si infliggevano, ma spesso arrivò perfino a canonizzarli (santificarli). In questo caso anche l’accettazione del dolore e della sofferenza causati dall’amato, che sia una divinità celeste, o un cavaliere o una dama terreni, diventa il massimo del piacere mistico o dell’erotismo.

La ricerca di una saggezza perduta da parte dei mistici di tutti i tempi, ma anche di donne e di uomini attraverso i secoli, è la ricerca della riconnessione con le radici della partnership che ci appartengono. E’ la ricerca del modo di correlarsi che è l’antitesi del modo della dominanza, in cui nella realtà come nel mito la polarizzazione e la contesa, il conflitto e la separazione, la vittoria e la sconfitta, la dominazione e la sottomissione, lo smembramento e lo scorporamento, la conquista e il controllo, in breve forza, paura e disgiunzione violenta sono i temi fondamentali.

E l’essenza medesima di questa ricerca, come hanno spesso indicato gli scritti mistici, è la ricerca di uno strumento per risanare quanto fu brutalmente smembrato con il passaggio a un mondo della dominanza: la fondamentale connessione erotica e insieme spirituale tra donne e uomini. Ma nessuna iniziazione mistica, nessuna magia alchemica e sicuramente nessuna misura di sofferenza fisica e di umiliazione di sé possono ricucire questa frattura. Ovviamente non si intende dire che il viaggio mistico, che esprime il nostro ardente desiderio di unità e di amore, non abbia portato consolazione a molte donne e a molti uomini nei lunghi secoli della nostra storia. Ma il punto è che non si tratta di un problema soltanto spirituale e neanche sessuale bensì sociale. Con il passaggio al modello della dominanza dell’organizzazione sociale e ideologica, la donna e l’uomo e la spiritualità e la natura vennero nettamente separati dalla nostra energia erotica e creativa in cerca di vita e di piacere.

Pertanto solo orientandoci verso un modo di vivere, pensare e amare più gilanico, o sul modello della partnership, riusciremo a risanare la frattura. Una risacralizzazione dei nostri corpi e dei nostri rapporti intimi è uno dei mattoni più importanti per la costruzione di una nuova spiritualità della partnership nel contempo immanente e trascendente. Una spiritualità in cui sia idealizzato il piacere sacro e non il dolore che redime. La creazione di una mitologia che sacralizza l’erotico e ci infonde il desiderio di trasformare noi stessi e le nostre società porterà con sé nuovi miti, compresi i miti di una sacra famiglia adatti ad un mondo giusto e democratico. La rivendicazione della divinità di Maria o della Madre di Dio è particolarmente importante in quanto dobbiamo lasciarci alle spalle l’idealizzazione di una famiglia in cui soltanto il padre e il figlio sono divini, e in effetti anche aggiungere una figlia divina, perchè soltanto allora avremo un modello di famiglia in cui tutti i membri sono parimenti rispettati.

Altro aspetto importante reinventare o rielaborare rituali per celebrare i riti di passaggio (i momenti cruciali dell’esistenza: nascita, morte, matrimonio, passaggio all’adolescenza ecc.) come anche le azioni quotidiane di cura di se stessi e degli altri.

Clichè sociologici e psicologici:

L’ “uomo-forte”, costretto ad un tipo di socializzazione che prescrive una corazza emotiva e la “donna debole” , indotta alla sottomissione e alla dipendenza; ruoli obsoleti e frustranti per entrambi.

dipingere

Dall’antichità ai tempi moderni verso un nuovo scenario:

Non suscita particolare stupore la mole dei problemi personali e sociali, delle relazioni disfunzionali esistenti considerando il carico di distorsioni, informazioni sbagliate, condizionamenti negativi con cui abbiamo tanto a lungo convissuto. Se, pur vacillando sotto questo fardello, siamo riusciti ad amarci l’un l’altro, questo è un mirabile risultato della capacità della specie umana e della tenacia di cui da prova, di ricercare il piacere invece che il dolore, di accudire invece di conquistare e, soprattutto, di connettersi agli altri e a tutto quanto è amorevole e creativo in noi stessi e nel mondo. Questa capacità umana, questa tenacia fanno nascere in noi la speranza realistica di riuscire a creare un sistema sociale più equilibrato e meno insensato, in cui la violenza e il predominio, insieme con il disastro in cui versa la vita sessuale e spirituale, non siano più accettati perché “è così che vanno le cose”.

Il modo in cui immaginiamo il corpo umano ha un ruolo fondamentale nel modo in cui immaginiamo il mondo, e ciò a sua volta ha un impatto diretto sul modo in cui percepiamo noi stessi in rapporto ad entrambi. Il modo in cui il sesso, il potere e l’amore vengono concettualizzati in un dato tempo e luogo non può essere compreso, e tanto meno mutato, se non si comprende anche, e non si cambia, il modo in cui immaginiamo il nostro corpo di uomini e donne.

Ciò che apprendiamo inconsciamente, e di continuo rimettiamo in atto, è il modo in cui ilnostro corpo umano deve presumibilmente correlarsi, in tutte le relazioni, in entrambe le sfere tradizionalmente definite del pubblico e del privato.

Se in principio, nelle relazioni genitore-figlio, e poi nei rapporti sessuali, siamo condizionati ad accettare come normali, predominio e sottomissione, questi modelli inconsciamente influenzeranno tutte le nostre relazioni. Per contro, se in principio, nelle nostre relazioni genitore-figlio e poi nei rapporti sessuali apprendiamo e costantemente pratichiamo il rispetto reciproco e la cura, ci risulterà assai difficile adattarci ad un sistema sociale di gerarchie dominanti fondate sulla forza e sulla paura.

Ci siamo conformati a ciò che la gerarchia al potere definisce desiderabile, un eredità con la quale uomini e donne si scontrano oggi, senza tenere conto di quanta sofferenza comportano. Donne che come provano l’anoressia, la bulimia o altri disordini dell’alimentazione, tentano di rimodellare il loro corpo secondo dettami esteriori. Uomini dal corpo muscoloso, robusto, corazzato celebrato dall’epica del guerriero, insieme con una psiche maschile parimenti corazzata.

Sono molti i modi di condizionarci socialmente; ad esempio il concetto del corpo femminile come proprietà maschile influenza profondamente anche la costruzione sociale della sessualità sia femminile che maschile. Perchè il fatto che un corpo esiste solo per servire l’altro, dagli premure, piacere e prole, fornisce un’efficace giustificazione alle gerarchizzazioni, oltre a imporre una particolare visione di come i corpi debbano correlarsi nei rapporti più intimi. Un’altro esempio efficace è da riscontrare nelle pratiche sadomasochistiche, queste immagini del corpo umano, di come due corpi umani si correlano piacevolmente in modi che sono fisicamente e/o psicologicamente dolorosi per uno dei due, illustrano un’organizzazione sociale basata sull’inflizione del dolore e ci condizionano a immaginare inconsciamente le relazioni umane in termini di un dominante e di un dominato.

Indipendentemente dallo sviluppo tecnologico di una società, esiste un conflitto tra quanto è necessario per mantenere i sistemi della dominanza e quanto è necessario per il nostro pienosviluppo in quanto specie. Se come in effetti pare stiano le cose, l’evoluzione della sessualità umana e il lunghissimo periodo di dipendenza nell’infanzia ci hanno portato al forte, struggente desiderio unicamente umano di connessione, e quindi al grande piacere che noi esseri umani traiamo dall’amare e dall’essere amati, allora un’organizzazione sociale più orientata verso la partnership che verso il predominio è più congruente con la nostra evoluzione biologica. E se come la prima direzione presa dall’evoluzione culturale in occidente, come si evince dalle immagini sacre neolitiche, preistoriche e storiche in alcuni casi, in cui è assente la soppressione della vita e sono venerati il dono e il nutrimento della vita, allora dovremmo riuscire a raccogliere la grande sfida contemporanea per una fondamentale trasformazione personale, culturale e sociale.

