L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

L’autoerotismo Maschile e Femminile

Il mio personalissimo interesse per la masturbazione, in particolare per quella femminile, nasce da un’innegabile realtà: non se ne parla. Per curiosità e per lavoro mi capita sovente di parlare di sesso, sia con i colleghi, psicologi e sessuologi, sia con gli amici e i conoscenti. Le persone ci pongono spesso domande riguardo ad argomenti quali l’omosessualità, le perversioni, sentono il bisogno di essere rassicurate rispetto alla “normalità” della loro vita sessuale, si interrogano su come educare i figli in tal senso. Di sesso e sessualità si parla molto, moltissimo, anche troppo. Ma di masturbazione, non c’è verso, non se ne parla. Anzi è sufficiente che venga pronunciata soltanto la parola per far calare un imbarazzante, comune silenzio.
Perchè? perchè una spessa cortina di reticenza avvolge quella che, da sempre, è la pratica sessuale più diffusa al mondo, quella che, per la stragrande maggioranza di noi, ha rappresentato la prima esperienza sessuale, l’elemento fondamentale della sessualità, indispensabile alla sua maturazione e alla sua piena realizzazione?
Non pretendo, in questo breve elaborato, di rispondere in modo esaustivo ad un interrogativo così complesso. Tuttavia mi riprometto di approfondire la questione sotto diversi aspetti e, soprattutto, mi auguro di stimolare nel lettore ulteriori curiosità ed un rinnovato interesse per l’autoerotismo.

Cosa significa masturbarsi?

Masturbare deriva dal latino manu stuprare che vuol dire violare o anche sporcare con la mano. In senso stretto questo verbo si usa, ancora oggi, riferendosi alla stimolazione manuale dei propri genitali finalizzata all’autosoddisfacimento erotico. Ma, nella realtà, esso è utilizzato in senso molto più ampio per tutta una serie di pratiche anche diverse tra loro, tra queste:
• Manipolazione del proprio seno, dell’ano e/o di altre parti del corpo. In alcuni casi viene praticata anche la penetrazione anale con le proprie dita o altri oggetti.
• Stimolazione orale dei propri seni o genitali con la propria bocca.
• Masturbazione mediante pressione delle cosce senza l’uso delle mani.
• Masturbazione mediante strofinamento dei genitali contro mobili e oggetti vari.
• Masturbazione mediante strumenti di piacere (più diffuso tra le donne che tra gli uomini).
• Masturbazione reciproca tra partners etero o omosessuali, quale preludio, postludio o sostituto del coito.
• Masturbazione mediante autosoddisfacimento intellettuale.

