“I libri si rispettano usandoli.” U. Eco

Articoli con tag “XX secolo

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 17

Le ostetriche, le levatrici, le mammane, erano quasi “naturalmente” in cima alla lista delle persone sospette, e questo convincimento era straordinariamente diffuso persino nell’Italia del XX secolo.  Si riteneva che esse fossero a conoscenza di segreti che consentivano di esercitare un controllo sulla fertilità, sulla gravidanza e sul parto; in più, era diffusa l’opinione che fossero loro a insegnare alle giovani donne come evitare la gravidanza e come liberarsi delle gestazioni non desiderate. Donne come loro, con più o meno le stesse competenze, ce ne erano sempre state ed erano sempre state accettate e trattate con rispetto nelle comunità. Improvvisamente divennero una minaccia e finirono accumunate alle streghe, prime nella lista dei possibili “tizzoni d’inferno”.

La connessione tra streghe e ostetriche non fu ovunque evidente e cambiò anche nel tempo. In Scozia, ad esempio nel XVI secolo, tra le donne bruciate vive le ostetriche erano una minoranza, mentre in Germania tra il 1627 e il 1630 il rapporto era di 1 a 3, e forse era ancora più alto visto che per molte donne mandate al rogo non era indicata la professione. La stessa cosa si può dire delle 200 donne accusate di stregoneria a Salem, 22 delle quali erano identificate come ostetriche, ma che in molti casi non avevano un’occupazione ufficiale.

A cercar bene, si scopre che stregonerie e contraccezione erano associate da tempo nella stessa condanna. Sempre nel Malleus Maleficarum si legge: “poiché il diavolo è più potente dell’uomo e l’uomo può annullare le proprie capacità generative con l’uso di erbe e con altri mezzi, dunque molte più cose può fare il diavolo in questo campo, poiché egli ha maggiori conoscenze e maggiore abilità”. Dunque i mezzi contraccettivi, evidentemente usati in Germania in quel tempo, erano diventati una specie di traccia per scoprire le streghe.

Il Martello delle streghe, è bene ricordarlo, ha avuto il privilegio di essere accolto e accettato (quasi) ovunque come un libro di buona teologia e di sana dottrina cattolica e di essere sempre stato lodato per i suoi contenuti in materia di psicologia e di giurisprudenza. Ho sotto gli occhi la prefazione scritta all’edizione inglese del 1928 da Montague Summers che mi sembra, in questo senso, esemplare. Dopo aver giustificato la misoginia che impronta quasi tutte le pagine del libro che secondo Summers potrebbe tornare utile oggi in un mondo inquinato dal femminismo – ecco cosa scrive il nostro reverendo:

Dobbiamo avvicinarsi a questa grande opera ammirevole nonostante i suoi insignificanti difetti (trifling blemishes) con mente aperta e seri propositi. Se teniamo in dovuto conto il mondo attuale, insidiato dalla confusione, dal bolscevismo, dall’anarchia e dalla licenziosità, non dovrebbe essere difficile capire con quali difficoltà e a rischio di quali odiosi pericoli Heinrich Kramer e Jacon Sprenger hanno dovuto compiere il loro lavoro. Per quanto mi riguarda, non esito a esprimere il mio parere. Scopo degli autori del Malleus Maleficarum non era certo quello di guadagnarsi meriti letterari, anche se nelle loro ammirevoli pagine ci sono non poche espressioni felici,Comunque l’interesse del libro sta tutto nella materia trattata. E da questo punto di vista il Malleus Maleficarum è uno dei libri più interessanti e profondi tra quanti sono stati scritti su questi temi che riguardano l’eterno conflitto tra il bene e il male. …Ciascuno di noi può guardare a questo libro con edificazione e interesse: dal punto di vista della psicologia, da quello della giurisprudenza, da quello storico, è un libro supremo. … Ma quello che è più sorprendente è il fatto che si tratta di un libro moderno, nel quale ogni problema e ogni difficoltà, per quanto complessi, vengono risolti… Il Malleus Maleficarum è uno dei pochissimi libri scritti sub specie aeternitatis”.