Ma un conto è dirlo e un conto è affermare che inevitabilmente ci riusciremo. A bloccare la trasformazione si inseriscono modelli culturali, istituzioni e dogmi profondamente radicati. Anche se tutto intorno a noi sono state scosse credenze e istituzioni credute solidissime e si sta disintegrando il vecchio sistema della dominanza, ciò non significa che inevitabilmente emergerà una nuova cultura della partnership. Nei periodi di disintegrazione sociale e di estremo squilibrio dei sistemi, si presenta l’opportunità di un cambiamento sociale e ideologico trasformativo. Di conseguenza, come nel momento di una qualsiasi biforcazione dei sistemi, non basta l’instabilità perchè emerga una diversa organizzazione sociale. Sono necessari moduli di cambiamento in numero sufficiente per formare nuovi attrattori capaci, mentre il sistema è in mutamento, di ricostituirlo in una nuova configurazione di base.

Attraverso un esame minuzioso di documenti di corte, di registri di nascite e di matrimoni, di diari, di lettere e altri documenti pubblici e privati (spesso materiali nascosti nelle soffitte e altri oscuri luoghi dimenticati della gente comune piuttosto che di sovrani o nobili) per la prima volta gli storici vanno ricostruendo una storia dei rapporti intimi e delle abitudini e condizioni di vita. Tali informazioni sono importanti in sé in quanto ci offrono un quadro molto più accurato, rispetto aquello che ritroviamo nei testi di storia, del modo in cui davvero le persone vivevano la loro esistenza. Inoltre sono utili anche per capire il modo in cui certi sistemi si sono perpetuati e come, dove e perchè li si può cambiare. Dobbiamo giungere a una comprensione molto più chiara del perchè la costruzione sociale della famiglia e di altri rapporti intimi è un fattore essenziale nella costruzione di tutti i rapporti sociali. Il modo in cui si insegna a considerare e a vivere i rapporti più intimi è un fattore essenziale nella costruzione sociale di tutte le nostre relazioni. Sicuramente la politica e l’economia influenzano la formazione, ed esiste un’interazione costante tra la sfera pubblica e quella privata, entrambe socialmente costruite per soddisfare le richieste di un particolare sistema sociale. Ma il modo in cui vediamo noi stessi in rapporto agli altri e al mondo è ampiamente modellato nella sfera privata della famiglia e degli altri rapporti intimi. E’ qui che vengono inizialmente acquisiti quei modelli del pensare, del sentire e del relazionarsi che ci diventano poi abituali, radicandosi nella mente e nel corpo, rafforzandosi quotidianamente. E’ nell’infanzia, quando siamo totalmente dipendenti dagli adulti per la sopravvivenza che impariamo a rispettare i diritti umani altrui o ad accetarne la violazione cronica perchè “così vanno le cose”. Sebbene siano sempre esistiti individui più consapevoli o più ribelli che rifiutano l’ingiustizia in tutte le sue forme, gli individui condizionati fin dall’infanzia ad accettare la violazione cronica dei diritti umani come un fatto normale non tendono a creare una società in cui ci sia rispetto.

Una delle ragioni principali di questo comportamento è l’inconsapevolezza, l’incoscienza, l’impossibilità, la difficoltà a capire realisticamente il contesto, il sistema sociale e simbolico, la struttura dentro la quale siamo immersi. Spesso ciò è anche connesso ad un meccanismo di rimozione psicologica dettato dalla paura, dalla necessità, dall’interesse, che rende possibile l’accettazione e persino l’idealizzazione di relazioni abusive e violente. Il vero progresso può darsi solamente quando le persone cominciano a risvegliarsi dalla trance sociale e culturale del conformismo, che ha lungamente condizionato le persone ad accettare, razionalizzare, legittimare le istituzioni ingiuste, una leadership oppressiva, nonché le immagini distorte di ruolo. Una volta consapevoli del condizionamento, di come siamo stati acculturati, possiamo imparare a trascendere il condizionamento. per passare dalla teoria ad una pratica quotidiana.

La famiglia non nasce nel vuoto ma è intessuta nella struttura sociale nel suo insieme, stiamo parlando delle dinamiche psicosociali che tradizionalmente hanno coinvolto non la famiglia soltanto ma ogni istituzione sociale in un ininterrotto processo di socializzazione volto a insegnarci a considerare inevitabile la realtà del dominante. Questa socializzazione non si limita a operare a livello mentale ed emotivo; opera infatti anche a livello fisico, del corpo. E’ proprio a livello corporeo che il condizionamento nell’infanzia è particolarmente efficace e duraturo, poiché il controllo autoritario è esperito nel modo più traumatico e lì si radicano inizialmente i modelli psicosomatici necessari per il mantenimento dei sistemi, che entrano a far parte del senso del sè.

Un’altra parte ancora del problema è la rigidità delle settorializzazioni delle specialità accademiche, che contribuisce a peggiorare il problema di coloro che oggi studiano seriamente i rapporti sessuali o i rapporti di genere che continuano a concentrare la loro attenzione solo sulle implicazioni psicologiche e non su quelle politiche, e non riescono ad avere una prospettiva più ampia.

Il problema è riuscire a decostruire e ricostruire i ruoli senza farsi influenzare da pressioni sociali, revival di ruoli di genere estremisti, fondamentalismi, conservatorismi, dalla sociobiologia e dalla mitopoietica. E’ pertanto assolutamente necessaria la decostruzione ma anchela ricostruzione di un sistema coerente di norme etiche, per considerare le nostre relazioni non in termini di quanto è morale o immorale secondo gli insegnamenti impartitici, ma in termini di quanto è giusto ed etico, o ingiusto indifferente e non etico, ha poco senso rifiutare ciecamente tutte le regole esistenti, così come ha poco senso accettarle ciecamente. Ha invece senso riesaminarle e distinguere tra quelle volte a mantenere gli squilibri fondamentali del potere là dove crudeltà, violenza, indifferenza e sofferenza sono giustificate dalla morale. Dobbiamo assumerci una parte di responsabilità non per osservare soltanto ma anche per agire.

La condivisione della gioia fisica, emotiva, psichica o intellettuale che sia, getta un ponte tra coloro che la condividono che può diventare la base per comprendere quanto non è condiviso e per ridurre la minaccia della differenza. Quando viviamo fuori di noi stessi, secondo direttive esterne invece che secondo i nostri bisogni e le nostre conoscenze interiori, allora la nostra vita è limitata da forme esterne ed estranee, e ci conformiamo ai bisogni di una struttura che non si basa sulla necessità umana, e tanto meno individuale. Ma quando cominciamo a vivere dall’interno verso l’esterno, in contatto con il potere dentro di noi, consentendo a questo potere di illuminare le nostre azioni nel mondo circostante, allora diventiamo responsabili di noi stessi. Perchè non appena cominciamo a riconoscere i nostri sentimenti più profondi, necessariamente la smettiamo di accontentarci della sofferenza, dell’autonegazione, del torpore, dell’ironia che tanto spesso pare l’unica alternativa della nostra società. I nostri atti contro l’oppressione diventano parti integranti dell’io, motivati e potenziati dal di dentro.


Kamasutra. L’amore romantico

Alla “congiura del silenzio” e alla emarginazione di tutto ciò che concerneva il sesso non contribuì solo e tanto il moralismo quanto l’insorgere di quel fenomeno che viene generalmente definito “amore romantico”.

Nel cosi detto “amore classico” la donna è vista come la “madre”: una moglie ha tanto più pregio quanti più figli, e possibilmente maschi, riesce a procreare. E’ questo il compito che le viene affidata, è questo il suo posto nella società, i figli sono i suoi gioielli, come si espresse la leggendaria Cornelia. Da questo punto di vista il sesso era cosa importante e fondamentale. Con l’ “amore romantico” invece viene in primo piano non la ” madre” ma l’ “amore”. Già nel 1300 con l’ “amore cortese” abbiamo una idealizzazione della donna che da procreatrice di figli diventa espressione della bellezza, della nobiltà, anche tramite a Dio. Dante non pensa di sfiorare nemmeno con il pensiero l’intimità di Beatrice e nemmeno “gli occhi ardiscono di guardare”. Ma si trattava di donna ideale, ben distinta dalle sposa reale. Invece nell’800 in età romantica nasce l’idea dell’amore inteso come sentimento profondo, infinito, eterno.