Demonizzazione e censura

Nel 1758 Samuel Tissot, un medico svizzero, scrive “Dell’Onanismo o Delle malattie prodotte dalla masturbazione” e con questo trattato inaugura duecento anni di oscurantismo e colpevolizzazione del sesso nella sua forma più naturale, intima, necessaria: la masturbazione. In realtà già nel 1710 era stato pubblicato un opuscolo anonimo intitolato “Onania o il Peccato infame della sozzura di sè e tutte le sue spaventose conseguenze nei due sessi, con consigli morali e fisici rivolti a coloro che han già derivato pregiudizio da questa abominevole abitudine” , attribuito dallo stesso Tissot ad un certo Dott. Bekkers. Tuttavia è solo nella seconda metà del diciottesimo secolo che l’Europa medica adotta una posizione unanime di condanna della masturbazione, sostenuta dalla morale cristiana altrettanto accanita nei confronti del peccato carnale. Medici e teologi parlano con un’unica voce per fustigare il vizio solitario. Si diffondono così una serie di false credenze le cui disastrose conseguenze sono visibili ancora oggi (basta dare un’occhiata alle domande che, sui giornali o su internet, gli adolescenti e i giovani pongono all’esperto sui fantasmatici effetti collaterali dell’autoerotismo). Chi si abbandona a questa pratica lasciva rischierà di sviluppare, secondo gli studiosi dell’epoca, i seguenti sintomi: letargia, tremori, deperimento, noia, tristezza, stanchezza, agitazione, insonnia, tosse, vomito, prurito, pallore, abbassamento della vista (fino alla cecità), acne, alitosi. Masturbarsi, a lungo andare, può portare alla follia, alla perversione, nei casi più estremi alla morte.
Ma le ammonizioni verbali e lo spettro della degradazione non sono sufficienti a scoraggiare i “delinquenti del sesso”. Vengono così adottati una serie di rimedi tra cui, in primis, la sacra confessione, unico antidoto al senso di colpa, ma anche pozioni, unguenti, medicazioni, calmanti, antispasmodici, narcotici, ipnotici, sonniferi. Si ricorre spesso a delle vere e proprie mortificazioni corporali quali cinture di castità per le ragazze più “irrequiete”, anelli penici muniti di punte erettili pronte a ricacciare anche solo un principio d’erezione notturna; il Dott. Lafond inventa il corsetto anti-onanismo, una fasciatura aderente destinata ad impedire qualsiasi toccamento. Tra i sistemi estremi troviamo anche la castrazione, la clitoridectomia, la cauterizzazione della zona genitale mediante ferro rovente o elettricità, oppure, ancora, la resezione dei nervi interni.
Diverse ipotesi sono state avanzate per dar ragione di una così cruenta persecuzione. Secondo alcuni autori è la scoperta dello spermatozoo da parte di Leeuwenhoek nel 1677 a stravolgere la morale del tempo: la masturbazione diventa un crimine sessuale che, attraverso l’inutile perdita di seme, mina la preservazione della vita. Altri spiegano le ragioni di questa furia repressiva come intensificazione del controllo sugli “istinti”, resa necessaria dall’evoluzione di costumi sessuali eccessivamente libertini (parliamo dei secoli diciottesimo e diciannovesimo). La donna che pratica l’amore solitario, nello specifico, è pericolosa perchè, in un certo senso, indipendente. E’ una donna che possiede le prerogative dell’uomo, l’iniziativa, la ricerca del piacere, in definitiva una minaccia per la società, per la stabilità dei valori morali e dei ruoli sessuali.
Quali che siano stati i focolai di questa caccia alle streghe, essa ha avuto un’eco tale da far sì che la masturbazione sia, ancora oggi, il tabù più solido della morale sessuale occidentale.