Qui dovrei aprire una parentesi per raccontare chi fosse Alfonso Giuseppe Maria Montague Summers, un eccentrico uomo di chiesa sul cui diritto di presentarsi come “reverendo” esistono molti dubbi: credo sia sufficiente sapere che la traduzione del Malleus con la sua prefazione andò letteralmente a ruba e che tracce dei suoi giudizi sul Malleus si trovano ancora negli scritti di alcuni analisti cattolici.

E’ bene ricordare che fino a tempi relativamente recenti anche i protestanti usavano parole assai dure quando parlavano di donne. Ad esempio, nel libro di John Knox “The First Blast of the Trumpet”, scritto a metà del XVI secolo, si legge: “ La natura ha designato le donne ad essere deboli, fragili, impazienti e stupide; l’esperienza dimostra che sono incostanti, crudeli, incapaci di governare e di consigliare”. E’ anche vero che molte chiese protestanti si sono macchiate di atrocità simili a quelle dell’inquisizione. Ma non mi mai capitato di leggere tentativi fatti per riabilitare quelle azioni e gli uomini che le hanno commesse.


Le Donne nella Storia Letteraria Italiana (Parte IV)

di Gioia Guarducci

tratto da L’Alfiere, rivista letteraria della “Accademia V.Alfieri” di Firenze

Poetessa, invece, di buona notorietà nella prima metà del XX secolo, è stata:

– ADA NEGRI (1870-1944), lodigiana, di umili origini, che insegnò a lungo come maestra nelle scuole statali.
Tra le sue molte opere ricordiamo, ad esempio, FatalitàTempestaMaternità . I suoi scritti sono da inserirsi nel filone della poesia “intimista” proprio per l’effusione dei sentimenti e per i tumultuosi ricordi personali. L’intonazione umana, schietta ed impetuosa , intesa alla ricerca del riscatto della “povera gente”, le ottenne dai contemporanei vasti consensi.
Il suo capolavoro è ritenuto Il Libro di Mara (1919) rievocazione di un tardivo amore perduto.
Nei lavori più maturi, adottò moduli pascoliani e dannunziani e nelle prose (il romanzoStella Mattutina e in alcuni libri di novelle), il tono più dimesso ed intensamente autobiografico ha accenti più persuasivi.
Delicati sono i versi delle seguenti

Nevicata
Sui campi e su le strade
silenziosa e lieve
volteggiando, la neve
cade.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e nei giardini
dorme.
Danza la falda bianca
ne l’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa
stanca.
Tutto d’intorno è pace:
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.
Ma nella calma immensa
torna ai ricordi il core
e ad un sopito amore
pensa.
Addio alla luna

La luna stilla un suo pianto d’oro nel mar di viola:
tacite lagrime d’alba, tristezza di partir sola.

Ad una ad una le stelle sono scomparse lontano:
tristezza d’aver camminato tutta la notte invano.

Si piega sempre più stanca: affonda sempre più smorta:
tristezza, innanzi alla vita,sparire senza esser morta.

Pur le conviene obbedire al Sommo che la governa:
nel vuoto che non perdona, tristezza di essere eterna.

Rami di pesco

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
schioccanti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolio
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento a pena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

 

Più recente è l’opera di:

– SIBILLA ALERAMO, pseudonimo di RINA FACCIO (Alessandria 1876 – Roma 1960), autrice determinata, che affronta la vita con maggiore audacia. Visse vicina agli ambienti culturali della sinistra ed aderì al movimento Comunista.
Seguì le innovazioni poetiche del Novecento e si legò sentimentalmente con poeti quali Cardarelli, Campana, Boine.
Ebbe un grande successo con il suo primo romanzo Una donna (1906), che per la sua tematica la mise subito idealmente a capo di un piccolo movimento femminista.
Cercò di esprimere, pur nel diffuso sentimentalismo dei versi e delle prose liriche, una sua verità nella descrizione meditata dei momenti più intensi della sua vita.
In Selva d’Amore (1947), riunì una scelta di versi tratti dai tre libri: Momenti (1921),Poesie (1928), Sì alla terra (1934), un gruppo di Frammenti di varia data e le liriche diImminente Sera scritte tra il 1936 e il 1942.