La sessualità diviene un aspetto del tutto secondario, una volgarizzazione e materializzazione di un qualcosa di ben più profondo e assoluto. Le eroine di Shakespeare non aspettano molto per raggiungere il rapporto sessuale che, evidentemente, considerano la sola vera espressione di amore: Giulietta si concede dopo solo un giorno a Romeo sia pure dopo un regolare matrimonio e Desdemona fugge con Otello senza troppo indugio. Ma le eroine romantiche sono bel diverse. Nel “Cyrano de Bergerac” tutti i protagonisti non sembrano minimamente far riferimento al sesso: Rossana consuma la sua vita nel ricordo di un uomo con il quale ha scambiato solo un bacio, Cyrano ama tutta la vita una donna alla quale poi ha nascosto il suo amore. Analogamente in Foscolo Jacopo Ortis si uccide per la disperazione dell’amore infelice per Teresa che comunque non ha mai sfiorato.

Lo stesso ideale della bellezza femminile cambia: non più la donna di forme sode e robuste, dai fianchi larghi, capace di partorire molti e sani figli ma donna sottile, pallida, flebile, magari come nella “Signora delle camelie” segnata da una malattia mortale. In questo contesto evidentemente tutto quello che riguardava la materialità del sesso suonava volgare, stonato.

Per questo motivo la maggiore censura riguardo gli argomenti sessuali si ebbe proprio in età romantica: sembrava che l’amore fra un uomo e una donna non avesse nulla a che fare con il sesso, che nel matrimonio stesso la sessualità fosse un fatto del tutto accidentale, quasi insignificante.

L’ideale dell’amore romantico non è stato mai conosciuto presso i popoli dell’Oriente: ogni amore fra un uomo e una donna è stato visto sempre come concretizzato solo nell’atto sessuale. Non viene quindi affatto concepito quell’amore romantico così profondamente radicato nella nostra tradizione culturale. Non avrebbe senso quindi un amore così detto “platonico”: amore e sessualità coincidono, il termine Kama può essere tradotto sia come amore che come piacere, e allora non c’è motivo di credere che parlare di sessualità sia cosa sconveniente, volgare.

 


Kamasutra. Contenuto dell’opera

L’opera del Kamasutra si divide in sette parti.

Nella prima parte vi è una introduzione nella quale si parla della necessità di imparare le arti dell’amore: in essa sono comprese attività come il cantare, suonare, danzare, disegnare, adornare altari, preparare decorazioni e fiori.

Si precisa che l’amore, se praticato con una vergine della proprio casta secondo le leggi della Sacre Scritture procura figli legittimi e buona fama, se fatto al di fuori del matrimonio procura solo piacere ma non viene proibito.

Nella seconda parte del Kamasutra, che è quella che maggiormente ha interessato l’Occidente si parla del modo di trarre piacere dall’amore e delle famose posture.

Gli uomini e le donne vengono divisi in tipi denominati con nomi di animali: gli uomini possono essere lepri, toro e cavalli, le donne daino, puledre ed elefanti. Combinando abbiamo quindi sei tipi di unioni fondamentali.

Si tratta poi di vari tipi di carezze e di baci. Si descrivono vari tipi di amplessi ma si conclude con il dire che quando poi “la ruota dell’amore gira non c’è regola che tenga”.

La terza parte tratta di come conquistare una donna. Si consiglia nel caso di matrimonio con una vergine di aspettare per ben 10 giorni dopo le nozze e quindi cominciare lentamente con delle delicate carezze fino a che la donna si senta pronta, senza mai forzarla e rispettandone sempre il pudore.

Si parla inoltre del corteggiamento e dei riti matrimoniali.

Nella quarta parte si danno precetti su come deve comportarsi una moglie, in particolare durante l’assenza del marito e nel rapporto con le altre mogli. Si ricorda che in Oriente, a differenza del mondo mussulmano, vi è un gerarchia fra le mogli.

Nella quinta parte si parla di come conquistare le mogli degli altri e anche come una moglie possa ingannare il proprio marito. Qui vi è certamente un imbarazzo da parte degli indù a giustificare queste azioni certamente contrarie alla morale ma sono cose che succedono, si dice, anche se non dovrebbero succedere. La migliore prevenzione alla infedeltà viene considerata la soddisfazione nell’intimità.

La sesta parte parla del mondo delle cortigiane. All’epoca esse avevano pure un ruolo riconosciuto nella società.

La settima e ultima parte tratta delle sostanze che avrebbero dei poteri afrodisiaci: la scienza moderna la considera del tutto priva di valore scientifico.


Le occasioni amorose dell’uomo greco in età classica

“Abbiamo le etere per il piacere, le concubine per la soddisfazione quotidiana del corpo, le mogli per darci figli legittimi e per avere una custodia fedele della casa”. così l’orazione pseudodemostenica Contro Neera, 122, definisce la varia configurazione dei rapporti erotici dell’Atene dell’età classica. Al vertice della considerazione sociale stava la sposa, con la quale l’uomo aveva contratto matrimonio. Lo scopo del matrimonio era la procreazione di figli legittimi, che potessero ereditare e mantenere il patrimonio di famiglia. Il marito poteva nutrire grande rispetto per la sposa in quanto madre dei suoi figli e organizzatrice dell’oìkos, la casa di famiglia, ma raramente nutriva un autentico sentimento di amore per una donna che non aveva scelto di persona e che poteva non avere mai visto prima del matrimonio.


Il modello dell’alleanza. La passione secondo Tommaso d’Aquino.

Completamente diversa è la posizione di Tommaso, che – riprendendo e approfondendo la lezione aristotelica – alle passioni dedica una trattazione molto articolata nella sua Summa Theologiae. Anche per Tommaso l’uomo è soggetto a varie forme di passione, cioè di mutamento involontario, che possono essere distinte, usando un vocabolario di origine platonica, in “passioni della sfera concupiscibile” e della “sfera irascibile”. Le prime sono le tendenze che hanno per oggetto il bene e il male (in tutte le loro possibili forme), ma sotto un preciso aspetto: quello sensibile del “piacevole e doloroso” (delectabile vel dolorosum); le seconde sono quelle che hanno per oggetto il bene e il male in quanto difficili, rispettivamente, da raggiungere o da evitare. Alla prima categoria apparterranno, ad esempio, “amore” e “odio”; alla seconda apparterranno, ad esempio, “audacia” e “timore”.

     Ora, le passioni in sé considerate – in quanto cioè «tendenze di origine non razionale» -, non sono moralmente buone o cattive. Lo diventano, invece, in quanto «cadono nella sfera della libertà», e possono allora venir incoraggiate o frenate, guidate in un modo o in un altro. Ma, in quanto già plasmate dalla libertà, esse potranno più opportunamente essere chiamate, rispettivamente, virtù e vizi. L’errore degli Stoici fu proprio quello di considerare le passioni in quanto tali come qualcosa di cattivo, mentre nessun dato di natura è intrinsecamente cattivo – neppure se ha luogo nell’uomo senza aver origine dalla sua libera iniziativa. Anzi, «se il bene proprio dell’uomo ha la sua radice nella ragione, tanto più questo bene si compirà, quanto più andrà ad investire le diverse realtà che appartengono all’uomo».

     In questo senso, «non è indifferente alla perfezione morale di un atto, che l’uomo lo compia, non solo guidato dalla volontà, ma anche da una attrazione sensibile (appetitus sensitivus)» – come dire: con tutto se stesso. Bisogna – circa il rapporto volontà-passione – distinguere diversi casi. (a) Quello in cui la libertà assume, di fatto, come criterio di azione l’inerzia propria della passione (come quando si aiuta un altro, solo perché ci dà fastidio vederlo in quello stato): in questo caso, la bontà del gesto è diminuita dalla passione, perché esso è risultato in certo modo reattivo (tant’è vero che, pur essendo un buon gesto, non mi educa ad essere altrettanto disponibile nei confronti di chi – avendo magari più bisogno – non mi susciterà la stessa compassione). Per questo, «è più lodevole che qualcuno compia l’atto di carità per semplice giudizio di ragione, che non per sola compassione». Non che qui Tommaso voglia adottare in anticipo il rigorismo kantiano – che è piuttosto di matrice stoica -; egli semplicemente dice che, dovendo scegliere tra l’affermazione (anche arida) di un giudizio moralmente fondato, e la pura reazione sentimentale, è meglio stare alla prima. (b) Altro è il caso in cui il giudizio di coscienza sia formulato con tale convinzione da coinvolgere anche le energie passionali. In questo caso, il gesto sarebbe di tutto l’uomo. Quando, ad esempio, aiutiamo l’altro perché capiamo realmente che il nostro destino non può essere qualcosa di privato, e che non possiamo camminare verso la felicità accettando l’infelicità altrui; allora le energie passionali sono facilmente attratte, pur nel sacrificio, dalla prospettiva di realizzare il bene comune. (c) Altro ancora è il caso in cui, per vincere la spontanea avversione verso un gesto che richiede fatica, volontariamente mobilitiamo una serie di energie affettive (lavorando anche con l’immaginazione), per indirizzarle alla conquista dello scopo che riconosciamo buono. È infatti importante essere attenti a tutto ciò che arricchisce le circostanze di un atto buono: questo, al fine di renderlo più piacevole e di compierlo quindi in modo più persuaso ed efficace: né si capisce perché – come pensa Kant – la bontà del gesto debba essere direttamente proporzionale alla sua sgradevolezza.