La masturbazione come strumento di piacere e conoscenza

E’ dunque necessario affermare, con grande chiarezza, che masturbarsi non solo è lecito e normale ma, addirittura, auspicabile. Masturbarsi è naturale sia per gli uomini che per le donne, tanto che di autoerotismo, in senso lato, si può parlare anche riferendosi alla primissima infanzia: il bambino comincia a prendere coscienza di sé e della propria corporeità nei primi mesi di vita toccandosi, esplorandosi. Le attenzioni della madre (baci, abbracci, carezze) naturalmente lo gratificano, ma pian piano egli sviluppa una certa indipendenza anche in questo senso. Gli organi genitali sono incredibilmente sensibili al tatto, e questa realtà precede qualsiasi consapevolezza relativa al sesso, alla cultura, al moralismo, all’identità sessuale e all’etica. I problemi nascono, solitamente, quando il piccolo incontra la disapprovazione dei genitori. Tuttavia, a riprova della “naturalità e fisiologicità” dell’atto, con la pubertà e con l’adolescenza essa non viene abbandonata, anzi è proprio a questo punto che si può parlare di masturbazione vera e propria.
Praticare l’autoerotismo, nei giovanissimi in modo particolare, aiuta a mitigare le tensioni sessuali, ma è anche un meraviglioso strumento di conoscenza del proprio corpo e delle proprie sensazioni erotiche. E’ una tappa fondamentale ed irrinunciabile della maturazione individuale. Per molti, uomini e donne, rappresenta una vera e propria “dimensione parallela” e assolutamente privata nella quale vengono vissute inconfessate fantasie erotiche. E’ bene specificare, inoltre che, al contrario di quanto molti credono, la masturbazione non è un surrogato del coito, può anzi aiutare a migliorare la vita sessuale a due. Anche l’autostima riceve dei benefici dall’amore solitario se questo viene vissuto come uno dei tanti modi che si hanno a disposizione, o si possono apprendere, per prendersi cura di sé.
La masturbazione è una tecnica manuale di ottenimento dell’orgasmo, solitaria o di coppia. Come prototipo della sessualità, essa ha permesso numerosi progressi scientifici e tecnici. Pensiamo, solo per fare un esempio, all’importantissima ricerca svolta da Masters e Johnson sulla realtà fisiologica della sessualità umana, una ricerca condotta attraverso l’osservazione di migliaia di orgasmi innescati mediante masturbazione. Anche la fecondazione in vitro, efficace trattamento per alcune forme di sterilità, utilizza sperma ottenuto attraverso l’atto masturbatorio. Infine, le nuove terapie sessuali per il trattamento dell’anorgasmia femminile, prevedono una sorta di rieducazione che, partendo dalla consultazione di atlanti di anatomia, passa per l’utilizzo di uno specchio (mezzo attraverso cui la vulva può essere osservata chiaramente dalla donna), fino ad arrivare all’autoesplorazione manuale degli organi genitali per scoprire le zone più sensibili, il tipo di pressione gradita, il ritmo da mantenere nell’esercitarla, ecc.
Negli uomini, sul piano fisiologico, la masturbazione favorisce il ricambio degli spermatozoi migliorando le capacità fecondanti del liquido seminale e mantenendo attivo il riflesso eiaculatorio coitale, sia sul versante neurologico-percettivo che su quello dell’efficienza vascolare.
Gli psicologi californiani Abramson e Mosher hanno condotto due ricerche su due gruppi diversi di volontari invitatandoli a leggere letteratura erotica e ad assistere a film sessuali espliciti. I risultati di tali ricerche mostrano che coloro i quali hanno un atteggiamento negativo verso la masturbazione si sentono maggiormente in colpa nell´assistere alla proiezione dei film, hanno avuto meno esperienze sessuali, hanno maggiori problemi di fronte al sesso e sono persino meno informati sulla contraccezione. Questi autori hanno potuto anche determinare, mediante un´analisi termografica, che i soggetti con attitudine negativa verso la masturbazione hanno una vasocongestione pelvica, una volta esposti a stimoli erotici, più scarsa rispetto a chi ha attitudini positive.
Questo dato, evidentemente, pone il buon rapporto con la masturbazione come un fattore predittivo importante verso una buona sessualità.

L’autoerotismo femminile

La forma più diffusa di masturbazione femminile è la stimolazione manuale del clitoride, del monte di Venere e/o delle labbra vaginali mediante sfregamento, più o meno lieve, o pressione. Poiché molto sensibile, raramente il glande del clitoride viene sollecitato in modo diretto.
Per questa pratica solitamente si usano le dita centrali della mano e ci si mette in posizione supina. Tuttavia molte bambine-adolescenti scoprono il piacere dell’autoerotismo a letto, in modo assolutamente naturale. Si strofinano ritmicamente contro il materasso fino ad arrivare all’orgasmo, e poi conservano tale modalità anche in età adulta, mantenendo la posizione prona. Una percentuale minore di donne trae piacere dallo sfregamento della zona vulvare-clitoridea contro un oggetto morbido come ad esempio un cuscino, oppure un mucchio di vestiti, un lenzuolo arricciato, può utilizzare anche velluto, pelliccia o seta. A volte si tratta di oggetti più duri come l’angolo di un lavandino o la testiera del letto. Altre ancora si masturbano attraverso la pressione ritmica delle cosce tra di loro. E’ probabile che le donne che riescono ad arrivare all’orgasmo in questo modo, presentino una notevole sensibilità delle terminazioni nervose che collegano il clitoride con i nervi della parte alta delle cosce. Masturbarsi in questo modo non comporta movimenti o gesti troppo visibili, per cui lo si può fare ovunque, si può stare sedute, distese o in piedi.
Infine ci sono delle donne che utilizzano il massaggio idrico, stimolano cioè i propri genitali con un getto d’acqua di cui possono modulare pressione e temperatura.
Al contrario di quanto una consistente percentuale di uomini ritiene, sono poche le donne che si servono esclusivamente della penetrazione per ottenere il piacere, ed un numero altrettanto esiguo la pratica solo occasionalmente.