Da Momenti:

Il tuo saluto, la sera,
gli occhi nell’ombra –
dall’ombra, e taci,
mi guardi, un minuto?-
ferma ogni vena nel mondo,
tacito aduni
gli addii della sorte,
la sera, con gli occhi
nell’ombra, ardi?
o piangi, ma forte
ma forte un minuto nel cuore
ogni vena mi ferma
il tuo saluto, la sera.

Da Poesie :

Luce di febbraio nel cielo grande,
pietre antiche in terra e fili d’erba,
la vita ha sapore di biondo vino,
anni ed eternità tramutati così,
null’altro più se non aroma e bagliore,
oh luce che trasali, oh sorte che amo!

E infine da Imminente Sera:

Vasto notturno palpito, alto aroma!
Odo azzurre stelle frusciarmi parole,
non d’umana voce, ma di gemma chiara.
Su trasognanti rupi e ombrati rovi
Remotissima la vita posa,
tacita, in tanto lume di cielo,
adorato lume, eterna fuggitiva vita.

 

Nella poesia contemporanea un particolare aspetto spirituale hanno le poesie di :

– ANTONIA POZZI (milanese, nata nel 1912 e morta suicida a soli ventisei anni nel 1938), di cui restano un volume dedicato a Flaubert, apparso nel 1950 e un vero e proprio diario in versi pubblicato postumo, con la prefazione di Montale, dal titolo Parole 1930-1938.

Sentiero

E’ bello camminare lungo il torrente:
non si sentono i passi, non sembra
di andare via.
Dall’alto sentiero si vede la valle
E cime lontane ai margini
Della pianura, come pallidi scogli
In riva a una rada – Si pensa
Com’è bella, com’è dolce la terra
Quando s’attarda a sognare
Il suo tramonto
Con lunghe ombre azzurre a sognare
A lato – Si cammina lungo il torrente:
c’è un gran canto che assorda
La malinconia.

Delicati sentimenti la poetessa esprime in quest’altra malinconica poesia:

Un’altra sosta

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch’io ti accarezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
Che dolga di tormento e di stanchezza
Scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d’ autunno
in una pozza che riflette il cielo.

 

Saggista e scrittrice di molte opere di narrativa è stata la fiorentina:

– ANNA BANTI, pseudonimo di LUCIA LOPRESTI, (1895-1985).
Moglie del famoso critico d’arte Roberto Longhi, fondò insieme con lui la rivista Paragone.
Nel 1955 ha vinto il Premio Viareggio col romanzo Le donne muoiono.

 

Autrice prevalentemente anch’essa di romanzi e racconti è stata :

– ELSA MORANTE (Roma 1918-1985).
Di lei ricordiamo L’isola di Arturo (1957) e La Storia (1974).
La sua poesia, Alibi (1958) e Il mondo salvato dai ragazzini (1968), che stilisticamente ha per lo più un andamento prosastico, evidenzia nei contenuti un impegno politico dell’area della Sinistra e la pone su posizioni di neo realismo.

Dalla raccolta di poesie Alibi:

Passa la cacciatrice lunare coi suoi bianchi alani…
Dormi.

La notte che all’infanzia ci riporta
E come belva difende i suoi diletti
Dalle offese del giorno, distende su noi
La sua tenda istoriata.

I tuoi colori, o fanciullesco mattino,
tu ripiegasti.

Nella funerea dimora, anche di te mi scordo,
Il tuo cuore che batte è tutto il tempo.

Tu sei la notte nera.
Il tuo corpo materno è il mio riposo.

 

http://www.accademia-alfieri.it/