     Il suggerimento che viene da Tommaso, è quello di non vedere nel mondo emotivo un nemico potenziale, bensì un potenziale alleato della volontà: la volontà, infatti, non vive di vita propria, ma è piuttosto l’intenzionalità intelligente che attraversa l’ad-petere, cioè la tensione di tutto l’uomo verso il bene. Quindi, pur potendo dire “sì” o “no” anche sotto l’impeto delle passioni sfrenate, la volontà diventerà tanto più potente nel condurre il suo “sì” o il suo “no” fino alla operatività concreta, quanto più avrà mobilitato a proprio favore il mondo emotivo. Infatti, una volontà che non padroneggiasse alcuna fonte energetica emotiva, girerebbe a vuoto sulle proprie, coscienti ma inefficaci, decisioni (come un motore acceso, che rimanesse “in folle”).


L’uomo e la fantasia erotica

A cosa pensa un uomo per la maggior parte del suo tempo? Quale particolare pratica alberga negli intricati meandri della sua mente? Cosa immagina di peccaminoso il vostro compagno quando non è con voi?

Esiste una folta schiera di donne che, a queste domande, risponderebbe con una sola parola, lapidaria e sintetica: niente. Ma questo significa ridurre la complessità maschile a pura elucubrazione calcistica/automobilistica.

Ora, se è vero che il cervello maschile è meno propenso di quello femminile alla paranoia affettiva, è pur vero che, oggi come oggi, moltissimi uomini sono fin troppo cerebrali e razionali per poterci consentire di bollare l’intera categoria come affetta da inconsistenza mentale.

Quale donna adulta, da un decennio a questa parte, non si è trovata di fronte al classico maschio-terrorizzato, ossessionato da pensieri, paure, blocchi emotivi-muscolari-familiari e, soprattutto, fisici? Un tempo le donne difendevano la propria virtù con difficoltà e molto timore di non riuscire nella nobile impresa di rimanere illibate fino al giorno x (matrimonio, promessa di matrimonio, compenso sostanzioso), data stabilita da loro e loro soltanto, in cui si sarebbero liberamente concesse. L’uomo aspettava, sbavando progressivamente, finché non otteneva il tanto desiderato amplesso, pagato a suon di promesse eterne e regali di entità variabile.

Oggi, invece, è più facile che sia l’uomo a porre paletti, regole, limiti e scuse di vario tipo.

Lungi dalla galanteria che lo vorrebbe impegnato a mandare fiori, cioccolatini o almeno un misero messaggino dolce alla donna con cui ha appena avuto un incontro erotico, il maschio contemporaneo si perde in pensieri ossessivi del tipo “ma adesso lei si trasformerà in mantide religiosa e mi staccherà la testa?” oppure “dopo aver fatto sesso orale le devo passare gli alimenti?” e anche “lei ha avuto un orgasmo soddisfacente perché pensava al giorno delle nozze?”

Privo, dunque, di quel contatto con la realtà che gli consentirebbe di vedere un tranquillo essere umano al posto della piovra fagocita-libertà per cui spesso vengono scambiate le donne, il maschio si culla nella fantasie erotiche, quel delizioso giardino privato che aiuta a mantenere una buona immaginazione e allieta i momenti più noiosi delle riunioni lavorative. Avere fantasie erotiche è sintomo di salute sessuale. La fantasia, erotica o meno, allena l’elasticità mentale, consente di avere un rifugio al grigiore quotidiano e aiuta a visualizzare desideri e progetti.

Bisogna, categoricamente, tenere lontana la gelosia dalla sfera fantastica. Gli uomini sanno benissimo che fantasticare su Belén è uno sport innocuo e non vuol dire che abbiano voglia di tradurre in pratica il pensiero. Spesso veniamo attratti da ciò che è irraggiungibile. Una volta diventate realtà, alcune fantasie perdono completamente il loro potere.

Condividere un desiderio erotico con il partner è meraviglioso, specialmente se la pratica è innocua e priva di dolore per entrambi. Travestirsi da infermiera, cuoca sexy, playmate, maestra di scuola, fiorista, netturbina  o da quello che stuzzica la fantasia del vostro uomo è un gioco divertente. Esser obbligate a giocare all’Histoire d’O, se non si è assolutamente consapevoli di ciò che si sta facendo, può essere un’esperienza scioccante e traumatica.

In ogni caso, vale la regola della comunicazione. Se decidete di assecondare la fantasia del vostro partner, cercate sempre di stare in ascolto delle vostre sensazioni. In qualunque momento avete il diritto di ripensarci.

Ricordate che non è sempre necessario condividere tutto. Il mistero, in una coppia, è fondamentale. Alcuni pensieri, per esempio l’immagine di Johnny Depp vestito solo del cappello da pirata che vi rincorre sulla spiaggia di un’isola caraibica, devono restare sepolti nei meandri della vostra psiche.

Se avete scelto proprio quell’uomo, fra tutti, come compagno, vuol dire che vi piace lui, che, sicuramente, fantasticate su di lui e su ciò che potrete fare una volta soli. La stessa cosa vale per lui. Inutile fargli subire un processo sommario perché si è incantato davanti ai glutei della bellezza televisiva di turno. Un uomo di classe sarà così signorile da non farsi scorgere. Gli altri non meritano la vostra ira.

Ma quali sono, oggi, le fantasie più comuni diffuse tra il genere maschile?

Al primo posto permane l’inossidabile fissa per il rapporto lesbo, da poter rimirare e in cui poter, ancora meglio, entrare.

Al maschio non passa proprio per la mente che due ragazze, intente ad amoreggiare fra di loro, possano non gradire lo sguardo di un uomo eccitato.

Visto che si tratta di fantasia, comunque, vale tutto. Anche il pensare che le fanciulle in questione, una volta accortesi della presenza del maschietto, lo invitino a prendere parte attivamente alla pratica.

Se il vostro uomo dovesse condividere con voi tale pensiero e la cosa vi risultasse poco gradevole, evitate di cadere nella tentazione di ribattere in modo sarcastico “ma caro, già è complesso accontentarne una, figuriamoci due”.

L’autostima maschile è più fragile di quanto non si pensi.

Al secondo posto troviamo il sesso anale, vero tormentone di molte coppie. Lui chiede, lei rifiuta. Il contrario è molto più raro, ma può succedere. La sensazione di osare qualcosa di proibito fa scattare in molti maschi una predilezione per questo tipo di pratica.

Ciò che alimenta questa passione è l’idea di avere il possesso completo della propria donna, che si sottomette in modo totale. Oltre alla parte del corpo coinvolta, che all’uomo piace molto.

Anche per questa fantasia, se l’uomo dovesse chiedervi di fare una prova, evitate di ridergli in faccia o di urlare dall’orrore, dandogli del pervertito. E’ sempre una questione di scelta. La vostra.

Al terzo posto, c’è il sesso orale in luogo pubblico.

Molti uomini sognano che la loro donna, improvvisamente, venga colta da raptus erotico e sia talmente eccitata da non poter aspettare e da voler consumare la pratica lì, nel posto dove si trovano.

Questo conferisce alla fellatio, già di per sé molto apprezzata, il valore aggiunto del brivido che la possibilità di venire scoperti fornisce.

A volte accade, è vero. Ma occorre che la donna sia talmente presa dalla situazione e dall’uomo in questione da dimenticarsi decenza e forma (nonché i passanti, gli invitati della festa o gli altri spettatori del cinema) .

Occorre, insomma, che preferisca il piacere dell’uomo con cui sta rispetto alle regole della società civile e all’educazione appresa.

Al quarto posto troviamo le pratiche sadomaso.