L’autoerotismo maschile

E’ vero, gli uomini praticano l’autoerotismo più delle donne, sia in termini di percentuale che di frequenza. La maggior incidenza dell’attività masturbatoria nel sesso maschile non può essere, a mio avviso, semplicisticamente ricondotta ad una differenza di quantità e/o qualità del desiderio sessuale fra i due generi. Tale componente va certamente considerata, tuttavia ritengo che l’incidenza di cui sopra sia legata ad una serie di fattori, tra cui: la maggior facilità di approccio genitale di cui dispongono i maschi ( il pene è molto più visibile e facilmente “raggiungibile” della vulva), il nostro (inteso, di uomini e donne) retroterra culturale, morale, religioso, l’educazione ricevuta in famiglia, il rapporto che in generale abbiamo con il piaceree, in particolare, con il nostro corpo. Tra gli adolescenti maschi, inoltre, non è affatto raro che si parli di masturbazione e si apprenda la pratica della stessa per imitazione più o meno diretta. Tra le adolescenti è molto più difficile che ciò accada, non esiste questa sorta di “tradizione”, di insegnamento che viene tramandato.
Ma passiamo alle modalità vere e proprie con cui si realizza l’autoerotismo maschile.
La maggior parte degli uomini si masturba facendo scorrere, con un movimento ritmico, la mano chiusa a pugno lungo il corpo del pene; quasi sempre tale movimento coinvolge la pelle del prepuzio e si concentra sulla parte superiore dell’asta. Qualcuno limita il massaggio erotico (o sfregamento, a seconda della pressione esercitata) al frenulo, una zona lievemente protuberante e molto sensibile posta immediatamente sotto il glande, sulla parte inferiore del pene.
La tipica masturbazione maschile inizia con un movimento relativamente lento e deliberato. Man mano che l’eccitazione aumenta, aumenta anche il ritmo del movimento e, poco prima dell’orgasmo, la stimolazione diventa molto rapida. Durante l’eiaculazione, cioè durante la fuoriuscita di sperma dall’uretra, alcuni uomini preferiscono rallentare gradualmente il ritmo, altri stringono il pene con fermezza, altri ancora interrompono repentinamente qualunque movimento.
Una percentuale tutto sommato limitata degli appartenenti al genere maschile usa sfregare il pene contro un oggetto morbido, un’altra, altrettanto esigua, lo inserisce nel collo di una bottiglia, nella creta modellata o anche in una bistecca arrotolata come per simulare il coito.
Le statistiche rivelano, inoltre, una forma rara di masturbazione maschile, praticata da due o tre uomini su mille, che consiste nell’autostimolazione orale dei propri genitali o nell’ inserimento, talvolta pericoloso, di oggetti nell’uretra o nell’ano. Quasi mai i maschi si toccano o accarezzano i capezzoli durante l’atto masturbatorio.

Conclusioni

Mi auguro, con questo piccolo contributo, di aver chiarito al lettore qualche dubbio relativo alla masturbazione, di aver stimolato in lui nuove curiosità, e di avergli trasmesso il mio entusiasmo per la forma di sessualità che, forse, più di tutte appartiene al genere umano e che, come tale, non può essere ulteriormentetrascurata.

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