Avere il pieno controllo del partner, magari legato o bendato, stimola il desiderio. Ma, sempre di più, sono presenti anche le fantasie di venire sottomessi e “obbligati” al sesso. Cosa tecnicamente non proprio possibile, ma, idealmente, molto stuzzicante.

Per l’uomo, sentire di venire desiderato in modo totale da una donna è un’esperienza estremamente eccitante.

Al quinto posto, infine, c’è una parte femminile, il seno. Da utilizzare nei modi più fantasiosi possibili, cioè per avvolgere il pene, per essere accarezzato, toccato, baciato, mordicchiato etc…

Avere molta fantasia può aiutare un rapporto a riprendere vigore. Coltivare la propria ricchezza fantastica è un piacere, che vi farà sentire più sicuri.

Condividere è un gioco splendido, da fare con delicatezza e rispetto.


Le violenze contro gli uomini: Maria Rita Parsi


Opposizione culturale maschile e femminile

Gran parte dei caratteri femminili offertici dai mass-media presenta un linguaggio in cui sono molto diffuse le domande, e non quelle esprimenti volontà di sapere, bensì ignoranza, ed incapacità di affrontare le situazioni difficile senza un uomo.

Infatti domande del tipo “Che c’è” , “Cosa nasconde questo bosco ?”. “Che succede ?” , “Tu…tu credi ?” , “E’ veramente tanto grave ?” , “Come ? Chi avrebbe potuto farlo ?” sono rivolte da personaggi femminili a personaggi maschili, da cui si aspettano risposte e certezze.

E’ un linguaggio per lo più di carattere quasi infantile, pieno di diminutivi e di aggettivi (“…In quel delizioso ristorantino così carino” ; “ Dopo faremo un altro giretto per i negozi ” ). E’ anche molto emotivo, ricco di espressioni esclamative, che possono esprimere sorpresa, timore, ansia.

Esempi : “Che emozione ! Quant’ è romantico !” ; “Oh, come sono contenta ! ” ; “Oh, lei è così forte e abile !”; “ Oh, sta tornando ! ”.

Molte volte gli aggettivi e le esclamazioni sono usati per descrivere cose e persone in modo esagerato ed ammirato ( è tale ad esempio l’ uso di “favoloso”). Come quando si dice “Passeremo insieme una deliziosa giornata”.

Come abbiamo già visto, non è contraddittorio il passare da tratti esitanti ad espressioni esagerate, dal momento che sono caratteristiche del tutto omologhe. Gli argomenti sono molte volte futili e limitati ad aspetti marginali della realtà, per cui raramente due o più donne che parlano tra loro escono fuori da un binario prefissato riguardo agli oggetti di conversazione. Esse manifestano ad esempio attenzione ai sentimenti piuttosto che ai fatti, addirittura una diversa classificazione degli aspetti degni di attenzione. Ad esempio Umberto Eco sottolinea la diversa attenzione ai colori : “…Se un uomo deve descrivere una stanza, egli dir{ : ‘ In questa stanza c’ era un tavolo, dei libri, della gente che parlava, ecc. ’ e una donna dirà, per esempio : ‘ In questa stanza c’ erano delle pareti color malva ’ , lasciando tutti gli uomini di sale perché probabilmente nessun uomo sa com’ è il color malva. Cioè questa attenzione estetica e cromatica nell’ uomo è completamente assente ’. ”

Tutte queste differenze nell’ espressione linguistica non sono altro che un aspetto della recisa opposizione stabilita fra i ruoli maschile e femminile. I “tratti sessuali secondari” sono stati infatti così fissati : UOMO : attività, ricerca, dinamismo, lotta, energia, forza, dovere, vivacità, volontà, intelletto, logica, consapevolezza, spirito conoscitivo, spirito ; DONNA : passività, concepimento, protezione, indole affettiva, bellezza, amore, sedentarietà, alogica, inconsapevolezza, spirito materno, anima.

Come si vede, sono caratteristiche recisamente opposte, e per di più il concetto di questa polarità è radicato nelle più diverse culture umane. Ad esempio la descrizione del matrimonio ideale indiano ( contenuto nel Vishnu Purana e nel Vishnu Bhâgawata ) contiene queste opposizioni ” Egli è la volontà, ella il desiderio / Egli è la melodia, ella la nota / Ella è il combustibile, egli il fuoco / Egli il possessore, ella la ricchezza / Ella è il corpo, egli l’ anima ” .

Margaret Mead osserva che, se vi è una certa differenza di tratti fisici tra maschi e femmine, questi tratti possono anche variare fino a invertire le norme ; ci sono donne che sono più alte di molti uomini, per esempio, anche se in generale gli uomini sono più alti delle donne. Quindi l’ idea che uomini e donne siano due categorie chiuse rispettivamente deve derivare da qualcosa d’ altro che non sia l’ opposizione ‘naturale’ , inesistente. La sua conclusione è che l’ identità esclusiva sulla base del genere è la soppressione delle somiglianze naturali.

Tuttavia il bisogno di classificare gli esseri umani ha stabilito come prima forma di “razzismo”la differenza per sesso, e siano ormai del tutto condizionate/i a pensare in termini di “uomini con temperamento femminile”, “donne con mente maschile”.

Addirittura anche i vari aspetti della natura sono visti come sessuati : pensiamo alla venerazione del Sole e della Luna, che attraverso la sensibilità psicologica umana arrivarono a incarnare il principio maschile e quello femminile ( Sole = maschio, padre, unità, ragione ; Luna = femmina, madre, marea, subconscio).

Si parla di “ventre della Terra”, nell’ alchimia i metalli erano distinti in maschi e femmine. Anche i colori sono visti come femminili ( quelli tenui, teneri, pastello ) e maschili ( accesi, carichi, vivaci). Vi è tutta una catena di analogie, che stabiliscono la dualità maschile- femminile (Yin e Yang, luce e buio, giorno e notte, positivo e negativo, eterno e temporale, destro e sinistro, terra e cielo, caldo e freddo, vita e morte, bene e male, spirito e materia, mente e corpo). Questa dualità quasi sempre non attribuisce semplicemente ai due sessi proprietà diverse, ma associa al principio femminile i significati negativi e a quello maschile le caratteristiche positive. Lo dimostra il caso degli Arabi preislamici .

Generalmente in tutti i culti il Sole ( massimo simbolo di positività per gli umani ) è maschio, la Luna e il pianeta Venere sono femmine. Al contrario questo popolo adorava la triade Luna – Venere – Sole , in cui Luna e Venere, ambedue maschi, hanno caratteristiche positive e Sole, femminile, è di natura secondaria e negativa.. Infatti la luce abbagliante del deserto era per i nomadi pericolosa e oppressiva, mentre il cielo notturno permetteva una tranquilla attività vitale.

Carla Lonzi ha scritto : “ Il patriarcato d{ un riverbero di prestigio culturale a tutti coloro che appartengono al sesso maschile e che, anche da una situazione di mediocrità individuale, usufruiscono di un surplus da cui la donna rimane affascinata in ogni rapporto sia di amore che di lavoro ”.

In un qualsiasi dizionario ( qui citiamo lo Zingarelli ) si può osservare questa polarità positiva/ negativa . Accanto al vocabolo maschio troviamo : “che ha del forte, virile”; “cuore maschio, eloquenza, virtù maschia” ; “stile maschio, architettura maschile = grandiosa”.

Accanto al vocabolo femmina abbiamo i consueti significati sessuali di prostituta : “donna solo per il sesso, donna senza alcuna elevatezza morale, donna di mondo, da comune, comunale, da guadagno, meretrice”. Cioè “femmina” equivale a insulto ; appellativi più gentili sono “donna” e “signora”. Il significato attribuito inoltre a “femmina” è “persona debole, timida”, e si ritrova appena dopo : “la curiosit{ è femmina”, “cose femminee = leggère” , “le parole sono femmine, i fatti sono maschi”.

L’ aggettivo debole viene definito come : “di poca forza, fievole, fiacco, persona dappoco / Storpio, mutilato, debilitato, gracile” ; e appena dopo il dizionario riporta : “sesso debole = femminile”. Anche per leggerezza troviamo : “volubilità, incostanza, femminea / di mente, animo”.

Mentre donnesco , cioè “appartenente a donna / proprio di donna” ha un senso limitato e spregiativo, virile significa “di maschio, maschile”, ma anche “valoroso, robusto, forte, strenuo, intrepido”. Infatti si dice di una donna che è di “animo virile” e che ha “maschie virtù” per tributarle il massimo del complimento. Invece si definisce un uomo effeminato come “rammollito, indeciso” e il verbo effeminare come “rendere debole, fiacco, frivolo, lezioso”.

E’ appunto da questo insieme di significati che troviamo la spiegazione di quel linguaggio infantile, emotivo, limitato, sensibile, che viene attribuito alle donne. Per una visione più completa possiamo richiamarci ad una inchiesta svolta sui personaggi dei fumetti USA, secondo cui, nei fumetti appunto : “ Il comportamento della donna è determinato emozionalmente in misura assai superiore all’ uomo. In particolare, si crede che la donna sperimenti in misura superiore all’ uomo medio emozioni tenere, ivi compresi simpatia, pietà, e amore materno, sia più dedita a ogni tipo di gesto affettuoso e protettivo. A paragone dell’ uomo è più timida e più facilmente sopraffatta dalla paura …. Sottomissione, docilità, minore fermezza di propositi e una mancanza generale di aggressività rispecchiano le sue innate tendenze a una maggiore debolezza…. I suoi sentimenti sono più complessi di quelli dell’ uomo e dispongono la sua personalità alla raffinatezza, gentilezza e all’ interesse per i fattori culturali e artistici. Gli uomini sono, in linea generale, ritenuti più intelligenti, più logici e più prevedibili delle donne, il cui comportamento, si crede, è determinato più dall’ emozione che dalla ragione. L’ uomo ideale è più aggressivo e meno flessibile della donna ideale, la quale è più remissiva e si adatta con maggiore facilit{. Gli uomini ‘ sanno bene quel che vogliono ’ e sono meno soggetti all’ influenza delle emozioni, meno suggestionabili ” .

Per quanto poi riguarda l’ ignoranza, il bisogno di essere rassicurata da parte del maschio, il timore di esprimere le proprie  opinioni, una testimonianza importante è l’ educazione tradizionale rivolta alle bimbe, descritta da Elena Gianini Belotti.

In essa i giochi vivaci di movimento, che sono consentiti ai maschi sia pure nello spazio ristretto delle abitazioni, sono permessi molto meno alle femmine. Esse sono molto sorvegliate, e raramente escono senza la madre ; se gli è permesso di andare fuori a giocare viene loro raccomandato di non allontanarsi dall’ abitazione. Più che riunirsi in gruppi vanno in coppia, con la sorella e l’ amichetta. I maschi sono infinitamente più liberi : alla stessa età, hanno le loro bande e si allontanano spesso da casa senza controlli e senza suscitare preoccupazioni.

Inoltre il coraggio è attributo degli uomini, la paura lo è delle donne.

“Mettiamo in ridicolo un bambino che piange, ci sembra normalissimo in una bambina. Se una bambina piagnucola le diciamo che è noiosa ma le diamo retta, se lo fa un bambino gli diciamo che è una femminuccia”. E ancora : “ Se una bambina si ribella alle nostre offerte di aiuto non richiesto per superare una difficoltà, glielo imponiamo lo stesso ; se lo fa un bambino ce ne rallegriamo perché ci sembra già un piccolo uomo”.

Una tale educazione annulla “il bisogno di realizzare se stesse come individui, l’ autoaffermazione, il desiderio di autonomia e di indipendenza”. Così : “ A nessuno piace sapere di essere individui di 2^ categoria. Ciò porta la riduzione della stima di sé, indispensabile per conseguire obiettivi di realizzazione e per combattere le proprie battaglie. Le bambine e le donne soffrono infatti in misura molto maggiore dei maschi di senso di inferiorità. Più profonda è l’ insicurezza, il dubbio del proprio valore, maggiore diventa l’ ansia di adeguarsi al modello richiesto, maggiori diventano gli sforzi, l’ attenzione per capire che cosa gli altri desiderano da noi, per adeguarsi alle loro aspettative : più completo è l’ adeguamento, più sicurezza si ha di essere accettati e amati ”.

E’ interessante la seguente dichiarazione di una ragazza sulle proprie difficoltà di espressione linguistica : “ Nella riunione di comitato parlavano spesso e molto i ragazzi mentre le ragazze se ne stavano zitte ad ascoltare. Anche a me è capitato di non avere il coraggio di parlare anche se notavo che le cose che dicevano i ragazzi, in fondo, le avrei potute dire anch’ io. So che molte donne, oltre me, provano il tormento e l’ umiliazione di aver paura di parlare di fronte a un gruppo. Noi abbiamo delle cose da dire ma ci sentiamo soffocare quasi fisicamente ; la gola diventa secca, le mani tremano e non riusciamo a parlare. Molte di noi sentono che sembrerebbe stupido se parlassimo, che le nostre parole sarebbero irrilevanti e ridicole …. A causa di ciò noi donne rimaniamo intrappolate nel dubbio sul nostro valore e sentiamo che solo parole molto brillanti saranno accettate. Noi chiediamo troppo a noi stesse. Noi interiorizziamo i pregiudizi degli uomini e giustamente ci sentiamo confuse ”.

Questa testimonianza ci descrive una notevole difficoltà di espressione verbale da parte delle ragazze e delle donne in generale, che contrasta nettamente con il linguaggio – tipo della donna dei mass-media. Infatti, e qui passiamo alla caratteristica seguente, le donne vengono presentate come specializzate nell’ uso del linguaggio, e notevolmente propense a parlare ed a chiacchierare molto ; sono frequenti le situazioni tipiche di due donne che stanno al telefono ore intere e di amiche che chiacchierano senza mai stancarsi. Gli uomini parlano molto di meno, e solitamente con frasi brevi, secche, dritte allo scopo.

Ciò deriva dalla opinione comune secondo cui la donna eccelle nelle capacità verbali e l’ uomo in quelle spaziali e motorie, come distinzione piuttosto netta tra “parlare” e “agire” ; per questo si dice che “le parole sono femmine e i fatti sono maschi”. Ad esempio, all’ approssimarsi di un pericolo o in qualsiasi condizione di paura, si mostra la donna che grida o che invoca aiuto ; e queste espressioni sono giudicate tipicamente femminili, tanto che sulle copertine dei fumetti o nei cartelloni dei films che vogliono mostrare il terrore prodotto da un mostro, da un criminale o da un cataclisma è invariabilmente presente il viso di una donna urlante.

I personaggi di donna presentati non sanno nella grande maggioranza minimamente lottare né difendersi, e si limitano a gridare aiuto, cosa che i maschi fanno assai di rado. Essi resistono con tutte le forze disponibili, e se mai usano grida di lotta, che servono a raddoppiare le proprie energie ed a sconcertare l’ avversario. Questo ci riporta a quella che abbiamo già definito “esclusione della donna dal genere umano”, ed ancora il dizionario ci mostra quanto i vocaboli che usiamo siano discriminatori. La definizione che lo Zingarelli riporta alla voce uomo è : mammifero superiore, che si distingue per molti caratteri fisici, come la posizione eretta…/ Nasce un uomo/ a memoria d’ uomo/ altezza, statura d’ uomo….”

Donna = “femmina dell’ uomo” e poi “sposa, moglie”. Possibili variazioni : “donna di casa / libera, emancipata / da trivio, di partito, pubblica / buona donna, brava, santa, onesta”.

Il mondo della donna è in queste definizioni estremamente limitato e ristretto alle funzioni di moglie o sessuali ; nella lingua francese e in quella spagnola ancora di più, coincidendo addirittura in “femme” e “mujer” i significati di donna e di moglie. Alla voce uomo invece troviamo : “ pratico, avveduto, serio, coraggioso / brav’uomo / prudente, onesto, leale, pratico, esperto / uomo di mondo, d’ armi, di lettere /fornito di genio, ingegno, buon gusto, giudizio, coscienza, onore, testa, cuore ”.

Le donne sono escluse dal concetto di “specie umana” nel momento in cui non è chiesto loro né consentito di essere interamente “umane”, ma si giudica sufficiente che siano solo “femminili”.

Il concetto di “femminilità” è una vera mutilazione della personalità. La consueta richiesta fatta alle ragazze di “essere femminili” sembra molto naturale, ma se lo fosse non occorrerebbe insistervi tanto ; infatti vuol dire invitarle ad esprimersi e a realizzarsi unicamente come femmine, a considerare e a coltivare di sé solo ciò che le differenzia dal maschio. Per cui le virtù della “vera” donna sono : bellezza o amabilità e atteggiamento materno ( tenerezza, premura, dedizione ). Una donna dotata di coraggio, forza, autodominio, e attitudini intellettuali e tecniche, è vista come una donna “sbagliata” e definita mascolina.

Nel 1869 John Stuart Mill in The Subjection of Women scriveva : “Quello che oggi si definisce natura delle donne è una cosa eminentemente artificiale, il risultato di una repressione coattiva in certe direzioni, di una stimolazione innaturale in altre. Si può affermare senza esitazioni che nessuna altra classe di creature asservite ha visto il proprio carattere così completamente deformato rispetto alle sue proporzioni naturali, dal rapporto coi padroni”.

Il danno più grave per la grande maggioranza delle donne è stato quello di essere rimaste al di fuori della storia, al di fuori del sociale, nel luogo appartato della riproduzione naturale della specie ; e perciò tagliate fuori dalla scoperta, dalla conquista, dalla trasformazione del mondo.

La donna casalinga è stata occupata nelle stesse faccende quotidiane, ha usato gli stessi oggetti, risolto gli stessi problemi attraverso i secoli. Le forti resistenze a che potesse svolgere un lavoro fuori della casa e ricevere una istruzione completa, dimostrano la volontà di disporre ( in un universo che relega le donne alla cura dei figli e alle mansioni servili ) del tempo, dei modi e dell’ assenza di concorrenza per mantenere l’ egemonia del potere. Attualmente le donne, dopo un periodo in cui era richiesta grande quantità di manodopera a basso costo, sono di nuovo spinte a lasciare il lavoro remunerato ufficiale.

In Italia la crisi economica, il crollo della lira e l’ inflazione hanno provocato la caduta assoluta dell’ occupazione femminile ufficiale, passata da 6 milioni e mezzo di lavoratrici nel 1960 ai 5 milioni e mezzo di oggi ; secondo i dati dei sindacati dal ’61 al ’76 ben 828.000 donne hanno perduto un lavoro stabile.

Questa enorme dispersione di intelligenze nella piattezza quotidiana e nella costrizione di essere prima di tutto “casalinga” spiega come mai siano state sempre così poche le donne eminenti nell’ arte e nella letteratura, nella scienza e nella tecnica.

Eppure ancora oggi molti continuano a regalare alle bambine suppellettili casalinghe, servizi di piatti e bicchieri, bambole, e ai maschi mezzi di trasporto terrestri, navali e aerei, navi spaziali e missili, giochi di costruzione e scientifici, trombe e tamburi. Ciò seguendo una norma fino a pochi anni fa totalmente indiscussa.

Nel testo istruzioni della scuola media unica del Dicembre 1962 fu scritto : “Senza stabilire rigide preclusioni, saranno particolarmente adatti alle scolaresche maschili, oltre che per la loro natura, anche perché più rispondenti agli interessi delle medesime, le applicazioni che comportano processi di trasformazione di materia prima di uso corrente (es. i legni, materiali metallici, materie plastiche, ecc. ) in oggetti finiti, realizzazioni di modesti impianti mediante appropriati elementi disponibili ; saranno, invece, più adatte alle scolaresche femminili le applicazioni rivolte specificamente alla casa e al suo governo ”.

Per le donne, quindi, le scienze e le tecniche subiscono spesso un restringimento lillipuziano, come anche ci dimostra l’ interpretazione di un testo scolastico della stessa epoca :

“Dalle nozioni di medicina la donna imparerà come tener pulita la casa, come allevare i propri figli ; dalle lezioni di igiene e merceologia imparerà a scegliere i cibi adatti per la sua famiglia ; dalla fisica come deve essere aerata la casa.”.

Anche dai libri scolastici più recenti i ragazzi e le ragazze imparano che le donne non agiscono e che il mondo appartiene ai maschi.

In Fede viva , testo di dottrina cattolica destinato alle medie inferiori, la quasi totalità delle illustrazioni hanno come soggetti degli uomini. E’ un universo fatto di soli maschi ; evidentemente solo essi possono combattere ( si insiste sul tema del soldato ), gareggiare, giocare, pregare, andare in paesi lontani, rubare. Insomma agire, sia nel bene che nel male.

In questo libro le bambine non esistono, il figlio è sempre maschio; la donna è rappresentata esclusivamente come Mamma, col suo bambino (maschio) accanto, o come “massa”, folla passiva e devota.

Anche il testo corrispondente per le scuole superiori si rivolge in realt{ ai soli maschi. Infatti troviamo : “E’ un’ esperienza comune : la ragazza attrae … Un certo comportamento che viene spontaneo con le ragazze …Risulta che i desideri dei giovani puntavano per lo più su tre sogni : un buon mestiere, la macchina, le ragazze …”  ; e ancora : “In due sensi si ricerca la fiducia altrui : da parte di chi è più grande di noi (i padroni, il babbo, le autorit{, i superiori)… e da parte di chi è più piccolo di noi ( la ragazza, i compagni, i minori di età )…”  .

Ed anche l’ Enciclopedia Dei Ragazzi Mondadori ne “Il libro del cittadino di domani” usa di continuo riferirsi ai soli ragazzi, come quando dice : “ Oggi sono figlio, e forse figlio “difficile” in molte circostanze. Domani sarò probabilmente padre…”

Inoltre sono riportate sempre esperienze di gioco dei maschi, sia nel testo che nelle illustrazioni. Fra tutte le foto, nessuna raffigura una bambina ; addirittura si è scelta una classe esclusivamente maschile, mentre la norma attuale è quella delle classi miste.

L’ identico messaggio arriva da ogni parte. I manifesti pubblicitari ci presentano un mondo in cui le famiglie, per magica virtù, comprendono solo ragazzi, come se le bambine fossero ormai estinte. Secondo l’ opinione dei pubblicitari il maschio è molto più amato e desiderato della bambina, e per invogliare la madre a comprare prodotti per l’ infanzia scelgono sempre o quasi un bimbo di sesso maschile.

Dalla indagine sui fumetti USA già citata risulta che su 100 personaggi il 72% erano maschi e il 28% femmine. Anche i telefilm per ragazzi hanno i maschi come protagonisti, spesso affiancati da animali ( Rin Tintin, Furia, Lassie, ) quasi sempre dello stesso sesso, come ulteriore rinforzo. Nei libri ad essi destinati i ragazzi hanno a disposizione un numero enorme e variegato di modelli, e nella lettura si possono abbandonare alla fantasia e all’ immaginazione, sentirsi protagonisti delle avventure più misteriose e affascinanti ; la scelta è invece limitatissima per le femmine, anche perché molto pochi sono nei libri per ragazzi i personaggi femminili di primo piano.

Una recentissima collana di libri per ragazzi, Edizioni Cepim, è intitolata : Un uomo un’ avventura , e presenta esclusivamente protagonisti maschili : L’ uomo del Nilo , L’ uomo dello Zululand , L’ uomo dei Carabi , L’ uomo di Pechino , e così via.

Nelle favole la figura femminile è ( tranne rare eccezioni ) del tutto negativa ; Biancaneve deve la sua salvezza all’ aiuto dei personaggi maschili ( il cacciatore, i nani, il principe ), Cenerentola non sa muovere un dito per ribellarsi al suo stato, Cappuccetto Rosso è facilissima preda del lupo che sarà poi ucciso dal coraggioso cacciatore. E’ illuminante confrontare l’ inerzia della Cappuccetto con le tecniche di sopravvivenza dei tre porcellini maschi di fronte al lupo e la passività di Cenerentola con le risorse vitali di Pollicino.

In conclusione, è difficilissimo trovare una figura femminile che sia volitiva, coraggiosa, fiera e leale, che possegga intelligenza, autonomia, dignità. Attualmente personaggi nuovi e originali di bambine si stanno diffondendo ; basta pensare a Pippi Calzelunghe e a Mafalda, che usa con disinvoltura il linguaggio politico- giornalistico.

Ma è un fenomeno ancora limitato, come sono limitati i ruoli femminili in generale ( nel 1976, secondo un’ indagine dell’ Università di Trento, le parti riservate a donne nei film italiani erano 395 su 1394 ).

E spesso il cambiamento è solo apparente : nel fumetto americano si sono diffuse le superdonne ( Wonder Woman, Red Sonia, Spider Woman, Cat Woman, Madame Xanadu ), ma tante volte esse, per mostrarsi “femminili”, conservano i tradizionali difetti attribuiti alla donna.


Può esistere amicizia tra uomo e donna?

“Può esistere l’amicizia tra uomo e donna?” E’ un interrogativo che è sempre esistito da diverso tempo e al quale non si è mai saputo dare una risposta netta e decisa perché è una tematica ricca di ambivalenza. La cultura ha distinto il ruolo maschile e femminile in maniera radicale: l’uomo per indole “cacciatore” e la donna “preda” da cacciare. Fisiologicamante l’uomo e la donna sono troppo diversi per riuscire a pensare ad un autentico rapporto di amicizia. Nella sua essenza l’amicizia è un sentimento “puro”, una relazione tra due persone fatta di reciprocità, fiducia, complicità, sincerità, rispetto, stima ammirazione e lealtà. Può nascere per caso oppure no, per simpatia, quando ci sono interessi comuni, quando si condividono delle esperienze, quando si hanno gli stessi gusti. Di solito questo è il punto di partenza, poi da lì si può arrivare a qualcosa di più profondo e sfociare in alcuni casi in un sentimento di amore. Un importante filosofo di nome Pieper sosteneva che l’amicizia è la base dell’amore, non aveva tutti i torti. E’da qui che nasce il dilemma: “Può un rapporto di amicizia tra uomo e donna restare intatto, senza sfociare in qualcos’ altro?”.L’amicizia “vera” non ammette cedimenti da un punto di vista sessuale; nel momento in cui compare un’attrazione fisica o addirittura un amore, viene messo in discussione tutto il rapporto tra due persone di sesso opposto e certamente non si potrà più parlare di amicizia. Le posizioni a riguardo sono differenti poiché i casi sono diversi, si può però affermare che alla base di un rapporto amicale c’è quasi sempre una forma di interessamento unilaterale o bilaterale che è difficle tenere a freno. Le statistiche mostrano come l’uomo, rispetto alla donna abbia una maggiore difficoltà, probabilmente per istinto maschile, per cultura, a mantenere un rapporto di amicizia con una donna senza che interferisca la componente sessuale. E’ facile pensare che quando un uomo fa amicizia ci sia quasi sempre un secondo fine di mezzo, magari remoto, un investimento per il futuro, una vana speranza che possa quel rapporto, un domani, divenire altro. Se due persone stabiliscono dal principio che si tratta di amicizia e che tale deve rimanere, devono assumersi entrambi la responsabilità dei suoi limiti, delle sue potenzialità inespresse, delle sue passioni soffocate e dei suoi compromessi da tener in considerazione fermamente se si vuole conservare saldo il rapporto. I rapporti amicali tra uomini e donne sono amori mancati in un certo senso; il confine è molto labile ed è facile scivolare ad un tratto e insensibilmente da un’intensa amicizia a qualcosa di più profondo. Importante è la capcità, la volontà nel riconoscere i sentimenti e il senso del limite. Questo non viene messo sempre in pratica, molto spesso, il sentimento di uno dei due nella relazione viene sublimato e accutamente celato, per non “rovinare” il rapporto e non perdere l’altro/a.Un uomo e una donna che riescono a mantenere intatto il loro rapporto, esente quindi da ogni forma di cedimento sessuale, hanno qualcosa in più che non può essere paragonato ad un rapporto di amicizia tra persone appartenenti allo stesso sesso, per la diversità di ruolo e di aspettative. Gli esseri umani per natura tendono alla competizione in ogni ambito, in amore, nel lavoro, nei rapporti interpersonali, hanno un costante desiderio di emergere più dell’altro, di sopravvalere. Questo nelle persone dello stesso sesso, anche se amici, è più facile che si manifesti, probabilmente a causa di tutti quei risvolti caratteriali (invidia, gelosia) che nello stesso sesso tendiamo a tollerare meno. Tipologicamente i rapporti di amicizia tra uomini e donne sono diversi e questo cambia l’entità del rapporto. Per esempio, un uomo e una donna single e sessulmente attivi, hanno una maggiore probabilità che il loro rapporto possa sfociare in qualcos’altro, non sentendosi ostacolati da impedimenti di carattere morale (avere già un altro/a partner per esempio). Può anche verificarsi che due persone di sesso opposto, di cui una (dominante) sfrutti l’altra (sottomessa) per amicizia. La dominante sa e intuisce che la sottomessa vorrebbe qualcos’altro di più (amore) ma fa finta di non saperlo per non perdere comunque qualcosa. La sottomessa, al tempo stesso, sa o intuisce che la dominante non ne vuole sapere di una relazione, ma non ha il coraggio di chiarire la situazione per timore di perdere ugualmente la persona. I problemi nascono quando tra uomo e donna potenzialmente amici, uno dei due ad un certo punto si rende conto di nutrire un sentimento per l’altro/a che non è più amicale. Avrà remora nel rivelare i suoi sentimenti, per paura di una reazione negativa dell’altra persona, continuando così a vivere il suo “amore platonico” non dichiarato. L’”oggetto d’amore” dall’altra parte, potrà  non rendersi conto del cambiamento dei sentimenti dell’altro/a (è raro), oppure rendersene conto e non parlarne. Il non voler discutere avviene perché, in ogni caso, un interessamento altrui, specialmente se da parte di una persona amica, accresce l’autostima, dona un supporto psicologico ed esistenziale. In una situazione di questo tipo sarebbe opportuno rivelarsi senza inibizioni, avere il coraggio di ammettere a sé e all’altro/a i propri sentimenti. E’ importante che se ne parli nella relazione, al fine di ripristinare il rapporto o decidere (in casi estremi) di modificarne la natura. Alla luce di quanto detto, è evidente che costruire un rapporto saldo di amicizia, con tutti i capisaldi che la contraddistinguono non è facile. L’amicizia è una relazione veramente personale, che mette in gioco un “Io” e un “Tu”, che decidono di entrare in intimità. Soprattutto non è un sentimento uguale per tutti, ci sono amicizie maggiori e minori. Quello che contraddistingue un reale rapporto di amicizia è l’ “esclusività”, il condividere momenti  soltanto con quella persona e non con tutti. In una relazione di amicizia tra un uomo e una donna viene stabilito un compromesso se si vuole che il rapporto resti tale senza che interferisca la variabile sesso. Ma data l’imprevedibilità dei sentimenti, non si può affermare con nessuna certezza che un rapporto di amicizia non possa sfociare in altro nel futuro. Sta alla volontà delle persone, al significato che viene attribuito alla relazione e all’importanza che l’uno ha per l’altro/a.


Proviamo a smuovere le acque…

Le fantasie sessuali della donna – Lo sconosciuto mascherato

Le fantasie sessuali sono importanti perché l’eccitazione corporea e gli aspetti psicologici si uniscono. Avere la fantasia di incontrare uno sconosciuto aumenta il desiderio e l’erotismo più nascosto che vive in ogni donna. Oggi spesso si vive la sessualità in maniera automatica, con comportamenti e atteggiamenti che ricalcano luoghi comuni di trasgressione e modelli “standard” di emancipazione.

In ogni donna vive una dimensione psicologica maschile che esprime impetuosità, energia, forza, che viene vissuta e agita, in maniera più o meno inconsapevole, nel lavoro o in altri ambiti di vita quotidiana. Ma nella sessualità esistono ancora molti tabù e inibizioni e spesso le donne non si sentono completamente legittimate ad esprimersi liberamente.

La fantasia dello sconosciuto mascherato racconta il bisogno di incontrare l’erotismo primitivo maschile, quello che spinge al piacere e all’azione. Nella parte maschile di ogni donna è presente un istinto di sessualità che può manifestarsi in fantasie in cui la donna è una parte attiva. Sognare ad occhi aperti, immaginare momenti di sessualità, giocare con la fantasia, abbandonarsi al piacere di essere desiderate e irresistibili agli occhi di uno sconosciuto, esprime un desiderio di libertà e aumenta la propria autostima.
Ma l’incontro con lo sconosciuto, può rappresentare anche un momento di confronto con una parte “oscura” che necessita di uscire allo scoperto, ma che può rivelare nuovi modi di vivere le fantasie e la sessualità.

Hai difficoltà o non riesci ad incontrare questo aspetto in ombra? Possiamo provare insieme a esplorare il tuo mondo immaginario…